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Io quando andai in Egitto vendetti la macchina e, da allora, sono stata senza. Il che vuol dire che sono stata un bel po’ senza guidare, ed è che al Cairo non c’è nessun motivo per avere una macchina e ce ne sono moltissimi per non averla, piuttosto. Primo tra tutti l’assicurazione. Perché, per quanto il traffico di lì sia al di là del bene e del male e quindi intimidisca chiunque arrivi dall’Europa, la verità è che guidano tutti talmente da cani che una non può che guidare meglio della media dei cairoti. Sarebbe umanamente impossibile il contrario. Si potrebbe fare, quindi. Ma l’assicurazione ci vuole, santo cielo, e invece al Cairo non c’è. Anche se te la fai, le compagnie non pagano, in linea di massima. Quindi, è come non averla. Non a caso ti arrestano direttamente, se fai un incidente grave, e poi decidono chi ha ragione. Il tutto mi è sempre parso uno stress assolutamente evitabile, motivo per cui ho coltivato allegramente il mio rapporto di amore-odio coi taxisti, finché ero lì, e al volante mi ci sono messa giusto qualche volta nel Sinai, e neanche molte.

Tornata a Milano, mi comprai la bici. Tra l’altro abitavo in via Solari e insegnavo a due passi da lì, quindi figurati che senso poteva avere imbarcarsi in un acquisto di macchina. E ridendo e scherzando, quindi, mi sono ritrovata a non guidare per qualche anno e ‘ste cose sono pericolose: ti disabitui e cominci a chiederti se sei ancora capace di farlo, ti blocchi un po’.

Mi ha tolto dall’impaccio Pupina, quando sono andata a trovarla a Valencia e a lei è parso assolutamente normale affidarmi la macchinetta del suo fanciullo e farsi scarrozzare qua e là. Di modo che, passato il primo momento di sconcerto – “Oddio, ma che strani semafori hanno in Spagna, e qua dove devo girare, e fammi ricordare come si parcheggia…” – è tornato a sembrare normale pure a me, il tutto, e poi mi sono ricordata che a me guidare piaceva, me l’ero scordata.

Ci sono volte in cui si esagera nel liberarsi dalle catene. Qua ci siamo fatte una gavetta lavorativa da 100 km al giorno per anni, correndo a insegnare tra Milano, Pavia, Magenta e chi più ne ha più ne metta. E quella terrificante Statale dei Giovi piena di nebbia, le sempiterne multe per sosta vietata prese sotto scuola quando arrivavo trafelata per la prima ora, le eternità nel traffico, l’ingrassare perché non cammini mai e tutto quell’orrore per cui la vendetti, la mia macchina, pensando: “Mai più!

E invece no, poi. C’è anche il guidare con il finestrino aperto e la musica cantandosela felici, c’è la libertà di andare dove cavolo vuoi quando vuoi, c’è la fatica che ti risparmi quando devi trasportare cose e c’è che li vedi da una prospettiva diversa, le città e i luoghi in generale, quando ci guidi dentro, e tutto sommato non andava poi così bene starsene sempre a piedi.

E quindi, come già avevo accennato, abbiamo fatto ‘sta genialata qua, io e Marzia in tandem, e lo trovo sanissimo. Anche perché ti voglio vedere a possederla, una macchina, se abiti nel centro storico di Genova. Dove la parcheggi, a Pisa? E invece i parcheggi del Car Sharing ce li abbiamo sotto casa, con ‘ste macchine puoi infilarti in tutte le corsie preferenziali e le strade off limit che vuoi e te la puoi scegliere pure della misura che vuoi, a secondo di ciò che ci devi trasportare. Furbissima, ‘sta cosa.

E quindi ci stiamo togliendo un po’ di ruggine automobilistica da dosso, qua, guidando circospette per le non facilissime strade di Genova. Se vedete una tizia corrucciata aggrappata al volante sulla sopraelevata, sono io.