Io però non ho capito una cosa

23 January 2006 – 00:06

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Ma perché, di fronte a osservazioni tutto sommato simili, Gigi Moncalvo reagisce mandando una garbatissima lettera a questo blog e spedendo una querela a quest’altro?

Una vorrebbe capire la psicologia del personaggio.

(Via Babsi)

  1. 14 Responses to “Io però non ho capito una cosa”

  2. Non è andata proprio così.
    Moncalvo ha querelato Anna Setari e ha scritto una lettera al direttore di Vanity Fair per protestare contro un pezzo di Luca Sofri.
    Un piccolo riassunto lo puoi leggere sul mio blog:
    http://aiuto.blogsome.com/2006/01/22/fannullone-1-polentone-leghista-passa-le-giornate-a-querelare-tutti/

    Da palo in frasca: capisco le perplessità, ma non è male l’idea di Indiana Jones ad Acerra, anche se la distanza credo ti faccia ingigantire il problema.

    Un caro saluto.

    Cima

    By A.I.U.T.O. on Jan 23, 2006

  3. A volte penso che Lombroso sia stato un genio. Per esempio quando guardo la faccia di Moncalvo.

    By paolo27 on Jan 23, 2006

  4. E’ capostuttura di RaiDue uno che conduceva il programma “Barba&Capelli”??? Si fa il segno della croce senza un valido motivo, e querela, anche???
    Aiutateci.

    By pollymagoo on Jan 23, 2006

  5. lasciamo perdere quello che posso pensare (personalmente) della Jebral e di Moncalvo - due facce della stessa medaglia;
    Ma vivaddio provate a mettere fianco a fianco le foto di Moncalvo e della Rula Jebral: NON C’E’ PARTITA!
    Anche l’occhio vuole la sua parte…

    By Giovanni Giani on Jan 23, 2006

  6. Mah, secondo me centra sempre il fatto, inoppugnabile, che voi donne bloggher, in quanto tali, cioè donne, spariate un giorno sì e uno pure una cazzata. E le cazzate non meritano altro che una querela, senza sprecare troppe parole, che oviamente non comprendereste…

    By Lucio on Jan 23, 2006

  7. querela per querela: da oggi occhio alle citazioni…

    ENCICLICA: QUESTA VOLTA I DIRITTI SARANNO RISERVATI
    (AGI) - CdV, 21 gen. - La Santa Sede si e’ riservata tutti i diritti sulla prima Enciclica di Benedetto XVI e su tutte quelle che il nuovo Papa firmera’ in futuro. Il copyright sara’ esercitato dalla Libreria Editrice Vaticana. Qualunque altro editore volesse pubblicare un enciclica, o un’esortazione apostolica, o un discorso dovrebbe presentare un progetto di edizione alla Lev. Il rapporto fra testo dell’enciclica e commento dovrebbe essere di 1 a 2 (1/3 del volume occupato dal documento e 2/3 dal commento teologico/filosofico). La Lev concedera’ l’approvazione e determinera’ i tempi di uscita del commento-enciclica. Ma, rivela oggi La Stampa, l’editore dovra’ pagare: l’accordo, dal punto di vista economico, oscillera’ tra il 3 e il 5 per cento del prezzo di copertina, con anticipo da concordare caso per caso in base alla tiratura (ad esempio.: encicliche 5 per cento, altri documenti 4 per cento, raccolte di discorsi 3 per cento)’. E sara’ necessario chiedere l’autorizzazione anche per pubblicare piccoli stralci, in commenti, guide, o antologie.
    Dal 13 al 16 dicembre scorsi le nuove norme per la pubblicazione dei testi papali, contenute in un documento a firma del card. Angelo Sodano, sono state illustrate in una riunione a porte chiuse con gli editori italiani ed internazionali dei libri di Joseph Ratzinger, organizzata dal presidente della Lev, monsignor Giuseppe Scotti, e dal direttore della stessa, il salesiano don Claudio Rossini. Erano presenti anche due esperti, l’avvocato Carmine Stingone e il gesuita Joseph Fessio. Alla fine della riunione, lo stesso don Rossini ha sintetizzato, in un promemoria riservato che l’agenzia del dissenso cattolico Adista ha rivelato, la linea di condotta che la Santa Sede vuole tenere. In pratica sono sotto copyright tutti gli scritti, i discorsi e le allocuzioni del Papa. Sia di quello felicemente regnante che dei predecessori, fino a 50 anni addietro. Ecco il testo del decreto del Segretario di Stato. ‘Sono affidati alla Libreria Editrice Vaticana, quale Istituzione collegata alla Santa Sede, l’esercizio e la tutela, in perpetuo e per tutto il mondo, di tutti i diritti morali d’autore e di tutti i diritti esclusivi di utilizzazione economica, nessuno escluso od eccettuato, sopra tutti gli atti e i documenti attraverso i quali il Sommo Pontefice esercita il proprio Magistero. Nell’assolvimento di tale incarico la Libreria Editrice Vaticana, in persona del direttore e legale rappresentante pro tempore, agisce nel nome e nell’interesse della Santa Sede, con il potere di compiere qualsiasi atto di disposizione dei diritti medesimi, di adire le vie legali e giudiziarie, di proporre qualsiasi azione volta alla piena protezione e alla realizzazione dei diritti stessi, di resistere a qualsiasi pretesa o domanda di terzi, in conformita’ alle norme dei trattati e delle convenzioni internazionali cui ha aderito anche la Santa Sede’. (AGI) -
    211508 GEN 06

    By Giovanni Giani on Jan 23, 2006

  8. …si capisce perchè tu non ne sprechi tante di parole! Guarda come scrivi!

    By pollymagoo on Jan 23, 2006

  9. pensieri degli amici e padrini di Moncalvo & C.

    —-

    Il Carroccio contro un’Europa massonica che vuole omologare il popolo al pensiero unico
    CASTELLI: GAY, DROGA E ISLAM. COSÌ LA SINISTRA DISTRUGGE LA SOCIETÀ
    SIMONE GIRARDIN
    «L’Europa? Un modello nato dal pensiero mondialista, quello della massoneria. Un sistema fatto a piramide dove una ristretta cerchia di potenti vuole tutti omologati al pensiero unico. Noi come Lega abbiamo sempre combattuto contro questo modello. E qualche risultato l’abbiamo portato a casa».
    Il ministro della Giustizia Roberto Castelli torna a puntare il dito contro i pericoli…
    …dell’Europa superstato. E lo fa parlando a tutto campo sugli ultimi avvenimenti, alcuni delicati, che stanno scuotendo le notti delle famiglie italiane. Come la risoluzione Ue sull’omofobia.
    Ministro Castelli, a Strasburgo la maggioranza dei parlamentari ha consigliato ai propri governi di favorire l’inserimento dei Pacs nella legislazione nazionale. Quali scenari apre la risoluzione Ue?
    «Vorrei fare un passo indietro. C’è una tesi accreditata da importanti studiosi che sostengono come tutte le civiltà che via via si sono succedute nella storia del mondo hanno seguito la medesima evoluzione. Quando hanno attraversato la propria fase di declino, tutte hanno esternato delle caratteristiche comuni. Una delle più eclatanti è proprio la confusione dei sessi. Gli storici sostengono che nel momento in cui le classi dirigenti non hanno più saputo distinguere tra l’omosessualità e l’eterosessualità, quella civiltà è andata incontro alla dissoluzione. Anche l’Occidente ha una propria storia ben precisa. Una storia che oggi sta andando verso una crisi profonda. Allora quella risoluzione approvata dall’Europa rappresenta un passaggio storico in questa fase di dissoluzione dell’impero. Ma non solo».
    Ossia?
    «Quando l’impero romano iniziò a cadere, i cosiddetti barbari, quelli che premevano dall’esterno, arrivavano dall’est. Oggi provengono da sud e da sud-est. Allora c’erano i Goti, gli Unni e i Visigoti. Oggi ci sono gli islamici e quella sinistra che ha preso coscienza della crisi dell’Occidente e fa avanzare gli omosessuali. Una tesi storicamente affascinante ma drammatica perché punta a scardinare l’identità della nostra società. Allora oggi si contrappongono due opposte visioni della vita. Di chi vuole spazzare via la nostra civiltà e di chi, come la Lega, combatterà fino all’ultimo per preservare la nostra lingua, la nostra cultura e le nostre tradizioni millenarie».
    Una fase storica anticipata dalla dose minima di pedopornografia, dal mandato di cattura internazionale, dalla misurazione di frutta e verdura, e oggi dal riconoscimento degli omosessuali. Quale idea si è fatto di questa Europa?
    «Di un modello di Europa nato dal pensiero mondialista, quello della massoneria. Un sistema fatto a piramidi dove una ristretta cerchia di potenti vuole tutti omologati al pensiero unico. Noi come Lega abbiamo sempre combattuto contro questo modello. E qualche risultato l’abbiamo portato a casa. Penso alla battaglia contro la dose minima di pedopornografia, contro le droghe che sono poi i due mezzi più devastanti per scardinare una società. E abbiamo vinto grazie al potere di veto che un ministro ha nel consiglio europeo e che ho esercitato su questioni delicate come queste».
    Ha provato a immaginare che cosa sarebbe potuto succedere se al suo posto ci fosse stato un ministro della Giustizia del centrosinistra?
    «Quei principi sarebbero certamente passati. Ma dico di più: con chiunque fosse stato diverso da un leghista non so come sarebbe andata a finire. Non è facile combattere contro quattordici ministri e poi ventiquattro. Così come non è stato semplice vincere un’altra battaglia importante come quella contro la legge quadro sul razzismo e la xenofobia. Allora riuscimmo a portare a casa quella vittoria sulla scia del referendum francese che bocciò la costituzione europea. La nostra linea, su preciso input di Bossi, un tempo guardata con scetticismo, oggi è diventata quella di tutto il governo».
    Torniamo a casa nostra. Come giudica la decisione del capo dello Stato di rinviare alle Camere la cosiddetta legge Pecorella?
    «Premesso che è una legge di natura parlamentare e che ha dei pro e dei contro, Ciampi ha operato nella piena legittimità dei suoi poteri. La sua azione è costituzionalmente legittima. Ha scelto di rimandarla alle Camere. Ora il Parlamento dovrà fare le sue considerazioni. O si decide di ottemperare al dettato del Quirinale, o la si “riconsegna” così come è, oppure la si abbandona. Sono le tre procedure costituzionalmente ammissibili».
    Ha fatto molto discutere anche la sua proposta su un possibile organo alternativo al Csm per giudicare le toghe. Lo sa che toccare l’autoreferenzialità dei magistrati è quasi una condanna a morte?
    «Sorrido perché si tratta di un progetto da sempre discusso da molti giuristi italiani. Ma qui siamo al paradosso. Se la presenta un esponente di sinistra, va tutto bene. Se invece la propone un leghista si scatena il finimondo. Allora forse le idee in sé non contano. Ma contano solo in base a chi le espone. Tanto è vero che mi sono preso una piccola rivincita e ho riportato nel mio testo una frase di Violante che caldeggiava una proposta simile. E subito è arrivata la levata di scudi degli esponenti dell’opposizione pensando che la proposta fosse esclusivamente di un leghista».
    Si è mai chiesto perché i magistrati ce l’hanno così tanto con lei?
    «Ho anche la risposta».
    E quale sarebbe?
    «Anche D’Alema tentò di portare avanti una riforma in Bicamerale ma poi gli “consigliarono” di lasciar perdere. Io sono stato invece l’unico ministro che all’inaugurazione dell’anno giudiziario del 2002 è andato a dire ai magistrati che il governo aveva un programma di riforme. E dissi che lo avremmo fatto con o senza di loro. Noi l’abbiamo fatte le riforme. E me la faranno pagare cara».
    A chi si riferisce?
    «Non certo ai tantissimi magistrati che ogni giorno fanno il loro dovere. Penso alla magistratura organizzata. Quella, per intenderci, che fa solo politica».
    Lei è anche docente universitario. Provi a darsi un voto per il lavoro svolto da Guardasigilli?
    «Un sei».
    Modesto!
    «No. È la somma di varie componenti. Mi darei un dieci per l’impegno, nove per il coraggio ma un voto insufficiente per quanto riguarda l’accelerazione dei processi. Il risultato raggiunto doveva essere più significativo».
    Siamo a fine legislatura. Qualche rimpianto?
    «Non essere riuscito a convincere Tremonti a mettermi a disposizione maggiori risorse da investire».
    Ai cittadini, al di là delle polemiche, interessa la certezza della pena e i tempi rapidi di un processo. La situazione è migliorata da quando è arrivato a via Arenula?
    «Dico sì. Più volte ho parlato di debito pubblico giudiziario. Questo per spiegare la difficile situazione che abbiamo ereditato e far capire che le cose non potevano cambiare da un giorno all’altro. Oggi però non c’è più un trend negativo. Ci sono meno processi rispetto al 2001 e più veloci. Abbiamo iniziato a diminuire quel debito. Dal punto di vista pratico abbiamo fatto il massimo che si potesse fare. Anche se i cittadini avevano bisogno di un calo più rapido».
    Una curiosità: se fosse passato il provvedimento di clemenza, come si sarebbe sentito da cittadino?
    «Da responsabile delle carceri avrei tirato un sospiro di sollievo. Da cittadino e da leghista mi sarei sentito preso in giro. Personalmente ho sempre detto che non si possono scaricare i problemi sui cittadini. La politica li deve risolvere. In questo caso costruendo nuovi penitenziari.
    Allora il problema sono le carceri: poche e invivibili, come dicono gli addetti ai lavori?
    «Il problema c’è. Ma è anche vero che gli attuali 60 mila detenuti non sono molti per un Paese come il nostro. Se facessimo una proporzione con gli Stati Uniti, ne dovremmo avere circa 400 mila. Questo non toglie che alla popolazione carceraria si debba garantire un’esistenza dignitosa. Allora la soluzione è costruire nuove carceri».
    Quanti penitenziari ci sono sul territorio nazionale?
    «206».
    Quanti ne ha inaugurati in questi cinque anni?
    «Sette per un totale di 5.000 posti. Se Tremonti mi avesse dato più soldi sarei riuscito a crearne altri 3 mila».
    Parliamo della legge Mancino. Non si poteva fare di più?
    «È una partita ancora aperta. Preferisco parlarne tra qualche mese».
    Le elezioni sono alle porte. La ricetta del centrodestra per vincere ad aprile?
    «Far capire al Paese che la sinistra non ha un programma e non è unita su nulla. Loro promuovono lo scardinamento della società con le droghe e gli omosessuali. E sono pronti ad aprire indiscriminatamente le porte agli extracomunitari».
    Di fatto si continua a parlare di voto agli immigrati. La Lega resta sempre contraria oppure si è ammorbidita?
    «Contrarissimi. È la prima cosa che Prodi farebbe se dovesse andare al governo».
    Berlusconi resta il leader della Casa delle Libertà?
    «Non ci sono dubbi. Al di là delle singole aspirazioni non mi sembra che la posizione del premier siano in discussione».
    Sarà il garante del federalismo fiscale?
    «Bossi e Berlusconi si sono incontrati e hanno messo per iscritto una parte del programma. Dico solo che Bossi non ci ha mai tradito».
    Intanto il leader dell’Unione ha ripetuto che a Roma non ci abiterebbe mai. Vuole forse “rubare” i voti dei leghisti?
    «In questo momento sa dove sono? Sono a Roma, nel carcere di Regina Coeli. Il mio lavoro è a Roma e spesso mi occupa sette giorni su sette. Allora mi domando: ma Prodi come può pensare di fare il presidente del Consiglio, visto che le istituzioni sono nella capitale? Vorrà dire che faremo di tutto per accontentarlo…».
    La Padania [Data pubblicazione: 22/01/2006]

    By Giovanni Giani on Jan 23, 2006

  10. Ho scritto un post alle 15:44 sperando seguisse quello del signor Lucio, perchè è a lui che si riferisce, ma i tempi di registrazione lo hanno fatto capitare tra due commenti di Giovanni Giani.
    Ancora complimenti, per la forma e il contenuto.
    Dopo Oriana Fallaci, un altro candidato alla medaglia d’oro.

    By pollymagoo on Jan 23, 2006

  11. Coro/a Polly, io non saprò scrivere, e infatti lo ammetto ero distratto, ma tu, molto peggio come sosterebbe qualsiasi semiotico, non sai interpretare. Una dritta: era sarcastico.

    By Lucio on Jan 24, 2006

  12. Le mie scuse, allora, ritiro tutto, mi sono sbagliata.
    Sai com’è, non è che ultimamente il clima sia stato dei migliori, da queste parti c’erano molte accuse e molto poco sarcasmo.

    By pollymagoo on Jan 24, 2006

  13. eheheheh nemmeno io avevo capito che fosse sarcasmo, sono saltata su dalla sedia al soffitto e ritorno con schianto. Caspita che sarcasmo sottile ;)

    By mirella on Jan 24, 2006

  14. (OT)
    Linkata!

    By JohnnyDurelli on Jan 25, 2006

  1. 1 Trackback(s)

  2. Jan 23, 2006: Luciano Giustini weblog

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