lassi.jpg

Organizzare la cucina per l’estate vuol dire tirare fuori il frullatore dal mobiletto e metterlo in bella vista sul tavolo, dove passerà i prossimi mesi.
Ed è che con tutto il sole che mi entrava dalla finestra stamattina, mentre smettevo gradualmente di ronfare e facevo il consueto appello da dormiveglia dei desideri da soddisfare durante la giornata, il mio primitivo cervellino ha fatto delle rapide quanto essenziali associazioni che si sono risolte in una parola sola: “Lassi. Un lassi. Presto.”

Ed eccomi impugnare il primo lassi dell’anno, mentre scribacchio al computer nel primo giorno dopo la fine della scuola.
Non è il lussureggiante lassi al mango che mi allietava in Egitto, né questa meravigliosa cosa raffinatissima che non potrei mai preparare appena alzata, scarmigliata e impastata di sonno al punto che persino usare la moka mi pare violento, di prima mattina, con tutto quel fuoco da accendere, e mi inquieta meno la mia napoletana con l’acqua scaldata nel bollitore:

image022.jpg

E’ un inconsueto lassi alla nespola, quello che sto impugnando mentre scrivo, perché nespole ho trovato in frigorifero, ma posso assicurare che ha un suo perché, in questo sabato mattina da città di mare, e mi manca solo la cannuccia e le comprerò oggi stesso, ché d’estate non si può proprio stare senza cannucce e tanto meno se già ti pregusti i tuoi lassi alle albicocche, alle ciliege, alle fragole e a tutto quello che si può trovare qua intorno per dimenticare che il mango non ce l’hai, porca miseria.

E poi pensavo di andarmene al mare, appunto.
Visto che vivo in una città di mare, e visto che l’inverno è passato e la scuola è finita e vallo a spiegare, poi, com’è che i prof non crescono mai del tutto e hanno sempre quel fondo ragazzetto e mi pare il minimo che ti possa succedere, dopo tutto, quando non vedi l’ora che finisca la scuola per potere andare al mare, e pazienza se sono 40 anni, che aspetti sempre ‘sta cosa qua.
E’ finita la scuola.
Posso buttare i libri in fondo a un cassetto e andare al mare.
Ed ho anche i brufoli.
E allora?

E poi sono genovese, altra cosa che mi mette di ottimo umore.
Molto più genovese di Berlusconi, almeno.
Perché noi genovesi lo sapevamo, che ieri era giornata di lancio di uova e che non era il caso di andare a fare troppo gli spiritosi in giro, qui a Zena.
Berlusconi non lo sapeva, a quanto pare.
E quindi lui se le è beccate, le uova, e io no.
Questa città mi dà delle soddisfazioni.

Potrei andare a farmi il primo bagno dell’anno, quindi, e ho qui la lista delle spiagge preparatami dalle Peppette di IV A e me la sto studiando attentamente e dice così:

1. Pieve Ligure (L) – scogli
2. Bonassola (L) – sassetti
3. Cavi di Lavagna (L) – sabbietta
4. Camogli (L) – sassetti + tanta gente
5. Poianesi e Mulinetti (L) – calette
6. Pontetto (L) – scoglietti
7. Vesima (P) – sabbia
8. Levanto (L) – sabbia
9. Celle Ligure (P) – sabbietta.

* L= Levante, P= Ponente.

Perché poi non si dica che non sono precise, le mie alunne di quarta A.

La scuola è finita, dicevo, e benché io non sia affatto in vacanza e mi aspetti ancora un mucchio di lavoro, tra scrutini ed esami di maturità, urge cercare di ricordare dove diamine ho messo il costume da bagno.
Non ne ho la minima idea.
Ricordo benissimo, invece, che anche quest’anno ho dimenticato di mettermi a dieta, e queste sono, in effetti, le giornate in cui proprio non te lo puoi scordare, ‘sto dettaglio. Porca miseria.
Ma vabbe’: mi mancava solo di stare a dieta, durante il terrificante inverno appena trascorso. Così mi sparavo direttamente, santo cielo.
Non scherziamo.
E portiamoci serenamente la ciccetta al mare, ché pure lei si vuole abbronzare e ne ha diritto.
Eccheccavoli.

Ché poi, in realtà, io dovevo andare a Milano, ‘sto week-end.
Sarà il caso che chiami e che dica che non vado.
“Non posso”, dirò.
“Tu non hai idea del sole che c’è a Genova oggi”, spiegherò.

La vedi che luccica, Zena.