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Repubblica ha gettato lo stomaco oltre l’ostacolo ed è ormai palesemente determinata a vincere o morire nella più che meritoria impresa di spingere Berlusconi verso l’impazzimento completo.
Ed io continuo a non capire coloro che la snobbano, questa storia, quando ormai è assodato da anni che non è con argomenti di alto profilo che sconfiggi un simile avversario, e che quindi rimane da percorrere solo l’omeopatico tentativo di farlo annegare nella sua stessa melma.

Non mi sembra affatto una cattiva idea, detto sinceramente, provare a fare leva sul lampante disturbo della personalità del nostro premier per spingerlo verso una deriva psichiatrica conclamata.
Forse è l’unica cosa che possa ormai funzionare, anzi, per fermarlo. Non ci sono forze esterne che lo possano contrastare, quindi tanto vale fare leva su quelle interne, sul mostro che è dentro di lui. Vedere se fa crack, e potrebbe.

Renderne contemplabile la sessualità, le perversioni, quel corpo nudo e crudo che lui ossessivamente corregge, ritocca e maschera, mi pare l’estremo, interessantissimo tentativo prima della sconfitta totale.
Si sta difendendo male, Berlusconi, ed è la prima volta. Segno che funziona.

E comunque: non vedo come si possa considerare “gossip” il fatto che il nostro presidente del Consiglio insidi telefonicamente le ragazzine e ne stipi a decine nella villa.
Questo non è gossip, questo è infilare fino in fondo le mani nella schifezza e tirarla fuori per vedere se così si stasano, le otturate fognature politiche e morali dell’Italia.
D’altra parte non è colpa di nessuno, se la patologia del premier ha questa forma sgradevole e intoccabile da qualsiasi persona perbene sul pianeta.
Fare la guerra a nemici migliori sarebbe meno devastante sul piano estetico, ne convengo. Ma questo è il nemico che passa il convento, e non cogliere questa occasione per colpirlo sarebbe uno snobismo che nessuno si può ormai permettere.
Pazienza, quindi, e avanti così.
Nel delirio, evvabbe’.

Non ne uscirà intero, dentro di sé, comunque vada a finire sul piano pubblico.
Questi tizi, li azzoppi solo mandandogli in frantumi lo specchio in cui si guardano.

(A margine: come ci riesce la mia città, a portare serenamente in superficie il delirio, nessun altro. Solo con l’accento di Gino Flaminio si poteva narrare questa storia. Che il cielo lo aiuti.)