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	<title>Haramlik &#187; A Genova</title>
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	<description>Haramlik: parola araba che indica la parte della casa riservata alle donne. Questo è un haramlik disordinato.</description>
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		<title>Noi che andiamo in ospedale a Genova</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 15:47:11 +0000</pubDate>
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La sera di martedì c&#8217;è una cena a casa mia. La mattina di mercoledì mi sveglio con un cerchio alla testa e un dolore al fianco destro. Mi dico: &#8220;Non può essere il fegato, lo sanno tutti che non fa male fino a un attimo prima di ucciderti.&#8221; Soffoco i sensi di colpa, vado a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/03/ps.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2608" title="ps" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/03/ps.jpg" alt="ps" width="127" height="106" /></a></p>
<p>La sera di martedì c&#8217;è una cena a casa mia. La mattina di mercoledì mi sveglio con un cerchio alla testa e un dolore al fianco destro. Mi dico: &#8220;<em>Non può essere il fegato, lo sanno tutti che non fa male fino a un attimo prima di ucciderti.</em>&#8221; Soffoco i sensi di colpa, vado a scuola, aspetto che passi. Non passa.</p>
<p>Giovedì e venerdì il dolore al fianco destro persiste. I miei sensi di colpa anche, visto che è un periodo in cui tutti vogliono rieducarmi e fare di me una donna sana e a dieta, quindi mi guardo bene dal dirlo a chicchessia. Vado a scuola. Zoppico un po&#8217;, ma vado.</p>
<p>Sabato mattina comincio a confessare, anche perché sono quattro giorni che ho la mano sul fianco. SMP mi guarda preoccupato e osserva che dovrei vedere un medico. Io vado a scuola.</p>
<p>All&#8217;uscita da scuola &#8211; sempre sabato &#8211; mi dico che mi deve stare succedendo qualcosa. Mi dico anche che forse aspettare fino al lunedì successivo è imprudente, quindi mi risolvo ad andare al Pronto Soccorso. L&#8217;ospedale più vicino alla mia scuola è Villa Scassi. Un po&#8217; perplessa per il nome (<em>Scassi</em>&#8230;?) mi ci dirigo, arrivo affannata perché è in cima a una salita (e sennò non saremmo a Genova, del resto), entro e mi guardo attorno perplessa. Che bruttissimo posto, gessù.</p>
<p>Nell&#8217;atrio ci sono lavori in corso, all&#8217;accettazione ci sono due telefoniste coi capelli sporchi e la ricrescita, i medici sembrano indistinguibili dai malati e questi dagli infermieri. L&#8217;atmosfera non pare amichevole: sono certa che verrò guardata con disprezzo, appena dirò che ho un semplice mal di fianco, ché l&#8217;ambiente pare di quelli dove devi presentarti con qualche arto mancante, se vuoi essere preso in considerazione. Nella sala d&#8217;attesa, un&#8217;umanità parecchio male in arnese pare stare lì per passare il tempo, in mancanza di posti migliori dove andare.</p>
<p>L&#8217;istinto mi dice di fuggire, guadagno la porta, ci ripenso e torno indietro perché il fianco fa sempre più male. Cerco di richiamare l&#8217;attenzione di un infermiere, non ci riesco ma mi rendo conto che è un ceffo inguardabile e ha l&#8217;aria cattiva. Do retta all&#8217;istinto e ri-fuggo, stavolta sul serio. Sull&#8217;autobus che mi porta verso il Galliera (ospedale lindo e pinto, gestito dalla Curia) mando un sms di rimprovero al Signore Molto Perbene: &#8220;<em>Ma insomma, io non sono di Genova, perché non mi hai detto che Villa Scassi è come Napoli? Volevi forse uccidermi?</em>&#8221; SMP mi informa, abbastanza sostenuto, che lui di ospedali non se ne intende.</p>
<p>Al Galliera mi accolgono, mi sorridono, mi coccolano e mi informano che sono vittima di una colica renale. &#8220;<em>Ma no!</em>&#8220;, faccio io. &#8220;<em>Eh, sì</em>!&#8221;, fanno loro. Mi fanno un paio di flebo, mi spiegano che prima di lunedì non potrò fare l&#8217;ecografia e si offrono di ricoverarmi fino ad allora. Declino l&#8217;offerta con decisione e striscio ad aspettare il lunedì a casa mia, dove almeno mi è permesso fumare.</p>
<p>Domenica vedo tutte le stelle del firmamento. Cerco &#8220;colica renale&#8221; su Google ma non mi pare di avere i sintomi descritti da Wikipedia. Mi riconosco di più in quelli del cancro al colon, per dire. Sono constatazioni che non fanno sentire meglio.</p>
<p>Nella notte tra domenica e lunedì il dolore non mi lascia dormire, quindi ho tutto il tempo per pensare al da farsi. &#8220;Se davvero è il rene, a farmi tanto male, qua mi ricoverano di sicuro. Sarà da asportare, non c&#8217;è altra spiegazione.&#8221; E, siccome sono una che nelle emergenze si organizza, mi rendo conto di dovere organizzarmi per un soggiorno ospedaliero e che è meglio farlo per tempo, visto che mi muovo a stento.</p>
<p>Alle 3 di notte mi lavo i capelli, alle 3 e mezza metto un po&#8217; di pigiami in lavatrice, alle 5 li stendo sui termosifoni. Preparo il beauty-case, recupero i saponcini rubati in giro per alberghi, raccatto le ciabatte, scelgo libri, metto il computer piccolo nella borsa e, con l&#8217;alba, sono pronta per essere scodellata da SMP davanti all&#8217;ospedale. <em>&#8220;No, va&#8217; pure, è inutile stare lì in due, ti chiamerò, non preoccuparti, cerca di sopravvivere senza di me, addio.</em>&#8221; Mentre aspetto l&#8217;ecografia, letteralmente piegata in due dal dolore, mi domando che cicatrici lascino le asportazioni di un rene.</p>
<p>La faccio breve: all&#8217;ecografia, il mio rene risulta essere il più bello del mondo, oltre che in ottima salute. Mi rimandano in Pronto Soccorso, mi stendono su una barella, mi piazzano una, due, tre flebo, mi portano a spasso per tutto l&#8217;ospedale, mi tolgono litri di sangue, mi fanno un mucchio di radiografie &#8211; quella al torace me la fanno tre volte, ché dicono che ho una cerniera metallica sul petto e, per quanto io giuri che non è vero, non se ne convincono fino a quando non scoprono che è il cuscino che ho sotto di me, ad avere una cerniera metallica &#8211; e infine mi abbandonano per qualche ora accanto a una vecchina moribonda. La vecchina è anche sorda, oltre che moribonda. Ogni tanto, arriva l&#8217;infermiere e grida: <em>&#8220;C&#8217;è qualcuno che la aspetta fuori?</em>&#8221; La vecchina dice di sì, col poco fiato che ha. E l&#8217;infermiere: <em>&#8220;No, guardi che fuori non c&#8217;è nessuno! Abbiamo chiamato ma non risponde nessuno!</em>&#8221; Io penso che magari è che alla vecchina piace pensare che ci sia qualcuno che aspetta lei, dietro &#8217;ste porte, e che l&#8217;infermiere le sta togliendo gli ultimi quanto inoffensivi sogni. Ma forse sono io che faccio letteratura dalla mia barella, e la vecchina è piena di figli che sono semplicemente andati a mangiare.</p>
<p>Nove ore dopo il mio ingresso, arriva la diagnosi. Era un mal di schiena. Per il resto sono un fiore. Scoppio di salute, proprio.</p>
<p>Mi tolgono la flebo, mi buttano giù dalla barella che occupo indegnamente, mi dimettono consigliandomi un Aulin.</p>
<p>Io, quindi, adesso sono a letto che mi curo il mal di schiena. L&#8217;Aulin ha già cominciato a fare effetto, comincio a stare meglio.</p>
<p>Soprattutto, ho l&#8217;acqua accanto a me.</p>
<p>Perché la dottoressa che mi aveva diagnosticato una colica renale &#8211; il cielo la fulmini &#8211; mi aveva raccomandato di non bere, ché l&#8217;acqua mi avrebbe fatto aumentare il dolore, diceva.</p>
<p>Io, quindi, da sabato a lunedì mi sono a stento inumidita le labbra, e non ti dico che sete avevo, alla fine.</p>
<p>(La prossima volta vado al San Martino, faccio così.)</p>
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		<title>Ci avevo da fare</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 20:20:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Ho cambiato casa. Mi sono impossessata di tutto il mio palazzo, o comunque quasi. Nella mia ex casa c&#8217;è adesso mio fratello, determinato a fare il pendolare da Milano e a passare quanto più tempo possibile nel suo buen retiro nuovo di zecca. Io invece sono al piano di sotto, nella casa nuova &#8211; quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/02/trasloco-001.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2597" title="trasloco 001" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/02/trasloco-001-300x224.jpg" alt="trasloco 001" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Ho cambiato casa. Mi sono impossessata di tutto il mio palazzo, o comunque quasi. Nella mia ex casa c&#8217;è adesso mio fratello, determinato a fare il pendolare da Milano e a passare quanto più tempo possibile nel suo buen retiro nuovo di zecca. Io invece sono al piano di sotto, nella casa nuova &#8211; quella che appena l&#8217;ho vista ho pensato: &#8220;Tu sarai mia&#8221;, e non sbagliavo &#8211; e vivo con SMP. Siamo qui da quasi tre settimane e non ci siamo ancora lasciati. Direi che è strepitoso, come inizio.</p>
<p>Passo le mie giornate all&#8217;Ikea, non riesco più a staccarmene. L&#8217;angolo delle occasioni dell&#8217;Ikea è la mia perdizione del momento, e parlo disinvoltamente di poltrone Ektorp (pagata 80 euro) e tavoli Norden (120 quello grande) e non l&#8217;avevo mai fatta in vita mia, questa cosa. Non avevo mai messo su casa con un uomo.</p>
<p>Dunque, le differenze. Rispetto a traslocare da sola, traslocare con un uomo ha un mucchio di vantaggi. Sollevi molti meno pesi, tanto per cominciare.</p>
<p>E poi risparmi un sacco: la cucina l&#8217;ha montata con le mani sue, mentre io lo contemplavo ammirata ricordando il terribile pomeriggio in cui vennero gli omoni dell&#8217;Ikea a montarmi quella della vecchia casa, tre anni fa: ero al telefono con non so chi, ad esaurirmi appresso al mio divorzio islamico, e intanto gli operai montavano ante e segavano piani di lavoro domandandosi da che razza di pazza fossero finiti, suppongo, ché mi si sentiva dibattere di regole coraniche e non li degnai di uno sguardo, li salutai distrattamente mentre se ne andavano e manco mi presi la briga di vedere come fosse venuta, la cucina montata. La sera venne Marzia, ricordo. Entrò festosa, cominciò a farmi i complimenti per il mio progresso abitativo e poi mi guardò: &#8220;Non te ne frega niente, vero?&#8221;</p>
<p>Esatto. Non me ne fregava niente.</p>
<p>Stavolta me ne frega eccome, invece, e mi sto godendo ogni piccolo progresso, ogni mensola, ogni lampadina nuova come se stessi giocando alla casa di Barbie, con un divertimento abitativo che non conoscevo e che sono felice di scoprire, alla tenera età di 48 anni.</p>
<p>Divertimento in cui non mi sento nemmeno intrappolata, peraltro: i primi giorni ci guardavamo straniti, io e SMP, pensando a cosa diamine stessimo combinando. &#8220;L&#8217;importante è prenderla con la dovuta leggerezza&#8221;, dissi io a un certo punto. Credo che diventerà il motto di questa casa.</p>
<p>Riesco a scrivere poco perché parlo molto. Non sono abituata a vivere con qualcuno, ho i meccanismi ancora da regolare. Prima, quando pensavo una cosa la scrivevo. Adesso la dico. Dovrò trovare una terza via, qualcosa che mi faccia imparare a dire delle cose e a scriverne altre, imparerò ad orientarmi.</p>
<p>Mi guardo attorno e, in certi momenti, mi sento come una che viene beccata a fare qualcosa di male: direi che ne ho fatto, di casino, in tre anni a Genova. &#8216;Sta prof grassottella che compie gli anni ogni secondo continua a fare danni, pare, ed è tutta salute. E poi una rivoluzioncella periodica ci vuole, ché sennò come fai. Sono contenta. E&#8217; un bel periodo.</p>
<p>SMP cucina cose genovesi, i testaroli al pesto e tutte &#8217;ste cose. Si fa la spesa nelle botteghe dei vicoli, in Canneto. Ride quando pronuncio la zeta. Ascolta Rai3 in tutte le stanze grazie a un mucchio di radio strategiche.</p>
<p>Non si può dire che non me la stia vivendo, questa città.</p>
<p>Ci ho le Billy da montare, poi torno.</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/02/trasloco-003.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2598" title="trasloco 003" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/02/trasloco-003-300x224.jpg" alt="trasloco 003" width="300" height="224" /></a></p>
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		<title>Contrordine. Sì, ecco.</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 18:57:28 +0000</pubDate>
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In realtà l&#8217;ho fatto stamattina, subito dopo che avevamo portato dentro un divano. Ma il livello di nervosismo era analogo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sto a spiegare, ché è tutto complicato e contorto e poi vabbe&#8217;. Comunque, quello qui sotto è il video goffo e insensato che mi sono nervosamente messa a girare nella casa nuova. Quella con SMP.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/UQAEINXztaE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/UQAEINXztaE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>In realtà l&#8217;ho fatto stamattina, subito dopo che avevamo portato dentro un divano. Ma il livello di nervosismo era analogo a quello di ieri, che io ero a casa mia tranquilla e mi arriva un sms che fa: &#8220;Sono di sotto, nella casa nuova. Vieni? Porta un metro.&#8221; E io so&#8217; scesa e lui era effettivamente dentro &#8217;sta casa, e da quel momento le chiavi sono nella mia tasca e credo che ci dormirò anche, con le chiavi in mano.</p>
<p>Io, quindi, starei andando a vivere con SMP. Nella casa più bella del mondo, ché mi ha fulminato come nessuna prima. E con &#8217;sto matto da legare genovese, che dimmi tu se è modo di fare pace con una donna, questo.</p>
<p>Non ho altro da aggiungere. E che dico?</p>
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		<title>&#8216;Ste due cose che non racconto</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 16:15:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Divorzio islamico minuto per minuto]]></category>
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		<description><![CDATA[Intanto, che tutta &#8217;sta storia è un parto. Trigemellare. E la firma del contratto per la stramaledetta casa nuova sarebbe dopodomani e io e SSG siamo riusciti a litigare giusto ieri sera, e non scrivo il perché del litigio  per amor di patria e per non arrossire a rileggerlo, ma i motivi per cui si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intanto, che tutta &#8217;sta storia è un parto. Trigemellare. E la firma del contratto per la stramaledetta casa nuova sarebbe dopodomani e io e SSG siamo riusciti a litigare giusto ieri sera, e non scrivo il perché del litigio  per amor di patria e per non arrossire a rileggerlo, ma i motivi per cui si riesce a litigare con gli uomini sono sempre straordinari, pensavo, ed è che gli uomini in generale sono semplici in tutto tranne che nei rapporti con le donne e, infatti, la cosa migliore è sempre averli come amici, pensavo, ché non sai gli esaurimenti nervosi che ci si risparmia a non andare oltre.</p>
<p>Questo, pensavo.</p>
<p>E poi pensavo che non si possono scrivere le cose in evoluzione, ché non sai manco tu cosa succederà tra un quarto d&#8217;ora e quindi nulla di ciò che pensi va fissato in forma scritta, ché poi rimane lì a tuo perpetuo disdoro e comunque porta sfiga.</p>
<p>Comunque sono arrabbiata, parecchio. Non si può portare una donna davanti a un aperitivo e poi lì, proprio lì, accusarla di non mettersi a dieta. Va oltre la crudeltà mentale, una cosa del genere. Ed io non ci posso stare, con le persone malvagie. E quindi, ecco, l&#8217;ho detto e amen. Così magari mi viene da ridere e la smetto di essere offesa, oppure no, boh. E&#8217; un periodo che non so mai come è giusto che ci si senta. Incazzata, direi. Tanto per non sbagliare.</p>
<p>Giovedì riprende anche<a href="http://www.robertolivieri.com/2009/02/fantasie-consolatorie/"> il mirabolante processo</a> che mi vede<a href="http://www.ilcircolo.net/lia/category/patria-matrigna/divorzio-islamico-minuto-per-minuto"> contrapposta al Corriere della Sera e a Magdi Allam</a>, a proposito di esaurimenti nervosi, e già mi vedo accasciata su una seggiola del tribunale che mi faccio un pisolo mentre <a href="http://www.robertolivieri.com/2009/02/mi-sento-una-nullita/">gli addetti ai lavori discutono per una mattinata intera sulla data del prossimo rinvio</a>. E poi arriva Berlusconi e gli fa &#8220;Liberi tutti!&#8221; in nome del processo breve e, dopo anni di udienze a vuoto, si va a casa. Mi ci gioco la nonna. E&#8217; un mondo ostile, sì, in cui ci si affatica in eterno in nome di soddisfazioni che, man mano che ti pare di raggiungerle, si spostano sempre un po&#8217; più in là.</p>
<p>Perché, poi, a me piacciono le cose chiare e invece si ricomincia con le nebbie, qui, e c&#8217;è il mirabolante Piccardo che, a quanto mi consta, tratta col Corriere per ottenere consolazione economica ma non vuole che io lo sappia e quindi io vengo di nuovo presa dalla Sindrome da Contemplazione dell&#8217;Umana Scemità &#8211; sindrome che mi colpisce ogni volta che mi sovviene l&#8217;italo-islam e poi ci vogliono settimane per farmela passare &#8211; e di nuovo mi chiedo cosa gli faccia, l&#8217;islam, alla coerenza di &#8217;sta gente.</p>
<p>Perché, dico io: visto che usi le MIE dichiarazioni, la MIE smentite e le MIE prese di distanza per chiedere di essere risarcito, almeno non nascondere il risarcimento. No? E invece pare che lo voglia nascondere, pare. E quindi le benedizioni islamiche te le manda, il Mullah di noialtri, ma gli aggiornamenti sulle trattative economiche se li tiene. Gelosamente conservati. Bah. Poi ci si stupisce se una pensa che gli faccia male, l&#8217;islam, a &#8217;sti commercianti di provincia riverniciati di esotismo.</p>
<p>E, insomma, oggi me ne sto a casa a rimurginare sui cavoli miei e però in questi giorni ero in Camargue, poi ad Arles, poi ad Antibes e ormai ho scoperto che mi piace, la Francia, ma poi tutto questo Occidente mi fa sentire stretta, inchiodata a codici e modi di essere che non capisco mai del tutto, e penso che è un sacco di tempo che non faccio un viaggio da sola in qualche posto meno ordinato, e che forse sarebbe ora.</p>
<p>Appena ho due lire, vado in Eritrea.</p>
<p><em>(Nella foto sotto, danze rituali dal significato oscuro. In Camargue.)</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/12/francia-008.jpg"><img class="size-medium wp-image-2544 aligncenter" title="francia 008" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/12/francia-008-300x224.jpg" alt="francia 008" width="300" height="224" /></a></p>
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		<title>Se prima non ci cade il cielo sulla testa</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 08:29:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La casa - quella, sì &#8211; sarà pronta a metà dicembre. Il contratto partirà dal primo gennaio. Il primo gennaio è il mio compleanno. Faccio 48 anni.
Dice che è tutto a posto, che ormai è fatta.
Io ci ho l&#8217;allerta-scaramanzia ai massimi livelli, ci ho.
(Deglutisco)

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			<content:encoded><![CDATA[<p>La casa -<a href="http://www.ilcircolo.net/lia/2517.php"> quella, sì</a> &#8211; sarà pronta a metà dicembre. Il contratto partirà dal primo gennaio. Il primo gennaio è il mio compleanno. Faccio 48 anni.</p>
<p>Dice che è tutto a posto, che ormai è fatta.</p>
<p>Io ci ho l&#8217;allerta-scaramanzia ai massimi livelli, ci ho.</p>
<p>(Deglutisco)</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/11/casa.jpg"><img class="size-medium wp-image-2539 aligncenter" title="casa" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/11/casa-300x225.jpg" alt="casa" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Riflessioni sull&#8217;ammore, la domenica mattina.</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 10:39:38 +0000</pubDate>
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[...] che le persone non sono “roba nostra”. ci prestano il loro cuore per un po’, poi capita di doverglielo restituire. e quel tornare, quel rimanere, quell’indecisione, quel capire sempre sulla porta d’uscita che “forse mi manchi, forse però ti volevo bene davvero, forse eri tu la persona giusta” beh, è incoerenza data dalla paura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/11/Fisioterapia-domc1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2535" title="Fisioterapia-domc1" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/11/Fisioterapia-domc1-300x300.jpg" alt="Fisioterapia-domc1" width="300" height="300" /></a></p>
<blockquote><p>[...] che le persone non sono “roba nostra”. ci prestano il loro cuore per un po’, poi capita di doverglielo restituire. e quel tornare, quel rimanere, quell’indecisione, quel capire sempre sulla porta d’uscita che “forse mi manchi, forse però ti volevo bene davvero, forse eri tu la persona giusta” beh, è incoerenza data dalla paura di rimanere soli e dall’egoismo di un capriccio da bambini viziati.<br />
non è la perdita la misura dell’amore (citando la winterson), troppo facile, pensare, di aver capito tutto quando ormai si è mandato tutto a puttane (si, uso spesso i francesismi). troppo facile, davvero. la misura sta nelle infinite piccole cose che curiamo cercando di far crescere il sentimento che c’è, le piccole cose, quelle che sembrano insignificanti. il ricordarsi quanto zucchero vuoi nel caffè ed accettare anche i difetti e le differenze che ci sono. la misura sta nell’attenzione che mettiamo nel guardare ed ascoltare piuttosto che vedere e sentire. e soprattutto nella capacità di smettere di “innamorarci” ed iniziare ad amare, con ogni singola particella di noi.<br />
sembra impossibile. ma l’impossibile, si dice, è solo questione di esercizio.</p></blockquote>
<p>Una si sveglia, fa un giro su internet dal letto, passa <a href="http://friendfeed.com/blondeinside/be9eb076/roba-maschile-non-voglio-scatenare">su FriendFeed</a> e legge questo coso qua e poi le viene voglia di rileggerlo ancora e ancora, ché sai che è roba che ti parla ma la rimuovi un attimo dopo averla letta, non trovi più le parole giuste per pensarla e devi rileggerla, appunto, e poi ancora e ancora.</p>
<p>Io sono alle prese con una sorta di fisioterapia amorosa, una riabilitazione cardiaca consistente nello scongelare poco a poco il mio personale generatore di sentimenti, e solo adesso che lo faccio mi rendo conto di quanto ero andata lontano nello spegnere i miei interruttori. Qua, quando facciamo le cose le facciamo sul serio.</p>
<p>Mi osservo all&#8217;interno di un rapporto e capisco di essere alle prese con una rieducazione. Ricordarsi quanto zucchero vuoi nel caffè, queste cose. Non è più istintivo.</p>
<p>Non è sfiducia negli uomini: io di loro mi fido da sempre, mi hanno amato e trattato bene per il 90% della mia esistenza. E&#8217; diffidenza verso me stessa, è che so di non essere proprio capace di stare male e che, per questo, io devo stare per bene. Per forza, proprio. La sofferenza mi è proibita, non ho i filtri per gestirla.</p>
<p>C&#8217;è stato un momento, nella mia vita, in cui &#8211; guardando esterrefatta l&#8217;uomo che avevo davanti &#8211; pensai: &#8220;<em>No, aspetta, io non posso capire queste cose: non ne  ho esperienza. Fino ad oggi ero sempre stata con uomini perbene, io</em>.&#8221;</p>
<p>C&#8217;è un <em>prima</em> e un <em>dopo</em> questo pensiero, nella mia vita. Nettissimo, e mi capita di starci facendo i conti adesso.</p>
<p>Mi riscopro, ultimamente, capace di guardare l&#8217;altro senza avere presente me stessa prima di qualunque altra cosa. Mi succede di desiderare che lui stia bene senza avvertire il bisogno immediato di rendere il mio benessere inattaccabile.</p>
<p>Mi succede che mi sto accorgendo di avere a che fare con un uomo perbene, come era sempre stato, e che non c&#8217;è bisogno di comportarmi come se avessi un delinquente per casa.</p>
<p>Il mondo, le persone della mia vita, sono tornate ad essere normali, ed ora tocca a me ricordare come ci si comporta, tra persone perbene. E&#8217; un po&#8217; come tornare a imparare la propria lingua.</p>
<p>Ed è una cosa che richiede &#8211; è verissimo &#8211; anche un certo esercizio.</p>
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		<title>E&#8217; che non lo so</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 16:59:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Letteralmente: non so cosa sto facendo.
Vado a vivere con un uomo. Anzi, ci vivo già. Da un anno. Ma senza enfasi. Gli ho dato un pezzo di armadio 15 giorni fa. Ci piace l&#8217;altra casa, quella sotto. Poi ci ripensiamo. Poi ripensiamo all&#8217;averci ripensato. E facciamo un sacco di conti: economici, familiari, esistenziali. Salgono cari, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Letteralmente: non so cosa sto facendo.</p>
<p>Vado a vivere con un uomo. Anzi, ci vivo già. Da un anno. Ma senza enfasi. Gli ho dato un pezzo di armadio 15 giorni fa. Ci piace l&#8217;altra casa, quella sotto. Poi ci ripensiamo. Poi ripensiamo all&#8217;averci ripensato. E facciamo un sacco di conti: economici, familiari, esistenziali. Salgono cari, tutti. Ma li stiamo pagando in piccolissime rate già da un sacco, non ce ne accorgiamo nemmeno. Specie se rimaniamo fermi, con lui nel suo limbo familiar-giuridico e io nel mio limbo residenziale.</p>
<p>Non lo so, cosa faccio. Lo faccio così, senza darci peso. Vorrei quella casa e tenermi pure questa, fare giochi a incastro di affitti e condivisioni e però poi voglio partire, e appena possibile fare &#8220;Puuff!&#8221; e sparire e lasciare case qua e là e tenerle tutte e non mollarne nessuna, ciascuna con qualcuno dentro. Ho di nuovo voglia di Egitto, e dire che credevo di essere guarita.</p>
<p>Mi sto emozionando un pochetto  con un sacco di cose, pure troppe. Ma le ho tutte sotto controllo, non mi perdo. Non c&#8217;è niente che io debba fare per forza: posso fare o non fare ciascuna di &#8217;ste cose, va bene lo stesso, e intanto passa il tempo. Ed è che l&#8217;obiettivo vero è proprio farlo passare, credo.</p>
<p>Poi sento una vecchia canzone in cui mi riconoscevo molto, qualche tempo fa, e mi viene nostalgia per come ero allora, quando non avevo il controllo di nulla di ciò che sentivo.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=7E6KHFNxaI4&amp;feature=related">Quella che fa</a>: &#8220;<em>Aunque casi me equivoco/ y te digo poco a poco / no me mientas / no me digas la verdad / no te quedes callada / no levantes la voz / no me pidas perdón</em>.&#8221;</p>
<p>Sembra sempre che muori, quando stai male. Invece, tutto ciò che fai è tenerti occupata &#8211; ma per bene, proprio come si deve.</p>
<p>(E&#8217; una questione di talento: se non ci sai stare, nel tepore, non è invecchiando che impari.)</p>
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		<title>Do-do-domani</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 17:58:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Domani mi dovrebbero dire quanto vogliono per questa casa qua.

Da cui si vedono un milione di tetti e pure uno spicchietto di porto, e la nave per Barcellona:

Io non lo so cosa mi prende. Rimango a guardarla per ore e il vicino mi sgrida, dice che mi faccio dal male a stare lì in adorazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domani mi dovrebbero dire quanto vogliono per <a href="http://picasaweb.google.it/haramlik/CasaDiFronte#">questa casa qua</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/10/sala.jpg"><img class="size-medium wp-image-2518 aligncenter" title="sala" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/10/sala-300x225.jpg" alt="sala" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Da cui si vedono un milione di tetti e pure uno spicchietto di porto, e la nave per Barcellona:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/10/vista.jpg"><img class="size-medium wp-image-2519 aligncenter" title="vista" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/10/vista-300x225.jpg" alt="vista" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Io non lo so cosa mi prende. Rimango a guardarla per ore e il vicino mi sgrida, dice che mi faccio dal male a stare lì in adorazione davanti alla porta: &#8220;Te ci hai un problema grosso come un gatto, te lo assicuro!&#8221; Mi ha proprio sgridato. Ma io ci passerei le ore, lì davanti, a immaginarmici dentro. E&#8217; un colpo di fulmine di quelli brutti, non posso immaginare che ci vivano altri.</p>
<p>Ed è che forse un trasloco mi ci vuole, ché è tanto che non ne faccio.</p>
<p>Chiederanno un sacco di soldi. Non potrò prenderla. Non dovrei metterci il cuore. Non dovevo.</p>
<p>Madonna. Quanto la voglio.</p>
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		<title>Ancora sul rimbambimento a sinistra</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 10:42:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Patria (matrigna?)]]></category>

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		<description><![CDATA[Rododentro ci ha il dono della sintesi:

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rododentro.blogspot.com/">Rododentro</a> ci ha <a href="http://rododentro.blogspot.com/2009/09/il-partigiano-gianfy.html">il dono della sintesi</a>:</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/09/090109_gianfy.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2468" title="090109_gianfy" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/09/090109_gianfy-300x211.png" alt="090109_gianfy" width="300" height="211" /></a></p>
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		<title>Fini e Genova: come è potuto succedere</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 09:52:50 +0000</pubDate>
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(ASCA) &#8211; Roma, 26 ago - &#8221;Come italiano sono stato felice che la Corte europea abbia detto in modo inequivocabile che Placanica abbia agito per legittima difesa. Mi fa piacere che applaudiate, perche&#8217; ci ricordiamo quante polemiche ci furono&#8221;.
In questi termini, intervenendo alla Festa democratica di Genova, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha commentato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/fini-pd.jpg"><img class="size-full wp-image-2461   alignleft" title="fini-pd" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/fini-pd.jpg" alt="fini-pd" width="150" height="86" /></a><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/g8.jpg"><img class="size-full wp-image-2462 alignnone" title="g8" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/g8.jpg" alt="g8" width="133" height="93" /></a></p>
<blockquote><p><a href="http://www.asca.it/news-G8_GENOVA__FINI__DA_ITALIANO_FELICE_PER_DECISIONE_CORTE_EUROPEA-854797-ORA-.html">(ASCA) &#8211; Roma, 26 ago </a>- &#8221;Come italiano sono stato felice che la Corte europea abbia detto in modo inequivocabile che Placanica abbia agito per legittima difesa. Mi fa piacere che applaudiate, perche&#8217; ci ricordiamo quante polemiche ci furono&#8221;.</p>
<p>In questi termini, intervenendo alla Festa democratica di Genova, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha commentato la decisione della Corte europea sui fatti del G8 di Genova.</p></blockquote>
<p>E l&#8217;applauso c&#8217;è stato eccome, in effetti. Un applauso che non ti dico, nella sala <strong>Guido Rossa</strong> (già) del Porto Antico, <strong>Festa Democratica a Genova.</strong><br />
Documentato in video e fatto rivedere da <a href="http://www.fondazionedaje.com/">Zoro al Dopolavoro Democratico</a> della sera dopo, sia mai che a qualcuno venisse voglia di minimizzarlo.<br />
Ripreso tra gli sfottò di un <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=377674">gongolante Giornale</a>.<br />
Raccontato con rassegnazione da chi, a sinistra, si è ritrovato a dovere spiegare<a href="http://www.linkontro.info/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2198:gli-applausi-del-pd-a-fini-e-alla-morte-di-carlo-giuliani&amp;catid=40:la-sinistra-che-verra&amp;Itemid=72"> in cosa consistesse la sentenza</a> e quanto poco ci fosse da applaudire.<br />
Applaudire <strong>Fini</strong>, poi. Che durante quel G8 era a Genova, a dare ordini a chi massacrava la gente.</p>
<blockquote><p><span style="color: #cc0000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #cc0000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #cc0000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #cc0000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #333333;"><a href="http://www.linkontro.info/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2198:gli-applausi-del-pd-a-fini-e-alla-morte-di-carlo-giuliani&amp;catid=40:la-sinistra-che-verra&amp;Itemid=72">Infatti, secondo la Corte Europea, ciò che rende l’Italia colpevole, e la obbliga a risarcire con 40.000 euro la famiglia Giuliani, è proprio il fatto che l’indagine non abbia verificato “se le autorità avevano pianificato e gestito le operazioni di mantenimento dell’ordine pubblico in modo da evitare il tipo di incidente che ha causato il decesso di Carlo Giuliani”. E ancora, “la Corte vede uno stretto legame tra lo sparo mortale e la situazione nella quale Mario Placanica e Filippo Cavataio si sono ritrovati” e “le indagini non sono state adeguate nella misura in cui hanno ricercato quali fossero le persone responsabili di detta situazione”.</a></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p></blockquote>
<p>E tu la guardi, la gente che va alla Festa di Genova e che ascolta i dibattiti, segue gli interventi dei vari leader, si appassiona e si sbraccia, e ti pare gente perbene, sana, l&#8217;ultima diga all&#8217;impazzimento berlusconiano dell&#8217;Italia tutta, gente tra cui una si sente a suo agio, società civile di cui non vergognarsi, cittadini attivi nella vita pubblica di una delle città più civili d&#8217;Italia, una di quelle di cui ci si vergogna di meno.<br />
E quelli prendono e applaudono Fini, che è lì sul palco a prenderli per il culo.</p>
<p>Me lo sto chiedendo da giorni, come sia potuto succedere. In questa città, a quella platea.<br />
Credo che la risposta, agghiacciante, sia che non lo hanno fatto apposta. Che sia stato come un riflesso dettato da mille anni di condizionamento televisivo, la semplice e meccanica risposta a uno stimolo che chiedeva entusiasmo e battiti di mani a un pubblico di telespettatori.</p>
<p>Si sente in giro una certa voglia di glissare, di togliere peso all&#8217;episodio, di concentrarsi sulle parti più condivisibili dell&#8217;intervento di Fini e di pensare solo agli applausi rivolti a queste ultime, per dire che &#8220;abbiamo applaudito le nostre idee, non Fini&#8221;.<br />
E non è vero, invece. Non è andata così.</p>
<p>E&#8217; andata che è bastata un po&#8217; di vaselina nei discorsi su bioetica e immigrazione per prendere una benintenzionatissima platea del PD, metterla a quattro zampe e inchiappettarla in diretta YouDem mentre sostiene, col suo applauso genovese e democratico, un leader politico che &#8211; lui sì &#8211; è stato condannato dalla Corte Europea per avere permesso che questa città venisse messa a ferro e fuoco.</p>
<p>Così, è andata. E&#8217; andata che Genova, la Genova che va alla Festa Democratica, reagisce come qualsiasi altro telespettatore italiota allo stimolo di elargire un applauso. Come prevedibili topini da laboratorio, tutti quanti.</p>
<p>Idioti.</p>
<p>Si deve essere divertito come un pazzo, il pifferaio Fini, nel farli precipitare tutti assieme nel nulla a cui credevano di stare resistendo.</p>
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