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Rientrando in Italia, qualche anno fa, mi ritrovai con un po’ di conti da pagare (vecchie multe per divieto di sosta, per lo più) e quindi trotterellai verso la mia banca per chiedere un prestito che ottenni alla velocità della luce e con tante coccole e sorrisi del direttore. Lì per lì credetti che la banca mi volesse bene. Poi mi resi conto che me ne voleva, in effetti, ma perché le pagavo interessi siderali garantendoli col mio stipendio statale.

Tempo dopo, su uno scoglio di Pieve Ligure, la mia amica Irene (sempre sia benedetta) mi rivelò uno dei segreti fondamentali dell’esistenza, ovvero la funzione dell’Inpdap. L’Inpdap è quella cosa che tutti noi statali paghiamo e che, in cambio, ti presta i soldi facendoteli pagare un terzo, o anche meno, di quello che ti chiede una banca. Io non lo sapevo: so da sempre che la mia busta paga presenta due colonne, di cui una contenente dei soldi che mi vengono detratti a causa di misteriosi acronimi, ma non mi era mai venuto in mente che dietro agli acronimi in questione si potesse celare qualcosa di bello.

Corsi all’Inpdap, quindi, e qual cliente affamata dinanzi alle vetrine di una pasticceria, dissi qualcosa del tipo: “Uhm, mi faccia, slurp, un “Piccolo Prestito al 7%” per rientrare dal fido e poi, gnam, prendo una “Cessione del Quinto al 3,7” per ripianare il prestito al 13% della banca, straslurp, ma che bei tassi…” Ricordo che mi mandarono pure a fare una specie di visita fiscale dove un medico certificò che avrei vissuto abbastanza per pagare tutta ‘sta roba, e ciò mi parve di ottimo auspicio. Un certificato medico di lunga vita, cosa si può chiedere di più?

Due o tre mesi dopo, l’Indap mi mandò a chiamare e, malinconico, mi spiegò: “Non abbiamo i soldi per farti la Cessione del Quinto, abbiamo finito i fondi. Possiamo farti il Piccolo Prestito, però, e se vuoi te lo facciamo al massimo, dandoti Tot soldi invece dei Tot soldini che avevi chiesto. Così, invece di darci 50 euro al mese, ce ne dai 250.
Vabbe’“, pensai io. “Così li do alla mia banca, mi faccio ridurre il prestito loro e comunque risparmio un sacco in tassi“. Errore. La banca mi fece una pernacchia, mi disse che o estinguevo tutto il prestito o nisba, ed io a questo punto mi ritrovai con DUE prestiti, uno dei quali non bastava a estinguere l’altro.
Ricordo che ero in via Dante a meditare il suicidio quando, alzando lo sguardo, mi ritrovai a contemplare un cartellone delle Poste Italiane che diceva: “Sei una dipendente dello Stato? Corri qua, che la Cessione del Quinto te la facciamo noi!” Un secondo dopo ero alle poste centrali dove una specie di matrigna di Biancaneve, bionda platinata e con le unghia lunghissime e un terrificante birignao impostato da donna d’affari mi sussurrò, seducente, che ero una statale molto fortunata: la promozione delle Poste era appena uscita, io ero la prima statale di Genova a usufruirne e non dovevo preoccuparmi di nulla: tempo 30 giorni e un terzo prestito avrebbe colmato la differenza tra il secondo prestito e il primo prestito consentendomi di liberarmi, finalmente, della mia vampiresca banca e di diventare un donnino assennato con le finanze risanate e tanti tassi sostenibili tra cui destreggiarmi.

Tutto ciò accadeva a Novembre. La settimana scorsa ero ancora lì che lo aspettavo, ‘sto benedetto prestito di BancoPosta, ed è che essere la prima statale di Genova a usufruire di una promozione non è propriamente un colpo di fortuna: succede che nessuno dei mille enti che dovevano firmare i miei fogli sapeva cosa firmare, né dove.

Poi, qualche giorno fa, la matrigna di Biancaneve mi ha chiamato festosa per dirmi che finalmente il mio prestito era arrivato. “Ma sono passati nove mesi!“, ho detto io. “Ed io ho quasi finito i soldi del secondo prestito, nel frattempo, e i soldi del terzo prestito, uniti a ciò che rimane del secondo prestito, non mi bastano a pagare il primo prestito! Che me ne faccio del vostro terzo prestito? Bisogna che me lo aumentiate attaccandoci un quarto prestito in modo che io possa finalmente pagare il primo prestito!
Mi rendo conto che il discorso non è chiarissimo ma fidatevi: c’è un senso, in quello che dico, anche se lo percepisco solo quando mi concentro moltissimo.
Fatto sta che mi ha detto di no, la matrigna di Biancaneve: “Sa, quella promozione non la facciamo più. Lei è stata la prima statale di Genova a usufruirne, e anche l’ultima. Però le diamo la possibilità di decidere se lo vuole ancora, ‘sto terzo prestito che le arriva con un annetto di ritardo, oppure no. Può decidere entro mezz’ora?

E quindi siamo di nuovo sprofondati in complessissimi calcoli, io e il mio pallottoliere, e il tasso del 7% qui e quello del 13% là, e mumble, e però mi manca tot, e stramumble, e come faccio.

E poi ho risolto – giacché, come dicono le statistiche, l’economia italiana si fonda sulla tenuta del tessuto familiare – e quindi, coraggiosamente, ho chiamato la postina-matrigna: “Ok, ho deciso, accetto il vostro prestito in ritardo di un anno. E’ una decisione sofferta ma l’ho presa. Quando me lo date?” “Oh, benissimo, allora adesso chiamo l’ufficio centrale a Roma, comunico la sua ponderata decisione, loro preparano il versamento, per fine mese ce la dovremmo fare.
Fine mese, chissà quale.

Vabbe’.

Questo è successo due giorni fa.
Stamattina mi è arrivato lo stipendio di Agosto. Nella colonna dei soldi miei che finiscono in tasche altrui c’era una nuova voce: “Cessione del quinto alle Poste“.
Si vede che sono telepatici, si vede.

E quindi io lo sto già pagando, il mio terzo prestito. Anche se non me lo hanno ancora dato.

E pensavo che io devo avere qualcosa che non va, perché non è normale che mi succedano sempre cose così sfortunate, coi quattrini. Gli altri sono più lineari, pensavo. Solo io mi ingarbuglio in questi labirintici incidenti per cui è da anni che cerco di pagare ‘ste maledettissime multe per sosta vietata e ancora non ci sono manco riuscita, e il cielo sa quanto mi sono già costate.

In India, io e Marzia abbiamo deciso che la mia è una questione di karma. Lei mi ha regalato un’immaginetta di Lakshmi, quindi, e io adesso me la appendo sopra il letto. Devo ricordarmi di accenderci sotto l’incenso tutte le sere. Magari, se prego molto, in due o tre vite ce la faccio a liberarmi di ‘sta maledizione e a capire come funzionano, i dannatissimi quattrini.

Perché, insomma, una non nasce imparata e non è colpa mia se, quando sono nata io, i corsi di Economia Domestica hanno cessato di esistere.
Io, nella vita, so fare le cose solo se me le spiegano chiaramente e non ho ancora capito dove diamine si va, per imparare a fare ‘ste cose qua.