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	<title>Haramlik &#187; Egitto e Medio Oriente</title>
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	<description>Haramlik: parola araba che indica la parte della casa riservata alle donne. Questo è un haramlik disordinato.</description>
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		<title>Chiacchieriamocela</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 18:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente: donne]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e cose varie]]></category>
		<category><![CDATA[Patria (matrigna?)]]></category>

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		<description><![CDATA[
Io, l&#8217;8 marzo dovrei essere qui a parlare di donne e incontri tra culture assieme a un po&#8217; di gente.
Se qualche fiorentino amico (amico, mi raccomando, ché una rissa sarebbe fuori tema) vuole fare un salto, si palesi.
 INCONTRO DI CIVILTA’ (AL FEMMINILE)
Lunedì 8 aprile alle ore 18 per festeggiare la Festa della donna Incontro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/03/miguel-003.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2626" title="003" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/03/miguel-003-300x225.jpg" alt="003" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Io, l&#8217;8 marzo dovrei essere <a href="http://www.casadellacreativita.it/it/news/369-incontro-di-civilta-al-femminile.html">qui</a> a parlare di donne e incontri tra culture assieme a un po&#8217; di gente.</p>
<p>Se qualche fiorentino amico (amico, mi raccomando, ché una rissa sarebbe fuori tema) vuole fare un salto, si palesi.</p>
<h2><a href="http://www.casadellacreativita.it/it/news/369-incontro-di-civilta-al-femminile.html"> INCONTRO DI CIVILTA’ (AL FEMMINILE)</a></h2>
<p><strong>Lunedì 8 aprile</strong> alle<strong> ore 18</strong> per festeggiare la<strong> </strong>Festa della donna <strong>Incontro di civiltà (al femminile) </strong>per la festa della donna. Per abbattere le barriere culturali fra donne, vittime di violenza trasversalmente, in ogni angolo di mondo, indipendentemente da religione o cultura di appartenenza.</p>
<p><strong>Ore 18.00</strong><br />
Intervengono:<br />
<strong>Lia di “Haramlik”</strong> , responsabile del blog: “Haramlik &#8211; spazio della casa riservato alle donne nella cultura tradizionale islamica”; Lia è una blogger, professoressa d’italiano in Egitto.</p>
<p><strong>Safa&#8217; a Warawra</strong>, di origine palestinese , attrice teatrale e commentatrice di forum, da 10 anni in Italia</p>
<p><strong>Paolo Sarti</strong>, del progetto &#8220;Maschio per obbligo &#8221; di Firenze (Associazione &#8220;medici per i diritti umani &#8221; )</p>
<p><strong>Erika Bernacchi</strong>, Amnesty International, responsabile della campagna “Mai più violenza sulle donne”</p>
<p>Modera <strong>Anika Persiani<br />
</strong></p>
<p><strong>ore 20:00</strong><br />
Buffet con musica e proiezione &#8221; la notte di Carmen &#8221;</p>
<p><strong>ore 20:30</strong><br />
in salotto con le ospiti &#8211; domande e risposte&#8230;e festa <strong>WONDERWOMAN</strong> &#8211; musica al Femminile &#8211; a cura di MondaY !</p>
<p>In occasione della serata sarà possibile sottoscrivere petizioni sulla campagna <strong>“MAI PIU’ VIOLENZA SULLE DONNE”</strong>, promossa da <strong>Amnesty Internation</strong></p>
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		<title>Cosa vuol dire essere vittime di Israele</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 09:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Parlare di Israele?]]></category>

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		<description><![CDATA[Bon: ora che persino l&#8217;ONU ha sancito ciò che era chiaro a tutti dal primo istante, ovvero il comportamento da criminale di guerra di Israele durante l&#8217;operazione Piombo Fuso (sarebbe il piombo con cui è stata massacrata la popolazione di Gaza a Natale scorso, e un tempo &#8217;ste cose venivano denunciate facendoci un Guernica, mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Bon: ora che persino l&#8217;ONU ha sancito ciò che era chiaro a tutti dal primo istante, ovvero <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/18415/Unhcr,+passa+il+rapporto+Goldstone">il comportamento da criminale di guerra di Israele durante l&#8217;operazione Piombo Fuso</a> (sarebbe il piombo con cui è stata massacrata la popolazione di Gaza a Natale scorso, e un tempo &#8217;ste cose venivano denunciate facendoci un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guernica_%28Picasso%29">Guernica</a>, mentre ora ci si chiede per un anno di fila se per caso non hanno esagerato) e ora che abbiamo finalmente il permesso di chiamare i delinquenti con il loro nome, ovvero &#8220;delinquenti&#8221;, appunto, vale la pena di soffermarsi un attimo su uno strazio diverso, meno eclatante ma altrettanto velenoso, intossicante, letale: il baratro morale a cui sono ridotti i palestinesi dai delinquenti di cui sopra.</em></p>
<p><em>Lo faccio con le<a href="http://it.groups.yahoo.com/group/ApritiSesamo/message/2873;_ylc=X3oDMTMzNDhhaHU5BF9TAzk3NDkwNDg3BGdycElkAzgyMDQwODgEZ3Jwc3BJZAM1NTkwMDIxODkEbXNnSWQDMjg3MwRzZWMDZnRyBHNsawN2dHBjBHN0aW1lAzEyNTU3NzAyNDIEdHBjSWQDMjg3Mw--"> parole di Michelguglielmo Torri</a>, ché io non ne ho più da tempo.</em></p>
<p><em><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/10/guernica.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2514" title="guernica" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/10/guernica.jpg" alt="guernica" width="146" height="85" /></a><br />
</em></p>
<h2><strong>La perdita di credibilità di Mahmoud Abbas</strong></h2>
<p>Fra le varie reazioni negative o positive che si sono avute al rapporto Goldstone, che ha documentato i crimini di guerra avvenuti durante l’attacco israeliano a Gaza del dicembre-gennaio scorsi, di gran lunga la più stupefacente è stata quella dell’ANP (Autorità Nazionale Palestinese). Quale fosse la sua posizione è diventato chiaro alla fine di settembre, in seguito alle dichiarazioni del rappresentante pachistano al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (l’ente, cioè, che aveva commissionato il rapporto Goldstone). Il rappresentante pachistano, affermando di parlare a nome di tutti gli stati arabi e musulmani – è quindi anche dell’ANP –, ha chiesto di ritardare qualsiasi dibattito sul rapporto fino al prossimo marzo, in attesa di raggiungere «un consenso sui suoi risultati».</p>
<p>Com’è diventato immediatamente evidente, era stata proprio l’ANP a farsi promotrice della richiesta in questione; una richiesta che, di fatto, era un tentativo appena mascherato d’insabbiare la procedura per portare Israele di fronte al tribunale internazionale per i crimini di guerra dell’Aja.</p>
<p>La reazione dei palestinesi alla presa di posizione dell’ANP è stata immediata: migliaia di dimostranti si sono rovesciati nelle strade non solo di Gaza, ma anche nella Cisgiordania, lanciando slogan contro Mahmoud Abbas, il presidente dell’ANP. Contemporaneamente i muri delle case venivano ricoperti di poster che recitavano: «Il traditore Mahmoud Abbas nella pattumiera della storia». Alcuni commentatori arabi, per la prima volta, hanno incominciato a descrivere l’atteggiamento di Abbas come «collaborazionismo». Dal canto suo, la Siria ha cancellato unilateralmente una visita ufficiale del presidente dell’ANP, motivandola con la presa di posizione a proposito del rapporto Goldstone. Anche Hamas, che si era lamentata del trattamento subìto nel rapporto, ma che si rende benissimo conto di come esso rappresenti un danno colossale per Israele, si è unita alle proteste contro Abbas, descrivendone il comportamento come «vergognoso e irresponsabile».</p>
<p>Nel corso del tempo le manifestazioni si sono fatte sempre più minacciose, tanto che, l’11 ottobre, Abbas ha fatto marcia indietro: nel corso di un discorso televisivo, il presidente dell’ANP ha annunciato di aver dato istruzioni all’inviato palestinese al Consiglio per i diritti umani delle NU di ripresentare la proposta di votare immediatamente sulle risultanze del rapporto Goldstone. Nello stesso discorso, Abbas ha aggiunto che era stata formata una commissione per chiarire come mai fosse stata presa la decisione di richiedere un ritardo del voto sul rapporto.</p>
<p>In realtà, su quali fossero le ragioni della sconcertante decisione dell’ANP si erano già soffermati alcuni giornalisti, in particolare l’inglese Jonathan Cook, che risiede nei Territori Occupati. In un articolo pubblicato il 6 ottobre, Cook aveva posto in luce come i vertici dell’ANP fossero stati pesantemente minacciati da Israele, che li aveva avvertiti che un’adesione al rapporto Goldstone avrebbe provocato massicce sanzioni economiche, tali da mettere in ginocchio la già disastrata economia della Cisgiordania. In particolare, se l’ANP avesse appoggiato le proposte fatte dalla Commissione Goldstone di deferire Israele al tribunale dall’Aja, quest’ultimo non avrebbe mantenuto l’impegno, già preso, di fornire ad una compagnia di telefonia mobile palestinese, Wataniya, le radiofrequenze a banda larga necessarie per operare in Cisgiordania.</p>
<p>Wataniya, secondo quanto riportato da Cook, è una compagnia formata da investitori palestinesi – a quanto pare legati personalmente ad Abbas – e da uomini d’affari del Qatar e del Kuwait. La decisione israeliana di negare a Wataniya l’accesso ad una banda larga di 4,8MHz, avrebbe comportato il ritiro della compagnia dai Territori Occupati, con il conseguente pagamento (a termine del contratto fra Wataniya e l’ANP) di milioni di dollari in penalità da parte dell’ANP e con la cancellazione di 2500 posti di lavoro.</p>
<p>Naturalmente, l’intera questione può essere vista come un cedimento di Abbas per ragioni personali (gli interessi che lo legano agli investitori palestinesi presenti in Wataniya); come, cioè, un caso di corruzione. Ma, del tutto indipendentemente da questo problema – e, in realtà, assai più grave – è il fatto che l’intera questione rivela come l’ANP dipenda mani e piedi dal volere d’Israele. Una situazione che toglie ogni credibilità ad Abbas e all’ANP come rappresentanti del popolo palestinese.</p>
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		<title>Indiani ed arabi: incerti tentativi di sociotipizzazione</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 13:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Parlare di Israele?]]></category>

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		<description><![CDATA[Cit: A differenza dello stereotipo,  il sociotipo è una  categoria flessibile ed evolutiva che non teme, anzi cerca il confronto  con l’esperienza [...]
Un commento di Elvi, qua sotto, mi ha fatto venire voglia di riciclare alcune riflessioni buttate giù sul treno che ci portava a Bangalore. Le copio-incollo qua, quindi, consapevole del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Cit:</span><em><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> A differenza dello st</span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">ereotipo,  il </span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">sociotipo</span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">è</span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">una  categoria flessibile ed evolutiva che non teme, anzi cerca il confronto  con l</span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">’</span></em><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><em>esperienza [...]</em></span></p></blockquote>
<p>Un commento di Elvi, <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/2404.php/comment-page-1#comment-16342">qua sotto</a>, mi ha fatto venire voglia di riciclare alcune riflessioni buttate giù sul treno che ci portava a Bangalore. Le copio-incollo qua, quindi, consapevole del fatto che le generalizzazioni implicano un fortissimo rischio-cazzata ma che, d&#8217;altra parte, il cervello umano ne ha bisogno per mettere ordine e cercare di capire qualcosa di ciò che lo circonda.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/donne.jpg"><img class="size-full wp-image-2428  aligncenter" title="donne" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/donne.jpg" alt="donne" width="448" height="298" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><strong>26 luglio 2009, treno per Bangalore</strong></p>
<p>Qualche – superficialissima e limitata al sud del paese &#8211; impressione sulle analogie e differenze tra India ed Egitto.</p>
<p>La prima che colpisce è che in India si percepisce chiaramente la presenza di una classe media. Classe media, che, in Egitto, è andata impoverendosi da un certo punto in poi fino a rendersi quasi impercettibile.<br />
La presenza di questo middle standard indiano fa sì che questo paese sia, tutto sommato, più facile da percorrere per il viaggiatore indipendente straniero di quanto sia l&#8217;Egitto. Nel senso: è infinitamente più facile trovare bagni puliti nei posti pubblici, cibo non igienicamente allarmante anche nelle località piccole e, in generale, le piccole efficienze e comodità diffuse che una middle class radicata nel territorio comporta.<br />
<a href="http://www.gingerhotels.com/index.aspx">Alberghi medi a prezzi ragionevolissimi</a> pensati per i businessmen indiani, con wifi e ristorante selfservice essenziale ma dagli standard di pulizia e qualità analoghi a quelli europei, per dire, come <a href="http://www.indianrailways.gov.in/TAG0809/Index.htm">treni</a> di classe intermedia con presa di corrente per il pc funzionante e un soddisfacente livello di pulizia, come quello da cui scrivo in questo momento.<br />
O, pensando più in grande, un <a href="http://www.apollohospitals.com/">sistema sanitario privato</a> che mi dicono essere di ottimo livello.<br />
Cose non altrettanto accessibili in Egitto, dove il salto tra il miserrimo e il lussuoso è molto più drastico, come è più drastica la differenza tra i servizi pensati per gli stranieri e quelli per gli egiziani.</p>
<p>L&#8217;altra faccia della medaglia, come già notavo in post precedenti, è uno spirito burocratico e di attaccamento alle regole infinitamente più rigido di quello egiziano. La sensazione, spesso, è che le persone con cui interagisci per le questioni pratiche abbiano la precisa missione di complicarti la vita, mentre un egiziano penserebbe al modo di facilitartela. La sensazione tipicamente egiziana che non ci sia problema che non venga con una soddisfacente soluzione incorporata non si avverte, in India, o almeno così mi pare. E l&#8217;attaccamento alle regole, per quanto utile, sfiora a tratti un&#8217;irragionevolezza senza appello, come nell&#8217;albergo dove pretendevano che lasciassimo la stanza alle 5 della mattina dopo, visto che quella era la nostra ora di arrivo. O la stranezza della pensioncina poverella, in un posto sperduto, dove non ti lavano i panni perché l&#8217;orario di consegna è alle 9 del mattino dopo e nessuno prende l&#8217;iniziativa di dire: “Massì, dammeli che per domattina li trovi pronti.” E quindi si fa un po&#8217; di fatica in queste cosine piccole ma tanto, tanto importanti per il suddetto viaggiatore indipendente. E non c&#8217;è sorriso, moina o “please!” che tenga. Laddove il cuore di un egiziano si scioglierebbe come il burro, l&#8217;indiano ti guarda truce e ti trasmette una scoraggiante irremovibilità.</p>
<p>L&#8217;istinto egiziano per l&#8217;ospitalità, che a volte arriva ad essere addirittura autolesionistico, mi pare sconosciuto in India, e non saprei dire cosa è meglio, onestamente.<br />
Gli egiziani li prenderesti a schiaffi, certe volte, per come permettono agli stranieri di comportarsi da irrispettosi zulù, e ricordo con disagio certe birre offerte dai ristoranti in strada di paesini come Baharreya ai turisti stranieri in pieno Ramadan, e di giorno.<br />
Qui in India non funziona così, direi. Ci sono molti più mendicanti che in Egitto, in India, ma c&#8217;è anche un orgoglio nazionale più diffuso. O, almeno, questo è ciò che mi pare di percepire.<br />
Che non è semplice amor patrio, bada bene: quello, agli egiziani, di sicuro non fa difetto. E&#8217; la mancanza di complessi di inferiorità, piuttosto, e forse anche per quello ci vuole una middle class in buona salute e, ovviamente, una storia patria recente che dia qualche soddisfazione.</p>
<p>La vedi impegnata in grandi imprese, l&#8217;India: penso alla questione ecologica che, pur con gli stessi problemi di smaltimento dei rifiuti e così via che ha l&#8217;Egitto, qui è molto più percepita a livello di istituzioni e vedi in giro cartelli che segnalano “plastic-free zone”, un uso meno dissennato dell&#8217;acqua imbottigliata, una volontà di attenzione destinata a diventare coscienza diffusa, per quanto possibile, laddove l&#8217;Egitto, con poche e volontaristiche eccezioni, sembra rassegnato a soccombere al mare di tossicità che lo avvelena.<br />
Vedevo nelle news che c&#8217;è uno sciopero da qualche parte contro la decisione di vietare i mezzi pubblici di fabbricazione anteriore al 1992.<br />
Ricordo, in Egitto, un&#8217;analoga decisione del governo di Mubarak che, però, si riferiva ai veicoli fabbricati negli anni &#8216;50 e &#8216;60. Scorre un abisso economico, tra un&#8217;ordinanza e l&#8217;altra.</p>
<p>Hanno espressioni facciali diversissime, egiziani e indiani, e laddove l&#8217;egiziano medio non vede l&#8217;ora di sorridere, lo sguardo standard degli indiani è truce, e devi sempre un po&#8217; grattare prima che venga fuori un po&#8217; di calore dalle facce, o quel disarmante modo di comunicare dondolando la testa che hanno qua. Ché poi non sono affatto truci come sembrano, &#8217;sti benedetti indiani. Sono solo, boh, più introversi dei caciaroni che mi porto nel cuore io.<br />
Poi invece li guardi scherzare tra loro, giocare a qualcosa o stare tra amici, e cambiano completamente, ti appaiono deliziosi. Ma, appunto, bisogna grattare, e in certi posti più che in altri. Nell&#8217;aspro Tamil Nadu più che nel morbido Kerala, per quel che vale la mia percezione di un paio di settimane, o nelle differenze tra nord e sud del paese, come leggo e sento dire in giro.</p>
<p>E infine c&#8217;è una clamorosa differenza nei rispettivi livelli di – come chiamarla – galanteria, tra gli uomini d&#8217;Egitto e quelli d&#8217;India, e gli uni paiono l&#8217;opposto degli altri.<br />
Laddove non mi è mai capitato che un egiziano resistesse alla tentazione di aiutarmi con valigie e carichi vari, in India puoi tranquillamente soccombere sotto i tuoi pesi senza che nessuno faccia una piega. Nemmeno gli autisti dei tuktuk, che avrebbero tutto l&#8217;interesse a guadagnarsi quantomeno una mancia. Niente. Ti guardano seduti e tranquilli mentre tu stramazzi nell&#8217;intento di poggiargli la borsa sul trabiccolo, e si rassegnano ad aiutarti solo se lo chiedi espressamente con l&#8217;aggiunta di un&#8217;occhiataccia da prof. E poi ti passano davanti in ascensore, si avventano sul pane tostato prima di te, traboccano di piccole omesse cortesie.<br />
E ti stupisce, &#8217;sta cosa, anche perché le donne indiane sembrano, invece, la quintessenza stessa della femminilità, con i loro sari e i fiori tra i capelli, e quindi li immagineresti più attenti, boh. E invece niente. Te le vedi col piccone ai bordi delle strade, &#8217;sti scriccioli in sari, intente a riparare la carreggiata. Altro che galanterie.</p>
<p>L&#8217;ho vista solo a livello di regole pubbliche, qualche cortesia supplementare per le donne, come in certi sportelli delle stazioni riservati agli anziani e alle signore o – esattamente come nella metropolitana cairota – nei vagoni dei treni riservati alle donne che vogliono viaggiare senza condividere il proprio spazio vitale con gli uomini. E mi è pure venuto un po&#8217; da ridere, nel vedere che si fa anche qua: quando scrivevo di quest&#8217;usanza in Egitto, mi toccava poi rispondere ad assatanate accuse di intenzioni segregatorie contro le viaggiatrici. Magari, se uno scrive che lo fanno anche gli indiani, forse qualche occidentale lo capisce che non è segregazione ma semplice, gentile, attenzione.<br />
Forse.</p>
<p>Rimane comunque il fatto che non è sensato pensare di potere dire cose intelligenti su un paese così enorme, e dopo così poco tempo. Si va a spanne, rifacendosi – appunto – a modelli conosciuti per prendere le misure al nuovo.<br />
Intanto il treno è quasi arrivato a Bangalore, siamo nei dintorni.<br />
Dintorni verdissimi, manco a dirlo.<br />
Che poi, però, lasciano il posto a dei quartieri-satellite che si direbbero adibiti alla differenziazione dei rifiuti raccolti in città – la differenziazione manuale, stile <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/473.php">Moqattam</a> – a giudicare dalla distesa di enormi sacchi della spazzatura che occupano quasi tutta la scena. E che, tra poco, lasceranno a loro volta posto all&#8217;effervescenza e all&#8217;adrenalina diffusa della capitale informatica dell&#8217;India.<br />
Direzione finale:<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mahatma_Gandhi_Road,_Bangalore"> M. G. Road,</a> principale arteria commerciale della città.<br />
Dove M.G. sta per Mahatma Gandhi.</p>
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		<title>Oh, Dubai</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 22:03:51 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>

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		<description><![CDATA[A Dubai sono talmente ricchi, ma talmente ricchi, che tutti gli orologi dell&#8217;aeroporto sono Rolex.

Inoltre, dall&#8217;aeroporto di Dubai si può uscire tranquillamente facendosi vistare il passaporto direttamente lì, e ci sono dei gran pezzi di gnocconi di doganieri in kefia bianca e occhioni neri languidi che ti sorridono, ti dicono che non c&#8217;è problema e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Dubai sono talmente ricchi, ma talmente ricchi, che tutti gli orologi dell&#8217;aeroporto sono Rolex.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/rolex.jpg"><img class="size-full wp-image-2405  aligncenter" title="rolex" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/rolex.jpg" alt="rolex" width="448" height="336" /></a></p>
<p>Inoltre, dall&#8217;aeroporto di Dubai si può uscire tranquillamente facendosi vistare il passaporto direttamente lì, e ci sono dei gran pezzi di gnocconi di doganieri in kefia bianca e occhioni neri languidi che ti sorridono, ti dicono che non c&#8217;è problema e poi aggiungono un &#8220;<em>Ciao&#8230;</em>&#8221; in italiano, e tu ti senti tutta rinvigorita dal fatto di essere di nuovo tra gli ospitali arabi, dopo un mese tra i riservati, enigmatici indiani, e salti sul bus diretta a Dubai centro, decisa a sfruttare al meglio lo scalo tra un aereo e l&#8217;altro.</p>
<p>A Dubai fa un caldo che ancora un po&#8217; e muori. Ad Agosto, la vita umana non è possibile senza aria condizionata e le fermate degli autobus sono dei gabbiotti chiusi e refrigerati dove la gente se ne sta trincerata allo scopo di non morire di infarto o ebollizione durante l&#8217;attesa. Sul Dubai Times leggo di un condominio che è da settimane senza l&#8217;aria condizionata, causa guasto di difficile riparazione, e la gente è disperata, dorme nelle macchine accese e ci sono stati disordini e interventi della polizia.</p>
<p>Io raggiungo una spiaggia, pago l&#8217;entrata, arranco sulla sabbia verso il bar e lì stramazzo, senza manco la forza di avvicinarmi al mare. Perché, oltre alla paura di morire se faccio anche solo un altro passo sotto al sole, c&#8217;è pure il fatto che non è rinfrescante, quel mare lì, e sai che tuffartici dentro è come fare il bagno nella pastina in brodo, esci che hai più caldo di prima. E le docce sono impraticabili, nel senso che l&#8217;acqua viene giù bollente e non ci puoi stare sotto, la gente resiste due secondi e poi fugge ustionata. Desisto, quindi, ché poi volare fino a Milano coperta di sale e di sabbia sarebbe un mezzo incubo, e decido di andare a sciare.</p>
<p>E&#8217; abbastanza surreale, in quel forno in riva al Mare Arabico, chiedere informazioni su dove sono le piste da sci e sentirsi tranquillamente rispondere che saranno 5 minuti di taxi, devo chiedere del <a href="http://www.malloftheemirates.com/photoGallery.asp">Mall of Emirates</a>.<br />
Arrivo, entro e sbalordisco. Ci sono davvero, le piste da sci con la gente che scia. Li guardi da dietro il vetro, tutti infagottati, e pensi che vabbe&#8217;. Nei centri commerciali nostri ci sono le sale giochi, chennesò. Là ci hanno le pista da sci, invece. E poi finisci di sciare e te ne vai al bar vicino, in stile baita, col grande caminetto con dentro il fuoco finto. Mi rendo conto che ho la bocca spalancata, e la richiudo. Noi donne di mondo non vogliamo che questi Paperoni di Dubai ci prendano per provinciali in gita.<br />
<a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/dubaisci.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2408" title="dubaisci" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/dubaisci-150x150.jpg" alt="dubaisci" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/dubaisci2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-2410 alignnone" title="dubaisci2" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/dubaisci2-150x150.jpg" alt="dubaisci2" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/dubaibar.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2412" title="dubaibar" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/dubaibar-150x150.jpg" alt="dubaibar" width="150" height="150" /></a></p>
<p>E poi niente, ho visto anche un finto canale di Venezia che sta davanti a un finto suq coperto dove vendono cose indiane bellissime che in India non trovi ma che costano cento volte più di quanto le pagheresti se le trovassi. Protesto presso i negozianti indiani, chiedendogli dove diavolo le nascondono, &#8217;ste meraviglie, ché io nei mercati di casa loro non le ho viste. Sorridono sornioni. Riconosco un orologio da muro uguale a quello che ho preso a Madras, alla fine. Costa centocinquanta euro, io l&#8217;ho pagato venti. &#8220;<em>Eh, ma l&#8217;India è una cosa diversa&#8221;</em>, sospirano. Sospiro pure io.</p>
<p>L&#8217;India sarà anche diversa, ma mezza India pare essersi trasferita a Dubai. E pure mezzo Pakistan, e mezza Asia, mezza Europa, mezzo mondo. Gli unici Dubaiesi autoctoni che riesco a vedere, in tutta la mia gita, sono i poliziotti dell&#8217;aeroporto. Altri non ce ne sono, oppure si nascondono benissimo. E&#8217; un mondo di immigrati, questo, e uno dei taxisti che fermo, nelle mie corse sopra e sotto per la città, mi fa: &#8220;<em>Al suq Madinat Jumeirah? Ok, ma mi può guidare lei? Io sono nuovo di qua, ancora non conosco le strade.</em>&#8221;</p>
<p>Ho cercato di capire come ci vivessero, là, tutti questi immigrati. Tassisti pakistani impeccabili nella loro divisa e nei loro macchinoni color crema refrigerati e morbidi, cameriere asiatiche sorridentissime e avvolgenti, venditori compassatissimi che ti sembra di stare in Europa, lì per lì, e ci metti un po&#8217; a capire che devi contrattare, pezzo d&#8217;asina che non sono altro, ché è pur sempre Arabia e mi sto facendo infinocchiare come una torda.<br />
E gli operai delle costruzioni, impegnati a costruire edifici che sono il sogno della vita di un architetto, su impalcature vere e col casco in testa, quando in India o in Egitto le fanno legando le canne di bambù, le impalcature, e un operaio col casco farebbe ridere tutti.<br />
Io non l&#8217;ho visto, lo schiavismo di cui si parla a proposito degli immigrati di Dubai. La gente con cui ho parlato si diceva felicissima di vivere lì e un po&#8217; preoccupata perché è arrivata pure là, la crisi, e non riescono a vendere gli uffici della torre più alta del mondo e ci passiamo davanti e io dico al taxista: &#8220;Vabbe&#8217;, ma siete esagerati, qua. Ma come vi viene in mente, ma dai.&#8221; Fa paura. Intimorisce, davvero, e pure la gente di lì ne parla scuotendo la testa, come di una sfida troppo grande per potere portare fortuna.<br />
Vorrei che non ci fosse, sono superstiziosa.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/torre.jpg"><img class="size-medium wp-image-2415    aligncenter" title="torre" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/torre-300x224.jpg" alt="torre" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Ci sono stata sei ore, a Dubai, e non pretendo di averne capito granché. Quello che ho visto, però, è talmente improbabile e grandioso che una ci rimane a pensare su per un bel pezzo, a &#8217;sti moderni faraoni in kefia che sfidano il deserto tanto da metterci su le seggiovie.</p>
<p>Riconosco come parte della mia cultura questo mostrare il pugno alla natura, questa volontà di piegarla, di assoggettarla fino a ridere di lei.<br />
Sono occidentali, gli arabi.<br />
Altro che gli indiani.</p>
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		<title>Strana Madras</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 17:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Impudico bla bla]]></category>

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Non posso fare a meno di guardare l&#8217;India paragonandola all&#8217;Egitto, ché le somiglianze sono talmente tante che non puoi non notarle ogni minuto. E quindi, per forza di cose, finisci col vedere le cose che non si somigliano in termini di differenze tra i due paesi, anziché come caratteristiche proprie, e il risultato è che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>Non posso fare a meno di guardare l&#8217;India paragonandola all&#8217;Egitto, ché le somiglianze sono talmente tante che non puoi non notarle ogni minuto. E quindi, per forza di cose, finisci col vedere le cose che non si somigliano in termini di differenze tra i due paesi, anziché come caratteristiche proprie, e il risultato è che non sono mai completamente qua. Una parte di me è in Egitto, mentre gira per Madras.</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/india_07_09_09_11-25.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2357" title="india_07_09_09_11-25" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/india_07_09_09_11-25.jpg" alt="india_07_09_09_11-25" width="400" height="265" /></a></p>
<p>Intanto, sono rimasta profondamente sconcertata al mio primo tentativo di comprare le sigarette. Perché non riuscivo a capire dove le vendessero e, quando poi ho cominciato a intravederle dietro le vetrinette di certi chioschetti del tè, i pacchetti non erano mai più di tre o quattro e le marche erano ignote, e io chiedevo la Marlboro e loro mi guardavano strano.</p>
<p>E alla fine ho capito – ma ce ne ho messo, per capirlo, ché il mio cervello si rifiutava di prenderne atto – che qui il tabacco americano non lo trovi, se non in pochissimi posti e con etichette arabe o da duty free, e che in giro trovi quasi solo tabacco inglese, oltre che locale, e che – per farla breve – ti devi fumare le Benson &amp; Hedges.</p>
<p>Le <strong>Benson &amp; Hedges</strong>, e solo chi fuma può capire la portata del mio smarrimento.</p>
<p>Non solo: le benedette Benson &amp; Hedges te le puoi fumare, appunto, ma solo per strada.</p>
<p>Perché in India è proibito fumare letteralmente dappertutto, compresi i posti all&#8217;aperto. Nel senso: sei in un bel giardino di un bel bar seduta ai tavolini, e non puoi fumare. Devi alzarti dal tavolo e, assieme ad altri tossici come te, raggiungere dei posacenere appartati davanti ai quali si rimane in piedi, ché il povero fumatore da bar/ristorante non ha diritto manco a uno straccio di panca, e non ti dico il mio sconcerto.</p>
<p>Perché una tende ad associare il divieto di fumo a contesti e regole tendenzialmente asettiche, a una modernità salutistica e ricca, e fai una fatica immane a rassegnarti a non poterlo fare in mezzo al caos dell&#8217;India, tra i fumi delle macchine e tutto l&#8217;insieme sgarrupato e l&#8217;afa, il casino, gli odori e i colori e questo tripudio di umanità dove però tu, e forse solo tu, sei continuamente richiamata all&#8217;ordine e devi controllarti e non puoi fumare. <strong>Nemmeno ALL&#8217;APERTO. </strong></p>
<p>Altro che Egitto.</p>
<p>Il mio sconcerto non ha limiti, davvero.</p>
<p>Sono molto severi anche sull&#8217;alcool, con buona pace di chi associa il proibizionismo alcoolico ai paesi arabi, e bere una birra in India è più difficile che farlo in Egitto. Perché anche qui, come in Egitto, i posti in cui puoi farlo sono abbastanza contati. Ma, a differenza dell&#8217;Egitto, qui non puoi piazzarti nel bar – una volta che lo hai individuato &#8211; e rimanerci fino a quando ti pare (e fumando). Qui, oltre a non farti fumare, ti permettono di bere fino alle 23,30. E poi basta, poi si chiude.</p>
<p>Come nei pub inglesi dove andavo da piccola, uguale.</p>
<p>Coprifuoco.</p>
<p>Altro che Egitto, appunto.</p>
<p>E, quindi, succede che sono in un paese apparentemente caotico ma, in realtà, molto disciplinato, e questo paese è l&#8217;India. E mi chiedo come sia possibile tutta questa disciplina nel casino apparente che mi circonda e mi rispondo che forse è la differenza tra Africa e Asia, questa. L&#8217;Asia è in stretto rapporto con la disciplina, si sa. Oppure è la differenza tra Mediterraneo e resto del mondo, chennesò, e quindi qui le prendono sul serio, le regole, e non c&#8217;è manco nessuno che voglia fare il simpatico a tutti i costi, come tra Napoli e l&#8217;Egitto e il Mediterraneo tutto, e sono anzi molto seri, questi indiani che vedo a Madras, gentilissimi e ottime persone e tranquilli e ospitali ma molto seri, e molto impegnati a farsi pacificamente gli affaracci propri.</p>
<p>In Egitto gli stranieri hanno una sorta di bonus che gli consente di fare ciò che gli pare, capricci inclusi. Qui, mi sa proprio di no.</p>
<p>Mi sento un po&#8217; come se l&#8217;India volesse fare di me una personcina ammodo, e &#8211; come dire &#8211; mica me lo aspettavo.</p>
<div></div>
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		<title>Voli di Stato per Al Molky</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 22:45:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Patria (matrigna?)]]></category>

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		<description><![CDATA[La vigna di Mauro Biani dedicata ad Al Molky:

Io, dal canto mio, vorrei sapere chi è il giudice responsabile di questa cosa. Vorrei sapere come la giustifica, una decisione tanto orripilante. Di cui risponde il mio Paese.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vigna di <a href="http://maurobiani.splinder.com/post/20854411/Voli+di+Stato">Mauro Biani dedicata ad Al Molky</a>:</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/06/mauro.gif"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/06/mauro.gif" alt="mauro" title="mauro" width="550" height="635" class="alignnone size-full wp-image-2342" /></a></p>
<p>Io, dal canto mio, vorrei sapere chi è il giudice responsabile di questa cosa. Vorrei sapere come la giustifica, una decisione tanto orripilante. Di cui risponde il mio Paese.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un&#8217;Italia sempre più immorale. E assassina.</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 19:26:20 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Patria (matrigna?)]]></category>

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		<description><![CDATA[Non succede mai che qui si copi un intero articolo di giornale.
Solo che, stasera, l&#8217;Italia manderà verso una condanna a morte un uomo che ha già scontato 24 anni di carcere da noi. Ed io non ho voglia di cercare altre parole per raccontarlo.

 «Mi hanno usato come merce di scambio fra Italia e Siria. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Non succede mai che qui si copi <a href="http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/genova/2009/06/27/AM8GvohC-italia_molky_espulso.shtml">un intero articolo di giornale</a>.</p>
<p>Solo che, stasera, l&#8217;Italia manderà verso una condanna a morte un uomo che ha già scontato 24 anni di carcere da noi. Ed io non ho voglia di cercare altre parole per raccontarlo.</em></p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/06/costituzione.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/06/costituzione.jpg" alt="costituzione" title="costituzione" width="92" height="150" class="alignnone size-full wp-image-2336" /></a></p>
<p> «Mi hanno usato come merce di scambio fra Italia e Siria. Mi stanno mandando verso la morte». Sono le ultime parole, una disperata denuncia lanciata con il cellulare, di Youssef Maged Al Molky, 47 anni, il palestinese ritenuto tra i principali responsabili del sequestro della nave da crociera Achille Lauro, avvenuto nel 1985, ed oggi espulso a sorpresa con destinazione Siria.</p>
<p>Al Molky, condannato a 30 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Genova per quel sequestro e l’uccisione di un passeggero statunitense di origine ebraica, Leon Klinghofer, ha scontato 23 anni e 8 mesi di carcere, pena ridotta per buona condotta. Appena uscito dall’Ucciardone, nell’aprile scorso, aveva ricevuto un ordine di espulsione nei confronti del quale hanno però fatto ricorso i suoi legale, Gianfranco Pagano, del foro di Genova, e Maria Stella Pagano, di Palermo.</p>
<p>Secondo i legali, Al Molky, nato in Palestina da padre giordano e madre siriana, e sposato da 5 anni con una donna italiana che vive in Piemonte, «non ha una cittadinanza riconosciuta, è sposato in Italia e secondo la sentenza deve ancora scontare tre anni di libertà vigilata». In attesa della decisione del giudice di pace di Palermo sul ricorso, Al Molky è stato rinchiuso nel centro di accoglienza Serraino Vulpitta di Trapani. </p>
<p>Oggi, a sorpresa, mentre ancora si attende la sentenza del giudice di pace, Al Molky è stato prelevato dalla polizia e condotto a Roma da dove a tarda sera sarà imbarcato su un aereo con destinazione Damasco. Secondo quanto riferito alla moglie prima che fosse privato del telefono cellulare, all’uomo sarebbe stato consegnato un lasciapassare della Siria con il quale il Paese arabo accetta di accoglierlo sul suo territorio. «Vado verso la morte» ha continuato a ripetere Al Molky durante il trasferimento da Palermo a Roma. Ed il suo avvocato, da Genova, conferma che «poichè molti reati legati alla vicenda dell’Achille Lauro furono compiuti nelle acque territoriali siriane, le possibilità che possa essere condannato a morte sono molto alte».</p>
<p>«Ho pagato le mie colpe &#8211; ha aggiunto l’ex terrorista &#8211; ed ora vengo scaricato da un Paese che si definisce democratico». Il legale genovese chiarisce anche che nelle scorse settimane, su interessamento dell’Autorità palestinese, l’Algeria si era dichiarata disposta ad accogliere Al Molky, ma l’uomo si era rifiutato di accettare la proposta ritenendo che, essendo sposato con una italiana, potesse rimanere a vivere in Italia al fianco della moglie. «È assurdo ed incredibile &#8211; commentano ora i due legali &#8211; che venga adottato un provvedimento di espulsione prima che il giudice si sia pronunciato. Siamo pronti a chiedere immediatamente il ricongiungimento familiare». </p>
<p><a href="http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/genova/2009/06/27/AM8GvohC-italia_molky_espulso.shtml">http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/genova/2009/06/27/AM8GvohC-italia_molky_espulso.shtml</a></p>
<p><strong>Aggiornamento</strong>: da un <a href="http://www.macchianera.net/2009/06/27/unitalia-sempre-piu-immorale-e-assassina/#comment-110682">commento del Neri, qua</a>: &#8220;<em><strong>Purtroppo l’hanno (l’abbiamo) già imbarcato sull’aereo per la Siria: l’Ansa ha dato la notizia venti minuti fa.</strong></em>&#8220;</p>
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		<title>&#8220;Fatenah&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 18:21:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente: donne]]></category>
		<category><![CDATA[Parlare di Israele?]]></category>

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		<description><![CDATA[
Copio-incollo da Invisiblearabs:
Esce il primo film di animazione palestinese, con il sostegno dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità. E&#8217; basato sulla vera storia di una donna di Gaza che scopre di avere un tumore al seno, e tenta di curarsi. Fatenah sarà presentato presto a Ramallah. Intanto, è disponibile un sito e un trailer.
(Anche su Guerra Eterna)
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/e0QT1lc03uo&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/e0QT1lc03uo&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Copio-incollo da <a href="http://invisiblearabs.blogspot.com/2009/06/fatenahs-story.html">Invisiblearabs</a>:</p>
<p><em>Esce il primo film di animazione palestinese, con il sostegno dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità. E&#8217; basato sulla vera storia di una donna di Gaza che scopre di avere un tumore al seno, e tenta di curarsi. </em><em>Fatenah</em> sarà presentato presto a Ramallah. Intanto, è disponibile un <a href="http://fatenah.com/Fatenah_2009/Intro.html">sito</a> e un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=e0QT1lc03uo">trailer</a>.</p>
<p>(Anche su <a href="http://www.guerraeterna.com/archives/2009/06/fatenah.html">Guerra Eterna</a>)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Iran, Twitter e l&#8217;homepage de El País</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 18:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose di Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo cialtrone]]></category>
		<category><![CDATA[Parlare di Israele?]]></category>

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		<description><![CDATA[Accendo il pc, appena tornata dal mare.
Su Friendfeed c&#8217;è Ezekiel che monitora la situazione iraniana via Twitter e la racconta, ché le notizie dall&#8217;Iran sono lì.
Si legge, tra gli altri, questo scambio:

Faccio un giro ed è vero. La situazione italiana è tristissima, con Google News che ignora il tutto e Repubblica che fa i titoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Accendo il pc, appena tornata dal mare.<br />
Su Friendfeed c&#8217;è <a href="http://friendfeed.com/ezekiel">Ezekiel</a> che monitora la situazione iraniana via Twitter e la racconta, ché le notizie dall&#8217;Iran sono lì.<br />
Si legge, tra gli altri, questo scambio:</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/06/ezekiel.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2294" title="ezekiel" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/06/ezekiel.jpg" alt="ezekiel" width="502" height="225" /></a></p>
<p>Faccio un giro ed è vero. La situazione italiana è tristissima, con Google News che ignora il tutto e Repubblica che fa i titoli con quello che legge dai twit.</p>
<p><a href="http://english.aljazeera.net/">Al Jazeera</a> se la cava molto meglio, con un mucchio di video e<a href="http://english.aljazeera.net/focus/2009/06/2009620111022959219.html"> un&#8217;intervista </a>in controtendenza a una blogger filogovernativa.</p>
<p>Infine passo dai pragmatici spagnoli e scoppio a ridere: a El Pais, senza farsi tante menate, hanno messo direttamente la finestrella di Twitter in homepage. L&#8217;uovo di Colombo, dai, e poi dici che perché li amo, io, quelli là. (Mentre scrivo, sulla finestrella c&#8217;è <a href="http://twitter.com/ahmechrginlzrz">@ahmechrginlzrz</a> che dice che l&#8217;ambasciata canadese a Teheran non sta accettando i feriti, a differenza di altre ambasciate. Suppongo che, con notizie tanto in diretta, i canadesi dovranno dare qualche veloce spiegazione alla loro opinione pubblica.)</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/06/twittelpais.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/06/twittelpais.jpg" alt="twittelpais" title="twittelpais" width="470" height="480" class="alignnone size-full wp-image-2295" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Farsi prendere per il naso da Netanyahu</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/2278.php</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2009 20:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo cialtrone]]></category>
		<category><![CDATA[Parlare di Israele?]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mezzo del casino iraniano ci mancavano i giochini di Netanyahu, infilatosi nei titoli di giornale con pseudoproposte di pace in Medio Oriente messe giù all&#8217;unico scopo di prendere per il naso le distratte opinioni pubbliche occidentali e costringere i palestinesi a dire l&#8217;ennesimo, inevitabile &#8220;no&#8221; che gli servirà da scusa per sferrare l&#8217;ennesimo, prevedibile, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mezzo del casino iraniano ci mancavano i giochini di Netanyahu, infilatosi nei titoli di giornale con pseudoproposte di pace in Medio Oriente messe giù all&#8217;unico scopo di prendere per il naso le distratte opinioni pubbliche occidentali e costringere i palestinesi a dire l&#8217;ennesimo, inevitabile &#8220;no&#8221; che gli servirà da scusa per sferrare l&#8217;ennesimo, prevedibile, attacco.<br />
I <a href="http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/medio-oriente-53/netanyahu-palestinesi/netanyahu-palestinesi.html">preparativi di alibi di Netanyahu</a> appaiono più grossolani del solito, stavolta: in pratica, il Nostro propone ai palestinesi di farsi uno Stato con questa roba qua (<a href="http://2.bp.blogspot.com/_ufNEenHddbE/Six2HfwSOnI/AAAAAAAAAvI/_m269h_aEP4/s1600-h/Cisjordania+asentamientos.jpg">cliccare qui</a> per ingrandirla come si deve, in tutta la sua tragica ironia):</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/06/cisjordania-asentamientos.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/06/cisjordania-asentamientos-198x300.jpg" alt="cisjordania-asentamientos" title="cisjordania-asentamientos" width="198" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-2279" /></a></p>
<p>In questo arcipelago di giardinetti interrotti ogni cento metri dal territorio israeliano, i palestinesi avrebbero <a href="http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/medio-oriente-53/netanyahu-palestinesi/netanyahu-palestinesi.html">il diritto di tenere una bandiera e cantare un inno, e basta</a>. Per il resto, dice che non avrebbero il controllo dello spazio aereo, come se avessero il controllo di quello di terra, dell&#8217;acqua o di quant&#8217;altro. Le colonie illegalmente costruite nelle zone migliori del territorio palestinese continuerebbero ad esistere e con i coloni &#8220;<em>fratelli e sorelle</em>&#8220;, secondo quel delinquente, lo Stato israeliano manterrebbe &#8220;<em>la massima concordia</em>&#8220;, qualunque cosa ciò significhi.</p>
<p>La frase geniale, poi, è questa qua: &#8220;&#8221;<em>Gerusalemme dovrà rimanere capitale indivisibile dello Stato ebraico</em>&#8220;. &#8220;<em>Rimanere</em>&#8220;? Ma davvero? Ma da quando Gerusalemme è capitale di Israele, scusate? La dichiarazione di Gerusalemme capitale <a href="http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/2009/03/03/gerusalemme_capitale_di_israel.html">è una violazione del diritto internazionale</a> (ris. 478/80 del Consiglio di sicurezza dell&#8217;ONU) e non c&#8217;è paese che la riconosca. E invece, secondo Netanyahu, i palestinesi &#8211; giusto loro, quando non lo fa manco l&#8217;Unione Europea &#8211; dovrebbero accettare che essa &#8220;<em>rimanga</em>&#8221; tale. Tu pensa che faccia di tolla.</p>
<p>E poi la pretesa che l&#8217;ANP &#8220;<em>riporti l&#8217;ordine a Gaza</em>&#8221; contro i governanti a suo tempo democraticamente eletti, roba che manco Ahmadinejad.<br />
E lo sprezzante appellativo di &#8220;<em>Hamastan</em>&#8220;, e la chiusura ai profughi in quanto &#8220;<em>non ebrei</em>&#8221; e così via.</p>
<p>Mi pare difficile dare torto a chi lo ha definito un discorso &#8220;razzista&#8221;. Se questo non è razzismo, che dire: spiegatemi cos&#8217;è il razzismo secondo voi, grazie.</p>
<p>Rimane da capire quale sia il vero obiettivo di Netanyahu, dopo questa occupazione di prime pagine dei giornali a mo&#8217; di lupo travestito da nonna di Cappuccetto Rosso.<br />
Vorrà divorarsi qualcosa d&#8217;altro, come dicevo prima, approfittando dell&#8217;allarme generale sull&#8217;Iran: non vedo altre spiegazioni.</p>
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