Islam e dubbi

isl

Allora: mi ha chiamato un garbatissimo giornalista di una TV straniera che sta facendo un reportage sulla poligamia in Italia e voleva conoscere la mia opinione sul tema. Abbiamo fatto una chiacchierata telefonica in cui gli ho detto quello che ho sempre pensato e che continuo a pensare sull’argomento:

1. Che l’unica differenza tra la poligamia islamica e quella cristiana/laica/atea/buddista etc. è che la prima è regolata da una serie di norme e le altre no. Questo vuol dire che si suppone che un musulmano si assuma una serie di impegni molto concreti, nel momento in cui decide di praticarla. Impegni inesistenti in ambito non islamico. Ignorare questa questione, quando si parla di poligamia islamica, è da parte dei non musulmani un’operazione razzista e ipocrita giacché proietta sui soli musulmani pratiche diffuse presso ogni comunità del mondo, omette volutamente di cogliere la diversa etica della responsabilità che c’è nell’islam e, addirittura, si risolve nell’auspicare nei musulmani – e solo in loro – una monogamia che nessuno si sognerebbe di pretendere dal ragioniere del piano di sotto.

2. Detto questo, è altrettanto ipocrita non vedere che le regole di cui sopra sono largamente disattese tra i musulmani in carne ed ossa che circolano in Europa, sia perché qua viene meno il controllo sociale che c’è nei paesi islamici e sia perché i musulmani convertiti di origine europea portano con sé un retaggio culturale che è più vitellonistico che islamico: retaggio che finisce col coincidere in una gara verso il basso con la perdita di bussola che spesso colpisce chi è alle prese con l’esperienza dell’emigrazione. Problema, questo della non applicazione delle regole, risolvibile solo all’interno della comunità islamica e di nessuna rilevanza legale per la società nel suo complesso, giacché l’adesione a delle regole religiose è, appunto, una questione che riguarda chi pratica la religione in questione o comunque ne accetta volontariamente i postulati.

Ragionamento, il mio, abbastanza banale e noto a chi segue questo blog, ma che pare interessante a detto giornalista il quale vorrebbe, appunto, includerlo nel suo reportage.

Ora: io, a suo tempo, mi sono rifiutata di andare a fare la soubrette islamica dai vari Santoro, Costanzo e compagnia, ed ho fatto benissimo. Perché il tema comporta facilmente una morbosità di approccio che mi ripugna e che non era controllabile, perché lo scandalismo mi offende oltre che disgustarmi, perché mi rifiutavo di partecipare a uno scandalone montato ad arte per dare visibilità a qualche personaggio in cerca di autore e così via.

Detto questo – e a distanza di due anni da quei fatti e con dei media più seri dei nostri e in presenza di garanzie di correttezza diverse da quelle di allora, visto che a questo giornalista non gliene frega niente di chi sia il mio ex e manco lo vuole nominare, per esempio – a me la tentazione di dire la mia sui facili luoghi comuni antislamici che certi argomenti suscitano, viene. Mi sono ritrovata ad essere donchisciottesca come sempre, mentre parlavo con ‘sto giornalista, ed è che credo sinceramente che certe cose vadano dette, se c’è gente che le vuole sapere.

Ho quindi la tentazione di accettare questa chiacchierata. O, almeno, una parte di me ha questa tentazione.

Poi, però, penso a quanto mi sono di fatto allontanata da certi temi, a quanto sono ormai alle prese con cose diverse, a quanto la mia vicinanza all’islam si è stemperata, in questo contesto che ne è così lontano, e mi dico: “Ma a me, scusa, ma chi me lo fa fare? Che me ne importa a me? E poi, per cosa?”

E non so che fare, quindi.

Non che sia molto importante – figurati, la mia è un’opinione come un’altra – ma per me è un piccolo dilemma. Con una sua carica simbolica, probabilmente.

Pin It
Questo inserimento è stato pubblicato in blog, Egitto e Medio Oriente: donne, Impudico bla bla, Islam e il tag , , , , , , . Metti un segnalibro su permalink. Sia i commenti che i trackback sono chiusi.

Comments Closed

43 Commenti

  1. Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 16:14 | Permalink

    Da dove ti hanno chiamato, dal Regno Unito? Lo chiedo perche’ qui la baronessa Sayeda Warsi (musulmana – o almeno credo, sicuramente baronessa e Tory – il mondo e’ bello perche’ e’ vario) ha appena parlato del problema della poligamia nelle comunita’ musulmane in UK.

  2. enrica
    Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 17:32 | Permalink

    Accetta, mia cara. Vai in terra straniera così potrai poi raccontare
    “Della risposta che dette Donna Chisciotte al suo intervistatore con altri avvenimenti seri e buffi”

  3. Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 17:37 | Permalink

    Vattela a fare sta intervista. Tentando di essere tranquilla e serena (ci riesci?) e cercando di essere al massimomassimo trasparente. Regola principale da seguire: rispondi alle domande con ‘io credo’ per il generale (nel senso che ammetti di fare un atto di fede) e ‘io penso’ (un atto di raziocinio) quando rispondi della tua storia personale. Che sia chiara visione cioe’ tra quello che a te e’ accaduto e quello che hai visto e sentito della comunita’ e del sociale. Secondo me t’aiutera’ molto anche a tirartene via e a ‘liberartene’…1 abbraccio

  4. Maria
    Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 17:49 | Permalink

    Anche secondo me dovresti accettare, perchè… dici cosi bene certe giuste che è un peccato restino inascoltate!

  5. Broccoli_pb@libero.it
    Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 18:23 | Permalink

    Sii fedele alla tua arte e i tuoi amici non avranno nessun potere su di te.

  6. Broccoli
    Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 18:24 | Permalink

    (e nemmeno i nemici… chiaro, ma con gli amici è più complicato!)

  7. Giuseppe
    Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 19:03 | Permalink

    Anche sul BBC World Service stasera una delle notizie principali era l’attuale dibattito sulla poligamia in Gran Bretagna. Quando l’ho sentito ho pensato proprio a questo post, letto qualche ora prima…

  8. Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 19:05 | Permalink

    No, non è inglese. E’ sguissero.

  9. M
    Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 19:11 | Permalink

    Premesso che conosco poco o nulla di islam, di poligamia e di questioni correlate, e che non sto cercando di polemizzare contro una realtà che appunto non conosco bene, leggendo il tuo post mi verrebbe da fare questa osservazione:
    è vero che c’è un doppio standard fra un mussulmano e il ragioniere sottocasa; la differenza però è che non ci si aspetta fedeltà nemmeno dalla moglie del ragioniere.
    Ovvero, io non vedo niente di così scandaloso nella poligamia, in particolare se regolata da apposite norme (come avviene appunto nell’islam) e se praticata da adulti consenzienti. La cosa che rende la pratica un po’, come dire, sospetta ai miei occhi, è che è prevista solo a favore degli uomini. Nella visione laica, invece, nè uomini nè donne sono tenuti a osservare una fedeltà assoluta.
    Detto questo, è certamente vero che in molte società occidentali un uomo che tradisce è tranquillamente accettato (o perfino ammirato) mentre la donna viene considerata una p*****. Ma almeno la disparità fra uomo e donna è di tipo sociale, non giuridico; inoltre, con un pò di ottimismo, si potrebbe affermare che una visione del genere è sempre meno diffusa (quantomeno fra i segmenti più consapevvoli di quelle società). Il che non è molto, ma è già qualcosa. Non so (non è una domanda retorica, davvero non so) se questi, magari piccoli, passi avanti siano stati fatti anche in ambiente islamico.

  10. Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 19:27 | Permalink

    La mia esperienza in Egitto mi dice che anche là le mogli infedeli non scarseggiano.
    Poi, certo, il Corano non chiede loro di assumersi la responsabilità degli uomini con cui lo fanno, grazie al cielo. :D
    Le donne islamiche, se tradiscono, sono nella stessa situazione degli uomini cristiani: fanno peccato.

    L’islam ha questa specificità: che se un uomo vuole avere più donne, può ma deve trattarle tutte nello stesso modo. Altrimenti, che ne abbia una sola. C’è chi dice che implica automaticamente la monogamia, questa regola. E’ molto possibile.
    Rimane il fatto che, appunto, per un musulmano la questione è eticamente impegnativa e per gli altri no.
    Trasformare questa esigenza di impegno in una colpa, o in un’accusa di maschilismo rivolta solo a loro, mi pare ingiusto. Anche perché, anche da noi, la normalità è che, soprattutto dopo una certa età, la poligamia sia fondamentalmente maschile.

  11. Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 19:42 | Permalink

    Resta il fatto che gli uomini hanno un’opportunità in più delle donne – sia pure un’opportunità che viene accompagnata da un dovere di responsabilità. Non mi pare poco.

    Poi, ovviamente, ci sono i comportamenti pratici. Ah, per inciso: le donne musulmane in Italia, nella tua esperienza, sono fedeli più o meno di quelle dell’Egitto? (Oddìo, messa così sembra proprio pruriginosa: ma spero che si capisca che mi interessa “l’altro lato del cielo” di quanto racconti nel punto 2 del tuo post.) A occhio penserei che – essendo in un Paese straniero e tendenzialmente un po’ ostile – abbiano meno opportunità: ma è solo un’impressione…

  12. Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 19:52 | Permalink

    Mah: a me sono note un po’ di vicende scollacciate, e anche un diffuso livello di ipocrisia sull’argomento.

    Quello che però mi sembra sottovalutato è l’inconscio di molti convertiti italiani, maschi e femmine, in cui l’islam e i giochi di ruolo dominazione/sottomissione si confondono parecchio.
    Per cui, alla fine, tolte le difficoltà legate all’emigrazione (povertà, lingua, isolamento etc) mi pare che le native musulmane facciano mediamente cose più normali delle convertite. Tradimenti compresi.

  13. mazzetta
    Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 20:26 | Permalink

    se vuoi tornare a ingastrirti sui temi della scuola:
    19 febbraio 2009 – Roberto Sconocchini
    Tutti l’avevamo sospettato, ora possiamo averne certezza: l’informatica nella scuola primaria non esiste più!

    La conferma arriva dalla fonte più autorevole, il sito del Ministero dell’Istruzione, che dedica uno spazio alle domande e relative risposte sulla Riforma (le famose faq ) e al quesito n° 23, posto da un genitore, leggiamo testualmente: ” Ho letto che per le classi dalla seconda in poi non cambierà nulla, a scuola invece mi dicono che mio figlio il prossimo anno non avrà le stesse maestre e soprattutto non ci sarà più la possibilità di fare il laboratorio di informatica (è una classe numerosa) a causa dell’abolizione delle compresenze. Chi ha ragione?
    Le classi successive alla prima nel prossimo anno scolastico avranno confermato l’orario di funzionamento di quest’anno (27 o 30 ore settimanali più eventualmente la mensa).
    La riduzione delle ore di compresenza comporterà qualche riassetto organizzativo, ma in linea di massima le insegnanti della classe potranno essere confermate.
    La scuola, nella sua autonomia didattica e organizzativa, potrà organizzare le attività e gli insegnamenti facendo in modo di assicurare la massima funzionalità dei servizi. Ci auguriamo che anche il laboratorio di informatica possa trovare spazio tra le attività, anche se vorrà convenire che esso non costituisce, soprattutto nella scuola primaria, un insegnamento prioritario .”

    ;)

  14. M
    Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 22:13 | Permalink

    “L’islam ha questa specificità: che se un uomo vuole avere più donne, può ma deve trattarle tutte nello stesso modo. Altrimenti, che ne abbia una sola.
    C’è chi dice che implica automaticamente la monogamia, questa regola.
    E’ molto possibile.”

    Ok, messa così la poligamia islamica è ragionevole. Si può magari non essere d’accordo, ma certo non è la pratica mostruosa che i nostri media dipingono.
    Il problema, IMHO, rimane nel fatto che per l’uomo c’è questa previsione, per la donna no.
    Perchè non può valere anche per una donna la possibilità di avere più uomini, se li tratta tutti in modo uguale (e se è impossibile o comunque lei non ci riesce, che sia “monoandrica”)?
    E’ questa la cosa che mi insospettisce.

    “Rimane il fatto che, appunto, per un musulmano la questione è eticamente impegnativa e per gli altri no.”
    Qui mi sembra che tu faccia un paragone ingiusto: perchè prendi ad esempio un “buon musulmano” (diciamo, una brava persona che prende sul serio la propria fede) e lo paragoni con uno “stronzo qualunque” italiano (il ragioniere del piano di sotto). Perchè se invece lo confrontassimo con un “buon cristiano”, allora la questione è eticamente impegnativa anche per lui.
    Se poi prendiamo uno “stronzo qualunque” musulmano, credo che quello non si ponga ‘sti gran problemi etici se tradisce la moglie, nè si senta necessariamente obbligato a sposare “l’altra” e assumersene la responsabilità. Questo non perchè è islamico e perverso, ma semplicemente perchè è una persona qualunque, con tutti i difetti e le manchevolezze che in genere le persone hanno. Sia in Egitto, che in Italia.

    Io accetto senza problemi sia il discorso cattolico (tutti sono tenuti alla fedeltà), sia quello “laico” (nessuno è tenuto alla fedeltà) e anche quello islamico (puoi avere più partner, ma te ne devi assumere la responsabilità), purchè valgano per tutte le parti in causa. Tu fai notare che, nella realtà concreta, cattolici e laici italiani spesso giustificano il venir meno alla regola teorica da parte degli uomini, e non da parte delle donne; quando lo fanno, secondo me sbagliano. Ma questo non vuol dire che una regola teorica che ammette questa disparità non sia egualmente sbagliata.

    Insomma, quello che voglio dire è che in effetti questa disparità di previsioni a me puzza un po’ di maschilismo. Il fatto che anche la cultura cattolica e quella laica italiane siano spesso anch’esse maschiliste (cosa che non discuto) non mi sembra affatto una buona giustificazione. Semmai potrebbe essere una buona ragione per astenersi dal gridare allo scandalo per le pratiche di altre culture, e per concentrarsi prima sui problemi nostrani, questo certamente sì. Ma da qui a giustificare una disparità (anche solo teorica se si accetta l’interpretazione della monogamia per impossibilità di pari trattamento delle mogli) fra uomini e donne, ce ne corre.

    Comunque secondo me dovresti accettare l’offerta del giornalista, se è una trasmissione seria. Hai cose da dire, sono interessanti, sono argomentate. Quindi, perchè no?

  15. fzzzzzzz
    Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 22:15 | Permalink

    Vacci, vacci, che ti diverti. Poi ci racconti.

  16. M
    Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 22:30 | Permalink

    PS: a me ste vicende dei convertiti italiani mi fanno sempre ridere. E’ una generalizzazione, per carità, ma mi sembra che siano sempre più realisti del re. Link non politicamente corretto, anzi probabilmente offensivo, ma che personalmente mi diverte: http://www.7yearwinter.com/2008/03/tom-se-ne-andato-via/

  17. enrica
    Pubblicato il 20 febbraio 2009 alle 22:39 | Permalink

    Broccoli ti conosce poco se pensa che qualcuno, amico o nemico, possa avere potere su di te.
    In quanto al maschilismo mi pare un tratto comune delle religioni monoteistiche. “Dio è padre”. Vi ricordate cos’è successo a quel Papa che ha osato dire “Dio è padre e madre”?

  18. mg
    Pubblicato il 21 febbraio 2009 alle 00:09 | Permalink

    Se la cosa può servire a ridarti serenità,sviscerando ed analizzando sia l’argomento poligamia che la tua vicenda personale, ben venga. Se invece il parlarne ti facesse tornare a rivivere le cose brutte di quel periodo,eviterei di farlo: ormai indietro non si torna più e la sofferenza ed il dispiacere vissuti allora non si cancellano.

  19. Pubblicato il 21 febbraio 2009 alle 13:24 | Permalink

    cara Lia,
    da molto non passavo sul tuo blog e noto con piacere che ancora ci sei. Lasciami postare un piccolo commento sulla poligamia: mi trovo completamente d’accordo col tuo pensiero, ho visssuto in Egitto e sono stata sposata con un egiziano mususlmano che seguiva più che altro i dettami laici europei. Ad M, che si chiede come mai non sia contemplata una poliandria femminile, vorrei ricordare solo che c’è un fatto biologico vecchio come il mondo; con più uomini come si stabilisce la paternità dei figli? La biologia ora ci viene in aiuto con i test del dna ed infatti si scoprono un sacco di illegittimi, ma sono ritrovati recenti sui quali ancora una poliandria non si può basare, insomma gli uomini hanno sempre quel vantaggio o svantaggio in più nei rapporti di coppia. Io sono contraria ad ogni rapporto poligamico o poliandrico e mi spingo oltre, se si vuole una vita libera da vincoli sentimentiali si è liberissimi di viverla, siamo nel 2009 (almeno in Italia) ma finchè si sta in coppia cerchiamo di essere coerenti con le nostre scelte, mi pare non ci sia solo il sesso nella vita di coppia, quindi basta questo falso perbenismo dei talk show dove gli europei crisitani sposati sono tutti fedeli!
    Circe

  20. mirella
    Pubblicato il 22 febbraio 2009 alle 09:02 | Permalink

    A pelle dico accetta. Non occorre che questa sia la tua vita di adesso: ne è stata parte ed è occasione di difenderla, come concetto personale ormai poco o niente, ma come visione generale etica quanto basta per dirti ERA ORA. E poi digli di non scomodarsi a scendere a Genova, vieni qui tu che “hai una carissima amica che insiste per ospitarti un paio di giorni”. Ti aspettiamo Lia!!!!! Mir

  21. vagatonda
    Pubblicato il 22 febbraio 2009 alle 15:26 | Permalink

    Davvero donne non vi capisco…
    L’unica di cui condivido l’approccio alla questione è M.
    Mi sembrate affette da un sottile morbo che vi spinge ad essere comunque solidali con i maschi che dettano le regole del nostro vivere. Mi sento male. Improvvisamente la distanza emotiva con tutte voi mi appare incolmabile.

  22. mg
    Pubblicato il 22 febbraio 2009 alle 15:56 | Permalink

    vagatonda, hai ragione: dopo aver rifiutato e condannato il maschilismo “cristiano” di casa nostra perchè accettare quello di altre religioni ed altre culture? Non mi sembra una cosa coerente, secondo me è come tornare indietro di 300 40 anni. Io non accetterei mai una situazione sentimentale in condominio (legalizzata o meno), sapendo perdipiù che a me donna non sarebbe consentita (legalmente secondol’islam, moralmente secondo altri). Poi gli altri facciano quel che vogliono, ma il sapere che ad un uomo è consentito qualcosa in più rispetto a me, sia pure con un’aumento di responsabilità,a me non piace.

  23. mg
    Pubblicato il 22 febbraio 2009 alle 15:57 | Permalink

    …30 o 40 anni..errata corrige.

  24. Pubblicato il 23 febbraio 2009 alle 07:02 | Permalink

    Concordo in toto con M. Accettiamo anche la poligamia, ma perche’ non la poliandria? Perche’ la poliandria e’ scandalosa?

    Capisco che se ti sei innamorata di un musulmano, vedi tutto il lato buono dell’affetto che lui ti ha dato, e della sua onesta’. Ma rimane il fatto che in generale, la poligamia produce uno sbilanciamento pazzesco dei rapporti uomo donna. Se trovi uno stronzo italiano lui ti potra’ trattare male, ma uno stronzo egiziano (per dire) ti potra’ trattare molto peggio.
    Le donne europee hanno passato gli ultimi 40 anni ad affrancarsi dalla sudditanza dall’uomo predicata dalla Chiesa cattolica, adesso per una strana sindrome di Stoccolma, ci andiamo a cacciare direttamente fra le braccia di una cultura che tratta le donne come eterne bambine.

  25. Pubblicato il 23 febbraio 2009 alle 08:21 | Permalink

    @ Circe

    “Ad M, che si chiede come mai non sia contemplata una poliandria femminile, vorrei ricordare solo che c’è un fatto biologico vecchio come il mondo; con più uomini come si stabilisce la paternità dei figli? ”

    Posso rispondere un bel “ecchissenefrega”? La certezza della paternita’ e’ il fondamento delle societa’ patriarcali. Con annessi e connessi.

    Temo che noi donne italiane siamo messe molto male quanto a maschilismo introiettato… basta vedere il fatto che le battutone di Berlusconi non toccano davvero quasi nessunA. E piu’ poligamico di lui, voglio dire…

  26. vagatonda
    Pubblicato il 23 febbraio 2009 alle 12:10 | Permalink

    Che sollievo…e, scusaci Lia, ma quando ci vuole ci vuole!

  27. jcm
    Pubblicato il 23 febbraio 2009 alle 12:43 | Permalink

    Io sono daccordo con vagatonda. Non creddo abbia molto senso equiparare l’adulterio maschile alla poligamia, che questa comporti determinate responsibilità nei paesi in cui è legale e praticata non significa comunque che non sia discriminate. Anche pilotare uno shuttle comporta maggiori responsabilità e rischi che stare a casa a fare la torta di mele, ma se alle donne, in quanto donne, venisse negata la possibilità essere un pilota avremmo una discriminazione, no? Inoltre credo che laddove la famiglia sia considerata il nucleo fondamentale della società, la poligamia sia la forma più schiacciante di discriminazione, madre di tutte le altre: onestamente, voi riuscireste ad immaginare una “quarta moglie” a capo del governo?

  28. pepè
    Pubblicato il 23 febbraio 2009 alle 13:50 | Permalink

    Chiedi di vedere il programma montato prima di firmare la liberatoria per la diffusione dell’intervista, potresti fartelo spedire via internet in formato flv.

  29. chiara
    Pubblicato il 23 febbraio 2009 alle 22:57 | Permalink

    Sì accetta Lia. Bacio.

  30. Broccoli
    Pubblicato il 23 febbraio 2009 alle 23:47 | Permalink

    La poliandria ha le gambe corte perché gli uomini rompono troppo le balle. La poligamia è rilassante, perché due o più donne possono aiutarsi tra loro nel fare da badanti all’uomo. Viceversa una donna che deve stirare le camicie di due o più uomini, fare in modo che d’estate nessuno di loro si infili accidentalmente i calzini di lana e ricordare a tutti quanti dove hanno lasciato le chiavi della macchina avrebbe vita breve.

  31. Broccoli
    Pubblicato il 23 febbraio 2009 alle 23:58 | Permalink

    Ah, e poi mi pare che la poligamia al femminile si chiami sempre poligamia, no? La “poliandria” deve essere un po’ come il “monokini”, che l’han chiamato così perché credevano che che “bi” in “bikini” fosse un prefisso.

  32. Abdel Nur
    Pubblicato il 24 febbraio 2009 alle 00:33 | Permalink

    Il ragionamento mi sembra molto pertinente. Sarebbe accostabile, peraltro, alla questione del jihad inteso come lotta fisica. Laddove la teoria intima “porgi l’altra guancia”, la pratica invoca la legittima difesa; realisticamente, il jihad rappresenta, appunto, la responsabilizzazione dell’uomo nell’arena della violenza naturale su questa terra: se devi combattere, non uccidere donne, bambini, anziani, invalidi, religiosi, uomini non belligeranti, animali; non distruggere case, piantagioni, luoghi di culto, non esercitare crudeltà sui prigionieri, inclina alla tregua, e così via. La violenza è il dato di fatto storico, il precetto religioso è l’indicazione sapienziale per la sua sublimazione, graduale ma sostanziale – del tutto consimile alla corrente lettura della “poligamia regolamentata” come “monogamia tendenziale”.

    Al fondo della dottrina resta tuttavia la libera responsabilità del credente. Sebbene questa sia storicamente conculcata, non va persa di vista come motivo giustificante; altrimenti non si capisce più come si possa – e si debba – leggere il tema della “rinuncia” in termini totalmente alternativi a quelli del puro “diritto giurisprudenziale”.

    Un solo appunto.
    “I musulmani convertiti di origine europea portano con sé un retaggio culturale che è più vitellonistico che islamico.”
    Capisco il ragionamento di fondo che s’intende sviluppare, ma quest’affermazione è obiettivamente una dozzinale generalizzazione.
    Non m’interessa che possa risultare offensiva; mi sembra assai più grave che – sebbene possa fondarsi sul solido dato della propria particolare, specifica esperienza personale – dia un’immagine irrimediabilmente distorta di un tipo umano infinitamente variegato e composito al suo interno, per storie personali, percorsi identitari, riferimenti culturali, e via dicendo. Pur nella passione dialettica, il rischio concreto è quello di indebolire drasticamente un’argomentazione altrimenti perlopiù solida, oltre che non rendere giustizia alla vicenda personale di diverse centinaia di migliaia di persone.

  33. Pubblicato il 24 febbraio 2009 alle 06:56 | Permalink

    Caro signor Broccoli,

    Lei c’ha ragione, si parla di poligamia intendendo in realta’ la poliginia. Ok, io a quella mi riferivo.

    Il tuo commento e’ molto divertente, in pratica secondo te la poliginia funziona perche’ gli uomini sono dei bambini, per di piu’ viziati, che invece di avere una mamma sola, se ne sposano 4, una che cucina, una che lava, una che stira, una da letto. Mentre nessun uomo sarebbe disposto a tanto per una donna…

    Pero’ guarda che se rovesciamo l’immagine, in una societa’ matriarcale – attenzione all’aggettivo – la donna diventa una specie di ape regina che si diverte a letto e fa figli, e attorno a lei ha 4 uomini, uno che cucina, uno che lava… Non sottovalutare il potere della cultura che plasma la mente degli esseri umani.

    Comunque mi dispiace, sono affezionata alla monogamia europea, e il fatto che sia stata la Chiesa cattolica a imporla a partire dell’anno 1000, non cambia le cose. Monogamia, o anche la cosiddetta “monogamia seriale” mi sembra un rapporto che permette a entrambi di essere dei veri ‘compagni’ alla pari, due persone adulte e libere, che si aiutano. Che si vuole di piu’?

  34. Broccoli
    Pubblicato il 24 febbraio 2009 alle 08:49 | Permalink

    mmm… secondo me la poliginia non è tanto che un uomo si sposa tante donne quante sono le mansioni di una casalinga tipo, più che altro è una cooperativa di donne che decidono di prendersi in casa un solo uomo per le sole due mansioni che un uomo possa avere: sessuale/riproduttiva e aggiustare elettrodomestici. Nessuna donna si prenderebbe in casa un uomo senza queste attitudini minime.
    Le donne mandano avanti una casa non perché sono sguattere, ma perché ne sono le vere padrone.

  35. AndreaR
    Pubblicato il 24 febbraio 2009 alle 09:37 | Permalink

    In qualità di abbonato alla SSR-SRG-Ideé Suisse non vedo l’ora di vedere ed ascoltare Lia sulla RTSI!

  36. jcm
    Pubblicato il 24 febbraio 2009 alle 13:27 | Permalink

    Comununque, nel caso ci fosse un cooperativa di donne che volesse prendersi in casa me… no dico, in via sperimentale, per la scienza ecco…

  37. Pubblicato il 24 febbraio 2009 alle 23:28 | Permalink

    Broccoli io ti amo, e ti adoro. Facciamo una cooperativa e ci prendiamo JCM ? Che c’ha anche il nome da deejay ? :)))

  38. salaam
    Pubblicato il 25 febbraio 2009 alle 09:09 | Permalink

    Secondo me è completamente fuorviante impostare una discussione sulla poligamia paragonando il comportamento di un poligamo a quello di un adultero, come se l’adulterio costituisse una “poligamia di fatto”. L’adulterio è una violazione dei vincoli matrimoniali, di solito all’insaputa del partner, ed è pertanto proibito in tutte le religioni, in quanto violazione di un’unione sancita davanti a Dio. Esso esiste in tutte le società, il tradimento è una debolezza che fa parte dell’animo umano, è una fuga dalle proprie responsabilità (per i motivi più vari); nella nostra società esso è ormai tollerato e anzi da molti considerato una forma di libertà e di emancipazione femminile, (la donna è libera di tradire quanto l’uomo, quindi c’è parità dei sessi); a me sembra che specie in una società dove nessuno ti costringe a sposare chi non vuoi o a sposarti affatto e dove il divorzio è consentito, parlare dell’adulterio come di un simbolo di libertà personale sia sbagliato.
    E’ sbagliato paragonare l’adultero al poligamo perché l’adultero tradisce sua moglie con un’altra donna, ma non la vuole sposare; se così fosse, divorzierebbe e la sposerebbe, punto e basta. L’adultero, sia esso musulmano, ebreo, cristiano o laico, vuole scappare dalle sue responsabilità (anche la responsabilità di guardarsi dentro e ammettere di essere infelici), non si vuole certo assumere altre responsabilità.

    Per quanto riguarda la poligamia islamica, essa (come tutto nell’Islam) va contestualizzata al periodo storico e alla società araba beduina dei tempi del Profeta: a quell’epoca, aveva un senso, l’uomo si assumeva il carico di responsabilità di più mogli non per placare le sue voglie sessuali (se fosse per questo, anche 4 mogli potrebbero non essere abbastanza…) ma per garantire a queste donne protezione e sicurezza sociale. Ad esempio, era considerato un atto pio prendere come seconda moglie una vedova di guerra con il suo carico di orfani, o una donna anziana e sola, o una donna che per qualche motivo fosse in difficoltà. Molte volte queste unioni non erano nemmeno sessuali, ma solo una forma di protezione, come se l’uomo “adottasse” la donna ed i suoi figli (paragonabile all’adozione a distanza che facciamo noi oggi). Questo era lo spirito dell’Islam, una religione di pace che ha a cuore innanzitutto il benessere dei più deboli, dei più emarginati, dei “soggetti a rischio”.

    Detto ciò, la poligamia islamica al giorno d’oggi è ampiamente superata,
    a meno che la si applichi con lo spirito di cui sopra: un ricco saudita che sposa 4 vedove palestinesi per garantire un futuro a loro e ai loro figli, un convertito italiano che sposa quattro prostitute nigeriane per toglierle dalla strada… ma ahimè, di casi del genere se ne sentono pochini. Purtroppo l’ideologia wahabita (ampiamente sostenuta dall’occidente, grazie ai petrodollari che paghiamo ai sauditi) sta trasformando l’Islam nella caricatura di sé, una religione formalista in cui contano solo le regole e non il loro significato metaforico, e il cui massimo fine è regolare la sessualità dei credenti e incapsulare ogni aspetto della vita secondo dettami stabiliti secondo le usanze delle tribù arabe beduine di 1400 anni fa.
    I convertiti italiani che seguono o giustificano questo tipo di ideologia non hanno capito niente dell’islam, e sono spesso individui che usano la rigidità dogmatica del “duro e puro” per coprire malesseri profondi a livello personale.

    Detto ciò, bisogna constatare come comunque l’attenzione di tutti sia sempre rivolta agli stessi argomenti: il velo, la poligamia, la lapidazione degli adulteri, come se l’Islam non fosse nient’altro che una religione normativa della sessualità femminile. L’Islam è una religione che regola TUTTA la vita del credente secondo il criterio del rispetto di sé e degli altri, e di tutto il creato, compresa ANCHE la sessualità, ma c’è molto di più nella vita di un uomo (o no? O forse in occidente ormai siamo arrivati al “copulo, ergo sum”?).
    Ad esempio, nessuno parla mai della proibizione del prestito ad interesse, che è considerato uno dei più gravi peccati contro Dio, perché è un trarre profitto dalla povertà altrui; oggi l’economia mondiale è stata distrutta proprio dal prestito ad interesse, dai giochetti sporchi delle banche di speculazione, e tutti si affannano a cercare dei rimedi, ma nessuno che si metta a parlare dell’eticità del modello finanziario islamico. Certo, ci sono cose più importanti di cui discutere, tipo la poligamia.

  39. mg
    Pubblicato il 25 febbraio 2009 alle 09:35 | Permalink

    salaam,si parla di questo, in questo blog,perchè Lia ha vissuto un’esperienza di questo tipo, non ha raccontato vicende di prestiti, interessi ed usura.

  40. salaam
    Pubblicato il 25 febbraio 2009 alle 10:34 | Permalink

    sì appunto, perchè purtroppo nella maggior parte degli ambienti islamici ufficiali “capita” di imbattersi in vicende di veli integrali o meno, poligamie eseguite o teorizzate, mogli importate, come se appunto tutto l’islam ruotasse intorno alla sessualità femminile e ai centimetri di caviglie da mostrare. Mai che “capiti” di imbattersi nella finanza etica, nell’economia sostenibile, nell’ecologia… ci credo che poi una fugge a gambe levate.

  41. Francesco
    Pubblicato il 27 febbraio 2009 alle 07:57 | Permalink

    Non puoi mettere a confronto la poligamia islamica con quella cristiana, per il semplice fatto che attualmente quest’ultima almeno in ITALIA è fuori legge.
    Più regolata di così.
    E’ come dire che nel nostro paese esiste la legge del taglione.
    Se becchi uno che ti ruba le caramelle puoi decidere di tagliargli la mano, considera che qui rischi la galera.
    Prima di dire fesserie all’estero pensaci.
    Ammesso che persone disoneste in questo caso porci esistono in ogni dove.
    saluti

  42. Pubblicato il 2 marzo 2009 alle 08:35 | Permalink

    @ Salaam

    Da cristiana penso che anche in Occidente si finisca con il parlare di valori cristiani quasi solo in relazione con la sessualità. Il mio primo ricordo di bambina cristiana di 6 anni sono le prediche in chiesa di un parroco 80enne che ripeteva sempre la stessa litania sulla castità, “che non è da proporsi solo a chi sia frigido o impotente”…
    Anche io penso che guardare alla religione come ad una mera forma di regolazione della sessualità umana, sia *parecchio* riduttivo. Pero’ di fatto la religione finisce con essere una forma di regolazione della vita comunitaria e quindi di coppia, che è quello che tocca tutti più da vicino: statisticamente ci sono più coppie sposate o ragazze in età da marito, che persone che vanno dall’usuraio.

    Se capisco bene tu sei musulmano, di dove?

    Una curiosità: le “vostre” femministe, per quali diritti combattono?

  43. salaam
    Pubblicato il 6 marzo 2009 alle 10:42 | Permalink

    Statisticamente, ci sono in Italia MOLTE più persone che impegnano i loro soldi a credito, con mutui, carte di credito, prestiti, finanziamenti rateali, che non ragazze in età da marito interessate dal fenomeno della poligamia. Il prestito a interesse e la speculazione finanziaria ha impoverito il mondo, fatto fallire interi paesi, causato perdite di migliaia di posti di lavoro. Mi sembra che il modo in cui ognuno di noi decide di investire i propri risparmi, o il modo in cui decide di consumare, sia un aspetto della regolazione della vita sociale altrettanto importante della la vita sessuale. L’etica non si limita alla sessualità, credo.
    Io sono italiana.
    Non so per cosa combattano le femministe musulmane, dipende dal paese e dal contesto.

Un Trackback

  • […] chiesto mi era parso una persona perbene, al telefono. E poi si è messo a ridere quando ha letto il sondaggio sul mio blog e, insomma, alla fine non ho saputo dirgli di no. Sono giusto riuscita a sottrarmi […]

  • Email

    haramlik at gmail.com
  • Pagine

  • Commenti recenti

  • Categorie

  • Archivi

  • Tag