Bamboccioni superficiali

4 febbraio 2006 – 12:40

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C’è un tale intreccio di insensatezza, in tutta questa faccenda, che una non ne parla perché non sa da che parte cominciare.
Dice: “Spiegami!”
Dico: “A che pro? Io so solo che me ne voglio andare.”
Mi sento naufragare in mare di idiozia che si alza sempre di più, ed io lì a difendermi dall’annegamento armata di cucchiaino.
Affogo, per forza.
Poi lui insiste, io spiego, verso pure due lacrime di sconforto o di tensione che si scioglie, non so bene, e così fino alla prossima volta.
Le occasioni per sentirsi estranea, davvero, non mancano.

Ieri ci scambiavamo sms, io e la collega in Egitto.
Mi diceva che i ragazzi sono furibondi, in università.
E mi sembrava di vederli, ne prevedevo i discorsi, sentivo l’imbarazzo della collega immaginando quello che proverei io al suo posto.
“Apparteniamo a un mondo di una superficialità insopportabile.”
E basta.
Non c’era altro da dire.

C’è qualcosa che noi abbiamo perso chissà quanto tempo fa e che nessuna legge può imporre. Si fa fatica a spiegare cos’è. Quello che pensi è che qui sei costretta a farlo, se vuoi farti capire, mentre là verresti compresa al volo persino dal più sperduto beduino analfabeta del deserto.
Parlo del rispetto gratis, quello che non è soggetto a norme di legge. Della capacità di fermarsi prima di offendere profondamente l’altro, e non perché una norma te lo imponga ma perché, semplicemente, ciò che ti manca è proprio la volontà di offendere.

In una società in cui essere delle persone perbene è un valore, la dimensione che trova spazio è quella dell’intelligenza etica.
Io me la ricordo, sai?
Un tempo ce l’avevamo anche noi.
Anzi: più responsabilità si avevano e più era doveroso possederla.
Sono cresciuta in un mondo in cui era impensabile che la stampa di un continente usasse i precetti religiosi di una civiltà diversa a mo’ di carta igienica solo per dimostrare che poteva farlo. Il punto, nel mondo che rimpiango, era che non lo si voleva fare.
Essere figlia di quel mondo fa sì che io, oggi, non mi sognerei mai di mettermi a esibire disegni di Maometto a mo’ di sfida in faccia a un musulmano, e non certo per paura: perché mi sembrerebbe un’azione stupida e incivile, semplicemente. Perché la mia intelligenza etica me lo impedirebbe. Perché non mi riconoscerei più, se lo facessi. Perché non trovo che potere fare una cosa sia un motivo sufficiente per farla.

Per trovare un mondo in cui cristiani e musulmani convivono da secoli e secoli bisogna, è noto, andare in Medio Oriente. E lì lo vedi con i tuoi occhi, lo senti con il tuo corpo quanto possono cambiare i rapporti a seconda di ciò che prevale, tra l’etica del “potrei ma non lo faccio” e il darwinismo nudo e crudo del “posso e quindi lo faccio”. Mi pare che la semplice osservazione della realtà, la constatazione del perdurare di questa convivenza attraverso la Storia, dimostri che la scelta etica, fragile e costantemente da rinegoziare per sua stessa natura, sia quella che prevale nel sentire collettivo anche e soprattutto dei musulmani, fosse solo per la loro prevalenza numerica.
Vorrei che continuasse ad essere così.
Vorrei che la nostra sciocca superficialità la smettesse di avere come unico antidoto il buon cuore, sempre più pericolante, di intere società la cui esistenza si dipana sotto il nostro mirino, militare o mediatico che sia.
E’ un miracolo che questo equilibrio si mantenga ancora, a dispetto della tenacia dei provocatori e, guarda un po’, della povertà e basso indice di scolarizzazione della maggioranza dei provocati.
No, per dire.
E me li sto immaginando con i capelli ritti, i miei ex studenti cristiani.

Perché è la complessità, poi, ciò che veramente naufraga sotto i colpi semplicistici che assestiamo a quel mondo ogni volta che possiamo. La ricchezza, la fertilità delle contraddizioni non possono resistere alle ricettine beote che la nostra opinione pubblica si è prima bevuta fino al rincitrullimento totale e che adesso spaccia per verità, diritti e libertà, senza accorgersi di quanto appaia vacua, ipocrita e, francamente, vile.
Ci si radicalizza, noi e loro. E’ ovvio.
Così, sulle sciocchezze. Per nostro vezzo pseudolibertario.
Perché abbiamo tanto, tantissimo potere e lo usiamo come il figlio del Cummenda usa il Ferrarino, da fighetti ignoranti.

Dice: “Dai! Lanciamo un concorso per trovare disegnatori del Profeta, così facciamo un bel “pappappero” ai musulmani che lo considerano blasfemo”.
E, ovvio, come vuoi che non ne trovino? E con onore di stampa a prescindere, per quanto le vignette siano sciocche, insipide, xenofobe. Certo che ne trovano!
E’ da settembre che i musulmani del mondo cercano di spiegare che non è giusto né bello, leggi o non leggi, che vengano compiuti, a mezzo stampa, atti delberatamente offensivi contro la loro religione.
Lo hanno detto in tutti i modi, usando tutti gli strumenti civili e democratici di cui disponevano.
Niente.
Più loro si offendono e più le vignette vengono pubblicate.
Alla fine si incazzano - a febbraio, esausti; mica a settembre - e i cattivi sono loro.
Pensa.
E così ci ritroviamo col paradosso assoluto di uno Sherif che, a Otto e mezzo, deve spiegare a un Ferrara che fa lo gnorri come mai i musulmani si sentono offesi, per queste cose, mentre alle sue spalle un video gigante proietta un’enorme faccia di Maometto con una bomba al posto del turbante.
E io lo guardavo e gli invidiavo la pazienza, la lucidità assoluta. Ma quanta ce ne vuole?
E quanti possono averla, quanti fighetti occidentali la avrebbero, al suo posto?

Io, dicevo, credo che siamo fondamentalmente sciocchi.
Siamo, di fatto, una società gestita da una generazione - la mia e quella immediatamente precedente - il cui eroismo consiste nell’essersi opposto “a papà”.
“Papà” inteso come famiglia, come istituzione scolastica, religiosa, come autorità e freno a una realizzazione di noi stessi e del nostro piacere che avevamo lì, a portata di mano, e ci è bastato strepitare un po’ e correre davanti a un celerino per farlo nostro.

Non abbiamo fatto guerre, non abbiamo mai veramente sofferto.
Non abbiamo costruito né paci né ricchezze.
Abbiamo ereditato entrambe e ne abbiamo usufruito.
Invecchiando, è noto, non si diventa più eroici: solo così mi spiego questo fermo-immagine così straziantemente evidente nella nostra sinistra, sempre pronta a combattere solo e soltanto le battaglie che ha già vinto.

La libertà di espressione.
La libertà di satira.

L’Italia è, pare, al 74esimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa. Siamo solo “parzialmente liberi”, secondo Freedom House e, del resto, basta uno sguardo ai media per accorgersene.
Però ci si mobilita per lo sfizio di pubblicare la faccia di Maometto.
E si scomoda Voltaire, si tira fuori “il sangue versato per la libertà” e c’è un giornalista tra i miei commenti a cui prudono le dita dalla voglia di disegnare un turbante.
Poi però siamo 74esimi e nessuno si scomoda. Perché, sai che c’è, siamo consumatori. Non protagonisti della nostra storia. E avere avversari lontani, battaglie a noi estranee, improbabili eroismi contro esotiche fatwa indonesiane seduti al pc ci sottrae alla fatica, ai rischi e agli obblighi che deriverebbero dal prendere veramente atto del nostro 74esimo posto.
Difendere la libertà di satira in Danimarca dà più soddisfazione che farlo in RAI.
Combattere solo le battaglie già vinte ci permette di sognarci vincenti a dispetto di qualsiasi realtà.

Solo che gli altri se ne accorgono, questo è il guaio.
La nostra contraddizione è evidente e la nostra ipocrisia è offensiva tanto o più del volto di Maometto riprodotto.
Il nostro atteggiarci a soloni è insopportabile soprattutto per questo: perché siamo incapaci di guardarci allo specchio.
Crediamo di non avere niente da imparare e ci ostiniamo a volere insegnare chissà cosa, beatamente inconsapevoli della disistima totale e crescente che facciamo di tutto per meritarci.
Un miliardo di persone cercano di dirci qualcosa e noi non ci degniamo di ascoltare perché siamo certissimi di non avere nulla da apprendere, nulla da scoprire.
Noi ascoltiamo solo se ci toccano le tasche o l’incolumità.
Siamo totalmente privi di curiosità, come il figlio del cummenda che gira col Ferrarino e fa danni da idiota, perché non ha mai avuto il bisogno di fermarsi un attimo a pensare.

Questo nostro pavloviano bisogno di combattere in eterno le battaglie che ci hanno gratificato a 20 anni è particolarmente insopprimibile quando si tratta di religione.
Solo che allora combattevamo la nostra, mica quella degli altri.
Solo che combattere la nostra voleva dire combattere un’istituzione effettiva e concreta, non il rapporto con il trascendente di popoli di cui ignoriamo tutto.
Solo che allora era l’autorità, il nostro nemico, mentre adesso il potere è tutto nelle nostre mani.
Solo che per noi la religione era uno strumento di oppressione che calava dall’alto, non lo strumento che popoli interi oggi riversano nelle urne elettorali col desiderio di liberarsi da altre, più urgenti oppressioni.
Solo che, soprattutto, noi abbiamo combattuto la religione quando questa non ci è servita più.

Vaglielo a dire a chi si sveglia la mattina senza sapere se arriverà vivo a sera, che dopo la vita non c’è nulla.
Dillo a chi convive gomito a gomito con la morte e non solo, non necessariamente perché lo opprimono, gli sparano addosso o lo bombardano ma perché la morte è presente in tutto ciò che fai, semplicemente.
In tutto.
Nel lavoro, fatto senza uno straccio di sicurezza. Nell’acqua del Nilo che trasmette la bilharziosi e nell’aria di piombo delle grandi città dove finiscono le nostre macchine usate.
Nelle infrastrutture assassine e nella mancanza di garanzie, di protezioni che non siano quelle della famiglia, del gruppo e dell’etica condivisa.

E’ facile essere fieramente atei quando i propri bisogni primari sono garantiti e si ha tempo e modo di cercare sulla terra i piaceri che altri rimandano a tempi e vite migliori.
Ed è molto arrogante vantarsi di ciò che ci risulta facile.

L’Islam non è un obbligo calato dall’alto e imposto con la repressione, a punta di fucile. Se tanta gente lo difende è perché - ma è così difficile capirlo? - lo ama.
Perché lo trova bello, importante.
Perché fa stare bene, rende la vita più sopportabile, unisce, dà un senso ad un caos che sarebbe annichilente, altrimenti.

Ma cosa ne sappiamo, noi?
Della moschea come luogo di incontro, di chiacchiera, di sonnellino, di gioco per i bambini. Del proporre a uno sconosciuto di pregare assieme, in un posto qualsiasi, perché pregare assieme è più bello ed importante. Che idea abbiamo della portata emotiva, della serenità, del senso di pienezza che ti può dare un’appartenenza di questo genere?

Io me l’ero sempre chiesto, cosa provasse la gente che credeva in Dio. Mi era sempre sembrata un’incomprensibile stupidaggine, una superstizione per allocchi o una manifestazione di conformismo sostanzialmente disprezzabile.
Credo di averlo capito là, che cos’è.
Di sicuro, ho capito che non ho proprio niente da insegnare, a nessuno. Tanto meno il nostro vecchio slogan di “combattere tutte le religioni”.

Può darsi che sia oppio.
Niente di più probabile, anzi.
Ma l’oppio esiste nella Natura e serve per non sentire dolore.
Mi pare una funzione importante.

Soprattutto, oppiomani lo siamo tutti. Noi più di loro, ché la nostra resistenza al dolore è di gran lunga minore.

E non ci rendiamo manco conto che il nostro oppio, oramai, è la guerra che combattiamo contro un mondo su cui proiettiamo tutti i nostri fantasmi per non essere costretti a farci i conti quando ci guardiamo allo specchio.

P.S. Ah, un’ultima cosa: quelli che difendono il diritto alla libertà di satira dovrebbero ricordare che la satira è uno strumento dei deboli contro i forti.
Quando viene usata dai forti contro i deboli il risultato è più o meno questo:

1inferiorita.JPG

Non è che ci sia proprio da esserne fieri.

  1. 58 Responses to “Bamboccioni superficiali”

  2. La questione delle illustrazioni-vignette su Maometto è una questione come al solito meno semplicistica di come ce la propinano i nostri media. La satira e la libertà di espressione, che ora rivendicano ad es i “campioni della libertà” Libero e la Padania (che incivilmente sfruttano ogni occasione per rinforzare, per l’appunto, lo scontro di civiltà), in realtà non sono esattamente il cuore del problema, o meglio, non lo sono così come ce li stanno presentano. Cerco di spiegarmi meglio. Tutto in questi ultimi anni è stato fatto dall’integralismo Usa e dai suoi fan occidentali per guerreggiare ed umiliare le popolazioni arabe, finendo per alimentare e accreditare in ogni dove (Palestina, Irak, Iran, etc.) fondamentalismi e integralismi opposti come ultimo approdo identitario di chi è accerchiato e bombardato. E’ in questo contesto che quei disegni, spesso “innocenti”, un po’ raffazzonati (dal mio punto di vista artistico) e senza particolari trovate brillanti, hanno però assunto (naturalmente soprattutto per “merito” degli integralisti islamici che hanno “ben” sfruttato l’occasione) un ulteriore simbologia di spregio e protervia nei confronti dei popoli medio-orientali. E “l’equivoco” finisce per essere foraggiato da chi, di qua, chiudendo gli occhi (per calcolo o per passione, anche in buona fede) risolve il tutto in : libertà sì, libertà no. Apparentemente singolare, ma in realtà naturale ed illuminante, inoltre, la posizione di certo fondamentalismo “teocon”, che, dopo aver appoggiato la guerra in Irak, ora si schiera con le posizioni censorie, rivendicando praticamente, pari censura per vignette sulla religione cattolica. Evvai.
    Un bel calderone fondamentalista, quindi, dove a farne le spese sono come al solito il buon Dio, tirato qua e là per la giacchetta come uno status simbol qualunque e soprattutto le persone normali che a oriente come ad occidente, vorrebbero davvero poter campare in pace e libertà.
    M.

    By MauroBiani on feb 4, 2006

  3. p.s. Peraltro, proprio ora mi domandavo perchè anch’io, che ho un gran rispetto, quasi sacrale (guarda un po’ ;-), per la satira e la sua funzione, non abbia mai fatto vignette sulla religione ebraica, musulmana, buddista… etc…
    Semplice, proprio per questo: ho rispetto per la satira che è una forma di comunicazione importante e delicata. Difficilmente riuscirei a toccare senza cadere in qualche gaffes, argomenti così importanti e soprattutto da me Poco Conosciuti, ‘che il vivere culture differenti è diverso assai che conoscerle dai libri e anche dalle testimonianze.
    M.

    By MauroBiani on feb 4, 2006

  4. Concordo pienamente, Lia e Mauro - e congratulazioni per la vignetta citata da Lia, Mauro.

    Aneddoto su chi si atteggia a difensore della libertà e della satira: ieri, l’autrice di un blog su questa linea aveva citato in modo parziale un editoriale del Times sulle caricature. Allora ho dato i link all’articolo completo, e a un altro articolo del loro vignettista, nei commenti al suo post. Link che lei ha immediatamente tolto, con insinuazioni varie su di me, seguite a ruota di quelle di un suo fedele scudiero.

    Ho creato una categoria “Comico involontario” nel mio blog e vi ho citato le insinuazioni in un post, “Prodi campioni della libertà d’espressione” (1).

    Però sugli attacchi personali ci posso ridere su, perché riguardano soltanto me.

    Invece bisogna agire contro i fiumi di odio e di calunnie riversati genericamente contro gli arabi e i musulmani (nel blog della censoressa di link, in altri simili e nelle mailing list neocon) sotto il pretesto di difendere la libertà di espressione e di satira.

    Quindi non intendo querelare a titolo personale quella campionessa della satira e delle forbici.

    Però spero che lei venga querelata per la diffamazione basata sull’appartenenza etnica e sulla religione, palese in altri suoi testi e in quelli di altri che appaiono nei commenti al suo blog.

    Ciao

    Claude
    (1) http://cavoliamerenda.iobloggo.com/archive.php?eid=20

    By Claude Almansi on feb 4, 2006

  5. E sia. Le vignette erano stupide, insensibili, volgari, superficiali. Ma c’è qualcosa che non mi torna nella tua argomentazione. La difesa della religione come oppio che aiuta a sopportare la disperazione: ma non sarebbe preferibile affrontare concretamente questa disperazione? A chi giova (in Occidente come nel mondo musulmano) scatenare questo terremoto? L’indignazione per una satira poco felice, indignazione opportunamente manovrata, non finisce per nascondere quelli che dovrebbero essere i veri motivi per ribellarsi? Allah o Gesù Cristo salveranno gli straccioni della terra da coloro che, facendo del Loro nome un vessillo, vogliono appunto che gli straccioni restino straccioni?
    Bruciare un’ ambasciata per una vignetta continua a sembrarmi un’enormita’: sara’ che le folle scatenate, anche quando potrebbero aver ragione, mi rendono automaticamente diffidente.

    By floria on feb 4, 2006

  6. Dovrebbero far saltare fuori i numeri del Corrierino dei piccoli degli anni 30… c’era una storia del signor bonaventura in cui un anziano signore ebreo (Assalonne Mordivò) veniva cacciato a calcioni fuori dall’Italia per aver pianto una falsa miseria… era tutto in rima (l’astutissimo giudeo/ pianta giù un piagnisteo/…). L’avevo trovato in un libro quando andavo alle medie e mi ricordo dei pezzettini solo perché era in rima. Bei tempi, quella sì che era libertà di espressione! Che risa!

    By Pierina Bruegel Broccoli on feb 4, 2006

  7. Ohi ohi ma che dico, ho mischiato le cose, niente bonaventura, niente corrierino (era Il Balilla.. vabbè siamo lì!!)… insomma sono un po’ stanchina e ho fatto su un mescolone, comunque giurìn giuretta la storia di Assalonne c’era!

    By Pierina Bruegel Broccoli on feb 4, 2006

  8. Sai Lia, ho sempre pensato di essere perfetta. Se qualcuno mi chiedeva “cosa cambieresti nella tua vita?”, oppure “se potessi essere qualcun altro, chi vorresti essere?” rispondevo - sicura e spavalda - “vorrei essere io e non cambierei nulla”.

    Beh, sappi che la risposta resta sempre quella, ma da oggi dirò “in subordine,e se proprio devo vorrei essere Lia”.

    I tuoi post hanno un che di struggente che li rende vivi, fluidi, mobili e nobili, e che invidio.

    Soprattutto la capacità che hai di toccare i punti essenziali, in maniera così pragmatica e poetica da lasciarti senza fiato: la morte vista, sentita - e, soprattutto, morta - nella vita dell’egiziano, che è anche il boliviano o il congolese, non mi è mai stata così chiara e così triste.

    Forse un giorno, di tre anni fa, l’ho vista in quel corpo martoriato sulla superstrada lagunare che unisce lagos all’aeroporto, con le macchine che passavano sul corpo di una donna, appiattita e smembrata sull’asfalto come da noi i cani.

    Vedi quell’immagine non mi ossessiona come mi ossessionerà la definizione della vita che tu hai fatto in questo blog.

    Non so, francamente, se amarti o odiarti. So solo che vorrei riempirti di baci.

    Grazie, Dacia Valent

    By dacia valent on feb 5, 2006

  9. Grazie Lia.

    By Mirella on feb 5, 2006

  10. Sei grande, lia. Erano giorni che leggevo pareri in giro su questa vicenda e nessuno diceva quello che andava detto, quello che io avvertivo confusamente andasse detto, e non ero in grado, io per primo, di dire, tanto che alla fine vacillavo, e non capivo più nemmeno io di cosa ero sicuro. Ora, come tante altre volte, ma più di tante altre volte, ti leggo, e ogni virgola, ogni punto, ogni cosa va a posto. Già la vignetta di ieri era molto azzeccata, però questo post è magistrale. Nel senso, alla lettera, che è un insegnamento. Fortunati gli studenti che crescono grazie a te.

    By luigi on feb 5, 2006

  11. coraggio, anche qui da noi, quialcuno, queste cose le dice a voce alta:
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2006/02_Febbraio/04/battista.shtml

    By mire on feb 5, 2006

  12. Ma, Lia, tu che sei un’insegnante: come fai a insegnare le buone maniere (nel senso migliore del termine) a un adulto che crede di sapere tutto?

    E poi, vale la pena di perderci tempo, sulla maleducazione del figlio del cumènda?

    Me lo chiedo davvero, sai.

    (Io ci ho scritto due mezzi post del cavolo sulla faccenda, e aver letto questo tuo mi fa venir voglia di cancellarli, ché ci si sente inadeguati.)

    By restodelmondo on feb 5, 2006

  13. Ah, dimenticavo. Grazie per l’efficace sintesi del PS.

    By restodelmondo on feb 5, 2006

  14. mah.
    Anzitutto, lia, vorrei chiederti, se posso, chi sono i “bamboccioni superficiali” a cui hai dedicato questo titolo. Sarei veramente preoccupato di scoprire che i bamboccioni siamo noi, o alcuni fra noi tuoi lettori, che abbiamo avuto un parere diverso dal tuo su questa questione nel post precedente a questo.

    Io argomentavo, forse male o di fretta, di non essere per niente d’accordo nell’accostamento antisemitismo-vignette. L’accostamento l’hai avanzato tu, ma poi non ne hai più parlato. Per conto mio, mi è sembato abbasanza assurdo. La cosa è questa: una vignetta che prende il culo maometto, pubblicata per giunta in un paese non islamico, mi sembra una cosa di nessun conto. Una cosa che succede come mille altre nel mondo della comunicazione. Come le prese per il culo di Padre Pio, ce ne fossero, come le veline sculettanti in televisione. Nella mia ignoranza, considero l’antisemitismo invece un esempio di quello che succede quando con la scusa della religione si compiono epurazioni e stragi e repressioni infami verso minoranze religiose. Per me sta come esempio di tutto questo e dunque riguarda tutti noi. Il caso diventa diverso, però, se al posto della minoranza religiosa ci sono intere nazioni libere a difesa delle loro fedi e della loro cultura. Non è più un caso tipo l’antisemitismo, ma un caso diplomatico.

    Ora, io capisco appunto che sia necessario difendere la cultura arabo-mussulmana minacciata dall’imperialismo interessato e infame delle potenze ricche. Però, da “bamboccione superficiale”, che una vignetta su un giornale debba essere tutto a un tratto considerata sacrilega è qualcosa che, mi dispiace, non riesco proprio a capire. Non è che l’hanno disegnata sul muro di una moschea. Di vignette del genere ce ne sono state milioni da quando esiste questa forma di satira. Ne ricordo diverse su Khomeini ad esempio, uscite sui Linus che leggevo da ragazzo.
    Il fatto che certe organizzazioni arabe hanno deciso di incazzarsi ora, forse non è dovuto alla disperazione che tu descrivi ma invece alla maggior voce in capitolo che molte ritengono di avere e certo hanno. Insomma, è una mossa politica e un assaggio di quello che succederebbe se lo stesso atteggiamento censorio prevalesse da noi. Proibizione, ostracismo, urla al sacrilegio. Due palle così.

    Caso Salman Rushdie. Diversamente da queste vignette mediocri o pessime, I “versi satanici” è un capolavoro della letteratura mondiale. Il suo essere un capolavoro rendeva urgente difenderlo. Purtroppo, le considerazioni estetiche non interessano a nessuno. Ma questo è male. Perché, in questo caso delle vignette, si cerca di creare un precedente: alleanza di tutti i preti mondiali contro certe “esagerazioni irrispettose”. Benissimo: cristiani mussulmani ebrei e scientology tutti a “segnare una linea”. Ora, delle vignette squallide mi frega poco, ma poi, lo stesso varrà anche per cose ben più importanti e sarà troppo tardi. Non si potrà più prendere per il culo padre pio. Alleanza di tutti gli oscurantisti e perbenisti globali per l’intangibilità delle culture religiose.

    Un vero progresso. Galileo, Giordano Bruno e compagnia ringraziano.

    Come ripeto, questa è una mossa politica, mi pare chiaro. Perché, per dire, in Egitto dovrebbero aspettarsi che la Norvegia sia rispettosa con maometto? Non capisco. E perché non si incazzano pubblicamente con la Cina, che i mussulmani li emargina e reprime ben più di noi? SIamo sicuri che la superficialità sia solo da queste parti?

    Ricordo che il nostro Dante Alighieri ha messo Maometto nell’ultimo girone. Ci sarebbe dunque da redarguire o magari bruciare le sedi delle case editrici che pubblicano Dante. Correggetemi se sbaglio.

    Io sarò superficiale, ma vorrei che questa morente cultura “occidentale”, prima di trasformarsi in un ibrido di oscurantismi, continuasse a rappresentare quel rifugio per tutti gli uomini assetati di libertà* che è stata negli ultimi trecento anni. Che lo sia fino alla sua (prossima e necessaria) sparizione.
    Così, per finire con dignità.

    *libertà non nel senso berlusconiano. nel senso chapliniano, piuttosto.

    By corpodibacco on feb 5, 2006

  15. Effetto Larsen e’ quello che succede quando il microfono e’ troppo vicino all’altoparlante. Un fischio assordante e incontrollabile. L’unica sarebbe staccare la spina. La stessa cosa accade quando si mettono a contatto sensibilita’ diverse, mondi diversi, civilta’ diverse.
    La mondializzazione e’ un gigantesco e mortifero effetto larsen. I media ne sono gli altoparlanti. L’aviazione civile (e militare) sono i microfoni.
    Speriamo che qualche “giusto” riesca a staccare la spina. Non credo ci siano colpevoli e innocenti in questa storia, ma solo particelle in disperata vibrazione.

    By Psalvus on feb 5, 2006

  16. Etica è una parola che non sentivo e non leggevo da un bel po’. Grazie per questo che non è un post ma una lettera aperta e che mi viene voglia di leggere alle persone che amo, di “linkare” (perdonami…) a tutti quelli che conosco, di citare perchè si possa comprendere qualcosa in più.

    No. Non è vero che non hai nulla da insegnare. No, lasciatelo dire.

    Con vero amore
    Paolo

    By paolo27 on feb 5, 2006

  17. Dopo aver guardato i gionali della mattina però aggiungerei, Lia: e se un ragazzino (anche mentale) di dodici anni fa qualcosa di maleducato (anche molto maleducato), ti pare una buona reazione bruciargli la cameretta? (*Non* “è comprensibile che si abbia voglia di” - a quello so rispondere anche io.)

    By restodelmondo on feb 5, 2006

  18. Quando tu dici: “…la satira è uno strumento dei deboli contro i forti. Quando viene usata dai deboli contro i forti il risultato è più o meno questo:…”
    E anche questo (mio aggiornamento):
    … pratiche come l’umiliazione sessuale dei prigionieri, fotografare tale atto, terrorizzarli e minacciarli con apparecchi elettrici. …il manuale insegna la tecnica di denudare i detenuti, incappucciarli, mantenerli isolati, privarli del sonno e disorientarli.
    (Scuola delle Americhe).
    http://www.saveriani.bs.it/missioneoggi/arretrati/2005_01/osare.htm

    Saluti da Paola mia moglie che ha voluto gli stampassi il post e ti vuole assolutamente mandare un suo racconto.

    By urbano on feb 5, 2006

  19. Cara Lia, un solo appunto a questo articolo eccellente.

    La citazione su Freedom House, quest’organizzazione neoconservatrice organizzatrice di colpi di stato, di regime change, di libertà di stampa di facciata e imposizione di contenuti reale. Come per Reporter senza Frontiere, dietro ’sta gente non c’è altro che l’Agenzia.

    Odio, ma odio proprio, quando qualcuno (il centrosinistra italiano lo fa continuamente) si maschera dietro un “L’ha detto l’Economist”, o l’agenzia Moody’s, o foss’anche Freedom house. Non è perché ’sta gentaglia, complice e supporto di tutte le guerre e tutte le spoliazioni, ogni tanto dice qualcosa che ci conviene, che acquisisce il diritto a essere dimenticato che razza di assassini sono, Freedom House, RSF, l’Economist, Moody’s… e quant’altri.
    un abbraccio
    g.

    By Gennaro Carotenuto on feb 5, 2006

  20. Purtroppo la pensiamo diversamente, ma è giusto che ognuno esprima le proprie opinioni. Questo dibattito è stato trattato pochi giorni fa sul mio blog (http://www.afreemind.splinder.com) e molti la pensano come te, molti altri come me.
    Il problema secondo me non sta nell’offesa in sè (nessuno era partito per offendere, c’era solo un vignettista danese che aveva disegnato maometto su un giornale) ma la risposta ad un gesto che per noi è quotidiano e che per altri è blasfemia. Il putiferio è successo quando i popoli islamici hanno minacciato gli europei di morte se avessero continuato a raffigurare il profeta andando contro la sharia. Qui non possiamo fermarci. Abbiamo delle libertà che abbiamo preso col passare del tempo e che NON POSSIAMO ACCETTARE CI VENGANO TOLTE. Io non sono leghista, fascista e assolutamente non sono xenofobo e razzista, ma non posso accettare che sia costretto a tornare indietro. Non faccio campagne anti islam, l’oriente è una grande cultura che deve imparare ad emanciparsi da sola come hanno fatto tutti gli altri paese (non credo nella democrazia d’esportazione dei tre B-astardi (Bush Blair Berlusconi). Ma difendere le mie libertà quando sono attaccate è una questione di principio a cui non posso rinunciare.

    By Enrico Esposito on feb 5, 2006

  21. Fuga in Egitto/Fuga dall’Egitto ???
    tutto ritorna…
    anche il nostro oppio!
    o l’oppio del vicino e’ piu’ verde (come i prati) ?

    04.02.2006
    Madonna nera, che bella tammuriata
    di Enrico Fierro

    «Iammo guagliù che quest’anno la Madonna ha voluto fare le cose in grande». Cicetto ha portato tutta intera la sua paranza fin quassù, sulla montagna dedicata alla Vergine, la Madonna nera, Mamma Schiavona. Che quest’anno ha davvero voluto strafare. C’è il sole, l’aria è pulita, fa caldo e le belle guaglione venute da Pomigliano, Acerra, Secondigliano e Arzano sono tutte con l’ombelico al vento. In mano castagnole (strumenti che sono parenti molto stretti delle nacchere) abbellite da nastri colorati, sono pronte per ballare al ritmo della tammorra. E Cicetto incita i suoi, «pecché è asciuta a iurnata» (è uscita la bella giornata).
    Siamo a Montevergine a 1493 metri d’altezza sulla montagna che sovrasta la città di Avellino. Qui c’è l’antico santuario dedicato alla Madonna nera. È il 2 febbraio, festa di Candelora, della luce e della fine prossima dell’inverno. Ogni anno dai paesi che circondano Napoli, centinaia di pellegrini salgono il monte per festeggiare a modo loro la Mamma Schiavona, madre pietosa e popolare, «che sgrava solo catene alla fatica de mille e mille de sudore». Ci sono le paranze, gruppi organizzati di suonatori di tammorra, che accompagnano le danze dei pellegrini. Vecchi, tanti ragazzi, femmenielli venuti dai quartieri di Napoli, ricchi e poveri, lavoratori e disoccupati, onesti e gente di malavita. Attorno all’austero santuario, costruito verso l’anno 1100, bancarelle di torrone, il pane col formaggio di «Anna ‘a piccerella», i caciovavalli del monaco, le castagne cotte al forno e alla brace. E migliaia di persone che ballano.

    Filmate dalle telecamere, fotografate, i suoni registrati da un antropologo venuto fin qui dalla Germania. Perché il 2 febbraio è un giorno sempre speciale, è la Candelora della religiosità più antica e popolare. Il ballo al suono delle tammorre produce gesti che richiamano alla mente lavori antichi, di terra. Le mani dei ballerini mimano la raccolta del grano e dei pomodori. E i corpi si intrecciano, si sfiorano, si toccano, quando è il momento di richiamare la fecondità. Uomini e donne, ma anche femmenielli. Tutti insieme, uniti dal ballo e dalla musica. Senza diversità. Quello è anche il loro santuario. Perché qui, racconta la leggenda, si venerava la dea Cibele, dea delle grotte e della montagna, i fedeli venivano abbigliati con vesti femminili e colorate e alcuni, nel momento dell’estasi, si eviravano per compiacere la dea.

    Nel 1256, racconta invece un’altra leggenda, due ricchioni furono portati qui in pieno inverno ed esposti al gelo perché morissero. Li salvò la Madonna. E allora via con i canti. Religiosi («Così sia, così sia, quanta grazie pe Maria»). Amorosi: «Bella figliola comme ve chiammate. Me chiamme sanacore, me chiamme sanacore…». Allusivi: «abballate abballate femmene zite e maritate, si nunn’abballate buono nun vo rongo ‘o puparuolo» (ballate bene femmine nubili o maritate, altrimenti non vi dò il peperone…). Si canta, si balla e si aspetta lui, il leader riconosciuto delle paranze. Il numero uno: Marcello Colasurdo. Un grande personaggio. Che non vedrete mai in tv. Ex operaio dell’Alenia, ha incantato Peter Gabriel, ha lavorato con i più grandi gruppi della musica tradizionale napoletana, ha fatto cinema con Piscicelli, De Lillo, Capuano, Federico Fellini. Ma ogni anno è sempre qui, a celebrare la sua Madonna nera. I capelli sale e pepe annodati a coda di cavallo, il corpo possente stretto in un camicione nero, sul collo i santini della Mamma Schiavona, sulle spalle uno scialle antico. Marcello onora con la sua presenza la paranza di Cicetto, quella di Pomigliano d’Arco, si avvicina al gruppo di zingari venuti qui con gli organetti. Con tutti canta, fa cantare e ballare. Ma il clou di questa giornata straordinaria, di struggente e antica religiosità, è nel rito della sagliuta. Quest’anno i monaci custodi del Santuario non hanno fatto storie, Marcello può entrare e cantare nel Santuario. Sale insieme ai suoi cantori i 23 scalini che portano al tempio. Il volto contratto, l’espressione sinceramente commossa, il fido Angelino lo accompagna con la tammorra. Si invoca la comprensione dei monaci, la Chiesa ufficiale.

    «Hammo sagliuto stu scalone, arapece, arapace munacone» (abbiamo fatto queste scale, aprici, aprici monacone). E dentro al Santuario le tammore si tacciono. Marcello - ormai unico erede di una tradizione antichissima - canta ‘a fronna. Solo la voce, senza strumenti. Gli occhi rivolti al quadro della Madonna nera, chiede perdono e grazie. «Nuie simme napolitane ce venimmo na vota all’anno» (siamo di Napoli e veniamo una volta l’anno), «ma se stesseme cchiù vicine ce venessemo ogni matina» (se fossimo più vicini verremmo ogni mattina a renderti onore). Il coro dei fedeli risponde: «Così, sia, così sia quante grazie per Maria». Si esce cantando dal Santiuario, ma senza volgere mai le spalle alla Madonna. In segno di rispetto. La voce di Marcello strazia l’aria come quella di un vecchio bluesman. «Quest’anno - dice commosso - è stato bellissimo. C’era il sole, tanta gente e la Madonna». Alla quale rivolge un’ultima invocazione: «Basta ca guerra». La cinepresa del regista Salvatore Piscicelli filma tutto: «Voglio girare un film su Marcello», rivela. Fuori si balla ancora. Per scacciare l’inverno. Per invocare grazia e sole.

    By Giovanni Giani on feb 5, 2006

  22. C’è solo una cosa, Lia, che però vorrei dire. La ragione è tua finchè non cadi dalla parte del torto con un torto più grande. Perchè se io sono becero a pubblicare delle vignette che sono offensive e sciocche, oltre a peccare di sensibilità, tu che dai fuoco a un’ambasciata e minacci di morte chi le ha disegnate non ti considero molto più rispettabile. Anzi, non lo paragono nemmeno. Questa etica gratis, francamente, non può essere unidirezionale. E non ci possono essere motivazioni di sorta per condannare a morte dei disegnatori. Francamente, leggendo che si sceglie l’Islam “Perché fa stare bene, rende la vita più sopportabile, unisce, dà un senso ad un caos che sarebbe annichilente” mi sembra di leggere la pubblicità del Mulino Bianco. Non metto in dubbio la nobiltà e profondità della religione, piuttosto non ritrovo quest’ immagine nelle reazioni scomposte e violente di questi giorni. Una protesta non si fa a colpi di dichiarazioni di morte. Se non siamo civili, non mi sembra nemmeno quest’altro un esempio di civiltà. Io capisco che chi sia profondamente innamorato di qualcuno tende a difenderne le posizioni comunque, ma francamente, pur condividendo e comprendendo lo sdegno ed anche la rabbia, non giustifico una reazione così violenta. Dici che dobbbiamo imparare da loro molte cose, e certamente èè vero. Io però sicneramente non voglio imparare a reagire così. Scusa. Perchè fra un po’ sembra addirittura che s’abbia solo da imparare, e ciò non è vero : vi sono cose che dovremmo noi imparare da loro, ma anche cose che loro dovrebbero imparare da noi, ognuno coi suoi difetti ed ognuno con le sue virtù.

    By blu on feb 5, 2006

  23. Ho già scritto alcune risposte su Macchianera, qui:
    http://www.macchianera.net/2006/02/04/bamboccioni_superficiali.html#more

    Abbiate pietà di me, non fatemele riscrivere.

    Corpodibacco: i bamboccioni a cui mi riferisco sono i media che hanno messo in piedi questo casino, non i miei commentatori.
    Quanto all’accostamento con l’antisemitismo, direi che siamo decisamente più attenti a certe sensibilità che a certe altre.

    Floria: tu scrivi “La difesa della religione come oppio che aiuta a sopportare la disperazione: ma non sarebbe preferibile affrontare concretamente questa disperazione?”.
    Certo.
    Però non posso fare a meno di ricordare che non è che non ci abbiano provato. Le ragazze velate di oggi sono figlie di donne che negli anni ‘70 indossavano minigonne e bikini.
    Il risveglio religioso rappresenta un momento storico che è stato preceduto e sarà seguito da momenti diversi. Il vero dramma del mondo arabo, io trovo, sta nel disgraziatissimo destino di vivere una storia fatta in buona parte di reazioni.

    Enrico: la tua ricostruzione della vicenda è errata. Ti rimando a quello che ho scritto nel link che ho messo qui sopra.

    Tutti: io, lo ricordo, non pubblico i commenti sfacciatamente razzisti e quelli che contengono stupidaggini troppo clamorose per meritare risposta. Tipo che i musulmani “considerano tutti i cristiani come cani”, per esempio.
    Quindi è inutile stancarsi a scrivere queste cose per questo blog.

    By lia on feb 5, 2006

  24. Boh. Io personalmente trovo di cattivo gusto scherzare sulla religione (scherza coi fanti e lascia stare i santi, la tosca credo…).
    Però, dico, dalle nostre parti ci sono i monthy piton (brian di nazareth, il senso della vita) e quella boiata orrenda di ciprì e maresco di qualche anno fa. Che facciamo? Una battaglia per vietarli? E poi? Poi buttiamo giù il muro della chiesa di Bologna con l’affresco con Maometto, ed epuriamo la Divina Commedia dei versi in cui Maometto è all’Inferno? E poi? Vietiamo le vignette che ritraggono il papa e il cardinale ruini? E poi vietiamo le manifestazioni contro la morale? (quale?). Dico solo, dove lo mettiamo il limite? Perché se lo mettiamo deve poi valere per tutti. Mica solo per chi brucia le bandiere.

    By marco on feb 5, 2006

  25. “risveglio religioso”
    forse è qui ciò che non ci fa avere un punto di contatto comune.

    per me è “narcosi”

    io la leggo così

    mi sono noti gli effetti calmanti delle fedi.
    nel mio metabolismo però tali sostanze hanno effetti opposti. proverei a tenermene alla larga per quanto possibile, e a rifiutare per quanto possibile con cortesia e se del caso con ruvidezza queste caramelle dopate.

    alla mia dopa ci penso io, thanks.
    ci tengo molto a parlare tra noi umani senza gli intermediari divini.

    By rotafixa on feb 5, 2006

  26. Ma scusa, se poche vignette disegnate anche male e pubblicate da un giornale danese (no, dico, danese) riescono a scatenare tutto questo macello non sará il segno della debolezza dell´Islam?

    Voglio dire, una religione profondamente sentita e con una struttura culturale forte se ne frega di vignette pubblicate in un oscuro staterello europeo.

    Ho l´impressione che il bruciare le ambasciate sia il disperato tentativo di si rende conto dell´ormai raggiunta inadeguatezza della propria religione rispetto alla realtá circostante.
    Insomma, parlando di oppio, é la reazione di un tossico che si rende conto che la sua droga non fa piú l´effetto di una volta.

    In Europa é successo tra il 500 e il 600: ci sono state le guerre di religione e si bruciavano le streghe. Poi ci siamo rotti i coglioni e siamo diventati laici se non addirittura atei. Abbiamo tagliato le teste ai re e da allora viviamo meglio.
    Mi auguro che questo sia l´inizio di un percorso simile.

    By David on feb 5, 2006

  27. Marco, ricopio qui quello che ho scritto di là.

    Il punto è che io sono d’accordissimo con Biani quando dice che, qui, la satira c’entra solo di sguincio. Quello che c’è è una catena di sbalorditivi errori di comunicazione oramai troppo intricati per essere ricostruiti al di là di ciò che ho già scritto.
    Epperò ci riprovo, sperando di non ripetermi.

    Il caso non è nato come protesta verso la nostra libertà di espressione o di satira: la stampa mondiale è piena di pubblicazioni e vignette che si fanno tranquillamente beffe dell’Islam senza che succeda assolutamente nulla.
    Il caso è nato perché in Danimarca è stato lanciato un concorso che aveva come unico scopo quello di ottenere raffigurazioni della faccia di Maometto, solo e soltanto per la volontà di aggredire un punto assolutamente centrale del sentire di qualsiasi musulmano.
    Non esiste altro messaggio, in quelle vignette, al di fuori di questo. Il messaggio - l’unico - è: “Disegno il volto del Profeta esclusivamente perché so di fare una delle cose che più possono ferirti”.

    Noi raffiguriamo costantemente Dio, cosa proibita dall’ebraismo e dall’islam. Ma, per quanto il Dio sia lo stesso per tutte e tre le religioni, né gli uni né gli altri protestano.
    Se, tuttavia, domani un giornale decidesse di esibire immagini di Dio al solo ed esplicito scopo di farsi beffe della proibizione ebraica di raffigurarlo, la cosa susciterebbe notevoli proteste.
    Dice: “Sì, ma protesterebbero più civilmente.”
    Dico: “Certo, perché verrebbero ascoltati subito, sarebbe assolutamente chiaro l’intento discriminatorio di un simile gesto e, di conseguenza, non ci sarebbe motivo di fare trascendere la protesta”.

    I musulmani hanno cercato di spiegarlo per mesi, qual era il problema, e in tutti i modi civili e democratici possibili. Ci hanno provato le associazioni, ci hanno provato 10 ambasciatori e non sono riusciti a farsi ascoltare. Eppure sarebbe bastato un innocuo quanto civile riconoscimento dell’offesa prodotta per chiudere l’incidente.
    Non la chiusura del giornale, non l’arresto dei vignettisti, non la cessazione della libertà di stampa.
    Delle semplici scuse di una società civile verso una categoria di cittadini deliberatamente offesa su un punto centrale della loro identità.
    Non mi pare una richiesta inaccettabile.

    Allora si è passati al boicottaggio delle merci danesi. Ora: il boicottaggio delle merci è un gesto politico assolutamente civile e legittimo. Ricordo perfettamente il boicottaggio spagnolo alle merci italiane per rappresaglia contro di noi all’epoca del caso dell’olio di colza, e non mi pare che nessuno si sia stracciato le vesti per questo né si sia sentito particolarmente ricattato.
    Il boicottaggio ha funzionato meglio della semplice comunicazione tra gentiluomini e le scuse sono arrivate.
    Con loro, però, è arrivato il can-can mediatico della “libertà di stampa offesa” che - e vorrei tanto essere creduta - non può non apparire ipocrita e pretestuosa a qualsiasi normale musulmano, di questi tempi e in questo contesto. E, alla base dell’incazzatura - che, per quanto strumentalizzata in certe sue manifestazioni è comunque assolutamente profonda e genuina nel sentire generale e, chessò, dei miei ex 400 alunni, per esempio - c’è lo stesso sentimento che proverebbe una vittima di mobbing i cui persecutori si appellassero alla libertà di espressione.
    Questo è quanto.

    C’è un errore di percezione notevole, infine, nell’associare l’incazzatura sulla vicenda agli “integralisti islamici mondiali”.
    Per avere un’idea del sentimento che si è andato a ferire dovremmo immaginare, chessò, gli arabi che si mettono a esibire gigantografie della Madonna in posizione ginecologica che partorisce Gesù mentre un medico si stupisce per la bizzarria dell’imene intatto. Il tutto fatto con l’intento di provocare non tanto noi così come siamo oggi, ma i nostri genitori o nonni che, in Dio, ci credevano davvero.

    E’ facile e consolatorio pensare di avere offeso solo gli assassini, i demolitori di grattacieli o degli illiberali tizi barbuti.
    La realtà, purtroppo, è che questa storia fa l’effetto di uno schiaffo in piena faccia persino a me, che non sono musulmana e ho avuto la semplice ventura di viverci, in un paese arabo. Posso immaginare benissimo quali siano i sentimenti di tutte le persone che ho in mente, dagli studenti ai colleghi, dai vicini ai negozianti, di tutti.

    Stiamo commettendo un errore, ritengo.
    Un errore sciocco che le semplici buone maniere avrebbero potuto tranquillamente evitare.

    By lia on feb 5, 2006

  28. Rotafixa: ma perché di alteratori di realtà non ce ne sono più nelle nostre moderne società? Siamo tutti perfettamente sobri? Uno spirito particolarmente malizioso potrebbe anche sostenere provocatoriamente che ci si è sbarazzati della religione per sostituirla con ingredienti diverse volte più pervasivi e efficaci. E incolori, come l’inchiostro simpatico.

    Per esempio questa abitudine di affrontare ogni argomento in un astratto pompato e per assoluti a me suona molto poco laico e dialogante, anche se non è ispirata dalla religione. Dire “ognuno sostenga liberamente e individualmente quello che gli pare e prima o poi tra le mille parole spese spuntaranno quelle giuste che finalmente ci faranno capire l’un l’altro” è illusorio. Il confronto costa fatica, costa un tendere verso un interlocutore, costa un patteggiare un linguaggio comune e soprattuto lo sforzo di proporre in termini comprensibili la propria visione.

    Quest’ultima cosa è la più fastidiosa: tutto è tacitamente chiaro e pacifico tra sè e sè, doverlo tradurre in parole per altri è davvero molesto, specie se devi farlo con chi non coglie i sottintesi, non condivide le tue premesse e insomma ti costringe a indugiare pedantemente su ogni dettaglio. Meglio allora semplificare e dire: guarda spogliamoci di tutte le sovrastrutture, tutti i dogmi e tutti i retaggi, ci si confronta solo io e te senza intermediari, da uomo (o donna) a uomo. Questo tipo di atteggiamento mi ricorda la convinzione che i milanesi hanno riguardo al proprio accento: sono convinti di non averlo. Sarà perché siamo una delle zone che per vicende di flussi e rimescolamenti demografici più ha fatto a pezzi la propria tradizione dialettale, ma comunque sia i milanesi di oggi sono convinti in Italia di avere la pronuncia con meno inflessioni, la più neutra. Cosicché, lasciando perdere un attimo i razzismi leghisti che si recuperano la tradizione reinventandosela, il milanese medio ritiene implicitamente di essere una specie di misura aurea vivente e un buon metro di confronto per tutte le altre parlate. Il che è palesemente falso: l’accento milanese è bello pesantino. Non è un caso poi che questo stesso ragionamento venga applicato quì a Milano a molte altre caratteristiche, per le quali egualmente ci consideriamo modello di misura e modernità. Si chiama fare i ganassa. Ma divaghiamo.

    Il punto è che nel momento in cui ti proponi come interlocutore neutro, che si è liberato di tutte le influenze esterne per dare spazio alla propria parte più genuina, non ti accorgi che volente o meno, annunciandole a gran voce o meno, ti scarrozzi dietro lo stesso tutte le infrastrutture che appartengono a te, la tua famiglia e il tuo gruppo, e che in fondo ti caratterizzano. L’afrore che emaniamo noi non lo percepiamo più, ma gli altri salta subito al naso.

    Mi viene anche in mente quello che accade in certe discussioni militanti: capita che chi sostiene posizioni particolarmente critiche e intransigenti assolutamente non accetti di vedersi accomunato a uno schieramento o gruppo o corrente di pensiero. Il che è una bella prova di autonomia di pensiero. Però rischia di infognare il bandolo del discorso in un vicolo cieco o in una dimensione tutta virtuale. Bisogna fare i conti con se stessi e con quello che si è, non si può essere minoranza critica della minoranza in ogni situazione, per poter sparare i tuoi colpi contro tutti e avere la schiena sempre coperta. Quello che si è in parte lo si sceglie e in parte no, ma è sempre bene esserne consapevoli. Vedi per esempio il deterioramento dei rapporti col mondo arabo impresso da questo governo, in cui purtroppo siamo tutti oggettivamente coinvolti.

    ciao

    By Tonino on feb 5, 2006

  29. Err sono ossessionato dalle grandi opere: infrastrutture sta per sovrastrutture…

    By Tonino on feb 5, 2006

  30. Tonino, non potevi spiegarlo meglio.

    By lia on feb 5, 2006

  31. dice Marco: “Dico solo, dove lo mettiamo il limite? Perché se lo mettiamo deve poi valere per tutti.”

    Il limite è una cosa vivente, che va alimentata e ricontrattata ogni giorno, non c’è legge che ti possa esentare da questo. Se una società smette di farlo, perché il gippino acusticamente isolato e lo schermo LCD da 27 pollici ci liberano materialmente dall’obbligo di avere a che fare con i nostri simili, la linfa che mantiene viva la moralità e la cultura e il rispetto reciproco si rinsecchisce.

    Certo l’immigrazione massiccia da altri paesi è un elemento in più che ci si mette a complicare le cose. Ma forse anche perché fa esplodere le contraddizioni (visto che gli stranieri non sono immediatamente assimilabili a quello schema).

    Dice David: “Ho l´impressione che il bruciare le ambasciate sia il disperato tentativo di si rende conto dell´ormai raggiunta inadeguatezza della propria religione rispetto alla realtá circostante.
    Insomma, parlando di oppio, é la reazione di un tossico che si rende conto che la sua droga non fa piú l´effetto di una volta.”

    Attenzione che è un discorso completamente ribaltabile: fare della libertà di opinione un feticcio da esibire nervosamente (e non l’impalcatura su cui costruire un discorso intelligente) non è un segno di debolezza e crisi di un modello?

    By Tonino on feb 5, 2006

  32. E poi scusate, ma in una vignetta in cui appare il profeta Maometto con una bomba in testa, chi si sta prendendo in giro? Il profeta Maometto e chi usa l´Islam per giustificare la propria violenza? La satira da fastidio perché rivolta la realtá come un calzione e ci obbliga a vederla sotto una nuova luce.
    Forse quello che da fastidio alla gente incappucciata che spara in aria é la dimostrazione della loro ipocrisia. Perché ho il forte dubbio che qualcuno di loro sappia poi realmente cosa sia l´Islam.

    By David on feb 5, 2006

  33. Ciò che scrivi, cara Lia, è coerente e consapevole, in quanto tu ti sforzi come intellettuale di penetrare nelle ragioni altrui per comprenderle, ed, attraverso un metodo di sano e democratico contraddittorio, cerchi di esprimere la tua opinione, ma alcune frange trasversali di persone interessate non vogliono che ciò avvenga.
    Ammiro in te la correttezza di analisi, la costanza nella ricerca dell’informazione finalizzata a documentare la tua opinione, ma quanti lo fanno?
    Siamo in un mondo popolato da falsi profeti, infiltrati nel mondo dell’informazione pubblica e non per inquinare coscienze ed alzare il tono dei conflitti esistenti, e se non ne trovano li inventano poi si guardano bene dallo smorzarli, anzi cercano di tenerli bene accesi.
    Cercano di demolire la ragione altrui con la superficialità e l’intimidazione, per continuare ad abbaiare alla luna da soli e, di tanto in tanto, attaccare con i loro latrati qualsiasi avventore tenendo d’occhio il padrone compiaciuto per assicurarsi la solita ciotola di riso soffiato a fine giornata.
    Quelle illustrazioni passavano sullo schermo gigante allo scopo di gettare benzina su un fuoco inesistente, ma ovviamente , non essendo il “trombone” sicuro del successo dell’imboscata, ha perfezionato la scenografia ornando, il suo grasso collo qualunquista , con l’ attuale colore dello xenofobo leghista della Padania, mentre citava a memoria un passo dei savi di sion, tanto per strizzare l’occhiolino ai suoi padroni compiacenti. Prima i meridionali, poi i neri, ora i mussulmani.
    Da tempo siamo testimoni di una campagna, che ha interesse nella radicalizzazione del mondo islamico, mirata a creare un profondo solco tra il cristianesimo e l’islam attraverso le gratuite ed incivili provocazioni delle componenti grezze ed ignoranti che sono dappertutto, tra i mussulmani ed i cristiani, in tutto il mondo.
    La mia domanda è la seguente: a chi giova?
    Basta aspettare un solo mese per avere qualche dettaglio in più.

    By Saffi on feb 5, 2006

  34. Lia ti do’ ragione sul fatto che le vignette non sarebbero dovute mai essere pubblicate…io come sai sn Musulmana e ne vado fiera, ma nn sono affatto daccordo su come si sta’ reagendo…
    perche’ come al solito si sta’ passando dalla ragione al torto…e’ inute bruciare bandiere ed ambasciate…cosi’ diamo solo corda a coloro che ci definiscono stupidi e violenti.
    Gli arabi dovrebbero imparare ad usare il cervello…se solo usassero piu’ la bocca che le mani, vedresti meno gente darci contro.
    non vorrei smontare i tuoi pensieri sul mondo arabo, ma non credere che siano tutti santi….proclamano a gran voce un’Islam sbagliato…facendo vedere al mondo cio’ che proprio vogliono vedere…
    Mi spiace ma nn sn per niente daccordo..e quando guardo alla televisione episodi violenti come in questi giorni…non posso far altro che rattristarmi…
    Se avessero fatto lo stesso quando ce n’era bisogno forse sarebbe stato tutto diverso…
    la gente disinformata purtroppo crede solo a quello che vede…e quello che vede e’ solo violenza…

    By sabrina on feb 5, 2006

  35. tonino (e lia) in sintesi perchè sono di passaggio:
    mi rendo conto delle mie caratteristiche e dell’influenza che ha su di me la società in cui vivo;
    non mi pongo come interlocutore neutro, tutt’altro: sono parecchi schierato e la strada che ho scelto è quella dello spostamento personale (irrinunciabile ad ogni umano vivo sul pianeta, quindi comune a tutti) con un mezzo alternativo a quello attualmente dominante. nel farlo provo a mettere in luce anche le diverse opportunità collaterali di chi dice no ad una concatenazione di sistemi tutti fondati sull’utilizzo dell’eneregia fossile e sulla separazione fisica crescente tra gli spazi interni e quelli esterni.
    ciò che mi propongo e poi propongo agli altri è un piccolo bandolo della matassa che tu vedi immerso in una sospensione virtuale e che io invece pratico e diffondo ogni singolo istante della giornata.
    non intendo ora tornare qui all’argomento del thread. ho una posizione, scaturisce secondo me da una lettura della realtà non particolarmente impaurita da questa e anzi innamorata di ciò che legge.
    dovremmo aiutarci tutti (questo, penso) e invece ci spariamo.
    io non lo capirò mai.
    uno dei miei limiti.

    se volete ne parliamo più diffusamente, ma credo che non ce ne sia particolare bisogno

    By rotafixa on feb 5, 2006

  36. scrivi molto bene (fortunata te!) e leggerti è un piacere. ma la forma non è tutto e nella sostanza ci sono alcuni punti che condivido solo parzialmente o che mancano del tutto. pur essendo ateo, mi piace la tua religiosità. si percepisce che è molto sentita e immagino ciò sia dovuto alla tua conoscenza dell’Islam (che io, invece, non conosco affatto). ma un conto è la religiosità, altro sono le religioni, o l’uso che se ne fa. io resto all’ottocentesco “la religione è l’oppio dei Popoli” non perchè non abbia rispetto per la Fede, ma perchè so, la storia me lo insegna, che le grandi Fedi sono state troppo spesso utilizzate a scopo di potere. cos’ha il Cristianesimo che non va? nulla, naturalmente, ma quanti crimini si sono commessi in suo nome? ecco, nel tuo post manca il minimo accenno a come l’Islamismo viene strumentalizzato da quei regimi per controllare e indirizzare le rivolte dei diseredati. perchè questa assenza? assenza che si ritrova quando parli delle misere condizioni di quei popoli. come mai non ti domandi chi è la causa di quelle miserie? sei certa che le loro classi dirigenti nulla abbiano a doversi rimproverare? allora mi domando, come già fatto da altri, è solo una coincidenza che questo putiferio sia nato oggi, dopo cinque mesi, dopo la vittoria di Hamas e con l’UE che deve decidere se proseguire o no a sostanziosamente finanziare l’ANP? non è che, per caso, la religione non c’entra niente e si vuol solo creare uno strumento di pressione politica? un’altra assenza che ho notato è quella di Theo Van Gogh e di Salman Rushdie. forse ne hai parlato precedentemente e allora mi scuso. ma se no, perchè? ciao. :)

    By p3t3rpan on feb 5, 2006

  37. A me il meddonald fa schifo sia come idea, sia come posto in cui mangiare. Ogni tanto capita che un meddonald venga mezzo distrutto da qualcuno a cui il meddonald fa schifo. E’ brutto distruggere i meddonald, perché quelli che scaldano i panini non hanno colpa di niente di tutto ciò che il meddonald fa. E però, non per via dei vandali il meddonald fa schifo di meno. Al centro dell’attenzione è giusto che rimanga la schifosità del meddonald, non le vetrine spaccate.
    So che a parlare così il rischio di dire cazzate è grosso, ma continuo.
    Finché non è successo delle ambasciate bruciate, al centro dell’attenzione (per molti, credo&spero) stava il fatto che quelle vignette erano una volgarità inutile e colossale, che i quotidiani avrebbero dovuto censurare per semplice decenza. Se io mando al Corriere una lettera di insulti senza motivo non me la pubblicano neppure in nome della libertà di espressione; se insisto, poi, è probabile che venga a prendermi la neuro.
    Non è che per via delle ambasciate bruciate le vignette e l’idea che vi sta dietro perdano la loro schifosità, la quale deve rimanere al centro dell’attenzione anche se mamma televisione cerca di farci guardare da un’altra parte.
    Il meddonald non ha bisogno di essere difeso e nemmeno gli autori delle vignette.

    By Pierina Bruegel Broccoli on feb 6, 2006

  38. Troppo lunghi i tuoi post, ma li ho faticosamente letti. Sì, ho conosciuto musulmani come dici e ho vissuto a casa loro e con loro per qualche giorno. Non ho niente contro i musulmani a prescindere, così come non ce l’ho con nessuno per principi di etnia.
    Intanto, come spiega Magdi Allam, non è vero che Maometto non possa essere ritratto, dipende da quale corrente islamica si ascolta così come non è vero che le vignette siano il frutto della volontà di sfottere l’Islam: http://www.cepocodaridere.splinder.com/post/7072933

    Ma anche fosse, anche ammettendolo, questo non giustifica il casino che alcuni esaltati stanno facendo. Non siamo noi occidentali ad aver reagito in modo incosciente, ma i religiosi che hanno scatenato irresponsabilmente questo putiferio che ora non sono nemmeno più in grado di fermare.

    Non si può essere per il pacifismo e poi giustificare le azioni inbecilli di esaltati che non sanno come occupare il tempo, sarebbe come scusare i tifosi che aggrediscono altri tifosi addossando la colpa all’arbitro che, sapendo qanto sono suscettibili e ignoranti, non avrebbe dovuto annullare il rigore sacrosanto!
    Troppo comodo.

    Credimi, non possiamo arretrare di un millimetro sulla faccenda e non solo per le libertà che, anche se non abbiamo conquistato direttamente, abbiamno il dovere di salvaguardare se non altro per il rispetto verso chi ce la ha lasciate, ma perchè la nostra civiltà (bella o brutta che sia) a noi piace e vogliamo mantenerla così, aprendoci poco alla volta, facendo sì che il travaso da altre culture avvenga senza traumi, in modo fisiologico.
    E nella nostra cultura non c’è spazio per chi attacca ambasciate per stupidi disegni.

    Ti lascio anch’io un link che mi riguarda: http://settevite.splinder.com/archive/2004-03, si tratta di un vecchio post dal titolo DONNE VELATE.
    A presto

    By Gattasofia on feb 6, 2006

  39. A proposito di censura, ecco la vera storia delle vignette, senza andare a scomodare tanti bei ragionamenti sulla reale o presunta superiorità occidentale. Sempre che si vogliano guardare le cose in faccia ovviamente: http://www.cepocodaridere.splinder.com/post/7079191

    By Gattasofia on feb 6, 2006

  40. Grandissima Lia.

    La cosa che mi spaventa è questa: possibile che per cogliere l’essenza della questione, che in fondo è semplice, bisogna viverci? Che i tentativi di spiegare scivolino via come acqua sulle ali di un cigno? Che resta solo il grande, insopportabile Tranciatore di Giudizi, tanto sornione quanto ignorante, che ripete in eterno le sue astrazioni per dimostrare i “loro” torti.

    Grazie

    By Miguel Martinez on feb 6, 2006

  41. sono atea e non mi sento superiore a nessuno, semplicemente vedo più di altri l’utilizzo strumentale dell’appartenenza religiosa. Trovo se non altro discutibile l’equivalenza ateo= ricco borghese che non si deve preoccupare di nulla. trovo che decidere di essere atei sia una scelta onesta(non coraggiosa, onesta) se questo non comporta il disprezzo per chi ha altri tipi di fede. E aggiungo che personalmente non ho deciso nulla, lo sono da sempre e basta.
    Non è togliendo il pane e la sicurezza che si porta la gente a credere in una entità superiore, semmai si spinge la gente a credere in una oligarchia che si autoproclama portatrice di una verità assoluta e diretta discendente dell’entità superiore (da ambo le parti), o sbaglio?

    By Mari on feb 6, 2006

  42. Cara Lia, la maggior parte di quelli che conosco non hanno fatto nemmeno la rivolta contro papà. Figurati. Ora vado a disegnare qualche vignetta tollerante. Un abbraccio.

    By Roberto Grassilli on feb 6, 2006

  43. Il tuo post rappresenta, a mio avviso un modo elegante per cadere (egualmente) nella trappola mediatica montata attorno a questa immensa stupidaggine. Si, perchè tale è la pubblicazione di 12 vignette (alcune delle quali divertenti, accidenti: possibile che ridere degli aspetti ridicoli delle altre culture/religioni sia sempre un atto di blasfemia, e non atto di salutare presa di distanza?) da parte di un giornalucolo di estrema destra danese.
    Il can can montato ad arte in seguito ha l’evidente intenzione di offendere e suscitare l’ira degli islamici, ma non mi dire che sia poi stato così difficile accendere questa suscettibilità (che io giudico insulsa, nei modi in cui si è manifestata, ma che tu giudichi degna di rispetto a prescindere).
    La cosa buffa (o tragica) è che chi brucia le ambasciate non le ha neppure viste, quelle vignette: sono “proibite”. Ci si incazza sulla fiducia, per un episodio insignificante di cui non si sa nulla.
    Ricordi “Il Male”? Ecco, quella era satira cattiva, crudele e spietata. “Irrispettosa” per definizione, perchè la satira se ne fotte del rispetto.
    Ma il Male lo comprava solo chi lo apprezzava, se riusciva a farcela prima del regolare sequestro.
    Ecco, questo è un punto importante.
    In una società libera, ogni giorno qualcuno fa qualcosa di sgradevole, irrispettoso e razzista.
    Lo vedi tutti i giorni in tv, no?
    E allora ci sono due atteggiamenti possibili.
    O invochi la censura, come fanno quei degenerati del Moige che invece di giocare con i figli guardano la tv per denunciare ogni tetta che appare, o usi il tuo raziocinio per fare altro, spegnere la tv o selezionare quel che guardi, non comprare quel giornale che ti fa incazzare ma leggere altro: insomma, non censuri e non tolleri, ma ignori, costruisci un mondo migliore occupandoti d’altro.
    Invece no, l’Islam si offende, brucia, devasta, si indigna per una stupidaggine del genere, cascando appieno nella trappola di chi sapeva benissimo che sarebbe andata così.
    Quindi la storia dell’islam offeso non la capisco nè la giustifico: con tutte le cose che ci sono da fare per una vita migliore, questi perdono tempo (come noi) dietro a due disegnatori danesi? E allora anche loro (i leader) sono strumentali, usano le masse ignoranti per scopi che non hanno nulla a che vedere nè con la religione nè con il rispetto.
    Andiamo avanti, porca miseria. Non facciamo incastrare le nostre intelligenze da queste trappole.

    By Luposelvatico on feb 6, 2006

  44. tre brevi considerazioni:
    1. a me non piacciono quasi mai le prese in giro della religione, ma pendo che sia una questione di sensibilità personale. per quanto le vignette possano ferire, sono vignette, e proibirle/censurarle pone il problema di vedere quale sarà la prossima cosa alla quale si rinuncia. no dante a scuola perchè potrebbe offendere qualcuno? no pubblictà della manzottin perchè qualcuno considera le vacche sacre?

    2. trovo infantilizzante, offensivo e pure un po’ razzista questo modo di pensare: “attenti, non facciamo niente che possa vagamente offender*li* che sennò *quelli* ci scatenano la guerra santa contro”. rispetto vuol dire trattare gli altri come adulti e quindi spiegare pure le cose che all’altro non piacciono

    3. ricollegandomi al punto 2 rimprovero a rasmussen il fatto di non aver aggiunto dopo: “non spetta al governo scusarsi per una vignetta, perchè da noi non funziona così”la frase :” ma se qualcuno si sente offeso, non ha che da andare da un giudice”. può piacere o non piacere, ma è così che funziona in europa, e non capisco in nome di che bisognerebbe rinunciare a questo modo di intendere i rapporti stato-cittadino

    By roberto on feb 6, 2006

  45. da l’Unità del 5 febbraio 2006
    «Quelle caricature mannaia sul dialogo»
    Amos Luzzatto: il messaggio che passa è Islam uguale terrorismo
    di Umberto De Giovannangeli

    «Da ebreo e e uomo di dialogo dico: mi batterò sempre perchè sia difesa e garantita ovunque e a chiunque la libertà di espressione, ma con la stessa forza dico che quelle caricature di Maometto contengono un messaggio sbagliato, offensivo, estremamente pericoloso, perchè costruiscono l’assioma Islam = Terrorismo. E ciò non aiuta certo a costruire ponti di dialogo e di rispetto reciproco tra mondi, culture, identità, religioni diverse». A sostenerlo è Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane.

    Qual è la sua opinione sulle contestate caricature di Maometto?
    «La maggior parte di quelli che hanno reagito lo hanno fatto ponendo una questione di metodo, vale a dire il rispetto dei credenti in una determinata fede e la libertà di stampa, ambedue da salvaguardare. Io vorrei invece entrare nel merito del messaggio insito in quelle vignette, che ritengo molto grave…».

    Qual è questo «merito»?
    «Quella caricatura che mostra Maometto con una bomba come turbante, dà un messaggio molto preciso, inequivocabile. Il messaggio dice non soltanto che tutti i musulmani sono terroristi, e già affermare questo vuol dire alzare bandiera bianca. Quella caricatura non si limita a sostenere questo ma dice addirittura che in quanto allievi di Maometto, quindi per sostanza della loro fede, sono terroristi. Perchè il turbante trasformato in bomba è sulla testa di Maometto, il che vuol dire che il terrorismo è nel Corano, che il terrorismo è insito nel loro modo di essere dei religiosi. E allora è inutile che noi parliamo tanto delle tre religioni monoteistiche del Mediterraneo e della necessità del dialogo, perchè il messaggio di quelle caricature è che i musulmani sono così fin dalla nascita, e quindi evidentemente fin dal Corano, perchè se il Profeta fondatore ha la bomba in testa, il messaggio è molto brutto. Questo è il problema. Perchè se uno mi facesse una caricatura facendo vedere un terrorista con una bomba in una mano e con una lente di ingrandimento apre il Corano e va a cercare qualcosa che possa giustificare questo suo punto di vista, allora sarebbe discutibile, molto discutibile, però sarebbe un altro messaggio…».

    Invece?
    «Invece così il messaggio è assoluto, tanto assoluto che ci dice addirittura che fin dal principio, fin dalla fondazione, non c’è niente da fare, l’Islam è terroristico. Dire questo ha tutta una serie di conseguenze gravissime…».

    Quali le più gravi?
    «La prima conseguenza è quella di dire ai musulmani: potete darvi da fare quanto volete ma noi all’Islam in via di sviluppo, che vuole entrare nel mondo moderno e democratico non ci crediamo. Il risultato è che spingiamo anche quelli moderati e quelli “occidentalizzati”a diventare fondamentalisti e terroristi. Complimenti, davvero un bel risultato! La seconda conseguenza è di domandarsi: ma allora noi cosa facciamo se l’Islam è quello dipinto da quelle vignette. Ma se così fosse, dovremmo attrezzarci a sostenere una guerra ad oltranza. Allora saremmo allo sconto planetario, ma ci rendiamo conto cosa vuol dire dichiarare guerra con questa leggerezza e lo spingiamo a dichiarare guerra a noi, a un miliardo e duecento milioni di persone di questo pianeta? Questa è la critica che io faccio a quelle caricature. Le caricature contano molto nel determinare simpatia e ostilità e per orientare l’opinione pubblica, per il messaggio che trasmettono e per le conseguenze politiche che producono. E le caricature in questione hanno lanciato un messaggio e determinato conseguenze assolutamente negative. Ora il dialogo con l’Islam sarà ancora più difficile».

    By Giovanni Giani on feb 6, 2006

  46. potrei tenere la frase e fare copiaincolla: Lia, avrei voluto scriverlo io. Ti linko da me, sotto alla vignetta di Bendib (che è praticamente uguale a quella che hai messo tu nel post sotto)

    Baci
    Silvia

    By talib on feb 6, 2006

  47. mi fa male.
    Mi fa male rendermi conto che la visione che ho dell’islam e’ questa :
    http://www.kavkazcenter.com/eng/islam/

    e mi fa male vedere cose che rafforzano questa mia visione.
    Finche ci saranno fanatici che uccidono e bruciano ambasciate (in mancanza degli ambasciatori probabilmente), non li capiro’ e non li vorro’ capire, mi dispiace.
    Hanno sbagliato i danesi ma stanno sbagliando ora molto di piu’ i fanatici islamici.
    E’ quella la visione che vogliono dare dei loro paesi ? Come possono poi stupirsi e indignarsi se cosi poi li vediamo noi ?

    By Diego on feb 6, 2006

  48. Loro si sono scusati. Gli altri giornali che continuano a diffondere le vignette, lo faranno?

    http://www.jp.dk/meninger/ncartikel:aid=3527646

    By acidosignore on feb 6, 2006

  49. Sacrosante parole.
    La satira e’ un’altra cosa. Ha molto poco a che vedere con la propaganda, il cattivo gusto, la facile e superficiale offesa. Quindi sono d’accordo con tutto cio’ che hai scritto sulla bassezza delle mani che hanno creato e di quelle che hanno pubblicato.
    La leggittimita’ e’ ben diversa dalla possibilita’.
    Adesso pero’ voglio volgere lo sguardo verso la parte che si ritiene offesa. Non condanno il fatto che siano offesi e mortificati (fino ad essere incazzati fumanti), condanno la reazione.
    Il principio che ad ogni azione, corrisponde una reazione uguale e contraria dovrebbe valere solo in fisica. Ad una meschina provocazione, travisazione, banalizzazione, non risponderei mai con la violenza, con la minaccia, o con qualunque mezzo che generalmente (*) condanno, con qualunque azione la cui portata ed il cui singificato e’ simile o superiore all’offesa.
    M’illudo, credendo che la battaglia sia culturale.

    *ci sono casi in cui ritengo che l’uso della violenza sia inevitabile, ma sono casi estremamente diversi da questo.

    By sensi on feb 6, 2006

  50. Lascero’ questo commento nei blogs di Dacia, Lia, Sherif, Miguel e Gianluca.
    Introduciamo cosi’ il cross-posting anche nello spazio commenti di un blog.
    Per tutti gli sfegatati difensori di Voltaire, molto idealizzato come difensore della liberta’ di pensiero visto che era un fetentissimo maschilista che considerava le donne quasi come oggetti:
    mesi fa la casa editrice Giunti, mica pizza e fichi, ha ritirato dal commercio le copie di un libro per ragazzi.
    Il motivo del ritiro era la protesta dell’associazione culturale Italia.Israele per delle imprecisioni storiche su Israele.
    Allego un link a caso tra quelli che risultano da una ricerca su Google:

    http://fc.retecivica.milano.it/rcmweb/iidp/Israele/Sionismo%20e%20altro/Antisionismo/S062703D6?WasRead=1

    Ho acquistato le due copie del libro che avevo in libreria. Mi danno fastidio le censure, consiglio ai miei clienti piu’ giovani di leggersi il Mein Kampf, in libera vendita, superando il fastidio per la marea di cazzate in esso scritto, per capire il momento storico che ha dato origine al nazismo.
    Dicevo che ho acquistato quelle due copie per tenerne memoria.
    Bene, commentatori tutti, ora perche’ non scrivete all’associazione Italia.Israele per difendere il diritto di Zanoni, l’autore del libro, di scrivere quello che ha scritto?
    Cercate di evitare affermazioni capziose sul genere: “Ma l’associazione non ha bruciato la sede della Giunti”.
    Non chiedete a me di dissociarmi dagli atti di violenza verso le ambasciate; non usate trucchetti da vecchio PCI, li conosco bene; rimaniamo sull’argomento, sulla liberta’ di espressione.
    Parliamone, parliamo di un esempio concreto, un esempio che non ha offeso la sensibilita’ religiosa, un esempio laico insomma.
    Proviamo a discutere di questo invece di cadere nella trappola delle “ambasciate in fiamme”.
    Molti commentatori si professano di “sinistra”.
    Molti commentatori hanno fatto in tempo, per ragioni anagrafiche, a sentirsi dire “fiancheggiatori delle Brigate Rosse” solo perche’ non recitavano a ogni pie’ sospinto gli atti di dissociazione dal terrorismo.
    Molti commentatori, nonostante questo, continuano ad assimilare chiunque abiti in Medio Oriente a un fiancheggiatore.
    Mica lo si assimila a un terrorista, (”Vuole scherzare signora mia, mica noi siamo neo-cons!!!” si badi bene, ma si assume che tutti siano piu’ o meno fiancheggiatori, che tutti siano li’ in fila ad assaltare ambasciate.
    Ogni tanto qualche difensore dell’intelligenza prova a ricordare che le notizie sono leggermente gonfiate; ogni tanto si prova a dire che quello che hanno fatto persone esasperate, e’ condannabile ma ancora non grave, che basterebbe poco per limitare il danno.
    Ma noi no, noi discutiamo senza provare a discutere e a vedere oltre la nostra prima impressione, senza ricordare come alcuni di noi abbiano abboccato alla storiella delle armi di distruzione di massa.
    Si chiama effetto ancoraggio, lo descrive Robert Cialdini, un ricercatore cognitivo, nel suo libro “Le armi della persuasione” edito dalla Giunti (guarda un po’).
    E’ un bel libro, un buon punto di partenza per capire come funzionano i meccanismi di persuasione.
    Accoppiatelo al libro di Massimo Piattelli Palmarini, “L’illusione di sapere”, edito dalla Mondadori (spiacente amici, solo in biblioteca).
    Non sono libri per chi ha gia’ una formazione scientifica, sono libri per la maggior parte di noi, per capire come funzionano molti meccanismi percettivi.
    Personalmente mi sono sentito un idiota dopo averli letti e ho cominciato ad approfondire sempre piu’ l’argomento.
    Per chi volesse dirmi che Voltaire era figlio del suo tempo e che quindi il suo maschilismo era comprensibile, posso dirgli che lo so benissimo, so che le sue idee sono ancora valide ma la frase aveva lo scopo di far scattare un automatismo: “Ma come si permette questo di criticare Voltaire?”.
    Un saluto a tutti.

    Stefano Calzetti

    By Zenzero Mazzocconi on feb 6, 2006

  51. Penso che in Italia non ci siano solo cummenda e figli di cummenda coi ferrarini.
    La questione qui analizzata viene solo sfiorata in superficie, in quanto non si e’assolutamente nominato il divieto assoluto di rappresentare la figura umana nell’arte musulmana. Ed e’ questo il nocciolo della questione. Forse era sottinteso, banale, ovvio.
    Io sono un disegnatore, precisamente proprio un fumettista, un vignettista. Pubblicare simili ( autorizzami la giusta terminologia) troiate e’ proprio da stronzi.
    Qui non si tratta di semplici raccontini o romanzetti illustrati.
    Comunque la reazione fomentata dai responsabili di questo delirio fondamentalista deve preoccupare.
    Non si può minimizzare, l’affronto di quelle vignette e’ stato abbastanza pesante, ma la rappresaglia e’ stata alquanto esasperata e fuori misura.
    Che cosa ne sappiamo noi? Giusto.
    Siamo degli ignorantoni. Abbiamo conoscenze frammentarie dell’universo e della cultura dei nostri FRATELLI musulmani. Soprattutto nella poesia.
    Però venire additato come “INFEDELE” a me non garba. Ci vuole par condicio.

    By L'immobiliarista. on feb 6, 2006

  52. Allora i mussulmani si dovevano rivolgere a quale tribunale per denunciare il torto subito? qualcuno sa rispondere. quali reazioni dovevano avere? Mandano gli ambasciatori a chiedere delle scuse formali e niente da fare, boicottano il mercato danese, e gli altri paesi europei fanno a gara per pubblicare quei fumetti, e li si chiama terroristi, no, non credo, sono solo incazzati e per me hanno anche ragione perchè l’unica cosa su cui nessuno può parlare è la religione. loro vivono nei loro paesi gomito a gomito con i cattolici. in egitto durante il mese del digiuno non fumano per strada neanche i cattolici, per non offendere i loro concittadini mussulmani, e arriviamo noi belli freschi freschi e ci mettiamo ad offendere il loro profeta per poi ottenere che cosa? Bò! Chi ha pubblicato quelle immagini è un terrorista perchè ha fomentato l’ira.

    By SIMONA on feb 6, 2006

  53. Penso che questa storia ci fara’ molto, ma molto bene. I diritti cosiddetti naturali (come il diritto della liberta’ di espressione, le liberta’ sessuali, l’uguaglianza di uomo e donna, etc…) non si acquisiscono una volta per tutti e non si ereditano gratis. Il diritto alla liberta’ di espressione è un lusso che l’Occidente non puo’ piu’ permettersi allo stesso modo che non puo’ piu’ permettersi la quantita’ di energia pro-capite che attualmente divora. Viviamo da rentiers sui diritti conquistati, a prezzo di molto sangue circa duecento anni fa dai nostri avi. Francamente - concordo con lia - siamo dei bamboccioni un po’ viziati.

    By Psalvus on feb 6, 2006

  54. Gennaro: hai perfettamente ragione sulla Freedom house, poi non parliamo di RSF. Quello di fonti non attenbili accreditate implicitamente quando dicono qualcosa che ci fa comodo è un problemaccio. A me viene in mente per esempio il caso di Maurizio Blondet, da cui mi terrei debitamente alla larga.

    Però è anche vero che dovremmo essere tutti adulti e vaccinati, se uno sa la provenienza e l’indirizzo della fonte da cui attinge, può citare senza farsi infinocchiare.
    Per esempio la copia dell’Economist con lo speciale su Berlusconi ce l’ho e, con le pinze del caso, me lo sono letto tutto. Anche perché in qualche modo bisogna reagire alla penuria informativa italiana.

    ciao

    By Antonio on feb 6, 2006

  55. Blondet può anche non piacere, ma una cosa che fa è citare le fonti. Non vedo, quindi, perchè bisognerebbe starne alla larga. Forse, semplicemente, perchè è un cattolico all’antica, una figura dunque che dà fastidio per il suo ricordare come eravamo, un tempo, in Italia?

    Eppure, le sue parole sulla “disumanizzazione del nemico” (tra l’altro, ieri sera le impiegate anche Vauro per spiegare quanto è accaduto con le vignette) mi sembrano esemplari e assolutamente sottoscrivibili. Eccole:

    “Fra qualche mese si saprà forse se dietro questa campagna c’è la mano di Hill & Knowlton o del Rendon Group, le due imprese di pubbliche relazioni di cui ci serve il Pentagono (la prima inventò la storia dei malvagi iracheni che, in Kuwait, avevano aperto le incubatrici negli ospedali per fare morire i bambini); oggi è urgente immaginare il perché di tutto questo.
    E la risposta è allarmante.

    «Il regime iraniano è oggi lo Stato principale che sostiene il terrorismo», ha appena sancito Donald Rumsfeld, «il mondo non vuole e deve collaborare per scongiurare un Iran nucleare».
    Ha anche avvertito che la guerra contro il terrorismo globale sarà lunga, almeno come la guerra fredda.
    E’ dunque nel quadro della preparazione alla guerra in Iran che probabilmente bisogna inserire la ridicola e ripugnante campagna delle vignette.
    Data la densità dell’armamento anti-aereo di cui l’Iran si è recentemente dotato, le installazioni industriali nucleari iraniane sono ormai fuori dalla portata di un attacco convenzionale con missili da crociera e bombardieri; dunque l’attacco dovrà probabilmente essere di tipo nucleare.
    Ma un attacco atomico preventivo e non provocato contro un Paese che non è in guerra con gli Stati Uniti, che non dispone se non di armi convenzionali, e che farà centinaia di migliaia di vittime tra la popolazione, è un evento sconvolgente, un’atrocità che deve essere «preparata» nella psicologia di massa.

    La preparazione consiste nella disumanizzazione preventiva dell’avversario; contro un avversario adeguatamente disumanizzato, l’opinione pubblica occidentale - si spera - giustificherà le bombe atomiche.

    L’accorgimento riuscì alla perfezione contro il Giappone, dove le bombe atomiche furono precedute da una campagna di odio e di disprezzo senza precedenti contro i detestati «japs».

    Riesce perfettamente anche in Israele, maestra del nostro tempo nella disumanizzazione del nemico, per poterne distruggere le case e gli uliveti, ammazzarne i bambini, compiere contro di esso atrocità di ogni genere.

    La campagna è in un certo senso meno rivolta agli islamici che alla manipolazione dell’opinione pubblica europea, che - nonostante le parole di Rumsfeld - pare poco disposta a «collaborare per scongiurare un Iran nucleare».

    Bisogna spingerla ad odiare, a nutrire quel misto di rabbia e di paura che funziona così bene in Israele.
    Come sappiamo, Orwell aveva previsto tutto questo.
    [...]
    Lo scopo è essenzialmente il controllo dei propri cittadini.
    [...]

    L’intero alone della cosiddetta informazione (propaganda di guerra psicologica) mira a tenerci in questo stato di paura perpetua.
    A farci credere che «l’Islam ci attacca» (due Paesi musulmani sono oggi sotto occupazione americana e un terzo è minacciato di bombardamento; ma a noi «sembra» che gli aggrediti siamo noi).”

    Link: http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=934&parametro=%20%20economia

    By ritael on feb 7, 2006

  56. grazie lia. dai voce all’ avvilimento che sento in questi giorni.

    By giovanna on feb 7, 2006

  57. i disegni sono uan rappresentazione fantasiosa della realtà e fanno parte di essa, essendo essa stessa parte della nostra fantasia, bisogna avere cura e più rispetto possibile in ogni forma, anche attraverso un semplice disegno.

    By disegni per bambini on feb 19, 2006

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  2. feb 5, 2006: One More Blog
  3. feb 5, 2006: VogliadiTerra

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