Altri Occidenti: cose varie.

3 settembre 2004 – 20:08

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I miei compagni americani, al corso di arabo, sono 10 ragazzi e ragazze arrivati due giorni fa allo scopo di fermarsi per un anno a fare volontariato.
Vengono da tutti gli USA ed hanno in comune il fatto di fare parte della Chiesa Presbiteriana. Si spargeranno per l’Egitto: alcuni insegneranno inglese, altri musica, altri ancora lavoreranno con i profughi sudanesi o in chissà cosa.
Hanno con Bush lo stesso rapporto che ho io con Berlusconi. E sembrano decisamente svegli e resistenti: sono ancora frastornati dal jet-lag, eppure non battono ciglio di fronte alle mostruosità dell’arabo scritto. Puntini, trattini, lettere lunari e solari, quello che volete: loro sono pronti a tutto. Gemono, certo, e poi li vedi ripetere: “Dddo! Ayn!” lungo i vialetti dei Comboniani, ma mantengono il buon umore.
E – questa è la cosa più strana – apparentemente sono normali. Hanno la faccia, gli abiti e le espressioni di qualsiasi altro ragazzo della loro età.
Fantastico.

Poi c’è Fahrenheit 9/11.
Quando Jose mi ha detto che lo avremmo visto al cinema dello Sheraton all’1 di notte, ho pensato a una specie di visione clandestina. Invece no: lo Sheraton è un cinema normalissimo e lo spettacolo era all’1 perche sono pazzi, questi egiziani.
Pubblico tra i 25 e i 30 anni, in maggioranza, e gli unici stranieri eravamo noi. Versione originale con sottotitoli in arabo, e mi dicono che le copie pirata sono già in vendita da un pezzo. Magari me lo compro.
Quello che avrei da dire sul film lo ha già detto Alessio.
Il pubblico che lo vedeva, invece, era per me uno spettacolo nello spettacolo: giovani, dicevo, maschi e femmine.
Un mucchio di risate durante il primo tempo – quello che succhia il pettine prima di passarselo in testa ha suscitato un boato femminile – e poi, durante il secondo tempo, silenzio di tomba.
Con la coda dell’occhio sbirciavo le facce, durante certe scene, ma le vedevo fredde. Sono scene da pane quotidiano, da queste parti. Difficile che qualcuno si impressioni.
Credo, piuttosto, che il grande merito del film – e il suo interesse per un arabo – qui consista nel dimostrare che, dall’altra parte, non c’è il fronte nemico compatto che uno potrebbe immaginare, nello stesso modo in cui tanti in Europa lo immaginano qui. Nello spezzare questa fandonia dello Scontro di Civiltà con un film popolare e di grande successo e non con le solite voci nel deserto di intellettuali sconosciuti ai più.

Io so che, quando le luci si sono riaccese, ho sperimentato l’insolita esperienza di passare davanti a una massa di egiziani turbati senza dovermi vergognare della mia appartenenza geopolitica.
Mi è rimasto impresso un ragazzo appoggiato alla parete accanto all’entrata mentre, sullo schermo, scorrevano i titoli di coda.
Quando è apparso il “Do something! www.michaelmoore.com“, io ero lì che lo guardavo e pensavo: “Lo vedi? Hai visto che c’è chi vuole fare qualcosa, che c’è chi non la vuole, ’sta roba? Che è un problema anche nostro? Guarda, hai visto??”
Basta poco per mettermi di buon umore, di questi tempi.

Infine: l’Egitto ospita un numero di rifugiati assolutamente imprecisato, di cui si sa solo che spazia tra i 100.000 e i 3.000.000 (fonte Cairo Times, articolo non in linea).
Fino al 2002 la maggioranza di quelli censiti erano palestinesi. E quelli censiti sono una piccolissima parte del totale. In questo periodo, come è ovvio, i sudanesi si moltiplicano ogni giorno che passa e, da Assuan, ci sono questi pulmini che arrivano quotidianamente al Cairo carichi di profughi i più fortunati tra i quali hanno qualche vestito come unico avere, trasportato in un sacchetto di plastica.
Mi scappa un po’ da ridere se penso a tutte le storie che fa la ricca Italia per un po’ di immigrazione. Chissà cosa dovrebbe dire il poverissimo Egitto, allora.
Comunque: le mille chiese cristiane del Cairo sono in prima linea nell’accoglienza, a quanto sto sentendo in questi giorni, e prossimamente andrò a vedere con i miei occhi.
Oggi mi hanno raccontato di scuole, spesso di fortuna, con maestre sudanesi imponenti e severissime e bambini in fila, ogni mattina, come soldatini dell’abbecedario.
La cristianità non è “Occidente”, ovviamente, ma di nostri uomini di chiesa, volontari e così via, qui ce n’è un bel numero.
Mi pare un terreno da esplorare, se voglio continuare a sperimentare la sensazione di essere in pace col mio passaporto.

E, francamente: se una dovesse vedere il mondo solo attraverso i blog, davvero penserebbe che la fine del mondo è Lunedì prossimo.
Credo che noi che stiamo parecchio in rete siamo particolarmente in balia di un eccesso di informazione che, alla lunga, deforma la visione della realtà.
Io comincio a sentire odore di Scontro tra Civiltà persino tra blogger intelligenti e civili, e mi sembra un effetto collaterale un po’ paranoicizzante della sovraesposizione alle notizie.
Se all’epoca delle Brigate Rosse avessimo avuto le stesse possibilità informatiche e la stessa informazione ansiogena, che avremmo fatto? Saremmo arrivati alla conclusione che era ora di bombardare Trento?
Mi sa di sì.

Nota finale: ho pagato il corso di arabo dando alla reverenda madre cassiera i dollari che avevo vinto al Casinò Ramses.
Mi sono sentita fortemente peccatrice, mentre glieli consegnavo, ma poi mi è venuto il dubbio: per i cristiani è peccato, il gioco d’azzardo?

  1. 4 Responses to “Altri Occidenti: cose varie.”

  2. certo che ? peccato il gioco d’azzardo!!
    Se ? per quello ho letto che un inglese ha avuto ultimamente l’idea di fondare una banca che segua i precetti del corano per quel che riguarda il prestito di denaro.
    ho cos? scoperto, leggendo l’articolo, che il corano vieta di fare soldi con i soldi (quindi nega a priori la possibilit? di imporrre tassi di interesse).
    Ironia della sorte: sarebbe se non vietato piuttosto disdicevole anche tra i cristiani (i banchieri fiorentini che facevano donazioni su donazioni per salvarsi l’anima di strozzino!).. poi mi sa che ci siamo ammorbiditi.

    By Maril? on set 6, 2004

  3. tvb

    By lu on set 6, 2004

  4. Scusa,

    perch? Trento?

    grazie

    F

    By Francesco68 on set 6, 2004

  5. Perch? l? nacquero le BR, e non in un appartamento privato ma all’universit?.
    Ma va bene anche Reggio Emilia, e persino l’universit? di Padova. A scelta.

    (Bentornata, Lu)

    By lia on set 6, 2004

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