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	<title>Commenti a: L&#8217;Haramlik, Magdi Allam e due chiacchiere con Sherif</title>
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	<description>Haramlik: parola araba che indica la parte della casa riservata alle donne. Questo è un haramlik disordinato.</description>
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		<title>Di: augusta</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/1136.php/comment-page-1#comment-11214</link>
		<dc:creator>augusta</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Dec 2006 04:12:14 +0000</pubDate>
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		<description>Secondo messaggio per Barbara:

Ho scoperto che esiste un sottosegretario (min. affari esteri) con delega agli Italiani nel mondo.
Eccone i dati:
Sen. Franco Danieli
sottosegretario ministero esteri, con delega agli Italiani nel mondo
Piazzale della Farnesina, 1 - 00194 ROMA 
Tel. 06.36911
relazioni.pubblico@esteri.it

Ed ecco il mio indirizzo e-mail
augusta.dep@libero.it

Se vuoi puoi scrivermi direttamente il tuo e ti manderò la lista di coloro cui l&#039;ho inviato 

augusta




</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo messaggio per Barbara:</p>
<p>Ho scoperto che esiste un sottosegretario (min. affari esteri) con delega agli Italiani nel mondo.<br />
Eccone i dati:<br />
Sen. Franco Danieli<br />
sottosegretario ministero esteri, con delega agli Italiani nel mondo<br />
Piazzale della Farnesina, 1 &#8211; 00194 ROMA<br />
Tel. 06.36911<br />
<a href="mailto:relazioni.pubblico@esteri.it">relazioni.pubblico@esteri.it</a></p>
<p>Ed ecco il mio indirizzo e-mail<br />
<a href="mailto:augusta.dep@libero.it">augusta.dep@libero.it</a></p>
<p>Se vuoi puoi scrivermi direttamente il tuo e ti manderò la lista di coloro cui l&#8217;ho inviato </p>
<p>augusta</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: augusta</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/1136.php/comment-page-1#comment-11213</link>
		<dc:creator>augusta</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2006 22:10:42 +0000</pubDate>
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		<description>per barbara_

Grazie.
Io l&#039;ho inviata a D&#039;Alema, Bindi, Ferraro, presidenti delle camere,alcuni deputati e senatori.
Finora ho avuto un segno di vita solo dalla Menapace ma cosa vuoi gli italiani in Palestina sono così pochi, elettoralmente ininfluenti ...
Quando penso allo sventolio di bandiere, patrie esibizioni per i quattro mercenari (fra cui morì il povero Quattrocchi..)...
Mogli, mariti e figli di Palestinesi, ancorché italiani, non tutelano in armi nessuna persona importante e danarosa.... vorrebbero solo vivere con dignità nella terra che hanno scelto per amore o dove sono nati...
Ci sono stati utili quando hanno votato, ma ora non ci sono elezioni, perché occuparci di loro?
Per loro &quot;non c&#039;é posto nell&#039;albergo&quot; (vangelo di Luca 2, 6).
Quando penso al papa che coccola embioni e classifica unioni e inneggia alle famiglie ...
be&#039; é meglio mi censuri.. penso che questo blog sia letto anche da persone per bene
augusta</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>per barbara_</p>
<p>Grazie.<br />
Io l&#8217;ho inviata a D&#8217;Alema, Bindi, Ferraro, presidenti delle camere,alcuni deputati e senatori.<br />
Finora ho avuto un segno di vita solo dalla Menapace ma cosa vuoi gli italiani in Palestina sono così pochi, elettoralmente ininfluenti &#8230;<br />
Quando penso allo sventolio di bandiere, patrie esibizioni per i quattro mercenari (fra cui morì il povero Quattrocchi..)&#8230;<br />
Mogli, mariti e figli di Palestinesi, ancorché italiani, non tutelano in armi nessuna persona importante e danarosa&#8230;. vorrebbero solo vivere con dignità nella terra che hanno scelto per amore o dove sono nati&#8230;<br />
Ci sono stati utili quando hanno votato, ma ora non ci sono elezioni, perché occuparci di loro?<br />
Per loro &#8220;non c&#8217;é posto nell&#8217;albergo&#8221; (vangelo di Luca 2, 6).<br />
Quando penso al papa che coccola embioni e classifica unioni e inneggia alle famiglie &#8230;<br />
be&#8217; é meglio mi censuri.. penso che questo blog sia letto anche da persone per bene<br />
augusta</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: barbara</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/1136.php/comment-page-1#comment-11212</link>
		<dc:creator>barbara</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2006 01:34:18 +0000</pubDate>
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		<description>Tonino, da quello che dici fai pensare di non aver letto bene tutto il blog di Lia..... ti consiglio un ripasso.

Augusta, quanto mi è cara la causa che tu stai curando così bene... mi domando cosa possiamo fare per essere più incisivi. Io intanto copio e incollo la tua lettera e chiedo a tutti i miei contatti di inviarlo al presidente della Repubblica.... ma direi che forse sarebbe bene inviarlo anche al compagno Dalema... e chiedo che facciano la stessa cosa con tutti i loro contatti a ognuno di loro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tonino, da quello che dici fai pensare di non aver letto bene tutto il blog di Lia&#8230;.. ti consiglio un ripasso.</p>
<p>Augusta, quanto mi è cara la causa che tu stai curando così bene&#8230; mi domando cosa possiamo fare per essere più incisivi. Io intanto copio e incollo la tua lettera e chiedo a tutti i miei contatti di inviarlo al presidente della Repubblica&#8230;. ma direi che forse sarebbe bene inviarlo anche al compagno Dalema&#8230; e chiedo che facciano la stessa cosa con tutti i loro contatti a ognuno di loro.</p>
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		<title>Di: Francesco</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/1136.php/comment-page-1#comment-11211</link>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2006 06:47:23 +0000</pubDate>
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		<description>a mettersi in mezzo in italia c&#039;è solo da perderci...se non altro la faccia, occhio ;)
non vorrei che un domani tu parlassi di mafia ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a mettersi in mezzo in italia c&#8217;è solo da perderci&#8230;se non altro la faccia, occhio ;)<br />
non vorrei che un domani tu parlassi di mafia ;)</p>
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		<title>Di: Tonino</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/1136.php/comment-page-1#comment-11210</link>
		<dc:creator>Tonino</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2006 03:22:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilcircolo.net/lia/1136.php#comment-11210</guid>
		<description>Quando si getta un sasso in un contesto statico e un po&#039; asfittico, fortemente personalizzato e polarizzato, può bastere poco per fare delle grosse onde. Comunque non parlo dell&#039;islam italiano che peraltro non conosco come realtà, ma dell&#039;idea che mi sono potuto fare delle relazioni dentro la parte pubblica di quest&#039;ultimo.
Io penso che la pubblicazione dell&#039;articolo di Allam sia un segnale positivo, al di là delle ragioni sue proprie, perché va preso come indicazione che si è aggiunto qualcosa di nuovo al dibattito, di fronte alla quale tutti sono bene o male portati a esprimersi. Lo considerei prima che per il contenuto e la persona proprio come un&#039;osservazione fenomenologica: una misura di quello che si sta muovendo nell&#039;ecosistema.

Rispetto al rischio di strumentalizzazione ha ragione Sherif a concludere che con un giornalismo che ha nel grottesco il suo registro preferenziale si esce stereotipati anche quando non si offre nessun appiglio, perciò a volte fare la frittata può essere il male minore se contemporaneamente si fa breccia su un argomento importante.

Sulla questione della separazione tra la tua vicenda personale e la battaglia pubblica non mi convinci granché e mi stupisco un po&#039; del tuo stupore. Non dico dal punto di vista della volontà che è cristallina, ma proprio a uno sguardo oggettivo. Questo è un blog personale che si è preso sempre la licenza di varcare la soglia tra le due sfere con consapevolezza, accortezza e libertà nel farlo. Mi sembra contro la logica delle cose pensare che nel momento in cui decidi di agganciare la tua &#039;vertenza&#039;, con tutti i suoi aspetti pratici e di coinvolgimento, a una questione generale e di principio la tua storia non venga proiettata in una dimensione più ampia.
Boh, mi sembra inevitabile, di più, mi sembra dichiarato: tu stessa hai detto di volerne fare un caso esemplare. Insomma o l&#039;una o l&#039;altra cosa. O smetti di parlare della tua separazione, che ti assicuro incombe chiaramente, è tangibilmente presente anche quando riduci gli accenni al minimo, e la releghi a una dimensione privata e protetta o rimane avviluppata a tutto il resto. Anche per la forma blog che è un porto di mare, lo sappiamo.

Come faceva notare un tuo commentatore in un post precedente, hai fatto un&#039;operazione in qualche modo uguale e contraria a quella di lui. Laddove lui collega il personale al politico per farsi velo delle sue contraddizioni individuali e quindi seppellire i suoi errori dietro la corazza ideologica e religiosa, tu rendi pan per focaccia facendo leva sulla questione collettiva per snidarlo e portarlo a più miti consigli. E&#039; difficile che giocando su questo terreno il tuo privato rimanga privato.
Per come la vedo io.

Ah, la licenza creative commons in questo caso lo esclude l&#039;uso commerciale, quale quello del corriere sicuramente è. Anche se credo che comunque entri in gioco il diritto di citazione, se ci si limita a stralci.

p.s. vi siete visti all&#039;acquario con Sherif?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si getta un sasso in un contesto statico e un po&#8217; asfittico, fortemente personalizzato e polarizzato, può bastere poco per fare delle grosse onde. Comunque non parlo dell&#8217;islam italiano che peraltro non conosco come realtà, ma dell&#8217;idea che mi sono potuto fare delle relazioni dentro la parte pubblica di quest&#8217;ultimo.<br />
Io penso che la pubblicazione dell&#8217;articolo di Allam sia un segnale positivo, al di là delle ragioni sue proprie, perché va preso come indicazione che si è aggiunto qualcosa di nuovo al dibattito, di fronte alla quale tutti sono bene o male portati a esprimersi. Lo considerei prima che per il contenuto e la persona proprio come un&#8217;osservazione fenomenologica: una misura di quello che si sta muovendo nell&#8217;ecosistema.</p>
<p>Rispetto al rischio di strumentalizzazione ha ragione Sherif a concludere che con un giornalismo che ha nel grottesco il suo registro preferenziale si esce stereotipati anche quando non si offre nessun appiglio, perciò a volte fare la frittata può essere il male minore se contemporaneamente si fa breccia su un argomento importante.</p>
<p>Sulla questione della separazione tra la tua vicenda personale e la battaglia pubblica non mi convinci granché e mi stupisco un po&#8217; del tuo stupore. Non dico dal punto di vista della volontà che è cristallina, ma proprio a uno sguardo oggettivo. Questo è un blog personale che si è preso sempre la licenza di varcare la soglia tra le due sfere con consapevolezza, accortezza e libertà nel farlo. Mi sembra contro la logica delle cose pensare che nel momento in cui decidi di agganciare la tua &#8216;vertenza&#8217;, con tutti i suoi aspetti pratici e di coinvolgimento, a una questione generale e di principio la tua storia non venga proiettata in una dimensione più ampia.<br />
Boh, mi sembra inevitabile, di più, mi sembra dichiarato: tu stessa hai detto di volerne fare un caso esemplare. Insomma o l&#8217;una o l&#8217;altra cosa. O smetti di parlare della tua separazione, che ti assicuro incombe chiaramente, è tangibilmente presente anche quando riduci gli accenni al minimo, e la releghi a una dimensione privata e protetta o rimane avviluppata a tutto il resto. Anche per la forma blog che è un porto di mare, lo sappiamo.</p>
<p>Come faceva notare un tuo commentatore in un post precedente, hai fatto un&#8217;operazione in qualche modo uguale e contraria a quella di lui. Laddove lui collega il personale al politico per farsi velo delle sue contraddizioni individuali e quindi seppellire i suoi errori dietro la corazza ideologica e religiosa, tu rendi pan per focaccia facendo leva sulla questione collettiva per snidarlo e portarlo a più miti consigli. E&#8217; difficile che giocando su questo terreno il tuo privato rimanga privato.<br />
Per come la vedo io.</p>
<p>Ah, la licenza creative commons in questo caso lo esclude l&#8217;uso commerciale, quale quello del corriere sicuramente è. Anche se credo che comunque entri in gioco il diritto di citazione, se ci si limita a stralci.</p>
<p>p.s. vi siete visti all&#8217;acquario con Sherif?</p>
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	<item>
		<title>Di: barbara</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/1136.php/comment-page-1#comment-11209</link>
		<dc:creator>barbara</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 23:18:05 +0000</pubDate>
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		<description>A meno che il nostro Allam non stia annusando aria di cambiamento e abbia deciso di salire sul nuovo carro. In fondo è già successo in passato che qualcuno sia stato illuminato sulla via di Damasco....

Ma che c&#039;è stata una manifestazione a Roma ieri su quest&#039;argomento? M&#039;hanno detto che interveniva anche Berluskoni! C&#039;era un sacco di gente che fischiava alla bandiera e all&#039;inno di Mameli...oddio bellissimo non è, però oramai era stato accettato da quasi tutti....

Sherif, sono felicissima di leggerti da queste parti.... smack :)
Lia mia cara, certo che hai sollevato un bel polverone...il tuo ex marito islamico starà brancolandoci dentro; ecco perchè non riesce a risolvere e combina tanti pasticci.
Egregio signore, io non so chi lei sia, ma le giuro che se si mette a disposizione con umiltà per aiutare la Causa, ammettendo ovviamente gli errori fatti nei confronti di Lia, io non la insulterò mai; anzi tanto di cappello per chi dimostrasse cotanto coraggio.
Ciao mia Giovanna d&#039;Arco!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A meno che il nostro Allam non stia annusando aria di cambiamento e abbia deciso di salire sul nuovo carro. In fondo è già successo in passato che qualcuno sia stato illuminato sulla via di Damasco&#8230;.</p>
<p>Ma che c&#8217;è stata una manifestazione a Roma ieri su quest&#8217;argomento? M&#8217;hanno detto che interveniva anche Berluskoni! C&#8217;era un sacco di gente che fischiava alla bandiera e all&#8217;inno di Mameli&#8230;oddio bellissimo non è, però oramai era stato accettato da quasi tutti&#8230;.</p>
<p>Sherif, sono felicissima di leggerti da queste parti&#8230;. smack :)<br />
Lia mia cara, certo che hai sollevato un bel polverone&#8230;il tuo ex marito islamico starà brancolandoci dentro; ecco perchè non riesce a risolvere e combina tanti pasticci.<br />
Egregio signore, io non so chi lei sia, ma le giuro che se si mette a disposizione con umiltà per aiutare la Causa, ammettendo ovviamente gli errori fatti nei confronti di Lia, io non la insulterò mai; anzi tanto di cappello per chi dimostrasse cotanto coraggio.<br />
Ciao mia Giovanna d&#8217;Arco!!</p>
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	<item>
		<title>Di: Abdel Nur</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/1136.php/comment-page-1#comment-11208</link>
		<dc:creator>Abdel Nur</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 19:33:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilcircolo.net/lia/1136.php#comment-11208</guid>
		<description>Leggendo la cronaca del dott. Allam, salta all&#039;occhio una differenza piuttosto fondamentale, rispetto ai toni dei tuoi interventi. 
Tu hai ripetutamente chiarito che non ti aspetti la creazione di un organo istituzionale italiano che vigili sui legami tra persone di fede musulmana. Si tratterebbe invece di incentivare all&#039;interno della stessa comunità un organo di monitoraggio e di tutela circa i divorzi tra credenti, e più in generale per ciò che concerne le questioni di applicazione effettiva e coerente di tutte quelle norme sharaitiche su cui colpevolmente &quot;si nicchia&quot; - ed il più delle volte, a tutto discapito delle donne. Almeno, io l&#039;ho capita così, riuscendo a leggerti a tarda notte, chiedo venia in caso d&#039;errata comprensione! 
D&#039;altra parte, il dott. Allam allarga molto lo spettro. La sua cronaca muove dalle premesse che va ponendo da qualche tempo, concentrandosi sul problema della poligamia, denunciata a più riprese come perniciosa, cancerogena per le radici culturali italiane. Infatti, le tue parole sono riportate appena qualche giorno dopo alla cronaca di un matrimonio di un uomo marocchino che praticamente ha infranto ogni precetto nei confronti delle proprie mogli. Va da sé: uomo additato come perfetto esempio del poligamo. 
Dunque, per il dott. Allam la tua vicenda è l&#039;ennesimo (?) sintomo del problema-poligamia: questo apre alla necessità di un intervento legislativo specifico, e dunque la minore delle ipotesi è che la consulta per le donne sia esterna alla comunità, quasi imposta e calata come un maglio pesante. 

In fondo, concordo col dott. Sebaie: non va male che la questione assuma una crescente rilevanza, il problema c&#039;è, e sarebbe ipocrita non porselo. Molto importanti sono i toni con cui lo si pone. E non potendo aspettarsi dal dott. Allam - come dall&#039;on. Santanché, tanto per dire - dei toni spiccatamente concilianti e collaborativi, si fa vieppiù necessario l&#039;intervento costruttivo del cosiddetto Islam italiano. Tanto variegato quanto silente, oggi giorno!
La Pace su di voi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo la cronaca del dott. Allam, salta all&#8217;occhio una differenza piuttosto fondamentale, rispetto ai toni dei tuoi interventi.<br />
Tu hai ripetutamente chiarito che non ti aspetti la creazione di un organo istituzionale italiano che vigili sui legami tra persone di fede musulmana. Si tratterebbe invece di incentivare all&#8217;interno della stessa comunità un organo di monitoraggio e di tutela circa i divorzi tra credenti, e più in generale per ciò che concerne le questioni di applicazione effettiva e coerente di tutte quelle norme sharaitiche su cui colpevolmente &#8220;si nicchia&#8221; &#8211; ed il più delle volte, a tutto discapito delle donne. Almeno, io l&#8217;ho capita così, riuscendo a leggerti a tarda notte, chiedo venia in caso d&#8217;errata comprensione!<br />
D&#8217;altra parte, il dott. Allam allarga molto lo spettro. La sua cronaca muove dalle premesse che va ponendo da qualche tempo, concentrandosi sul problema della poligamia, denunciata a più riprese come perniciosa, cancerogena per le radici culturali italiane. Infatti, le tue parole sono riportate appena qualche giorno dopo alla cronaca di un matrimonio di un uomo marocchino che praticamente ha infranto ogni precetto nei confronti delle proprie mogli. Va da sé: uomo additato come perfetto esempio del poligamo.<br />
Dunque, per il dott. Allam la tua vicenda è l&#8217;ennesimo (?) sintomo del problema-poligamia: questo apre alla necessità di un intervento legislativo specifico, e dunque la minore delle ipotesi è che la consulta per le donne sia esterna alla comunità, quasi imposta e calata come un maglio pesante. </p>
<p>In fondo, concordo col dott. Sebaie: non va male che la questione assuma una crescente rilevanza, il problema c&#8217;è, e sarebbe ipocrita non porselo. Molto importanti sono i toni con cui lo si pone. E non potendo aspettarsi dal dott. Allam &#8211; come dall&#8217;on. Santanché, tanto per dire &#8211; dei toni spiccatamente concilianti e collaborativi, si fa vieppiù necessario l&#8217;intervento costruttivo del cosiddetto Islam italiano. Tanto variegato quanto silente, oggi giorno!<br />
La Pace su di voi.</p>
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		<title>Di: augusta</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/1136.php/comment-page-1#comment-11207</link>
		<dc:creator>augusta</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 13:45:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilcircolo.net/lia/1136.php#comment-11207</guid>
		<description>Fra divorzi islamici, separazioni imposte e nuovi esodi.
Dal mio diario di ieri, sabato
augusta

Ormai le notizie che non riesco a pubblicare nel mio diario e invecchiano nel mio promemoria superano quelle che pubblico.
Non mi sento però di trascurare quella che segue perché credo sia importante conoscerla, dato che la drammatica situazione che segnala sembra essere di imminente realizzazione.
Da parte mia ho scritto al Presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio; ora informerò anche qualche ministro e qualche parlamentare e cercherò di diffondere l’informazione, sperando ne nasca una catena.
Non posso dimenticare che la lettera che ho scritto il 3 luglio al Ministro della Solidarietà sociale (pubblicata il 15 dello stesso mese) sulla questione dei bambini palestinesi nelle carceri israeliane é rimasta totalmente inevasa. Vorrei scoraggiarmi ma non me lo consento. Mi chiedo se lasceranno perdere anche i diritti violati dei cittadini italiani colpevoli di aver formato una famiglia in Palestina e se un governo che ha un ministro per la famiglia può consentire con il silenzio a che le famiglie italiane d’altrove siano fatte a pezzi..
Sullo stesso argomento Ha’aretz ieri (www.haaretz.com) aveva pubblicato un editoriale  che, se potrò, tradurrò.
Si tratta di “Fall in love only with Jews  By Haaretz Editorial (Editorial &amp; Op-Ed 01/12/2006 10:05)”
Prima di andare alla lettera al Presidente, che descrive la situazione cui poco fa ho fatto riferimento, date un’occhiata all’appello che un mio fedelissimo lettore ha inserito nei commenti del precedente diario (é il secondo).
Naturalmente la lettera al presidente era firmata.                      augusta


Al Presidente della Repubblica
on. Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale 
00187           ROMA                                                                        Udine 2 dicembre 2006

Signor Presidente, 
sono una cittadina italiana e Le scrivo per comunicarLe una situazione drammatica, cui sono soggetti cittadini (e soprattutto cittadine) italiani residenti per matrimonio nei Territori Palestinesi Occupati.
Certamente tale situazione Le è nota ma non riesco negarmi il diritto alla parola per descrivere una realtà che mi turba, anche perché coinvolge mie concittadine e concittadini.
Ha scritto Amira Hass, coraggiosa giornalista israeliana corrispondente da Ramallah del quotidiano israeliano Ha’aretz, “105 coniugi e bambini con carta di identità palestinese e residenti in Cisgiordania hanno di recente ricevuto dalle autorità israeliane un  : entro la fine dell’anno dovranno lasciare casa, lavoro, parenti e amici, oppure trasferirsi con l’intera famiglia. 
Malgrado il risalto dato alla politica israeliana dell’ e le proteste di diplomatici statunitensi ed europei contro le discriminazioni di cui sono vittime alcuni loro concittadini, Israele porta avanti la sua silenziosa politica di espulsione”.
Non osavo scrivere sulla base delle mie personali conoscenze in quei luoghi – da sola non posso far altro che condividere dolore che spesso amiche palestinesi mi comunicano - ma, confortata ora dalla testimonianza di Amira Hass, mi rivolgo a Lei non per porre alla Sua attenzione una situazione generale (che meriterebbe, a mio parere, l’intervento della comunità internazionale) ma per chiedere il Suo interessamento di persona che, dai discorsi che ho avuto l’opportunità di ascoltare, ho capito essere attenta a garantire anche i diritti individuali, in particolare di coloro la cui contrattualità sociale è debole.
Vorrei poter dire ai cittadini e cittadine italiani residenti in Palestina che il Capo del loro stato li conosce e ne tutela i diritti fondamentali.
Mi spiego: queste persone, anche se sposate da molti anni, non hanno la cittadinanza del paese –inesistente come stato- in cui vivono e ogni tre mesi devono pagare un’imposta allo stato di Israele. 
Ogni due anni circa arriva loro “l’ultimo visto”, il che finora ha significato il ritorno al loro paese d’origine per rientrare poi in Israele (a differenza di ciò che accade ai Palestinesi autoctoni possono servirsi dell’aeroporto internazionale di Tel Aviv) e ricominciare a versare il trimestrale tributo.
Ora “l’ultimo visto” assume il significato di una condanna senza appello: temono infatti di non poter rientrare.
Molti di loro non dispongono del passaporto perché lo hanno consegnato alle autorità competenti all’atto della richiesta del rinnovo del visto che non hanno (ancora?) ricevuto. Di conseguenza non hanno avuto in restituzione nemmeno il passaporto, né sanno dove si trovi, sperduto negli uffici (israeliani o palestinesi?), irreperibile al momento a seguito degli scioperi incrociati dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni nello stato di Israele e nei Territori Palestinesi.
E’ importante sottolineare che la situazione di queste persone è assimilabile a quella di “turisti”, anche se vivono nei Territori da molti anni. Il passaporto quindi è la loro unica, riconoscibile identità.
Sanno quindi di non poter uscire e di trovarsi di conseguenza clandestini nel paese in cui sono arrivati per costruire una famiglia, perciò soggetti ad espulsione e quindi condannati al non ritorno, a una sorta di separazione coatta, che potrebbe anche comportare la separazione definitiva dai figli, pur se bambini.
Valga un esempio: una signora, madre di una famiglia numerosa, ha ricevuto “l’ultimo visto”. 
E’ fra i fortunati che hanno rinnovato il passaporto prima degli scioperi, ma il suo ultimo piccolissimo bimbo non vi è registrato (allora non era ancora nato) quindi non può uscire.
Che deve fare questa signora, mia concittadina? Abbandonare il suo piccolo, che allatta, o farsi clandestina per assicurargli il nutrimento, a rischio di perderlo?
Non posso ignorare il fatto che quel piccolo, dovrebbe essere garantito dalla legge 27 maggio 1991 n. 176 che ratifica la Convenzione di New York del 1989, che tutela i diritti dei minori.
La ringrazio per l’attenzione che vorrà prestarmi e la saluto rispettosamente</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Fra divorzi islamici, separazioni imposte e nuovi esodi.<br />
Dal mio diario di ieri, sabato<br />
augusta</p>
<p>Ormai le notizie che non riesco a pubblicare nel mio diario e invecchiano nel mio promemoria superano quelle che pubblico.<br />
Non mi sento però di trascurare quella che segue perché credo sia importante conoscerla, dato che la drammatica situazione che segnala sembra essere di imminente realizzazione.<br />
Da parte mia ho scritto al Presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio; ora informerò anche qualche ministro e qualche parlamentare e cercherò di diffondere l’informazione, sperando ne nasca una catena.<br />
Non posso dimenticare che la lettera che ho scritto il 3 luglio al Ministro della Solidarietà sociale (pubblicata il 15 dello stesso mese) sulla questione dei bambini palestinesi nelle carceri israeliane é rimasta totalmente inevasa. Vorrei scoraggiarmi ma non me lo consento. Mi chiedo se lasceranno perdere anche i diritti violati dei cittadini italiani colpevoli di aver formato una famiglia in Palestina e se un governo che ha un ministro per la famiglia può consentire con il silenzio a che le famiglie italiane d’altrove siano fatte a pezzi..<br />
Sullo stesso argomento Ha’aretz ieri (www.haaretz.com) aveva pubblicato un editoriale  che, se potrò, tradurrò.<br />
Si tratta di “Fall in love only with Jews  By Haaretz Editorial (Editorial &#038; Op-Ed 01/12/2006 10:05)”<br />
Prima di andare alla lettera al Presidente, che descrive la situazione cui poco fa ho fatto riferimento, date un’occhiata all’appello che un mio fedelissimo lettore ha inserito nei commenti del precedente diario (é il secondo).<br />
Naturalmente la lettera al presidente era firmata.                      augusta</p>
<p>Al Presidente della Repubblica<br />
on. Giorgio Napolitano<br />
Palazzo del Quirinale<br />
00187           ROMA                                                                        Udine 2 dicembre 2006</p>
<p>Signor Presidente,<br />
sono una cittadina italiana e Le scrivo per comunicarLe una situazione drammatica, cui sono soggetti cittadini (e soprattutto cittadine) italiani residenti per matrimonio nei Territori Palestinesi Occupati.<br />
Certamente tale situazione Le è nota ma non riesco negarmi il diritto alla parola per descrivere una realtà che mi turba, anche perché coinvolge mie concittadine e concittadini.<br />
Ha scritto Amira Hass, coraggiosa giornalista israeliana corrispondente da Ramallah del quotidiano israeliano Ha’aretz, “105 coniugi e bambini con carta di identità palestinese e residenti in Cisgiordania hanno di recente ricevuto dalle autorità israeliane un  : entro la fine dell’anno dovranno lasciare casa, lavoro, parenti e amici, oppure trasferirsi con l’intera famiglia.<br />
Malgrado il risalto dato alla politica israeliana dell’ e le proteste di diplomatici statunitensi ed europei contro le discriminazioni di cui sono vittime alcuni loro concittadini, Israele porta avanti la sua silenziosa politica di espulsione”.<br />
Non osavo scrivere sulla base delle mie personali conoscenze in quei luoghi – da sola non posso far altro che condividere dolore che spesso amiche palestinesi mi comunicano &#8211; ma, confortata ora dalla testimonianza di Amira Hass, mi rivolgo a Lei non per porre alla Sua attenzione una situazione generale (che meriterebbe, a mio parere, l’intervento della comunità internazionale) ma per chiedere il Suo interessamento di persona che, dai discorsi che ho avuto l’opportunità di ascoltare, ho capito essere attenta a garantire anche i diritti individuali, in particolare di coloro la cui contrattualità sociale è debole.<br />
Vorrei poter dire ai cittadini e cittadine italiani residenti in Palestina che il Capo del loro stato li conosce e ne tutela i diritti fondamentali.<br />
Mi spiego: queste persone, anche se sposate da molti anni, non hanno la cittadinanza del paese –inesistente come stato- in cui vivono e ogni tre mesi devono pagare un’imposta allo stato di Israele.<br />
Ogni due anni circa arriva loro “l’ultimo visto”, il che finora ha significato il ritorno al loro paese d’origine per rientrare poi in Israele (a differenza di ciò che accade ai Palestinesi autoctoni possono servirsi dell’aeroporto internazionale di Tel Aviv) e ricominciare a versare il trimestrale tributo.<br />
Ora “l’ultimo visto” assume il significato di una condanna senza appello: temono infatti di non poter rientrare.<br />
Molti di loro non dispongono del passaporto perché lo hanno consegnato alle autorità competenti all’atto della richiesta del rinnovo del visto che non hanno (ancora?) ricevuto. Di conseguenza non hanno avuto in restituzione nemmeno il passaporto, né sanno dove si trovi, sperduto negli uffici (israeliani o palestinesi?), irreperibile al momento a seguito degli scioperi incrociati dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni nello stato di Israele e nei Territori Palestinesi.<br />
E’ importante sottolineare che la situazione di queste persone è assimilabile a quella di “turisti”, anche se vivono nei Territori da molti anni. Il passaporto quindi è la loro unica, riconoscibile identità.<br />
Sanno quindi di non poter uscire e di trovarsi di conseguenza clandestini nel paese in cui sono arrivati per costruire una famiglia, perciò soggetti ad espulsione e quindi condannati al non ritorno, a una sorta di separazione coatta, che potrebbe anche comportare la separazione definitiva dai figli, pur se bambini.<br />
Valga un esempio: una signora, madre di una famiglia numerosa, ha ricevuto “l’ultimo visto”.<br />
E’ fra i fortunati che hanno rinnovato il passaporto prima degli scioperi, ma il suo ultimo piccolissimo bimbo non vi è registrato (allora non era ancora nato) quindi non può uscire.<br />
Che deve fare questa signora, mia concittadina? Abbandonare il suo piccolo, che allatta, o farsi clandestina per assicurargli il nutrimento, a rischio di perderlo?<br />
Non posso ignorare il fatto che quel piccolo, dovrebbe essere garantito dalla legge 27 maggio 1991 n. 176 che ratifica la Convenzione di New York del 1989, che tutela i diritti dei minori.<br />
La ringrazio per l’attenzione che vorrà prestarmi e la saluto rispettosamente</p>
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