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Anselma Dell’Olio – a cui, azzardiamo, deve essere caduto l’occhio su questo blog – scrive su Grazia della scorsa settimana un articolo sulla poligamia che così conclude: “Il musulmano può ripudiare la moglie dicendo: ‘Ti divorzio, ti divorzio, ti divorzio’. Almeno in occidente rispondiamo: ‘Dammi i soldi, dammi i soldi, dammi i soldi’.
Impossibile non sorridere, anche se devo osservare che siffatta risposta è d’uso anche in oriente. Di più: forse è proprio in occidente che ancora non ce la si aspetta. Per chi, come l’Haramlik, crede fermamente nell’incontro tra culture, importare questi saggi costumi è un piacere e un onore.

L’ex marito, intanto, a cui non è ancora del tutto chiara la differenza tra il comandare e il cercare un accordo, mi comunica che intende procedere a modo suo nella gestione dei 4000 euro che gli rimangono da versare: “Dunque, mille euro te li mando subito e poi dico alla banca di versarti 200 euro al mese fino ad esaurimento dei tremila rimanenti. Poi però chiederò comunque una fatwa sui termini del divorzio, ché insisto col dire che ‘sti soldi ti spettano come risarcimento danni e non secondo principi coranici”.
Sui suoi esercizi di teologia torniamo dopo: prima raccolgo le braccia cascatemi per l’ennesima volta e insisto: no, ciccino. No, tesoro. No, luce dei miei occhi. Mi va benissimo il versamento dei mille euro, che è conforme al nostro accordo, ed ho accolto festosa la ricevuta del bonifico. Ma i 200 euro al mese – ne abbiamo già parlato – non li devi dare a me. Li devi dare alla Caritas. Sì, la C-a-r-i-t-a-s. Non è difficile. A me mandi le ricevute, nulla più. Così le pubblico sul blog e siamo tutti contenti. Ah, e non dimenticare il rimborso al webmaster per le spese del furgone con cui mi ha fatto il trasloco di cui avresti dovuto occuparti tu.

Io non la capisco, sai, questa tua ostinazione nel preferirmi alla Caritas. Non può essere – spero – per motivi religiosi: sarebbe come se uno non volesse dare soldi a Islamic Relief per preclusione cristianeggiante. Entrambi lo censureremmo, un simile atteggiamento.
Non la capisco perché un buon musulmano dovrebbe sentirsi solo felice di contribuire in qualche modo al lavoro di coloro che colmano ciò che è, a tutti gli effetti, un vostro vuoto: perché, dimmi, cosa fate voi esattamente per queste musulmane d’Italia quando si ritrovano in mezzo a una strada? E, dimmi: oltre a riempirvi la bocca di frasi a effetto sui “musulmani che si assumono la responsabilità delle donne” (io smetterei di dirlo, fossi in te, ché mi pare che ‘sta frase ti abbia portato una sfiga cosmica) cosa fate, cosa fai perché ci sia una sostanza, dietro la frase ad effetto?
Vi ponete come modelli?
Vi ponete, semplicemente, il problema?
Vi chiedete cosa potrebbe succedere domani a, chessò, quella minorenne turca di cui caldeggiavi il matrimonio islamico col cugino e che ormai sarà già sposata e addio alla scuola, ci scommetto quello che vuoi, e come cribbio si manterrà, il giorno che il marito la pianta, se non tramite Caritas?
Dovresti darglieli commosso, ‘sti soldi, a chi aiuta le tue sorelle.
Dovreste fare una colletta per finanziarle, ‘ste suore, altro che fare storie.
Struzzo.
Grondi colpevolezza morale e manco te ne accorgi.

E poi, siccome i nostri problemucci erano ancora pochi, a quanto pare, mi hai pure messo in condizione di dovere difendere il mio buon nome dalla tua maldicenza. Pensa te.
E quindi.
Io: “Ma sei impazzito? Vai a dire ai tuoi correligionari che io ti ricatto?”
Lui: “Io??? Mai detto una cosa simile! Non stare a credere alla gente, è una bugia!”
Io: “Guarda che me lo hanno detto un mucchio di persone diverse. Lo hai fatto, non mentire.”
E lui: “Vabbe’. Ma scusa: tu mi hai fatto perdere la faccia davanti a tutta Italia, è giusto che anche io la faccia perdere un pochino a te.”
Tu pensa che ragionamento…

E quindi, giovanotto, qui ci piace giocare a carte scoperte: ti prego di denunciarmi, se davvero pensi che chiedere ‘idda (ahem: il diritto a “essere mantenuta, secondo il buon uso […]durante il periodo di ritiro legale (idda) consecutivo alla rottura“) e pari trattamento tra mogli a un marito musulmano sia un ricatto. Ti supplico di farlo, anzi, ché un’esperienza tanto bizzarra quanto il processo che ne seguirebbe non vorrei perdermela per nessun motivo al mondo. Vale una vita, vivere un episodio così.
Intanto, però, non pensare neppure per un attimo che io accetti da te un solo centesimo che non sia strettamente pattuito. Neanche morta, guarda.
Mi metto a strillare: “Aiuto! Corruzione!” se ci provi.
Ché noi signore, se ci ritroviamo da sole a poter essere dipinte come ricattatrici davanti a un’intera organizzazione islamica nazionale, dobbiamo tutelarci, che vuoi.

Noi signore, dicevo, ma su chi sia il maschio e chi la femmina tra noi due, poi, io comincio ad avere qualche dubbio.

Perché, senti: io, nelle ultime settimane, ho respinto – in modo persino villano – l’aiuto di Magdi Allam, del Tg3 e di millanta giornalisti, ché le mie ditine sulla tastiera mi sembrano più che sufficienti per prenderti a sganassoni virtuali. Faccio da sola, grazie, e possibilmente senza metterci di mezzo una comunità incolpevole.
E tu, invece? A colpi di maldicenza, contrattacchi. Col pettegolezzo. Col pissi-pissi, col dire una cosa per un’altra. Con le alleanze salottiere, col tuo circolo di vecchie zie dall’islamismo di maniera.
Come una signorina.
E, come a volte facciamo noi donne quando prendiamo a insulti chi è grosso il doppio di noi confidando nel fatto che non sarebbe mai tanto gretto da metterci le mani addosso, tu confidi nel fatto che mi ripugna l’idea di essere strumentalizzata in chiave anti-islamica, e colpisci basso sapendo che io non voglio seguirti per quella china.
Ma pensa te.
E’ un dispiacere, guarda.

Le vecchie zie dell’islamismo di maniera, dicevo.
Tu non sai quanto mi sta sulle scatole, questo islam privo di qualsiasi sostanza che non sia quella grettamente identitaria. L’islam come collante di clan – o di setta – e come mestiere. L’islam del narcisismo di pochi e dell’abbandono a se stessi di tutti gli altri. Delle immense pippe sui falsi problemi che servono a non farsi mai fare da nessuno le domande giuste, quelle scomode. Ma figurati.
L’islam dove c’è gente che si arroga il diritto di dire ad altri: “Tu sei fuori dall’islam”, e non riesco a concepire nulla di più blasfemo.
Ma cos’è: ve lo siete comprato, in Italia, l’islam?
Posso vedere le scontrino, per favore? Vi è calata una ricevuta dal cielo? Lo dichiarate nel 740?
Ma roba da matti.

Questo paese-palcoscenico dove si riesce a fare apparire poco serio pure l’islam, mancava giusto quello.

E quindi vuole chiedere una fatwa che gli dia ragione, il fine teologo.
Una fatwa che dica che (aspetta, cito dal certificato che ho davanti agli occhi) un “regolare contratto di matrimonio secondo il Corano e la Sunna del Profeta Muhamed (pbsl)” non ti dà diritto a ricevere assistenza durante la ‘idda e che, se hai due mogli, paghi il trasloco a quella che ha figli e non lo paghi a quella che non ce li ha.
Ma da chi te la vuoi far fare, una fatwa simile?
Dagli ulema di Las Vegas?
Non vedo l’ora di vederla, guarda: la mandiamo ad Al Azhar tradotta in arabo, così imparano una cosa nuova. Magari vi danno pure una cattedra, a te e ai tuoi ulema ye-ye.

Perché, poi, questo tuo islam dei cavoli tuoi, questi riadattamenti da Unto del Signore in cui ti produci creando interessantissimi ibridi fatti di linguaggio laico usato per tenere i media alla larga dalle realtà più bieche che esistano (bella, quella secondo cui “una seconda moglie è sempre meglio che un’amante”; peccato che nessuno ti abbia chiesto in cosa consisterebbe, concretamente, la differenza.), quest’islam, dicevo, che ti serve da triciclo per farti scorrazzare nell’italico tinello lodato e irresponsabile come un bimbetto, lo stai piegando che mi fa paura guardarti, ché temo che ti si spezzi tra le mani.
Fermati, davvero.

L’ho saputo, cosa hai detto a chi, l’altra sera, ti chiedeva cosa aspettassi a risolvere una volta per tutte questa questione.
Hai ribadito la tua teoria, secondo cui io avrei diritto a un non meglio precisato risarcimento danni ma che le mie richieste sarebbero islamicamente insostenibili.
E fino a qui sembreresti ancora logico: in qualche modo lo capisco, che tu faccia di tutto per de-islamicizzare il discorso, per quanto il tentativo sia oggettivamente assurdo. Se fosse come dici tu, l’Italia sarebbe piena di ex fidanzati e fidanzate in coda alle Poste coi bollettini dei versamenti a favore degli ex amori. Non è così e lo sai benissimo. Però capisco che, abituato a un mondo di oche e polli, tu abbia motivo di pensare che puoi riuscire a farlo passare, ‘sto discorso.

Quello che ci porta direttamente su Marte è l’argomento che hai usato.
Perché mi dicono che, detto ciò, hai citato il Corano: “Gli uomini sono preposti alle donne […] perché spendono per esse i loro beni” ed hai aggiunto, veemente e indignato: “Ma se ne hanno voglia! Se vogliono!
L’interpretazione più spericolata degli ultimi secoli, direi a occhio e croce.

E quindi aspetto ansiosa la fatwa che hai chiesto, che vuoi che ti dica.
E chi se lo perde, un simile scossone alle fondamenta stesse di una delle tre grandi religioni monoteiste? Altro che le imam donne, il femminismo islamico e quisquilie simili: sta per andare direttamente in onda l’islam del post-femminismo, in Italia, e scusate se è poco.

Senti, piantala.
Te lo dico davvero.
L’orgoglio ti acceca e perdi di vista la dignità.
Comportati da uomo, una volta per tutte: risarcisci di quel cavolo di furgone il webmaster, ché avresti dovuto farlo di tua sponte mille anni fa, e ammetti di essere in torto marcio, assumi la tassa-suorine della Caritas a mo’ di espiazione per l’azzecca-garbugliaggine arrogante che ti ha condotto fino a questo punto, fatti carico degli oneri della tua identità religiosa, ché non si vive di soli onori, e usa la tua sacrosanta sconfitta come monito per meglio comportarti in futuro.

Dicono che Boabdil, allontanandosi da Granada, piangesse.
E che sua madre – gran donna, quella – gli abbia detto: “Llora, como una mujer, lo que no supiste defender como un hombre”. Ovvero: “Piangi, come una donna, per ciò che non hai saputo difendere come un uomo.”
Non fartelo dire pure tu.
E a proposito della tua faccia, non di Granada.