Pelo globale
16 June 2003 – 16:26
Sto leggendo, con piacere quasi fisico, Lo schiavo del manoscritto di Amitav Ghosh, scrittore e antropologo che ha dedicato una decina d’anni alla ricerca sul campo in un villaggio egiziano.
Lui è indiano, e descrive gli sforzi sinceri e benintenzionati dei contadini egiziani per ‘civilizzarlo’.
(”Ma davvero adorate le vacche, nel tuo paese? Davvero bruciate i morti? Ma tu devi spiegarlo, quando torni, che è sbagliatissimo….! Non è che, per caso, adorate anche il fuoco…??”)
- Vuoi dire, - disse con stupore crescente, - che nel tuo paese ci sono persone non circoncise?
In arabo la parola “circonciso” deriva da una radice che significa “purificare”: dire di qualcuno che non è circonciso equivale all’incirca a definirlo impuro.
- Sì, - risposi, - sì, nel mio paese molte persone sono impure -. Non avevo alternative, la lingua mi intrappolava.
- Ma naturalmente tu…. - non riuscì a concludere la frase.
- No, - dissi. Ero rosso per l’imbarazzo e avevo la gola secca. - No. Io no.
Rimase a bocca aperta e i suoi occhi sbalorditi corsero alla patta dei miei pantaloni. Per un attimo mi guardò con incredula curiosità e poi, con uno sforzo, disse: - E quando vai dal barbiere non ti fai depilare le ascelle come facciamo noi?
- No, - dissi, - e voi perchè lo fate?
- E’ l’usanza egiziana, - disse, - radiamo tutto il pelo del nostro corpo.
Si sporse in avanti, accigliato. - E allora dimmi, - disse indicando il mio pube con un dito, - non ti radi nemmeno lì?
- No.
- Ma allora, - gridò, - i peli non diventano sempre più lunghi finchè….
Involontariamente abbassò gli occhi e sbirciò le mie caviglie. Sono tuttora convinto che era sicuro di veder spuntare dai miei pantaloni le estremità di due lunghe trecce ricciute.
