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E’ che del mondo dei grandi, da ragazzi, non si capisce veramente un cavolo. Ma niente, proprio.

Non si sa che il problema non sarà il sesso, per esempio. Anzi: quello diventa pure meglio. E non è nemmeno la capacità di innamorarsi, il problema. Quella, al contrario, si affina. Acuminata, diventa. Proprio perché ti conosci bene, distingui prima ciò che ti intenerisce da ciò che ti lascia indifferente e ti accorgi per intero di quanto sei esposta. All’indifferenza come alla tenerezza, senza poterci fare nulla. E ti innamori o non ti innamori, rassegnata, come una che prende la pioggia e non ha l’ombrello, sapendoti non protagonista del fenomeno.

Il problema – e da ragazzi non lo si immagina nemmeno – è che i grandi hanno paura. Ma tanta, proprio. E’ da terrore, l’ammore da grandi.

E – al contrario di ciò che avresti pensato da ragazza – non è del futuro, che hai paura. E’ del passato. E – strano – ispira un terrore da pazzi, ‘sto passato. Anche quando non ti era sembrato tragico, mentre lo vivevi, e non ti pareva che fosse chissà quale dramma e, anzi, eri convinta di navigare benicchio e ci avevi un passato simpatico, pensavi.

No, invece. Passano gli anni e ti accorgi che daresti qualunque cosa, faresti qualunque cosa pur di non farlo tornare.

Succede solo questo, da grandi. E per fortuna che si muore, prima o poi. Sennò diventerebbero infinite, le cose da non fare tornare, e si starebbe sempre così, con lo spavento.