Il divorzio ai tempi dell’islam (e dei blog)
30 October 2006 – 15:55
Ma voi, un divorzio islamico lo avete mai veramente visto?
Io no.
Cioè, aspetta: adesso mi guardo il mio.
Perché una ne sente parlare, gliene raccontano, ne vede attorno a sé ma, come dire, non riesce mai a trovare una chiave che renda emblematico ciò che vede. Nulla che accresca le sue conoscenze, nulla di abbastanza significativo da valere la pena di raccontarlo.
Io, un divorzio in grado di condurre a conclusioni generali autentiche, insomma, e non tirate per i capelli allo scopo di dimostrare una teoria politica o un’altra, non lo avevo ancora mai visto.
E invece, siccome a questo blog succedono cose strane, un bel giorno eccolo qua, il divorzio che non si può non raccontare: è il mio, appunto.
Sembra fatto apposta: lui sposa islamicamente Lia di Haramlik perché è lei, raccontatrice di arabeggianti vicende. E lei sposa islamicamente il Mullah di noialtri perché è lui: uno che, da queste parti, rappresenta l’islam non solo per come è ma – soprattutto – per come dovrebbe essere.
Doveva proprio succedere, si vede.
L’amore – sì, c’è stato anche quello, eccome se c’è stato – non l’ho (quasi) raccontato.
Qualche accenno a certe islamiche triangolazioni tra mogli in contemporanea, giusto quello. Accenni intrigati, prima, e poi via via più esauriti, ché giuro che non ricordo di avere mai vissuto nulla di più stralunante di ’sto condominio sentimentale che un giorno racconterò ai miei nipotini e che – devo ammetterlo – per quanto sostanzialmente tragico ha avuto dei momenti che definire esilaranti è poco.
Ma l’amore non è emblematico, cosa vuoi raccontare?
E’ venuto, ha fatto un casino che bastava la metà e poi se ne è andato.
Come tutti gli amori del mondo.
Rimane il divorzio, come dicevo, e – soprattutto – rimane il fatto che, stralunata, non lo sono più.
E mi sta accadendo una delle cose più interessanti del mondo: la diretta di quello che succede, in questo paese, a un bel numero di donne, musulmane e non, immigrate e non, dal momento in cui si ritrovano in questo mondo parallelo fatto di luoghi di culto non riconosciuti come tali, dove si celebrano matrimoni che non valgono nulla se non dal punto di vista morale e religioso e che, infine, divorziano senza giudici e senza regole, senza una rete sociale di sostegno e senza nessuno da cui potersi andare a lamentare se ne escono a pezzi.
Dici che me lo dovrei perdere?
Be’: non ci penso nemmeno.
Ne voglio esplorare ogni risvolto, santo cielo: ce ne sono gli estremi, ce ne è la possibilità e sarebbe criminale non farlo.
Una diretta così, secondo me, da queste parti non si è vista mai.
Ce ne sono gli estremi perché questo non è un divorzio dall’esito definito: ci sono cose su cui stiamo discutendo senza trovare un accordo.
Chi mi legge lo sa: qua siamo abbastanza sportive su tante cose ma abbiamo un punto debole su cui ci irrigidiamo un attimo, ed è l’islam.
Da sempre.
E’ un piccolo punto sensibile, che ci vuoi fare.
Per cui: tu puoi venire, fare il fidanzato, proporti come qualunque laico normale e giochiamo sereni, non succede niente.
Ma se vieni impugnando un Corano, ragazzo, poi ’sto Corano lo devi rispettare.
Mica ci giochiamo, qua, su queste cose. Mica puoi usarlo come se fosse il macchinone sportivo con cui fare colpo sulla squinzia, l’islam. E proprio con me, poi.
E se mi tocca ritrovarmi a doverlo difendere pure da qualche musulmano d’Italia, questo benedetto islam, pazienza: non sarà la cosa più strana che io abbia fatto in vita mia, dopotutto.
Ce ne è la possibilità perché ci sono blog su cui raccontarla e da cui monitorarla, questa cosa.
Ne posso descrivere le varie fasi e raccogliere pareri, testimonianze e punti di vista. Si può fare il divorzio islamico più corale d’Italia, e altro che”dialogo interculturale”, ne verrebbe fuori. Se consideri che l’accusa per eccellenza che viene rivolta all’islam italiano è proprio quella di muoversi in semiclandestinità, dimmi tu perché ci si dovrebbe mai perdere una botta di trasparenza simile. Dico io.
E sarebbe criminale non farlo perché, come accennavo prima, qui c’è una questioncella politica che mi pare di una certa rilevanza: la donna nell’islam, massì. Proprio lei. Qua, in Italia.
Perché, francamente, a me pare che le musulmane stiano messe molto, molto peggio qua che nei loro paesi d’origine. Perché qui manca la rete di protezione sociale che hanno là, semplicemente. L’argomento è più che esteso, ma limitiamoci per il momento al nostro tema: qui succede che, se devi divorziare (o essere divorziata, come normalmente accade), la stessa moschea o organizzazione che stipula i contratti di matrimonio - rilasciando tanto di certificati con tanto di clausole da sottoscrivere per le spose, firme e numero di carta d’identità dei testimoni e via dicendo - si dichiara completamente incompetente ad operare un qualsivoglia tipo di verifica sulla legittimità dell’operato del marito e sul trattamento che i tuoi diritti – quelli spiegati nel Corano, mica paglia - si ritrovano a subire durante il matrimonio stesso e nel momento in cui finisce.
Ti sposano e se ne lavano le mani, insomma, perché – si sa – qui “un giudice islamico non esiste”: ne consegue che, di fatto, una donna musulmana si ritrova a subire in Italia forme di discriminazione che magari non subirebbe in un paese dove vige il diritto islamico e dove, quindi, esistono le strutture chiamate a farlo rispettare. Paradossale ma vero.
Ora: è proprio sulla questione del mancato rispetto dei diritti delle donne, che l’islam si è costruito una pessima quanto inscalfibile reputazione. Mi sta benissimo che i musulmani rispondano alle accuse che gli vengono rivolte distinguendo tra “incrostazioni culturali” locali e islam vero e proprio, e proponendo una visione della dignità femminile alternativa rispetto allo stile di vita occidentale: è un discorso che ho sempre preso sul serio e, di fatto, sono convinta da anni che stia proprio nella carica valoriale della sua proposta di modello sociale alternativo, la forza dell’islam.
E’ necessario essere coerenti, però. E’ necessario essere cristallini e, soprattutto se si ha un ruolo di responsabilità, è necessario essere anche di esempio.
Voglio essere chiarissima, su questo punto: un islam vissuto fuori dal proprio tradizionale territorio e privo di istituzioni che ne facciano applicare le norme è affidato, di fatto, al senso etico dei singoli musulmani. L’esempio dato da chi ha delle responsabilità, quindi, è di importanza vitale tanto all’esterno quanto, e soprattutto, all’interno. Il comportamento personale di un dirigente musulmano, in Occidente, è quanto di più politico io possa immaginare.
Che volete che vi dica: io proprio non lo capisco, come sia potuto saltare in testa a uno di questi personaggi di leggere il mio blog, presentarsi da me che, appunto, sono una che scrive di ’ste cose, trascinarmi di peso in una moschea perché senza matrimonio islamico non potevamo “restare dietro una porta chiusa” e, una volta fatto tutto ciò, proiettarmi il filmone di un islam identico a come lo vede la Padania , che a un certo punto ho cominciato a chiedermi se per caso stessi vivendo sul set di un reality neocon messo su allo scopo di punirmi per le mie posizioni politiche, piuttosto che nella mia vita.
Bah.
Poi, guarda: una è comprensiva e ci si mette, nei panni altrui. La differenza tra ideali e debolezze personali la vede. I limiti, le nevrosi, lo scollamento tra detto e agito li abbiamo tutti, in ogni cultura e latitudine. Soprattutto, venendo da un po’ di anni in Egitto, mi è sempre stato chiaro che il fatto che un singolo uomo possa essere – uhm – stranino, nulla toglie e nulla aggiunge all’islam in sé.
Mettiamola così.
Io poi avevo la fortuna di non avere praticamente mai parlato di islam italiano: le contraddizioni che coglievo mi mettevano in crisi relativamente, quindi. Lì per lì, almeno. E tuttavia ho smesso di scrivere, a un certo punto.
Ho dovuto.
Ho smesso di scrivere, ho smesso di parlare, ho smesso di “sapere”. Mi sono trasformata in una lavagna bianca: ho aperto occhi e orecchie e mi sono assorbita il film. Tutto.
E poi mi sono incazzata.
Ci ho messo un secolo, ad incazzarmi. Faccio fatica a situare con esattezza il momento in cui ho smesso di vedere ’sto eroe dell’islam da un punto di vista personale e sono tornata ad attribuirgli ruoli e responsabilità che non riguardano né me né lui ma una causa tutta.
Le gocce che fanno traboccare i vasi sono, appunto, gocce.
E poi ho guardato il soffitto per un po’ di notti.
E pensavo che una classe dirigente islamica non può permettersi di giocare con cose islamicamente serie come il matrimonio, rilasciando e firmando certificati che suppongono l’assunzione di impegni specifici in nome di valori specifici, e poi decidere a discrezione propria se rispettarne i risvolti pratici o no, con te che non ci puoi fare niente. Non dipende da te, non hai voce in capitolo.
E pensavo a quelle donne che, con meno risorse della sottoscritta, si consegnano tutte intere nelle mani di uno di questi dementi, magari seguendolo da un paese all’altro, abbandonando la famiglia, rompendo col proprio ambiente e chissà che altro. Pare che generalmente se ne occupi la Caritas, di queste donne. Che alcune finiscono in strada a prostituirsi, che altre vivono di pubblica carità, che chissà come diavolo lo sbarcano, il lunario, mentre, da qualche parte, c’è un tizio che sospira, un po’ compiaciuto: “Eh, lo so, dovrei aiutarla, ma come faccio, ho giusto i soldi per la benzina della Honda…”
E alla fine ho pensato che non è l’unico, lui, ad avere delle responsabilità legate al fatto di avere una voce pubblica.
Che, nel mio piccolo, delle responsabilità ce le ho anche io.
Che, se hai una voce, la devi usare per raccontare le cose che non vanno, quando ti capita di incapparci.
E questa, santo cielo, è davvero una cosa che non va.
Che cosa chiedo.
Chiedo un divorzio - e dei divorzi in generale, a prescindere dal mio - la cui correttezza islamica, a partire dai suoi risvolti pratici, sia verificata da una commissione appositamente costituita.
Voglio vedere se ci riesco.
Se esiste nelle diverse organizzazioni islamiche la volontà di farla, una cosa simile, oppure no e, in questo caso, perché.
E voglio fare la conta – pubblica – di chi è d’accordo e chi no.
A partire dalle donne musulmane, a cui vorrei chiedere di pronunciarsi con chiarezza su questa cosa.
A partire, in particolare, dalle commissioni islamiche femminili (vedi, ad esempio, la Commissione per le Pari Opportunità recentemente creata nell’UCOII), a cui vorrei offrire una splendida occasione di dimostrare di essere qualcosa di meglio di una semplice operazione di maquillage per fare contenti i giornali.
E’ un concetto semplice, il mio: se si celebrano matrimoni – e mi risulta che il matrimonio islamico venga usato pure come escamotage, teorizzato e rivendicato, per mandare in spose minorenni immigrate a cui il giudice tutelare nega il permesso di sposarsi civilmente – è necessario che ci siano anche delle sedi chiamate a pronunciarsi sul rispetto delle regole che ne stanno alla base.
Un’authority composta da uomini e donne provenienti da una pluralità di organizzazioni e capace di assumersi la responsabilità di dire pubblicamente chi ha ragione e chi ha torto di fronte ai contenziosi.
Mi parrebbe un salutare momento di crescita.
Un buon esempio e, anche, un freno all’attuale impunità.
Altrimenti, santo cielo, abbiano il coraggio di non sposarsi.
Abbiano il coraggio di lasciarsi andare ai propri desideri carnali senza nascondersi dietro un malutilizzato Corano.
Abbiano il fegato di non dire né dirsi bugie e, soprattutto, di non ostentare valori islamici nascosti dietro queste barriere di balle.
Scendano dal piedistallo coranico e facciano l’amore come tutti, senza millantare superiorità morali.
Dico io.
Non si può avere tutto: se vuoi la superiorità morale, devi pagarne il prezzo e assumertene gli oneri.
Altrimenti, Rais, benvenuto tra noi.
Ti preparo un whiskino, se vuoi.
35 Responses to “Il divorzio ai tempi dell’islam (e dei blog)”
azz…!!! !!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! comincia a dipanarsi la nebbia in cui ti avevamo persa.
Adesso mi rileggo il tutto, mi faccio un caffe’ bello forte e vedo se riesco a mettere nero su bianco quello che ho capito io sull’Islam. Ciao
By giusy on Oct 30, 2006
ciao Lia…ti spiego io!!
L’unico matrimonio LEGALE che puoi stipulare in Italia e’ alla grande Moschea di Roma (quella vicina allo stadio hai presente?) comunque solo i matrimoni celebrati in quella moschea hanno valore legale in Italia..
tutti i matrimoni celebrati in una qualsiasi moschea d’Italia non ha nessun valore legale ma solo MORALE!!
Ad esempio io mi sono sposata in una piccola moschea di Roma, perche’ quella Grande al momento non aveva Sheik disponibili (e’ vero!!!)
e quindi anche il mio matrimonio dal punto di vista legale e’ nullo, e difatti ora stiamo organizzando un matrimonio civile in modo da essere riconosciuti anche dallo stato!!
Ora se il matrimonio stipulato non e’ legale, non puoi pretendere di vederti riconosciuto nessun diritto civile…difatti questi matrimoni di solito vengono celebrati piu’ che altro per essere come dire “puliti” davanti a Dio…ad esempio io l’ho voluto fare prima di andare a “Convivere” con mio “marito” con i miei ed i suoi genitori presenti!
quando poi le cose vanno male e si divorzia (che tra l’altro credo basterebbe stracciare il documento e comunicarlo alla moschea dove ci si e’ sposati)sta’ alla morale comportarsi come si dovrebbe…nel senso che se hai sposato uno stronzo…non puoi aspettarti nulla da lui..e lui d’altro canto non e’ obbligato a darti nulla…in quanto legalmente non SIETE MAI STATI SPOSATI! se fosse un Musulmano con la M maiuscola pero’…gli verrebbe spontaneo comportarsi come si dovrebbe in questi casi!
Comunque vorrei dirti che non e’ solo in Italia il problema..io ho divorziato in Egitto..IO HO RICHIESTO il divorzio..l’ho ottenuto..ed il mio ex da vero stronzo..ha fatto tutto quello che un vero Musulmano non dovrebbe fare!
spero di averti aiutata..per altri chiarimenti..chiedi pure..che sn abbastanza esperta ^_^
ciao
sabry
By sabrina on Oct 30, 2006
Ma Sabrina, le so le cose che hai detto: le ho spiegate io stessa nel mio post! :))
Domani posto il mio “manifesto politico” e magari mi capisci meglio.
By lia on Oct 30, 2006
be’ allora non ti avevo capita…^_^
non esistono enti che proteggano o che comunque si pronuncino su queste cose..a meno che tu non abbia fatto tutto in regola sposandoti nella Grande moschea…allora avrai direttamente da loro aiuto legale.
Ti sei sposata in una moschea di Genova? allora hai tutto da perdere…non c’e’ da sperare purtroppo!
tu chiedi questo:
“Chiedo un divorzio - e dei divorzi in generale, a prescindere dal mio - la cui correttezza islamica, a partire dai suoi risvolti pratici, sia verificata da una commissione appositamente costituita.”
E l’unico modo per ottenerlo era pensarci prima…e’ tutto un circolo…non credo ci sia qualcuno disposto a cambiare le cose..ma provarci non costa nulla no?
Bisogna anche dire che non tutte le moschee celebrano matrimoni proprio per queste ragioni…
ari-ciaoo
sabry
By sabrina on Oct 30, 2006
La soluzione?
Si chiama PACS.
Non vedo differenza tra matrimonio islamico (o buddista, o baha’i) e una normalissima convivenza.
In entrambi i casi lo stronzo ti molla e nessuno ti tutela.
Nei PACS, verrebbero regolamentate TUTTE le convivenze. Inclusi i matrimoni religiosi non riconosciuti .
Et voilà… ;)
(scusa l’anonimato!)
By Barbara on Oct 30, 2006
Lia, leggo solo oggi il tuo blog, ma prometto che una di queste sere mi farò una lettura dei tuoi post passati.
In bocca al lupo per l’obiettivo che ti sei posta e non sto facendo ironia.
Vorrei capire meglio, se possibile, a cosa ti riferisci qui:
“Perché, francamente, a me pare che le musulmane stiano messe molto, molto peggio qua che nei loro paesi d’origine. Perché qui manca la rete di protezione sociale che hanno là, semplicemente.”
e qui:
“…sono convinta da anni che stia proprio nella carica valoriale della sua proposta di modello sociale alternativo, la forza dell’islam.”
Senza ironia, ma proprio non ho capito. Grazie.
By chiara on Oct 30, 2006
Oh santo cielo. Lia leggo da più di un anno il tuo blog e non sono mai intervenuta nei commenti, ma stasera non posso esimermi… Ma negli ultimi mesi ti sei innamorata, ti sei sposata islamicamente e ora stai divorziando… E ce lo dici tutto in una botta sola??? Forse ha lanciato delle allusioni in passato, ma non avevo ben colto… Penso che un whiskino serva a me per riprendermi!!!
By Fla on Oct 30, 2006
A me pare evidente che se una persona vive il propio credo in modo serio e in qualche modo ne é anche rappresentante dovrebbe essere coerente e rispettare le norme che si applicherebbero in un divorzio in un qualsiasi altro paese islamico. Non importa che il matrimonio non sia “legale” in Italia, lo é dal punto di vista religioso, e questo per un musulmano dovrebbe bastare. Mi pare che in questo caso la parola chiave sia “coerenza”. Effettivamente non puó sposarti per la voglia di restare con te “dietro una porta chiusa” e dimenticarsi della sua religione quando la relazione finisce perché tanto siete in Italia e nessun’ente ti protegge come ex-moglie. Non ha senso se vive in modo minimamente serio il suo credo.
By Ale on Oct 30, 2006
Ale hai perfettamente ragione, ma qui il problema e’ individuale, nel senso che se becchi un Musulmano vero il problema non si presenta, ma se incontri uno che di religione se ne frega allora ti trovi indifesa..non solo moralmente ma in questo caso anche legalmente non potendo chiedere aiuto a nessuna istituzione in quanto il matrimonio contratto e’ di fatto illegale in Italia.
volevo sottolineare il fatto che non e’ vero che le donne sono in questo caso messe da parte..questo puo’ accadere a straniere che non sanno come comportarsi in casi del genere, e questo avviene anche nei stati in cui il matrimonio e’ legalizzato, ma credimi se un musulmano sposa una sua compaesana..questa difficilmente vede privarsi i suoi diritti..conoscendo come muoversi sa’ anche come difendersi.
Io ho divorziato legalmente in Egitto, tramite avvocato ecc…ma nonostante cio’ ho perso tutti i miei diritti, non ho avuto istituzione a cui potermi appoggiare, e questo perche’ il mio ex, e’ riuscito a rivoltare la legge islamica a suo favore…se io fossi stata egiziana cio’ non sarebbe successo!
Bisogna saper tirar fuori le unghie,e credetemi in fatto di diritti e divorzi le Musulmane difficilmente si fanno fregare.
Per il caso di Lia purtroppo non vedo via d’uscita..lo sbaglio e’ stato commesso all’origine..si e’ fidata di qualcuno che ha usato la religione a suo piacimento..ed ora lei si ritrova di fatto senza poter chiedere aiuto a nessuno.
Che ora si cerchi di cambiare le regole del gioco sono daccordo ma la vedo una battaglia davvero dura…
By sabrina on Oct 30, 2006
cara Lia, in bocca al lupo per questa tua battaglia, e solidarietà preventiva per tutti gli stronzi che, da un lato e dall’altro, attirerà. una curiosità: per sposarti in moschea, hai dovuto convertirti?
By miic on Oct 30, 2006
Ma Lia ha scritto che è un dirigente islamico, il suo ex marito. Forse dovrebbe dare delle spiegazioni, allora.
By Paola on Oct 30, 2006
No, Miic, niente conversione. :)
Sabrina, appunto: le musulmane, nel mondo islamico, sono molto più tutelate di quanto lo siano qui. Trovo che il problema vada affrontato.
By lia on Oct 30, 2006
Certo che sentirsi dare dello STRONZO deve essere piuttosto imbarazzante per uno che deve essere “un esempio” per chi si accosta all’Islam.
Appoggio l’intenzione di Lia di favorire e spingere la nascita di una commissione appositamente costituita per la difesa dei diritti delle donne islamicamente sposate ed altrettanto divorziate. Appena il documento sarà pronto lo firmerò volentieri con il mio nome musulmano e quello originario italiano. Perchè sono convinta che, come dice Dacia, dalle donne musulmane verrà la tranquilla forza delle donne musulmane…. e non credo che siamo poche… ma se per caso lo fossimo, sappiamo di essere toste…. e poi ci sono una marea di meravigliosi uomini islamici che ci sosterrebbero…..vorrei già da subito sentire le loro copiose e rassicuranti voci a noi favorevoli in base alle regole stabilite dal sacro Corano.
By barbara on Oct 30, 2006
Azz, grande Barbara! :)))
Dammi un cinque, come si suol dire.
By lia on Oct 30, 2006
Ma Lia scusa, se anche si costituisse un’”authotity” come quella che descrivi, comunque le sue decisioni non avrebbero alcun valore legale, nessuno sarebbe costretto a rispettarle, costituirebbero al più un vincolo morale, proprio come il tuo brevissimo matrimonio islamico, cosa cambierebbe allora? A cosa servirebbe un’”authority” senza alcuna autorità effettiva?
Non avrebbe più senso una campagna per convicere le donne islamiche in Italia a pretendere il matrimonio civile? Visto che i diritti per le donne già esistono e sono garantiti dallo Stato che ha, lui solo, l’autorità per farli rispettare, perchè non partire da quelli?
By jcm on Oct 30, 2006
Jcm: domani entrerò più nel merito della questione.
Comunque io parlo da persona che ritiene che la comunità islamica debba, appunto, “moralizzarsi” su queste tematiche, e che debba farlo tramite una responsabilizzazione che deve venire innanzitutto dai vertici.
Senza un lavoro energico in questo senso, nessuna legge civile sarà sufficiente a proteggerle, le musulmane, per il semplice motivo che quelle che arrivano qui sono deboli, si orientano male e sono parecchio dipendenti dagli uomini.
Poi è ovvio che il matrimonio civile risolve (almeno in parte) la questione, ma è anche vero che le caratteristiche dell’islam (vedi poligamia) e la condizione sociale (magari pure legale) di molti musulmani d’Italia non lo consentono. Ho accennato alle minorenni che si sposano religiosamente, per esempio.
I problemi sono diversi, come diverse sono le battaglie: che io faccia un appello per la coerenza e la moralizzazione interna non impedisce che, parallelamente, si facciano anche altri discorsi.
By lia on Oct 30, 2006
Forse, cara Lia, ti sei semplicemente resa conto che l’immagine che tu hai dipinto dell’islam (teorico o teorizzato o libresco) è molto diversa da quella reale e quotidiana. In fondo anche nei Paesi islamici le donne musulmane sono tutelate dal diritto civile e non da quello islamico (vedi Arabia Saudita dove viene applicato quasi totalmente alle questioni civili). Tant’è che, ad esempio, in Egitto il parlamento ha dovuto introdurre il khul’, un presunto divorzio islamico per le donne di cui parlano 3 o 4 ulema nella storia della giurisprudenza islamica, per canzonare i fondamentalisti. Tant’è vero che ad introdurlo è stata Gihan Sadat, non proprio il massimo esempio di amore per la religiosità.
Forse è questo ciò che ti scuote. L’aver visto un’immagine dell’islam che non hai mai voluto vedere. Forse hai legato troppo la questione politica, l’amore per i mustad’afin fi el ard, con la questione religiosa. Difendere l’Iraq non significa automaticamente difendere l’islam. Opporsi alle politiche espansionistiche statunitensi non significa per forza dover appoggiare l’impianto religioso dell’islam.
Sei scossa perché ti sembra di essere incoerente con te stessa: cosa ho esattamente difeso? per cosa ho esattamente buttato il sangue?
Non temere. C’è sempre un momento per rinascere di nuovo.
By Cristoforo on Oct 30, 2006
La frase qui sotto la incollo da me: per altre cose io mi sto battendo, ma sempre perché una donna dopo i trenta sente prima che sugli altri su sé stessa il valore della RESPONSABILITÀ.
Ecco qua la frase che trasporto nel post che ha una sola parola: INDIGNATA !
Tu dici:
“Che, se hai una voce, la devi usare per raccontare le cose che non vanno, quando ti capita di incapparci.
E questa, santo cielo, è davvero una cosa che non va.”
Tu per la giustizia nei divorzi, io per la giustizia nella libertà di stampa.
By mir on Oct 31, 2006
Cara Lia, come Dipartimento pari opportunità dell’Ucoii ti garantisco, almeno per quanto riguarda la mia persona di essere molto, ma molto lontana, dalla volontà di fare ” una semplice operazione di maquillage per fare contenti i giornali”.Però il dipartimento si trova privo pure di bacchetta magica (oltre che di finanziamenti)e quindi si è risoluto a cominciare a fare qualcosa come può, cercando di coniugare al meglio le proprie capacità (non molto elevate, ma pare che di meglio non si trovi)con le possibilità reali. Quello che tu dici è interessante, ne prendo nota e ne parlerò alla prossima riunione del Direttivo, questi matrimoni presentano un grande numero di rischi, e molti musulmani in Italia, sono completamente contrari alla loro celebrazione.Ma poiché di fatto qualcuno li celebra, li stessi dovrebbero, prevedere un organismo che segua le separazioni, sempre certo come autorità morale, che per un musulmano dovrebbe essere vincolante lo stesso.Trovo anche interessante l’idea dei Pacs,ci devo riflettere…Salam
By patrizia on Oct 31, 2006
Lia, è il solito problema: l’islam non ha accordi nè intese con lo stato italiano e non riesce ancora ad averne per una serie di motivi, primi fra tutti:
- mancanza di un islam unico ed ufficiale, altamente rappresentativo (lacuna che l’ucoii sta comunque riempendo)
- contrasto fra alcune regole islamiche e norme imperative derogabili (ossia che possono comunque essere “violate”) di diritto CIVILE, amministrativo;
- contrasto fra regole islamiche e norme imperative inderogabili di diritto: ordine pubblico, civile, amministrativo e penale.
Non si può pretendere che un matrimonio INESISTENTE per lo stato produca effetti civili e che quindi lo stato, SUCCESSIVAMENTE rimedi a questa inesistenza/nullità: chi ha celebrato il matrimonio era privo della qualifica/status di ufficiale di stato civile, connessa a quella di MINISTRO DI CULTO.
Viceversa, proprio la mancanza di un organo religioso centrale, da tutti riconosciuto, impedisce che la validità di quel matrimonio religioso operi verso tutti gli appartenenti a quel culto: in buona sostanza ogni moschea produce matrimoni che rimangono “sconosciuti” ed improduttivi di ogni effetto, nei confronti delle altre moschee. L’unico effetto che avrà quel matrimonio sarà fra gli sposi ed il loro dio.
La situazione, potrà essere superata nel tempo con le intese o con la creazione di un ente islamico unico_; nel frattempo basta sposarsi sia religiosamente che civilmente, come facevano tutti in italia PRIMA del concordato. due matrimoni: uno civile l’altro religioso.
By castruccio on Oct 31, 2006
Molto molto interessante, tutto, anche i commenti. A proposito: qualcuno ti ha amichevolmente provocato, tu che rispondi?
P.S. Povero Mullah: ha sbagliato indirizzo :D
By chiara on Oct 31, 2006
Cara Lia
È ammirevole la lucidità della tua analisi. Ed è molto importante la tua proposta di affrontare il problema specifico del matrimonio e del divorzio islamico sul piano degli impegni morali della comunità musulmana italiana a garantirne la correttezza secondo le prescrizioni del Corano: vedi la risposta di Patrizia a nome del Dipartimento pari opportunità dell’Ucoii.
Ti abbraccio forte.
Claude
PS futilmente tecnico: quando ho cercato di utilizzare il mio account Typekey per scrivere questo commento è venuto fuori un messaggio secondo il quale il tuo blog non è registrato con Typekey.
By Claude on Oct 31, 2006
Liuccia…
Io pure rimango un po’ così… non sapevo di questo tuo matrimonio, ne del vissuto ad esso pregresso! Se ho capito bene in realtà quello che senti come necessità non è tanto che ti siano riconosciuti dei diritti, che forse materialmente puoi farne anche senza, ma che la giustizia e la coerenza trionfino sempre e comunque… o perlomeno tentare di dar loro una mano a trionfare! Ebbene sono con te, e dirò inoltre che concordo sacrosantamente con l’affermazione che riporta tutto nelle mani delle stesse donne per quanto attiene all’emancipazione ed all’affrancamento dall’eccessiva (aggettivo che se fosse per me manco metterei) sottomissione all’uomo. Che poi in definitiva sarebbe lo stesso genere di moralizzazione e di istanza di coerenza che tutti dovrebbero muovere e promuovere all’interno della nostra stessa società, soprattutto quando la pretesa è di fondare la carta costituzionale europea sulle oramai arcinote “radici giudaico-cristiane”. Infatti spesso proprio coloro che più degli altri caldeggiano tale richiamo nella costituzione europea, sono proprio quelli che assaggerebbero le scudisciate di un Cristo di nuovo scontento dell’atteggiamento ipocrita del popolo di Dio.
E’ questo che fa più male: l’ipocrisia ed il furbesco stravolgimento degli alti concetti nei quali si proclama di credere fermamente, anche quando chi subisce tali stravolgimenti è un laico (o più speciosamente una laica) che non ha mai proclamato con forza alcuna adesione ad alcun credo, seppure difendendo i normali diritti di espressione e di professione di fede di chiunque se li veda stavolgere da chicchessia. Non so se mi spiego chiaramente… comunque mi è proprio piaciuto questo tuo post. Franchissimo come sempre. Ciao Liù….
Qarmida
By qarmida on Oct 31, 2006
Arrrrivooo!! Eccomi!! Erano un po’ di giorni che aspettavo la valanga e non sai come sono felice finalmente di potermela leggere tutta d’un fiato!! E non sai quanto ti sento vicina, perchè ti sei messa, per prima, a scrivere su un blog quelle cose che io e le amiche-sorelle ci scriviamo per e-mail e ci raccontiamo dal vivo e che non ci sognamo di scrivere sui blog, fequentati per il 90% da anti-islamici, chissà perchè, che poi - crediamo - traviserebbero e basta… Però, sinceramente, a me non è che importi più di tanto che qui si travisi qualcosa, tanto… questione più, questione meno chi vuole capire capisce e chi ti sta contro ti sta contro comunque no?
Con Amina, Khadija-Patrizia e altre sorelle al convegno Ucoii di quest’estate si è parlato molto di questioni simili. Si pensava ad un’associazione di donne musulmane che, tra le altre cose, potesse occuparsi della tutela delle donne divorziate in Italia, ma in realtà c’è ancora tanta strada da fare: siamo ancora ai sondaggi su come sono le donne musulmane italofone e cioè sapere chi sono, come la pensano, cosa fanno etc.
Sfigati… ehm… Personalmente me ne sono scappata di casa rubandomi un divorzio che mi sarebbe spettato di diritto e invece l’unico documento che ho come prova del mio divorzio - una lettera del mio ex-marito - sentezia che il mio divorzio era un ripudio… Non è che me ne importi qualcosa, ma non è meraviglioso!
Personalmente preferisco che il matrimonio rimanga non legale… chi li paga poi sennò gli avvocati??
…Un forte abbraccio.
Kha
By Khadi on Oct 31, 2006
purtroppo la questione è molto delicata, al dipartimento di orientalistica di torino la professoressa tresso che credo tu conosca ha messo un annuncio per studentesse che diano una mano in un centro in cui vengono donne musulmane con i loro bambini non c’entra niente però credo che se non si conosce la situazione da vicino come nel tuo caso sia difficile rendersi conto ancor prima di fare qualcosa, non lo so Lia anch’io sono stata in Egitto, ho vissuto le cose sulla mia pelle e credo che se l’iniziativa non parte dalle donne musulmane in italia sia difficile che noi da fuori possiamo fare qualcosa, ho passato un periodo in cui praticamente volevo diventare musulmana, amavo l’Islam difendevo tutti i musulmani a spada tratta, col tempo e vivendoci in mezzo vedendo uomini che anche se sono nella loro terra se ne sbattono e donne che si lasciano trattare come zerbini e a loro va benissimo così, ho fatto non 1 ma 10 passi indietro.se una donna a luxor colta, che viene dal cairo, che è laureata, accetta che il marito le dia della malata di mente, la molli a casa col bambino e se ne vada a dahab senza che nemmeno lei sappia che lui è andato e tornato e quando è andato e tornato, accetta che il marito intrattenga contatti via web con bionde olandesi in bikini per vedere se sono papabili per il matrimonio in modo da non dover tirar fuori le palle e divorziare accettando di non avere il letto caldo almeno per un po’, non usufruisce della rete sociale e istituzionale che in un paese musulmano può tutelarla e proteggere lei e il bambino una in italia cosa potrebbe mai fare? tu vedi le cose da donna forte emancipata e indipendente ma se le donne musulmane non si fanno valere nemmeno nei loro paesi di origine qui cosa dovrebbero fare? la vedo grigia, ti giuro, questa storia che è solo una delle tante che ho visto mi ha colpito da vicino, ho avuto un casino di incubi, sognavo chi sai tu con 2 mogli e un figlio per moglie e io lasciata in un angolo come un giocattolo usato. l’unico musulmano veramente musulmano e degno di stima rispetto e fiducia che conosco vive in europa ed è franco algerino, in egitto non so te ma io ne ho viste di ogni tranne che di buone…
By Giulia on Oct 31, 2006
Lia, grande ! Eccheccavolo, mostragli tu a quella mezza cartuccia cosa significa integrità morale ! Cosa significa un’ ideale ! Perchè, Lia, mi sa che tu ti sei innamorata di un amore ideale, l’ islam, che magari, nella pratica, forse, non esiste.. Ma tu, splendida come poche, sì che esisti.. E non mi sorprenderei a scoprirti essere la forza stessa di ciò in cui credi..
By blu on Oct 31, 2006
PS Ho provato ad usare TypeKey come al solito, ma “The site you’re trying to comment on has not signed up for this feature. Please inform the site owner.”
By blu on Oct 31, 2006
secondo me, l’unico modo per difendere i diritti delle donne mussumalmane è diffondere l’ateismo.
la religione è l’oppio dei popoli e karl marx un grande pensatore ingiustamente negletto.
By caporale on Nov 1, 2006
sai cosa sarebbe veramente catartico? tira fuori il nome di chi fa dell’islam uso privato in funzione pubblica.. svergognalo.. gettalo in pasto a chi lo vede come non è… e a chi non vede com’è..
io credo che gli farebbe un gran bene.. ma grande grande..
come diremmo noi a napoli “scenness’ ‘a copp’ ‘o scannetiell’” :-)
By fatma on Nov 1, 2006
Scusate se mi reintrometto ma non avete capito che Lia vive una crisi con l’islam in quanto sistema teologico/sociale e non con il mullah o il matrimonio in sé!!
Il matrimonio, se vogliamo, è proprio la ferita aperta dell’islam. Se non fosse per i codici civili nei Paesi arabi, il marito avrebbe in mano tutto, dalla a alla zeta, nel matrimonio. Tutto si baserebbe sul suo umore quotidiano. Oggi vuole ripudiarti ma non troppo? Dice due volte: inti taleq (sei divorziata). E tu, donna, sei sotto la continua minaccia e non puoi nulla. “Attenta che domani lo dico tre volte”. Domani vuole ripudiarti sul serio perché ne ha trovata un’altra? Inti taleq, inti taleq, inti taleq. Finito il discorso. Oppure ha a disposizione almeno altri 5 metodi legali di divorzio. Dal li’an al zihar al talaq semplice ecc.
Ora francamente, quanti di voi sono intimi con le società islamiche? Sicuramente non sapete che il 70% se non di più delle famiglie sono sfasciate per questo sistema familiare. Conosco famiglie in cui uomini e donne hanno alle spalle 2,3,4 matrimoni e figli di qua e figli di là! Voi dite: e va bene, che sarà mai, anche qui è così (anche se mi risulta che sia una minoranza microscopica chi ha 3 o 4 matrimoni alle spalle)! Però almeno qui le due parti sono tutelate. Persino nel khul’ (divorzio rosa, di recente introduzione) alla donna NON spettano gli alimenti.
E poi lì è Dio a permetterlo mentre qui è il referendum del 1974. L’islam è un sistema legalistico e come in tutti i sistemi legalistici ci sono mille scappatoie.
By Cristoforo on Nov 2, 2006
Scusa, Lia, non per impicciarmi dei fatti tuoi, solo per tentare di comprendere meglio, si potrebbe sapere cosa di islamicamente scorretto abbia fatto il tuo ex marito kafir per meritarsi tanto sdegno? Non ha restituito a tuo padre la tua dote? Si è rifiutato di mantenerti vita natural durante, anche dopo la separazione? O cosa?
Ciao
Ritvan
P.S. Ti ricordo che fra gli sciiti esiste il cosiddetto “matrimonio a tempo”. Alla scadenza fissata nel contratto di matrimonio, ognuno per la propria strada, senza crediti, né debiti. Che mi pare una cosa sacrosanta. E anche lo sciismo è islam, se permetti.
By Ritvan on Nov 2, 2006
Mi sbaglierò,e dico questo anche per rispondere idealmente ai tanti idioti che si stanno sfogando con immaginari ” tiè” su Macchianera, ma non mi sembra giusto dire che Lia sia ” innamorata dell’Islam”.
Semmai, forse era ( é )innamorata del mondo arabo o orientale, che con l’Islam è saldamente intrecciato, ma che è fatto di molteplici altre cose..Infatti, ricordo bene i post sul alcune donne saudite che sottolineavano per criticarla proprio la loro almeno apparente sottomissione.
By maria josé on Nov 2, 2006
Ritvan, non sforzarti di capire; ti si potrebbe consumare quel grammo di cervello che forse ti è ancora rimasto…. povera mamma…
By barbara on Nov 4, 2006
ciao a tutti..ankio sono innamorata del mondo arabo e anke dell’Islam ..non epr niente stavo epr convertirmi..ma so,ke la maggior parte dei nuovi convertiti diventano più stronzi di ki nasce musulmano..su quetso non c’è dubbioo.Faccio aprte di una associazione bolognese: Annassim:donne migranti e non delle due sponde del mediterraneo..associaizone di sole donne …ne ho viste di tutti i colori..donne muslmane tradite in nome di Allah..donne ripudiate perkè in Italia c’ sesso in abbondanza… E’ quetso il vero problema..la repressione sessuale religiosa..forse se i maskietti potessero avere le loro esperienze prima dle matrimonio tnati matrimoni sarebbero salvi..cmq Lia.sei una grande ma non ho cpaito se sei italiana o no
sana saida
dony
By Dony_Aziza on Dec 19, 2006
Ciao tutti.. Essendo una impiegata semplice non posso permettermi di avere un avvocato che mi costi tanto ma vedo che senza non posso far nulla.. nessuno mi ascolta.. Quindi ho bisogna di trovare un avvocato a milano veramente esperto nel divorzio islamico. Sono gia divorziata nel mio paese d’origine ma la legge qua non mi ha mai tutelata.. addirittura ha peggiorato la situazione .. mi potete aiutare???? Vi prego!!
By Annonima on May 3, 2007