L’Egitto, intanto

Paolo Gonzaga è appena tornato dal Cairo e, per chi lo segue su Facebook, ha postato una valanga di materiale, testimonianze e video. Sul suo blog, invece, c’è un’interessante e toccante descrizione di quelle che lui chiama “le truppe” della rivoluzione:

Dalla parte delle “truppe”, i feriti , i morti, i rivoluzionari di Piazza Tahrir, il protagonismo femminile e la componente sottoproletaria della rivoluzione egiziana. ….altro che Mr. Google!

Ne riporto uno stralcio:

Una Polizia corrotta e animalesca che per poche lire al mese vende l’anima e ogni principio umano non facendosi problemi a compiere i crimini più efferati, e poi un Esercito che ha rivelato il lato peggiore di sé, arrivando a comportarsi come la Polizia (che non esce più nelle strade dalla caduta di Mubarak, eccetto che parzialmente nei quartieri più ricchi) stuprando le ragazze arrestate, sottoponendo a torture terribili e violenze sessuali anche i ragazzi, umiliandoli, torturandoli con l’elettricità, uccidendoli e seppellendoli nel deserto, sicuri della propria impunità….., infinite le testimonianze in tal senso…. Giovani, in cui le ragazze e le donne giocano un ruolo davvero rivoluzionario anche rispetto ai contesti sociali da cui provengono, che oggi combattono contro un Esercito, inizialmente giudicato con troppa benevolenza da tutti, ed hanno l’intelligenza e l’umiltà di ammettere  l’errore compiuto, l’inesperienza gioca brutti scherzi. E’ da ricordare però che i fan dell’Esercito che gridavano come popolo e militari fossero “una mano sola”erano gli islamisti, mentre i rivoluzionari pur caduti anch’essi nella trappola non ne erano per nulla entusiasti. Si arrivò sin da quei giorni alla prima grossa frattura per la decisione dei Fratelli Musulmani di evacuare piazza Tahrir, in accordo con lo Scaf usando l’ influenza sociale e politica della macchina organizzativa ormai collaudata da 80 anni di storia. Un Esercito anch’esso macchiatosi ormai di crimini infami, che detiene oggi in carceri militari 16.000 giovani rivoluzionari giudicati da tribunali militari senza avvocati e ad aula chiusa. Un esercito che tramite lo SCAF é visto da tutti come il nemico numero uno.

Un altro che sa di cosa parla quando si parla di Egitto (quando si parla di ambienti internettiani un po’ meno, ma nessuno è perfetto) è Lorenzo Declich, di cui segnalo: Egitto: la jihad islamica appoggia Shafiq

Nelle menti di molti si forma l’idea che, in fondo, siano meglio i militari che, seppur cattivi, sono almeno laici.
A poco serve spiegare la storia recente egiziana, che ci racconta di quanto i militari siano i veri fomentatori del conflitto settario.

Sul mio blog e su quello di Gonzaga lo si è ripetuto in tutte le salse, ma da Declich si trovano aggiornamenti continui, sintetici e informati.

Per chi è abbastanza masochista da volere contemplare, invece, un po’ di mubarakismo di pancia, il prototipo del “fulul”, di quelli che nutrono il “tipico odio piccolo borghese e dei vili verso dei giovani di classi sociali popolari o sottoproletarie, che detestano profondamente per il coraggio che loro non hanno mai avuto, per la generosità che loro non hanno mai conosciuto, per quei sogni, quella purezza e quella dignità che loro non hanno mai provato” e che meglio descrive la mentalità del “Partito del divano”, la maggioranza silenziosa che, dal Cile all’Argentina degli anni ’70 fino all’Egitto di oggi, fa da base di appoggio a ogni dittatura e repressione, c’è il solito blogghetto che ho orrore a linkare ma che appartiene a questo signore qua:

Ne riporto un gongolante stralcio:

[…] scioglimento del parlamento costituito da una maggioranza di islamisti, concessione del diritto d’arresto agli ufficiali della polizia e dell’intelligence militare e ammissione di Shafiq, ultimo premier di Mubarak ed ex comandante dell’aeronautica militare alla corsa elettorale.
Ora che la farsa da me anticipata, prima e subito dopo le dimissioni di Mubarak, si è compiuta e che i sedicenti osservatori di cose egiziane sono stati ampiamente sbugiardati, posso annunciare che sono estremamente soddisfatto. Comunque andrà a finire, e anche se riuscissero a vincere la presidenza, gli islamisti hanno davanti una strada in salita. In un paese privo di costituzione e di parlamento, tutto il potere legislativo è infatti nelle mani della giunta.

Ora non rimane che assistere agli ultimi atti della commedia, sperando – come afferma uno degli intellettuali egiziani che “la violenza della Fratellanza, che sappiamo armata, non esploda”. Dopodichè si potrà passare a cose piu serie tipo costruire “bellissime tribune e distribuire caramelle” ai manifestanti in Piazza Tahrir, come promesso dal Generale Shafiq.

Il generale Shafiq è, naturalmente,  quello che ha promesso di portare ordine in Egitto a base di esecuzioni e che ha definito il suo popolo come “obbediente“, nonostante tutto.

Infine: un giorno ci faranno le tesi di dottorato, sul raffinatissimo lavoro di manipolazione dell’opinione pubblica portato avanti in quest’ultimo anno e mezzo dalla giunta militare egiziana. Intanto, guardatevi questo video diffuso dalla TV di Stato egiziana in cui le autorità militari diffidano la popolazione dal parlare con gli stranieri:

http://www.youtube.com/watch?v=uX3wqwu6pLA

Notevole, eh?

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Un Commento

  1. giovanni
    Pubblicato il 19 giugno 2012 alle 23:29 | Permalink

    il verme è quello che è, un fascista che si spugnetta in rete al pensiero del golpe dei suoi macellai preferiti. Nil novi.

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