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Quando, tempo fa, scrissi il primo dei post in cui citavo il bizzarro Caso dello Smalto delle Unghie trasportato al mondo islamico di qua, citai un passaggio di un libro che avevo appena letto e che mi era parso una boccata di ossigeno, ironia, leggerezza e buon senso nel plumbeo panorama islamico italiano.

E quando, l’altro giorno, scrivevo a proposito del Congresso di Femminismo Islamico di Barcellona che sarebbe stato bello se ci fossero andate “ragazze musulmane – e ce ne sono – slegate da questo ambiente“, ovvero dal mondo plumbeo di cui sopra, mi era tornata in mente lei, come sintesi di una gioventù capace di cercare una strada per uscire dal guado, in mezzo a tutto ‘sto disastro.

Poi, siccome la vita è strana e le vie della telepatia sono infinite, oggi lei ha preso e mi ha scritto. E alcuni passaggi della sua email andavano condivisi, non c’è altro da fare. Fanno bene a me e faranno bene ad altri che leggono qua: il mondo non è statico come sembra, dopo tutto.

Non so perché ti sto scrivendo adesso, forse banalmente perché dopo un penoso ma indispensabile suhur non riesco a riprendere sonno (digiunare quest’anno è durissima…), più probabilmente perché in questi giorni mi sono letta un po’ dei tuoi post, o ancora perché leggo del povero Abba, ragazzo italiano/africano ucciso a colpi di sprangate, cui seguono dichiarazioni di solidarietà perfettamente ipocrite da parte di politici che in fondo sono i diretti responsabili del clima di intolleranza e presunta superiorità che gli italiani ostentano con gli stranieri, e mi indigno, e visto che questa è una reazione ormai in via di estinzione, mi ricordo che tu sei bravissima, ad indignarti, e tieni un blog apposta. […]

Ecco, allora ti scrivo per dirti […] che spesso ti dici “ma io lo so, che esistono queste ragazze musulmane non esagitate, non sessuofobe, non convertite e non bigotte, e allora dove sono?” e io vorrei fare un passo in avanti e dire “presente!” ma poi si sa che la rete ha questo effetto pericoloso di farti vivere una vita parallela salvo poi renderti conto che la vita vera è altrove, e tanto vale rimboccarsi le maniche lì, giorno per giorno […]

e ogni tanto leggere le tue parole, del tipo su cos’è l’islam, mi ricorda perché non ho ancora gettato la spugna, di fronte a questa società musulmana raccappricciante, da disfare rifare modernizzare eccetera, mi ricorda che in fondo non sono musulmana solo perché il caso ha voluto così, ma anche perché poi, ad un certo punto, ha iniziato un po’ a piacermi questa cosa. Solo che occorrono validi alleati, e io non ne ho. E sono ad un punto della mia vita (ventidue anni, potenzialmente tutto e niente da costruire) in cui ho bisogno di fare scelte. […]

in tutto ciò, non faccio parte di nessuna organizzazione religiosa, non vado in moschea, e quando all’aid qualche giornalista tv prova ad intervistarmi le sciure perbeniste borbottano “non lei, non lei che non indossa il velo!”. […] e allora mi fa bene leggerti, giusto per rassicurarmi che qualcuno che crede nella mia esistenza c’è. Ce ne saranno altre, per carità, ma consapevolezza di massa proprio non ce n’è.

E poi dice una cosa sull’Egitto, Randa,  che sento talmente mia che non posso non metterla su ‘sto blog che è nato per raccontarlo, l’Egitto.

E le estati mi riempiono di sbigottimento, ma anche di malinconia, e infine, come ora, di nostalgia. Sapere che anche tu, che sicuramente non hai legami familiari lì, un po’ ci lasci il cuore, mi rassicura che allora non sono pazza. Qualcosa di magico c’è. e nonostante tutto il brutto. Che ti assicuro, ogni anno mi incazzo, e da morire. E’ struggente come si lascia andare, il paese, e la gente, e ogni cosa… come scivola verso un’oblio di sé, come vende un pezzetto al diavolo, e poi se lo riprende, e poi glielo rivende… come sopravvive al proprio suicidio, in modo sorprendente ed insiegabile, solo per ributtarcisi poco dopo… come si autocompiace della sua faccia più grottesca, nauseabonda, inverosimile. Ti fa persino dubitare che esista davvero. Se tu però hai imparato ad amarlo, quest’Egitto, non vedo perché dovrebbe essere strano il fatto che lo abbia imparato anch’io.

Vabbe’. E’ stata una cosa bella, questa email, e mi ha fatto bene. Volevo condividerla.

Grazie, Randa.