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	<title>Haramlik &#187; Impudico bla bla</title>
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	<description>Haramlik: parola araba che indica la parte della casa riservata alle donne. Questo è un haramlik disordinato.</description>
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		<title>Noi che andiamo in ospedale a Genova</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 15:47:11 +0000</pubDate>
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La sera di martedì c&#8217;è una cena a casa mia. La mattina di mercoledì mi sveglio con un cerchio alla testa e un dolore al fianco destro. Mi dico: &#8220;Non può essere il fegato, lo sanno tutti che non fa male fino a un attimo prima di ucciderti.&#8221; Soffoco i sensi di colpa, vado a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/03/ps.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2608" title="ps" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/03/ps.jpg" alt="ps" width="127" height="106" /></a></p>
<p>La sera di martedì c&#8217;è una cena a casa mia. La mattina di mercoledì mi sveglio con un cerchio alla testa e un dolore al fianco destro. Mi dico: &#8220;<em>Non può essere il fegato, lo sanno tutti che non fa male fino a un attimo prima di ucciderti.</em>&#8221; Soffoco i sensi di colpa, vado a scuola, aspetto che passi. Non passa.</p>
<p>Giovedì e venerdì il dolore al fianco destro persiste. I miei sensi di colpa anche, visto che è un periodo in cui tutti vogliono rieducarmi e fare di me una donna sana e a dieta, quindi mi guardo bene dal dirlo a chicchessia. Vado a scuola. Zoppico un po&#8217;, ma vado.</p>
<p>Sabato mattina comincio a confessare, anche perché sono quattro giorni che ho la mano sul fianco. SMP mi guarda preoccupato e osserva che dovrei vedere un medico. Io vado a scuola.</p>
<p>All&#8217;uscita da scuola &#8211; sempre sabato &#8211; mi dico che mi deve stare succedendo qualcosa. Mi dico anche che forse aspettare fino al lunedì successivo è imprudente, quindi mi risolvo ad andare al Pronto Soccorso. L&#8217;ospedale più vicino alla mia scuola è Villa Scassi. Un po&#8217; perplessa per il nome (<em>Scassi</em>&#8230;?) mi ci dirigo, arrivo affannata perché è in cima a una salita (e sennò non saremmo a Genova, del resto), entro e mi guardo attorno perplessa. Che bruttissimo posto, gessù.</p>
<p>Nell&#8217;atrio ci sono lavori in corso, all&#8217;accettazione ci sono due telefoniste coi capelli sporchi e la ricrescita, i medici sembrano indistinguibili dai malati e questi dagli infermieri. L&#8217;atmosfera non pare amichevole: sono certa che verrò guardata con disprezzo, appena dirò che ho un semplice mal di fianco, ché l&#8217;ambiente pare di quelli dove devi presentarti con qualche arto mancante, se vuoi essere preso in considerazione. Nella sala d&#8217;attesa, un&#8217;umanità parecchio male in arnese pare stare lì per passare il tempo, in mancanza di posti migliori dove andare.</p>
<p>L&#8217;istinto mi dice di fuggire, guadagno la porta, ci ripenso e torno indietro perché il fianco fa sempre più male. Cerco di richiamare l&#8217;attenzione di un infermiere, non ci riesco ma mi rendo conto che è un ceffo inguardabile e ha l&#8217;aria cattiva. Do retta all&#8217;istinto e ri-fuggo, stavolta sul serio. Sull&#8217;autobus che mi porta verso il Galliera (ospedale lindo e pinto, gestito dalla Curia) mando un sms di rimprovero al Signore Molto Perbene: &#8220;<em>Ma insomma, io non sono di Genova, perché non mi hai detto che Villa Scassi è come Napoli? Volevi forse uccidermi?</em>&#8221; SMP mi informa, abbastanza sostenuto, che lui di ospedali non se ne intende.</p>
<p>Al Galliera mi accolgono, mi sorridono, mi coccolano e mi informano che sono vittima di una colica renale. &#8220;<em>Ma no!</em>&#8220;, faccio io. &#8220;<em>Eh, sì</em>!&#8221;, fanno loro. Mi fanno un paio di flebo, mi spiegano che prima di lunedì non potrò fare l&#8217;ecografia e si offrono di ricoverarmi fino ad allora. Declino l&#8217;offerta con decisione e striscio ad aspettare il lunedì a casa mia, dove almeno mi è permesso fumare.</p>
<p>Domenica vedo tutte le stelle del firmamento. Cerco &#8220;colica renale&#8221; su Google ma non mi pare di avere i sintomi descritti da Wikipedia. Mi riconosco di più in quelli del cancro al colon, per dire. Sono constatazioni che non fanno sentire meglio.</p>
<p>Nella notte tra domenica e lunedì il dolore non mi lascia dormire, quindi ho tutto il tempo per pensare al da farsi. &#8220;Se davvero è il rene, a farmi tanto male, qua mi ricoverano di sicuro. Sarà da asportare, non c&#8217;è altra spiegazione.&#8221; E, siccome sono una che nelle emergenze si organizza, mi rendo conto di dovere organizzarmi per un soggiorno ospedaliero e che è meglio farlo per tempo, visto che mi muovo a stento.</p>
<p>Alle 3 di notte mi lavo i capelli, alle 3 e mezza metto un po&#8217; di pigiami in lavatrice, alle 5 li stendo sui termosifoni. Preparo il beauty-case, recupero i saponcini rubati in giro per alberghi, raccatto le ciabatte, scelgo libri, metto il computer piccolo nella borsa e, con l&#8217;alba, sono pronta per essere scodellata da SMP davanti all&#8217;ospedale. <em>&#8220;No, va&#8217; pure, è inutile stare lì in due, ti chiamerò, non preoccuparti, cerca di sopravvivere senza di me, addio.</em>&#8221; Mentre aspetto l&#8217;ecografia, letteralmente piegata in due dal dolore, mi domando che cicatrici lascino le asportazioni di un rene.</p>
<p>La faccio breve: all&#8217;ecografia, il mio rene risulta essere il più bello del mondo, oltre che in ottima salute. Mi rimandano in Pronto Soccorso, mi stendono su una barella, mi piazzano una, due, tre flebo, mi portano a spasso per tutto l&#8217;ospedale, mi tolgono litri di sangue, mi fanno un mucchio di radiografie &#8211; quella al torace me la fanno tre volte, ché dicono che ho una cerniera metallica sul petto e, per quanto io giuri che non è vero, non se ne convincono fino a quando non scoprono che è il cuscino che ho sotto di me, ad avere una cerniera metallica &#8211; e infine mi abbandonano per qualche ora accanto a una vecchina moribonda. La vecchina è anche sorda, oltre che moribonda. Ogni tanto, arriva l&#8217;infermiere e grida: <em>&#8220;C&#8217;è qualcuno che la aspetta fuori?</em>&#8221; La vecchina dice di sì, col poco fiato che ha. E l&#8217;infermiere: <em>&#8220;No, guardi che fuori non c&#8217;è nessuno! Abbiamo chiamato ma non risponde nessuno!</em>&#8221; Io penso che magari è che alla vecchina piace pensare che ci sia qualcuno che aspetta lei, dietro &#8217;ste porte, e che l&#8217;infermiere le sta togliendo gli ultimi quanto inoffensivi sogni. Ma forse sono io che faccio letteratura dalla mia barella, e la vecchina è piena di figli che sono semplicemente andati a mangiare.</p>
<p>Nove ore dopo il mio ingresso, arriva la diagnosi. Era un mal di schiena. Per il resto sono un fiore. Scoppio di salute, proprio.</p>
<p>Mi tolgono la flebo, mi buttano giù dalla barella che occupo indegnamente, mi dimettono consigliandomi un Aulin.</p>
<p>Io, quindi, adesso sono a letto che mi curo il mal di schiena. L&#8217;Aulin ha già cominciato a fare effetto, comincio a stare meglio.</p>
<p>Soprattutto, ho l&#8217;acqua accanto a me.</p>
<p>Perché la dottoressa che mi aveva diagnosticato una colica renale &#8211; il cielo la fulmini &#8211; mi aveva raccomandato di non bere, ché l&#8217;acqua mi avrebbe fatto aumentare il dolore, diceva.</p>
<p>Io, quindi, da sabato a lunedì mi sono a stento inumidita le labbra, e non ti dico che sete avevo, alla fine.</p>
<p>(La prossima volta vado al San Martino, faccio così.)</p>
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		<title>Mal di futuro</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 20:23:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Impudico bla bla]]></category>

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		<description><![CDATA[
Lui non mi vuole più vedere, ha detto che sono squalificata fino a dimagrimento avvenuto. Cartellino rosso da mio padre.
E io, che da quando sono nata vedo dare per scontate le cose buone che faccio e i miei difetti sotto i riflettori, l&#8217;ho chiamato per dirglielo: &#8220;Possiamo parlare un attimo delle mie virtù? Dei miei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/02/pa.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2603" title="pa" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/02/pa.jpg" alt="pa" width="96" height="106" /></a></p>
<p>Lui non mi vuole più vedere, ha detto che sono squalificata fino a dimagrimento avvenuto. Cartellino rosso da mio padre.</p>
<p>E io, che da quando sono nata vedo dare per scontate le cose buone che faccio e i miei difetti sotto i riflettori, l&#8217;ho chiamato per dirglielo: &#8220;Possiamo parlare un attimo delle mie virtù? Dei miei successi? Ma quante ne conosci, che si reinventano la vita come tua figlia? Ma perché non mi dici mai che sono brava?&#8221;</p>
<p>E lui ha detto di no. Che qualsiasi mia virtù è sempre stata oscurata dal fatto che tratto male la mia salute, e che lui non è disposto a perdonarmelo. Che sarà inflessibile. Che non ci rivedremo, se non butto giù i chili di troppo messi su con la me stessa gaudente che vive alla giornata e non vede futuro. E io vedo quanto sta giocando pesante, alla sua età e nel suo stato di salute, e come è disposto ad andarsene cazziandomi e a lasciarmi lì come un&#8217;idiota pur di darmi una lezione.</p>
<p>E&#8217; tremendo. E&#8217; peggio di me.</p>
<p>Ed io gli dicevo: &#8220;Ok, ho capito che adesso stai pagando i lussi di una vita, ma ti sei dimenticato del piacere vissuto? Io lo so, che mi toccheranno conti da pagare, ma penso a quanto sono stata felice, a che bella vita ho avuto, e sono certa che questo mi terrà su, nel momento del conto. Come puoi dirmi che non è così?&#8221;</p>
<p>Dice di no. Che ci si pente e basta. Che pagare il conto è brutto e non c&#8217;è uscita, e che la consapevolezza di cui parlo non esiste. Che, anzi, ricordarsi felici rende più amara una vecchiaia fatta di conti da pagare.</p>
<p>E mi vuole proteggere da me stessa, come al solito. Perché mi sa uguale a lui, ma donna. Più delicata, quindi. Con un margine di allegria inferiore rispetto a quello che si è permesso lui. Ed io che penso che, certo, fisicamente sono più debole ma ho carattere da vendere e non mi pentirò, mi terrà su la volontà fino all&#8217;ultimo respiro e poi saprò morire senza rimpianti. Che di allegria ne ho da vendere anche se ho meno credito di lui, verso la vita.</p>
<p>E lui dice di no. Che è un&#8217;illusione. Che devo proteggermi dai rimpianti, adesso. Che sennò non starò in piedi, non sarò la moribonda intera che immagino di diventare. Lui vuole che io invecchi bene e che mi prepari da adesso. Che smetta di fumare le nostre Marlboro venti anni prima di quanto abbia smesso lui. Che non ami la mia birra e il mio vino come lui ha amato i suoi. Che mi muova come non ho mai fatto e lui sì, io bradipa e lui sportivo, sempre più forte di me.</p>
<p>Gli ho detto che, cazzo, sapersi a termine e arrivarci con il minore rimpianto possibile è la sintesi dell&#8217;intelligenza, che è una vita che ci conto, che fumo e mangio e bevo tenendolo a mente, che mi preparo a non pentirmi da quando sono nata.</p>
<p>E lui dice di no. Che ci si pente, invece.</p>
<p>E io non capisco se si è pentito perché in fondo si è sempre creduto più forte di quanto io abbia mai osato credermi, con aspettative di vita più durevoli e la tempra della sua famiglia di centenari. Centenari in un&#8217;epoca che non è la nostra.</p>
<p>O se è solo che è umano e ha paura, e la stessa umanità toccherà anche a me.</p>
<p>Io volevo invecchiare pensando &#8220;Que me quiten lo bailado&#8221;. Che mi tolgano ciò che ho già ballato, se ne sono capaci. E&#8217; una vita che ci spero, che me lo sogno come motto.</p>
<p>E lui, invece, mi sta scombinando tutti i piani. Ha messo sul tavolo una posta da spavento.</p>
<p>Non mi vuole tornare a vedere, se non ridivento bella.</p>
<p>Ed io sono in scacco, e non sono capace di fare ciò che vorrei, ciò che devo.</p>
<p>Ma porca miseria.</p>
<p>Che scherzo, dai.</p>
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		<title>Ci avevo da fare</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 20:20:03 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Impudico bla bla]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ho cambiato casa. Mi sono impossessata di tutto il mio palazzo, o comunque quasi. Nella mia ex casa c&#8217;è adesso mio fratello, determinato a fare il pendolare da Milano e a passare quanto più tempo possibile nel suo buen retiro nuovo di zecca. Io invece sono al piano di sotto, nella casa nuova &#8211; quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/02/trasloco-001.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2597" title="trasloco 001" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/02/trasloco-001-300x224.jpg" alt="trasloco 001" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Ho cambiato casa. Mi sono impossessata di tutto il mio palazzo, o comunque quasi. Nella mia ex casa c&#8217;è adesso mio fratello, determinato a fare il pendolare da Milano e a passare quanto più tempo possibile nel suo buen retiro nuovo di zecca. Io invece sono al piano di sotto, nella casa nuova &#8211; quella che appena l&#8217;ho vista ho pensato: &#8220;Tu sarai mia&#8221;, e non sbagliavo &#8211; e vivo con SMP. Siamo qui da quasi tre settimane e non ci siamo ancora lasciati. Direi che è strepitoso, come inizio.</p>
<p>Passo le mie giornate all&#8217;Ikea, non riesco più a staccarmene. L&#8217;angolo delle occasioni dell&#8217;Ikea è la mia perdizione del momento, e parlo disinvoltamente di poltrone Ektorp (pagata 80 euro) e tavoli Norden (120 quello grande) e non l&#8217;avevo mai fatta in vita mia, questa cosa. Non avevo mai messo su casa con un uomo.</p>
<p>Dunque, le differenze. Rispetto a traslocare da sola, traslocare con un uomo ha un mucchio di vantaggi. Sollevi molti meno pesi, tanto per cominciare.</p>
<p>E poi risparmi un sacco: la cucina l&#8217;ha montata con le mani sue, mentre io lo contemplavo ammirata ricordando il terribile pomeriggio in cui vennero gli omoni dell&#8217;Ikea a montarmi quella della vecchia casa, tre anni fa: ero al telefono con non so chi, ad esaurirmi appresso al mio divorzio islamico, e intanto gli operai montavano ante e segavano piani di lavoro domandandosi da che razza di pazza fossero finiti, suppongo, ché mi si sentiva dibattere di regole coraniche e non li degnai di uno sguardo, li salutai distrattamente mentre se ne andavano e manco mi presi la briga di vedere come fosse venuta, la cucina montata. La sera venne Marzia, ricordo. Entrò festosa, cominciò a farmi i complimenti per il mio progresso abitativo e poi mi guardò: &#8220;Non te ne frega niente, vero?&#8221;</p>
<p>Esatto. Non me ne fregava niente.</p>
<p>Stavolta me ne frega eccome, invece, e mi sto godendo ogni piccolo progresso, ogni mensola, ogni lampadina nuova come se stessi giocando alla casa di Barbie, con un divertimento abitativo che non conoscevo e che sono felice di scoprire, alla tenera età di 48 anni.</p>
<p>Divertimento in cui non mi sento nemmeno intrappolata, peraltro: i primi giorni ci guardavamo straniti, io e SMP, pensando a cosa diamine stessimo combinando. &#8220;L&#8217;importante è prenderla con la dovuta leggerezza&#8221;, dissi io a un certo punto. Credo che diventerà il motto di questa casa.</p>
<p>Riesco a scrivere poco perché parlo molto. Non sono abituata a vivere con qualcuno, ho i meccanismi ancora da regolare. Prima, quando pensavo una cosa la scrivevo. Adesso la dico. Dovrò trovare una terza via, qualcosa che mi faccia imparare a dire delle cose e a scriverne altre, imparerò ad orientarmi.</p>
<p>Mi guardo attorno e, in certi momenti, mi sento come una che viene beccata a fare qualcosa di male: direi che ne ho fatto, di casino, in tre anni a Genova. &#8216;Sta prof grassottella che compie gli anni ogni secondo continua a fare danni, pare, ed è tutta salute. E poi una rivoluzioncella periodica ci vuole, ché sennò come fai. Sono contenta. E&#8217; un bel periodo.</p>
<p>SMP cucina cose genovesi, i testaroli al pesto e tutte &#8217;ste cose. Si fa la spesa nelle botteghe dei vicoli, in Canneto. Ride quando pronuncio la zeta. Ascolta Rai3 in tutte le stanze grazie a un mucchio di radio strategiche.</p>
<p>Non si può dire che non me la stia vivendo, questa città.</p>
<p>Ci ho le Billy da montare, poi torno.</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/02/trasloco-003.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2598" title="trasloco 003" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/02/trasloco-003-300x224.jpg" alt="trasloco 003" width="300" height="224" /></a></p>
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		<title>Contrordine. Sì, ecco.</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 18:57:28 +0000</pubDate>
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In realtà l&#8217;ho fatto stamattina, subito dopo che avevamo portato dentro un divano. Ma il livello di nervosismo era analogo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sto a spiegare, ché è tutto complicato e contorto e poi vabbe&#8217;. Comunque, quello qui sotto è il video goffo e insensato che mi sono nervosamente messa a girare nella casa nuova. Quella con SMP.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/UQAEINXztaE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/UQAEINXztaE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>In realtà l&#8217;ho fatto stamattina, subito dopo che avevamo portato dentro un divano. Ma il livello di nervosismo era analogo a quello di ieri, che io ero a casa mia tranquilla e mi arriva un sms che fa: &#8220;Sono di sotto, nella casa nuova. Vieni? Porta un metro.&#8221; E io so&#8217; scesa e lui era effettivamente dentro &#8217;sta casa, e da quel momento le chiavi sono nella mia tasca e credo che ci dormirò anche, con le chiavi in mano.</p>
<p>Io, quindi, starei andando a vivere con SMP. Nella casa più bella del mondo, ché mi ha fulminato come nessuna prima. E con &#8217;sto matto da legare genovese, che dimmi tu se è modo di fare pace con una donna, questo.</p>
<p>Non ho altro da aggiungere. E che dico?</p>
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		<title>Regali</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 20:55:36 +0000</pubDate>
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EGYPTAIR - MS 704
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           [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><span style="font-family: Courier New; font-size: small;"> </span></span></p>
<pre>EGYPTAIR - MS 704
      MILAN IT            CAIRO EG               1530     2010
               MALPENSA            CAIRO INTL
NON STOP       TERMINAL 1          TERMINAL 3             DURATA   3:40
                                                        NON FUMATORI
               PRENOTAZIONE CONFERMATA- L TURISTICA
               IMBARCO: PASTO
               EQP:AIRBUS INDUSTRIE A320-100/200

EGYPTAIR - MS 833
      CAIRO EG            ASMARA ER              2315     0305
               CAIRO INTL          ASMARA INTERNATIONA
NON STOP       TERMINAL 3                                 DURATA   2:50
                                                        NON FUMATORI
               PRENOTAZIONE CONFERMATA- L TURISTICA
               IMBARCO: PASTO
               EQP:AIRBUS INDUSTRIE A320-100/200</pre>
<p>Volevo andare in Eritrea da non so più quanti anni. Ci vado a Marzo, ho il biglietto Milano-Cairo-Asmara. E, ora che ce l&#8217;ho, non capisco perché non l&#8217;ho fatto prima.</p>
<p>E&#8217; un po&#8217; poco, rimanere solo i dieci giorni di Pasqua. Però, insomma, almeno farsi un&#8217;idea. Sono graditi consigli e dritte.</p>
<p>Volendosi fare un regalo, una se lo sceglie bello.</p>
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		<title>Vabbe&#8217;, tanti auguri</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 01:20:36 +0000</pubDate>
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Qui, per non farci mancare niente ci facciamo succedere di tutto. E quindi succede che sono riuscita a lasciarmi col Signore Avvilentemente Perbene (d&#8217;ora in avanti SAP) addì 22 dicembre, e direi che ci vuole mira, a scegliersi così le date.
E poi succede che sono a Milano, adottata al volo dalle amiche di sempre, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/12/natale.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2565" title="natale" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/12/natale.jpg" alt="natale" width="130" height="90" /></a></p>
<p>Qui, per non farci mancare niente ci facciamo succedere di tutto. E quindi succede che sono riuscita a lasciarmi col Signore Avvilentemente Perbene (d&#8217;ora in avanti SAP) addì 22 dicembre, e direi che ci vuole mira, a scegliersi così le date.</p>
<p>E poi succede che sono a Milano, adottata al volo dalle amiche di sempre, e tutto sommato un po&#8217; mi fa ridere e un po&#8217; mi rende contenta, questo fatto di venire a Milano per farmi consolare e sentirmi inglobata tra i miei, ché gli anni non passano invano e quelli che ho passato in questa città fanno parte di me, e quando ci vuole me lo ricordano. Mi sento grata. Stasera, a cena, c&#8217;era una collega della mia materia ma di una nidiata successiva alla mia, sebbene lei avesse più anni, ed io le chiedevo i fatti suoi sapendo che avrei potuto essere al suo posto, con la sua vita e la sua scuola, se non fossi fuggita a Genova. Sono pensieri che mettono allegria, ti fanno pensare alle vite parallele che non hai vissuto e che forse ti rimangono da vivere. Chennesai.</p>
<p>Stasera mi sento la vita nelle mani e sono contenta, dopo essere stata tra gente che mi vede vivere da tanti anni, da vent&#8217;anni come minimo, e con cui ho imparato a lavorare e tutte quelle cose che una poi vuole dimenticare, quando scappa da Milano, ma che hanno fatto di te ciò che sei. Stasera ero una delle prof più brave della Terra, con &#8217;ste amiche e complici. Così mi sentivo. E grata.</p>
<p>Stasera non ho manco dovuto cucinare, e niente vermicelli con le vongole e pesce e struffoli e domani lasagne, capretto e dolciumi, niente. Ho messo le gambe sotto al tavolo delle amiche e ho mangiato felice un sacco di cose esotiche, senza struffoli e senza capitone. Non so da quanto tempo non mi succedeva, di non cucinare a Natale. Davvero, che bello.</p>
<p>Domani mattina farò una torta di mele, come sforzo supremo per il pranzo di Natale nella casa da cui scrivo. Poi riconsegno la macchina a mio padre, che al grido di: &#8220;<em>Non rompermi le balle e non mi assillare con i riti tribali natalizi</em>!&#8221; mi ha liberato perché è generoso, mio padre, e mi ha lasciato andare a divertirmi senza sensi di colpa, e poi cerco di andare in Spagna da Pupina, se trovo uno straccio di buco in aereo. Io ci provo, anche se la vedo difficile assai.</p>
<p>Mi riprendo la mia vita, in questi giorni, e il friccicorìo è sempre quello.</p>
<p>Mio padre, ieri, mi ha guardato e mi ha detto: &#8220;<em>Sì, lo vedo che non riesci a prendere la cosa sul serio fino in fondo. Sei sempre stata così. E mi sa che è una fortuna, avere la capa fresca a oltranza che hai tu.</em>&#8221; Si è messo a ridere, e io pure.</p>
<p>So&#8217; curiosa di conoscere il 2010.</p>
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		<title>Memo: cose buone benché francesi</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 05:10:52 +0000</pubDate>
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Io, per anni, ho pensato che la Francia non fosse altro che il pezzo di strada che unisce l&#8217;Italia alla Spagna e viceversa. Non mi ha mai ispirato la minima curiosità, proprio. Pensavo vagamente che fosse un posto freddo dove tutto chiude presto la sera e si cucinano cose cremose.
In realtà c&#8217;ero anche stata, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/12/vin_chaud_aux_epices.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2549" title="vin_chaud_aux_epices" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/12/vin_chaud_aux_epices.jpg" alt="vin_chaud_aux_epices" width="232" height="300" /></a></p>
<p>Io, per anni, ho pensato che la Francia non fosse altro che il pezzo di strada che unisce l&#8217;Italia alla Spagna e viceversa. Non mi ha mai ispirato la minima curiosità, proprio. Pensavo vagamente che fosse un posto freddo dove tutto chiude presto la sera e si cucinano cose cremose.</p>
<p>In realtà c&#8217;ero anche stata, e non pochissimo: un&#8217;intera estate a Nizza quando avevo una quindicina di anni, con annesso corso di francese e relativo soggiorno presso famiglia locale. Lui era un cuoco che allungava le mani, la moglie una brava donna simpatica con cui non accennai mai a questa particolarità del marito. Avevano una bella casa e condivano, appunto, l&#8217;insalata con la crema.</p>
<p>La cosa che più mi colpì di Nizza fu, tutto sommato, la bellezza delle prostitute che stazionavano in non so quale elegante strada pedonale del centro: venivo da un anno trascorso nella scialba Inghilterra del sud e quelle spettacolari stangone elegantissime mi sembravano tutte dive del cinema, non mi spiegavo come potessero essere semplici prostitute. Chissà allora come erano le attrici vere, pensavo. Una rimane intimidita, a 15 anni.</p>
<p>C&#8217;è stato un periodo in cui ho parlato un francese abbastanza decente, tirato su tra quell&#8217;estate e un successivo anno scolastico trascorso in un collegio di Losanna e terminato in anticipo causa mio innamoramento per Marco e annessa fuga a Napoli, via dal collegio, dalle sue regole terrificanti e dalla signorina che ci controllava e che si chiamava Beretta, come le pistole. Poi l&#8217;ho dimenticato imparando lo spagnolo, il francese: le lingue affini fanno sempre a cazzotti, rinchiuse nello stesso cervello, e io non avevo studiato abbastanza grammatica per farle convivere. Del mio periodo francofono ricordo solo i complimenti ricevuti da un&#8217;elegante madre di famiglia parigina, una sera, in quel della Gomera: &#8220;<em>Ma come parli bene francese!</em>&#8220;, mi disse. E io, candida: &#8220;<em>Oh, è che ho avuto molti fidanzati francesi</em>&#8220;. Lei trattenne una risata e io capii di avere detto qualcosa che mia nonna non avrebbe approvato. Nei trent&#8217;anni successivi, comunque, l&#8217;ho dimenticato del tutto, come dicevo, e oggi faccio fatica pure a ordinare una ratatuille al ristorante. Sono formata per pronunciare roba molto più decisa.</p>
<p>La Francia non ha mai colpito la mia immaginazione, comunque, e i fidanzati francesi nemmeno: li ricordo maschilisti, quelli che mi sono capitati, e del resto ero piccola e bastava contraddirmi per farmi gridare al maschilismo. Ci fu un Didier che cercò di prendermi a schiaffi, una notte, in un albergo di Juan Les Pins. Mi rifugiai dietro il portiere dell&#8217;albergo e strillai molto, quindi fuggii e non ci rivedemmo più. Maschilista lui o, forse, insopportabile io. Chi può dirlo, dopo tanto tempo.</p>
<p>Tutto questo per dire che la sto scoprendo praticamente da zero, la Francia, ultimamente, e mi ritrovo a visitare luoghi che per me erano semplici cartelli autostradali, fino a ieri. Arles, per dire. Arles è un cartello sulla strada per la Spagna, pensavo. E invece no: esiste, ed è pure bella. Tu pensa che scoperte, si fanno.</p>
<p>E quindi &#8211; tanto per arrivare al dunque &#8211; ho scoperto anche il Vin Chaud, che è il motivo per cui sto scrivendo &#8217;sto post. Lo avevo assaggiato l&#8217;anno scorso ad Avignone, in una serata trascorsa assieme a SSG davanti al caminetto di un ristorante, e questa volta l&#8217;ho studiato con più attenzione per capire cosa ha di buono, visto che l&#8217;italico vin brulè mi ha sempre fatto orrore e il vin chaud lo berrei pure per colazione, invece.</p>
<p>Ci ha che non ci mettono il chiodo di garofano, ci ha. E&#8217; questo che me lo rende buono. Ho deciso che il chiodo di garofano lo rovina, il vino speziato.</p>
<p>E quindi volevo dire che nel vin chaud che piace a me bisogna mettere cannella, anice stellato, arancia e zenzero. E basta. Dovevo scriverlo, prima di scordarmene.</p>
<p>La ricetta più simile a ciò che mi piace deve essere questa, a occhio e croce: <a href="http://scally.typepad.com/cest_moi_qui_lai_fait/2004/12/vin_chaud_aux_p.html"> http://scally.typepad.com/cest_moi_qui_lai_fait/2004/12/vin_chaud_aux_p.html</a></p>
<p>E ora posso tornare a dormire, che sono le cinque del mattino e avrei pure scuola, domani.</p>
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		<title>&#8216;Ste due cose che non racconto</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 16:15:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Divorzio islamico minuto per minuto]]></category>
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		<description><![CDATA[Intanto, che tutta &#8217;sta storia è un parto. Trigemellare. E la firma del contratto per la stramaledetta casa nuova sarebbe dopodomani e io e SSG siamo riusciti a litigare giusto ieri sera, e non scrivo il perché del litigio  per amor di patria e per non arrossire a rileggerlo, ma i motivi per cui si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intanto, che tutta &#8217;sta storia è un parto. Trigemellare. E la firma del contratto per la stramaledetta casa nuova sarebbe dopodomani e io e SSG siamo riusciti a litigare giusto ieri sera, e non scrivo il perché del litigio  per amor di patria e per non arrossire a rileggerlo, ma i motivi per cui si riesce a litigare con gli uomini sono sempre straordinari, pensavo, ed è che gli uomini in generale sono semplici in tutto tranne che nei rapporti con le donne e, infatti, la cosa migliore è sempre averli come amici, pensavo, ché non sai gli esaurimenti nervosi che ci si risparmia a non andare oltre.</p>
<p>Questo, pensavo.</p>
<p>E poi pensavo che non si possono scrivere le cose in evoluzione, ché non sai manco tu cosa succederà tra un quarto d&#8217;ora e quindi nulla di ciò che pensi va fissato in forma scritta, ché poi rimane lì a tuo perpetuo disdoro e comunque porta sfiga.</p>
<p>Comunque sono arrabbiata, parecchio. Non si può portare una donna davanti a un aperitivo e poi lì, proprio lì, accusarla di non mettersi a dieta. Va oltre la crudeltà mentale, una cosa del genere. Ed io non ci posso stare, con le persone malvagie. E quindi, ecco, l&#8217;ho detto e amen. Così magari mi viene da ridere e la smetto di essere offesa, oppure no, boh. E&#8217; un periodo che non so mai come è giusto che ci si senta. Incazzata, direi. Tanto per non sbagliare.</p>
<p>Giovedì riprende anche<a href="http://www.robertolivieri.com/2009/02/fantasie-consolatorie/"> il mirabolante processo</a> che mi vede<a href="http://www.ilcircolo.net/lia/category/patria-matrigna/divorzio-islamico-minuto-per-minuto"> contrapposta al Corriere della Sera e a Magdi Allam</a>, a proposito di esaurimenti nervosi, e già mi vedo accasciata su una seggiola del tribunale che mi faccio un pisolo mentre <a href="http://www.robertolivieri.com/2009/02/mi-sento-una-nullita/">gli addetti ai lavori discutono per una mattinata intera sulla data del prossimo rinvio</a>. E poi arriva Berlusconi e gli fa &#8220;Liberi tutti!&#8221; in nome del processo breve e, dopo anni di udienze a vuoto, si va a casa. Mi ci gioco la nonna. E&#8217; un mondo ostile, sì, in cui ci si affatica in eterno in nome di soddisfazioni che, man mano che ti pare di raggiungerle, si spostano sempre un po&#8217; più in là.</p>
<p>Perché, poi, a me piacciono le cose chiare e invece si ricomincia con le nebbie, qui, e c&#8217;è il mirabolante Piccardo che, a quanto mi consta, tratta col Corriere per ottenere consolazione economica ma non vuole che io lo sappia e quindi io vengo di nuovo presa dalla Sindrome da Contemplazione dell&#8217;Umana Scemità &#8211; sindrome che mi colpisce ogni volta che mi sovviene l&#8217;italo-islam e poi ci vogliono settimane per farmela passare &#8211; e di nuovo mi chiedo cosa gli faccia, l&#8217;islam, alla coerenza di &#8217;sta gente.</p>
<p>Perché, dico io: visto che usi le MIE dichiarazioni, la MIE smentite e le MIE prese di distanza per chiedere di essere risarcito, almeno non nascondere il risarcimento. No? E invece pare che lo voglia nascondere, pare. E quindi le benedizioni islamiche te le manda, il Mullah di noialtri, ma gli aggiornamenti sulle trattative economiche se li tiene. Gelosamente conservati. Bah. Poi ci si stupisce se una pensa che gli faccia male, l&#8217;islam, a &#8217;sti commercianti di provincia riverniciati di esotismo.</p>
<p>E, insomma, oggi me ne sto a casa a rimurginare sui cavoli miei e però in questi giorni ero in Camargue, poi ad Arles, poi ad Antibes e ormai ho scoperto che mi piace, la Francia, ma poi tutto questo Occidente mi fa sentire stretta, inchiodata a codici e modi di essere che non capisco mai del tutto, e penso che è un sacco di tempo che non faccio un viaggio da sola in qualche posto meno ordinato, e che forse sarebbe ora.</p>
<p>Appena ho due lire, vado in Eritrea.</p>
<p><em>(Nella foto sotto, danze rituali dal significato oscuro. In Camargue.)</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/12/francia-008.jpg"><img class="size-medium wp-image-2544 aligncenter" title="francia 008" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/12/francia-008-300x224.jpg" alt="francia 008" width="300" height="224" /></a></p>
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		<title>Se prima non ci cade il cielo sulla testa</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 08:29:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La casa - quella, sì &#8211; sarà pronta a metà dicembre. Il contratto partirà dal primo gennaio. Il primo gennaio è il mio compleanno. Faccio 48 anni.
Dice che è tutto a posto, che ormai è fatta.
Io ci ho l&#8217;allerta-scaramanzia ai massimi livelli, ci ho.
(Deglutisco)

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			<content:encoded><![CDATA[<p>La casa -<a href="http://www.ilcircolo.net/lia/2517.php"> quella, sì</a> &#8211; sarà pronta a metà dicembre. Il contratto partirà dal primo gennaio. Il primo gennaio è il mio compleanno. Faccio 48 anni.</p>
<p>Dice che è tutto a posto, che ormai è fatta.</p>
<p>Io ci ho l&#8217;allerta-scaramanzia ai massimi livelli, ci ho.</p>
<p>(Deglutisco)</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/11/casa.jpg"><img class="size-medium wp-image-2539 aligncenter" title="casa" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/11/casa-300x225.jpg" alt="casa" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Riflessioni sull&#8217;ammore, la domenica mattina.</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 10:39:38 +0000</pubDate>
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[...] che le persone non sono “roba nostra”. ci prestano il loro cuore per un po’, poi capita di doverglielo restituire. e quel tornare, quel rimanere, quell’indecisione, quel capire sempre sulla porta d’uscita che “forse mi manchi, forse però ti volevo bene davvero, forse eri tu la persona giusta” beh, è incoerenza data dalla paura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/11/Fisioterapia-domc1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2535" title="Fisioterapia-domc1" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/11/Fisioterapia-domc1-300x300.jpg" alt="Fisioterapia-domc1" width="300" height="300" /></a></p>
<blockquote><p>[...] che le persone non sono “roba nostra”. ci prestano il loro cuore per un po’, poi capita di doverglielo restituire. e quel tornare, quel rimanere, quell’indecisione, quel capire sempre sulla porta d’uscita che “forse mi manchi, forse però ti volevo bene davvero, forse eri tu la persona giusta” beh, è incoerenza data dalla paura di rimanere soli e dall’egoismo di un capriccio da bambini viziati.<br />
non è la perdita la misura dell’amore (citando la winterson), troppo facile, pensare, di aver capito tutto quando ormai si è mandato tutto a puttane (si, uso spesso i francesismi). troppo facile, davvero. la misura sta nelle infinite piccole cose che curiamo cercando di far crescere il sentimento che c’è, le piccole cose, quelle che sembrano insignificanti. il ricordarsi quanto zucchero vuoi nel caffè ed accettare anche i difetti e le differenze che ci sono. la misura sta nell’attenzione che mettiamo nel guardare ed ascoltare piuttosto che vedere e sentire. e soprattutto nella capacità di smettere di “innamorarci” ed iniziare ad amare, con ogni singola particella di noi.<br />
sembra impossibile. ma l’impossibile, si dice, è solo questione di esercizio.</p></blockquote>
<p>Una si sveglia, fa un giro su internet dal letto, passa <a href="http://friendfeed.com/blondeinside/be9eb076/roba-maschile-non-voglio-scatenare">su FriendFeed</a> e legge questo coso qua e poi le viene voglia di rileggerlo ancora e ancora, ché sai che è roba che ti parla ma la rimuovi un attimo dopo averla letta, non trovi più le parole giuste per pensarla e devi rileggerla, appunto, e poi ancora e ancora.</p>
<p>Io sono alle prese con una sorta di fisioterapia amorosa, una riabilitazione cardiaca consistente nello scongelare poco a poco il mio personale generatore di sentimenti, e solo adesso che lo faccio mi rendo conto di quanto ero andata lontano nello spegnere i miei interruttori. Qua, quando facciamo le cose le facciamo sul serio.</p>
<p>Mi osservo all&#8217;interno di un rapporto e capisco di essere alle prese con una rieducazione. Ricordarsi quanto zucchero vuoi nel caffè, queste cose. Non è più istintivo.</p>
<p>Non è sfiducia negli uomini: io di loro mi fido da sempre, mi hanno amato e trattato bene per il 90% della mia esistenza. E&#8217; diffidenza verso me stessa, è che so di non essere proprio capace di stare male e che, per questo, io devo stare per bene. Per forza, proprio. La sofferenza mi è proibita, non ho i filtri per gestirla.</p>
<p>C&#8217;è stato un momento, nella mia vita, in cui &#8211; guardando esterrefatta l&#8217;uomo che avevo davanti &#8211; pensai: &#8220;<em>No, aspetta, io non posso capire queste cose: non ne  ho esperienza. Fino ad oggi ero sempre stata con uomini perbene, io</em>.&#8221;</p>
<p>C&#8217;è un <em>prima</em> e un <em>dopo</em> questo pensiero, nella mia vita. Nettissimo, e mi capita di starci facendo i conti adesso.</p>
<p>Mi riscopro, ultimamente, capace di guardare l&#8217;altro senza avere presente me stessa prima di qualunque altra cosa. Mi succede di desiderare che lui stia bene senza avvertire il bisogno immediato di rendere il mio benessere inattaccabile.</p>
<p>Mi succede che mi sto accorgendo di avere a che fare con un uomo perbene, come era sempre stato, e che non c&#8217;è bisogno di comportarmi come se avessi un delinquente per casa.</p>
<p>Il mondo, le persone della mia vita, sono tornate ad essere normali, ed ora tocca a me ricordare come ci si comporta, tra persone perbene. E&#8217; un po&#8217; come tornare a imparare la propria lingua.</p>
<p>Ed è una cosa che richiede &#8211; è verissimo &#8211; anche un certo esercizio.</p>
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