Riflessioni sull’ammore, la domenica mattina.
22 novembre 2009 – 11:39[...] che le persone non sono “roba nostra”. ci prestano il loro cuore per un po’, poi capita di doverglielo restituire. e quel tornare, quel rimanere, quell’indecisione, quel capire sempre sulla porta d’uscita che “forse mi manchi, forse però ti volevo bene davvero, forse eri tu la persona giusta” beh, è incoerenza data dalla paura di rimanere soli e dall’egoismo di un capriccio da bambini viziati.
non è la perdita la misura dell’amore (citando la winterson), troppo facile, pensare, di aver capito tutto quando ormai si è mandato tutto a puttane (si, uso spesso i francesismi). troppo facile, davvero. la misura sta nelle infinite piccole cose che curiamo cercando di far crescere il sentimento che c’è, le piccole cose, quelle che sembrano insignificanti. il ricordarsi quanto zucchero vuoi nel caffè ed accettare anche i difetti e le differenze che ci sono. la misura sta nell’attenzione che mettiamo nel guardare ed ascoltare piuttosto che vedere e sentire. e soprattutto nella capacità di smettere di “innamorarci” ed iniziare ad amare, con ogni singola particella di noi.
sembra impossibile. ma l’impossibile, si dice, è solo questione di esercizio.
Una si sveglia, fa un giro su internet dal letto, passa su FriendFeed e legge questo coso qua e poi le viene voglia di rileggerlo ancora e ancora, ché sai che è roba che ti parla ma la rimuovi un attimo dopo averla letta, non trovi più le parole giuste per pensarla e devi rileggerla, appunto, e poi ancora e ancora.
Io sono alle prese con una sorta di fisioterapia amorosa, una riabilitazione cardiaca consistente nello scongelare poco a poco il mio personale generatore di sentimenti, e solo adesso che lo faccio mi rendo conto di quanto ero andata lontano nello spegnere i miei interruttori. Qua, quando facciamo le cose le facciamo sul serio.
Mi osservo all’interno di un rapporto e capisco di essere alle prese con una rieducazione. Ricordarsi quanto zucchero vuoi nel caffè, queste cose. Non è più istintivo.
Non è sfiducia negli uomini: io di loro mi fido da sempre, mi hanno amato e trattato bene per il 90% della mia esistenza. E’ diffidenza verso me stessa, è che so di non essere proprio capace di stare male e che, per questo, io devo stare per bene. Per forza, proprio. La sofferenza mi è proibita, non ho i filtri per gestirla.
C’è stato un momento, nella mia vita, in cui – guardando esterrefatta l’uomo che avevo davanti – pensai: “No, aspetta, io non posso capire queste cose: non ne ho esperienza. Fino ad oggi ero sempre stata con uomini perbene, io.”
C’è un prima e un dopo questo pensiero, nella mia vita. Nettissimo, e mi capita di starci facendo i conti adesso.
Mi riscopro, ultimamente, capace di guardare l’altro senza avere presente me stessa prima di qualunque altra cosa. Mi succede di desiderare che lui stia bene senza avvertire il bisogno immediato di rendere il mio benessere inattaccabile.
Mi succede che mi sto accorgendo di avere a che fare con un uomo perbene, come era sempre stato, e che non c’è bisogno di comportarmi come se avessi un delinquente per casa.
Il mondo, le persone della mia vita, sono tornate ad essere normali, ed ora tocca a me ricordare come ci si comporta, tra persone perbene. E’ un po’ come tornare a imparare la propria lingua.
Ed è una cosa che richiede – è verissimo – anche un certo esercizio.


4 Responses to “Riflessioni sull’ammore, la domenica mattina.”
Continua pure così. Non è facile, ma è la strada giusta anche per recuperare un sereno rapporto con noi stessi, che, bene o male, abbiamo sempre un po’ bisogno di fidarci dell’altro.( con la speranza di non essere finita fuori tema, prof.)mg.
By mg on nov 22, 2009
OK… credo che qualcosa si stia avviando verso il cimitero.
Il cimitero è un luogo dove riposano i nostri ricordi. E di cimiteri ce ne sono tanti, non solo quelli che conosciamo tutti. Parlo di quelli che sono nascosti in qualche angolo della nostra mente in diretto contatto con il cuore. Ogni tanto si sente la necessità di andarci, per verificare qualcosa o perchè magari uno rimpiange qualcosa o perchè vorrebbe recuperare qualcosa. Fatta questa operazione, ci si sente meglio e ci si crede pronti ad iniziare un nuovo cammino.
Ci si crede pronti…appunto, ci si crede, ma spesso non è così. Le risposte ottenute sono spesso quelle compiacenti, quelle che vorremmo sentirci dire, “di parte” direbbe un avvocato.
La contro-prova è il ripetersi di certe situazioni, il ripetersi dei nostri fallimenti. Il che vuol dire che il nostro viaggio al cimitero oltre che inutile, è stato dannoso.
Quindi, lungi dal ricercare risposte compiacenti dalla nostra mente, occorre confrontarsi, e come si dice: Il toro va preso per le corna, a mente fredda e lucida aggiungo io.
By Giulioromano on nov 22, 2009
È uno dei post più belli che mi sia capitato di leggere. Bello, semplice, essenziale.
By mirella on nov 23, 2009
E’ molto bello che tu abbia dentro questa spinta alla rieducazione sentimentale..
Avevo paura che le persone perbene ti annoiassero soltanto.
in bocca al lupo.
By chiara on nov 25, 2009