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L’occasione merita il recupero di un vecchio articolo di Miguel:

Credo che Oriana Fallaci abbia tutto il diritto di scrivere le sue sciocchezze, come lo hanno gli esagitati di Holywar (un sito web rumorosamente antiebraico, attualmente sotto processo), i sostenitori della Grande Israele o quelli della Padania bossiana. Tutta gente dedita a quello che potremmo chiamare impressionismo creativo. Ad esempio, la Fallaci (Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, p. 27 – segnalazione di Daniele Scalea) ci racconta una cosa certamente impressionante:

“pensi ai mussulmani che in Libano crucifiggevano i cristiani maroniti. Dopo avergli mozzato gli arti e cavato gli occhi, bada bene.”

Abbiamo badato talmente bene, che ci stiamo ancora a chiedere come si faccia a crocifiggere qualcuno, dopo avergli mozzato gli arti. Ci vuole creatività, almeno da parte della Fallaci.

La grande differenza tra Oriana Fallaci e Holywar non è il contenuto, ma la confezione, che fa di Oriana Fallaci un prodotto di punta dell’industria mediatica. Un prodotto venduto con un lancio straordinario, e che ha un committente e una clientela.

Il committente è, sia l’insieme delle imprese che hanno guadagnato sul fenomeno Fallaci, ma anche e soprattutto chi ha bisogno oggi di quello che Costanzo Preve chiama “letteratura di guerra”.

Il cliente è una vasta fascia di persone impaurite per la crisi in corso ma incapaci di spiegarsela. Che si lascia scippare il posto di lavoro dalla ristrutturazione capitalista, ma teme solo la zingara che chiede l’elemosina, per capirci. Gente la cui visione del mondo è costituita esclusivamente da una confusa sedimentazione di titoli di telegiornali. Persone che ci tengono a sposarsi in chiesa, ma che hanno anche colto in pieno il consumismo post-sessantottino: il prodotto Fallaci, che unisce il contenitore di “donna liberata”, anzi atea e femminista, al razzismo più arcaico, soddisfa perfettamente le esigenze di questi consumatori.

A parità di contenuto, qual è la differenza tra la Fallaci e Holywar? Perché qualche differenza c’è, in effetti:

I curatori del sito Holywar non ricevono gratuitamente diverse pagine sul Corriere della Sera. Non vengono pubblicati dalle principali case editrici nazionali. Non si trovano i loro libri in commercio addirittura negli uffici postali, come succede con Oriana Fallaci: lo ha potuto constatare un mio amico (che ha approfittato di una coda di 45 minuti per leggersi tutta la Forza della ragione).

Le tesi di Holywar non vengono discusse, magari come “brillanti provocazioni”, durante i principali talk-show televisivi. Né il webmaster del sito viene invitato a tenere discorsi all’American Enterprise Institute.
I Protocolli dei Savi Anziani di Sion non vengono distribuiti, come è successo invece con l’autointervista di Oriana Fallaci, venduta in allegato al Corriere della Sera al prezzo di quattro euro […]

Ho scoperto oggi che Ferruccio De Bortoli, ovvero:

l’uomo che da direttore del Corriere della Sera ha lanciato la crociata di Oriana Fallaci.
Quello che da direttore della Rcs ha lanciato la vendita di mezzo milione di copie della “autointervista” di Oriana Fallaci in allegato al Corriere della Sera.
Quello di “Caro Ferruccio”.
Quello della definizione “straordinario scritto” data al “Figli di Allah” usato al posto di “figli di puttana”, con il primo quotidiano d’Italia a fare da casa da risonanza

Ferruccio De Bortoli, insomma:

ha detto “no” all’Unione che lo voleva candidare come sindaco di Milano.

Ecco: io non ho molta voglia di scrivere, in questo periodo. Una cosa, però, vorrei dirla: questa non è una sinistra. Questa è un’accolita di delinquenti.

C’è stato un momento in cui, ascoltando il webmaster che minacciava di darmi una botta in testa e portarmi ai seggi tramortita pur di farmi votare, mi ero quasi convinta: ce l’hai davanti agli occhi, questo mondo di persone perbene che considerano il prossimo voto determinante e stanno lì col cuore in mano a dirtelo.

Be’: sono due volte delinquenti, questi signori che dovrebbero ricevere il mio voto.
Perché non gli basta premiare l’uomo che più e prima di tutti, in Italia, ha usato l’informazione per offendere, umiliare, mortificare e calunniare un’intera categoria umana per la sua appartenenza religiosa, traendone profitto.
Devono anche farlo vampirizzando le aspirazioni, le speranze e i bisogni di questo disgraziato paese a cui non è concesso di uscire dalla melma senza sprofondare nella melma accanto.

(Ovviamente, dopo questa storia l’argomento “voto” è definitivamente chiuso, a casa Haramlik.)