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Ho la Pupina che ha trovato casa.
A 100 metri dalla spiaggia e con ben tre camere da letto.
In quella che pare la città più vitale e in crescita d’Europa, al momento.
Qui approviamo entusiaste e consultiamo calendario ed offerte di voli, ché mi sa che d’ora in avanti mi vedrà spesso, il Levante spagnolo.

Io non ho capito se ha il riscaldamento, la casa: degna figlia di sua madre, la giovinetta si è talmente fatta trascinare dall’entusiasmo per l’estetica dell’appartamento e per la vicinanza al mare che l’ha presa al volo e non ci ha fatto caso.
Poi Isra glielo ha chiesto, e lei – ottimista e speranzosa – ha detto di sì.
Speriamo.
Sennò dice che comprerà delle stufe ecologiche, che non so cosa siano ma si suppone che placheranno il pragmatico giovanotto del nord a cui è toccata mia figlia in sorte e che pare manifestasse delle perplessità, all’idea di allontanarsi dalla sua Castilla con destinazione Mediterraneo, ma poi si è convinto e questo blog ne è molto felice, ché l’idea di raggiungere mia figlia in località freddissime e piovose della Spagna del Nord mi scatenava reumatismi fulminanti e pure un pelicchio di abbattimento, e pensavo che magari glielo facevo avere pure a lui, il certificato medico in cui c’è scritto che il nord del mondo mi incupisce e fa di me una sorta di crisantemo a fine stagione.
Non ce ne è stato bisogno, per fortuna e mi sono scansata l’attacco di suocerite, cosa che non guasta. Evviva.

Valencia, insomma.
Qui, per la precisione:.

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Prevedo traffici di pesto e paellas.
Sono estremamente soddisfatta.
Ci piace assai, Valencia, e non vediamo l’ora.