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Io lo so che sembra incredibile, ma la Gelmini si è confusa di epoca e se ne è uscita con un mirabolante “No all’ideologia del ‘sei politico’ ” con un ritardo di circa 40 anni rispetto a quando, mi dicono, lo si praticava.

Adesso aspetto che si scagli contro i capelloni, che dica la sua sul conflitto in Vietnam, che proibisca la tappa italiana del tour di Janis Joplin. I miei fratelli maggiori, intanto (io ho sei anni, è presto) sono sì in Afghanistan, ma a farsi le canne e a scoprire l’oppio (ma ve lo ricordate, il Magic Bus?) e mia madre ha la minigonna e la lotta dei palestinesi ha il volto di Leila Khaled, niente barbe.

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In Egitto, le mamme delle attuali ragazze velate facevano il bagno in bikini mentre in Spagna le donne non potevano amministrare i propri beni, né cambiare residenza senza il permesso del marito. Io andavo a scuola a Santa Dorotea ed ero l’unica figlia di genitori separati nel raggio di chilometri e chilometri. Dalle mie parti si cucinava abitualmente con lo strutto e i taxi erano verdi e il ghiacciolo al limone costava 10 lire.

E c’erano il sei e il 18 politico, anche. Che tempi.

Adesso queste cose non ci sono più. La Gelmini non può saperlo, visto che non conosce la scuola, ma il sei politico non sono arrivata a vederlo manco io, figuriamoci i miei alunni.

C’è stato invece il “sei rosso”, che non è una roba politica ma una riforma di D’Onofrio,  ministro del primo governo Berlusconi.

E poi c’è il fatto che la scuola-azienda, come l’università-azienda, ha bisogno di clienti soddisfatti  e promossi che incentivino le nuove iscrizioni. E quindi, in genere, sono i presidi a creare i “sei” durante gli scrutini:

Prof: “De’ Peppis, 5 in Italiano e 5 in Storia

Preside: “Li passiamo a 6. De’ Peppis, promosso.

Prof: “Ma…

Resto del cdc: “Zzzzz….

Diciamo che non è propriamente ideologica, la cosa. O, meglio, lo sarà anche, ma è un’ideologia che la Gelmini frequenta più di me.

Quelli che hanno fatto il ’68, e pure noi che abbiamo vissuto epoche successive ma non meno psichedeliche, non abbiamo più il fisico per alterare la nostra percezione della realtà con le sostanze che hanno accompagnato quegli anni. Io, se mi dessi all’LSD così, su due piedi, finirei sicuramente al San Martino in ambulanza. E tuttavia abbiamo la fortuna di non avere alcun bisogno di ricorrere alle sostanze in questione. Ci pensa la realtà stessa, ad essere pesantemente alterata. Noi possiamo continuare a divertirci senza rimetterci in salute, con il solo ausilio della lettura dei quotidiani.

A meno che non si voglia credere di essere in un mondo sensato, e allora sì che toccherebbe drogarsi.

Mo’, comunque, già che ci sono mi rivedo questo: