Come vanno a finire le storie

Arrivo a Genova e manco il tempo di smaltire il fuso orario, rendermi conto del freddo, mettere a fuoco le strade, che già ti incappo in SMP. Così, per caso, in strada, appena uscita per fare un po’ di spesa.

Ecco, SMP. Che cosa strana.

Perché sono partita che avevamo fatto pace dopo l’ennesimo litigio, non ricordo più per cosa. Si era fatto perdonare regalandomi il biglietto per Cuba, ed è che io sono sensibile ai doni. Poi si era lagnato moltissimo della nuova fidanzata, detta Megera o, anche, “La donna che mi chiede perché tengo gli occhi chiusi, nei momenti d’ammore, e io non posso dirle la verità.” SMP ha un modo tutto suo di descrivere le fidanzate: ti viene da pensare che in fondo le odi, ma poi ti accorgi che non è così. E’ solo sinceramente convinto che più insulta la fidanzata in carica, quando ne parla con le altre, più le altre sono contente.
Mi aveva poi coinvolto in una demenziale cena d’addio già descritta in qualche altro post e, infine, ero partita inseguita dai suoi singhiozzi fino a sotto la scaletta dell’aereo: “Lavorerò per te! Ti manterrò! Provvederò a te! E poi ti raggiungerò e vivremo del mio! Saremo felici!” SMP ha sempre avuto il grande merito di riuscire a farmi sentire una siderale mignotta, nonostante gli anni e i chili. In fondo gli voglio bene per questo.

Arrivo a Cuba e, tempo quindici giorni, mi racconta che si è scoperto di nuovo innamorato di Scratte. “Di Scratte?“, faccio io. “E come mai?” “No, è che sono dovuto tornare a Trento per lavoro“, mi spiega lui, “e rivedendo i luoghi dove abita ho sentito le ginocchia che mi tremavano.” “Ma ciccio, quella è artrosi, credo, più che amore.”
Mi spiega che è un po’ sulle sue, Scratte. Lo riprenderebbe, ma è troppo arrabbiata per i miei post su di lei. Mi chiede di dargli una mano a rabbonirla e io, che come è noto ho un cuore d’oro, le scrivo una bella letterina chiedendole scusa per tutto il male che le ho fatto. E, fin qui, tutto bene.

E invece poi lui sbraca, come al solito. Comincia a mandarmi messaggi sibillini, cerca di farmi sentire colpevole del fatto di essere a Cuba, telefona senza che si capisca cosa vuole e, insomma, si capisce vagamente che è come al solito incapace di vivere le proprie cose con una donna senza essere ostile a un’altra e, stavolta, quella con cui vuole essere ostile sono io. Che per giunta sono a Cuba e ogni risposta ai suoi sms demenziali mi costa un euro, figurati che voglia posso mai avere di seguirne i deliri. “Io voglio una donna sola ma che non parta! Non voglio morire di nostalgia! Tu non mi hai mai dato futuro! Io voglio essere amato!
Futuro? Nostalgia? Ma di che parla? Dall’Avana, appollaiata davanti a un mojito, mi pare di essere una di quelle figure vagamente edipiche che il bambino deve demolire se vuole crescere. Non so che farci e, dopo un po’, mi irrito. All’ennesima email in cui mi scrive che non gli do futuro, gli rispondo: “Robe’, sarò breve: ma vaffanculo.

Poi, vabbe’, frattaglie sparse. E infine, come dicevo, eccolo qui, con me che sono appena atterrata e ho freddo e il fuso orario addosso e lui sbalordito di vedermi e andiamo a bere qualcosa ed è terribile. Mi ritrovo in una delle serate più tristi della mia vita.

Contemplo un estraneo. Un uomo a cui non ho letteralmente nulla da dire e che non sa cosa dire a me. Mi chiede di Cuba, del Messico, e non saprei cosa raccontargli nemmeno se avessi voglia di raccontargli qualcosa. Vorrei sapere di lui; mi spiega che adesso è innamorato di Scratte e io non me ne faccio capace: “Ma ti rendi conto che sei un imbecille? Ma perché continui a sprecare queste parole? Non ti accorgi che millantare sentimenti è offensivo, che saresti molto più interessante se prendessi atto della leggerezza dei tuoi, che hai cercato di farmi sentire in colpa per anni quando la verità è che considerarti un coglione dal primo istante è stata un’ottima idea, nonché l’unico motivo possibile per cui ti si debba volere del bene?

Lo guardo e mi rendo conto che io, in un modo o nell’altro, con quest’uomo ci sono stata per quattro anni e ci ho pure vissuto insieme. Allibita, ricordo di averci messo su casa, con questo estraneo. Ho da qualche parte le foto di lui che monta la cucina. E mi viene in mente mia figlia: “Ti sei innamorata di un terrazzo, non di un uomo. E ne diventerai ostaggio. Del terrazzo, e anche dell’uomo.” Mia figlia si sbagliava, a liberarmi ci ho messo un attimo. Non avevo fatto i conti con il senso di vuoto, invece. Lo guardo, lo ascolto e, non so perché, l’unica cosa che ho voglia di dirgli è: “Santo cielo, non vali niente, non sei nessuno.” Capirai che novità. Ma, mentre lo penso e lo dico, mi viene da piangere. E lui continua a dirmi che gli fa tanto piacere vedermi, e più lo dice e più io gli rispondo che mi pare un pazzo, che è un incontro tristissimo, che il fatto che gli faccia piacere conferma che, come ho sempre detto, è un coglione.
E poi me ne vado. A bere troppo da qualche parte, a chiedermi perché tanta tristezza, cosa mi ha preso.

Cosa mi ha intristito tanto? La perdita di potere? Il fatto di non averlo ai miei piedi un minuto dopo averlo incontrato? Boh, può darsi, ma fino a un certo punto. Se davvero ci tenessi, a ‘sto potere, sarei stata simpatica. Avrei riso, fatto la carina, mi sarei fatta portare a cena e così via. Non sarei rimasta ferma lì a chiedermi chi cazzo era e che tristezza di anni buttati nel cesso avevo racimolato, stando con lui.
Credo che mi abbia intristito l’esistenza stessa delle dinamiche di potere, il fatto che lui avesse ritenuto di volersene liberare. Le sue strategie, le tecniche di colpevolizzazione, quel suo fare l’evaso da una prigione sentimentale. Lo ascolti e sembra sempre uno schiavo, mai uno che sceglie e decide.
Alla fine, a me piaceva l’idea che fossimo complici, che si giocasse, che ci fosse sempre lo spazio per farci due risate. Mi ero convinta che il senso di tutto questo bizzarro rapporto fosse questo.
No, invece. Di complicità, non ce ne era più. Credo che mi abbia ferito questo. Si prendeva sul serio, nello spiegare il mio disamore e i suoi bisogni. Credeva nelle cazzate che diceva. Non giocava. “Ma che piacere vederti!

Tu non mi hai mai amato“, mi ha detto.
Cribbio, ma per forza, con tutte queste balle che ti racconti, tutte queste tue tragedie che durano un secondo, il tuo prendere sul serio un’infinita processione di cazzate, la fortuna di avere sentimenti così leggeri, così inconsistenti, e la gravissima colpa di non riconoscerlo, di rivestirli costantemente di uno spessore inesistente. Bisogna essere idiote, per amarti.
Ma guarda che sono tutti così, non solo io. D’accordo, sono un coglione, ma gli altri uomini della tua vita non lo erano? Quello prima di me, il musulmano di Imperia, era forse meno coglione di me?
No“, ho ammesso. “Ma con lui ci ho messo del tempo, a rendermene conto, e comunque c’era un forte fattore di sesso. Però ho avuto anche uomini diversi. Esistono uomini che stimo, lo sai benissimo.
Già. Lì in fondo, nel passato remoto.

Io credo di non volerne davvero più, di uomini. Non riesco a capire a cosa possano mai servirmi, se non a intristirmi certe sere. Ci sono momenti in cui sembrano avere dell’utilità: quando ti aggiustano ciò che si rompe, quando ti pagano qualcosa di utile, quando ti danno un passaggio da qualche parte. Solo che poi no, alla fine ti ritrovi ad avere pagato un prezzo pure quando credevi di farli pagare tutti a lui. Il prezzo del vuoto, credo, del nulla che rimane.
Basta, dai.
Ne ho avuti mille, mi fermo qua.

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Comments Closed

9 Commenti

  1. Pubblicato 29 dicembre 2012 alle 00:57 | Link Permanente

    Ottima decisione. Il prossimo sarà un amore allegro, vedrai.

  2. Lucrezia
    Pubblicato 29 dicembre 2012 alle 11:17 | Link Permanente

    Tanto qualcuno capita sempre, prima o poi!

    Sei stata fortunata: di tipi così ne conosco a pacchi. Ma poi, che pesantezza, mamma mia.

  3. cristina
    Pubblicato 29 dicembre 2012 alle 17:48 | Link Permanente

    Ma quando gli hai detto “Esistono uomini che stimo, lo sai benissimo”, non è caduto dalla sedia? No, perchè doveva cadere dalla sedia. Sentirsi dire una roba così deve per forza farti cadere dalla sedia. Altrimenti tutto il resto è noia veramente.

  4. Broccoli
    Pubblicato 29 dicembre 2012 alle 23:43 | Link Permanente

    E’ che è stagione per la neve, la montagna, babbo natale e dunque scratte. Per me a Pasqua viene a Cuba. Non è un augurio, è solo una previsione.

  5. Diana
    Pubblicato 1 gennaio 2013 alle 11:20 | Link Permanente

    Cara è un’ottima decisione. Direi che ci va un “così” alla fine. Basta uomini così, son d’accordo. E se non vale la pena meglio evitare. E’ un così soffocante mal di pancia di questioni inutili e logoranti, certe volte. E per spostare i mobili o traslocare ci sono gli amici gentili (e le tua braccia cara, non dimenticarle). Baci, buon anno e buono compleanno!! :)

  6. Pubblicato 1 gennaio 2013 alle 16:45 | Link Permanente

    Ho acceso anch’io il portatile per farti i doppi auguri! (come mia figlia, lo sai). Ti aspettiamo questo w.e in Svizzera, per esempio??? sarebbe fantastico dai.

  7. Pubblicato 21 gennaio 2013 alle 23:43 | Link Permanente

    Non è che magari hai visto da qualche parte Corona?

  8. Lucrezia
    Pubblicato 4 febbraio 2013 alle 20:53 | Link Permanente

    … tutto bene?

  9. vagatonda
    Pubblicato 8 marzo 2013 alle 18:06 | Link Permanente

    Mi mancano le tue narrazioni e mi chiedo, come Lucrezia, se vada tutto bene.

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