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Ogni tanto trovo, tra i miei lettori, il Ministero degli Interni.
E’ una vita che cerco di essere notata da quello dell’Istruzione, e niente. Gli unici funzionari che mi calcolano sono quelli degli Interni.
Ed è che la vita è strana: magari, se avessi aspirato a fare la poliziotta anzichè la prof, adesso avrei la Moratti come assidua lettrice, chi può dirlo.
(L’angolo della paranoia: vero che capita a tutti e non solo a me? Ditemi di sì, per favore. Altrimenti penserò che è perchè ho un blog arabofilo, e da lì a vedere i ragni sul monitor il passo è breve.)

Pensavo giusto l’altro giorno a come lo spirito dei tempi sia determinante nel poterti fare andare in galera: è che stavo preparando le lezioni del secondo semestre per i miei pupetti del primo anno e cercavo delle canzoni italiani su cui farli lavorare.
Intanto ascoltavo Guccini facendo, appunto, attenzione ai testi: il tipo di storia, l’uso dei tempi verbali, il lessico… e quando è arrivata La locomotiva la mia fantasia è letteralmente decollata e mi sono vista in catene, davanti alla corte marziale dei prof, a cercare di giustificarmi: “Le giuro, Vostro Onore, che è una canzone italiana famosa! Racconta una storia che l’Italia intera ha cantato trovandola bellissima! Forse anche lei ha il disco a casa!”
“Non è vero. Lei sta esortando i suoi studenti arabi alla guerra santa!”
“Ma no, glielo giuro!”
“Ah, no? E allora come giustifica che qui si parli proprio di guerra santa?”

Oddio, è vero, dice proprio così: “…i tempi in cui si cominciava
la guerra santa dei pezzenti.

Non avrei modo di giustificarmi: La locomotiva parla di un kamikaze, punto.

Non so che cosa accadde, perché prese la decisione;
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta,
gli accecarono il cuore,
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore.

E’ un uomo-bomba. Usa il proprio corpo per seminare distruzione.

…e corre corre corre corre verso la morte,
e niente ormai può trattenere
immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto
e poi che giunga il manto
della grande consolatrice.

Ma contro dei civili, eh! Mica contro un esercito. Vuole uccidere civili, questo qui!

Un treno tutti i giorni passava dalla sua
stazione, un treno di lusso, lontana
destinazione, vedeva gente riverita,
pensava a quei velluti e agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente
attorno, pensava a un treno pieno di signori.

E mica è una canzone di condanna.

… ma nella fantasia ho l’immagine sua:
gli eroi son tutti giovani e belli.

Un auspicio, più che altro.

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro
al motore mentre fa correr via la macchina
a vapore, e che ci giunga un giorno
ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l’ingiustizia.

No, dico.
Ve lo immaginate, voi, che un’insegnante italiana faccia cantare La locomotiva ai suoi studenti arabi???
Improponibile.
E non solo perchè preferisco comprarmele personalmente, le mie arance.
E’ che, soprattutto, io ai miei studenti voglio bene, e non mi pare proprio il caso.
No.

Però.
Però noi l’abbiamo cantata, La locomotiva.
E mica vivevamo nel Paese delle meraviglie. C’erano le BR, allora, gli anni di piombo, scoppiavano bombe. Era consueto che scoppiassero, eravamo abituati, quasi. Ci vivevamo, col terrorismo. Quello vero.

La locomotiva racconta una storia vera, di un kamikaze nostrano vero.
Perchè lui ci piaceva (o piaceva a Guccini, ma tutti gli cantavamo dietro) e le BR no?
Forse perchè lui sacrificava la sua vita, mentre le BR, compiuto l’attentato, andavano a casa a farsi due spaghetti.
Credo che questa differenza ci colpisse.

Ci colpisce anche oggi, ma in senso inverso.
Certo che cambia, lo spirito dei tempi.

Alla fine ho deciso.
Ispirata dai referrers, porterò ai miei studenti Attenti al lupo, di Dalla.

…guarda come son tranquilla io
anche se attraverso il bosco
con l’aiuto del buon Dio
stando sempre attenta al lupo…

Vagamente manzoniana, sì. Per forza.