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Necessaria premessa a mia discolpa: io parlo pochissimo di questione palestinese perchè è un argomento che vivo molto male. Qui ho provato a spiegare perchè.
Il tempo e la piega presa dagli eventi e, anche, dalla mia vita, mi hanno tolto il desiderio di continuare a comprendere Israele. Ne faccio una questione di igiene mentale: il troppo è troppo, basta lacerarsi.
Quello che succede laggiù è talmente orribile che una si può ammalare, a investirci emozioni: di conseguenza, ci sono interi periodi in cui mi avvicino all’argomento in modo dosatissimo, e poi scappo subito dopo averci gettato lo sguardo.
Da quando sono in Egitto, ancora di più.

Tutto questo per dire che solo oggi ho scoperto, tra i link di uno dei blog più importanti (nel senso vero del termine) in circolazione, l’indirizzo di un blog che non avevo ancora scoperto, e sono sbalordita da questa mia ignoranza.

“Sono anziana, pensionata, curiosa: mi piace conoscere il mondo e il Medio Oriente mi affascina. Da tempo volevo venire qui, ma non per fare la turista, bensì con un qualche impegno che mi consentisse di collegarmi alle persone. […] Eccomi quindi a Bethlehem per insegnare l’italiano.”

E poi: “Scrivendo i miei diari da Bethlehem cercherò di evitare ogni generalizzazione: il mio orizzonte coincide con un cerchio immaginario da tracciare intorno ai miei piedi. Vi racconterò così quello che vedo senza pretese di andare troppo oltre. I confronti nasceranno dallo spostamento dei piedi il più frequente possibile e dalle (per me inevitabili e dentro di me continue) analogie con la situazione italiana, che è (ancora?) un mio riferimento.”

Diario da Betlemme.

Vado ad aggiornare la mia lista dei link.
(Sei sempre una miniera, Gianna.)