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	<title>Haramlik &#187; Egitto e Medio Oriente</title>
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	<description>Haramlik: parola araba che indica la parte della casa riservata alle donne. Questo è un haramlik disordinato.</description>
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		<title>Ma Il Cairo, davvero peggiora?</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 21:16:39 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[  A casa dell&#8217;ex colleghina cairota ho scoperto che esisteva la traduzione spagnola di un libro irrinunciabile (e, naturalmente, non tradotto in italiano) per chi vuole documentarsi sul Cairo. Parlo di Cairo: The City Victorious, di Max Rodenbeck.  E quindi ho iniziato a leggerlo a casa sua e poi, visto che al ritorno dall&#8217;Egitto sono andata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/08/Cairo2010-098.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2783" title="Cairo2010 098" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/08/Cairo2010-098.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p> </p>
<p>A casa dell&#8217;ex colleghina cairota ho scoperto che esisteva la traduzione spagnola di un libro irrinunciabile (e, naturalmente, non tradotto in italiano) per chi vuole documentarsi sul Cairo. Parlo di <em><a href="http://www.amazon.com/Cairo-City-Victorious-Max-Rodenbeck/dp/0679767274">Cairo: The City Victorious, </a></em><a href="http://www.amazon.com/Cairo-City-Victorious-Max-Rodenbeck/dp/0679767274">di Max Rodenbeck</a>.  E quindi ho iniziato a leggerlo a casa sua e poi, visto che al ritorno dall&#8217;Egitto sono andata a trovare la Pupi in Spagna, <a href="http://www.casadellibro.com/libro-el-cairo-la-ciudad-victoriosa/2900001055621">ne ho approfittato per comprarmelo</a> (lo spagnolo lo leggo più volentieri dell&#8217;inglese, su 400 pagine) e ce l&#8217;ho qua.</p>
<p>In italiano, dicevo, non c&#8217;è.  A cercarlo su Google, tutto ciò che trovi sono citazioni di pensosi giornalisti di Repubblica o La Stampa inviati in Medio Oriente che lo citano col titolo inglese e ne riportano qualche stralcio. Abbiamo un&#8217;editoria poco attenta, si vede.  (Ah, poi vabbe&#8217;: da <a href="http://diwanegypt.com/">Diwan</a>, la migliore libreria del Cairo, ci sono sezioni dedicate a libri in francese e tedesco, oltre che in inglese. In italiano, no. Perché non c&#8217;è domanda, suppongo. E pensare che è tra le comunità più antiche del Cairo, quella italiana.)</p>
<p>Ho cominciato a leggerlo da lei, dicevo, e già nella prefazione c&#8217;era la risposta a chi, prima che partissi, mi diceva che l&#8217;avrei trovata peggiorata, la città, e lo temevo tanto pure io e, del resto, in qualche viaggio precedente mi ero lamentata della stessa cosa. &#8220;<em>Peggiora, Il Cairo?</em>&#8220;. L&#8217;ho chiesto alla colleghina la sera stessa del mio arrivo. E lei: &#8220;<em>Guarda, io sono arrivata alla conclusione che la città non peggiora affatto, la vediamo in un modo o nell&#8217;altro a secondo del nostro stato d&#8217;animo. Io, a dire il vero, da un po&#8217; di tempo la trovo persino migliorata.</em>&#8221; E mi ha sfoderato un sorrisone, a suggello della sua teoria.</p>
<p>E quindi comincio a leggere questa prefazione e c&#8217;è Max Rodenbeck che racconta di avere iniziato a vivere al Cairo da bambino e che poi, a un certo punto della sua età adulta, pure lui aveva deciso che stava peggiorando troppo, la città, e se ne era andato.</p>
<p>Era tornato tre anni dopo, coi timori del caso. Lo racconta più o meno così:</p>
<blockquote><p>&#8220;I miei dubbi svanirono con la prima boccata dell&#8217;aria calda della notte, con l&#8217;immagine cordiale di un poliziotto addormentato in uno dei corridoi dell&#8217;aeroporto e con il baccano dei taxisti che calavano come stormi di gabbiani sui viaggiatori in arrivo, pronti a spennarli. Fu vedere questo e sapere che ero a casa.  Forse era tutto poco elegante, d&#8217;accordo, e per giunta sporco e rumoroso, ma io me lo sentivo comodo addosso, Il Cairo, come un paio di vecchie pantofole.&#8221;</p>
</blockquote>
<p>Sì, esatto. Anche io avrei voluto dirlo esattamente così, non appena sbarcata dall&#8217;aereo. E poi:</p>
<blockquote><p>&#8220;Tra l&#8217;altro, la mia personale<em> egira </em>aveva cambiato la mia percezione della città. Ci saranno altri luoghi più puliti, più tranquilli e meno propensi ai cambiamenti bruschi, ma a tutti mancherà qualcosa: forse il modo di essere facile e caldo dei cairoti e la loro indomabile tranquillità; le complessità e le complicità dei loro rapporti; il loro fortunoso impasto di sensualità e rigida moralità, di ingegno acuto e di credulità. Oppure, forse, la possibilità che offre Il Cairo di evadere verso altri mondi [...]&#8220;</p>
</blockquote>
<blockquote><p>&#8220;Poi, studiando il passato del Cairo, mi accorsi di quanto era sciocco preoccuparsi per il suo futuro. Che idiozia immaginare che questa grande città  possa mai arrivare a una situazione irreversibile. La verità è che nessuna generazione, lungo i cinque millenni di reincarnazioni del Cairo, ha mai smesso di denunciarne il declino, eppure la città ha sempre resistito.&#8221;</p>
</blockquote>
<p>Persino la Sfinge <a href="http://enrica21.interfree.it/sfinge.html">ebbe a lamentarsi</a> dell&#8217;abbandono in cui si trovava &#8211; ed era il 1400 a. C. -, ma è ancora là, e Il Cairo con lei.</p>
<p>Alla fine, l&#8217;ho trovata migliorata pure io. Ma, come appunto dicevamo, la città fa da specchio a chi la osserva. Si vede che io stavo bene.</p>
<p> </p>
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		<title>Commenti d&#8217;Egitto</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 23:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Patria (matrigna?)]]></category>

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		<description><![CDATA[Ne ho ricevuto uno oggi, di commento, che lì per lì mi ha fatto tiepidamente incavolare ma poi, ripensandoci, mi ha lasciato un po&#8217; di tristezza addosso. E&#8217; questo: Cara Lia, non dimentichiamoci che l&#8217;Eggito e&#8217; uno dei posti preferiti per le &#8220;renditions&#8221; dove torturano, su procura poveri diavoli, rapiti a destra e a manca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/52912280@N00/3157420732/" title="Insalata a Bahareya by haramlik, on Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3081/3157420732_362a903256_m.jpg" width="240" height="180" alt="Insalata a Bahareya" /></a></p>
<p>Ne ho ricevuto <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-admin/comment.php?action=editcomment&#038;c=17059">uno</a> oggi, di commento, che lì per lì mi ha fatto tiepidamente incavolare ma poi, ripensandoci, mi ha lasciato un po&#8217; di tristezza addosso. E&#8217; questo:</p>
<p><em><br />
<blockquote>Cara Lia, non dimentichiamoci che l&#8217;Eggito e&#8217; uno dei posti preferiti per le &#8220;renditions&#8221;  dove torturano, su procura poveri diavoli, rapiti a destra e a manca dai sai chi&#8230;  Basterebbe che uno di questi, sotto tortura (tipo il waterboarding &#8211; se va bene &#8211; o elettrodi sulle palle, o che gli stuprano la figlia di fronte &#8211; dicesse: la  &#8220;mandante&#8221; perche&#8217;magari ha letto un tuo post, e non sa a che cazzo appigliarsi, MA DEVE  denunciare qualcuno,  non si puo&#8217;  continuare all&#8217;infinito a farsi strappare le unghie o farsi annegare o avere un elettrodo in culo o pensare che la propria famiglia potrebbe fare la stessa fine&#8230;  Si, si, e&#8217; &#8220;Lia&#8221; quella che mi ha reclutato, vedi come cambierebbe la tua opinione sugli egiziani, tutti buoni e bravi.</p></blockquote>
<p></em><br />
Ora: non è che il ragionamento sia brillantissimo, quindi non mi pare il caso di mettermi a seguirlo. E&#8217; l&#8217;ultima frase, quella che mi ha intristito, ché certe volte la gente mi pare così sideralmente lontana da tutto ciò che io considero normale da farmi venire voglia di andare su Marte o giù di lì e non tornare più, ché c&#8217;è un equivoco ed io non ci voglio stare, in questo mondo qui. </p>
<p>La mia opinione sugli egiziani. Io credo di essermi espressa pochissime volte sulla politica del governo egiziano, e la cosa più generosa che devo avere detto sull&#8217;argomento è che il paese ha tanti di quei problemi da rendere poco plausibile qualsiasi speranza di cambiamento. Di tortura e cose simili, comunque, qui se ne è parlato più volte.<br />
Altra cosa è parlare degli egiziani intesi come popolo, ovviamente. E lì &#8211; chi lo ha mai nascosto? &#8211; la mia percezione del paese è fortemente mediata dall&#8217;affetto che mi ispira. Anche se mi sembra più corretto rovesciare il discorso e osservare che il paese mi ispira affetto per il semplice fatto che mi ha sempre dato motivo di vederne un&#8217;infinità di aspetti positivi.</p>
<p>So quanto può essere difficile, spietato, duro, zeppo di situazioni ai limiti dell&#8217;incubo. E so quanto può essere dolce, disarmante, buffo, ospitale e pieno &#8211; strapieno &#8211; di gente profondamente perbene. A me, poi, ha dato talmente tanto che ho da essergli grata per un bel pezzo. Quindi, sì: è un posto pieno di bellissime cose, per quanto mi riguarda. E, no: non penso affatto che &#8220;tutti gli egiziani siano buoni e bravi&#8221;. Nessuna persona sensata può pensarlo di nessun popolo al mondo. Augurarmi qualche incidente atroce per vedermi passare la gioia di andare lì mi pare un pensiero così stupidamente cattivo da farmi venire, appunto, la voglia di cambiare pianeta.</p>
<p>Passano gli anni e, in tema di mondo arabo, la prevalenza del pensiero caricaturale non perde una briciola della sua stolida forza. Tutti bravi o tutti cattivi, contrapposizioni ormai stantie, discorsi che si ripetono ormai da un decennio. Sono passati quasi 10 anni dall&#8217;11 settembre, ci avete fatto caso?</p>
<p>Quando andai a vivere in Egitto, la guerra in Iraq era appena cominciata. La caricaturizzazione del mondo arabo era ben sedimentata presso la nostra opinione pubblica, invece, e mi parve che raccontare la quotidianità, le piccole cose di ogni giorno che vedevo accadere attorno a me, fosse un modo per contrastare gli stereotipi che soffocavano la nostra percezione del mondo arabo. Continuo a pensare che cercare nelle culture diverse l&#8217;umanità che ci accomuna sia il modo migliore per avvicinarsi a loro e permettere che ci arricchiscano.</p>
<p>Poi, certo, era ed è una battaglia persa. Soprattutto in un paese come l&#8217;Italia &#8211; televisivo, avvelenato da media improponibili, culturalmente in caduta libera e zeppo di malessere da sfogare sui più deboli, sottrarsi alla logica delle caricature è tempo buttato. </p>
<p>Tutto, del mondo arabo, da noi si fa caricatura. I nostri mullah (quello che voleva fare l&#8217;emiro di Milano, l&#8217;altro che distribuisce onoreficenze dell&#8217;Ordine dello Sciacallo, l&#8217;altro ancora che vede i jinn nei lavelli); il cinismo politico di chi blasfema di islam per proiettarci sogni stantii di romantici antagonismi politici, fottendosene bellamente di quanto certo islam radicale stia rincoglionendo &#8211; e quindi disarmando ulteriormente &#8211; interi pezzi di mondo bisognosi di tutto tranne che di nuova melma in cui affogare; il cinismo politico uguale e contrario di chi, sullo stesso islam radicale, ci ricama gli alibi per annientare la vita e il futuro di interi popoli che, come ogni popolo al mondo, sono fatti di padri, madri, sposi, ragazzi, bambini e, comunque, di gente il cui fine ultimo è conquistarsi della serenità.<br />
Una caricatura, tutto. L&#8217;unico mondo che riusciamo a immaginare, evidentemente.</p>
<p>Io mi sono rotta le scatole, di &#8216;ste cose. Di pucciare i drammi veri nella brodaglia delle opposte caricature.<br />
Mi continua a interessare il mondo arabo nella sua dimensione fisica, tangibile, di strade e piazze e gente. Il resto è inutile, è una velenosa perdita di tempo. Non sarà la mia generazione a migliorare il mondo. Sospetto addirittura che non ci sia miglioramento possibile se non dopo la nostra estinzione. Nostra, e di tutta la nostra aria fritta.</p>
<p>Dalla prima volta che ho messo piede in Egitto, oltre 15 anni fa, io l&#8217;ho visto solo peggiorare, quel paese. Ripenso <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/878.php">all&#8217;ultimo post che scrissi</a> la sera prima di lasciarlo. A quando lo ritrovai l&#8217;anno dopo, con molte più preghiere in strada e molta più spazzatura tutto attorno. Alle siringhe abbandonate a terra davanti alla casa del collega, l&#8217;anno dopo ancora. Immagino i dispiaceri che mi aspettano stavolta e che <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-admin/comment.php?action=editcomment&#038;c=17047">Barbara mi ha anticipato</a>, qualche commento fa.</p>
<p>Non ho bisogno di guai eclatanti come quelli che mi ha augurato il mio lettore Lanzo, per sapere come vanno male le cose in un paese che amo. Posso dispiacermi anche senza.<br />
E&#8217; chiaro che c&#8217;è chi ne è contento. Non so perché, e nemmeno mi interessa capirlo.</p>
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		<title>Dalla tragedia alla farsa, passando per la Palestina (2)</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/2729.php</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 13:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog II -  ti spiezzo in due]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo cialtrone]]></category>
		<category><![CDATA[I Comunitaristi, "Gaza Vivrà" e la Banda dei Tipi]]></category>
		<category><![CDATA[Parlare di Israele?]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi pensavate tranquilla, vero, presa da traslochi, barchette, SMP, scrutini, lasciamenti e diete? In realtà: SMP sta per Trasporto Mitra in Palestina. La barchetta mi serviva per forzare il blocco di Gaza. La lista dei conti del fidanzato è tutta un messaggio cifrato diretto alla dirigenza di Hamas (cosa del resto molto più plausibile che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi pensavate tranquilla, vero, presa da traslochi, barchette, SMP, scrutini, lasciamenti e diete?</p>
<p>In realtà:</p>
<p><strong>SMP</strong> sta per <strong>Trasporto Mitra</strong> in <strong>Palestin</strong>a.</p>
<p>La <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/2327.php">barchetta</a> mi serviva per forzare il blocco di Gaza.</p>
<p>La <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/2715.php">lista dei conti del fidanzato</a> è tutta un messaggio cifrato diretto alla dirigenza di Hamas (cosa del resto molto più plausibile che immaginarla autentica, diciamocelo).</p>
<p>Ed io ero lì che combattevo per la Palestina assieme ai seguenti prodi:</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/06/pasquinelli.jpg"><img class="size-full wp-image-2730" title="pasquinelli" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/06/pasquinelli.jpg" alt="Moreno Pasquinelli e il suo Campo Antimperialista" width="236" height="150" /></a><br />
<a href="http://www.ilcircolo.net/lia/1722.php">Moreno Pasquinelli e il suo Campo Antimperialista</a></p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/06/miguel-martinez-kelebek1.JPG"><img class="size-full wp-image-2731" title="miguel-martinez-kelebek1" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/06/miguel-martinez-kelebek1.JPG" alt="Miguel Martinez, membro del nucleo di élite degli “Asciati” " width="182" height="244" /></a></p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/2579.php">Miguel Martinez, membro del nucleo di élite degli “Asciati”</a></p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/06/angela-lano.jpg"><img class="size-full wp-image-2732" title="angela lano" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/06/angela-lano.jpg" alt="Angela Lano, vincitrice della prestigiosa Mezzaluna D'Oro" width="83" height="112" /></a></p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/1538.php">Angela Lano, vincitrice della prestigiosa Mezzaluna D&#8217;Oro</a></p>
<p>E tutti assieme affrontavamo il nemico, l&#8217;immarcescibile Terrore dei Supplì, il terribile:</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/06/palazzi.jpeg"><img class="size-full wp-image-2733" title="palazzi" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/06/palazzi.jpeg" alt="Massimo Shaik Abdul Palazzi, l'uomo che tradusse il Corano e passò i successivi 20 anni a rodersi perché lo aveva firmato un altro." width="240" height="157" /></a></p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/1850.php#comment-15219">Massimo Shaik Abdul Palazzi, l&#8217;uomo che tradusse il Corano e passò i successivi 20 anni a rodersi perché lo aveva firmato un altro.</a></p>
<p>E rieccomi a casa, un po&#8217; scarmigliata ma felice, pronta per nuove, mirabolanti avventure. Che, con &#8216;sta gente, <a href="http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=21&#038;sez=120&#038;id=34965">non mancano mai</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dalla tragedia alla farsa, passando per la Palestina</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 12:41:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismo cialtrone]]></category>
		<category><![CDATA[I Comunitaristi, "Gaza Vivrà" e la Banda dei Tipi]]></category>
		<category><![CDATA[Parlare di Israele?]]></category>

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		<description><![CDATA[Io lo sapevo, che la componente italiana della vicenda delle navi per Gaza l&#8217;avrebbe buttata a caciara. Ed è che sono una manica di dementi, tutti quanti. No, dico, leggi qua: Dall&#8217;OPINIONE di oggi, 05/06/2010, l&#8217;articolo di Dimitri Buffa dal titolo &#8220;Il chi è dei pacifisti italiani che fecero l&#8217;impresa&#8221;. Ora che sono tornati in Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io lo sapevo, che la componente italiana della vicenda delle navi per Gaza l&#8217;avrebbe buttata a caciara. Ed è che sono una manica di dementi, tutti quanti. No, dico,<a href="http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=21&#038;sez=120&#038;id=34965"> leggi qua</a>:</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/06/testata.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2726" title="testata" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/06/testata-300x35.gif" alt="testata" width="300" height="35" /></a></p>
<blockquote><p><strong>Dall&#8217;<span style="text-decoration: underline;">OPINIONE</span> di oggi, 05/06/2010, l&#8217;articolo di Dimitri Buffa dal titolo &#8220;Il chi è dei pacifisti italiani che fecero l&#8217;impresa&#8221;.</strong></p>
<p><img style="vertical-align: bottom; padding: 1px; border: 1px solid #cccccc;" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:f4_OkosVo6yYtM:http://www.viaemilianet.it/imgup/flottilla300.jpg" alt="" width="123" height="92" /></p>
<p>Ora che sono tornati in Italia sani e salvi, forse si può spendere qualche parola su questi “pacifisti” italiani che fecero l’impresa di avere determinato, come conseguenza più o meno indiretta della loro provocazione con la cosiddetta “Gaza flottilla”, la morte di un numero ancora imprecisato di passeggeri della nave Mavi Marmara. Dice adesso a “L’opinione” uno che li conosce bene, come il leader dell’associazione di islamici moderati Ami, cioè Shaik Abdul Palazzi, che “alcuni di loro erano ben noti per compagne web filo-fondamentaliste, tese a screditare i musulmani moderati, e per attacchi alle onorevoli Souad Sbai e Fiamma Nirenstein”. E che “facevano parte di quella già nota combriccola di fiancheggiatori ideologici che diffondono in Italia la propaganda di Hamas, senza alcuna considerazione del fatto che si tratta di un’ organizzazione terroristica secondo le leggi italiana ed europea.” “<strong>Nel loro brodo di cultura – dice Palazzi &#8211; si trovano nomi già noti dell&#8217;ex campo anti-imperialista di Pasquinelli, come Preve, Morelli e Martinez, soggetti provenienti dall&#8217;estrema destra e dall&#8217;estrema sinistra, un tempo vicini alla ex eurodeputata del Pci Dacia Valent, come Anika Persiani, <span style="text-decoration: underline;">Fulvia De Feo</span>, Barbara Albertoni, Susanne Scheidt, tutta gente oggi impegnata nella propaganda filo-Hamas su Internet.” </strong>Un personaggio molto particolare è il tenore Joe Fallisi, che non è esattamente un Pavarotti, anche se magari oggi questo quarto d’ora di celebrità in sovrabbondanza può averne rinverdito le velleità artistiche. Fallisi che ha 51 anni è noto alla Digos per avere frequentato il famoso Campo Antimperialista di Moreno Pasquinelli. Ma oltre ai siti che diffondono il credo anti israeliano, Fallisi è dedito alla frequentazione dei social network per anime sole. Come “perfectspot” dove si trova in inglese questa sua breve auto presentazione: “Ciao, mi chiamo Giuseppe, ma gli amici mi chiamano Joe. Sono un ben costruito, maschio italiano in salute e vero eterosessuale, non fumatore, non bevitore, divorziato senza figli e liberoe indipendente . A causa della mia natura e il mio lavoro di cantante d’opera &#8211; sono un tenore – sono anche un grande viaggiatore e &#8220;esploratore&#8221;, in una parola : Sagittario. Quello che mi piace e ammiro soprattutto è la musica, l’astrologia, l’arte, la libertà, la sensibilità, il coraggio, la lealtà, la generosità, la discrezione, la sensualità, l&#8217;amore appassionato e il sesso, nonché la spiritualità, l&#8217;apertura mentale, l’ estro, la fantasia, il senso di avventura, la creatività , il mare, la natura e gli animali, alcuni sport come il tennis e il nuoto, e voglio visitare nuovi paesi, fare esperienze nuove e interessanti , e conoscere i misteri &#8230; spero di sentirvi presto, e di trovare la donna dei miei sogni, un sorriso e un bacio attraverso le splendenti stelle..” Insomma un tenore a metà tra la militanza anti israeliana e la vitellonaggine dura e pura. Nei forum di disucssione su Israele cui spesso partecipa, tra cui quelli veramente poco proponibili di Dacia Valent, dice di propugnare “un unico stato aconfessionale in Palestina”. Israele dovrebbe invece scomparire in quanto stato ebraico. Angela Lano, direttrice di Info Palestina, adesso fa coppia fissa con uno degli avvocati dell&#8217;Ucoii, il convertito italiano Kemal Carlo Corbucci, autore di libelli pubblicati generalmente a sue spese che conterrebbero presunte “prove” che il terrorismo islamista non esisterebbe , in quanto “invenzione” dei media e dei servizi segreti occidentali. Il 14 maggio 2010 uno di quei libri è stato presentato in un cineclub romano, il Detour, via Urbana 107, sempre con Martinez come presentatore. Ospite d’onore della serata Giulietto Chiesa che proprio l’altro ieri ha pubblicato una riflessione sull’episodio della nave Mavi Marmara in un blog, “Area Genova redazione”, paragonando, nel titolo del post, lo stato di Israele alla Germania di Hitler. Altri tre di questi “pacifisti” italiani di cui si conoscono le tendenze anti israeliane sono Marcello Faracci, collaboratore di reportages per il Tg24 di Sky, per il quale ha sinora prodotto tre spezzoni di riprese, ma tutti relativi al tentativo di violazione del blocco, Manolo Luppichini, cineoperatore, che ha partecipato alle riprese del film “Ladyhawke”, e amico del noto attivista antiisraeliano italiano Vittorio Arrigoni, e infine Manuel Zani, freelance dell&#8217;Emilia, collaboratore di Sky Tg 24 e ospite fisso del blog anti sionista “guerrillaradio”. Arrigoni scrive anche sul “manifesto” e in un recente articolo ha chiesto persino il boicottaggio dell’Egitto (oltre che di Israele) per i blocchi anti hamas al valico di Rafah a Gaza. L’altro giorno scriveva proprio sul quotidiano comunista che ha fatto dell’odio anti israeliano un cavallo di battaglia, che “la CNN turca riferisce di una nuova flotta di aiuti umanitari che si sta organizzando a Istanbul, e questa volta sarà scortata nel Mediterraneo dalle navi militari di Erdogan”. Un po’ come augurarsi la terza guerra mondiale insomma. Chiude il quadro di questi galantuomini di campagna la figura di Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin, soprannominato “Osama Qashoo”, figlio di un militante palestinese di Hamas e a propria volta attivista italiano dell&#8217;estrema sinistra. Funge da interprete per il gruppo. Su di lui tanto i servizi di sicurezza italiani quanto le forze dell’ordine hanno più volte acceso una faro di osservazione preventivo. Un equipaggio italiano davvero speciale per questa flottiglia di pace composta da simpatizzanti e militanti di hamas, elementi dell’estrema sinistra italiana e greca e neo fascisti riconvertiti all’islam estremista.</p></blockquote>
<p>Ed è che sono fatti gli uni per gli altri: Palazzi, Buffa, Martinez, Pasquinelli, la Pazza, la Lano, quelli di Informazione Corretta, tutti che fanno a gara a chi è più demente.</p>
<p>Basta sfiorarla, &#8216;sta gentaglia, e non te ne liberi più. Altro che Palestina.</p>
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		<title>Where&#8217;s Villa Haramlik?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 12:39:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>

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		<description><![CDATA[(Gli egiziani stanno notoriamente male)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Gli egiziani stanno notoriamente male)</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/aJggwzdFcPc&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/aJggwzdFcPc&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Israele: come ti festeggio una strage</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 16:49:05 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Parlare di Israele?]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo è solo uno dei video che documentano ciò che è successo sotto l&#8217;ambasciata turca di Tel Aviv la sera dopo la strage. Cito Mazzetta: A chi non si rende conto della gravità di una cosa del genere, consiglio di pensare l&#8217;evento a parti inverse o di immaginare i cittadini di un qualsiasi paese che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è solo uno <a href="http://www.israelnationalnews.com/News/news.aspx/137801">dei</a> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=1AKl-INMoNI">video</a> che documentano ciò che è successo sotto l&#8217;ambasciata turca di Tel Aviv la sera dopo la strage.<br />
Cito <a href="http://mazzetta.splinder.com/post/22809718/i-tifosi-israeliani-festeggiano-il-massacro">Mazzetta</a>: </p>
<blockquote><p>A chi non si rende conto della gravità di una cosa del genere, consiglio di pensare l&#8217;evento a parti inverse o di immaginare i cittadini di un qualsiasi paese che festeggiano così fuori dalle ambasciate italiane, dopo che un loro commando ha ucciso una decina d&#8217;italiani abbordando una nave passeggeri disarmata in acque internazionali.</p></blockquote>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/10b39WQHEQ0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/10b39WQHEQ0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>In <a href="http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Finvisiblearabs.com%2F%3Fp%3D2001&#038;h=57ea2">uno di questi video</a>, che purtroppo non sono riuscita a caricare, ci sono diverse interviste ai manifestanti. Ne viene fuori uno spaccato della psicopatologia con cui è infarcito il discorso pubblico israeliano che è doveroso diffondere. </p>
<p>Segnalo inoltre, come boccata d&#8217;ossigeno civile dopo tanta visione, <a href="http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Finvisiblearabs.com%2F%3Fp%3D2001&#038;h=57ea2">l&#8217;ottima analisi di Paola Caridi</a> sulla vicenda.</p>
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		<title>Gli intrepidi israeliani, più il tocco del figone da spot</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 21:46:29 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Parlare di Israele?]]></category>

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		<description><![CDATA[Il video diffuso dal Ministero della Difesa israeliano dopo l&#8217;abbordaggio della Mavi Marmara merita di essere visto, rivisto e ricordato nei secoli. Mostra le armi trovate a bordo della nave: una fionda, alcune biglie, il palo di un ombrellone, sedie di plastica. Dai, mettiamoci nei panni di questi poveri soldati: volevi che non facessero una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=XAMFnu8ZBwk">video</a> diffuso dal Ministero della Difesa israeliano dopo l&#8217;abbordaggio della Mavi Marmara merita di essere visto, rivisto e ricordato nei secoli.</p>
<p>Mostra le<em> armi </em>trovate a bordo della nave: una fionda, alcune biglie, il palo di un ombrellone, sedie di plastica. Dai, mettiamoci nei panni di questi poveri soldati: volevi che non facessero una decina di morti, per difendersi da tanto arsenale?<br />
Placanica gli fa una pippa, a Tsahal. Che, ricordiamo, è l&#8217;esercito noto nel mondo per sparare <em>a scopo di legittima difesa</em>, dai carriarmati, ai bambini che tirano sassi.<br />
Io mi vergognerei, ad avere per esercito una simile banda di vigliacchi. D&#8217;altra parte, da un esercito fatto per combattere contro i civili non c&#8217;è molto altro da aspettarsi.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/XAMFnu8ZBwk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/XAMFnu8ZBwk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Invece, nelle foto posate, la macchina propagandistica israeliana se la cava meglio: geniale la foto della figona rossocapelluta che, al capezzale di un ferito, produce esattamente l&#8217;effetto-telefilm che anticipa l&#8217;indulgente assoluzione generale, ché &#8216;sti israeliani saranno pure dei criminali, evvabbe&#8217;, ma non dite che non sono carucci.<br />
Non a caso, Repubblica se l&#8217;è tenuta in homepage per tutto il giorno, la foto, ed è che è un mondo di esteti:</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/05/caruccia.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/05/caruccia.jpg" alt="caruccia" title="caruccia" width="220" height="253" class="aligncenter size-full wp-image-2703" /></a></p>
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		<title>A proposito di boicottaggio a Israele</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 07:15:05 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Parlare di Israele?]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalo il post di Paola Caridi, che si conclude con queste sante parole: Una cosa, però, va detta, quando si vuole interpretare la campagna di boicottaggio che preme per la fine dell’occupazione dei Territori palestinesi. La campagna – che si sia o meno d’accordo con la pratica del boicottaggio &#8211; dona di nuovo alle parole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/05/BDS-boycott-produits-israel.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2687" title="BDS boycott produits israel" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/05/BDS-boycott-produits-israel-222x300.jpg" alt="BDS boycott produits israel" width="222" height="300" /></a></p>
<p>Segnalo <a href="http://invisiblearabs.com/?p=1959">il post di Paola Caridi</a>, che si conclude con queste sante parole:</p>
<blockquote><p><em>Una cosa, però, va detta, quando si vuole interpretare la campagna di boicottaggio che preme per la fine dell’occupazione dei Territori palestinesi. La campagna – che si sia o meno d’accordo con la pratica del boicottaggio &#8211; dona di nuovo alle parole e al linguaggio giuridico-politico il suo significato. Occupazione, illegalità, mancato rispetto del diritto internazionale e delle convenzioni sono termini che da tempo venivano usati in ambiti formali, senza che vi fosse ormai un rapporto tra l’uso e il significato. Parole svuotate, tanto svuotate quanto lo sono “processo di pace” e ”tavolo negoziale”. La campagna di boicottaggio ha oggettivamente gettato un sasso nello stagno di un conflitto che trova in questo particolare status quo il suo altrettanto singolare equilibrio. E ha fatto ciò che facevano i jongleur, qualche secolo fa.  Ha detto che il re è nudo. Ce n’eravamo dimenticati. </em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Pomeriggio all&#8217;Asmara Palace</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 15:22:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Impudico bla bla]]></category>

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		<description><![CDATA[5 aprile All&#8217;Intercontinental Hotel di Asmara c&#8217;è la piscina, apprendo, e mi ci dirigo tosto. L&#8217;Intercontinental è l&#8217;albergo più lussuoso dell&#8217;Eritrea ma l&#8217;accesso alla piscina, per i non residenti, costa 200 nakfa al giorno. Dieci euro, al mio infelice tasso di cambio. Figuriamoci a quello del mercato nero, che è 3 volte tanto. E&#8217; sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/04/asmarapalace.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/04/asmarapalace-300x225.jpg" alt="asmarapalace" title="asmarapalace" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-2678" /></a></p>
<p><strong>5 aprile</strong></p>
<p>All&#8217;Intercontinental Hotel di Asmara c&#8217;è la piscina, apprendo, e mi ci dirigo tosto. L&#8217;Intercontinental è l&#8217;albergo più lussuoso dell&#8217;Eritrea ma l&#8217;accesso alla piscina, per i non residenti, costa 200 nakfa al giorno. Dieci euro, al mio infelice tasso di cambio. Figuriamoci a quello del mercato nero, che è 3 volte tanto.<br />
E&#8217; sulla strada verso l&#8217;aeroporto, devo andarci in taxi. Chiedo al taxista quanto vuole, la risposta è sempre quella: 50 nakfa. Che io voglia fare 100 metri o 2000 non cambia nulla, ovunque io voglia andare mi chiedono sempre 50 nakfa. Per corse che invece hanno prezzi variegati per i locali, ma a me non è nemmeno permesso contrattare: appena lancio una controfferta, mi schifano e se ne vanno. Qualcuno mi diceva che soprattutto i cristiani sono impermeabili alla contrattazione, testoni come spesso sono i cristiani d&#8217;Oriente. Con i musulmani si negozia di più, dicono, ma si vede che non fanno i taxisti.</p>
<p>L&#8217;Intercontinental ha un nome incerto, nel senso che prima si chiamava così e adesso si chiama &#8220;Asmara Palace&#8221; ma la Lonely Planet ancora non lo sa. Comunque lo vogliano chiamare è un 5 stelle senza pretese esagerate e, soprattutto, senza quasi clienti, almeno a prima vista. Vuoti i ristoranti, vuoti i bar, vuota o quasi la piscina: c&#8217;è un tizio occidentale molto male in arnese e munito di stivali da cowboy che dopo un po&#8217; si toglie, rimanendo sdraiato al sole coi calzini bianchi ai piedi. Non fa il bagno, sembra avere freddo, legge un po&#8217; e se ne va. Fossimo negli anni &#8217;70, penserei a un danaroso tossico venuto in Africa a smaltire tossine. E poi c&#8217;è un africano molto atletico, invece, che si tuffa elegante, fa un centinaio di vasche, rimane in ammirata contemplazione delle mie cicce per un bel pezzo, bontà sua, e poi se ne va anch&#8217;egli, mentre io non sollevo il naso dal mio libro. Sto leggendo Gomorra, ho pensato che l&#8217;Eritrea fosse un buon posto per decidermi ad affrontarlo. E&#8217; che, da napoletana, ho bisogno di distanza.</p>
<p>Accanto alla piscina scoperta ce n&#8217;è una coperta, e lì ci si infilano due arabe velate integrali con un gruppetto di bimbi. Sempre claustrofiliche, loro: posto coperto che vedono, posto in cui si installano. Solo che, una volta dentro, si tolgono i veli senza accorgersi che le vetrate della piscina sono trasparenti e che le vedi benissimo, giovani e con i colpi di sole biondi, belline, con nasi decisi. Mi chiedo se sono saudite: poi decido di no perché i loro bambini sono magri. Boh, verranno da qualche parte del Golfo. I bambini mi indicano col dito da dietro i vetri, io sono in bikini, si staranno chiedendo perché. Solita storia.</p>
<p>Poi piove, poi c&#8217;è il sole, poi piove ancora, poi ci sono sole e pioggia insieme. L&#8217;acqua della piscina è calda, l&#8217;aria è calda e secca, tra uno scroscio di pioggia e l&#8217;altro, io ormai sono completamente sola ed ho la piscina tutta per me, o l&#8217;intero albergo. E&#8217; una specie di versione oltrecortina dello Sheraton dove andavo in piscina al Cairo: gli ombrelloni, le sdraio, la sensazione di un luogo curato, con i giardini e lo spogliatoio con le docce vere, da cui scende un mucchio di acqua. Però non c&#8217;è niente e nessuno. E&#8217; un Cairo dopo l&#8217;atomica, un Cairo in versione giocattolo dove hanno dimenticato di mettere la gente.</p>
<p>Vado in esplorazione, mangio qualcosa sull&#8217;enorme terrazza del Caffè Milano. Ci sarebbero anche un paio di ristoranti e dei pub, dentro l&#8217;albergo: Vecchia Trattoria di Bergamo, La Fontana, cose così. Tutto troppo grande per tanto vuoto. Mangio un panino, quello più semplice in un improbabile menù che promette, tra le altre cose, prosciutto di maiale (ma manco morta, guarda) e la clamorosa tentazione di un Calzone Pugliese con dentro la ricotta, come deve essere e come nell&#8217;Italia del nord non trovi mai, e invece hanno ragione gli asmarini: ci vuole la ricotta, nel calzone. Diteglielo, a quei vandali di lombardi, liguri e affini.</p>
<p>Mangio il panino, mi rinchiudo nella mia beatitudine, penso a me. Mi sento spezzettata in mille vite diverse, non comunicanti l&#8217;una con l&#8217;altra. Non c&#8217;è una continuità, nelle mie vite. Non si fondono. E&#8217; una sensazione che ho sempre avuto, fin da bambina. A volte ero figlia di una mamma senza un soldo, a volte ero figlia di un padre danarosissimo. A volte ero una brava scolara, altre bigiavo a scuola per andare a dare cristiana sepoltura ai gatti morti che avevo visto per strada. Sempre vite parallele, ma senza segreti: ero pronta a spiattellarne i particolari a chiunque me li chiedesse. Le avevo per curiosità, non per riservatezza. E&#8217; che non volevo privarmi di nessuna vita, di nessun modo di essere. A dieci anni volevo fare la contrabbandiera di sigarette, come gli scugnizzi della mia zona, ma ero anche la brava nipotina dei nonni, non mi è mai parso che le due cose fossero incompatibili. Erano bellissime entrambe, l&#8217;importante era che nessuna fosse definitiva.</p>
<p>C&#8217;è stato un momento in cui tutto si è fuso e mi sono scoperta felice, e forte: è stato durante l&#8217;analisi, quando raccogli tutto e ne fai narrazione e lo fai per te stessa, mentre la tua silenziosa analista freudiana si limita a dirigere il traffico delle emozioni, della verità che è la linea conduttrice di tutto. Una grande pienezza, l&#8217;analisi, una pienezza che ti rende leggera.<br />
Poi la vita è andata avanti e si è spezzettata di nuovo, però, e forse va bene così, ché sennò sarei rimasta ferma in quella mia conquista come una madonna in un quadro, come la vignetta di me stessa con tanti putti attorno, e i piedi poggiati tra nuvole, palme e palazzoni lombardi. O come un polpettone, con tutti gli ingredienti bene amalgamati.<br />
Sono ritornata ai miei frammenti, a dividere i miei ingredienti gli uni dagli altri.</p>
<p>Penso che ho avuto una bella vita, piena, spesso molto divertente: mi dispiace solo di averne dimenticato almeno la metà. Forse quella più divertente, appunto, e me ne rimane la sensazione mentre gli episodi mi sfuggono, so solo che ce ne sono stati un mucchio.<br />
Ogni tanto, in rete, mi sbuca una trolla che denuncia a chi la vuole ascoltare le mie avventure adolescenziali. E&#8217; una mia ex amichetta di quando eravamo ragazzine, e tutto quello che racconta è vero, in qualche modo. Poi è anche falsato, imbruttito, stravolto dal fatto di essere raccontato con un odio che si sovrappone alla realtà e la caricaturizza, trasforma la mia vita in un suo urlo isterico.<br />
Quando succede e me ne accorgo, io la ascolto. L&#8217;ho letta spesso, in commenti che parlavano di me su qualche blog. Non confermo e non smentisco ciò che dice perché il confine tra le due cose è labile e la sua narrazione finisce con l&#8217;avere vita propria, smette di parlare di me e parla solo di lei. Come si fa a smentire le emozioni di un&#8217;altra persona e, soprattutto, perché farlo?</p>
<p>Le donne sono terribili, quando odiano ciò che hanno amato. Conosco quel tipo di odio, l&#8217;ho incrociato più di una volta. L&#8217;odio maschile è diverso, più calmo ed efficace sulla lunga distanza, più pulito, più finalizzato.<br />
L&#8217;odio femminile è un gran casino, invece, e riesce ad essere spaventosamente privo di dignità e di senso estetico. E&#8217; brutto da guardare. Le donne si suicidano nell&#8217;odio: starle a guardare è l&#8217;unico modo di affrontarle, fanno tutto da sole.<br />
Le donne odiano sentendo dolore, e il ricordo del loro dolore è tutto ciò che rimane, quando hanno finito di urlare.</p>
<p>Io sono scarsa, come odiatrice: sono troppo autoreferenziale per odiare come si deve, con tutte le emozioni concentrate su altri. E poi non so concentrarmi sulle donne. So volere bene alle donne, questo sì. Ma non so amarle sviscetaramente e, di conseguenza, non so odiarle visceralmente. So rompere le amicizie, se è il caso e con dispiacere, ma non sono mai nemmeno vendicativa, con loro. Con gli uomini sì, invece: con loro ci tengo persino, ad essere vendicativa, se ce ne sono motivi. A costo di farmi un nodo al fazzoletto. E a volte è necessario che me lo faccia perché, anche con loro, la mia carica emotiva non riesce a essere ostile fino in fondo e la mia voglia di fare del male, quando la provo, è una scelta e non una necessità. Lo considero giusto, tutto qui. E sano, soprattutto sano. Perché essere vittima di un uomo è troppo disdicevole, non può succedere. Devi reagire per forza, è come ristabilire l&#8217;ordine cosmico.<br />
In realtà divento dispettosa, mi pare il termine più adatto.<br />
Con le donne non è necessario, non ne ho mai sentito il bisogno. E, guardando quelle che odiavano me, mi è sempre sembrato lampante che si stessero umiliando.</p>
<p>Deve essere il nome di un ristorante che ho visto prima, ciò che mi ha scatenato questo mare di riflessioni sull&#8217;odio, e tanti ricordi. La Trattoria di Bergamo, che mi appare ad Asmara e mi chiedo se facciano i dolcetti a forma di quaglie di polenta, come nelle pasticcerie bergamasche. Ci penso, a volte, alla mia odiatrice di quelle lande. E&#8217; la prima volta che ne parlo, dopo tanti anni in cui si è data da fare con energia ammirevole per fare una lotta che io non ho voluto fare. Penso a lei e mi viene da sorridere: eravamo così piccole.<br />
E penso che è così strano, che è tutto vero ciò che racconta, ed è tutto falso, e sarà sempre così. Perché non ci sono i chiaroscuri, nella sua narrazione, quindi non c&#8217;è realtà. Interpretare la vita senza chiaroscuri è sinonimo di follia, è proprio la stessa cosa.<br />
L&#8217;ho vista impazzire. E poi l&#8217;ho vista fare della mia vita un suo delirio.<br />
E poi l&#8217;ho visto succedere ancora, ad altre donne, nello stesso modo.<br />
Che roba strana.</p>
<p>Mi piacciono gli albergoni d&#8217;Africa, i pub di legno e cuoio dove si può fumare, gli sgabelloni al banco e l&#8217;odore della birra. Certo che potrei viverci, qui. Lo sapevo già. Posso anche non viverci, però, e questo non lo sapevo. Ho fatto bene a venire, dovevo assolutamente scoprirlo.</p>
<p>In questo viaggio mi sono scoperta le prime rughe vere: non più segni di espressione, proprio rughe. Saranno stati gli spostamenti, gli sbalzi climatici che ti fanno svegliare con le occhiaie gonfie o, semplicemente, l&#8217;interesse con cui mi guardo allo specchio. Sarà che tra poco più di un anno e mezzo faccio 50 anni.</p>
<p>Non mi dispiace avere rughe, non mi danno fastidio. Mi dispiace molto di più che i lineamenti del viso perdano fermezza, che la pelle ti tradisca. Le rughe intensificano ciò che sei mentre gli scherzacci della pelle ti sbiadiscono. E ingrassare, dio mio, che sei obbligata ad essere te stessa con tutte le tue forze, per farti riconoscere sotto le cicce che hai messo su.<br />
La cosa strana è che sei sempre tu, cambia solo la buccia.  Ed ha senso che cambi. Come le stagioni, ché sennò come fai.</p>
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		<title>Appunti oziosi da Massawa</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 07:24:19 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Impudico bla bla]]></category>

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		<description><![CDATA[31 marzo Mi sono svegliata a mezzogiorno, sono una bestia. Ma è che mi sono dibattuta tutta la notte nella tragica scelta tra l&#8217;aria condizionata, che mi fa malissimo ma tiene alla larga gli insetti, e la preoccupazione per l&#8217;invasione che avrei dovuto fronteggiare se l&#8217;avessi spenta. Sui letti ci sono delle robuste zanzariere, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>31 marzo</strong></p>
<p>Mi sono svegliata a mezzogiorno, sono una bestia. Ma è che mi sono dibattuta tutta la notte nella tragica scelta tra l&#8217;aria condizionata, che mi fa malissimo ma tiene alla larga gli insetti, e la preoccupazione per l&#8217;invasione che avrei dovuto fronteggiare se l&#8217;avessi spenta. Sui letti ci sono delle robuste zanzariere, ma il letto in sé è imbottito e molto sospetto, l&#8217;imbottitura è piena di buchi. Alla fine l&#8217;ho tenuta accesa, l&#8217;orrida aria condizionata, e la mia stanza pareva un igloo, gelida in questa Massawa bollente, e io sotto la zanzariera, infilata nel sacco a pelo e col lenzuolo arrotolato attorno al collo per proteggerlo dal torcicollo che mi arriva, inesorabile, quando mi espongo a &#8216;sti freddi. Ho dormito malissimo, insomma, ma in un ambiente asettico come un frigorifero. Mi sa che stanotte cambio strategia e spengo l&#8217;aria assassina. Userò gli scarrafoni come peluche, dormirò volendogli bene.</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/04/piscina.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/04/piscina-300x225.jpg" alt="piscina" title="piscina" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-2669" /></a></p>
<p>Massawa è struggente, ecco. Bevo qualcosa al Red Sea Hotel, che prima della guerra era un posto fighetto e poi è stato bombardato e ricostruito. Ha un bel giardino, una bella terrazza. Oltre il giardino, in riva al mare, una piscina enorme e senza una goccia d&#8217;acqua. Accanto alla piscina vuota, su una sedia, una solitaria turista legge un libro e si abbronza. La spiaggia è impraticabile, piena di ferri arrugginiti. Saranno i pezzi di albergo bombardati, non so. Entro, ammiro i saloni deserti, chiedo una birra al bar interno che si chiama Oyster bar. Oyster?</p>
<p>Fuori c&#8217;è un imponente monumento ai carriarmati rotti. In giro rimangono palazzi bombardati, case coi buchi dei proiettili. Un manifesto commemora l&#8217;anniversario della guerra contro l&#8217;Etiopia col disegno di una bella ragazza eritrea, armata e incazzata.</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/04/donne.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/04/donne-300x225.jpg" alt="donne" title="donne" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-2670" /></a></p>
<p>Pare che le donne di questo paese si siano conquistate il rispetto della popolazione tutta, durante la guerra. Hanno combattuto come gli uomini e ancora adesso fanno il militare come loro. E in effetti ne incutono, di rispetto, leggiadre e sicure come sembrano. Si direbbero parecchio libere, le vedi in giro a tutte le ore e vestite in tutti i modi. E al lavoro, nei locali fino a tardi. A fare le cameriere, le boss, di tutto. Le prostitute, anche. Mi dicono che lo fanno con l&#8217;incoraggiamento della famiglia, spesso. Uno straniero invaghito può risolvere un mucchio di problemi a molta gente, qua.</p>
<p>Io, ecco, credo che mi invaghirei, se fossi un maschio straniero. A volte, guardandomi attorno, mi pare di essere circondata dalle donne più belle del pianeta. Di sicuro, le più belle che io ricordi. Non c&#8217;è storia, proprio.<br />
E poi mi scopro a canticchiare &#8220;Bella abissina&#8221;, giuro, ma è che adesso capisco cosa intendevano dire, i fascisti in trasferta, e la mia è solo un&#8217;associazione di idee canora e spero che non mi senta nessuno e che non mi picchino scambiandomi per una nostalgica del Duce, gessù: le canzoni che ti si ficcano in testa non sono intenzionali e non ho colpa.</p>
<p>Il Central Hotel è la base per gli aperitivi di Massawa: mettono i tavolini in riva al mare e ti portano la birra Asmara, che non ha bisogno di avere etichette sulla bottiglia perché è l&#8217;unica birra eritrea. Le bottiglie, le riciclano.<br />
Incontro il consulente FAO coi suoi due eritrei. Spiego che andrò a Massawa vecchia a caccia del pesce alla yemenita. Quando ci arrivo, parecchio dopo, i due eritrei sono lì e mi fanno ampi gesti, mi porgono una sedia, bisogna cenare assieme. Uno è del ministero che lavora col consulente FAO, l&#8217;altro è l&#8217;autista della spedizione. Ed io provo una sensazione da Unione Sovietica e mi domando se sono lì per caso, per curiosità, per galanteria o &#8211; e mi pare la risposta più probabile &#8211; per farmi domande e sapere chi diamine sono. Chiacchieriamo. Uno fa un commento un po&#8217; spinto sugli etiopi, di quelli che non andrebbero fatti davanti a una signora. Il mio irrigidimento immediato e lo sguardo da prof gli fanno passare all&#8217;istante la voglia di riprovarci. La conversazione prosegue, civile e anche interessante, se non fosse per la claustrofobia che provo. Il pesce alla yemenita vale il viaggio e pure le domande, tuttavia: è cotto in un forno di terracotta, succosissimo e polposo, ed è accompagnato dal pane arabo appena fatto con una salsina al berber, piccante e fresca allo stesso tempo. Ok, chiedetemi quello che volete, io intanto mangio. Mi chiedono persino se sono mai stata in Eritrea da bambina.</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/04/ristorantemassawa.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/04/ristorantemassawa-300x225.jpg" alt="ristorantemassawa" title="ristorantemassawa" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-2671" /></a></p>
<p>E poi me la svigno, spiegando che devo andare all&#8217;internet cafè perché sennò papà si preoccupa, e loro mi informano che passeranno a prendermi in macchina per riportarmi in albergo. Non rimane che la fuga lungo il ponte, approfittando del fatto che l&#8217;internet cafè non funziona, e me la batto veloce. Solo che, a metà ponte, c&#8217;è un minibus con una ruota a terra, un mucchio di ragazzi e bambini che cercano di cambiarla nel buio più pesto e senza cric, ed io ho una pila tascabile nella borsa. Una pila bellissima, tra l&#8217;altro, che funziona a energia solare e ce la regalò l&#8217;Ikea, a SMP e a me in cambio di un&#8217;intervista su non so cosa. Caccio la pila, la porgo al gruppo, mi siedo su un gradino mentre loro lavorano. Manco mi si vede, nel buio. Poi torno in albergo, inseguita dai ringraziamenti generali e sentendomi membro a pieno titolo dei pubblici trasporti di Massawa, e lì stanno i due eritrei perplessissimi, che non si spiegano come hanno fatto a non vedermi lungo la strada del ritorno, eppure mi hanno tanto cercata per darmi un passaggio&#8230;<br />
Poi glielo chiedo, al consulente FAO, quando rimaniamo soli davanti ad altre birre: &#8220;Ma questi ti aiutano o ti controllano?&#8221; Dice di no, che lo aiutano. Vabbe&#8217;, sono una tipaccia diffidente. Magari erano solo amichevoli, boh.<br />
Riparte domani, lui. Come gran parte di chi fa il suo mestiere, si sente solo e vuole bere, sciogliersi e parlare. Mi racconta delle figlie, della moglie, dei nipoti. E&#8217; una gran brava persona, mi spiega che essere nonni è un&#8217;emozione intensissima. Non so quante birre ordina, saranno una quindicina. Ci scambiamo gli indirizzi email, ci salutiamo da grandi amici. &#8220;Keep in touch whith the dutch&#8221;, mi dice salutandomi, e credo sia una sorta di grido di guerra degli olandesi all&#8217;estero.</p>
<p><strong>1 aprile.</strong></p>
<p>Massawa mi concilia il sonno, non ho altro da dire. Mezzogiorno di nuovo, con questi ritmi non riuscirò a fare mezza gita. Dovrei andare in banca a cambiare quattrini, ma sono aperti dalle 7 del mattino alle 11, troppo tardi. Eccerto, con &#8216;sto caldo chi vuoi che lavori a mezzogiorno? Riaprono tra le 4 e le 5 del pomeriggio, mi dicono. E io mi riaddormento, mi sveglio di soprassalto, arrivo alla banca alle 5 e cinque minuti ed è chiusa, merde. E domani è venerdì santo, figurati se aprono. Il poliziotto di guardia, fuori, ride e mi suggerisce di cambiare al mercato nero. &#8220;Spiritoso&#8221;, borbotto furente.<br />
L&#8217;internet cafè sembra funzionare, ci metto solo una ventina di minuti ad aprire Gmail. Viene fuori la pagina senza le vocali, ma chi ha bisogno di vocali? Chiedo il permesso di fotografarla per ricordo, mi viene accordato da un perplesso gestore del luogo che non ci vede niente di strano, in una Gmail senza vocali.<br />
<a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/04/ggl.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/04/ggl-300x225.jpg" alt="ggl" title="ggl" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-2675" /></a></p>
<p>Nella posta c&#8217;è Marzia che mi cazzia e SMP che mi dà per dispersa e pare rassegnato. Venti minuti per rispondere a uno, altri venti per rispondere all&#8217;altra. Sigarette, passeggiate e cocacola negli intervalli tra un&#8217;apertura di pagina e l&#8217;altra. Mando un vecchio post a Marzia, magari me lo carica sul blog. Mi fido sulla parola, ché aprire la mia pagina è impossibile pure ad Asmara, figuriamoci qua.<br />
Mi accorgo che non avrei mai avuto un blog, se fossi venuta a insegnare qua anziché in Egitto. Che strano, gessù. Eppure ci si abitua, a non comunicare col mondo. Non è nemmeno tanto male, me lo devo confessare.</p>
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