Il post che segue è tratto da Kelebek.
Su questo blog, l’ennesima puntata dello sceneggiato di Sharm el Sheik non andrà in onda.

qalqiliya.jpg

Negli stessi giorni in cui veniva premiato (nota: dal Riformista), il governo israeliano stava iniziando l’esproprio di tutti i beni dei nativi palestinesi che erano diventati “proprietari assenteisti” in quanto il Muro impediva loro di accedere alle proprie terre e case.

Tanya Reinhard, in in un articolo apparso su Yedioth Aharonot del 20 aprile 2004 ci spiega anche il senso del ritiro da Gaza per cui Sharon è stato premiato dagli amici di Velardi (e di D’Alema):

“…dalle carte presentate da Israele il 16 aprile viene specificato che nel giro di un anno e mezzo l’occupazione dovrebbe terminare. In ogni altro aspetto la situazione rimarrà come prima. I palestinesi saranno imprigionati da tutti i lati senza nessun collegamento verso l’esterno. Israele si riserva il diritto di agire militarmente nella Striscia di Gaza, ma siccome la Striscia non sara definita più come territorio occupato, Israele non sarà soggetta alla quarta convenzione di Ginevra. In altre parole quello che oggi Israele compie in violazione del diritto internazionale dopo sarà legale: sarà lecito morire di fame così come sarà lecito per Israele uccidere chiunque lo ritenga opportuno, da un bambino che lancia pietre al successore di un leader spirituale!”

Sembra una divagazione, ma non lo è. La questione israelo-palestinese è in fondo molto più semplice di quello che sembra; e Sharon ha trovato la soluzione finale al problema.

Lo spazio tra il Giordano e il mare è troppo stretto perché vi possa trovare posto più di uno stato solo. Inoltre, da quasi quarant’anni, è a tutti gli effetti uno stato unico: perché “stato” non è un colore sulla carta geografica, ma il nome di chi detiene effettivamente il controllo sulla vita delle persone. Da quando la gente si ricorda, il governo, l’esercito e l’economia d’Israele decidono delle sorti di chi abita a Gaza; chi abita a Gaza non decide né della propria sorte, né di quella di chi abita a Tel Aviv. E questo a tutti gli effetti significa che lo stato unico c’è già.

“Due stati per due popoli” è quindi uno slogan insensato e ingannevole, che è servito solo perché un rappresentante di uno dei due popoli firmasse la rinuncia all’80% della propria terra.

Se togliamo le fantasie sui “due stati”, l’unica questione reale è, se lo stato unico tra il mare e il Giordano deve diventare democratico o no.

La soluzione democratica significa pari diritti per tutti, compreso il diritto al voto, all’acqua, a muoversi liberamente, a non avere la propria casa distrutta, a non essere uccisi o incarcerati senza processo, a prescindere dalle origini etniche o religiose. La soluzione antidemocratica significa che il controllo di tutto il territorio deve restare a tutti gli effetti in mano solo a una parte degli abitanti di quel territorio.

Sharon, marciando sulla Spianata delle Moschee nel 2000, è riuscito a provocare – come documenta molto bene Tanya Reinhardt in Distruggere la Palestina (ed. Marco Tropea) – lo scontro decisivo.

Sharon ha ottenuto quello che tanti governi israeliani prima non erano riusciti a ottenere. Ha distrutto la società palestinese e la sua economia, ha trasformato la striscia di Gaza in un affollatissimo campo di concentramento che non ha vie di uscita, né per terra né per mare; ha costruito il Muro dell’Apartheid che spacca in due il West Bank, annettendone metà da subito a Israele; ha diviso ciò che rimane dei palestinesi in piccole isole sovrastate da insediamenti paramilitari sulle alture e isolate dai posti di blocco.

Visto che i cinesi e i filippini hanno preso il posto dei nativi palestinesi nell’economia israeliana, per sopravvivere, non resta che emigrare; e già vediamo molti palestinesi arrivare clandestinamente in Italia assieme a comunità di più storica migrazione come i curdi.

Oggi Sharon offre una certa autonomia a meno del 10% di quel territorio che un tempo fu Palestina. L’autonomia potrebbe anche chiamarsi un giorno “Stato”, ma il suo unico compito sarà sparare sui nativi palestinesi se si ribellano.

(Il resto dell’articolo è un’analisi del premio dato dal giornale Il Riformista a Bertinotti e Sharon e, come dicevo sopra, si trova qui.)

baha6.jpg