esclamativo.jpg

Ho appena aperto un’email indirizzata alla sottoscritta, al webmaster di questo sito e al mio provider nonchè:

1. Al Garante della Privacy

2. alla Polizia Postale di Trento

Nell’email si chiede l’immediata cancellazione del post qui sotto con le seguenti motivazioni:

La titolare del sito in indirizzo ha dato corso insultandomi a tutta una serie di spiacevolissimi commenti nei miei riguardi, ribadisco al solo scopo di procacciarsi una pubblicità personale impropria a mio intero discapito.
Considerando inoltre, che forse non appaio da qualche tempo in televisione, ma che inequivocabilmente faccio parte del mondo
dell’informazione e sono impegnata come persona e come donna.
Quindi nota e recensita dai motori di ricerca nazionali e internazionali.

Conclude spiegando di avere telefonato pure alla Polizia di Bolzano e dicendo: “Mi riservo di rivalermi in sede di giudizio, qualora non fossi immediatamente soddisfatta, essendomi sede il solo Tribunale di [omissis]”.

Inoltre, in un commento su Blogger per la Pace, si comunica: “Concludendo la persona pur di farsi pubblicità personale ha associato il mio nome alla pornografia. Ed è stata segnalata alle autorità per questa ragione. L.”

Che dire?
L’intera vicenda l’ho già riassunta nel post qui sotto: proprio quello di cui si chiede la cancellazione, a quanto mi ha detto il mio webmaster, pure lui raggiunto da una telefonata della signora.
Avendo dedicato all’intera vicenda circa 20 minuti in tutto, più il tempo di scrivere il post di ieri, posso assicurare che non esiste, da nessuna altra parte, nessun mio commento o intervento sulla questione se non quelli che ho indicato nel riassunto.

Posso aggiungere che:

1. Io, il post, non lo cancello. Non vedo alcun motivo per farlo, nè mi pare che contenga insulti. Non mi pare che i commenti che ne sono seguiti, e che certo non ho telediretto, siano tali da distaccare negativamente rispetto alle normali dinamiche dei blog. Se ce ne fossero di oggettivamente illeciti, li cancellerei. Sono disponibile a prendere in considerazione eventuali segnalazioni in proposito.

Il post, però, lo ritengo sacrosanto, me ne assumo la totale responsabilità e, per quanto mi riguarda, rimane dov’è.
Se il webmaster o il provider dovessero decidere diversamente, lo faranno in totale autonomia e, ovviamente, io non potrò farci nulla.
Ma, per quello che dipende da me, il post rimane dove sta: qualora la signora dovesse “rivalersi in sede di giudizio”, io mi presento in Tribunale con il post in mano, lo consegno al giudice e attendo serena il verdetto.

2. Io non ho la più pallida idea di chi sia questa signora. Lo ignoro, proprio.
Lo giuro sulla testa di mia figlia (scusa, Pupi! :) ).
Vivo in Egitto, non ho la televisione e, comunque, non la guardavo nemmeno in Italia.
Prima di due giorni fa, non avevo mai sentito nominare nè lei nè il blog in questione: tra l’altro, è estremamente facile per qualsiasi blog sapere se si ricevono o no visite dalla sottoscritta: se avete un sistema tipo ShinyStat, basta vedere i paesi di provenienza dei vostri accessi: io scrivo dall’Egitto, sono identificabile a colpo d’occhio.
Mi dispiace darle una delusione, quindi, ma purtroppo la sua fama non è mai giunta fino a me.

(Io, poi, non faccio la ballerina di can can o l’attrice di teatro. Faccio la prof. Se qualcuno mi spiega cosa me ne dovrei mai fare, della pubblicità, mi fa un favore.)

3. In tutto questo, le foto da cui è partita la questione non sono più accessibili sul sito segnalato. Me ne dispiace moltissimo: vedo che le ho in cache, comunque, quindi poco male. Se questa vicenda dovesse trascendere oltre, farò fronte alla questione e mi ci impegnerò come è dovuto.

4. Il tutto, è tragico ma non è serio.
A margine, la stupenda ironia del destino che mi fa vedere la mia frase: “(Come no: Haramlik, blog neocone per eccellenza, non sopporta che si metta in discussione il cristallino operato delle truppe USA!!) presa sul serio e portata a spasso per la blogosfera come “prova” della mia collocazione politica accanto a Bush e ai neoconi.
Sono esterrefatta.

Ed è che la vita, certe volte, ha un senso dell’umorismo che la satira le fa un baffo, al confronto.