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Nel Sinai c’erano parecchi israeliani; il loro governo, dopo l’assassinio di Sheik Yassin, ha lanciato uno dei suoi periodici “Non andate in Egitto!” ma non mi pare che la gente gli abbia dato molto ascolto. Per Pasqua, poi, si prevede il loro consueto esodo in spiaggia. Disdette ce ne sono state, a detta degli albergatori, ma mi e’ parso che fosse in discussione il ‘tutto esaurito’, piu’ che la presenza o meno di turisti.

Mentre io contemplavo gli israeliani a passeggio, al Cairo succedevano cose strane: come tutti sapranno (tranne io che, appunto, ero presa ad ammirare israeliani e cammelli) le ambasciate spagnole di tutti i paesi arabi hanno ricevuto una specie di ultimatum da parte delle Brigate di Abu Hafs. “Ritirate le truppe dall’Iraq o cominceremo a colpire tutti gli interessi spagnoli in Nord Africa: ambasciate, consolati, istituti di cultura, personale vario, professori.”
Li hanno proprio citati esplicitamente, i prof.
Il Pais l’ha pubblicato il 3 aprile (non linko perche’ e’ nell’archivio a pagamento) ma, a quanto pare, l’ambasciata del Cairo e’ stata la prima a ricevere il messaggino, addirittura il 28 marzo.
E prima hanno negato, poi il console in Marocco ha detto che loro l’avevano ricevuto, invece, e allora l’hanno ammesso anche qui, che l’hanno ricevuto e che e’ serio.
E il Pais dice che qui hanno chiuso tutto e invece, guarda te, e’ tutto aperto e la collega rifletteva, poco fa: “Io avrei lezione giusto il giovedi’, quando siamo piu’ sguarniti e ci siamo solo noi stranieri, che gli egiziani hanno il loro weekend.”
“Cacchio.”
“Si’, e da noi e da quelli della Camera di Commercio mica e’ facile fare prevenzione: abbiamo edifici alti tutto attorno. Uno si sporge dal balcone accanto e, puuff!, ti butta giu’ una bomba. Mica e’ come l’ambasciata, che e’ isolata e protetta.”
I colleghi della collega, ieri sera, l’hanno chiamata preoccupatissimi: “Non andare in Alto Egitto con questo clima, sta’ attenta!”
“Ma state attenti voi, piuttosto! Sono molto piu’ sicura io in Alto Egitto che voi al Cervantes.”
In effetti, pare anche a me.
A stare normalmente in giro ti senti tranquillissima, ma non e’ che muoia dalla voglia di frequentare il Cervantes o, tanto meno, il nostro Istituto.
Oggi un collega mi ha detto che gli italiani avevano ucciso una decina di sciiti iracheni durante una manifestazione. Ho cercato sui giornali ma non ho visto nulla. Non capisco se e’ una notizia vecchia o se se l’e’ sognato.
Cosi’ imparo ad andarmene nel deserto, ecco.
Noi, intanto, abbiamo deciso di cambiare nazionalita’: al barista del treno abbiamo detto che la collega era messicana, tanto per cominciare a familiarizzarci con le nostre nuove identita’.
Io, portatrice di una lingua molto meno mimetizzabile, sto pensando di dichiararmi cittadina di Citta’ del Vaticano (eccheccavolo, piu’ pacifica di cosi’…) ma la collega si impressiona e non ne vuole sapere. Sono in difficolta’, insomma.

Eravamo li’ tranquille, quindi, che ci avviavamo verso il barcone sul Nilo dove mangiamo di solito, congratulandoci a vicenda per la nostra buona stella che ci ha spedite ad insegnare in questa provincia remota quando, all’improvviso, abbiamo visto un tizio armato di scoppetta di fronte a noi, dall’altro lato della strada.
Non un poliziotto in borghese armato, che quelli li riconosci dal tipo di arma: un signore qualunque, proprio, con una scoppetta qualunque.
“Ommadonna!”, fa la collega.
Guardiamo meglio, e il tizio ha un piccione morto in mano.
“Ma spara ai piccioni??”
Il tizio, intanto, era li’ che girava attorno a un albero cercandone altri, di piccioni.
“Si’, spara ai piccioni. Gessu’.”
“Caccia urbana?”
“Caccia urbana.”
Piccioni o non piccioni, abbiamo un po’ allungato il passo, lo confesso.

Non chiedetemi, vi prego, se in Egitto e’ normale fare battute di caccia tra gli alberi delle strade cittadine.
Avrei giurato di no ma, come e’ noto, non e’ che io sia il Vangelo e, comunque, questo paese ha una rara capacita’ di sorprenderti.

Quello che posso dire senza timore di essere smentita, comunque, e’ che il piccione ripieno di riso e’ un’ottima specialita’ locale.

Aggiornamento: e’ urgente che io metta qui sotto il link a questo post di Leonardo. Credo che mi sia successo poche volte, di condividere cosi’ profondamente un post. E mi piace dirlo proprio qui sotto. Non altrove. Proprio qui.
Io non ho idea di cosa succedera’, e dove. Ma ci tenevo da tempo, a trovare le parole per dire in modo definitivo cosa ne penso degli avvoltoi. Le ha trovate Leonardo e, di piu’ precise, non ce ne sono.