Esercizi di sorellanza

La sorellanza, chi se la ricordava più? Pensa che io non li ho manco vissuti, gli anni del femminismo “laico”. Li vivo adesso, mentre si cerca di fare venire alla luce questo femminismo islamico che altrove è una realtà e in Italia era una chimera, fino a pochissimo tempo fa.

E mentre si discute di Islam e femminismo, eccola qui, la sorellanza messa in pratica.
Presa integralmente dal blog di una signora che, sull’argomento, non ha nulla da imparare: Dacia Valent.

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Caro Grand Frère:

diciamo che questa lettera te la dovevo scrivere un po’ di tempo fa. Ma, lenta ed inesorabile, ci arrivo anche io alle cose brutte della vita.

Mi sono accorta che non riesco più a parlare con te. Non che non ci sentiamo quotidianamente, come una volta, non che gli argomenti manchino e nemmeno le emergenze sono meno di prima.

No.

Non riesco davvero più a parlare con te.

Mi piacerebbe pensare che ti sei trasformato. Ma ho la tragica, precisa, impressione che tu sia sempre stato così.

Penso all’amicizia. Io ne ho un concetto elevatissimo. Per gli amici si muore, a volte si vorrebbe addirittura uccidere.

Certo, più ci penso e più mi accorgo che vivo in un mondo tutto mio, dove le persone contano veramente e non fai del male a nessuna, meno che mai a quelle a cui tieni.

Tu, invece, sei cattivo.

Lo so, detta così sembra una cosa da bambini, ma non mi viene un’altra parola in grado di spiegare quanto male tu riesca a fare, consapevole e gaudente del dolore che causi.

Penso ad una delle madri dei tuoi figli, scelta da bambina e presa da grande, che dopo aver tentato di vivere la sua vita di ragazzina sposata ad un vecchio, privata della giovinezza, è oggi costretta al velo – e perché no? anche al bacio dei piedi – perché a lei la poliginia non sta bene, e perché – dopo averti dato figli e anni – se non ti avesse soddisfatto, rinunciando alla sua indipendenza, simboleggiata da quei boccoli scuri sulle spalle accarezzati da dita di vento, avrebbe perso ciò che più assomigliava ad un padre, qui in Italia, e cioè suo marito.

Penso alla sorella che ti ama da lontano, in silenzio, troppo brutta – dici tu – per poter solo pensare di averti come vorrebbe, lei e le sue labbra che ti aspettano vergini.

Penso anche a me, che in te ho creduto e che ti ho amato ed ammirato come solo io so fare con le persone che amo e ammiro.

Ma penso soprattutto alla mia amica. E ancora non avevo capito. Immagina, la storia del povero marito incompreso, costretto a divorziare, aveva incantato anche me.

Hai costretto una donna potentemente libera ad un matrimonio che a lei non serviva, solo per mettere a posto la tua coscienza di maschio allupato. L’apoteosi dell’ipocrisia, nevvero? Ma poi, quando era il momento di comportarsi da marito – in quei modi che non prevedono l’eiaculazione – sei scomparso nel nulla dell’indifferenza.

Penso a te, caro amico. Penso a te e alla profonda solitudine che prova uno che racconta ogni cosa di se – e di chi gli è vicino o nemico -, alle persone alle quali sta per fare tanto ma tanto male. E dalle quali si aspetta, sorprendentemente, una lealtà che è incapace di accordare a chiunque.

Rifletto anche sulla tua incapacità di pensare a noi donne come soggetti reali, portatrici di cambiamento: o siamo facili da copulare, o brutte per copularci, o ci comportiamo così perché non copuliamo a sufficienza. Una vita vissuta intorno al pene è, caro fratello, una vita del pene.

Penso a te e alla tua totale mancanza di responsabilità, che non si ferma di fronte a nulla, nemmeno alla potenziale dissipazione del patrimonio che una rispettata organizzazione ha accumulato in anni di duro e sofferto lavoro.

E tutto questo perché? Perché pensi sul serio di essere “il sogno erotico di ogni donna musulmana in Italia”. Cioè, ma ti sei visto????

Non so le altre, ma a questa donna qui, che ti scrive, gli uomini piacciono come il caffè: neri, forti e senza zucchero. Io ti volevo bene, semplicemente perché avevo di te un’opinione forse immeritata, ma dalla quale ho avuto parecchia difficoltà a discostarmi. Almeno fino ad adesso.

Hai ammesso di aver fatto del male alle donne della tua vita. Almeno alle tue mogli. Lasciamo stare la sorella che per te sospira senza sapere che tu di lei ridi crudelmente.

E allora fai quello che è giusto, senza raccontarci né raccontarti storie.

Io soffro, fratello mio.

Sono stata io a mettervi in contatto, sono stata io ad assistere impotente all’accelerazione stupida che hai voluto imprimere a questa relazione utile solo a giustificare – bigottamente – la tua lussuria, perché quella donna forte – che io amo e che tu hai insistito nello sposare -, il suo amore l’avrebbe vissuto con gioia, senza provare né la vergogna di una presunta colpa né il bisogno di quelle povere giustificazioni costituite dalle carte bollate fornite da sedicenti ministri di Dio, che nella città che fu di Giulietta e Romeo, il veleno lo spacciano consapevolmente, sapendo benissimo di fare del male, dal basso del loro pulpito simil-islamico.

Sono stata io a far soffrire lei, tua moglie e te.

Così come sono stata io a chiederti – inascoltata – di starle vicino durante i tre mesi della Idda, e sempre io a creare il gruppo di “testimoni” che avrebbero dovuto assistervi nella risoluzione economica – così come prevista dalla religione che tu hai abbracciato con quasi tutto te stesso – del contratto di matrimonio da te così pervicacemente voluto, e ancora io a chiedere la mediazione di una persona con la quale lavori da anni, e che avrebbe garantito giustizia, ma che per te, evidentemente, non era – né è – degna di fiducia.

Nessuno ti chiede di fare qualcosa che sia contrario a ciò in cui credi, e che sbandieri con così tanta sicumera ed orgoglio. Anzi. Ti si chiede di comportarti come Dio e il Profeta hanno stabilito che gli uomini decenti si comportino con le donne. Gli uomini decenti, appunto.

Oddio, potresti sostenere che tutto si riduce ad una specie di TFR. Non è così. Si tratta di ciò che tu hai voluto. Il matrimonio – come tu lo intendi – ha dei vantaggi, certo, ma comporta anche degli obblighi. Nella stessa maniera in cui lo imponi all’oggetto del tuo desiderio, sei tenuto ad assumere – in toto ed in solido – gli obblighi che la Sunna ti impone.

Ho tentato, con tutte le mie forze, di tenere questa storia spiacevole all’interno della comunità. Perché una comunità matura questo fa, le sue beghe le risolve – quando possibile – al suo interno, con giustizia e discrezione.

A tutto questo hai detto di no. Sembra quasi che tu sia deciso a tirare la corda per vedere fino a dove puoi spingerti, incurante di quanti e quali danni tu possa causare a tutti per un capriccio da ragazzino mal cresciuto, di uomo mai diventato tale e di musulmano noncurante.

Sei disposto a trascinare tutti noi nel divorzio del secolo, quello che ci travolgerà tutti, solo per la tua arroganza e stupidità.

Chiedi atti di fede e di responsabilità, quando quello che tu offri è un semplice simulacro formale di ciò che le musulmane e i musulmani dovrebbero garantirsi gli uni alle altre, inclusi i loro partner di altre religioni. Amore, assistenza, rispetto.

Invece tu hai trasportato nel tuo Islam di facciata i peggiori stereotipi del macho sfigato di periferia. Ti manca solo di masticare uno stuzzicadenti e ficcarti un calzino nelle mutande, per aumentare le dimensioni del pacco, e saresti il perfetto bullo di borgata.

Chiedi a tutti noi, tutti i giorni in cui predichi, di essere responsabili, mentre tu continui a vivere un Islam fatto di forma e, calpestandone le donne – le tue mogli, le tue figlie, le tue sorelle -, ne calpesti la sostanza.

Caro fratello, fai male a cercarti una seconda moglie. Ho la certezza che a te serva piuttosto una seconda madre. Ma di quelle che ti dia tutte le pedate che avrebbe dovuto darti la prima.

Dal bambino refrattario alla buona educazione, all’uomo che non ha capito un membro virile della vita, se non la banale vita del proprio membro virile, il passo è breve. Un po’ come quello che esiste – diceva Napoleone Bonaparte – tra il sublime e il ridicolo.

Fai la cosa giusta. Fallo.

Dacia Valent

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Comments Closed

23 Commenti

  1. barbara
    Pubblicato 27 novembre 2006 alle 18:04 | Link Permanente

    Sono estasiata….Dacia non potevi esprimerti meglio di come l’hai fatto. Questo fa una Sorella quando ce n’è il bisogno!
    Mi rimane solo l’immensa curiosità ora, di chi sia questo bullaccio schifoso …. non per niente; meglio stargli alla larga sorelle mie.

  2. Pubblicato 27 novembre 2006 alle 18:24 | Link Permanente

    Chiedo venia, Lia, ma visto che la sua vicenda è di dominio pubblico per sua scelta mi consentirà un commento dal pubblico.
    Si, cattivo, mezzo uomo, lei può e potrà dire tutto quel che vuole e trarre giovamento da tutte le attestazioni di solidarietà possibili ed immaginabili, specie da quelle come questa che presumo abbiano un costo anche personale da pagare e non siano precisamente a gratis.
    Si, ma quel che chiede e vuole di quest’uomo, la sua distruzione morale, dall’esser sconfessato come autoritas con le regole del gioco sacro al quale ha scelto lui stesso di metterla e terreno sul quale lei lo ha sfidato, all’interno della sua comunità, perchè è questa la posta in palio ormai, siete andati troppo oltre e lui non potrebbe tornare indietro neanche se volesse salvo suicidii ed a quelli ci credo quando li vedo, dicevo questo che lei vuole è semplicemente troppo.Non è una aspettativa realistica, è come chiedergli la cosa più cara che ha ed aspettarsi che lui gliela conceda.
    Stia attenta a non mettere al muro la gente, a metterla in condizione di non aver più nulla da perdere e si premunisca sempre di lasciar loro una alternativa accettabile.Certo, lei potrebbe vincere alla fine.Ma il difficile è arrivarci alla fine.E quello che lei vuole potrebbe costare troppo.Magari si accontentasse di soldi.
    Auguri.

  3. lia
    Pubblicato 27 novembre 2006 alle 21:34 | Link Permanente

    Ricchiuti: ma lei davvero pensa che chiedere a un musulmano di comportarsi da musulmano sia troppo?
    Me ne stupisco.

  4. me
    Pubblicato 27 novembre 2006 alle 22:02 | Link Permanente

    condivido l’immensa curiosità di Barbara e lo stesso pensiero di lontananza da questo personaggio. Ci dite chi è????

  5. Pubblicato 28 novembre 2006 alle 08:44 | Link Permanente

    Penso che chiedere ad uno che fondi tutto sulla propria autorevolezza morale di recedervi, perchè ammettere di aver sbagliato nella fattispecie significa alla fine sostanzialmente questo, sia equivalente a chiedergli la vita stessa.
    Non è impossibile che lei lo “ammazzi”.E’possibile che lui non si faccia derubare della sua identità con disinvoltura.
    La sua rivalsa, intendiamoci Lia, è legittima.Anch’io al suo posto qualcosa per fargli capire di non potermi fregare impunemente l’avrei fatta.Il diritto alla vendetta è sacro, l’altra guancia chi l’ha vista mai etcetera.
    Alla fine però comunque lui l’ha fregata, anche soltanto costringendola a fare questa battaglia di principio.Non è certo il prendere una fregatura che può fregarci, scusi il calembour, la vita, fregature si prendono, a volte si danno pure perchè no.
    Io dico che lei quel minimo fargli capire di non poterla fregare così allegramente gliel’ha già dimostrato.
    Per il resto, la battaglia ideale per tutte le altre donne si è avviata e se ha soldati continuerà da sè, qualcuno lo cambierà il mondo prima o poi, fossi in lei mi riterrei soddisfatta così.
    Sagra del luogo comune ? Buon senso popolare ?Dio che si manifesta con gli stereotipi che tutti conosciamo e tutti deprechiamo?
    Massì, alla fine, stringendo, c’è altro ?
    Auguri comunque per la sua battaglia.Tutto sommato, tralasciando l’aspetto personalistico, l’irriverenza a un saggio sapiente potente dovrebbe essere alquanto divertente.

  6. Pubblicato 28 novembre 2006 alle 10:24 | Link Permanente

    Cara Lia,
    sai che combattiamo la stessa battaglia, ma ti dico solo che stai costribuendo a trasformare l’Islam in un affare da Uomini e Donne. Il Messaggero predica modestia e discrezione, dovresti, assieme alle tue amiche/comari, fare meno la milanese femminista e battagliera e più riportare tutta questa malsana vicenda, in cui non penso che neanche tu manchi di colpe, sotto silenzio. Il rischio carnevalesco è sempre in agguato. Non diamo all’Islam anche il peggio che l’Occidente ha prodotto.

    Lucio.

  7. chiara
    Pubblicato 28 novembre 2006 alle 10:37 | Link Permanente

    Brava Dacia, molto onesta e coraggiosa.

    Sul comportarsi da mussulmano direi che il tuo uomo ne ha avuto la possibilità e non l’ha fatto; ora siamo oltre, diciamo che la posta in gioco è la messa al muro come dice Ricchiuti, ma questo è stato un errore di stima, e a volte, anche chi si crede più furbo sbaglia. Peggio per lui.

  8. barbara
    Pubblicato 28 novembre 2006 alle 13:07 | Link Permanente

    Ricchiuti: il tipo (che per me è ancora sconosciuto… e un nome che è stato fatto mi sembra impossibile…. ma vabbeh siamo umani e cadere nell’errore può succedere a chiunque)se l’è cercata…. ha avuto appelli a non finire di comportarsi da buon Musulmano. Proprio perchè è nella posizione in cui sembra che stia, dovrebbe essere lui a stare attento alle stupidaggini che fa.
    Mi sembrata che Lia, sin dall’inizio si sia dimostrata molto disponibile a definire le cose come Allah comanda….è lui che ha disatteso la volontà divina.
    E’ ora che sia fatta giustizia! A maggior ragione se è un personaggio di spicco…. chi gli sta intorno, se gli volesse davvero bene, dovrebbe consigliarlo a comportarsi secondo la Legge Coranica, invece di fare i capriccetti (come ho dedotto dal post di Dacia) come un bimbo viziato.
    Saggio è colui che sa ammettere i propri errori… tutti sarebbero disposti a perdonare una persona che ammette e chiede scusa. Perchè a tutti può succedere di sbagliere e perdere la giusta via…. ma guai a chi persevera nell’errore

  9. qarmida
    Pubblicato 28 novembre 2006 alle 14:48 | Link Permanente

    IL MIO STUPORE è SOLO UNO INVECE: COME HA FATTO QUESTO TIZIO A BUGGERARE UNA DONNA IN GAMBA? UNA VOLTA LESSI UN LIBRO DAL TITOLO (CHE IN SE RACCHIUDE TUTTO IL SENSO DEL LIBRO) “DONNE INTELLIGENTI SCELTE STUPIDE”… FORSE IL SIGNIFICATO DI UNA SCELTA DEL GENERE PUO’ ESSERE QUELLO DELLA SOLITA SFIDA DELLA SERIE: IL MATERIALE UMANO E’ BUONO, COME UN BUON CAMPO FERTILE, CHE SE CURATO BENE DARA’ BUONI FRUTTI… CON ME CAMBIERA’ ANCHE UNO COSI’… OPPURE SEMPLICEMENTE LUI E’ RIUSCITO A NASCONDERE BENE FINO ALL’ULTIMO IL SUO VERO CARATTERE, IL CHE FORSE SPIEGHEREBBE MEGLIO ANCHE LA SUA ATTUALE IPOCRISIA. IL PUNTO PERO’, IN QUESTO CASO PARTICOLARE, E’ CHE ORAMAI A MOTIVO DELLA (SEPPUR ANONIMA) DIVULGAZIONE DEI SUOI ERRORI… L’ATTEGGIAMENTO DI QUEST’UOMO DIVENTA MATERIALE DI DISCUSSIONE E DI SVILUPPO DI DIBATTITI ALL’INTERNO DELLA COMUNITA’ PER STABILIRE UNA VOLTA PER TUTTE QUALE SIA, DAVVERO, L’ATTEGGIAMENTO DA TENERE IN TALI CIRCOSTANZE PER UN UOMO CHE VOGLIA DAVVERO RITENERSI UN BUON CREDENTE (E FORSE DOBBIAMO PROPRIO A CIO’ LA DIVULGAZIONE DEL CASO)…(E IN QUANTO AL “BUON CREDENTE” PARLO, ALL’OCCORENZA, ANCHE PER I CREDENTI DI ALTRE FEDI, COMPRESA LA “NOSTRA”, LA MAGGIORITARIA CATTOLICA…)… DOPODICHE’ VA CON SE CHE SE SI VUOLE RISPETTO E CONSIDERAZIONE, QUEL RISPETTO E QUELLA CONSIDERAZIONE CHE SI DOVREBBERO PORTARE AD UN UOMO CHE NELLA SUA COMUNITA’ RIVESTE UN RUOLO DI UNA CERTA IMPORTANZA, MBEH… COSTUI DEVE MERITARE TUTTO CIO’ CON LA COERENZA… POI… ULTIMA ET NON ULTIMA CONSIDERATIO… A NOI “TRASGRESSIVE” PIACE UN CASINO METTERE IN DIFFICOLTA’ UN’AUTORITA’ QUANDO TALE NON E’ PIU’ A CAUSA DELLA SUA ARROGANZA E SUPPONENZA. Dedicato a tutti gli “Eminenz” del mondo! Ciao, sorelle!

  10. lia
    Pubblicato 28 novembre 2006 alle 15:19 | Link Permanente

    Ricchiuti, si sbaglia: questo signore si è già dichiarato d’accordo con me e ha già ammesso tutto quello che c’era da ammettere, anche pubblicamente. Perché poi all’ammissione non faccia seguito la correzione concreta dell’errore, mi sfugge. E proprio perché non voglio ammazzare nessuno né personalizzare più di tanto la questione, mi astengo anche dal fare ipotesi su blog.
    Quanto al termine “fregare” che lei usa: mi è estraneo, ed è estraneo alla questione. Io ho un problema personale e politico, non sentimentale. Può non essere facile da capire, ma incappare in una prassi di scorrettezza islamica della portata di quella in cui sono incappata mi ha messo in una situazione di totale impasse per parecchio tempo, e l’ho scritto: o trovavo il modo di sollevare il problema e fare qualcosa per affrontare il nodo di una questione femminile che ho visto grave ed urgente, oppure non avrei mai più potuto scrivere un rigo in buona fede, su questo blog. Non è “vendetta”, e poi per cosa? E’ salvataggio della MIA percezione dell’islam e del mio blog. Tacere, a volte, vuol dire acconsentire. Mi dispiace, ma è stato folle chiedermi di farlo su un argomento per il quale mi spendo da oltre un decennio: qua, quella che non poteva “farsi derubare della sua identità – e del suo lavoro di anni – con disinvoltura” sono io.
    Detto questo, poi, io al tizio voglio pure bene e sarei felicissima se si attivasse per sganciare la nostra vicenda privata da questa battaglia che è, e deve essere, generale.

    Lucio: nemmeno 3 settimane fa è stato celebrato a Barcellona il II Congresso Internazionale di femminismo islamico, dove si sono dette cose rispetto alle quali i post di Haramlik sono noccioline. E non credo che chi si è speso per arrivare a un simile risultato, in Europa, sia gente che vuole “ridurre l’islam a una questione di uomini e donne”. Semplicemente, l’islam è tante cose tra cui, anche, una questione di uomini e donne. E in questo momento mi interessa questo suo aspetto. A te ne interesseranno altri, e nulla ti impedisce di sollevarli. Io mica verrò ad accusarti di sollevarne alcuni e non altri.
    L’islam predica una discrezione che, ti assicuro, pratico con costanza. Il rischio carnevalesco mi preoccupa e mi pare che su questo blog si faccia di tutto per mantenere la questione su un livello di correttezza e di rispetto per una causa e una comunità.
    Quanto al fare le femministe milanesi, temo tu sia fuori strada: non riesco ad immaginare nessuna milanese, a fare quello che faccio da quasi due mesi. In compenso, faccio una cosa su cui qualsiasi donna araba avrebbe le balle ancora più girate delle mie.
    E ti ricordo che il femminismo arabo è più antico di quello italiano…
    Comunque mi fa sorridere, il tuo invito alla modestia islamica. Devo però ricordarti che l’islam invita anche a reagire alle ingiustizie. Non vorrei che la tua lettura del Libro fosse viziata da una briciola di maschilismo. :)
    (Tu quoque?)

    Tutti: io, l’ho scritto fin dal primo post, credo che tutto ciò abbia un senso perché è emblematico, non perché è personale. Non credo che importi chi sono io, chi è lui e chi è il nonno o lo zio. Esistono vizi, ritardi culturali, posizioni di rendita maschili, prassi gravi, incoerenze e ipocrisie che vanno affrontate.
    Senza derive di personalismi sterili ma anche senza troppi timori, direi.

  11. Pubblicato 28 novembre 2006 alle 17:17 | Link Permanente

    Il personale è politico ? Capisco.Lei vuol combattere le rendite di posizione e persegue coerenza.Vuol conservare un sogno.Una percezione.Vuol colpirne uno per educare cento.Mi scusi ma cosa c’è di più personale avendo come controparte un dottore dell’Islam che sfidarlo a quale Islam sia quello vero e cosa buona e giusta ? Evidentemente sul punto non cederà mai.A qualunque costo ? Boh.Alla fine potrebbe rifilarle qualche vittoria di plastica.
    Se fa resistenza è perchè è la propria percezione contro la sua.Chissà.Chiedo venia ma non ho gli strumenti per empatizzare con questi Non lo fo per piacer mio ma per dar giustizia al Dio.Capisco l’entusiasmo, capisco le battaglie, capisco l’arretratezza che lei denuncia dell’Islam italiano ma non la seguo quando ne fa un momento di palingenesi e di correzione dell’errore e non semplicemente uno sconfiggere l’errante.Un prendersi le sue ragioni qui ed ora, nei limiti del possibile.Talleyrand diceva molto male dello zelo.Ma non la prenda come una lezione d’indifferenza da parte mia.Semmai un piatto scetticismo su buoni e cattivi, di chi come tanti da queste forse corrotte parti del mondo, forse assalite dalla realtà o semplicemente schiacciate dall’uso di mondo, ha giusto qualche modo di dire.E crede giusto al ricambio di posizione nelle rendite di posizione, non all’abolizione della rendita in sè.Pensiero, lo convengo, non un granchè eccitante e stimolante all’azione.
    Buona fortuna.

  12. Carlo
    Pubblicato 28 novembre 2006 alle 17:55 | Link Permanente

    Per rispetto alla “par condicio” dovremmo conoscere pure cosa dice la persona “accusata”….

  13. jcm
    Pubblicato 28 novembre 2006 alle 21:41 | Link Permanente

    “Ricchiuti: ma lei davvero pensa che chiedere a un musulmano di comportarsi da musulmano sia troppo?”

    Però Lia, c’è qualcosa che non torna nel tuo ragionamento: un musulmano che tradisce la propria moglie senza pretendere l’avallo ipocrita di certi sedicenti ministri di Allah, si comporta da buon musulmano? Può ricoprire con coerenza un ruolo di riferimento “morale” all’intenro della propria comunità?
    Se fosse stata questa la situazione, cosa avresti fatto? L’avresti rifiutato invitandolo a rispettare i precetti del Sacro Corano che certamente condanna l’adulterio?
    Mi pare di capire di no, avresti vissuto clandestinamente la relazione “islamicamente scorretta” e magari quel tizio sarebbe ancora qui, tra i commenti, a rivolgerci le sue severissime prediche telematiche e a maledire blasfemi vignettisti danesi. O no?

    Sinceramente, troverei una “Santa Commissione Etica per lo Sputtanamento e la Gogna” alquanto grottesca e non certo adatta a risolvere i problemi delle musulmane e dei musulmani d’Italia.

    Visto che ci siamo, comunque, spero non vi sia sfuggita la seguente notizia proveniente dal paese degli islamici Duri e Puri:
    “17 novembre 2006: una vedova di 39 anni è stata condannata alla lapidazione per adulterio nella città saudita di Hail, riporta il quotidiano locale al Watan.
    La donna avrebbe partorito un figlio sei anni dopo la morte del marito. Non essendo sposata, per il giudice ha portato avanti una gravidanza ‘illegittima’.
    Il quotidiano cita gli abitanti del suo quartiere, secondo i quali dopo la morte del marito, la donna viveva in condizioni misere in una capanna di fango presso una moschea, offertale da un benefattore”.

  14. lia
    Pubblicato 29 novembre 2006 alle 00:12 | Link Permanente

    Jcm, c’è una questione di assunzione morale delle proprie responsabilità. Uno che ha il coraggio di porsi in una posizione di adultero è uno che ha deciso di fare i conti con la propria coscienza e di correre in prima persona i propri rischi, compresi quelli dell’Aldilà.
    Certe menzogne richiedono una notevole onestà di fondo, credo che tu lo sappia.
    Ma sposarsi per non andare all’inferno senza capire una cippa dei motivi per cui l’islam non ti manda all’inferno, se sei sposato, è una stupidaggine imperdonabile. E’ il peggio di qualsiasi religione, islam compreso.
    Troppo superficiale per essere accettabile.

    Io non ho nulla contro la debolezza umana: ne sono portatrice in dosi massiccie.
    L’ipocrisia mi disturba, invece.
    Vorrei che fosse chiaro: non ce l’ho col mio povero ex marito (che vedo che sta muovendo a compassione un po’ di maschietti, chissà perché :) ) per la storia in sé, e trovo che il lasciarsi rientri nelle cose della vita.
    Io ce l’ho con lui perché trovo intollerabile che uno che passa la vita a dettare regole e a imporre comportamenti, nell’ambito matrimoniale, dimentichi di applicare le regole e i comportamenti che, pur essendo altrettanto islamici, vanno a suo svantaggio.

    Se lui fosse venuto a fare l’amante clandestino ed io lo avessi accettato, non avrei avuto nessun discorso islamico da fare. Saremmo stati su un piano diverso.
    Ma la full immersion di islam che è stato questo rapporto comporta che io, del tutto legittimamente, chieda la cosa più normale del mondo, in qualsiasi contesto islamico: un divorzio musulmano. Niente di più e niente di meno.
    E’ normale.
    Lo farebbe qualsiasi musulmana al mondo. Qualsiasi moglie cristiana sensata sposata islamicamente ad un musulmano, lo farebbe.
    Non c’è niente di vessatorio, di crudele, di strano o di bizzarro, in questo: il matrimonio islamico comporta l’assunzione degli obblighi islamici e comporta un divorzio islamico.
    E’ lapalissiano.
    Se fossimo in un contesto arabo, non ci sarebbe storia né discussione: il mio comportamento sarebbe assolutamente scontato e il suo sarebbe inaudito.
    Qui siamo in un contesto italiano, ma io ritengo che ciò non possa servire da scusa per chi, in questo contesto, difende e propaga l’islam. Se lo fai, lo fai davvero.
    Insomma, Jcm: qui siamo sempre state prontissime a non fare entrare alcool e maiale sotto il tetto coniugale, abbiamo tarato i nostri sonni sulla sveglia della preghiera dell’alba, abbiamo applicato ogni possibile islamica pazienza ad ogni inaudita bizzarria di un islam italiano che, in confronto, il Cairo pareva più progressista di New York.
    Ma davvero dobbiamo diventare di colpo laici proprio quando si divorzia e quando, per una volta, la tutelata dall’islam è la donna?
    Ma mi dici per quale motivo una dovrebbe fare prima la moglie islamica e poi la separata californiana?
    Eccheccavoli.
    Troppo comodo, quest’islam al maschile.
    Sono bravi tutti, a fare i musulmani così.
    Vedremmo tutti i maschi del mondo correre entusiasti a convertirsi, se questo fosse l’andazzo.
    Il punto, tuttavia, è che questo non è e non deve essere l’andazzo.
    E temo che sia compito delle donne, ricordarlo quando è il caso.

    Ma poi, al di là dei miei casi: succede davvero di rado di avere la possibilità di scoperchiare un problema di fronte a cui, normalmente, c’è sofferenza e rassegnazione. Io ci sono incappata ed ho un blog.
    Sarei una demente e una criminale se facessi finta di niente.
    E sarei una ben povera amica dell’islam, tutto sommato.

  15. jcm
    Pubblicato 29 novembre 2006 alle 01:05 | Link Permanente

    Per carità, Lia, tu hai probabilmente ragione a pretendere ciò che “islamicamente” ti spetta, ma non mi pare tu abbia risposto alla mia domanda, la ripeto: un musulmano disposto a tradire la propria moglie senza pretendere l’avallo ipocrita di certi sedicenti ministri di Allah, è un buon musulmano? Può ricoprire con coerenza un ruolo di riferimento “morale” all’intenro della propria comunità? E’ un’ipocrita o no, se pretende di “propagare” l’islam? E quella ipocrisia, tu, la sopporteresti?
    Mi interessa un tuo parere, perchè certamente il divorzio non è l’unica situazione in cui si rischia di comportarsi da ipocriti, o no?

  16. Pubblicato 29 novembre 2006 alle 08:10 | Link Permanente

    Giusto un’ultima notazione da Mondo Cane.
    La compassione, che poi spesso è la solidarietà più pelosa e maligna, dei maschietti per l’ex marito è epidermica e scontata almeno quanto la solidarietà delle femmine per l’ex moglie.
    E’ un gioco di ruoli antico almeno quanto l’ipocrisia, nei confronti della quale ci andrei più cauto in generale nella condanna.Condannare molto, condannarla meno.
    Comunque il lifestyle da moglie dell’Islam ciento per ciento effettivamente deve esser stato un due palle micidiale.Perdoneremo mai a qualcuno di averci annoiato a morte ?
    Saluti.

  17. lia
    Pubblicato 29 novembre 2006 alle 09:54 | Link Permanente

    Jcm: no, non lo è. Un buon musulmano, dico. Anche se mi piace di più chi sbaglia per amore che per interessi spiccioli.

    Comunque, quando Dacia racconta che io ne avrei fatto tranquillamente a meno, di ‘sto matrimonio, si riferisce a un uomo separato. Anzi, abbandonato. Che è quello che ho conosciuto io. Il suo status di sposato è arrivato dopo, diciamo così. :)

  18. salaam
    Pubblicato 29 novembre 2006 alle 14:00 | Link Permanente

    scusa lia (ti do del tu), non ho capito una cosa: quando scrivi

    “…Insomma, Jcm: qui siamo sempre state prontissime a non fare entrare alcool e maiale sotto il tetto coniugale, abbiamo tarato i nostri sonni sulla sveglia della preghiera dell’alba, abbiamo applicato ogni possibile islamica pazienza ad ogni inaudita bizzarria di un islam italiano che, in confronto, il Cairo pareva più progressista di New York…”

    ma se tu non ti sei convertita all’islam, perchè hai dovuto svegliarti per la preghiera dell’alba, rinunciare all’alcool e al maiale (e subire tutte le altr ‘bizzarie’)? l’islam non impone questo alle donne della gente del libro che sposano un uomo musulmano. era una tua libera scelta perchè volevi anche tu avvicinarti all’islam o ti costringeva il marito?

    che tipo di islam seguiva il tuo ex-marito? non è che per caso era un wahabita/neo-salafita? questo spiegherebbe le ‘bizzarrie’ e anche l’atteggiamento iper-formalista e un po’ ipocrita (sposarsi solo per avere dei rapporti sessuali leciti e poi appellarsi all’islam per non concedere il divorzio).

  19. Pubblicato 29 novembre 2006 alle 16:39 | Link Permanente

    aspetta aspetta. Dacia, tutto ok, ma è utile citare Napoleone? Una delle massime più note dell’Empereur era “En amour, la seule victoire, c’est la fuite”.

  20. max
    Pubblicato 29 novembre 2006 alle 16:48 | Link Permanente

    forse mi sono perso qualcosa… ricordo che eri innamorata del Cairo e che insegnavi etc.
    quello che mi sorprende, ma non dovrebbe, è sapere che sei musulmana , che ti svegli con il muezzin, che insomma ti sei imbarcata con l’islam.
    essendo ateo queste cose continuano a stupirmi anche perchè ti consideravo bastante inteligente..:-))
    evidentemente il sesso può condurre alla vita religiosa…che strane cose…

  21. ines
    Pubblicato 29 novembre 2006 alle 17:46 | Link Permanente

    Lia, ti seguo solo da un po’, ma conto di rifarmi leggendo anche i vecchi
    post…questa vicenda mi ha preso tantissimo, anche per motivi miei
    personali: complimenti per la sincerità e il coraggio. Fai bene a non dire
    il nome, rendendo troppo privata una vicenda che invece è politica, però io
    non ho capito ancora bene cosa ti ha fatto lui e che cosa chiedi da questo
    divorzio. Mi pare che lui ti abbia tradita e che tu gli chieda qualche
    dimissione da qualche carica religiosa, ma forse non ho capito niente…ti
    ringrazio tanto…
    ines

  22. lia
    Pubblicato 29 novembre 2006 alle 19:08 | Link Permanente

    Sigh.
    Io, davvero, eviterei di andare troppo nei dettagli. Quindi rispondo adesso velocemente e poi torniamo a parlare di femminismo islamico.

    Salaam: sì, in teoria una moglie non convertita (e io non mi sono convertita, Max) può bere alcool eccetera. Nella pratica, però, fai prima a lasciar perdere. Non che la cosa mi disturbasse, intendiamoci: volevo solo dire che l’atmosfera islamica di cui è imbevuto un rapporto non dovrebbe cessare quando si tratta di corrispondere all’ex moglie quanto islamicamente dovuto.

    Ines, ma no. Nessun tradimento e nessuna dimissione. Si sta solo insistendo affinché lui sia coerente con la sua fede e corrisponda alla sua ex moglie quanto, Corano alla mano, le deve.
    E credo che la cosa abbia un forte valore pedagogico, oltretutto: sono stufa di sentire storie di mariti che fanno gli ultra-religiosi quando impongono alle mogli un islam fatto di veli e proibizioni e poi diventano ultra-laici quando si tratta di corrispondere mantenimenti arretrati o assistenza economica durante la separazione. E’ molto, molto frequente che ciò accada. Bizzarro, visto che l’islam è più esplicito su QUESTE cose che sui veli e le proibizioni di cui sopra.
    Mi pare, quindi, che un po’ di sano ripasso di come l’islam intende i rapporti di genere possa fare del bene a molti musulmani che a volte si lasciano un po’ andare.
    E’ capitata questa opportunità per mettere il discorso sul tappeto, e l’ho colta con piacere. Da qualche parte bisogna pur cominciare, a interrogarsi su cosa non va.

  23. Carlo
    Pubblicato 30 novembre 2006 alle 13:51 | Link Permanente

    Lia,tu hai scritto :

    Si sta solo insistendo affinché lui sia coerente con la sua fede e corrisponda alla sua ex moglie quanto, Corano alla mano, le deve

    Per tutti quelli che non conoscono le prescrizioni dell Islam (tipo me) che prevede il Corano in questi casi ?
    Il tuo ex marito giustifica forse il suo comportamento in base a qualche norma o usanza di tipo religiosa ?

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