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Azzerate 900 sperimentazioni, scuole chiuse a centinaia, una cosiddetta “riorganizzazione” degli indirizzi che nessuno riuscirà a gestire, 125.000 persone in meno a lavorare nella scuola (tra cui quegli stessi precari che, in questi anni, la scuola la hanno letteralmente mandata avanti), imbarbarimento dei rapporti tra scuole e utenza e tra le scuole tra di loro, perché sarà caccia agli iscritti con tutte le conseguenze del caso – e sono conseguenze che non auguro a famiglie e studenti, ché queste partite si vincono giocando al ribasso. Le condizioni di invivibilità che si verranno a creare nella scuola superaffollata di studenti e svuotata di personale: vi preoccupavate del bullismo? Passeremo alla criminalità, temo. Perché sono ANNI che diciamo che l’Italia ha un mucchio di realtà scolastiche che sono, fondamentalmente, degli ammortizzatori sociali. Dei contenitori per sottrarre i ragazzi dalle strade. E cosa ammortizzi, cosa contieni più in una situazione simile?

Un padre che puntava una pistola contro un mio preside l’ho già visto, e scusate se non ve ne diedi i dettagli. Aumentando il numero dei ragazzi nelle scuole e diminuendo quello degli adulti io direi che, a occhio, le cose non promettono di migliorare. Stanno creando le premesse per la totale invivibilità, e chi non lo vede è un idiota o è in malafede. Non esiste una terza spiegazione.

Ma tutto questo lo si può leggere ovunque. Cosa lo ripeto a fare, io?

Io, è meglio che guardi il mio ombelico, come al solito. E, in zona ombelico, io so solo dire che provo vergogna, umiliazione e mortificazione ad avere Brunetta come ministro della Funzione Pubblica.

Perché uno che parla, ragiona, vede il mondo come lo vede lui, prima di essere qualsiasi altra cosa è un inguardabile cafone.

Ossessionato dal particolare meschino, bullo sui dettagli più miserandi: il tornello, il non farti uscire di casa, la crassa soddisfazione di non farti andare al cesso in orario di lavoro, l’atteggiamento da miserevole padroncino. Di quelli che possono avere solo dei disgraziati, alle loro dipendenze, ché se uno vale più di due lire lo manda al diavolo, un capo capace di tanta grettezza.

Io non compro i giornali. Mi informo su internet. E non possiedo una tv. Di Brunetta-persona, quindi, non so niente. Ne conosco la faccia per averlo cercato su Google Image, ma non so che estrazione sociale abbia, da quale zona geografica provenga, non ne conosco la storia se non per le notizie sul suo mega-assenteismo di quando lo pagavano per stare al Parlamento Europeo.

Però so che i suoi toni, il suo bullismo, le offese che ci vomita instancabilmente addosso, la miseranda affermazione secondo cui “gli insegnanti italiani guadagnano troppo” riferita ai docenti meno pagati d’Europa, questo infinito atteggiamento da mobbing che strizza l’occhio ai sentimenti più da feccia che esistano in Italia, non è un comportamento da ministro.

Questo è il comportamento di uno che organizza le squadre di pulizie che vanno a lavorare a ore. Di uno che ha un bar nell’hinterland e tratta a pedate i camerieri marocchini. Di uno che porta il suo gruppetto di ragazze a battere sulla tangenziale. Della sciura che vede due lire per la prima volta in vita sua e crede, di conseguenza, di potere trattare a pedate la colf. Sono questi, i capi che si permettono questi toni. Da un ministro dello Stato, una non se lo aspetta.

Quello che sta succedendo non è sopportabile per un’infinità di ragioni, tutte serissime. Ma, tra queste, io vorrei che fosse data la giusta considerazione alla questione, altrettanto seria, della dignità di noi che ci lavoriamo, nello Stato, e che per datore di lavoro abbiamo lo Stato stesso, molto prima che il ministro Brunetta.

Io non voglio essere offesa.

Io credo, sinceramente, che se non viene fuori la sacrosanta alzata di orgoglio che è del tutto ineludibile, in una situazione del genere, allora vorrà dire che aveva proprio ragione Brunetta, guarda. Vorrà dire che siamo delle merde, in effetti.

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