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Milano è stata la mia città per molto tempo e, a modo mio, le voglio molto bene.
Saperla imbarbarita mi sgomenta. Non è un caso che, a un certo punto, ne sia fuggita.
C’è chi non fugge, invece, e si ostina a cercare di fare qualcosa per lei. Io spero che ci riesca e, nel mio piccolo, provo a dare una mano facendovi conoscere questa lettera.

A: Basilio Rizzo; Marilena Adamo
Oggetto: Opposizione e cultura

A DUE CONSIGLIERI DI OPPOSIZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI MILANO
E, PER CONOSCENZA, A COLLEGHI, STUDENTI, OPERATORI CULTURALI DELLA FOTOGRAFIA DI MILANO

Vi inoltro i messaggi che ho ricevuto in questi giorni da due studenti del corso di fotografia del civico Centro di formazione di via Quarenghi.

Questo corso, funzionante da quindici anni, molto conosciuto e frequentato anche dall’hinterland, a cui nel corso dell’estate sono arrivate sessanta iscrizioni, è stato chiuso di fatto alla fine di luglio, nella forma del “trasferimento” in una sede-confino priva di ogni attrezzatura, da parte dell’assessorato all’Ignoranza del Comune di Milano, che nei mesi precedenti aveva sempre rifiutato qualsiasi confronto con insegnanti e studenti, negato ogni trasparenza e spiegazione del proprio agire e non tenuto alcun conto della vasta mobilitazione a sostegno della continuità della scuola (v. i comunicati della primavera scorsa).

E’ del tutto evidente che l’amministrazione comunale neoliberista ha deciso, nonostante il successo e la qualità dei corsi civici di fotografia, di costringerli all’estinzione affinché le danarosissime scuole private del settore non abbiano alcun concorrente (nonostante la proclamata ideologia neoliberista della libera concorrenza).

Ma se la destra fa il suo solito sporco lavoro, che cosa fa l’opposizione? Nulla. Alla puntuale informazione e agli appelli riguardanti il destino dei corsi civici di fotografia e quello di via Quarenghi in particolare, sia l'”opposizione” in Consiglio comunale, sia gli organi d’informazione di “sinistra” hanno risposto con un’indifferenza totale. A quanto pare, il neoliberismo è ormai la linea anche di questi. Come credano poi di poter capovolgere alle prossime scadenze elettorali le maggioranze locali e parlamentari, è un mistero, visto che l’opinione neoliberista ha già chi la rappresenta egregiamente.

Ma queste cose riguardano i politicanti e la loro ininterrotta tradizione di trasformismo. Per fortuna ci sono invece quei cittadini, in particolare le persone più giovani, che ancora rivendicano diritti e valori sottratti alla miseria del mercato. Ciò che scrivono questi due studenti farà ridere gli spregiudicati navigatori della “politica” e dell'”informazione”. Parlano – pensate! – di “cultura”, di “rapporti umani, artistici e professionali”, di “entusiasmo”, di “ingiustizia”: quelle cose che sono la politica senza virgolette.

Ciò che essi scrivono non è soltanto un atto di accusa contro una delle peggiori amministrazioni che Milano abbia conosciuto; è una lezione per coloro che hanno dimenticato cosa dovrebbe essere l’opposizione democratica in un paese civile.

Inoltro questi messaggi perché è bene che nessuno possa dire “Io non c’ero”, “Io non sapevo”.

Mi chiamo Roberto Signorini, sono un insegnante e studioso di teoria della fotografia. Ho lavorato nel passato anno scolastico nel corso di via Quarenghi, portandovi le mie conoscenze e la mia fiducia nell’intelligenza delle persone e nell’importanza che hanno la cultura e il pensiero critico per costruire una società di cittadini meno disuguali. Ho inoltre speso molto impegno – pur essendo un semplice collaboratore esterno e non potendo aspettarmi alcun vantaggio personale – nel lavoro con i colleghi e con gli studenti affinché si evitasse la chiusura di uno dei sempre meno numerosi spazi di cultura di una Milano sempre più povera, squallida e ignorante.

Roberto Signorini

1.
Ciao Roberto, come stai?
E’ da tanto, troppo tempo che non ci si vede… e forse neanche per colpa nostra.
Mi manca tanto il nostro spazio. Mi manca il nostro mercoledì al Quarenghi. Soprattutto in questo momento, fatto di guerra, orrore e sangue, quelle poche ore fatte di parole, forme e colori erano per il mio cuore un prezioso e insostituibile rifugio.
Caro Roberto, correrò il rischio di sembrarti nostalgico, ma poco importa. Per me – ma non soltanto per me – il Quarenghi era uno spazio importante, le lezioni erano degli input sempre stimolanti, e tu una persona intelligente e adogmatica con cui confrontarsi e poter parlare per ore di arte, estetica, etica e politica, senza correre il rischio di sembrare stupidi o fuori luogo. Per non dimenticare …, la sua pazienza e la libertà che dava ai suoi studenti, la libertà di esplorare e di divertirsi, di giocare con la materia fotografica.
Tutto questo adesso non c’è più. Pochi giorni fa, io e due mie amiche siamo stati in via Fleming. Devo confessarle che pensavo peggio: la sede non è poi così male. E’ immersa nel verde, le aule sembrano abbastanza spaziose – non sappiamo però quelle adibite per la fotografia. E’ lontana dalla metro, è vero, ma non è irraggiungibile.
Il problema maggiore non è però la distanza della nuova sede dal centro. Il vero problema è l’assurdità di tutta l’operazione di cui questa amministrazione è chiaramente colpevole. Quest’anno le aule della sede di via Quarenghi resteranno VUOTE per oscuri motivi politico-economico-amministrativi (!!!), mentre la nuova sede in via Fleming è per quest’anno – e almeno fino a gennaio – assolutamente impraticabile. Mancano le strutture, bisogna rifare gli impianti elettrici ed idraulici. Per non parlare della fuga degli studenti. Inevitabile e naturale. Che cosa è una scuola senza i suoi studenti?
Dunque, chi vorrà fare o studiare fotografia quest’anno dovrà recarsi negli istituti privati. Non era necessaria una laurea in psicologia per capirlo. Tutto ciò che è stato faticosamente seminato in noi certamente non andrà perduto, ma sarebbe stato bello, o almeno auspicabile, non disperdere i propri sforzi, continuare un discorso che stava crescendo, consolidare dei rapporti umani, artistici e professionali che erano appena iniziati.
Invece tutto è stato distrutto, o forse semplicemente è stato trasformato. Non sappiamo ancora in quale direzione. Se avete bisogno del mio aiuto, se vi servono due braccia in più, insomma, per spostare attrezzature o quant’altro, contate pure su di me. La mattina sono sempre disponibile. Ma quello che mi chiedo è: “Davamo proprio tanto fastidio?”. Oppure era il nostro “non fare”, il nostro “non-produrre” che dava tanto fastidio da indurre ad eliminarci?
Speriamo di vederci presto.
Un abbraccio.

2.
Gentile Signorini,
Le scrivo un po’ per chiedere qualche informazione, un po’ per lamentarmi di tutta l’amministrazione che regola i corsi del Comune e un po’, forse, anche per muoverLa a commozione. L’indirizzo mi è stato dato dal mio maestro di fotografia, … , con l’invito a farmi vivo e a passare subito al “tu”, cosa che farò con estremo piacere.
Ebbene: io ho tempestato per tutta l’estate il Centro Quarenghi di mail che chiedevano informazioni sul corso di fotografia, e mi era stato risposto che “sì, il corso ci sarà, costerà tot, ma non sappiamo ancora quando inizia e quando ti potrai iscrivere”. Poi, a metà settembre, ho deciso di telefonare. Di solito le mie chiamate non hanno quest’effetto, ma in questo caso:
– il corso era sparito;
– avrei dovuto rivolgermi alla scuola di via Fleming;
– alla scuola di via Fleming mi hanno detto che ormai le iscrizioni erano talmente tante, che avrei fatto meglio> a cercare da un’altra parte;
– svenimenti, incazzature, lampi e saette.
Io vorrei sapere se è ancora possibile un miracolo, se c’è un deus ex machina che possa porre rimedio all’ingiustizia che, a mio parere, mi è stata fatta. Sapevo dell’eccellenza della scuola di via Quarenghi e già pregustavo il corso, al riparo dai salassi delle scuole private (come saprai benissimo, vanno fino a 10mila euro).
Mi hanno messo in lista d’attesa anche in via Bonomi e via Ciriè, ripetendomi più o meno la medesima solfa.
Forse un insegnante di fotografia può decidere se accettare in classe uno studente in più. E forse conosce anche altre soluzioni da consigliare a un entusiasta potenziale-allievo, buggerato dal moloch burocratico comunale.
Beh, ecco la mia situazione. Spero che tu mi possa aiutare in qualche modo.
Ciao.

Roberto Signorini, che spero di ospitare ancora su questo blog, è nato nel 1947 a Milano, dove si è laureato in lettere. Ha insegnato nella scuola media e nei corsi “150 ore” per adulti. Ha lavorato per alcuni anni come fotografo di still life e architettura, e successivamente, a partire dal 1994, si è dedicato alla riflessione teorica sulla fotografia, traducendo testi stranieri sull’argomento e scrivendo il libro Arte del fotografico (2001). Parallelamente a questo lavoro (che sta per produrre la prima edizione in italiano di The Pencil of Nature di W.H.F. Talbot, 1844-46, il primo libro fotograficamente illustrato e la prima riflessione sulla fotografia come arte), tiene cicli di incontri in scuole di fotografia e circoli culturali.
Negli ultimi due anni ha svolto lezioni in quei corsi civici di Fotografia che proprio ora il Comune di Milano sta di fatto chiudendo col renderne sempre più difficile o impossibile l’attività, nel contesto della più generale distruzione dell’istruzione pubblica.