Lui non mi vuole più vedere, ha detto che sono squalificata fino a dimagrimento avvenuto. Cartellino rosso da mio padre.
E io, che da quando sono nata vedo dare per scontate le cose buone che faccio e i miei difetti sotto i riflettori, l’ho chiamato per dirglielo: “Possiamo parlare un attimo delle mie virtù? Dei miei successi? Ma quante ne conosci, che si reinventano la vita come tua figlia? Ma perché non mi dici mai che sono brava?”
E lui ha detto di no. Che qualsiasi mia virtù è sempre stata oscurata dal fatto che tratto male la mia salute, e che lui non è disposto a perdonarmelo. Che sarà inflessibile. Che non ci rivedremo, se non butto giù i chili di troppo messi su con la me stessa gaudente che vive alla giornata e non vede futuro. E io vedo quanto sta giocando pesante, alla sua età e nel suo stato di salute, e come è disposto ad andarsene cazziandomi e a lasciarmi lì come un’idiota pur di darmi una lezione.
E’ tremendo. E’ peggio di me.
Ed io gli dicevo: “Ok, ho capito che adesso stai pagando i lussi di una vita, ma ti sei dimenticato del piacere vissuto? Io lo so, che mi toccheranno conti da pagare, ma penso a quanto sono stata felice, a che bella vita ho avuto, e sono certa che questo mi terrà su, nel momento del conto. Come puoi dirmi che non è così?”
Dice di no. Che ci si pente e basta. Che pagare il conto è brutto e non c’è uscita, e che la consapevolezza di cui parlo non esiste. Che, anzi, ricordarsi felici rende più amara una vecchiaia fatta di conti da pagare.
E mi vuole proteggere da me stessa, come al solito. Perché mi sa uguale a lui, ma donna. Più delicata, quindi. Con un margine di allegria inferiore rispetto a quello che si è permesso lui. Ed io che penso che, certo, fisicamente sono più debole ma ho carattere da vendere e non mi pentirò, mi terrà su la volontà fino all’ultimo respiro e poi saprò morire senza rimpianti. Che di allegria ne ho da vendere anche se ho meno credito di lui, verso la vita.
E lui dice di no. Che è un’illusione. Che devo proteggermi dai rimpianti, adesso. Che sennò non starò in piedi, non sarò la moribonda intera che immagino di diventare. Lui vuole che io invecchi bene e che mi prepari da adesso. Che smetta di fumare le nostre Marlboro venti anni prima di quanto abbia smesso lui. Che non ami la mia birra e il mio vino come lui ha amato i suoi. Che mi muova come non ho mai fatto e lui sì, io bradipa e lui sportivo, sempre più forte di me.
Gli ho detto che, cazzo, sapersi a termine e arrivarci con il minore rimpianto possibile è la sintesi dell’intelligenza, che è una vita che ci conto, che fumo e mangio e bevo tenendolo a mente, che mi preparo a non pentirmi da quando sono nata.
E lui dice di no. Che ci si pente, invece.
E io non capisco se si è pentito perché in fondo si è sempre creduto più forte di quanto io abbia mai osato credermi, con aspettative di vita più durevoli e la tempra della sua famiglia di centenari. Centenari in un’epoca che non è la nostra.
O se è solo che è umano e ha paura, e la stessa umanità toccherà anche a me.
Io volevo invecchiare pensando “Que me quiten lo bailado”. Che mi tolgano ciò che ho già ballato, se ne sono capaci. E’ una vita che ci spero, che me lo sogno come motto.
E lui, invece, mi sta scombinando tutti i piani. Ha messo sul tavolo una posta da spavento.
Non mi vuole tornare a vedere, se non ridivento bella.
Ed io sono in scacco, e non sono capace di fare ciò che vorrei, ciò che devo.
Ma porca miseria.
Che scherzo, dai.



34 Commenti
Quello che non mi è chiaro è per quale motivo “godersi la vita” debba necessariamente voler dire “farsi del male”.
Lo so, è uno stereotipo caro agli anni ’70 della nostra adolescenza, ma un buon vino rosso lo si apprezza appieno anche bevendone un bicchiere: non è necessario consumare la bottiglia.
E i chili in meno danno energia e si fa meno fatica a vivere, non ci sente delle balene e la vita è un po’ più sorridente.
E fumare non è indispensabile al benessere, se ne può fare a meno con almeno un innegabile vantaggio: quello economico (questa è difficile da credere, lo so, ho fumato -tanto- per oltre 30 anni e lo so che non ci si crede. Però è così, giuro: si può vivere senza. Magari non si vive meglio ma nemmeno si vive peggio)
L’aspettativa di vita va aumentando: rischiamo di campare fino a 90 anni e al di là del melodramma che tanto ti è caro (sul letto di morte a dichiarare ai cari dolenti “che mi tolgano ciò che ho già ballato, ordunque!”), secondo me è da sciocchi bruciarsi la notevole opportunità di ballare fino alla fine.
Poi, fai tu.
Ti scocci se do una stretta di mano virtuale a tuo padre?
Avercene…
Beh anche questa sua trovata è una maniera per non avere pentimenti pur facendosi del male. Alla fine si sta ancora divertendo.
Scontro fra titani, dunque! Non so darti consigli, siamo quasi coetanee e anch’io, nonostante i buoni propositi, non ho ancora dismesso certi vizi (o vezzi) che invece dovrei abbandonare. Trovo che ogni età della vita vada saputa intepretare al meglio, ma che si debba anche ascoltare il corpo.Anche quando parla sommessamente, a volta bisbiglia.
Ti alzi mai stanca al mattino? Riesci ancora a fare una corsa per qualche centinaio di metri senza avere il fiato corto e il cuore impazzito? Al mare ti fai ancora quelle belle nuotate che ti portano a largo e ritorno senza sfinimento?
Ho sempre ammirato le donne che arrivavano alla vecchiaia con un fisico ancora ‘al pezzo’, quelle che, come si suol dire, invecchiano bene. E’ vero che non sappiamo con certezza se ci arriveremo,ed è vero che l’ambiente stesso in cui viviamo è saturo di lordure visibili ed invisibili che attentano al nostro buon invecchiamento.
Ma è anche vero che invecchiare bene è un’arte, altrettanto come lo è vivere bene, e in quanto tale è degna di essere praticata, perchè implica intelligenza. Intelligenza del vivere. Non è necessario diventare ascetiche, non è necessario frustrarsi eliminando i piaceri della vita: a volte è solo un pò più di senso della misura ad essere richiesto.
Non un grande sforzo, pensandoci bene…
…Come se volersi bene fosse sinonimo di lunga vita in cambio di infelicità. Credimi Lia, smettere (nel mio caso di fumare due pacchetti, la prima sigaretta a letto a occhi ancora chiusi il mattino) mi ha dato un senso di felicità molto molto più piena di quella che mi dava (così mi raccontavo) la favolosa nicotina del ca.. . Auguri di un lungo futuro (più) felice.
Sei circondata….
Se tuo padre ti dice di NON fumare fa solo che bene , dovresti ascoltarlo .
Riguardo al peso ….. ma quanto pesi ?????
sono capitata qui per caso.
in realtà stavo facendo una ricerca su gùgol e sono finita, per caso, sul tuo blog.
ho letto ciò che hai scritto in passato riguardo la situazione mediorientale… io vivo in israele da ormai un po’ di mesi, la motivazione mi pare ovvia quindi non sto qui a spiegare le banalità.
non sono esattamente d’accordo con ciò che hai scritto; più che altro perchè io sono per l’unico stato.
lo so, ora strabuzzerai gli occhi, ma io la penso così. non posso pensare che questa guerra duri per sempre, con la paura costante che possa succedere un attentato o che la difesa israeliana ricominci ad attaccare gaza.
detto questo, trovo un po’ pressapochista definirsi filo israeliani o filo palestinesi, più che altro perchè i palestinesi hanno fatto cose terribili… così come gli israeliani. non esiste una colpa maggiore, perchè gli ebrei sono venuti qui dopo secoli di umiliazioni, finalmente trovando un posto per loro nel mondo.
il fatto che i territori fossero spartiti male già dall’inizio è una realtà, ma mica è stato il popolo ebreo a decidere la spartizione… così come non è stato il popolo ebreo a decidere di essere oggetto di continui attacchi.
io sono per l’unico stato perchè sogno un paese dove arabi e ebrei mangino insieme un bel piatto di humus guardando magari la partita…
scusa per questo commento un po’ frettoloso, ma devo scappare…
hummus ci ha due m, l’humus è un’altra cosa…
(…mamma che antipatica!!)
Sì, hai ragione mrm ed è anche fuori tema.
….capita che si arrivi ad un blog per la prima volta, e si azzardi un commento a post precedenti. A me (considerazione “sconsideratamente empirica”) la conclusione di tabby è piaciuta molto.
Tira fuori l’ayttrezzino per schiacciare le verdure!
Il problema è proprio l’humus con una m sola, e anche guardare la partita fa la sua parte nello scatafascio del genere umano.
credo che in un blog l’importante sia confrontarsi.
chissenefrega se si va fuori tema, voglio dire: io ho scritto circa un argomento che sento mio e di cui la proprietaria ha scritto in passato.
seconda cosa: qualcuno ha scritto che calcio e hummus rappresentano lo scatafasciato del genere umano. io non credo. forse dell’italia, uniti a tv commerciale alla base dell’informazione pubblica.
qui stiamo parlando di qualcosa che va oltre. credo che, per unire due popolazioni che si fanno guerra da troppo tempo, bisogni proprio lavorare sugli istinti più “ovvi” (e non sono io a dirlo, in Israele le poche città a popolazione mista che funzionano hanno proprio alla base questo tipo d’unione, poi sviluppata a scala più ampia. Perchè so anche io che cibo e sport da soli non fanno la pace.).
io mi trovo OGNI GIORNO a parlare con persone che sono cresciute qui e che non hanno deciso di trasferirsi come me, e molti ti dicono, senza tanti giri di parole: con un arabo non ho niente da spartire.
non è così: il cibo e lo sport lo dimostrano. la società si crea anche sulla base di sentimenti comuni.
ora, io non sto dicendo che domani si crearà uno stato unico sulla base di calcio e cibo. occorreranno decenni, forse secoli, occorrerà che si metta da parte la religione negli affari di stato ed occorrerà porre le basi per una società non discriminante. ma continuare a puntare sul fatto del “siamo diversi”, “gli israeliani sono un popolo oppressore”, “gli arabi sono tutti terroristi” non porterà a molto.
il futuro deve unire, non dividere.
ps – mi dispiace se ho dato fastidio a qualcuno andando fuori tema, è che nel mio blog ognuno scrive ciò che vuole senza problemi.
Sai Lia, mia madre ha passato tutta la vita a godersela dicendo che “di qualcosa bisogna pure morire”. Se l’è goduta e se l’è pagata (carissima) a 53 anni, facendola pagare non solo a se stessa, ma anche a tutti noi. Ti dirò, francamente, che io sono ancora piuttosto arrabbiata con lei. Ognuno ha il diritto di farsi del male come meglio crede, essendo però consapevole che nel momento in cui pagherà i piaceri della vita trascorsa, non sarà l’unico a pagare, l’unico a cui servirà coraggio. Sei sicura che riuscirai (ipoteticamente eh?!? … che comunque son qui che faccio scongiuri) a sopportare oltre ai tuoi rimpianti, alle tue sofferenze, quelle di chi ti sta vicino?
Sentendomi chiamata in causa per la seconda volta (sul fuori tema) rispondo e poi, prometto, non lo faro più perché il blog non è mio e poi perché mi piace di più esprimermi sulle parole che Lia ci offre.
Se ieri nel menù c’era pasta e oggi minestra di piselli, non è che a tavola parlo di quant’era buona la pasta con i piselli… Ma questo è soltanto il mio punto di vista e avete fatto bene probabilmente a esprimere delle critiche sulla mia pedanteria.
Per quanto riguarda Palestina ed Israele, non aggiungo mai una parola su quanto leggo, perché la questione è talmente complessa e mi colpisce -anche dal punto di vista personale – così profondamente che mi sento incapace di esprimere compiutamente quanto vorrei. Quindi Tabby, per dirla con tutta franchezza, non mi pare ci sia bisogno di andare a vivere in Israele per esprimere considerazioni così “all’acqua di rose”, come avrebbe detto la mia professoressa del liceo, soprattutto in un blog caratterizzato da una particolare sensibilità e conoscenza della questione. Ma forse non hai più di vent’anni anni e allora mi scuso per l’acidità.
Lia sono io incapace (probabilissimo) o da questi commenti non si riesce ad accedere ai blog-mittenti? (solo perchè a questo punto andrei con piacere a curiosare anche nel blog di Tabby). Grazie, scusa il fuori tema e auguri per la tua nuova casa bellissima. Mir (incercadiutopie.splinder.com )
Il salutismo non è male. A mangiare poco si sta da dio; non fumare libera da molte noie pratiche e in più fa guadagnare un sacco di soldi; e per quanto riguarda il vino o la birra, vabbè.. bere è una questione un po’ personale. A volte quando io esagero, il giorno dopo vengo colta dalla tristezza o dall’insoddisfazione. La vivo come una debolezza. Ma forse è soggettivo.
In ogni caso, dicevo, il salutismo non è male: è bello pensare di essere a posto, di avere dietro di sé delle belle giornate piene di cose costruttive per sé, e di avere dentro tutti gli organi lucidi e tonici. Tra l’altro anche la mente viaggia a mille.
Poi però devi sempre fare i conti con gli inevitabili momenti in cui ti rompi le palle di fare la brava bambina e ti assale la voglia di scappare o di spaccare qualcosa. In quei momenti lì secondo me è legittimo cedere.
Il problema quindi è evitare che il cedimento diventi uno scivolamento perenne. Questa, in sintesi, la mia opinione. Magari molto soggettiva.
Ho diciannove anni, sono ebrea e sono venuta in Israele per questo. Ma nonostante i miei diciannove anni credo di conoscere almeno un po’ della questione mediorientale, visto che a casa non si parlava d’altro. E ho passato gli ultimi anni della mia vita a far sponda tra Italia e Israele.
Ero qui alla ricerca di un confronto civile, visto che avevo notato che la proprietaria fosse informata (nonostante non condivida molte sue parole).
Pazienza :)
Ciao a tutti.
Ecco finalmente, mi si presenta l’occasione, di chiedere ad 1 ebreo, cosa vuol dire SONO EBREA E SONO VENUTA A VIVERE IN ISRAELE PER QUESTO, e’ come se tutti i cattolici volessero vivere in Italia, tutti i musulmani in Arabia Saudita, ecc.. Cerco di immaginare cosa potrebbe succedere!!! ciao a tutti
Ti rispondo senza problemi, Giusy.
Gli ebrei sono stati perseguitati nel corso di tutta la loro storia, e questa persecuzione è culminata con la soluzione finale di Hitler (e non prendiamoci in giro: Hitler e Mussolini hanno potuto mandare zingari, ebrei, oppositori politici, omosessuali e centinaia di altre persone nei campi di sterminio anche grazie al tacito assenso dei cittadini. Perchè quando ci sono stati i rastrellamenti nel ghetto di Roma possiamo davvero credere che la popolazione non si chiedesse dove tutti quei bambini, quelle donne e quegli uomini finissero? Il punto è che l’antisemitismo era diffuso già da secoli, quindi il vicino non si preoccupava dell’ebreo della porta accanto. Questa è storia, non interpretazione. Con le dovute eccezioni, ovviamente.).
La creazione di Israele ha risolto una questione millenaria, e soprattutto ha permesso a tutti gli ebrei perseguitati (credi che l’antisemitismo in Italia o in Francia non ci sia più? Certo che c’è, ed è anche alimentato da una certa parte di sinistra e di mondo intellettuale.) di avere un proprio posto nel mondo.
Che ti piaccia o no questo ha risolto una questione millenaria, e nessuna persona dotata di buonsenso può asserire che il sionismo fosse un movimento basato su futili motivi.
I cattolici sono stati mandati nei campi di sterminio? I cattolici sono stati privati di ogni loro avere, della loro dignità, del loro essere uomini? Non credo. Al massimo è stato anche il mondo cattolico -grazie a un papa che non si è opposto alle leggi razziali- ad alimentare una delle più terribili tragedie umane.
Affermazioni come le tue sono terribili, perchè si può essere contrari alla politica d’Israele (e in parte si deve, perchè ha spesso provocato dolore e morte e io questo non l’ho mai messo in dubbio da democratica quale sono), ma la tua domanda è di una superficialità assoluta.
Perchè significa negare un passato che dovrebbe essere ancora memoria.
Qualcuno, in passato, si è perfino permesso di dire che noi ebrei abbiamo sfruttato l’olocausto. Beh, francamente credo che qualsiasi ebreo avrebbe preferito che esso non fosse mai accaduto, a costo di non avere mai una propria terra su cui costruire la propria storia. Perchè ogni stato ha delle radici storiche e culturali, ed agli ebrei questo non è mai stato permesso.
Quindi Giusy, io ti chiedo soltanto di fare domande meno affrettate la prossima volta. E riflettere.
Detto questo, io non volevo scatenare un putiferio.
“…non sarà l’unico a pagare, l’unico a cui servirà coraggio.”
Purtroppo è molto vero e funziona così in tutte le scelte che una fa, perché la responsabilità non se la può prendere solo per sé, ma anche per tutta la famiglia.
Io ‘sta cosa l’ho capita a 15 anni mentre mi facevo buttar fuori da scuola “dando tanto dispiacere” ai miei genitori e lì così avevo deciso che da grande avrei troncato tutti i rapporti con la famiglia vecchia e che non me ne sarei mai creata una nuova, così potevo decidere per me e basta. Ma poi non funziona mai così e una si va a incasinare per niente. La famiglia fa fare scelte castranti, ma una non può né levarsi dalle balle quella vecchia, né evitare di impelagarsi in una nuova (mica si può cavare dal sangue gli ormoni che fanno volere i bambini).
Tabby, mai negato quell’orrore che e’stato l’olocausto, e la chiesa e’ stata certamente colpevole. Dici che la creazione dello stato di israele ha risolto 1 questione millenaria, io credo che ne abbia aperto 1 che sara’ altrettanto millenaria.
Ti domandi i cattolici sono stati privati di ogni loro avere? della dignita’?del loro essere uomini? Rispondo i cattolici no ma i palestinesi SI.
Dici che ogni stato ha delle radici storiche e culturali, vero, ma volevo sapere dove adesso c’e’ israele chi c’era? mi sembra che ci vivessero delle persone le quali avevano anche loro radici storiche e culturali.
Dimenticavo la domanda frettolosa e superficiale, hai notizie dei palestinesi espulsi nel 48, quanti erano? ora quanti sono? come vivono? A casa ne avete parlato?
Da notare che in israele vivono neppure un terzo degli ebrei che ci sono sul pianeta .
Qualcosa vorra’ dire
antisemitismo…la cosa buffa dell’uso delle parole (mi ci soffermo più perchè fa ridere, che per far polemica) (o magari anche perchè ci si faccia qualche domanda in più ;-) ), semiti non son mica solo gli ebrei…
Con il termine Semiti si intendono tutti i popoli che parlano, o hanno parlato, lingue collegate al ceppo linguistico semitico (tra questi Arabi, Ebrei, Cananeo-Fenici, Cartaginesi, Maltesi).
poi diventano termini che si usano, come dire, per convenzione, un po’ come l’occidente, che io mi domando sempre: ma a occidente di dove? boh.
scusandomi con la padrona di casa per l’intromissione, mi permetto di osservare sommessamente che non solo gli ebrei perseguitati necessitano di un posto nel mondo, magari la terra dei loro avi, a parte i palestinesi che abitavano lì, che anche loro necessiterebbero di un posto (ma è storia anche che qualcuno disse: una terra senza un popolo per un popolo senza terra, eh vabbè, dipende dai punti di vista…), che dire dei nativi del continente americano, si svegliassero una bella mattina e pretendessero indietro la loro terra natia? e quello sì che è stato un grande genocidio…
che ne dite, siamo tutti d’accordo? rimandiamo gli americani indietro? in europa, da dove sono venuti?
per esempio, eh…
19 anni, ah, che bella età….quante certezze avevo a 19 anni….(e se no, quando ce le hai?)
lia scusa se ho parlato, che non è casa mia, mi ritiro e prometto che adesso taccio.
Mah…forse non tengo abbastanza conto dell’affetto reciproco che c’è sotto…ma a me questo del padre di Lia sembra un brutto scherzo veramente. Anzi, la dico tutta: mi sembra un ricatto. Nel mio caso credo che sarebbe controproducente. Mi farebbe venire voglia di dimostrare che non ho il dovere di essere bella, in forma ecc. Ma mentre lo scrivo mi rendo bene conto che sarebbe una reazione immatura. Quindi, mi farei passare la voglia…però non ci starei a farmi ricattare così. Cercherei un compromesso onorevole.
Io continuo a scrivere qui perché è un po’ che voglio dire una cosa, ma cercavo di evitare perché non sono fatti miei. Però alla fine la dico.
Il padre di Lia si sta solo divertendo, perché i vecchi in queste cose hanno sempre il coltello dalla parte del manico: se la figlia accetta di stare alle sue regole, lui avrà vinto, si divertirà a vedere quanto lei gli vuole bene (parlo di divertimento, perché per i vecchi i sentimenti non hanno nessuna importanza, sono solo gingilli curiosi) e dimostrerà a se stesso quanto potere ha su di lei; se non accetta, avrà vinto lo stesso, perché morirà senza che lei lo potrà rivedere e lui sa che per questo soffrirà più lei che lui (il quale in ogni caso starà bene perché saprà della sua sofferenza e dunque dell’amore che si è guadagnato e del potere eccetera eccetera). Sta solo giocando, perché i vecchi sono come i bambini, sembra che abbiano loro bisogno degli altri, invece poi ingarbugliano su tutto perché siano gli altri a non poter vivere senza di loro.
Dopo avere letto il commento della Broccoli, mia figlia mi ha chiamato: “Ma l’Abu non è così meschino!!” Certo che non lo è. Mio padre desidera sinceramente che io stia bene e che abbia lunga vita, e non si è mai rassegnato al fatto che io mi maltrattassi. Per giunta, a lui piacciono le belle donne e ha sempre pensato che sua figlia fosse bellissima, a meno che non si impegni a smettere di esserlo. Come adesso, con successo degno di miglior causa.
Però ho anche spiegato a mia figlia che all’Abu piace, eccome, giocare di potere. E che la Broccoli ha una mente talmente lucida che servono gli occhiali da sole, a volte. E che avere una studentessa con questo tipo di lucidità era uno spasso, a suo tempo, ed è ancora un piacere sublime. La Broccoli sintetizza la vita intera, con un commento.
Mio padre sta giocando, lo so. Ma pure io non faccio altro. Stavolta, semplicemente, mi tocca perdere. E faccio una gran fatica, eppure devo pure sbrigarmi.
Gioca pesante, certo. Del resto, il ruolo di Capo uno se lo guadagna.
(@Mir, Tabby non ha messo l’indirizzo del suo blog, ahimè.)
(@Tabby: rimaniamo sull’unico Stato per due popoli, che è l’unica cosa che serve diffondere. Il resto non serve più. Servirebbe che Israele maturasse dei sacrosanti sensi di colpa, certo. Come l’Europa. Che vi assumeste la responsabilità del vostro peccato originale. Ma non sarà la tua generazione, a farlo. Forse, i tuoi figli. Specie se, nel frattempo, i palestinesi li avrete ammazzati tutti. Allora è più facile, ché a sentirsi in colpa davanti ai morti l’Europa ha fatto da apripista e ha dimostrato al mondo quanto è facile. E quanto è difficile sentirsi in colpa davanti ai vivi.)
@Katia. Ricevuto, mica no.
Vivere da malati per morire sani? ;-)
Un bacio Lia.
Lilith
Scusate se mi intrometto sul fuoritema, ma la curiosita’ e’ piu’ forte di me. Parlo franca franca senza fronzoli.
Tabby scrive: “Perchè ogni stato ha delle radici storiche e culturali, ed agli ebrei questo non è mai stato permesso.”
Non conosco a fondo tutta la storia del popolo ebraico, ma chiedo: non e’ un po’ esagerato affermare che ‘agli ebrei questo non e’ mai stato permesso’? Come a sottolineare un complottismo innato contro questo popolo, un deliberato attacco alla formazione di uno stato ebraico, unico motivo per cui questo non fu possibile, cioe’ solo perche’ non fu permesso da altri, mentre ad altri popoli e’ stato sempre permesso. Non sara’ piuttosto una storia complessa dove forse anche la sfortuna, l’incapacita’ o la flebile volonta’ dello stesso popolo, e la maggiore aggressivita’ o potenza degli altri hanno reso impossibile cio’? E’ possibile fare di questo solo una colpa di altri e un danno inferto da altri?
Vedi, per l’olocausto, non c’e’ dubbio della sua atrocita’, ma rimane il dubbio che se fosse esistito uno stato ebraico non sarebbe comunque avvenuto. Credi sia avvenuto solo perche’ gli ebrei non avevano uno stato loro? Credi che anche cosi’ non ci sarebbero stati ebrei residenti in Europa? E che anche cosi’ non ci sarebbero stati quei sentimenti antisemiti risalenti a secoli di pregiudizi razziali? Che gli ebrei, appena perseguitati, avrebbero potuto appellarsi alla loro patria o farvi ritorno? Sicuramente non avere uno stato gioco’ a loro sfavore, ma non possiamo essere certi che l’antisemitismo si sarebbe fermato davanti alla presenza di uno stato ebraico.
Poi, lo stato ebraico avra’ anche risolto un problema millenario, ma a spese di un popolo che poco c’entrava con questo problema. E per fare cio’ gli ebrei si sono alleati anche coi loro stessi aguzzini per sottoporre un altro popolo a condizioni di vita disumane, nella loro stessa terra, senza via di fuga.
Il sionismo non era certamente basato su futili motivi, e non mi permetto di giudicarne i motivi perche’ non ho mai vissuto le persecuzioni razziali e la paura che possano ripetersi, deve essere terribile ed e’ piu’ che giusto chiedere ed esigere ottime garanzie affinche’ non si ripetano.
La questione che mi rimane incomprensibile e’ il diritto ad avere proprio quella terra, perche’ degli avi, a quelle condizioni e con quei metodi, negando gli stessi diritti-condizioni e metodi- ad altri, in un territorio quasi omogeneamente musulmano da cui ci si sarebbe dovuti aspettare se non piena opposizione, come minimo molta perplessita’, reticenza, e altrettante richieste di garanzie.
Col risultato che una terra sacra per tre religioni e’ divenuta ancor piu’ un campo di conflitti etnici e religiosi senza fine, estendibili agli stati limitrofi ed a quelli piu’ lontani. Il tutto per proteggere il diritto di un popolo di tornare alla terra degli avi e farne il loro stato, cosicche’ qui potesse trovare rifugio dalle persecuzioni e vivere in pace. A me sembra un paradosso. Quanto odio e’ gia’ stato seminato e continua ad esserlo per le future generazioni di palestinesi e israeliani?
E, mi spiace dirlo, ma non credo alla soluzione di uno stato unico, e’ chiaro che nessuna delle due parti lo vuole, ed entrambe hanno piu’ che validi motivi per non volerlo.
In tutto questo, chi voleva pulirsi la coscienza dall’olocausto lo ha fatto nel modo peggiore, senza rimetterci nulla di “suo”, e avvallando un ulteriore olocausto per mano altrui. Coscienza, territorio e fedina penale illusoriamente “puliti” in un solo colpo, nascosto o spostato il problema, esso non sussiste piu’. Questo e’ da sempre il metodo peggiore per risolvere i problemi.
beh comunque a proposito di più sani più belli qui, io ho fatto giurìn giurèta di fare tutta la quaresima senza caffè… te l’immagini???
(in realtà stare senza caffè non serve a niente, solo che adesso inizio a capire bene i detti dei vecchi sulla quaresima… e a Pasqua manca più di un mese!) -> ecco, ora mi è venuto in mente che una forse fa più fatica a fare la quaresima, o la “dieta per traguardi”… perché appunto strizza gli occhi per cercare di vedere la fine, mentre magari è più facile mettersi il cuore in pace e rinunciare del tutto a una cosa… tipo il caffè (?°!!§?@^??… no, vabbè, ho detto una stronzata, ecco).
A proposito del rinunciare a tutto. Avete mai sentito parlare della dieta del sondino? Io sarei tentata. La parrucchiera dalla quale vado di tanto in tanto (non mi piace dire “la mia parrucchiera” ) qualche mese fa è venuta al lavoro con un tubino infilato nella narice e un grande borsone a tracolla. Mi ha subito tranquillizzato spiegandomi d’essere a dieta. So che molti ne parlano malissimo, ma intanto lei dimagrisce a vista d’occhio e sta bene. Ogni dieci giorni di sondino(da ripetere ogni due mesi sino ad arrivare al peso desiderato) si perdono dai sette ai dieci chili (di cui cinque sicuramento di grasso). Insomma, due sondini e dovrei essere a posto.
Vabbe’, ma a dimagrire così finisce che ci fai i gomitoli, con la pelle in eccesso…