La Catalunya, così moderna

28 luglio 2010 – 16:41

Si discute, in giro, della decisione presa oggi dal Parlament catalano. Sulle polemiche contro la corrida, io nel 2002 la pensavo così, uguale a oggi:

Corrida-Pablo-Picasso

(Vecchio post riciclato per l’occasione)

A proposito dei discorsi anti-corrida, non so. Io, prima di considerare sadico un popolo, e magari pure Goya, Garcia Lorca, Picasso, Hemingway, mi chiederei se, per caso, c’è qualcosa che mi sfugge. Perché, mi pare, è strano immaginare le plazas de toros piene di alienati sanguinari che passano il pomeriggio godendo della sofferenza altrui.
Non è nemmeno molto logico.

A me piacciono gli animali.
Ho sempre avuto gatti e poi, per dire, non uccido nemmeno i ragni: se ne vedo uno in casa, lo libero delicatamente fuori dalla finestra.
Ma, avendo vissuto in Spagna per un bel pezzo, non mi sognerei mai di emettere certi giudizi, o di augurarmi la morte di qualche giovanotto di Pamplona, o peggio.
Al contrario: ammiro profondamente la capacità degli spagnoli di ritualizzare l’essenza della vita e della morte. Ché, in fin dei conti, la corrida non è altro che questo.

Noi neghiamo la morte.
Dimentichiamo che siamo sempre sulla frontiera tra natura e cultura, che siamo di carne e sangue, che in noi convivono forze diverse, che siamo figli della Natura e non solo della Ragione, e che, alla fine della nostra battaglia per la vita, c’è la morte.
Ce ne dimentichiamo, lo rimuoviamo, pensiamo ad altro.
Per forza. In tutto questo c’è l’essenza della sofferenza umana, la tragicità della vita, la sua insensatezza.
La Corrida è il rito che dà una forma a tutto questo.
Quando diamo una forma alle cose, le rendiamo più comprensibili ed accettabili.

Quando ero ancora una straniera che si scandalizzava per la ‘barbarie’ contro i tori, un mio amico spagnolo mi spiazzò completamente dicendomi: “Lo sai che, se volessimo vederla come un’allegoria del rapporto uomo/donna, il toro sarebbe l’uomo e il torero la donna?”
Chi l’avrebbe mai detto.
Eppure la simbologia è quella, al di là dell’allegoria del mio amico: la forza bruta contro l’astuzia, l’intelligenza. La passione cieca contro la strategia, il controllo. La possenza fisica contro l’eleganza. Queste cose qui e, soprattutto, la bellezza che nasce da questo conflitto, la trasformazione di questa dinamica in pura, assoluta forza estetica.
Creata da entrambi gli elementi, dalla loro contrapposizione.
E’ questo, il punto: il fatto che tutto ciò crei bellezza.

Natura contro cultura, questo è ciò che va in scena.
Il toro è il ‘complice dell’oscurità’, è il rappresentante più forte e più nobile di tutte le forze primitive, naturali, che l’uomo deve dominare se vuole rimanere vivo.
E il pubblico è dalla parte del torero, certo. Perché il torero rappresenta tutto ciò che è umano, fragilità compresa.
Sarebbe contro natura, non identificarsi con il torero, dovendo scegliere chi è che va a morire. Sarebbe simbolicamente suicida.

Ché poi nella sfida non c’è odio, non si è nemici: il toro non è solo fuori, è anche dentro di noi.
La corrida richiama un conflitto interno, non esterno.
La Spagna ha la forma di una ‘piel de toro’, l’immagine è stampata bene in profondità, nell’inconscio collettivo.
Como el toro he nacido por el luto‘, diceva uno dei mille poeti spagnoli che, quando fanno i conti con la parte più profonda di sé, trovano quello. L’animale più amato, più profondamente rispettato che c’è in Spagna.

E’ un animale destinato a morire, certo: come tutti, come noi.
Ma a me, da straniera, ha sempre colpito molto il rapporto più diretto, più sano, più consapevole che gli spagnoli hanno con la morte, rispetto a noi.
Non è una cosa da nascondere, da dimenticare. E’ una cosa che c’è.

Forse, prima o poi, la Spagna abolirà la corrida. Non ci credo nemmeno un po’, ma ammettiamolo pure. In nome di una malintesa europeizzazione (ma cosa c’è di più mediterraneo del rapporto tra l’uomo e il toro, poi) viene proibito tutto: corrida, San Fermin, tutto.

Che bello. Per prima cosa, spariscono i tori.
Per non farli soffrire, non li facciamo nemmeno vivere.
Lo stretto numero indispensabile per garantire la perpetuazione della specie bovina, e il resto a fare la fine descritta da Movido, qui.
Europeizziamoci, adeguiamoci agli standard politicamente corretti. In Spagna ci sono più tori che in tutto il resto d’Europa messo assieme? Poniamo fine all’anomalia.
Le sterminate tenute dell’Andalucia, potremmo convertirle in centri di vacanza, costruire palazzine, forse qualche ipermercato.
Le plazas de toros, le abbattiamo. Mica possiamo trasformarle in museo, sarebbe come ricordare la barbarie.
I giovanotti di Pamplona?
Ma che vadano a fare le loro prove di coraggio in macchina a 200 all’ora contro un platano: è così che si fa in Europa, del resto.
I toreri?
Che diventino calciatori, così guadagnano pure di più.

Non cambierebbe nulla, in realtà: gli ex tori morirebbero lo stesso, e peggio.
I giovanotti farebbero circolare adrenalina in altri modi.
Cambierebbero solo i colori di quel pezzo di mondo: più grigio, più uniforme, più smemorato, più lontano dalla propria storia.
Più uguale a tutto il resto.
Ci sarebbe solo meno bellezza, cambierebbe solo questo.
Più bruttezza.
Il sangue, quello rimarrebbe sempre.
Nascosto sotto il tappeto del non voler vedere collettivo, che fa tanto ‘persone civili’.

Commenti d’Egitto

7 luglio 2010 – 00:35

Insalata a Bahareya

Ne ho ricevuto uno oggi, di commento, che lì per lì mi ha fatto tiepidamente incavolare ma poi, ripensandoci, mi ha lasciato un po’ di tristezza addosso. E’ questo:


Cara Lia, non dimentichiamoci che l’Eggito e’ uno dei posti preferiti per le “renditions” dove torturano, su procura poveri diavoli, rapiti a destra e a manca dai sai chi… Basterebbe che uno di questi, sotto tortura (tipo il waterboarding – se va bene – o elettrodi sulle palle, o che gli stuprano la figlia di fronte – dicesse: la “mandante” perche’magari ha letto un tuo post, e non sa a che cazzo appigliarsi, MA DEVE denunciare qualcuno, non si puo’ continuare all’infinito a farsi strappare le unghie o farsi annegare o avere un elettrodo in culo o pensare che la propria famiglia potrebbe fare la stessa fine… Si, si, e’ “Lia” quella che mi ha reclutato, vedi come cambierebbe la tua opinione sugli egiziani, tutti buoni e bravi.


Ora: non è che il ragionamento sia brillantissimo, quindi non mi pare il caso di mettermi a seguirlo. E’ l’ultima frase, quella che mi ha intristito, ché certe volte la gente mi pare così sideralmente lontana da tutto ciò che io considero normale da farmi venire voglia di andare su Marte o giù di lì e non tornare più, ché c’è un equivoco ed io non ci voglio stare, in questo mondo qui.

La mia opinione sugli egiziani. Io credo di essermi espressa pochissime volte sulla politica del governo egiziano, e la cosa più generosa che devo avere detto sull’argomento è che il paese ha tanti di quei problemi da rendere poco plausibile qualsiasi speranza di cambiamento. Di tortura e cose simili, comunque, qui se ne è parlato più volte.
Altra cosa è parlare degli egiziani intesi come popolo, ovviamente. E lì – chi lo ha mai nascosto? – la mia percezione del paese è fortemente mediata dall’affetto che mi ispira. Anche se mi sembra più corretto rovesciare il discorso e osservare che il paese mi ispira affetto per il semplice fatto che mi ha sempre dato motivo di vederne un’infinità di aspetti positivi.

So quanto può essere difficile, spietato, duro, zeppo di situazioni ai limiti dell’incubo. E so quanto può essere dolce, disarmante, buffo, ospitale e pieno – strapieno – di gente profondamente perbene. A me, poi, ha dato talmente tanto che ho da essergli grata per un bel pezzo. Quindi, sì: è un posto pieno di bellissime cose, per quanto mi riguarda. E, no: non penso affatto che “tutti gli egiziani siano buoni e bravi”. Nessuna persona sensata può pensarlo di nessun popolo al mondo. Augurarmi qualche incidente atroce per vedermi passare la gioia di andare lì mi pare un pensiero così stupidamente cattivo da farmi venire, appunto, la voglia di cambiare pianeta.

Passano gli anni e, in tema di mondo arabo, la prevalenza del pensiero caricaturale non perde una briciola della sua stolida forza. Tutti bravi o tutti cattivi, contrapposizioni ormai stantie, discorsi che si ripetono ormai da un decennio. Sono passati quasi 10 anni dall’11 settembre, ci avete fatto caso?

Quando andai a vivere in Egitto, la guerra in Iraq era appena cominciata. La caricaturizzazione del mondo arabo era ben sedimentata presso la nostra opinione pubblica, invece, e mi parve che raccontare la quotidianità, le piccole cose di ogni giorno che vedevo accadere attorno a me, fosse un modo per contrastare gli stereotipi che soffocavano la nostra percezione del mondo arabo. Continuo a pensare che cercare nelle culture diverse l’umanità che ci accomuna sia il modo migliore per avvicinarsi a loro e permettere che ci arricchiscano.

Poi, certo, era ed è una battaglia persa. Soprattutto in un paese come l’Italia – televisivo, avvelenato da media improponibili, culturalmente in caduta libera e zeppo di malessere da sfogare sui più deboli, sottrarsi alla logica delle caricature è tempo buttato.

Tutto, del mondo arabo, da noi si fa caricatura. I nostri mullah (quello che voleva fare l’emiro di Milano, l’altro che distribuisce onoreficenze dell’Ordine dello Sciacallo, l’altro ancora che vede i jinn nei lavelli); il cinismo politico di chi blasfema di islam per proiettarci sogni stantii di romantici antagonismi politici, fottendosene bellamente di quanto certo islam radicale stia rincoglionendo – e quindi disarmando ulteriormente – interi pezzi di mondo bisognosi di tutto tranne che di nuova melma in cui affogare; il cinismo politico uguale e contrario di chi, sullo stesso islam radicale, ci ricama gli alibi per annientare la vita e il futuro di interi popoli che, come ogni popolo al mondo, sono fatti di padri, madri, sposi, ragazzi, bambini e, comunque, di gente il cui fine ultimo è conquistarsi della serenità.
Una caricatura, tutto. L’unico mondo che riusciamo a immaginare, evidentemente.

Io mi sono rotta le scatole, di ’ste cose. Di pucciare i drammi veri nella brodaglia delle opposte caricature.
Mi continua a interessare il mondo arabo nella sua dimensione fisica, tangibile, di strade e piazze e gente. Il resto è inutile, è una velenosa perdita di tempo. Non sarà la mia generazione a migliorare il mondo. Sospetto addirittura che non ci sia miglioramento possibile se non dopo la nostra estinzione. Nostra, e di tutta la nostra aria fritta.

Dalla prima volta che ho messo piede in Egitto, oltre 15 anni fa, io l’ho visto solo peggiorare, quel paese. Ripenso all’ultimo post che scrissi la sera prima di lasciarlo. A quando lo ritrovai l’anno dopo, con molte più preghiere in strada e molta più spazzatura tutto attorno. Alle siringhe abbandonate a terra davanti alla casa del collega, l’anno dopo ancora. Immagino i dispiaceri che mi aspettano stavolta e che Barbara mi ha anticipato, qualche commento fa.

Non ho bisogno di guai eclatanti come quelli che mi ha augurato il mio lettore Lanzo, per sapere come vanno male le cose in un paese che amo. Posso dispiacermi anche senza.
E’ chiaro che c’è chi ne è contento. Non so perché, e nemmeno mi interessa capirlo.

(Per me un cono Egitto e panna, grazie)

27 giugno 2010 – 17:32

egyptair

[... e quindi mi sono messa a strillare che lui mi aveva detto che mi comprava l'Egitto e che io ci avevo fatto pace apposta e che lui mi aveva ingannato e si voleva tenere la pace senza darmi l'Egitto e che non avrei sopportato di essere ingannata così. E quindi mi ha comprato l'Egitto, partenza l'11.]

Dalla tragedia alla farsa, passando per la Palestina (2)

18 giugno 2010 – 14:38

Mi pensavate tranquilla, vero, presa da traslochi, barchette, SMP, scrutini, lasciamenti e diete?

In realtà:

SMP sta per Trasporto Mitra in Palestina.

La barchetta mi serviva per forzare il blocco di Gaza.

La lista dei conti del fidanzato è tutta un messaggio cifrato diretto alla dirigenza di Hamas (cosa del resto molto più plausibile che immaginarla autentica, diciamocelo).

Ed io ero lì che combattevo per la Palestina assieme ai seguenti prodi:

Moreno Pasquinelli e il suo Campo Antimperialista
Moreno Pasquinelli e il suo Campo Antimperialista

Miguel Martinez, membro del nucleo di élite degli “Asciati”

Miguel Martinez, membro del nucleo di élite degli “Asciati”

Angela Lano, vincitrice della prestigiosa Mezzaluna D'Oro

Angela Lano, vincitrice della prestigiosa Mezzaluna D’Oro

E tutti assieme affrontavamo il nemico, l’immarcescibile Terrore dei Supplì, il terribile:

Massimo Shaik Abdul Palazzi, l'uomo che tradusse il Corano e passò i successivi 20 anni a rodersi perché lo aveva firmato un altro.

Massimo Shaik Abdul Palazzi, l’uomo che tradusse il Corano e passò i successivi 20 anni a rodersi perché lo aveva firmato un altro.

E rieccomi a casa, un po’ scarmigliata ma felice, pronta per nuove, mirabolanti avventure. Che, con ’sta gente, non mancano mai.

Dalla tragedia alla farsa, passando per la Palestina

18 giugno 2010 – 13:41

Io lo sapevo, che la componente italiana della vicenda delle navi per Gaza l’avrebbe buttata a caciara. Ed è che sono una manica di dementi, tutti quanti. No, dico, leggi qua:

testata

Dall’OPINIONE di oggi, 05/06/2010, l’articolo di Dimitri Buffa dal titolo “Il chi è dei pacifisti italiani che fecero l’impresa”.

Ora che sono tornati in Italia sani e salvi, forse si può spendere qualche parola su questi “pacifisti” italiani che fecero l’impresa di avere determinato, come conseguenza più o meno indiretta della loro provocazione con la cosiddetta “Gaza flottilla”, la morte di un numero ancora imprecisato di passeggeri della nave Mavi Marmara. Dice adesso a “L’opinione” uno che li conosce bene, come il leader dell’associazione di islamici moderati Ami, cioè Shaik Abdul Palazzi, che “alcuni di loro erano ben noti per compagne web filo-fondamentaliste, tese a screditare i musulmani moderati, e per attacchi alle onorevoli Souad Sbai e Fiamma Nirenstein”. E che “facevano parte di quella già nota combriccola di fiancheggiatori ideologici che diffondono in Italia la propaganda di Hamas, senza alcuna considerazione del fatto che si tratta di un’ organizzazione terroristica secondo le leggi italiana ed europea.” “Nel loro brodo di cultura – dice Palazzi – si trovano nomi già noti dell’ex campo anti-imperialista di Pasquinelli, come Preve, Morelli e Martinez, soggetti provenienti dall’estrema destra e dall’estrema sinistra, un tempo vicini alla ex eurodeputata del Pci Dacia Valent, come Anika Persiani, Fulvia De Feo, Barbara Albertoni, Susanne Scheidt, tutta gente oggi impegnata nella propaganda filo-Hamas su Internet.” Un personaggio molto particolare è il tenore Joe Fallisi, che non è esattamente un Pavarotti, anche se magari oggi questo quarto d’ora di celebrità in sovrabbondanza può averne rinverdito le velleità artistiche. Fallisi che ha 51 anni è noto alla Digos per avere frequentato il famoso Campo Antimperialista di Moreno Pasquinelli. Ma oltre ai siti che diffondono il credo anti israeliano, Fallisi è dedito alla frequentazione dei social network per anime sole. Come “perfectspot” dove si trova in inglese questa sua breve auto presentazione: “Ciao, mi chiamo Giuseppe, ma gli amici mi chiamano Joe. Sono un ben costruito, maschio italiano in salute e vero eterosessuale, non fumatore, non bevitore, divorziato senza figli e liberoe indipendente . A causa della mia natura e il mio lavoro di cantante d’opera – sono un tenore – sono anche un grande viaggiatore e “esploratore”, in una parola : Sagittario. Quello che mi piace e ammiro soprattutto è la musica, l’astrologia, l’arte, la libertà, la sensibilità, il coraggio, la lealtà, la generosità, la discrezione, la sensualità, l’amore appassionato e il sesso, nonché la spiritualità, l’apertura mentale, l’ estro, la fantasia, il senso di avventura, la creatività , il mare, la natura e gli animali, alcuni sport come il tennis e il nuoto, e voglio visitare nuovi paesi, fare esperienze nuove e interessanti , e conoscere i misteri … spero di sentirvi presto, e di trovare la donna dei miei sogni, un sorriso e un bacio attraverso le splendenti stelle..” Insomma un tenore a metà tra la militanza anti israeliana e la vitellonaggine dura e pura. Nei forum di disucssione su Israele cui spesso partecipa, tra cui quelli veramente poco proponibili di Dacia Valent, dice di propugnare “un unico stato aconfessionale in Palestina”. Israele dovrebbe invece scomparire in quanto stato ebraico. Angela Lano, direttrice di Info Palestina, adesso fa coppia fissa con uno degli avvocati dell’Ucoii, il convertito italiano Kemal Carlo Corbucci, autore di libelli pubblicati generalmente a sue spese che conterrebbero presunte “prove” che il terrorismo islamista non esisterebbe , in quanto “invenzione” dei media e dei servizi segreti occidentali. Il 14 maggio 2010 uno di quei libri è stato presentato in un cineclub romano, il Detour, via Urbana 107, sempre con Martinez come presentatore. Ospite d’onore della serata Giulietto Chiesa che proprio l’altro ieri ha pubblicato una riflessione sull’episodio della nave Mavi Marmara in un blog, “Area Genova redazione”, paragonando, nel titolo del post, lo stato di Israele alla Germania di Hitler. Altri tre di questi “pacifisti” italiani di cui si conoscono le tendenze anti israeliane sono Marcello Faracci, collaboratore di reportages per il Tg24 di Sky, per il quale ha sinora prodotto tre spezzoni di riprese, ma tutti relativi al tentativo di violazione del blocco, Manolo Luppichini, cineoperatore, che ha partecipato alle riprese del film “Ladyhawke”, e amico del noto attivista antiisraeliano italiano Vittorio Arrigoni, e infine Manuel Zani, freelance dell’Emilia, collaboratore di Sky Tg 24 e ospite fisso del blog anti sionista “guerrillaradio”. Arrigoni scrive anche sul “manifesto” e in un recente articolo ha chiesto persino il boicottaggio dell’Egitto (oltre che di Israele) per i blocchi anti hamas al valico di Rafah a Gaza. L’altro giorno scriveva proprio sul quotidiano comunista che ha fatto dell’odio anti israeliano un cavallo di battaglia, che “la CNN turca riferisce di una nuova flotta di aiuti umanitari che si sta organizzando a Istanbul, e questa volta sarà scortata nel Mediterraneo dalle navi militari di Erdogan”. Un po’ come augurarsi la terza guerra mondiale insomma. Chiude il quadro di questi galantuomini di campagna la figura di Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin, soprannominato “Osama Qashoo”, figlio di un militante palestinese di Hamas e a propria volta attivista italiano dell’estrema sinistra. Funge da interprete per il gruppo. Su di lui tanto i servizi di sicurezza italiani quanto le forze dell’ordine hanno più volte acceso una faro di osservazione preventivo. Un equipaggio italiano davvero speciale per questa flottiglia di pace composta da simpatizzanti e militanti di hamas, elementi dell’estrema sinistra italiana e greca e neo fascisti riconvertiti all’islam estremista.

Ed è che sono fatti gli uni per gli altri: Palazzi, Buffa, Martinez, Pasquinelli, la Pazza, la Lano, quelli di Informazione Corretta, tutti che fanno a gara a chi è più demente.

Basta sfiorarla, ’sta gentaglia, e non te ne liberi più. Altro che Palestina.

Where’s Villa Haramlik?

17 giugno 2010 – 13:39

(Gli egiziani stanno notoriamente male)

Lasciarsi a Genova

9 giugno 2010 – 09:14

Io, alla fine, mi sono scocciata di giocare alla donna sposata e me ne sono andata di casa. E il mio neo-ex mi ha subito mandato il conto delle spese in sospeso, fosse mai.

Il dettaglio della tanica per miscela da 10 euro mi pare talmente incantevole, talmente tipico, così buffamente genovese che non posso non metterlo sul blog, nella categoria dedicata a questa benedetta città.

Ciao,
il mondo va avanti, nonostante tu sia fuggita.
Ti comunico le spese relative alla barca e alla casa

1) Revisione motore fuoribordo Mercury 4 cv:  80,00 €
2) Posto motore in rimessa club nautico:       59,00 €
3) acquisto tanica per miscela:                     10,00 €
4) miscela per prove motore:                         10,00 €
Tot———————————————————————-
€     159,00

Casa:

AMGA, gas bolletta di acconto 1° trim 2010 €  82,00

Tot generale———————————————–€ 241,00

quota parte 50%—————————————–€ 120,50



La fine della scuola

8 giugno 2010 – 11:32

Sta girando in rete la lettera che Mila Spicola, un’insegnante palermitana, ha indirizzato al ministro Tremonti. E’ stata pubblicata su MicroMega e, come dice lei, “io la riporto integralmente perchè mi appartiene totalmente“.

cattedra

Lo scempio della scuola pubblica sotto la scure di Tremonti

di Mila Spicola

Ministro Tremonti,

dirà lei: non ne posso più di sentirvi, voi insegnanti. Molti lo stanno già dicendo insieme a lei. Eppure, non demordo. Ci sono due tipi di alunni svogliati: quelli che a furia di rimproveri continuano imperterriti a rifiutare qualunque invito alla responsabilità e quelli invece che, sentendosi ripetere sempre la stessa cosa, alla fine rinsaviscono per sfinimento. Voglio essere ottimista, annoverare lei tra i secondi e prenderla per sfinimento. Fosse anche una minima parte dello sfinimento che ho io, alla fine di quest’annus terribilis per la scuola italiana. Stanca, amareggiata, sconsolata, eppure lei non ci riesce a prendermi per sfinimento, continuo a protestare, come i soldati alle Termopili. Magari lei non ascolterà, ma qualche italiano di “buona volontà” , come si diceva una volta, sì.

Lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. E’ esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un‘aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.

Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c’è, un giorno non c’è, un giorno è un “anatema psicologico delle sinistre” e l’altro giorno “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. Il tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre: aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33, ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere.

C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi, ed era una bella scuola. Chi non deve parte della sua personalità a quel docente che non dimenticherà mai?

Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella: tagli alle ore e tagli ai finanziamenti per la gestione. “Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche decina di euro”. Nulla. Ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, qualche decina di euro aiuta ad andare avanti. E così avete tagliato. Nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all’indietro. Questo lo sapevate, vero? Qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare senza grossi drammi? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli, e visto che riusciamo ad andare avanti, la scuola non ha tutti ‘sti problemi? No, aveva ragione perché per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l’appello tutte le mattine.

Però sa cosa c’è? C’è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze giornaliere, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà: si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati), due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno. A volte me ne arrivano altri 3 o 4 da altre classi.

E allora mi dica lei qual‘è il diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E‘ una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? E’ già un miracolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’inverno lo abbiamo trascorso con muffa e infissi rotti, che puntualmente aggiustiamo stornando somme da altri fini. “Si rivolga al Comune” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. Macchè, manco la chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a salvaguardare le scuole private.
Lei lo chiama razionamento e si riempie la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città italiane. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè a noi che le vediamo e viviamo la verità delle cose. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Un disastro che chiamo illegalità.

Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. E’ questa l’illegalità, non solo la ‘ndrangheta, la camorra e la mafia, è questo l’esempio in cui crescono i miei ragazzi sfortunati. Ma l’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica, che parlo male della scuola e che un insegnante non può farlo. Io non parlo male della scuola? Come potrei? E’ la mia vita. Io dico male della distruzione che ne state facendo, parlo male di voi, ecco perché non me lo permettete. Non di fare politica, bensì di esercitare un dissenso sacrosanto. Si difenda contraddicendomi con fatti. Parlo male… Faccio politica… dice? E sia pure! Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: sono io a formare i cittadini di domani, mica Lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”. Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo Lei che gli toglie maestri, risorse e ruolo sociale: perché se si permette di uccidere il mio ruolo, insieme al mio, annulla quello di studente. Non ci aveva pensato? Lasciate i fanciulli senza guida, ne farete dei tiranni, questo diceva Platone. Quante mamme non posso riconoscersi in quella frase ripercorrendo le lotte giornaliere con i loro piccoli tiranni?

Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. Il mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli?

E allora le faccio una proposta indecente davvero: di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi i monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni.

Israele: come ti festeggio una strage

1 giugno 2010 – 17:49

Questo è solo uno dei video che documentano ciò che è successo sotto l’ambasciata turca di Tel Aviv la sera dopo la strage.
Cito Mazzetta:

A chi non si rende conto della gravità di una cosa del genere, consiglio di pensare l’evento a parti inverse o di immaginare i cittadini di un qualsiasi paese che festeggiano così fuori dalle ambasciate italiane, dopo che un loro commando ha ucciso una decina d’italiani abbordando una nave passeggeri disarmata in acque internazionali.

In uno di questi video, che purtroppo non sono riuscita a caricare, ci sono diverse interviste ai manifestanti. Ne viene fuori uno spaccato della psicopatologia con cui è infarcito il discorso pubblico israeliano che è doveroso diffondere.

Segnalo inoltre, come boccata d’ossigeno civile dopo tanta visione, l’ottima analisi di Paola Caridi sulla vicenda.

Gli intrepidi israeliani, più il tocco del figone da spot

31 maggio 2010 – 22:46

Il video diffuso dal Ministero della Difesa israeliano dopo l’abbordaggio della Mavi Marmara merita di essere visto, rivisto e ricordato nei secoli.

Mostra le armi trovate a bordo della nave: una fionda, alcune biglie, il palo di un ombrellone, sedie di plastica. Dai, mettiamoci nei panni di questi poveri soldati: volevi che non facessero una decina di morti, per difendersi da tanto arsenale?
Placanica gli fa una pippa, a Tsahal. Che, ricordiamo, è l’esercito noto nel mondo per sparare a scopo di legittima difesa, dai carriarmati, ai bambini che tirano sassi.
Io mi vergognerei, ad avere per esercito una simile banda di vigliacchi. D’altra parte, da un esercito fatto per combattere contro i civili non c’è molto altro da aspettarsi.

Invece, nelle foto posate, la macchina propagandistica israeliana se la cava meglio: geniale la foto della figona rossocapelluta che, al capezzale di un ferito, produce esattamente l’effetto-telefilm che anticipa l’indulgente assoluzione generale, ché ’sti israeliani saranno pure dei criminali, evvabbe’, ma non dite che non sono carucci.
Non a caso, Repubblica se l’è tenuta in homepage per tutto il giorno, la foto, ed è che è un mondo di esteti:

caruccia