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	<title>Haramlik &#187; Guida malinconica di Milano</title>
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	<description>Haramlik: parola araba che indica la parte della casa riservata alle donne. Questo è un haramlik disordinato.</description>
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		<title>Rapiti nel &#8220;basso Egitto&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 12:46:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Guida malinconica di Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[ 
Questo blog fa sommessamente notare a Repubblica e a qualche altro giornale che Assuan, dove sono stati rapiti i turisti di cui si parla in queste ore, è a Sud del paese ed è, quindi, in Alto Egitto. Non in Basso Egitto, come scrivono loro. Il Basso Egitto è il Delta, quindi è a Nord.
Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/09/altobassoegitto.jpg" title="altobassoegitto.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/09/altobassoegitto.thumbnail.jpg" alt="altobassoegitto.jpg" /></a></p>
<p>Questo blog fa sommessamente notare <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/dirette/sezioni/esteri/egitto-rapiti/egitto-rapiti/index.html">a Repubblica</a> e a qualche altro giornale che Assuan, dove sono stati rapiti i turisti di cui si parla in queste ore, è a Sud del paese ed è, quindi, <strong>in Alto Egitto</strong>. Non in Basso Egitto, come scrivono loro. <a href="http://www.anticoegitto.net/perche3.htm">Il Basso Egitto è il Delta, quindi è a Nord</a>.</p>
<p>Questo blog, peraltro, si domanda perché usare il termine &#8220;<em>Basso Egitto</em>&#8221; se non se ne conosce il significato. Dire &#8220;Egitto del Sud&#8221; non andava bene?</p>
<blockquote>
<blockquote><p> <span class="orario">12:30                          <!-- metadata LOGO_ID 1 "-1" -->             <!-- metadata LOGO_URL 1 "/s.gif" -->             <!-- metadata LOGO_WIDTH 1 "20" -->             <!-- metadata LOGO_HEIGHT 1 "13" -->             <img src="http://www.repubblica.it/s.gif" width="20" height="13" />              					</span> 					<span class="dir-title"><strong><a href="javascript:toggleShowEvento(1);void(0);"><!-- inizio TITOLETTO 1 -->Rapiti turisti in Egitto, fra loro anche italiani<!-- fine TITOLETTO 1 --></a></strong></span></p>
<p style="display: block" class="dir-testo" id="trEvento1">            				    <!-- inizio TESTO 1 -->Un gruppo di turisti è stato preso in ostaggio nel basso Egitto e tra essi figurano alcuni italiani. Gli italiani sequestrati sarebbero cinque.</p>
</blockquote>
</blockquote>
<p style="display: block" class="dir-testo" id="trEvento1">Per la cronaca: digitando <a href="http://news.google.it/news?hl=it&amp;newwindow=1&amp;client=firefox-a&amp;rls=org.mozilla%3Ait%3Aofficial&amp;hs=y5P&amp;um=1&amp;tab=wn&amp;nolr=1&amp;q=basso+egitto&amp;btnG=Cerca+nelle+notizie">&#8220;Basso Egitto&#8221; su Google News</a>, in questo momento, appaiono i diversi risultati relativi al rapimento. Se invece digiti, come sarebbe corretto, &#8220;Alto Egitto&#8221;, non appare niente.</p>
<p style="display: block" class="dir-testo" id="trEvento1">Siamo un paese fatto così.</p>
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		<title>Poi leggi altrove e rimani impietrita</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 14:39:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Guida malinconica di Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[
Cazzeggio al pc, clicco su BlogBabel e rimango incuriosita da una discussione a cui vedo che partecipano in moltissimi. Leggo, e ci rimango di sale.
[...] L’umiliazione che è stata data dai Vostri incaricati, che avrebbero dovuto lavorare con i bambini, a un piccolo di quattro anni che ha la sfortuna di avere una sindrome che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/09/assago.jpg" title="assago.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/09/assago.thumbnail.jpg" alt="assago.jpg" /></a></p>
<p>Cazzeggio al pc, clicco su <a href="http://it.blogbabel.com/">BlogBabel</a> e rimango incuriosita da una<a href="http://it.blogbabel.com/discussions/discussion/53934/"> discussione</a> a cui vedo che partecipano in moltissimi. <a href="http://blackcat.bloggy.biz/archive/3280.html">Leggo</a>, e ci rimango di sale.</p>
<blockquote><p>[<a href="http://blackcat.bloggy.biz/archive/3280.html">...</a>] L’umiliazione che è stata data dai Vostri incaricati, che avrebbero dovuto lavorare con i bambini, a un piccolo di quattro anni che ha la sfortuna di avere una sindrome che poco gli fa avere contatto visivo con il resto del mondo e non lo fa parlare, è stata una cosa lacerante. In lacrime, con il torace scosso dai singhiozzi, umiliato, deriso, leso nella propria dignità di bambino non neurotipico. Una signorina, con la Vostra tshirt, mi si è avvicinata per chiedermi cosa fosse successo. Alla mia spiegazione, dopo averle detto che il piccolo aveva una sindrome autistica, mi ha detto “<strong>Ma se non è normale non lo deve portare in mezzo alla gente</strong>“. [...]</p></blockquote>
<p>Questa email è stata inviata alla  <strong> Direzione Carrefour di Assago, Milano.</strong> E questo blog si associa a tutti quelli che aspettano di sapere come hanno intenzione di spiegarsi, questi signori.</p>
<p><strong>P.S</strong>. Copio-incollo da <a href="http://www.pandemia.info/post/2023712.html">Pandemia</a>:</p>
<blockquote><p> Un fatto simile deve richiedere un intervento tempestivo da parte dell&#8217;azienda con provvedimenti disciplinari nei confronti dei propri dipendenti e un allontamento di tutti i collaboratori esterni responsabili di quanto successo, oltre che una comunicazione pubblica di scusa nei confronti della famiglia e un impegno a che fatti simili non si ripetano altrove.</p>
<p>Fino a che Carrefour non prenderà posizione sulla vicenda, non intendo in alcun modo contribuire al successo commerciale di un soggetto della grande distribuzione che si rende responsabile, seppur indirettamente, di una così triste vicenda.</p>
<p>Ti invito a far conoscere a tutti quanto successo e a comunicare la tua personale indignazione a <a href="mailto:servizioclienti@carrefour.com">servizioclienti@carrefour.com</a>, cosa che il sottoscritto farà immediatamente.</p></blockquote>
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		<title>Milano-Genova, si va e si viene</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 13:47:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guida malinconica di Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Impudico bla bla]]></category>
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Sarà un&#8217;estate molto orientata su Milano, questa, ché ho da dare una mano a mio papà per alcune cose. E ho già cominciato, a dire il vero, e le prime volte non mi sono resa bene conto della situazione: ero ospite da amiche, con tante cose da dire e da ascoltare e la città è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/07/stazionemilano.jpg" title="stazionemilano.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/07/stazionemilano.thumbnail.jpg" alt="stazionemilano.jpg" /></a></p>
<p>Sarà un&#8217;estate molto orientata su Milano, questa, ché ho da dare una mano a mio papà per alcune cose. E ho già cominciato, a dire il vero, e le prime volte non mi sono resa bene conto della situazione: ero ospite da amiche, con tante cose da dire e da ascoltare e la città è passata in secondo piano. Poi, l&#8217;ultima volta, sono stata qualche giorno a casa di mio padre, appunto. Lui non c&#8217;era, io ero lì sola e ho potuto riprendere contatto con la quotidianità meneghina. Come dire: rinfrescarmi la memoria su come si vive a Milano, ecco.</p>
<p>Mio padre abita in un comune alle porte della città dove hanno costruito un&#8217;enorme Esselunga e, di conseguenza, sono spariti tutti i negozi. Tra il centro abitato e l&#8217;Esselunga passa la statale e, per i pedoni che vogliono fare la spesa, c&#8217;è uno spaventoso ponte metallico a cui si accede, da entrambi i lati, lungo una rampa a forma di Girella. Fai un sacco di giri, letteralmente, per arrivare in cima. Oppure c&#8217;è l&#8217;ascensore, ma i vecchietti del luogo lo temono come la peste: pare che si sia bloccato col vecchietto dentro, in qualche occasione, e lì dentro la temperatura deve essere di 50 gradi: lo trovi lesso, il vecchietto, quando lo estrai. Si scala la Girella, quindi, o si va in macchina.</p>
<p>Ho vissuto per qualche giorno, dicevo, in un posto dove, per comprare &#8211; chessò &#8211; una bottiglia d&#8217;acqua, devi prendere la macchina, attraversare una statale, infilarti in un gigantesco parcheggio sotterraneo, poi prendere le scale mobili, attraversare ettari di scaffali al neon, raggiungere l&#8217;acqua e rifare l&#8217;operazione inversa, giù per il parcheggio sotterraneo e di nuovo in macchina, a dissetarti. Inutile dire che, di domenica, tutto questo sfolgorio è pure chiuso. Devi arrivare molto più in là, di domenica, per trovare altri mostri aperti e in grado di farti comprare &#8217;sta cavolo di acqua.</p>
<p>Io, in effetti, ho comprato l&#8217;acqua e poco altro. Perché a Milano sono molto ligi con la raccolta differenziata, giustamente, ma nel palazzo in cui vive mio papà la raccolta dell&#8217;umido prevede che lo si depositi giù la domenica sera dopo le dieci. Ed io sapevo di dover partire per Genova di domenica pomeriggio, e cosa me ne sarei mai fatta dell&#8217;umido? Ho mangiato panini per tre giorni, quindi, con gravi danni per la mia dieta. Anzi, no: una sera sono andata a mangiare una pizza con mio fratello, in un posto dietro viale Padova. Due pizze, la birra, due macedonie col gelato. Cinquantatre euro. Lo riscrivo: 53 euro. Al chiuso, dietro viale Padova, senza manco potere fumare.</p>
<p>La domenica, poi, mi sono comunque ritrovata con della roba da buttare senza sapere dove: avevo dei mozziconi di sigaretta, il tappo di una Moretti, mezza fetta di cocco lasciata lì perché faceva orrore (il cocco dell&#8217;Esselunga, lo sconsiglio) e non si poteva mangiare. Ho messo tutto in un sacchetto. Il sacchetto, me lo sono cacciato in borsa. Per un attimo ho meditato di portarmelo a Genova. Infine, l&#8217;ho furtivamente abbandonato in un cestino di piazza Udine, con un certo timore di essere arrestata e portata in carcere per abbandono di mondezza non autorizzata.</p>
<p>Milano, per qualche strano motivo legato al suo clima, mi fa gonfiare le caviglie. Arrivo a sera che devo stare coi piedi in alto, sennò muoio. Ed è perché è tutto fermo, credo: l&#8217;aria, il caldo, il cielo. E la circolazione del mio sangue, giacché ci siamo. Io ho questa mania di empatizzare con i luoghi, e lì empatizzo tramite la paralisi del mio organismo, a quanto pare. Mettici pure i panini &#8211; ci vuole un attimo, a riprendere le abitudini alimentari che associ ai luoghi &#8211; e il fatto di andare in macchina lungo la pianura anziché scalare a piedi le salite di Genova: bastano tre giorni per ridurti uno straccio, e ho ancora una faccia che non me la merito, pesta e gonfia anche se sono rientrata a casa da giorni.</p>
<p>Sentivo la mancanza di una grossa mazza da baseball da tenere sul sedile accanto a me, guidando per la città:  perché io ci tengo, al mio benessere, e credo che l&#8217;unica risposta sana ai colpi di clacson che ti arrivano da dietro <strong>non appena</strong> il semaforo rosso diventa verde consista nello scendere dalla macchina con la mazza, appunto, e sfracellare la testa dell&#8217;automobilista che ti clacsona. Non mi viene in mente &#8211; davvero &#8211; nulla di altrettanto intelligente da fare in alternativa. Solo che non ce l&#8217;avevo, la mazza da baseball, e mi sono dovuta rassegnare a una decina di travasi di bile. Poi, alla decima volta, guardando dallo specchietto la faccia acida, velenosa, ringhiante della signora che avevo dietro, ho pensato: &#8220;Dai, è che è solo infelice, perché mi ci devo incazzare?&#8221; E così ho trovato una sorta di equilibrio, rifiutandomi di farmi trascinare nell&#8217;infelicità altrui e concentrandomi forte sulla mia serenità. Che suonino il clacson quanto gli pare, problemi loro.</p>
<p>E poi sono ripartita, come dicevo, e ho preso la metropolitana col biglietto che avevo comprato in anticipo e tenuto in tasca per tre giorni. Arrivo, e la macchinetta del metrò non me lo prende. &#8220;Titolo di viaggio non valido&#8221;, diceva. E sono andata dal controllore e gli ho chiesto perché. &#8220;Ma come?&#8221;, gli faccio. &#8220;E&#8217; un biglietto nuovo, lo guardi!&#8221;. E il controllore: &#8220;No, lei ha rovinato la banda magnetica tenendolo in tasca&#8221;. E io: &#8220;Oh, accidenti. Vabbe&#8217;, me lo convalida lei?&#8221; E lui: &#8220;No, deve ricomprarlo nuovo&#8221;.  E io: &#8220;Ma come?? Ma perché??&#8221; Non c&#8217;è stato niente da fare: se tu compri un biglietto del metrò e lo spiegazzi un po&#8217; tenendolo in tasca, lo devi ricomprare nuovo. Giuro. E giuro anche che l&#8217;euro speso per ricomprarlo mi ha fatto del grosso male all&#8217;umore. Me l&#8217;ero dimenticata, questa sensazione di essere derubata appena respiri che senti da quelle parti.</p>
<p>E poi, come Dio ha voluto, sono ritornata a Genova in tempo per andare a cena con lo Scienziato e ho guardato il cielo e non ero più abituata a vedere il moto perpetuo di nuvole che c&#8217;è qua, e mi chiedevo: &#8220;Ma pioverà? Ma dici che mi devo portare l&#8217;ombrello?&#8221; E invece no, era solo il movimento del cielo, dell&#8217;aria, del vento e della mia circolazione sanguigna, di nuovo, e siamo andati in Darsena, giù al porto, e c&#8217;è un ostricaro nuovo che però aveva finito le ostriche e ci ha consolato con un bicchiere di vino bianco, e poi abbiamo mangiato da un&#8217;altra parte, all&#8217;aperto e mi sentivo rinascere,  io, e la sera dopo mi sono fermata con Marzia nella trattoria di piazza Erbe, piena di gente anche se era lunedì sera, e si stava benissimo e abbiamo speso una sciocchezza, altro che 53 euro per due pizze in viale Padova, ed io intanto misuravo quanto è importante vedere cose belle ovunque giri lo sguardo e quanto mi era mancato, e quanto ero felice di vivere qua.</p>
<p>Ho ripensato al mio <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/001039.php">certificato medico</a> di <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/1043.php">incompatibilità con Milano</a>, in questi giorni. E&#8217; ovvio che la felicità non è uguale per tutti, e che ciò che per me è l&#8217;inferno può piacere moltissimo ad altri e che, comunque, quello che ho io è un certificato medico personale, non un editto imperiale teso a sancire l&#8217;impossibilità della vita a Milano a livello generale. Però una cosa la devo dire: quel certificato, per quanto riguarda me, è sacrosanto. E&#8217; la cosa più profondamente vera che mi sia mai stata messa per iscritto.</p>
<p>Io, se fossi stata costretta a rimanere a Milano, mi sarei ammazzata.  Mi buttavo dal balcone e non se ne parlava più. Davvero. Non lo scriverei, se non fosse esattamente così.</p>
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		<title>Domenica zeneize</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 19:01:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cose di Spagna]]></category>
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L&#8217;Haramlik non ama i superalcoolici, normalmente, ma di fronte allo strawberry frozen daiquiri dei giardinetti di Quinto ha clamorosamente ceduto, sommando i suoi effetti agli effetti di una intera giornata di mare. La prima di quest&#8217;anno, per giunta.
L&#8217;Haramlik ha quindi le sembianze di un allarmante peperone alla griglia, al momento, tutti i muscoli doloranti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/06/112.jpg" title="112.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/06/112.jpg" alt="112.jpg" /></a></p>
<p>L&#8217;Haramlik non ama i superalcoolici, normalmente, ma di fronte allo strawberry frozen daiquiri dei giardinetti di Quinto ha clamorosamente ceduto, sommando i suoi effetti agli effetti di una intera giornata di mare. La prima di quest&#8217;anno, per giunta.</p>
<p>L&#8217;Haramlik ha quindi le sembianze di un allarmante peperone alla griglia, al momento, tutti i muscoli doloranti e si toglierebbe il sale di dosso se solo non vedesse due docce al posto di una.</p>
<p>Non sembrandole opportuno dedicare un intero post alla bontà del suddetto strawberry frozen daiquiri &#8211; che è comunque la cosa più buona del mondo, credo &#8211;  ritiene cosa saggia ritirarsi sotto al ventilatore con l&#8217;ultimo giallo di Jeffery Deaver e la diretta Spagna-Italia su Repubblica.it, e rimandare a domani la produzione di qualsivoglia pensosa riflessione. O a dopodomani, anche.</p>
<p>(La sindrome di casa mia è quella per cui in Italia si tifa Spagna e viceversa. E&#8217; d&#8217;uopo che al momento ci tifiamo contro, io e Pupina&#8230;)</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/06/bandera.jpg" title="bandera.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/06/bandera.thumbnail.jpg" alt="bandera.jpg" /></a></p>
<p><strong>Aggiornamento post-partita:</strong></p>
<p>Fedeli alla consegna secondo cui qua eravamo al &#8220;comunque vada sarà un successo&#8221;, l&#8217;Haramlik è contenta per la sua seconda patria. Un po&#8217; spiazzata da Pupina, però: &#8220;Mamma, ma certo che io tifavo Spagna!&#8221; &#8220;Uh??? Ma come?? Ma scusa, se sei lì devi tifare Italia&#8230;&#8221; &#8220;Abbi pazienza, mamma: guarda che non si può tifare per un paese che vota Berlusconi&#8221;.  E quindi il mio primo pensiero è stato: &#8220;Ho cresciuto un&#8217;apolide!&#8221;. Il secondo pensiero, più realistico, è stato un rassegnato: &#8220;Ho cresciuto una spagnola&#8221;.</p>
<p>Comunque c&#8217;era <a href="http://www.suzukimaruti.it/">Suzuki</a> su Twitter che auspicava una suggestiva finale mediterraneo-moresca Spagna-Turchia, e mi sa che pure quello sarebbe un ottimo modo per essere contente comunque.</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/06/pro_photo1214161574.jpg" title="pro_photo1214161574.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/06/pro_photo1214161574.jpg" title="pro_photo1214161574.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/06/pro_photo1214161574.jpg" title="pro_photo1214161574.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/06/pro_photo1214161574.jpg" alt="pro_photo1214161574.jpg" /></a></p>
<p><strong> Riaggiornamento:</strong> no, dai, non ci posso credere che a Milano abbiano <a href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/sport/calcio/europei/milano-aggrediti/milano-aggrediti/milano-aggrediti.html">fatto questo</a>.</p>
<p>Ha ragione Pupi, cavoli. Che vergogna. E <a href="http://iconoplastica.tumblr.com/post/39431387/milano-aggrediti-tifosi-spagnoli-insulti-e-botte">Dario</a> su Twitter: &#8220;<span class="entry-content">Che brutto paese stiamo diventando&#8221;</span>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>&#8220;Lei non sa chi sono io&#8221;: l&#8217;Italia cortigiana e quella no</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/1596.php</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 21:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Blog II -  ti spiezzo in due]]></category>
		<category><![CDATA[Guida malinconica di Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Patria (matrigna?)]]></category>

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Non è un segreto che, nel momento in cui  io ed altri blog ci siamo trovati a rompere i rapporti con un certo ambiente internettaro &#8211; ognuno per motivi e in tempi diversi &#8211; ci siamo ritrovati a fare i conti con una serie di ricatti e pressioni che hanno riguardato in modo particolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/06/leinonsa.jpg" title="leinonsa.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/06/leinonsa.thumbnail.jpg" alt="leinonsa.jpg" /></a></p>
<p>Non è un segreto che, nel momento in cui  io ed altri blog ci siamo trovati a rompere i rapporti con un certo ambiente internettaro &#8211; ognuno per motivi e in tempi diversi &#8211; ci siamo ritrovati a fare i conti con una serie di ricatti e pressioni che hanno riguardato in modo particolare la diffusione dei dati personali e la tranquillità sul posto di lavoro.</p>
<p>Uno poi, come è ovvio, fa delle scelte. A me dà fastidio, l&#8217;idea di essere ricattata, e quando mi sentii avvisare: &#8220;<em>Eh, ma sai, se fai storie verranno fuori il tuo nome e cognome</em>&#8220;, dissi: &#8220;<em>Evvabbe&#8217;</em>&#8220;. E, siccome faccio pur sempre la prof, aggiunsi anche, rivolta a chi mi &#8216;avvisava&#8217;: &#8220;<em>Comunque guarda che è brutto, rendersi ricattabili. Non va fatto. Dispiace vedere gente che, alla tua età, già cede a queste cose</em>&#8220;.</p>
<p>Qui, di fastidi, ne abbiamo avuto qualcuno. All&#8217;epoca in cui pubblicai la <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/1241.php">sentenza del Garante</a> relativa al <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/inserto-il-giallo-haramlik">caso Corriere</a> che qualche lettore ricorderà, <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/001224.php">feci una richiesta all&#8217;ambiente in questione</a> che, prevedibilmente, reagì nascondendosi dietro un polverone che andò avanti <a href="http://kelebek.splinder.com/post/13002969/Semaforo+verde#13002969">per un migliaio di commenti</a> sul <a href="http://kelebek.splinder.com/">blog di Miguel Martinez</a>, alimentato dallo stesso, da qualche suo amico e dai suoi molteplici fakes, ché a Martinez piace molto giocare con le identità. E a un certo punto &#8211; e prevedibilmente, appunto &#8211; venne tirato fuori il mio posto di lavoro, con tanto di <em>ex onorevole</em> che scriveva:</p>
<blockquote><p><em>Credo che il caso di Lia meriti un qualche approfondimento. Voglio anche i sapere come cazzo ha fattoa farsi traseferire in questa maniera a Genova. Userò il mio ruolo istituzionale e storico (si, fatevene una ragione, faccio parte della storia di questo paese) per sapere. </em>(Link: <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/06/assegnazione.jpg" title="assegnazione.jpg">assegnazione.jpg</a> )</p></blockquote>
<p>e Miguel Martinez che, divertito e ridanciano, ammiccava:</p>
<blockquote><p><em> 			Dai, Dacia, lasciala a Genova. Sai che casino farebbe, se fosse costretta a tornare a Milano? </em>(Link: <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/06/martinezassegnazione.jpg" title="martinezassegnazione.jpg">martinezassegnazione.jpg</a> )</p></blockquote>
<p>Io, in quei giorni, ero in ballo per avere il rinnovo della mia assegnazione provvisoria a Genova. Siccome avevo già ricevuto un sms minacciosetto (&#8221;<em>Buon trasloco a Milano</em>&#8220;) e siccome li conosco, i miei polli, e li avevo <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/1579.php">già visti</a> sufficientemente all&#8217;opera sul <a href="http://www.camelotdestraideale.it/index.php/2007/01/05/lo-imam-di-segrate-e-bigamo-che-culo-pero-forse-gli-costera-il-gabbio/">caso dell&#8217;imam di Segrate</a>, avvisai l&#8217;Ufficio Scolastico della possibilità che arrivassero telefonate di presunte onorevoli, appunto, e di avvisarmi, qualora ce ne fossero gli estremi, affinché potessi tutelarmi legalmente.</p>
<p>Poi, siccome sono gentile, spiegai anche a questa gente che non è che l&#8217;Italia funzioni necessariamente secondo le modalità con cui ragionano loro, e illustrai le regole che reggono le assegnazioni provvisorie nella scuola. (Link: <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/06/rispostaassegnazi.jpg" title="rispostaassegnazi.jpg">rispostaassegnazi.jpg</a> )</p>
<p>E&#8217; passato un anno: <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/1245.php">ebbi la mia assegnazione</a>, quest&#8217;anno ho avuto il trasferimento definitivo e &#8211; come del resto ero certa che sarebbe successo &#8211; lo starnazzare di questa gente è rimasto questo: semplice starnazzare. Qualche insulto in rete legato ai miei dati (&#8221;<em>Ah, ho visto che c&#8217;è una che ce l&#8217;ha con te</em>&#8220;, è l&#8217;unico commento pervenutomi in proposito), qualche telefonata di concitate e bizzarre minacce e poco altro.</p>
<p>Ero certa che i comportamenti con cui questa gente è solita giocare non avrebbero attecchito, nel mondo in cui vivo io, per due motivi: il primo è che io lavoro per lo Stato, e lo Stato non è cortigiano. Si regge su delle regole chiare e precise tra cui c&#8217;è quella secondo cui è illegale, semplicemente, molestare chi lavora sulla base di telefonate di presunte onorevoli. E il secondo è che io vivo a Genova. E se già lo Stato non è &#8211; o non dovrebbe essere &#8211; cortigiano, la città che mi sono scelta è proprio <strong>agli antipodi</strong> rispetto a qualsiasi forma di cortigianeria e schifezze simili. Qui, il metodo: &#8220;<em>Pronto, sono l&#8217;onorevole Tal dei Tali</em>&#8221; non attacca, direi. Aggiungici che ho avuto degli ottimi dirigenti, in questi due anni, ed hai il quadro di un ambiente lavorativo sano e di un senso della legalità e dello Stato abbastanza radicati da fare sì che, dal primo momento, io abbia vissuto qui sapendo di essere nella versione perbene della mia &#8211; ben più sfortunata, ahimè &#8211; città di origine.</p>
<p>Racconto tutto questo perché, ahimè, non sto parlando di cose scontate. Basta leggere un po&#8217; in giro per sapere che <a href="http://www.cloroalclero.com/">una collega</a> della <strong>Manzoni di Milano</strong>, da quel che si percepisce, ha avuto attorno a sé un ambiente meno saldo nel reagire, almeno in un primo momento. Il solo fatto che qualcuno possa scrivere, a proposito di questa insegnante: &#8220;<em>Il tuo preside mi ha detto la tal cosa e la tal altra</em>&#8221; mi pare indice quantomeno di un errore del preside in questione che, presumibilmente, avrà avuto il riflesso condizionato di attribuire dell&#8217;autorità a chi si presentava come &#8220;onorevole&#8221; e, quindi, di accettarla come interlocutrice.  Almeno lì per lì. Errore marchiano, direi, e credo che il fatto che la Manzoni non sia una scuola dello Stato bensì del Comune c&#8217;entri qualcosa con la diversa mentalità dei rispettivi dirigenti. Da noi c&#8217;è un maggiore orgoglio della nostra funzione, credo.</p>
<p>E poi Milano si è &#8220;meridionalizzata&#8221; nel senso deleterio del termine, da un po&#8217; di anni a questa parte, e queste piccole cose lo dicono più di mille saggi sul tema. Nella Milano di un tempo le &#8220;telefonate degli onorevoli&#8221; o presunti tali erano materia di barzellette sul Sud. Pensa quanto tempo è passato, da allora.</p>
<p>Io sarei la terza generazione di gente di scuola della mia famiglia, e il senso dello Stato me lo hanno messo nel biberon, letteralmente. Solo che, come spesso capita con le cose molto radicate, certe volte una se lo scorda persino, per quale motivo lo ha. A me questa vicenda è servita, tra le altre cose, per rinfrescarmi la memoria: ce l&#8217;ho perché non esiste alternativa allo Stato per formare cittadini, per fornirli di diritti e doveri chiari e per tutelarli quando è il caso. L&#8217;alternativa è l&#8217;arbitrio, il dipendere dagli umori &#8211; e dalle debolezze &#8211; di chi ti è gerarchicamente superiore, la lecchinaggine, la cortigianeria, i piccoli soprusi assunti a sistema. E una in teoria lo sa, che la chiave della libertà individuale passa da queste parti, ma vederselo confermato nelle piccole cose della propria vita è pur sempre istruttivo.</p>
<p>(Solidarietà alla collega, ovviamente. E, quasi dimenticavo: succedono in un&#8217;autoproclamatasi <em>sinistra</em>, queste cose. Pensa se erano di <em>destra</em>.)</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/06/martinezassegnazione.jpg" title="martinezassegnazione.jpg"></a></p>
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		<title>Ma che gli è preso, a Milano?</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 21:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guida malinconica di Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Impudico bla bla]]></category>
		<category><![CDATA[Patria (matrigna?)]]></category>

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		<description><![CDATA[
Torno adesso da una giornata passata all&#8217;ospedale di Melzo, hinterland milanese. Ora: gli ospedali difficilmente sono dei bei posti, ma questo di Melzo oltrepassa molti limiti, mi pare, e l&#8217;angoscia che mi ha trasmesso richiede due parole prima di andare a dormire.
I medici mi sono parsi bravi e l&#8217;intervento subito da una persona che mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/03/melzo.jpg" title="melzo.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/03/melzo.thumbnail.jpg" alt="melzo.jpg" /></a></p>
<p>Torno adesso da una giornata passata all&#8217;ospedale di Melzo, hinterland milanese. Ora: gli ospedali difficilmente sono dei bei posti, ma questo di Melzo oltrepassa molti limiti, mi pare, e l&#8217;angoscia che mi ha trasmesso richiede due parole prima di andare a dormire.</p>
<p>I medici mi sono parsi bravi e l&#8217;intervento subito da una persona che mi è cara è andato bene. Del resto, se questa persona è finita ricoverata a Melzo è perché in altri ospedali milanesi si era trovata infinitamente peggio proprio dal punto di vista medico, recentemente, e pare che là, invece, il medico che infine lo ha operato fosse affidabile.</p>
<p>Solo che farsi operare sulla Luna (una Luna malandata, per giunta) non deve essere molto diverso. Perché sorge tra qualche palazzone e un discount e null&#8217;altro, l&#8217;ospedale di Melzo, e il deserto che ha attorno te lo ritrovi pari pari quando entri, ché non c&#8217;è nulla se non un immenso corridoio, odore di mensa malandata, una scala ingannevole che non ti porta ai reparti ma a una porta sbarrata con su un bigliettino scritto con la penna rossa che recita &#8220;Psichiatria&#8221; e, attraverso i vetri, volti tristissimi di vecchi e qualche donna giovane in pigiama, chini davanti ai rispettivi piatti in un refettorio vecchio e buio, e tu fai dietrofront e scendi alla ricerca della scala giusta per raggiungere la tua meta e trovi un ascensore, finalmente, ma l&#8217;ascensore si chiude con te dentro, sì, ma rimane là immobile, e riesci a riaprire le porte e ritenti ma sei sempre lì, a pian terreno, e passa un medico e ti dice, cantilenando: &#8220;Ci vogliono le chiaaaaavi&#8230;.&#8221; e  tu esci e, finalmente, trovi delle scale un po&#8217; più nuove di quelle che ti avevano fatto finire a Psichiatria e stavolta sbuchi nel reparto giusto, meno male, dove delle infermiere col camice verde ma dei foulard in testa portati da casa, si direbbe, al posto delle cuffie sterili che ti aspetteresti, ti borbottano: &#8220;Sì, lo stiamo intubando.&#8221; &#8220;E quando potrò sapere qualcosa?&#8221;, chiedi tu, e loro: &#8220;Ah, tanto ci vedrà passare con la barella.&#8221;</p>
<p>Forse è il posto più allegro dell&#8217;ospedale, la sala d&#8217;attesa da dove vedi passare &#8217;ste barelle dirette verso la sala operatoria. Per il resto, vecchiume e reparti semibui, aria di sporco, infermieri che manco ti guardano, donne delle pulizie che spingono negli ascensori carrelli sobbalzanti da cui trabocca l&#8217;acqua con cui hanno appena lavato a terra. E finalmente riportano in camera la persona che ti è cara, appena operata, e la stanza è da tre e non c&#8217;è un paravento, nulla che ne tuteli uno straccio di intimità, e arriva un&#8217;infermiera mentre sei lì e gli solleva il lenzuolo facendogli, perentoria, non so quale domanda intima e tu scompari, fuggi letteralmente per sottrarlo all&#8217;imbarazzo della tua presenza, e ti pare di ricordare che un tempo, quando Milano era una città civile, i familiari venivano allontanati dalla stanza dei malati, prima di certe cose, e adesso, a quanto pare, non più. Del resto, faccio una gran fatica ad associare alla civiltà la Milano triste, sporca e squallida che ho visto in questi due giorni.</p>
<p>Nelle stanze ci sono dei tavolini che, un tempo, dovevano reggere delle tv. Ora, di televisori manco l&#8217;ombra.  Non una tv, non una radio, niente. Penso al Gaslini di Genova, dove ho visto computer collegati a internet nella camera di piccoli degenti. Io me la ricordavo diversa, Milano. Ma cosa le è preso, che le succede? Perché bella non lo è stata mai, santo cielo, ma funzionante sì. Mi viene voglia di rapirla, la persona che mi è cara e che dorme in questa stanza squallida con la giacca del pigiama buttata addosso alla meno peggio, e di caricarmela su un treno e portarla da me, ché magari non saranno più bravi, a Genova, ma meno squallidi lo sono di sicuro.</p>
<p>Col medico, riesco a parlarci nel &#8220;bar&#8221; dell&#8217;ospedale. E&#8217; una stanzetta a pian terreno, con dei tavolini di plastica da gelateria e una macchinetta che distribuisce merendine al posto del bancone. E&#8217; gentile, il medico, e soddisfatto dei risultati dell&#8217;operazione. In fondo, a me interessa questo. Poi, la persona che mi è cara si sveglia e mi manda via: &#8220;Dai, vattene, non mi va che rimani in questo ambiente.&#8221; E&#8217; reciproco, il desiderio di proteggersi dallo squallore.</p>
<p>Sono tornata a Genova come chi torna da Chernobil.  E, lo ripeto, un tempo non era così, Milano. Che peggiorasse di anno in anno lo sapevo e <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/379.php">lo scrivo da molto tempo</a>, ma spenta come stavolta non l&#8217;avevo vista mai. E riconosco dell&#8217;affetto per lei, nell&#8217;angoscia che mi ha seguito fin qui e che mi impediva di dormire se non la buttavo fuori, almeno un po&#8217;. E&#8217; un pezzo della mia vita, quella città, e una non si aspetta che le città invecchino.</p>
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		<title>Il Comune di Milano e i ragazzi</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jul 2007 21:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
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C&#8217;è Flavio Mobiglia che, scusandosi per l&#8217;OT, segnala quanto segue nei commenti qui sotto:
I minori di 18 anni che non dispongono di cure adeguate in famiglia o subiscono gravi maltrattamenti, possono essere affidati a Comunità alloggio per minori, che provvedono a garantire loro assistenza materiale e un contesto educativo positivo.
Al compimento del diciottesimo anno, se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="comunemilano.jpg" src="http://www.ilcircolo.net/lia/comunemilano.jpg" width="110" height="69" /></p>
<p>C&#8217;è <strong>Flavio Mobiglia</strong> che, scusandosi per l&#8217;OT, segnala quanto segue <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/001242.php">nei commenti qui sotto:</a></p>
<p><em>I minori di 18 anni che non dispongono di cure adeguate in famiglia o subiscono gravi maltrattamenti, possono essere affidati a Comunità alloggio per minori, che provvedono a garantire loro assistenza materiale e un contesto educativo positivo.<br />
Al compimento del diciottesimo anno, se permangono gravi difficoltà in famiglia, per permettere al giovane di compiere gli studi o di fare un percorso che lo porti alla completa autonomia, è prevista la possibilità di inserimento volontario in comunità per maggiorenni, con un provvedimento amministrativo denominato &#8220;prosieguo amministrativo&#8221;, fino al compimento del ventunesimo anno.<br />
I<strong>l Comune di Milano ha deciso di NON FINANZIARE più alcun progetto di prosieguo amministrativo, per motivi di puro risparmio economico, costringendo così centinaia di giovani, con grave disagio familiare (o privi di famiglia), ad essere abbandonati a se stessi al compimento del diciottesimo anno; con la prospettiva di doversi arrangiare a trovare immediatamente un lavoro e un alloggio, magari interrompendo gli studi e negandosi quindi la possibilità di un lavoro di qualità migliore nel futuro. </strong><br />
Spesso, al compimento del diciottesimo anno, il ragazzo o la ragazza che ha iniziato un faticoso percorso in comunità alloggio, elaborando i traumi vissuti in un contesto familiare problematico e dannoso, non ha la maturità e la stabilità interiore per affrontare un passo così difficile, nella solitudine e senza sostegno sociale.<br />
Per questo è necessario rivolgere questa petizione al Comune di Milano affinché si impegni a sostenere anche in futuro i percorsi legati al &#8220;prosieguo amministrativo&#8221;. E&#8217; vergognoso che una grande metropoli europea si disinteressi del futuro dei suoi giovani, non facendosi carico di un percorso necessario, che ha sempre portato buoni risultati, quando tanti piccoli comuni con problemi di bilancio ben più gravi non rinunciano a dare sostegno e dignità a chi ha già avuto, in tenera età, tante privazioni e sofferenze dalla vita.<br />
Uniamo le nostre voci per chiedere al Comune di Milano un segno di civiltà.<br />
</em><br />
<a href="http://www.petitiononline.com/prosammi/petition.html">http://www.petitiononline.com/prosammi/petition.html</a></p>
<p>Io l&#8217;ho letta e riletta, &#8217;sta notizia.</p>
<p>Devo dire che non mi pare affatto un OT: è un commento a un post che parla di mia figlia e, da madre, immagino la mia pupa abbandonata a se stessa a 18 anni e mi vengono i brividi solo a pensarci.<br />
Credo che avrei fatto la pelle sia a me stessa che a sua padre, se una cosa simile fosse successa a lei.<br />
A 18 anni, in questo paese, i ragazzi non fanno ancora nemmeno la maturità. Sono pazzi, al Comune di Milano, o cosa?</p>
<p>Ma poi: la legge stabilisce, per i genitori, l&#8217;obbligo di provvedere ai figli fino alla loro indipendenza economica.<br />
Si vede che qua la legge non è uguale per tutti: se hai la sfiga di essere un ragazzino affidato al Comune di Milano, sai già in partenza che hai meno diritti degli altri. Se, come è normale, compi 18 anni al quarto anno della scuola superiore, a te non è concesso di continuare a studiare.<br />
A chi ha una famiglia normale, invece, sì.<br />
Ripeto: ma sono pazzi, o cosa?<br />
Cos&#8217;è, torniamo a Dickens?</p>
<p>Sono allibita.</p>
<p>Io ricordo Milano come una città più che civile, in queste cose.<br />
Avrà tanti difetti, ma ricordo benissimo che valeva la pena viverci per la serietà di un mucchio di sue istituzioni, tra cui le politiche sociali: io ci ho imparato a fare la prof, lì, e ritengo di sapere da quale storia, da quale formazione viene chi lavora con queste cose, in quella città.<br />
Immagino che i primi con le mani nei capelli, di fronte a un cosa tanto assurda, siano proprio gli operatori che seguono questi ragazzi.</p>
<p>Non è così che si risparmia.<br />
Buttando in strada dei diciottenni si creano persone che, domani, costeranno a se stesse e alla comunità molto di più dei quattro micragnosi soldi risparmiati, oggi, da un&#8217;amministrazione che definire &#8220;miope&#8221; è un complimento.</p>
<p>Non faccio altro che dirlo: qua, davvero, ciò che si è smarrito sono le coordinate del più elementare buon senso.</p>
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		<title>Un uomo in fuga: prove tecniche di poligamia e altri disastri</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/1047.php</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Jul 2006 06:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
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C&#8217;è gente che nella clandestinità ci vive benissimo e ci prospera, perfino.
Non è il caso di Arturo e Mafalda.
Che, infatti, prima di arrivarci le hanno tentate tutte, compreso un articolato tentativo di poligamia consapevole, naufragato causa recalcitranza di entrambe le femmine coinvolte, sia pur rigorosamente a turno: a questo proposito è passato alla storia un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="evaso.jpg" src="http://www.ilcircolo.net/lia/images/evaso.jpg" width="137" height="103" /></p>
<p>C&#8217;è gente che nella clandestinità ci vive benissimo e ci prospera, perfino.<br />
Non è il caso di Arturo e Mafalda.<br />
Che, infatti, prima di arrivarci le hanno tentate tutte, compreso un articolato tentativo di poligamia consapevole, naufragato causa recalcitranza di entrambe le femmine coinvolte, sia pur rigorosamente a turno: a questo proposito è passato alla storia un affranto sms di Arturo a Mafalda che recitava: &#8220;Ma come, ora che avevo convinto Petronilla ti ci metti tu? Ma gli esami non finiscono mai?&#8221; </p>
<p>E tuttavia avevano finito col rassegnarsi, dopo molti disastri. O, meglio, gli eventi li avevano depositati là: al chilometro zero del vedersi di nascosto.<br />
Clandestini, infine, ed è quando hanno trionfalmente doppiato la boa dell&#8217;esaurimento nervoso. </p>
<p>Perché è una cosa terrificante, la clandestinità.<br />
Lo stress delle mille ore di attesa fino al materializzarsi di un &#8220;Buongiorno&#8221; via sms, e ti rimiri quel &#8221; Buongiorno&#8221; manco fosse un prezioso manoscritto del &#8216;200 e vorresti dirlo alle amiche, &#8220;guarda che bel Buongiorno è riuscito a mandarmi!&#8221; ma loro, chissà perché, ti guardano inespressive, e tu ripieghi sull&#8217;osservarti le unghie.<br />
Le telefonate che le aspetti tanto che, quando arrivano, l&#8217;energia fa &#8220;pluff&#8221; e quasi non sai manco più cosa dirti.<br />
Gli appuntamenti a Novara, a Castelviggione, le fughe di due-giorni-due e poi chissà quando ti rivedi.<br />
Una perenne frustrazione, un&#8217;incompiuta perpetua, un centellinare forzato da inappetenti dell&#8217;amore quando staresti piuttosto morendo di fame, un disastro.</p>
<p>Non so se hanno retto un mese: mi pare che sia durata persino meno, non sono sicura.<br />
So che a Mafalda deve essere rimasto un residuo di tic nervoso dall&#8217;ultima volta che sono riusciti a ritagliarsi un weekend insieme, quei due, ché te lo racconta ed ha dei piccoli scatti involontari che tendono ad aggravarsi se, nelle vicinanze, capita che squilli un telefonino. </p>
<p>Mafalda che ti racconta, col tic.</p>
<p>Che vanno a dormire e squilla il cellulare ed è Petronilla. E nella notte dormono e squilla il cellulare ed è Petronilla. E la mattina albeggia e squilla il cellulare ed è Petronilla. E provi a farti due coccole e squilla il cellulare ed è Petronilla. </p>
<p>E Arturo che abbandona la stanza e le fa: &#8220;Io comincio a scendere, tu <strong>fa&#8217; pure con calma</strong>.&#8221;<br />
E Mafalda che si rigira quel &#8220;Fa&#8217; con calma&#8221; nella mente e poi fa gli esercizi di respirazione per rilassarsi, scende e viene accolta dalla faccia sorniona e divertitissima del portiere dell&#8217;albergo: &#8220;Buongiorno, signora! Suo&#8230;. ehm&#8230; mar&#8230; uhm&#8230; marit&#8230;cough&#8230; marito, ahahah, è fuori che telefona&#8221;<br />
E, da fuori, s&#8217;ode distintamente la voce di Arturo: &#8220;Ma cara, ti assicuro, sono all&#8217;Agip di Potenza, credimi!&#8221;</p>
<p>Mafalda che, dalla sdraio, osserva ad occhi socchiusi Arturo che si esibisce in una performance di balle che più maschili non si potrebbe, ed è che il &#8221; Ma cara, sono scherzi della tua immaginazione, sono proiezioni della tua mente&#8221; è il grande classico dell&#8217;Uomo che Mente e Mafalda l&#8217;ha sempre odiata, questa mania che hanno i maschi di dirti balle cercando di farti credere che sei pazza, e si domanda se viene inclusa nel pacchetto dei cromosomi maschili, la bugia a sfondo psicodiagnostico, e per un attimo prova un moto di sorellanza verso Petronilla, per quanto le stia potentemente sui maroni e non l&#8217;abbia manco fatta dormire. </p>
<p>Perché lo sappiamo tutte benissimo che non è mai successo &#8211; mai, in tutta la Storia dell&#8217;Umanità &#8211; che un uomo pronunciasse il &#8220;Cara, sono scherzi della tua immaginazione &#8221; se non per piazzarti una terrificante balla.<br />
Mai.<br />
Da Adamo in poi: &#8220;Ma Eva, cara, qui non c&#8217;è nessuna mela, sono scherzi della tua immaginazione.&#8221;<br />
Eppure ci caschiamo sempre, tutte. Forse sono scherzi della mia immaginazione, caro. Hai ragione. Forse sì. Che strano. Scusami. </p>
<p>E Arturo.</p>
<p>Arturo che racconta poco ma dimagrisce e si accartoccia sempre di più su ogni balla raccontata, ché la sua intenzione sarebbe di tenere tutte tranquille e contente e invece gli si disperano ogni giorno di più, tutte e due, e stavolta non fanno nemmeno più a turno, come ai tempi della poligamia consapevole: si lagnano all&#8217;unisono, adesso, e Arturo non fa in tempo a consolarne una che gli frigna l&#8217;altra, e l&#8217;aria terrorizzata con cui esala il: &#8220;Mafaldina, per piacere, ma non piangere&#8230;&#8221; sarebbe esilarante se Mafalda non fosse troppo occupata a piangere, appunto, per potere ridere. </p>
<p>Arturo, che si scervella alla ricerca di soluzioni per uscire dal suo pasticcio e ogni tanto prova uno speranzoso: &#8220;Ma cara, se devi soffrire così forse è meglio che ci lasciamo&#8230;&#8221; ma si sente rispondere: &#8220;Aaaahhhhh!!!!! Starei moooolto peggio!!! Siiigh!!!!&#8221; e si accascia sulla sedia, esausto, e gli si afflosciano un po&#8217; anche i baffi. </p>
<p>Arturo che una sera, dopo l&#8217;ennesima performance ballista-consolatoria, torna a casa stravolto, si addormenta ammaccato e dolente, viene svegliato e interrogato nel mezzo del sonno e lì, nel buio di una voce suadente che gli dice: &#8220;Dai, confessa, io ti capirò&#8221;, sogna di potere essere finalmente compreso e cade in trappola: &#8220;Sì, grazie, non ne potevo più di dire bugie, grazie per essere così comprensiva.&#8221;<br />
Un attimo dopo, Petronilla gli sta sfasciando la casa.</p>
<p>Arturo che si rompe le balle, infine, e dà all&#8217;una il numero di telefono dell&#8217;altra.</p>
<p>&#8220;Lascia mio marito!&#8221;<br />
&#8220;Non ci penso nemmeno!&#8221;<br />
&#8220;Lui con te è infelice!&#8221;<br />
&#8220;No, sei tu che lo stressi!&#8221;<br />
&#8220;Tu vuoi portarlo via!&#8221;<br />
&#8220;No, facciamo a metà!&#8221;<br />
&#8220;Tu sei pazza!&#8221;<br />
&#8220;Tu sei irragionevole!&#8221;</p>
<p>Arturo che, nel frattempo, riempie quatto la sua valigia di pinne, maschera e boccaglio. Il costume. Il fucile da pesca. Libri. Qualche maglietta, l&#8217;essenziale.</p>
<p>E poi saluta entrambe e se ne va.<br />
In Corsica.<br />
Da solo.<br />
Torna tra un mese.</p>
<p>Mafalda: &#8220;Ma stai fuggendo da entrambe?&#8221;<br />
Lui: &#8220;Sì, non posso negarlo.&#8221;<br />
Mafalda: &#8220;E come ci si sente?&#8221;<br />
Lui: &#8220;Uh, benissimo, mi ci voleva!&#8221; </p>
<p>E quindi rimangono solo Mafalda e Petronilla, nella città d&#8217;estate.<br />
Il sultano, barricato su uno scoglio che ci piace immaginare protetto da una batteria di mine antidonna.<br />
Lui e una canna da pesca, e ci pare di sentirlo fischiettare da là. </p>
<p>E Mafalda pensa che Petronilla ormai ha il suo numero, maledizione, e figuriamoci se non la chiama per controllare dov&#8217;è, fosse mai che è in Corsica pure lei.</p>
<p>E già si vede, nell&#8217;afa di Luglio.<br />
Senza Arturo, mamma mia che tristezza.<br />
Ma col telefono che squilla, ed è Petronilla.</p>
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		<title>Esonero da Milano, part II</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jun 2006 04:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guida malinconica di Milano]]></category>

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Il mondo si divide in due categorie: quelli che prendono sul serio il mio certificato medico che attesta la mia incompatibilità con Milano e quelli che, al contrario, si sganasciano o addirittura si incazzano.
Da Biraghi c&#8217;è un tale che si è incazzato molto, per dire, e credo mi accusi di ingratitudine verso questo mio passaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="scappa.jpg" src="http://www.ilcircolo.net/lia/images/scappa.jpg" width="106" height="104" /></p>
<p>Il mondo si divide in due categorie: quelli che prendono sul serio il mio <a href="http://www.ilcircolo.net/cgi-bin/movabletype/mt-comments.cgi?entry_id=1039">certificato medico</a> che attesta la mia incompatibilità con Milano e quelli che, al contrario, si sganasciano o addirittura si incazzano.</p>
<p><a href="http://www.onemoreblog.org/archives/011674.html">Da Biraghi</a> c&#8217;è un tale che si è incazzato molto, per dire, e credo mi accusi di ingratitudine verso questo mio passaggio di ruolo (il quale, meglio ricordarlo, non è altro che un&#8217;assunzione regolare dopo 10 anni di contratti a termine) che, come egli dice, è &#8220;<em>una gioia che altre colleghe tue hanno avuto a 50 anni</em>&#8220;. Afferma che se vedessi la povertà da vicino farei meno la schizzinosa con ciò che mi &#8220;<em>è stato dato</em>&#8220;.</p>
<p>Con molto rispetto verso questo signore, che mi pare una gran brava persona, osservo che avere punti di vista diversi sulla vita e sul suo senso si accompagna, spesso, a un&#8217;assoluta incredulità verso l&#8217;esistenza dell&#8217;altro, di colui che vede la realtà attraverso occhiali che non ci appartengono.<br />
Dice: &#8220;E&#8217; perché non hai mai visto la povertà vera, altrimenti vedresti ciò che vedo io&#8221;.<br />
Dico: &#8220;No, sbagliato. L&#8217;ho vista eccome, la povertà, e vorrei appunto tornare nel luogo in cui la vedevo tutti i giorni, quindi il tuo ragionamento non fila&#8221;.<br />
Dice: &#8220;Forsennata&#8221;.</p>
<p>E&#8217; un po&#8217; come quando io penso che non è possibile, metti, che esistano davvero dei sionisti in buona fede, tanto per fare l&#8217;esempio più estremo che mi possa venire in mente.<br />
Dico: &#8220;Se vedessi cosa succede in Palestina ti renderesti conto.&#8221;<br />
Dice: &#8220;Ma l&#8217;ho visto, ci facevo il soldato, eppure continuo a pensare che è giusto così.&#8221;<br />
Dico: &#8220;Non ci posso credere. Non è possibile che tu sia vero&#8221;.</p>
<p>Altro che scontro di civiltà: lo straniero più straniero che esista è quello che non vede ciò che vedi tu, quando guarda la vita. E&#8217; quello che tu non ci puoi credere, che la pensi davvero come dice di pensarla, e ti fa l&#8217;effetto di una menzogna premeditata, di un errore, di una macchia sui tuoi occhiali.<br />
Generalmente è un tuo vicino di casa, lo straniero più straniero che esista: rapportarsi con un eschimese è di solito assai più semplice, fosse solo perché ti prepari prima dell&#8217;incontro.</p>
<p>Oggi ero al sindacato con la mia domanda di fuga da Milano e relativo certificato medico, e il sindacalista si grattava la fronte, perplesso.<br />
Dice: &#8220;Vabbe&#8217;, collega, ma pure io potrei farmi prescrivere che il prof Esposito è più felice se lo metti al sole e sotto una palma da cocco piuttosto che a Lambrate, scusa se te lo dico.&#8221;<br />
Dico: &#8220;Senti, collega, tu hai una diagnosi di depressione atipica che ti viene solo qua? Tu ti impasticcavi quest&#8217;inverno per reggere il buio? Tu sei mai fuggito da Milano in cambio di 100 euro al mese allo scopo di essere felice? No? E allora non siamo nella stessa situazione, non è la stessa cosa.&#8221;<br />
Dice: &#8220;Hai ragione&#8221;.</p>
<p>Poi mi guardava e gli veniva da ridere.</p>
<p>Gli faccio: &#8220;Ma dici che è il caso che io gliela porti direttamente, la mia domanda, al provveditorato della città che sto chiedendo? Dici che magari è più sicuro se vado di persona, anziché limitarmi a una raccomandata?&#8221;<br />
E lui ride, poi torna serio.</p>
<p>Dice: &#8220;Collega, credimi, non rido per il tuo certificato. Quello, anzi, è terrificante e va preso sul serio, coi <em>&#8217;seri rischi&#8217;</em> se rimani a Milano e tutto. E&#8217; a guardarti che mi viene da ridere, ché mi pari il ritratto della salute, perdonami, e uno ti vede qua, bella florida, e non ti ci vede proprio, depressa&#8221;.<br />
Dico: &#8220;Collega, non sbagliarti sul &#8216;florida&#8217;, ché il certificato dice chiaramente che Milano mi provoca comportamenti bulimici con relativo aumento del peso ponderale e conseguente desiderio di impiccarmi a un binario del tram. Non ti ci mettere anche tu. E&#8217; un sintomo di depressione e credimi, una buona volta.&#8221;<br />
Dice: &#8220;Ma sì, collega, giuro che ti credo, davvero. Però, ascolta il mio consiglio, è meglio se non ti fai vedere, in Provveditorato. Mandaglielo per raccomandata, il certificato. Con ricevuta di ritorno.&#8221;</p>
<p>Sono uscita dal sindacato con addosso l&#8217;eterna sensazione (ce l&#8217;ho da quando ero bambina) che bisogna essere dei tipi sensibili, per prendermi sul serio.<br />
Deve esserci qualcosa di facilmente sottovalutabile nel mio modo di stare male, di manifestarlo e di cercare soluzioni e, di fatto, mi pare che il mondo sia pieno di gente che fa tragedie inenarrabili per qualsiasi cosa e tutti ci credono. Poi arrivo io, tutta affranta, e ai più viene da ridere.<br />
Sono complice di questa nefasta dinamica, me ne rendo conto: se io per prima mi lascio affascinare dal lato buffo delle tragedie, non posso aspettarmi che chi mi circonda non lo veda.<br />
Epperò, cavoli, le tragedie sono tragedie, per quanti lati buffi possano avere, e se non mi tirano fuori da questa città &#8211; e in fretta &#8211; io non so che accidenti mi viene, il prossimo inverno.<br />
Finisce che mi ci impicco davvero, al binario del tram, e sulla lapide scriveranno che mi sono lasciata trascinare dal mio contorto sense of humour.<br />
Come se lo vedessi, ne sono certa.</p>
<p>E&#8217; stato bravo, il medico che mi ha fatto il certificato di esonero da Milano.<br />
Professionalmente bravo: uno che sa il suo mestiere e lo sa bene, proprio.<br />
Non si è lasciato depistare dalla mia cortina fumogena del &#8220;mi viene pure un po&#8217; da ridere&#8221; ed è andato al nocciolo della questione, ha ascoltato sul serio.<br />
Non è da tutti.<br />
Per nulla.<br />
Uno da cui imparare, questo qua.</p>
<p>(Qusto blog incrocia le dita, sogna nuovi scatoloni da trasloco e non scherza neanche un po&#8217;. La domanda parte giovedì: si accettano riti propiziatori.)</p>
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		<title>Il comune senso del pudore</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jun 2006 03:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guida malinconica di Milano]]></category>

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Nella piscina di via Solari, a Milano, c&#8217;è un cartello negli spogliatoi che ti ingiunge di non levarti il costume per fare la doccia.
Cartelli simili, anche se più gentili, ne trovi anche negli spogliatoi delle piscine d&#8217;Egitto, ovviamente: ti servono per sentirti scioccamente straniera quando obbedisci e le altre signore lì presenti ti guardano ironiche, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="showerdre.jpg" src="http://www.ilcircolo.net/lia/images/showerdre.jpg" width="135" height="101" /></p>
<p>Nella piscina di via Solari, a Milano, c&#8217;è un cartello negli spogliatoi che ti ingiunge di non levarti il costume per fare la doccia.</p>
<p>Cartelli simili, anche se più gentili, ne trovi anche negli spogliatoi delle piscine d&#8217;Egitto, ovviamente: ti servono per sentirti scioccamente straniera quando obbedisci e le altre signore lì presenti ti guardano ironiche, ché a chi viene in mente di starsene in costume nel bagno turco, chessò, o in cose così?<br />
Alle europee.<br />
E, infatti, negli spogliatoi della piscina di via Solari, a Milano, è tutto un farsi la doccia vestitissime, e non voglio pensare a chi ha scelto il costume intero, per venire a nuotare, e mo&#8217; le tocca riempirselo di bagnoschiuma e tornare a casa più scivolosa di una biscia.</p>
<p>E sono là che sperimento, per la prima volta dopo anni, l&#8217;ebbrezza di sciacquare il proprio costume da bagno senza toglierselo, e contemplo attonita lo spettacolo del comune senso del pudore di Milano che, come spesso accade quando si chiede alla gente di fare cose difficilissime e prive di un vero motivo, si traduce alla fine nel goffo spettacolo di signore che si contorcono sotto l&#8217;acqua spostando pezzi di stoffa a destra e a manca per togliere il sapone di troppo ed è tutta una gran fatica, un vederci comunque per intere tra gli spostamenti della stoffa, uno spettacolo di impudicizia involontaria e forzata che ricorda vagamente il clima di un battaglione di militari alla visita di leva e ti fa venire voglia di lavarti molto in fretta, ché del resto qui siamo a Milano e tempo da perdere indugiando sotto la doccia non ce n&#8217;è.</p>
<p>E&#8217; curiosa, l&#8217;Italia: una penserebbe che l&#8217;unico luogo adatto a stare più nude che si può sia la strada.<br />
Purché si stia strettamente tra estranei.<br />
Purché non ci sia nulla da dirsi, fosse anche chiedersi lo shampoo in prestito.</p>
<p>Nei bagni delle donne, in Egitto, ci si chiede in prestito il profumo.<br />
Nel bagno turco, i cubetti di ghiaccio per rinfrescarsi.</p>
<p>E io mi guardo queste signore che si strizzano i pezzi del costume che hanno addosso un po&#8217; alla volta, per fare scivolare via il sapone senza mostrarsi, con l&#8217;aria dura a fissare le piastrelle, distanti, e ripenso ai <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/000710.php">voluttuosi spogliatoi da cui provengo</a> e mi sento, come spesso mi succede in Italia, in caserma.</p>
<p>Dai voluttuosi spogliatoi da cui provengo si usciva, naturalmente, molto coperte.<br />
Dalla piscina di via Solari a Milano si esce scopertissime, dopo tanta fatica per non farsi vedere, e una torna a casa perplessa.</p>
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