Mamma li media – Comunicato blog sulla poligamia

5 dicembre 2006 – 18:11

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Il bello dei blog è a) che tu dici esattamente ciò che intendi dire e b) che tutto ciò che dici rimane facilmente recuperabile da chiunque lo voglia leggere.

E siccome è sbucato un mare di giornalisti che vorrebbero sapere cosa ne penso io della poligamia, facciamo così: lo scrivo qui, ciò che ne penso, e non se ne parla più.
Anche perché, diciamocelo, una vorrebbe litigare con una persona alla volta ed io, per il momento, sto già dando. Non dico che poi mi dispiacerebbe farmelo pagare da qualche giornale calunnioso, il mobilio della casetta nuova, però di fondo sono una tipa pigra e, se posso evitare di incavolarmi, lo evito volentieri.

Cosa ne penso della poligamia, quindi?
Che mi pare assolutamente interessante.
Purché sia correttamente intesa, appunto.
E, se proprio dobbiamo essere pruriginosi, dichiaro quanto segue: che la cosa che meno mi preoccupava e mi preoccupa, in tutta la mia nota vicenda divorzile, erano gli impegni del mio ex amato bene al di là della sottoscritta.

La poligamia non l’ha inventata l’islam: di poligami è pieno il mondo cristiano e pure quello ateo, ebraico o buddista. Faccio fatica a farmi venire in mente un amico o un parente che non lo sia o non lo sia stato. Tu che mi leggi, probabilmente lo sei. E pure tu che mi vorresti intervistare per farmi dire chissà cosa, e vediamo se sei abbastanza veloce da prendermi. Sei poligamo? Quante donne hai? Parliamone, racconta.

La poligamia c’è, ovunque, e l’islam si limita a regolarla.
E quindi non dice: “Siate poligami!”
Dice: “Sarebbe meglio non essere poligami ma, se proprio dovete esserlo, per un motivo o per un altro, le regole da seguire per non commettere peccato sono le seguenti: 1) Te le sposi, le tue donne, e tieni presente che ogni moglie ha il diritto di essere mantenuta durante il matrimonio e pure durante la separazione – anche se è ricca, se lavora o se ti è compagna e non lo vuole rivendicare, questo diritto; è un diritto comunque. Ne hai una? Ne mantieni una. Ne hai due? Ne mantieni due. E così via. 2) Avere più mogli comporta il principio di equità di trattamento. Quello che fai per una, lo fai pure per l’altra. 3) Non c’è gerarchia tra mogli: ognuna va intesa come a sé stante.

Vi rendete conto, vero, che non esiste incentivo alla monogamia più efficace, per un musulmano credente, di queste piccole regole da rispettare?

Se, poi, un uomo è disposto a imbarcarsi in queste regole, che sia poligamo. E a me può andare benissimo essergli prima, seconda, terza o quarta moglie, se ne ho voglia. Se invece non è disposto a rispettarle, queste norme, anziché chiamarlo “musulmano poligamo” lo chiameremo “uomo che tradisce la moglie con un’altra donna”.
Non è un certificato di matrimonio da moschea ciò che cambia questa realtà: sarai un adultero certificato, al massimo, ma non certo un marito musulmano nel senso vero del termine.

Infatti – tanto per fare un esempio personale a beneficio di una maggiore chiarezza – io non sto affatto accusando il mio ex marito di essersi comportato in modo islamico.
Il mio problema è che si è comportato, nella fase di divorzio, in modo anti-islamico.
Di conseguenza, lo invito a comportarsi in modo più islamico.
E’ semplice, credo.

Detto questo, osservo anche che:

1) E’ già stato detto su questo blog che in Italia tende a manifestarsi un islam un po’ buzzurro, abbastanza fai-da-te, nel quale ognuno si fa le regole a sua convenienza. E’ ovvio che più hai potere contrattuale, in una coppia o in una situazione, e più la tua versione casereccia – o ipocritella – dell’islam si impone. E’ interesse soprattutto dei musulmani interrompere il circolo di impunità nel quale questa situazione prospera e che di islamico non ha davvero un granché.

2) Mi pare abbastanza discutibile la posizione recentemente assunta da quei musulmani che dicono, in pratica: “La poligamia è un accordo tra privati su cui nessuno ha niente da dire, esattamente come lo Stato non si impiccia degli adulteri”. O meglio: mi andrebbe benissimo, purché si aggiungesse: “Noi adotteremo al nostro interno gli strumenti di verifica e tutela necessari affinché, comunque, i diritti religiosi delle donne che contraggono matrimonio islamico – prime, seconde o terze che siano – non siano calpestati in nome di un islam che, interpretato alla pecoreccia, getta solo discredito sulla nostra religione e sulla comunità tutta.” Come già è stato osservato mille volte su questo blog, una comunità degna di questo nome non dovrebbe limitarsi a difendersi. Dovrebbe attivare strumenti di tutela per i suoi membri più deboli. Altrimenti non si capisce quale utilità abbia, francamente.

Piccola postilla: Aggiugerei solo che, come si suol dire, diffido chiunque dall’attribuirmi anche una sola parola che io non abbia pronunciato: qui, davvero, non abbiamo nessuna simpatia per gli islamofobi. Sarebbe una gioia poterlo dimostrare.

  1. 28 Responses to “Mamma li media – Comunicato blog sulla poligamia”

  2. Mi sembra un ragionamento logico e lucido, ma vorrei, se puoi, una precisazione.

    Le regole che proponi si applicano, ovviamente, sia alla poligamia di un uomo con più donne che a quella di una donna con più uomini.

    Temo che qui l’islam come razionalizzatore ti viene incontro un po’ meno…

    O no?

    By Roberto Dadda on dic 5, 2006

  3. Roberto, guarda: le regole non sono mie, sono quelle islamiche. Ma, francamente, non mi pare una battaglia femminile quella di rivendicare l’obbligo di mantenere uno, due, tre o quattro mariti.

    Va bene che ne abbiamo fatte tante, di battaglie autolesionistiche, ma questa sarebbe francamente esagerata.

    By lia on dic 5, 2006

  4. No No NO! Quella battaglia no! E comunque, a divorzio finito, posterai FINALMENTE tutte le puntate mancanti di Lia&Genova?

    By mir on dic 5, 2006

  5. Non vedo l’ora, Mir. :)

    By lia on dic 5, 2006

  6. Lia, ma allora perchè fare una battaglia per permettere a un uomo di mantenere una, due, tre, quattro mogli? Questo non è autolesionista?
    Quella islamica in realtà non è poligamia, è poliginia. Esistono culture in cui è presente la poliandria. Se uno stato democratico accettasse la poligamia in nome della parità dovrebbe essere poligamia toutcourt(poliginia+poliandria).
    Io la vedo complicata.

    By Fla on dic 5, 2006

  7. Ti stupirò, ma lo avevo capito che le regole islamiche non le hai inventate tu, ma ne parli per dare una giustificazione alla poligamia ed allora ti chiedo come puoi ammettere che ci sia una visione morale tanto diversa tra uomini e donne.

    Io faccio molta fatica ad accettarla, a qualsiasi regola sociale, politica o religiosa sia legata.

    Ammetto la mia ignoranza: come vede l’islam la poligamia della donna?

    bob

    By roberto Dadda on dic 5, 2006

  8. Fla: non faccio nessuna battaglia per fare accettare la poligamia a nessuno Stato. Non posso ripeterlo un milione di volte. Non l’ho proprio mai tirato in ballo, lo Stato.
    Parlo, invece, di autoregolamentazione all’interno dell’islam italiano affinché i divorzi diventino più islamicamente corretti di quanto siano al momento. E che sia il divorzio di una moglie singola o quello di una seconda, terza o quarta moglie, poco mi importa.

    Guarda che il punto è quello: è dal divorziare per bene, che partono i diritti reali. Il resto, perdonami, è aria fritta: tu non puoi impedire a un uomo di avere più donne solo perché lui, a differenza di un cristiano, questa cosa la vorrebbe certificare con un pezzetto di carta datogli da un imam.
    E’ però legittimo che chi è disposto a prendere sul serio il discorso dell’islam italiano – che è anche politico e che sottolinea spesso e volentieri quanto le donne siano tutelate dal Corano – chieda che questo discorso abbia un’applicazione coerente nella loro realtà interna.

    Bob: lo vede come adulterio. Non lo regola. Non tutela i secondi mariti delle donne. Potresti lanciarla tu, la campagna affinché i loro diritti di mariti siano riconosciuti.

    By lia on dic 5, 2006

  9. Non vorrei sbagliare ma mi pare che in Italia non si possa avere piu di una moglie:-) Quando tu parli di piu’ mogli, a cosa ti riferisci esattamente?Mi sfugge qualcosa.-

    By Ermete on dic 6, 2006

  10. Non sarebbe il caso di fare il nome di colui che predica bene e razzola male ?

    By Carlo on dic 6, 2006

  11. Ciao, Lia!
    Un sentito grazie per aver parlato di poligamia in modo così semplice e lineare…spero che le tue parole giungano a chi crede ancora che ogni musulmano disponga di un popoloso harem!

    By Silvia on dic 6, 2006

  12. Lia, fino a un certo punto la logica del tuo discorso è impeccabile. E descrive bene una parte dei motivi per cui io, pur senza essere islamico, ho scelto di essere monogamo.
    Però, da un altro punto di vista, mi sembra che il tuo ragionamento metta in sordina quelle ambiguità che invece sono inerenti alla posizione islamica sulla poligamia.
    La tua richiesta all’Islam italiano di autoregolamentarsi rispetto al divorzio, per esempio, non fa chiarezza su chi dovrebbe esserne toccato.
    Se, come fai notare, l’Islam non prescrive, ma solamente permette la poligamia, allora è perfettamente lecito allo stato italiano vietarla, e la comunità islamica dovrebbe scoraggiare i residenti italiani che vogliono praticarla. Tanto per intenderci, se la mia religione non mi impone di pagare le tasse, ciò non è un motivo sufficiente per evaderle.
    Lo status matrimoniale non è un fatto privato o di mera coscienza. E’ un impegno pubblico e comunitario, e come tale va adempito nel rispetto sostanziale delle leggi dello stato in cui si risiede.
    Quindi, tranne che in casi molto particolari, la comunità islamica dovrebbe semplicemente aiutare i coniugi in conflitto ad accordarsi in armonia con ciò che prescrive la legge italiana in materia, con l’eventuale aggiunta, quando necessaria, di accordi volontari fra le parti secondo lo spirito del diritto islamico.
    Però, sottolineo, qui il diritto islamico ha una funzione sussidiaria, non sostitutiva di quello civile. Altrimenti si finisce con il sostenere il diritto della comunità islamica a uno spazio legale e sociale separato che è proprio uno dei principali cavalli di battaglia dell’antislamismo.

    Franco

    By Franco on dic 6, 2006

  13. Lia, l’avevo capito che tu non vuoi lanciare una campagna per il riconoscimento civile della poligamia, ti interessa di più la discussione interna all’islam.
    Ma molti altri questo problema se lo pongono perchè difficilmente una situazione del genere può restare avulsa dall’ambito legale. Ad esempio, nel caso dell’immigrazione: il ricongiungimento familiare è concesso alla prima moglie, alla seconda, alla terza, o a tutte e tre? Una seconda moglie, se non riconosciuta dallo stato, ha diritto ai contributi familiari o all’assegnazione di una casa popolare dallo Stato come unico genitore del nucleo familiare? Anche se il bravo marito islamico provvede a lei esattamente come alla prima moglie, che però per la legge risulta sposata e quindi non genitore single? I figli delle seconde e terze e quarte mogli ai fini ereditari sono considerati figli naturali riconosciuti o figli legittimi (c’è ancora una piccola differenza, i figli legittimi restano comunque avvantaggiati). Come vedi i problemi non sono pochi, e sono pratici, non ideologici.
    Diverso è il caso di un uomo o una donna che hanno amanti. Per coerenza tu non puoi promettere a una donna una “posizione” da moglie, quando per la legge lei rimane un’adultera. La buona volontà del singolo non basta.
    Ho capito che tu tenti una moralizzazione all’interno del contesto islamico, e lo trovo meritorio. Ma secondo me difficilmente un’obbligazione morale troverà piena applicazione, perchè le mancano i due attributi fondamentali che fanno la legge efficace: coercizione e sanzione.
    Penso che non esistano un buon divorzio islamico, un buon divorzio cristiano (perchè tra l’altro solo i cattolici non riconoscono il divorzio, ortodossi e protestanti lo fanno), un buon divorzio ebraico o un buon divorzio buddista. Esiste solo un buon divorzio civile.
    Detto questo io mi rimetto a seguire con interesse la tua vicenda, e sarò comunque contenta per ogni “punto” che segnerai. In questa intricata battaglia io faccio il tifo per te.

    By Fla on dic 6, 2006

  14. Ops, mi sono accorta di un errore. Volevo dire: “Per coerenza tu non puoi promettere a una donna una “posizione” da moglie, quando per la legge tu rimani un adultero.” Nell’accavallarsi di mogli, mariti, primi e secondi e terzi matrimoni mi sono confusa.

    By Fla on dic 6, 2006

  15. Premesso che concordo pienamente con i concetti espressi nel post, intervengo un attimo in risposta a Franco.
    Lui diceva:
    Se, come fai notare, l’Islam non prescrive, ma solamente permette la poligamia, allora è perfettamente lecito allo stato italiano vietarla, e la comunità islamica dovrebbe scoraggiare i residenti italiani che vogliono praticarla.
    Quindi, seguendo il ragionamento di Franco,lo stato italiano deve vietare la poligamia. Quindi, magari, tutti i poligami devono essere multati. Ma, se lo stato italiano decide di vietare la poligamia, la vieterà a tutti e non solamente ai musulmani.
    Non è l’adulterio che si va a multare, ma la poligamia.
    Il musulmano sposato in moschea è per lo stato italiano un convivente e quindi uno che risulta “celibe” a tutti gli effetti di legge, mentre il musulmano sposato civilmente è per lo stato italiano un uomo sposato con una sola donna e quindi, nell’uno e nell’altro caso, i musulmani non commettono nulla di illegale in nessun caso.
    Quale dovrebbe essere il criterio per distinguere il poligamo dall’adultero? Il fatto che le due o più donne abbiano la residenza a casa sua? Può davvero essere un criterio valido? Oppure denunce anonime?
    Il nostro problema comunque non è la poligamia. Non vuoi essere la seconda moglie? Non ti sposi uno già sposato. Non vuoi essere la prima moglie di un poligamo?? Metti scritto bello grosso sul contratto matrimoniale il tuo bel divieto poligamico, con tanto di penalità – bella cospicua – in caso di inadempienza!
    Invece il vero problema è la necessità di una riforma interna dell’islam che deve partire dal basso e cioè dai musulmani stessi e non riguarda in nessun modo lo stato italiano. In questa campagna di riforma per l’islamizzazione dell’islam le musulmane devono stare in prima linea. Se siamo brave a consigliare alla sorella di indossare il velo e non mangiare maiale, dobbiamo essere ancora più brave a sostenerci nelle difficoltà e, per esempio, a consigliarci vicendevolmente le precauzioni più islamicamente corrette affinchè un matrimonio islamico possa anche essere un rapporto d’amore felice. La questione è complessa, ma discuterne pubblicamente serve. E serve proprio a sfatare tutte le false voci che girano sull’islam e i musulmani: che vogliamo imporre la poligamia agli italiani, che vogliamo che il matrimonio islamico abbia valore legale, che vogliamo il fallimento delle ditte di salumi.
    No. Non è così. Checchè ne dicano i giornalisti!
    A presto.
    Khadi

    By Khadi on dic 6, 2006

  16. Vorrei, se possibile, rispondere a Khadi e precisare meglio il mio pensiero sul matrimonio.
    Non discende logicamente dal mio ragionamento che lo stato italiano ‘deve’ vietare la poligamia, ma solo che, se questa è la volontà della maggioranza degli italiani, allora può farlo senza ledere i diritti fondamentali dei musulmani.
    Quanto agli altri problemi posti da Khadi, io credo, come ho scritto, che il matrimonio sia un atto pubblico, che non riguarda solo i coniugi, e che quindi vada ufficializzato di fronte all’intera comunità rappresentata dallo stato. (Forse da questo si capisce anche che i PACS mi lasciano molto perplesso, ma si tratta di un altro argomento.)
    Secondo me il matrimonio solo in moschea, come quello fatto solamente in chiesa, è un affare privato, utile e persino necessario in taluni casi, ma assolutamente da non generalizzare.
    Quanto alla convivenza e all’adulterio, anche in questo caso si tratta di questioni private e personali. Per me le persone sposate solo in moschea sono solo dei conviventi che hanno regolarizzato la loro posizione di fronte a Dio, ma non di fronte allo stato. Invece la registrazione civile del matrimonio è la via per realizzare la pienezza dei diritti e dei doveri matrimoniali. Quindi, concludo, alla domanda se il musulmano può essere poligamo in Italia, la mia risposta è un sostanziale no. Se si sposa solo in moschea nega alla propria compagna la pienezza dei suoi diritti. Se si sposa anche civilmente, potendo farlo una volta sola, negherà alle altre mogli l’uguaglianza con la prima.
    Ciao.
    Franco

    By Franco on dic 7, 2006

  17. Io credo proprio che il problema sia questo… il fatto che il matrimonio islamico sia lontanto anni luce dallo stato e dalle sue leggi. Sono pienamente d’accordo con il post di Franco
    Kim

    By kim on dic 7, 2006

  18. Sono decisamente favorevole alla poligamia (tra l’altro condivido anche il tuo punto di vista sull’Islam-fai-da-te, ma vabbé). Personalmente già gestire una sola moglie mi affaticherebbe non poco, comunque, non capisco perché porre dei limiti artificiosi.

    By prostata on dic 7, 2006

  19. Ti ringrazio, Franco, per le precisazioni che hanno chiarito di molto il tuo ragionamento. Nell’ottica del secondo commento ti trovi assolutamente d’accordo anche con alcune donne musulmane italiane che sarebbero propense ad una “campagna” all’interno delle comunità islamiche che promuova il matrimonio civile per tutti coloro che non hanno problemi particolari, facendo in modo che il matrimonio esclusivamente islamico sia rivolto ai casi particolari: ai separati che non hanno ancora ottenuto il divorzio legale, per esempio.
    Personalmente non mi ritrovo in questa idea e, visto che in italia e altrove la convivenza è legale, non mi sento di andare contro le istituzioni se convivo con qualcuno con cui sono anche sposata islamicamente e non mi sembra che questo possa o debba dare fastidio a qualcuno, anzi. Non ci si può andare a sposare in Comune perchè tutti gli italiani lo fanno e per non far sparlare le comari del paese o i giornalisti. Occorre invece valutare consapevolmente se la coppia ha bisogno di “quei” diritti che lo stato può offrire e se è opportuno impegnarsi con “quei” doveri, che sono differenti dai diritti e doveri del contratto islamico. Certo, se non ti sposi civilmente non avrai le detrazioni per la moglie a carico e, se muori, tua moglie non potrà usufruire della tua pensione e non erediterà proprio un bel niente, a meno che tu non ti sia organizzato prima in suo favore, mentre, nel caso in cui ci sia un divorzio, c’è la possibilità che i coniugi debbano versare sul conto dei rispettivi avvocati molto più di quanto si ritrovino a guadagnare in un anno e anche di quanto la parte più debole riesca ad ottenere per se stessa e per il mantenimento dei figli. Ogni caso va quindi valutato e pensato, con responsabilità e con criterio e non so fino a che punto si possa imporre ai musulmani questo o quello, visto che questo o quello non s’impone a nessun altro membro della società civile. Per questo è indispensabile che le moschee si dotino di legali, sociologi, consulenti matrimoniali, in grado di dare risposte tanto istituzionali quanto islamiche alla gente. Il matrimonio islamico non è “lontano anni luce dallo stato e dalle sue leggi”, come dice Kim, ma è semplicemente un’altra cosa ed è legale, tanto quanto un’altra qualsiasi convivenza tra due o più persone.
    Mi rendo conto che si tratta di una questione delicata e complicata, ma non si chiede allo stato italiano di venirci a sbrogliare la matassa. Si chiede invece a tutta la comunità islamica, ad ogni membro di essa, una riflessione sul tema e un po’ di attivismo.
    Inshallah ;-)
    Khadi

    By Khadi on dic 7, 2006

  20. Typekey non funziona

    Il sito su cui stai cercando di lasciare un commento non si è registrato per questa funzione. Se puoi avverti il proprietario.

    By Youssouf on dic 7, 2006

  21. La poligamia in italia non è praticabile per un motivo molto semplice: non avendo ancora siglato l’intesa con lo stato italiano, viene riconosciuto, evidentemente, il matrimonio solo con la prima moglie, o comunque quella con cui si è contratto anche il matrimonio civile .Va da se, quindi, che verrebbe meno il requisito principale per poter sposare più di una donna, cioè mantenere l’assoluta eguaglianza di trattamento fra le spose. Anche secondo i grandi ulama odierni (Qaradhawi ad esempio) non è possibile nei paesi non musulmani applicare diritti sanciti dalla shari’a se questi infrangono le leggi del paese in cui si vive.(non è nanche obbligatorio sposare più di una donna) Vorrei ricordare inoltre che l’applicazione del fiqh (giurisprudenza) deve, nei paesi non musulmani, considerare il contesto, oltre ovviamente al Corano e alla Sunna, molto più di quanto non sia necessario nei paesi musulmani. Questo riguarda non solo il matrimonio ma tantissimi altri settori della vita quotidiana. La questione della poligamia,credo sia veramente marginale in questo momento e non è da mettere, a mio avviso, fra le priorità da parte della comunità islamica italiana

    By ahmad on dic 7, 2006

  22. Certo Ahmad, hai pienamente ragione: la poligamia è un problema assolutamente marginale, oggi. Così come per la questione del velo, si dà rilievo alla poligamia, proprio al fine di acuire le distanze tra un noi e un loro, per sminuire loro ( e cioè noi) e legittimare qualsiasi cosa, anche la guerra.
    Comunque la battaglia di Lia non è una campagna per diffondere la pratica della poligamia in Italia, mi pare.
    Khadi

    By Khadi on dic 7, 2006

  23. Secondo me Lia, che e’ straordinariamente sensibile e intelligente ha posto un problema fondamentale.
    Come si puo’ essere musulmani in contesti dove la pratica islamica non e’sorretta e recepita dalla legge o dalla pressione culturale?
    Questo vale per la poligamia, ma, come nota giustamente Ahmad per tanti altri settori della vita quotidiana. E’ una domanda che i musulmani europei si pongono da tempo (vedi quanto scrive T Ramadan) ma, a mio modestissimo avviso, senza affrontare il punto nodale: L’Islam puo’/deve/sara’ costretto a diventare un fatto privato come obtorto collo e tra mille contraddizioni e’ diventato il Cristianesimo? Oppure dovremo prevedere spazi diversi e leggi diverse per diverse comunita’?
    O ci inventermo qualcosaltro?
    Gio

    By Giovanni on dic 8, 2006

  24. Per me questa situazione che hai creato sta andando in merda. Ma è solo un’opinione personale.

    By Lucio on dic 8, 2006

  25. non ritengo sia necessario ne auspicabile che le religioni diventino un fatto esclusivamente privato o qualcosa da nascondere per non offendere la suscettibilità di laici e laicisti.Si tratta evidentemente di coniugare le necessità e le istanze dei credenti delle diverse religioni con quello che è l’ordinamento dello stato, per ciò che riguarda noi musulmani non chiediamo altro. E’ qualcosa di assolutamente fattibile con l’impegno di entrambe le parti, evidentemente, ma per ciò che concerne l’islam italiano bisogna osservare che c’è un evidente problema di rappresentanza, che la consulta creata ad hoc dal ministro Pisanu non è approdata fino ad ora a nessun risultato degno di nota. Ciò è dovuto, secondo me all’eccesiva eterogeneità dei componenti della consulta stessa (laici, non praticanti, atei(!!!), sufi all’amatriciana ecc..),sia al programma che questa consulta si è data, che assomiglia al programma di una qualsiasi associazione di immigrati. Avrebbero fatto meglio a chiamarla consulta per l’immigrazione….. dei problemi e delle questioni reali che riguardano i MUSULMANI e come si possa arrivare in tempi possibilmente brevi ad un’intesa, non mi sembra si sia visto molto fino ad ora.Per ciò che riguarda il campo islamico sarebbe ora di mettere da parte le divisioni politico-etnico-nepotistico, soprattutto all’interno dell’UCOII,ma non solo.Ai miei carissimi fratelli(musulmani)rinnovo l’invito a lasciar perdere le divisioni interne,e se si ha la pretesa, in parte legittima, di voler rappresentare la gran parte dei musulmani e delle associazioni islamiche in Italia, bisogna anche avere la forza e l’autorevolezza necessarie a ricoprire questo ruolo. Il nome e la targa (fratelli musulmani )non bastano più.Credo che se tornasse il mai abbastanza compianto e rimpianto Hasan al Banna (che Allah sia soddisfatto di lui e lo ricompensi), non esiterebbe a prendere qualcuno di questi a calci nel sedere (metaforicamente parlando). Scusatemi la severità fratelli, ma siamo molto lontani dall’esempio che questa organizzazione rappresenta per milioni di musulmani al mondo

    By ahmad on dic 8, 2006

  26. Ho una moglie da quasi 22 anni, e mi sembra anche troppo averne una.
    Molte donne vorrebbero avere 2/3 mariti, anche se poi tacciono per pudore..

    By Giulioromano on dic 8, 2006

  27. Sì, Lucio.
    E’ esattamente quello che desidera da mesi la persona con cui faresti meglio a prendertela.
    Qui, te ne sarai accorto, abbiamo messo tutti i paletti che potevamo contro le strumentalizzazioni e siamo state disponibili ad ogni via d’uscita possibile.
    L’irresponsabilità e l’infantilismo cercali altrove, ché una non può portare sulle spalle l’universo mondo.

    By lia on dic 8, 2006

  28. L’Ucoii non è certo nata per “rappresentare” l’islam, ma solo per unire le varie tendenze, per dar voce ad un islam pluralista e sfaccettato e questo – ritengo – sia lodevole. Che poi si sia finiti per “dover” rappresentare qualcuno che non si può rappresentare in nessun modo questo – certo – esula dal programma iniziale che non era certo un programma “politico”… Cmq preferisco essere rappresentata dall’Ucoii, piuttosto che dalla Consulta tutta, se c’è da scegliere.
    …Magari arrabbiandomi, pure, se qualcosa non mi va giù.

    By Khadi on dic 8, 2006

  29. Purtroppo oggi la situazione è questa e analizzare i motivi e le finalità per cui è nata quest’organizzazione non è molto importante, scondo me, quello che vorrei vedere da questi fratelli ai quali mi legano sentimenti di fratellanza affetto e amicizia che non sono in discussione, è un maggiore senso di responsabilità nei confronti della comunità italiana.E’ questa organizzazione che, volente o nolente ha il diritto -dovere di rappresentarci a livello nazionale, sia perchè fra imembri del suo direttivo vi sono elementi che per formazione islamica, storia personale sono di primissimo piano,sia perchè negli altri componenti la consulta ( Su’ad Sbai? Scialoia? per tacer di qualcun altro..)non mi sembra ci siano personaggi islamicamente presentabili. Per questi motivi vorrei vedere da questi fratelli, non solo in sede di consulta, una maggior unione in nome di quei valori che sono stati alla base della fondazione dei Fratelli Musulmani(è inutile girarci intorno, il direttivo è quasi tutto formato da fratelli appartenenti a questa organizzazione), e ai quali credo sia utile tornare al più presto. Il prulalismo al quale fai riferiento posso anche condividerlo, ma bisogna portare valori, scienza, conoscenza, non basta stare dentro perchè uno è italiano,albanese,sufi, o non so cosa in nome del pluralismo, bisogna avere qualcosa da dire e da portare all’organizzazione. L’esempio e l’esperienza che l’organizzazione dei Fratelli Musulmani ha portato in tutto il mondo islamico credo non abbia eguali nell’islam delgi ultimi duecento anni.

    By ahmad on dic 9, 2006

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