Proviamo a fare un po’ il punto della situazione, ché sarei un filo stanca delle cialtronate che continuo a leggere in giro.

Allora, concentrati un attimo: Dahab è grosso modo questa qua.

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Prendi come riferimento il punto rosso dove c’è scritto Masbat: il ponticello di legno su cui è esplosa una delle bombe è più o meno là.
Da lì alla Lighthouse (guarda in su) c’è tutta la fila dei localetti di sempre: qualcuno è di giovanotti egiziani, qualcuno è dei beduini, qualcuno è di qualche tedescone in esilio. Cose così. Per riuscirci a spendere 5 euro ti devi impegnare a mangiare e bere fino a rotolare, e sì che i prezzi non fanno che aumentare.

Il ponte è nuovo, guarda come era 3 anni fa:

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Lì dietro sopravvivono camp dove dormi su una branda per un euro e mezzo a notte.
E concentrati, per favore, ché a me pare importante.

Dalla Lighthouse in su, fino alla scritta Assalah, i beduini stanno investendo in alberghi più grandicelli tipo il Coral Coast, che è nuovo di pacca e sta lì a simboleggiare che, sì, i beduini ci hanno tirato fuori i loro bravi quattrini, da Dahab.
Mica tanti, non credere. Abbastanza da tirare su qualche alberghino più elegante, però.
Cosa che non hanno fatto a Sharm, dove ci sono le multinazionali del turismo e gli interessi del governo e cara grazia se gli fanno fare le pulizie, ai beduini.
Manco quelle, credo.

L’interno, tra Masbat e Assalah, è il villaggio beduino vero e proprio, con le casupole diroccate, le capre in strada e le botteghe loro. Da lì sciamano di continuo decine, centinaia di bimbetti e bimbette che scorazzano per tutta Dahab per vendere le collanine intrecciate da loro e fare il bagno a mare, giocare, fare i dispetti ai ristoratori e così via. Bimbi beduini dai 3 ai 12 anni, un mucchio. E ovunque.

Da Masbat alla stazione di polizia, andando verso giù, i locali si diradano un po’, c’è più spiaggia vuota e, due metri prima della caserma (quella bianca, nella foto), parte la strada dei bazar che va verso l’interno e che è l’altro punto che è saltato in aria.
Lo vedi?
Il Ghazala è all’angolo a destra, si vede a stento ma è là.

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Il mucchietto di alberghini che vedi poi sulla costa lungo Mashraba, a partire dalla biforcazione della via dei bazar, sono stati – e continuano ad essere – il modo in cui i beduini hanno sfruttato quel pezzo di lungomare che è tutto reef ed è difficile farci il bagno: posti per dormire carini e a poco prezzo, silenziosi e con una splendida vista.
Da qualche annetto, pochi, qualche diving center con un paio di pretese in più e, a volte, una bandiera palestinese all’entrata.
Se spendi 20 dollari a notte, per dormire lì, hai francamente esagerato: io non li ho mai spesi.
E questo è quanto.
Questo sarebbe il “turismo da colpire”.

Che poi, aspetta: questo fantomatico turismo sarebbe stato colpito dopo la Pasqua ebraica, quando là arrivano i ragazzi israeliani a fare i bagni, e prima dell’estate, quando arrivano i quattro europei in croce che vanno là.
A volere scegliere un periodo con meno turisti, per colpire il turismo di Dahab, ci voleva impegno.
Giusto la “festa di primavera”, c’era il 24 aprile. Che capirai che turismo, una manciata di egiziani a spasso.
Tanto valeva bombardare la spiaggia di Alessandria, allora. Ne beccavi di più.

Fino a qui mi hai seguito?
A farla a piedi, la passeggiata che ti ho descritto, ci metti una mezz’oretta, non di più.
Continua a concentrarti, fammi il piacere.

Sono anni, anni e anni che il governo egiziano fa la guerra al modo di intendere il turismo che hanno a Dahab.
I ristorantini, le botteghe, si sono presi una costa più vergine di quella di Sharm, con un clima infinitamente migliore in uno scenario più bello.
E ne hanno fatto un luogo in cui non c’è industria del turismo e guadagna la gente del luogo.

Poco fuori Dahab, guardando la cartina verso il basso, c’è la vera perla oggetto delle mire di chi vorrebbe cambiare le cose: la Laguna.
Che è una distesa di sabbia dorata, vergine, in mezzo a un nulla molto edificabile, con un mare mozzafiato e nessun tipo di “accoglienza turistica” se non qualche beduino che passa a venderti l’acqua.
Il governo cerca di farne scempio da anni, ma non è semplice: quello che sono riusciti a fare è mettere qualche albergo da “industria del turismo” (Hilton, Novotel, Iberotel…) là dietro, ma sono isolati e con nessun rapporto con Dahab. Chi ci va, tendenzialmente rimane là dentro a pagarsi tutto dieci volte quello che pagherebbe in centro. E il centro non è vicino, ti serve un taxi per arrivarci.

Ti metto questa cartina, ché si vede meglio:

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Ultima informazione: la terra (non ancora edificata) dietro la Laguna appartiene al figlio di Mubarak. Che, pensa un po’, pare che sogni di farci un piccolo aeroporto per quando finalmente butteranno giù il villaggio beduino e potranno farci i loro comodi, là.

Ok.
Adesso sai tutto quello che so io. Non faticherai a comprendere, quindi, che quando ho saputo che lì c’era stato un attentato, io ho pensato che avessero fatto esplodere qualcosa DIETRO la Laguna, tra gli albergoni.
Ho capito che avevano beccato il centro quando hanno parlato di “ristoranti e supermercati”.
E mi è parso irreale.
Molto.
Perché è irreale.

Non è che io consideri i beduini incapaci di mettere bombe, ormai.
Credo che a Sharm siano stati loro, è l’ipotesi più sensata.
L’ho scritto qua:

Su Sharm guadagnano investitori italiani ed egiziani, innanzitutto. Poi ci lavorano commercianti e mano d’opera egiziana (lavoro instabile per definizione, ché basta poco per perderlo) e poi, solo poi, arrivano i beduini. I quali, tradizionalmente, fanno i taxisti e le guide, ma a Sharm non si vedono più dare una licenza per i taxi dal 1998. Si preferisce che i turisti vadano in giro sui pulmini degli alberghi, che ne so. Loro, sono sempre più ai margini.

Ma, appunto, Dahab non è Sharm.
Davvero si può pensare che stavolta abbiano voluto mettere bombe in casa propria, letteralmente?
Tra i loro ristoranti?
Dove scorazzano i loro figli?
Guarda, ti prego, il post in cui parlavo dei bimbi beduini a bagno, poco tempo fa.
E’ qua.
Quelle foto sono state scattate davanti al Ghazala, a tre metri. A dieci passi.
E, davanti al Ghazala, normalmente si vede questo:

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Lo capisci, vero, che non ha senso che se le siano messe loro, le bombe?
Nemmeno beduini venuti da fuori, dal nord, non è possibile: il Sinai è quello che è, la gente è imparentata, e poi lo saprebbero tutti subito, li andrebbero a prendere, scoppierebbe un finimondo. Sarebbe un atto di guerra tra loro, dico io. Non ha senso.

C’è solo una possibilità per coinvolgere uno, due, una manciata di beduini in questa storia, a mio parere: sceglierseli tra i tossicomani nuovi di zecca che sono stati creati negli ultimi due o tre anni e pagarli, o tirarli dentro chissà come.
I tossici fanno qualsiasi cosa.
E’ noto.

Ma il mandante, allora, chi è?

Qualche fanatico barbuto di Assyut?
Ma fammi il piacere.
Ammesso e non concesso che ai bombaroli islamici interessi un obiettivo del genere e soprattutto riescano ad arrivarci, sceglierebbero l’Hilton anche loro, ti pare?

E allora?

Che ti devo dire.
Io non amo molto la dietrologia, mi infastidisce.
Però il turismo di Dahab impedisce un’industria del turismo vera e propria nel punto più bello del Sinai.
E quelle terre non ancora edificate appartengono a gente importante. (La stessa gente che vende a Israele il cemento con cui si costruisce il Muro, a proposito).
Volendo fare un po’ di strategia della tensione, scusa, quale posto migliore?

Poi, sai, l’Egitto non può dispiegare troppe forze nel Sinai, per portare avanti la sua guerra contro la gente di là. Ci sono trattati che glielo impediscono.
Un discorso del tipo: “Tu mi fai saltare Sharm? E io ti faccio saltare Dahab!” non sarebbe poi così fuori dal mondo.
In Spagna avevano i GAL solo l’altro giorno, in Italia non ti dico, vuoi che in Medio Oriente si facciano tanti scrupoli?

Insomma, io non lo so.
Cerco di capire, e di fare i conti con la sensazione che ci sia qualcosa di mostruosamente sporco, in questa storia.
Mi piacerebbe che qualcuno ne sapesse di più, ma a leggere i giornali viene da piangere.

Quello che vedo è che, in mancanza del buon vecchio giornalismo d’inchiesta, rimangono solo gli “esperti”, per farsi un’opinione.

L’ex esperto di Egitto per eccellenza del giornalismo italiano, ovvero Magdi Allam, ormai è andato del tutto via di testa e dà letteralmente i numeri.
Tocca fare come se non ci fosse.

L’amico Sherif El Sebaie, però, che mi pare superiore a Magdi Allam di parecchie lunghezze, quanto a lucidità e onestà intellettuale, stavolta mi deve spiegare la sua ipotesi di colpevolezza dei beduini un po’ meglio di quanto la abbia spiegata ad Amisnet.

Ci tengo, e aspetto fiduciosa: questi sono tempi troppo orridi e poco puliti per aderire alle veline di governi non al di sopra di ogni sospetto.
E non perché io voglia presumere colpevolezze ad ogni costo. Assolutamente no, e tanto meno in Egitto.
Perché, stavolta, Sherif fa un discorso che non tiene realmente conto del territorio, a mio parere.
E gli esperti (quelli veri, dico) in Italia sono troppo preziosi per poterselo permettere.

Una ha un affettuoso istinto da prof, a volte.