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Sembrerà strano, ma una lavora pure.
E, per chi fa il mio mestiere, in questi giorni si torna a casa di sera.
Non si può essere ovunque.

In questa shakespeariana vicenda, che ha preso i mille rivoli delle mille personalità dei suoi vari attori, il climax non è lo stesso per tutti.
Io, conti alla mano, vengo da undici mesi che, tra una cosa e l’altra, sono stati di parossismo puro. Il mio culmine è arrivato con la vicenda-Corriere e, francamente, tirare fiato due giorni è un diritto umano.

Ora finisco gli scrutini e poi mi esprimo, a ‘sto punto.
Mica non mi esprimo, dopotutto.
Compatibilmente con le priorità di cui sotto e, anche, con la linea di questo blog, che quieto non lo è stato mai ma che non è solito darsi alle indecenze.

Ho fatto una gran fatica, in tutta questa vicenda, per mantenere ciò che potevo controllare entro i limiti della sensatezza, dell’etica e, pure, di un’estetica accettabile.
Una fatica di cui non si può avere idea.
Evidentemente, non ci sono riuscita. Tanta fatica per nulla.

Adesso tiro un attimo di fiato, come dicevo: poi mi sa che scrivo un papiro.