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Come la pensi io, sul tema “Boicottare la Fiera del Libro di Torino“, è presto detto: personalmente, mi sentirei male ad andarci. “Celebrare il 60esimo anniversario” dall’inizio di una guerra che ha fatto, direttamente e indirettamente, milioni di morti, seminando dolore e distruzione in una tragedia che non finisce e non accenna a finire, mi pare folle o, almeno, superficiale in modo agghiacciante. Tanto più che questa celebrazione viene proposta mentre a Gaza la situazione è quella che sappiamo e via discorrendo. Diverso sarebbe stato se, come chiedeva Isabella Camera D’Afflitto, l’organizzazione della Fiera avesse riconosciuto la complessità della ricorrenza prevedendo “uno spazio sostanzioso dedicato alla Palestina”. Saremmo stati di fronte a un evento importante, in quel caso, e lo avrei seguito grata per l’occasione di incontro e di conoscenza proposta, e colma di aspettative. Peccato che non siamo un paese da cui ci si possano aspettare queste cose.

Mi astengo, tuttavia, dal chiamare “boicottaggio” la mia personale intenzione di proteggermi da un malessere, e per i saggi motivi osservati da Leonardo in tempi non sospetti: per allergia nei confronti dell’effetto-Ratzinger. Lo abbiamo appena visto succedere, dai. Lo sappiamo, come funziona. Come ha scritto Enrico Bonatti, a proposito del caso-Sapienza:

Di tutte gli improperi che ci hanno gettato addosso, personalmente mi sento costretto ad accettarne uno: quello di “CRETINI” affibbiatoci da Cacciari. L’Italia è il Paese dei furbi, e chi non è furbo è cretino.
Col senno di poi, vista la conclusione della vicenda, dobbiamo ammettere che i 67 firmatari sono stati poco furbi. Il Rettore ha avuto il suo evento mediatico alla grande. Il Papa ha colto la palla al balzo e, rinunciando all’ultimo momento ad intervenire, ha conquistato l’alone di martire dell’oscurantismo e dell’intolleranza di un gruppetto di scienziati della Sapienza […]

Che dal caso della Fiera di Torino sarebbe venuto fuori un caso-Sapienza-bis, era scontato.

L’aria che tira non permette di discutere perché le discussioni non vertono su ciò che viene detto, dalle nostre parti, ma sulla versione caricaturizzata di ciò che si vorrebbe dibattere. E quindi tocca venire offesi a livello personale da appelli come quello di Montanari che, senza entrare minimamente nel merito delle ragioni di quanti non si riconoscono nel comportamento tenuto da chi gestisce la Fiera di Torino, ti piazza lì l’accusa di volere aggredire la cultura ebraica. Nientedimeno.

Ma si sapeva, appunto.

Non credo sia possibile, in queste condizioni, stare a spiegare che criticare gli organizzatori della Fiera di Torino vuol dire questo: criticare gli organizzatori della Fiera di Torino. Non la cultura ebraica. Gli organizzatori della Fiera di Torino. Lo si può dire, urlare, sillabare (gli-or-ga-niz-za-to-ri-del-la-Fie-ra-di-To-ri-no) ma non serve a nulla. E’ fiato sprecato.

Quando ti vengono a dire (e te lo dicono degli scrittori, non Nino Strano in Senato) che qua si esprime “una solidarietà senza riserve nei confronti degli organizzatori della Fiera del Libro di Torino” e che lo si fa in modo “apartitico, e politico solo nell’accezione più alta e radicale del termine“, tu che dici?

Non sono dei bambini, quelli che si esprimono così. Non possono non vedere quanto c’è di politico, e non di culturale, in come Rolando Picchioni ha gestito questa vicenda. E Rolando Picchioni è un politico, appunto. Non un candido uomo di lettere avulso dalle brutture del mondo.

Deputato nelle file della Democrazia Cristiana dal 1972 al 1983, è stato sottosegretario ai beni culturali dal 1979 al 1981, nei governi Cossiga I e II e nel governo Forlani. Nel 1990 è stato eletto nel Consiglio regionale del Piemonte, dove ha ricoperto l’incarico di capogruppo della DC. Coinvolto nel cosiddetto scandalo petroli, ma assolto. È stato membro della loggia massonica P2 con la tessera numero 2095.

Nel 1995 è stato rieletto nelle file del CDU, ed è successivamente divenuto Presidente del Consiglio regionale del Piemonte (1995-98). In seguito è entrato nel Partito Popolare Italiano, poi nell’Udeur e quindi nella Margherita. È tra gli organizzatori della Fiera Internazionale del Libro di Torino, prima in veste di segretario generale della Fondazione per il libro, la musica e la cultura (dal 1999), e poi di presidente (dal 2005). Nel 2007 ha aderito al Partito Democratico, candidato alle primarie per l’assemblea costituente regionale.

E tuttavia bisogna essere insultati, offesi sul piano personale dalle consuete insinuazioni sulla bruttura morale (non è che un antisemita sia bellissimo, giusto?) che si celerebbe dietro le tue critiche, da chi esprime solidarietà senza riserve e apartitica e politica solo in senso alto a Rolando Picchioni. Vabbe’.

Un boicottaggio è un’azione politica, appunto, e in queste condizioni c’è poco da esprimersi in senso politico. Ci si dà all’esilio interiore, in mancanza di quello effettivo, e amen.

Adesso è uscito un documento, sul sito della Fiera, in cui si dice che non è che fosse proprio-proprio il paese ospite del 2008, l’Egitto, e che ricostruisce la vicenda così (le sottolineature sono mie):

Il 15 novembre 2006 il presidente della Fondazione per il Libro Rolando Picchioni si incontrò a Roma con l’ambasciatore egiziano in Italia Ashraf Rashed. A fine gennaio 2007 Picchioni e il direttore della Fiera Ernesto Ferrero si recarono in visita alla Fiera del Libro del Cairo, dov’ebbero modo di incontrare fra gli altri il presidente della Fiera locale, dottor Nasser El Ansary.
In tale occasione Picchioni consegnò alle autorità egiziane una lettera a firma del presidente della Fondazione per il Museo Egizio, Alain Elkann, con la quale si segnalava l’interesse da parte di Torino ad organizzare intorno alla possibile presenza egiziana un programma di eventi di ampio spettro che coinvolgesse Fiera del Libro, Museo Egizio e altre istituzioni culturali piemontesi, nella prospettiva di poter ospitare a Torino la grande mostra Tesori sommersi d’Egitto, già esposta dal 9 dicembre 2006 al 16 marzo 2007 al Grand Palais di Parigi, dal 5 aprile 2007 al 28 gennaio 2008 a Bonn e in seguito al museo Reina Sofía di Madrid.
Registrato il forte interesse da parte di un main sponsor privato – la Compagnia di San Paolo – e il consenso delle istituzioni torinesi e piemontesi a portare questa mostra nella primavera 2009 negli spazi recuperati della Reggia di Venaria in contemporanea con due altri grandi eventi legati al mondo egizio (una mostra dedicata ad Akhenaton a Palazzo Bricherasio e l’esposizione dei progetti di riallestimento del nuovo Museo Egizio di Torino), la Fondazione per il Libro ha quindi comunicato ufficialmente in data 20 aprile 2007 all’ambasciata d’Egitto l’opportunità di spostare al 2009 la presenza del proprio Paese in Fiera, invitando comunque l’ambasciatore e le altre istituzioni culturali egiziane a intervenire alla Fiera 2007 per un primo incontro organizzativo, poi tenutosi negli uffici del Lingotto l’11 maggio 2007.
La candidatura di Israele quale Paese ospite interviene solo successivamente, nell’estate (luglio-agosto) 2007, attraverso esponenti della società civile torinese vicini alla realtà ebraica, che hanno prospettato ai vertici della Fondazione tale possibilità e offrendo di farsi da tramite con le autorità israeliane.

Ricapitolando: questi qui dicono di essere andati “in visita” al Cairo a gennaio 2007 manco stessero lì per vedere le piramidi. Ricordare che erano lì perché l’Italia era l’Ospite d’Onore della Fiera Internazionale del Cairo sarebbe stato più gentile, diciamocelo.

Inoltre, mettiamola così, devono essersi spiegati male. Perché il documento che riporto qui sopra misura molto le parole, mi pare, e parla vagamente di “eventi di ampio spettro”, mentre sul sito istituzionale del Libro egiziano scrivevano, poveretti:

The Turin Fair (Torino)
Dr. Nasir al-Ansari, GEBO chairman, heading a delegation including Ahmad Salah, head of the Central Administration for Fair Affairs, and Dr. Ahmad Mugahid, President of the National Centre for Children’s Culture, visited Turin, Italy, to discuss preparations for the participation of Egypt as a guest of honour in the Turin Book Fair 2008. The Egyptian Pavilion at the said Fair has been reserved (an area of 800 m2). Apart from books, covering all branches of knowledge to be presented, the Fair will host cultural seminars and artistic soirées.
It is noteworthy that Turin hosts the second largest Museum of Egyptian antiquities, after the Egyptian Museum in Cairo; such are the close relations between the two countries.

E, a dimostrazione che non è che si fossero sbronzati di tè alla mente, gli egiziani, il sito dell’Istituto per il Libro del nostro Ministero per i Beni e le Attività Culturali scriveva, a gennaio 2007:

E ancora, su questa scia, un altro importante accordo quello siglato proprio in questi giorni al Cairo da Rolando Picchioni, segretario generale della Fondazione per il Libro la Musica e la Cultura per avere l’Egitto come ospite d’onore alla Fiera del Libro di Torino nel 2008.

Ma vabbe’, piccoli malintesi. Viene voglia di conoscerli da vicino, però, gli organizzatori del tutto. Perché ‘sta benedetta Fiera, a quanto pare, è rimasta senza sapere chi invitare da aprile ad agosto del 2007 quando, provvidenzialmente, dei cittadini torinesi vicini ad Israele gli hanno detto: “Ehi, ma visto che siete senza ospite d’onore, che ne direste di invitare Israele?

E loro: “Caspita, idea geniale!

Senza manco farsi venire in mente che, casualmente, questo era l’anno del 60esimo anniversario del più grande casino che il Medio Oriente ricordi, altrimenti detto Nabka, oltre che della nascita di Israele.

Giuro, non me lo invento.

Perché il documento apparso sul sito della Fiera, e di cui riporto uno stralcio qui sopra, si conclude così:

La coincidenza dell’inaugurazione della Fiera 2008 con le celebrazioni del 60° anniversario della fondazione dello Stato di Israele viene ad essere pertanto un’evidente, assoluta casualità.

Be’, che dire. Io ci ero rimasta male perché credevo fosse una cosa importante, la Fiera di Torino, e che la sua organizzazione fosse gestita con criterio. A giudicare dalla loro ricostruzione dei fatti, posso solo pensare che avevo sopravvalutato il tutto. L’impressione è quella di un evento di provincia, gestito male e organizzato come capita e quasi per sbaglio. Non valeva manco la pena di stare a concentrarcisi.

Qualcuno si è chiesto come mai ci si fosse dispiaciuti qui in Italia, per il bidone preso dall’Egitto, quando non pare che il governo egiziano abbia protestato. Io posso solo dire che la stampa egiziana non circola, da queste parti, quindi nessuno sa veramente come l’abbiano presa da quelle parti. Gli intellettuali egiziani, a quanto ci è dato sapere, hanno manifestato solidarietà ai palestinesi, più che concentrarsi su questo aspetto della vicenda. Ho chiesto a gente che sta al Cairo di raccontarmi come è andata, vista da lì, e non mancherò di raccontarlo a mia volta.

Va detto, però, che non è che abbia un grandissimo potere contrattuale, l’Egitto, e tantomeno in queste cose. L’unico che aveva, ovvero offrire all’Italia il ruolo di ospite d’onore nella loro fiera, lo hanno già speso. Mi pare ragionevole pensare che le loro autorità abbiano abbozzato per non compromettere il 2009, a questo punto. Quello che poi pensa la gente, come quello che pensano gli scrittori e gli intellettuali in generale, in Egitto non è, come dire, importantissimo.

Sono certa che i nostri Picchioni e compagnia, uomini di mondo, abbiano saputo trovare gli argomenti giusti per rabbonire le persone giuste.

(Per una visione d’insieme su come l’argomento viene analizzato in rete, rimando a questo post di Georgiamada.)