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	<title>Haramlik &#187; Senza categoria</title>
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	<description>Haramlik: parola araba che indica la parte della casa riservata alle donne. Questo è un haramlik disordinato.</description>
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		<title>Ma Il Cairo, davvero peggiora?</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 21:16:39 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
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		<description><![CDATA[  A casa dell&#8217;ex colleghina cairota ho scoperto che esisteva la traduzione spagnola di un libro irrinunciabile (e, naturalmente, non tradotto in italiano) per chi vuole documentarsi sul Cairo. Parlo di Cairo: The City Victorious, di Max Rodenbeck.  E quindi ho iniziato a leggerlo a casa sua e poi, visto che al ritorno dall&#8217;Egitto sono andata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/08/Cairo2010-098.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2783" title="Cairo2010 098" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2010/08/Cairo2010-098.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p> </p>
<p>A casa dell&#8217;ex colleghina cairota ho scoperto che esisteva la traduzione spagnola di un libro irrinunciabile (e, naturalmente, non tradotto in italiano) per chi vuole documentarsi sul Cairo. Parlo di <em><a href="http://www.amazon.com/Cairo-City-Victorious-Max-Rodenbeck/dp/0679767274">Cairo: The City Victorious, </a></em><a href="http://www.amazon.com/Cairo-City-Victorious-Max-Rodenbeck/dp/0679767274">di Max Rodenbeck</a>.  E quindi ho iniziato a leggerlo a casa sua e poi, visto che al ritorno dall&#8217;Egitto sono andata a trovare la Pupi in Spagna, <a href="http://www.casadellibro.com/libro-el-cairo-la-ciudad-victoriosa/2900001055621">ne ho approfittato per comprarmelo</a> (lo spagnolo lo leggo più volentieri dell&#8217;inglese, su 400 pagine) e ce l&#8217;ho qua.</p>
<p>In italiano, dicevo, non c&#8217;è.  A cercarlo su Google, tutto ciò che trovi sono citazioni di pensosi giornalisti di Repubblica o La Stampa inviati in Medio Oriente che lo citano col titolo inglese e ne riportano qualche stralcio. Abbiamo un&#8217;editoria poco attenta, si vede.  (Ah, poi vabbe&#8217;: da <a href="http://diwanegypt.com/">Diwan</a>, la migliore libreria del Cairo, ci sono sezioni dedicate a libri in francese e tedesco, oltre che in inglese. In italiano, no. Perché non c&#8217;è domanda, suppongo. E pensare che è tra le comunità più antiche del Cairo, quella italiana.)</p>
<p>Ho cominciato a leggerlo da lei, dicevo, e già nella prefazione c&#8217;era la risposta a chi, prima che partissi, mi diceva che l&#8217;avrei trovata peggiorata, la città, e lo temevo tanto pure io e, del resto, in qualche viaggio precedente mi ero lamentata della stessa cosa. &#8220;<em>Peggiora, Il Cairo?</em>&#8220;. L&#8217;ho chiesto alla colleghina la sera stessa del mio arrivo. E lei: &#8220;<em>Guarda, io sono arrivata alla conclusione che la città non peggiora affatto, la vediamo in un modo o nell&#8217;altro a secondo del nostro stato d&#8217;animo. Io, a dire il vero, da un po&#8217; di tempo la trovo persino migliorata.</em>&#8221; E mi ha sfoderato un sorrisone, a suggello della sua teoria.</p>
<p>E quindi comincio a leggere questa prefazione e c&#8217;è Max Rodenbeck che racconta di avere iniziato a vivere al Cairo da bambino e che poi, a un certo punto della sua età adulta, pure lui aveva deciso che stava peggiorando troppo, la città, e se ne era andato.</p>
<p>Era tornato tre anni dopo, coi timori del caso. Lo racconta più o meno così:</p>
<blockquote><p>&#8220;I miei dubbi svanirono con la prima boccata dell&#8217;aria calda della notte, con l&#8217;immagine cordiale di un poliziotto addormentato in uno dei corridoi dell&#8217;aeroporto e con il baccano dei taxisti che calavano come stormi di gabbiani sui viaggiatori in arrivo, pronti a spennarli. Fu vedere questo e sapere che ero a casa.  Forse era tutto poco elegante, d&#8217;accordo, e per giunta sporco e rumoroso, ma io me lo sentivo comodo addosso, Il Cairo, come un paio di vecchie pantofole.&#8221;</p>
</blockquote>
<p>Sì, esatto. Anche io avrei voluto dirlo esattamente così, non appena sbarcata dall&#8217;aereo. E poi:</p>
<blockquote><p>&#8220;Tra l&#8217;altro, la mia personale<em> egira </em>aveva cambiato la mia percezione della città. Ci saranno altri luoghi più puliti, più tranquilli e meno propensi ai cambiamenti bruschi, ma a tutti mancherà qualcosa: forse il modo di essere facile e caldo dei cairoti e la loro indomabile tranquillità; le complessità e le complicità dei loro rapporti; il loro fortunoso impasto di sensualità e rigida moralità, di ingegno acuto e di credulità. Oppure, forse, la possibilità che offre Il Cairo di evadere verso altri mondi [...]&#8220;</p>
</blockquote>
<blockquote><p>&#8220;Poi, studiando il passato del Cairo, mi accorsi di quanto era sciocco preoccuparsi per il suo futuro. Che idiozia immaginare che questa grande città  possa mai arrivare a una situazione irreversibile. La verità è che nessuna generazione, lungo i cinque millenni di reincarnazioni del Cairo, ha mai smesso di denunciarne il declino, eppure la città ha sempre resistito.&#8221;</p>
</blockquote>
<p>Persino la Sfinge <a href="http://enrica21.interfree.it/sfinge.html">ebbe a lamentarsi</a> dell&#8217;abbandono in cui si trovava &#8211; ed era il 1400 a. C. -, ma è ancora là, e Il Cairo con lei.</p>
<p>Alla fine, l&#8217;ho trovata migliorata pure io. Ma, come appunto dicevamo, la città fa da specchio a chi la osserva. Si vede che io stavo bene.</p>
<p> </p>
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		<title>Per le vie di Asmara</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 20:41:30 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Egitto e Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Impudico bla bla]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi sono svegliata senza avere idea di che ora fosse, avvolta nel mio sacco a pelo perché il letto della pensione non dava molto affidamento, al mio arrivo stanotte, né avevo ancora preso le misure alla fauna locale, e quando dico fauna mi riferisco a insetti e roditori, ovviamente, ché qui siamo tipi prudenti e ci guardiamo attorno, prima di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono svegliata senza avere idea di che ora fosse, avvolta nel mio sacco a pelo perché il letto della pensione non dava molto affidamento, al mio arrivo stanotte, né avevo ancora preso le misure alla fauna locale, e quando dico fauna mi riferisco a insetti e roditori, ovviamente, ché qui siamo tipi prudenti e ci guardiamo attorno, prima di coricarci nei paesi nuovi.</p>
<p>Mi sono svegliata e me la sono presa estremamente calma, nella penombra di questa stanza piena di legno scuro e linoleum, e pareti scrostate e zanzariere alla finestra e un delizioso giardinetto pieno di piante subito oltre l&#8217;uscio, ma ci ho messo un sacco prima di aprire la porta. Ho messo in ordine, spostato cose, gettato cartacce, messo in carica il cellulare che però non aveva neanche una tacchetta, boh, e diviso quattrini e fatto tutto molto piano, preparandomi mentalmente all&#8217;incontro con questa Asmara che, negli anni, è diventata un luogo mitologico nella mia immaginazione e mi sembra stranissimo esserci arrivata – già, sono ad Asmara, pazzesco – ché mi ero abituata a desiderarla e basta e invece sono qua, sto per andare a spasso per le vie di Asmara. Io, proprio io.</p>
<p>E&#8217; esattamente come doveva essere, Asmara. Il cinema Impero subito dietro l&#8217;angolo, i caffè pieni di gente ai tavolini, colazione all&#8217;italiana riveduta all&#8217;africana, con la ciambella strafritta nell&#8217;olio anziché cotta al forno e con l&#8217;espresso più scuro e denso e amaro del nostro, mi piace di piu’. E il sole che penetra nelle ossa e te le scalda e il corpo che riprende vita, dopo l&#8217;esilio invernale, e la luce che è quella dove mi sento a casa io, ché il mio cervello vuole questa luce, questo sole e questa secchezza calda, e immediatamente mi accorgo di amarmi di più, di volermi fare del bene, di volere vivere a lungo.</p>
<p>Ho fatto tutto molto piano, pianissimo. Trovare il bar, scegliere un tavolino, sedermi, ordinare, fare colazione, accendermi la prima sigaretta. Piano, con prudenza. Ma me la sono sentita addosso lo stesso la febbre che saliva, la fronte calda. No, non mi sto ammalando. Non ci si ammala così in fretta, quando si cambia paese. E&#8217; solo che io somatizzo parecchio, ed ero emozionata. Non ammalarti di emozione, prof. Calma e pragmatismo, c&#8217;è tempo per guardarsi attorno.</p>
<p>Itinerario da professoressa, la scuola italiana come prima tappa. Chiedo la strada agli scolari che sciamano ovunque, ché la differenza di fuso orario fa vivere me di mattina mentre loro sono già all&#8217;uscita da scuola e li riconosci per l&#8217;uniforme gialla col cammello nazionale stampato sul taschino, e sono gentili e mi aiutano, alcuni mi rispondono addirittura in italiano e cammino seguendo le indicazioni e poi un bimbetto – senza uniforme, senza scuola – mi chiede l&#8217;elemosina e io lo metto al lavoro, invece di dargliela, e chiedo indicazioni pure a lui. Verso il cinema Roma, giù da qui. C&#8217;è qualcosa di così tranquillo e serio, nella faccia di &#8216;sto bimbo, e di così enormemente dignitoso, mentre passa dal ruolo di mendicante a quello di indicatore di strade, che non resisto e glielo do, il soldino, anche se gli avevo già detto di no. Esagero pure. E non si dovrebbe, non con i bimbi. Mi sento in colpa, mentre lui si allontana contento come una Pasqua.</p>
<p>La scuola è chiusa, qua fanno la settimana corta. Non mi rimane che ammirarne il cancello, mentre penso alla mia vita e al perverso gioco delle porte che si aprono e si chiudono, lungo l&#8217;esistenza, e non sai mai quale dovresti prendere, quale avresti dovuto prendere. Bon, quella che ho davanti è chiusa anche fuor di metafora. Per il momento.</p>
<p>Le ragazze di Asmara sono una più bella dell&#8217;altra e sono ovunque, sono tantissime. Le musulmane velate e le cristiane in maniche corte, tante con canotta e treccine, tutte con l&#8217;aria fiera, la sensazione è che ci sia carattere, da queste parti. Il mix multireligioso mi fa pensare al Cairo di tanti anni fa, quando lo conobbi io. Quando l&#8217;aria era più leggera di adesso.<br />
Vado alla Casa degli Italiani, altra tappa nell&#8217;immaginario dell&#8217;italiano ad Asmara, ed è un giardino con i tavolini fuori, gli ombrelloni e il capretto come piatto del giorno, fatto come lo faceva mia nonna. Col pepe nero passato nei taglietti, negli angolini. Poi la papaya, e quella da mia nonna non c&#8217;era. C&#8217;è un gruppo di turisti italiani e un unico connazionale con l&#8217;aria da residente, seduto con un&#8217;asmarina bellissima. E&#8217; in piena manovra da corteggiamento, non è il caso di disturbarlo. Muoio dalla voglia di fare due chiacchiere con gli italiani di qui, però. Ma dove li prendo, dove sono? Sta&#8217; a vedere che la scuola non riapre più fino a che parto, finisce che non li becco, e avrei tante cose da chiedergli.</p>
<p>Il cellulare continua a non avere tacchette. Mi spiegano che le Sim straniere non funzionano, in Eritrea, e che gli stranieri non residenti non possono comprare quelle locali. Il mio cellulare è un oggetto inutile, lo userò come orologio. E per farci le fotografie, certo.</p>
<p>Sera: cercavo l&#8217;Autan tra le lenzuola e l&#8217;ho trovato. Ho trovato anche uno scarrafoncello. Piccolo, per fortuna. L&#8217;ho pestato col libro e ne ho gettato a terra il cadavere, poi mi sono cosparsa di Autan. Ho fatto bene a portarlo, meno male.</p>
<p>Mi addormento pensando agli stranieri maschi che approdano a lavorare qui, tra tutte queste asmarine con il loro evidente, visibile talento da api regine. Non credo che sia facilissimo mantenere l&#8217;equilibrio.<br />
Tornare deve essere difficile, per quelli che stanno qui.</p>
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		<title>Contrordine. Sì, ecco.</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 18:57:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Impudico bla bla]]></category>
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		<description><![CDATA[Non sto a spiegare, ché è tutto complicato e contorto e poi vabbe&#8217;. Comunque, quello qui sotto è il video goffo e insensato che mi sono nervosamente messa a girare nella casa nuova. Quella con SMP. In realtà l&#8217;ho fatto stamattina, subito dopo che avevamo portato dentro un divano. Ma il livello di nervosismo era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sto a spiegare, ché è tutto complicato e contorto e poi vabbe&#8217;. Comunque, quello qui sotto è il video goffo e insensato che mi sono nervosamente messa a girare nella casa nuova. Quella con SMP.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/UQAEINXztaE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/UQAEINXztaE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>In realtà l&#8217;ho fatto stamattina, subito dopo che avevamo portato dentro un divano. Ma il livello di nervosismo era analogo a quello di ieri, che io ero a casa mia tranquilla e mi arriva un sms che fa: &#8220;Sono di sotto, nella casa nuova. Vieni? Porta un metro.&#8221; E io so&#8217; scesa e lui era effettivamente dentro &#8216;sta casa, e da quel momento le chiavi sono nella mia tasca e credo che ci dormirò anche, con le chiavi in mano.</p>
<p>Io, quindi, starei andando a vivere con SMP. Nella casa più bella del mondo, ché mi ha fulminato come nessuna prima. E con &#8216;sto matto da legare genovese, che dimmi tu se è modo di fare pace con una donna, questo.</p>
<p>Non ho altro da aggiungere. E che dico?</p>
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		<title>E devo pure finanziare la salute nazionale</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 19:33:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[cialtronate]]></category>
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		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Il ministro per l&#8217;Istruzione e quello della Salute hanno mandato a tutte le scuole una bella circolare che detta le regole di comportamento per quanto riguarda l&#8217;influenza A. Il punto fondamentale della circolare (scaricabile qua: http://www.pubblica.istruzione.it/normativa/2009/allegati/raccomandazioni_concordate_18_settembre_ore19.pdf) è il seguente: RESTARE A CASA QUANDO SI È MALATI Gli studenti e il personale scolastico che manifestino febbre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/09/gelmini_brunetta.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2495" title="gelmini_brunetta" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/09/gelmini_brunetta.jpg" alt="gelmini_brunetta" width="280" height="185" /></a></p>
<p>Il ministro per l&#8217;Istruzione e quello della Salute hanno mandato a tutte le scuole una bella circolare che detta le regole di comportamento per quanto riguarda l&#8217;influenza A.</p>
<p>Il punto fondamentale della circolare (scaricabile qua: <a href="http://www.pubblica.istruzione.it/normativa/2009/allegati/raccomandazioni_concordate_18_settembre_ore19.pdf">http://www.pubblica.istruzione.it/normativa/2009/allegati/raccomandazioni_concordate_18_settembre_ore19.pdf</a>) è il seguente:</p>
<blockquote><p><em><strong>RESTARE A CASA QUANDO SI È MALATI</strong><br />
Gli studenti e il personale scolastico che manifestino febbre o sindrome simil-influenzale*<br />
(*generalmente febbre, tosse, mal di gola, dolori muscolari e articolari, brividi, debolezza, malessere generale e, a volte, vomito e/o diarrea) <strong>devono responsabilmente rimanere a casa </strong>nel proprio ed altrui interesse, ed è consigliabile contattare il proprio medico o pediatra di famiglia, quando i sintomi persistono o si aggravano.<br />
I VANTAGGI di tale misura sono:<br />
evitare l’insorgenza di complicanze dell’influenza per la persona che ne è affetta; evitare di contagiare altre persone (tra cui persone che appartengono a categorie a rischio di sviluppare gravi sequele);<br />
limitare e/o circoscrivere il diffondersi dell’evento morboso<br />
La riammissione alla vita di comunità è consigliabile <strong>dopo 48 ore, e comunque non prima di 24 ore dalla scomparsa della febbre</strong>, salvo diversa indicazione da parte del medico. </em></p></blockquote>
<p>Ora: in tempi non sospetti, <a href="http://www.ilcircolo.net/lia/1772.php">qua si scriveva</a>:</p>
<blockquote><p><em>Dice il collega che è andato a lavorare con un’infezione virale agli occhi.</em></p>
<p><em>Dice che in altri tempi se ne sarebbe stato a casa, ma che vista l’aria che tira non ha voglia di farsi fare trattenute sullo stipendio al solo scopo di non infettare il prossimo. Dice che lui avverte gli studenti e i colleghi, correttamente: “Statemi lontano, sono contagioso”, ma che non può comunque evitare di toccare strumentazioni e materiali vari. D’altra parte è personalmente in grado di lavorare, quindi lavora. Con una certa soddisfazione malvagia, anche, ché la domanda del giorno è: “Ma l’Amministrazione, a questo punto, cosa fa?” Nel senso: può importi di stare in malattia, in un caso del genere, e di farti decurtare lo stipendio in nome della salute pubblica? Ce lo chiediamo davvero, tutti quanti. Fino a questo momento, in mia presenza non è stata data una risposta.</em></p></blockquote>
<p>Bene, la risposta è arrivata, con questa circolare. Io devo &#8220;responsabilmente&#8221; stare a casa, se ho dei sintomi tipo quelli che ho in questi giorni. Peccato che a Settembre io abbia già fatto 10 giorni di malattia, causa distorsione al ginocchio, che mi verranno decurtati dallo stipendio anche se è successo all&#8217;inizio del mese, quando le lezioni non erano ancora cominciate. Non oso pensare alla busta paga evanescente che mi arriverebbe se mi mettessi in malattia pure per qualche sintomo di influenza.</p>
<p>E quindi mi chiedevo se si parlano tra di loro, i diversi ministri di questo paese. La Gelmini e Brunetta, per dire. E mi chiedevo anche quanto mi dovrebbe costare, il senso di &#8220;responsabilità&#8221;, e se davvero ci credono a quello che scrivono nelle circolari. Perché, no, non staremo a casa se abbiamo il mal di gola, e suppongo che loro lo sappiano benissimo. E&#8217; una circolare propagandistica, mettiamola così.</p>
<p>E la prima a non rispettarla è proprio la nostra onorevole ministra Gelmini, che da una parte raccomanda nella circolare: &#8220;<em>Non stare vicino a chi ha i sintomi</em>&#8220;, e dall&#8217;altra &#8220;<a href="http://www.valeriodistefano.com/public/post/scuola-il-virus-h1n1-e-campione-di-salto-in-lungo-psicosi-e-ignoranza-collettiva-2014.asp">non tiene presente il fatto che ogni persona che opera e che vive in una scuola secondaria di secondo grado (sì, le superiori, via&#8230;) dovrebbe avere a disposizione 1,96 metri quadrati di spazio, che, per effetto dell riforma Gelmini che concentra sempre più alunni nelle classi, si riduce in modo vertiginoso</a>.&#8221; Voglio proprio vedere come si fa a non stare vicino a chi starnutisce, nelle classi dove gli alunni sono uno sopra all&#8217;altro.</p>
<p>Ma tanto, appunto, questo è il regno delle parole in libertà. Le circolari, le leggi, sono lì per bellezza, nessuno le prende troppo sul serio.<br />
E noi, a scuola, si fa come sempre: vedremo di volta in volta cosa fare e come comportarci, navigando &#8211; come al solito &#8211; a vista.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Passeggio in India III: narcotizzate da Hampi</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 14:12:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(Scritto due giorni fa: ormai siamo a Goa, di nuovo collegate col mondo) Ci ho la Marzia in stato di catalettica beatitudine, da quando siamo approdate ad Hampi, e non riusciamo più ad andare via. Niente può smuoverla dalla trance in cui mi è precipitata nel momento in cui ha varcato la soglia della Nargila [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>(Scritto due giorni fa: ormai siamo a Goa, di nuovo collegate col mondo)</strong><br />
</em><br />
Ci ho la Marzia in stato di catalettica beatitudine, da quando siamo approdate ad <a href="http://www.hampi.in/">Hampi</a>, e non riusciamo più ad andare via.<br />
Niente può smuoverla dalla trance in cui mi è precipitata nel momento in cui ha varcato la soglia della Nargila Guest House, non so più quanti giorni fa.</p>
<p>Non i topi in camera: preso atto nel cuore della notte della simpatica presenza di una famiglia di ratti tra le frasche del soffitto della sua capanna, ha molto graziosamente riconosciuto i loro diritti e si è trasferita a vivere sull&#8217;amaca che penzola lì davanti. Ora dorme all&#8217;aperto, seguita a ruota da me che, tuttavia, mi concedo il conforto di una zanzariera, anche perché così posso tenere accesa la pila per leggere senza finire divorata.. Lei no: più indiana degli indiani, sfida imperturbabile gli insetti dormendo con la sola protezione di uno scialle di seta e si risveglia la mattina come se avesse dormito nel letto di casa sua, impeccabile.<br />
Lavata e stirata, si sveglia, e la contemplo con schietta ammirazione mentre emergo a fatica dalle pieghe della mia scapigliatura.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/amaca.jpg"><img class="size-full wp-image-2393 aligncenter" title="amaca" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/amaca.jpg" alt="amaca" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Non l&#8217;isolamento dal mondo, che peraltro ci è stato presentato gradualmente: siamo arrivate scoprendo che non c&#8217;era linea per il cellulare. Poi abbiamo appreso che non c&#8217;è elettricità per diverse ore al giorno e che a volte, come l&#8217;altra sera, non c&#8217;è del tutto e si va a candele, e siamo molto contente delle pile acquistate a Puducherry.<br />
Infine, è arrivata la piena del fiume e siamo rimaste bloccate sulla sponda selvatica di Hampi, e fino a quando l&#8217;acqua non cala non si attraversa. Marzia ha sorriso pacifica, nell&#8217;apprenderlo.</p>
<p>Non la nostalgia per i suoi cari: aprendo Gmail, in uno dei momenti in cui l&#8217;unico pc connesso da questa parte del fiume funziona, ha emesso un gemito strozzato: “<em>Argh, non voglio tornare&#8230;</em>”</p>
<p>E quindi stiamo qua, e io volevo andare a Goa domani ma lei dice che si va dopodomani, e quindi passiamo dal dondolo ai cuscini, dai cuscini al dondolo, nutrendoci dell&#8217;ottima pizza che il nostro cuoco 12enne riesce a preparare anche al buio e del celebre pollo con una zampa sola che usa qua da noi, e stasera la guest house è sotto l&#8217;attacco di un branco di scimmie dalla faccia nera che saltano da un tetto all&#8217;altro della capanna e io, mentre facevo la siesta, mi sono chiesta se fosse arrivato il terremoto, per caso, e invece erano appunto &#8216;sti grossi scimmioni – prima è arrivato un grossissimo maschio, poi delle femmine senza figli e, poco fa, una mamma col cucciolo attaccato che poi ha mollato su un ramo e lui è rimasto appeso, goffissimo, e i cani corrono da una capanna all&#8217;altra per intimorirle, i ragazzi indiani cercano di colpirle con le fionde, io e Marzia facciamo “<em>Ooohhhh!</em>” nel vederle saltare e la giornata scorre così, ed io intanto leggo “<a href="http://www.booksattransworld.co.uk/holycow/">Holy Cow</a>” come posso e la Marzia, di fronte a me, si passa lo smalto sulle unghie anche se c&#8217;è buio e poi mi mostra il pollice facendomi notare che è venuto benissimo ma io non lo vedo manco se inforco gli occhiali. La luce va e viene.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/scimmianera.jpg"><img class="size-full wp-image-2394 aligncenter" title="scimmianera" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/08/scimmianera.jpg" alt="scimmianera" width="400" height="266" /></a></p>
<p>Marzia mi corregge: Rami, il giovane manager, le ha detto che il cuoco non ha 12 anni, ché gli indiani sembrano sempre più giovani ma che il suo capo non prende i ragazzini a lavorare, ché quelli devono andare a scuola, e quindi ipotizziamo che possa avere 14 anni, il cuoco, ma portati benissimo.<br />
Rami cerca di tentarci con un&#8217;offerta di rum, coca, zucchero e limone, poi si rassegna a portarci una Kingfisher.<br />
Non solo la birra, qui, è della Kingfisher. Lo è anche l&#8217;aereo con cui torneremo da Goa a Madras, ed è come se uno viaggiasse per l&#8217;Italia con gli aerei della Peroni.</p>
<p>L&#8217;animale più temuto da Rami, comunque, non sono le scimmie. Sono le rane, e lui le insegue quando le vede sulle sue stuoie e le scaccia, gentile. Mi ha spiegato che è perché fanno pipì sulle stuoie, le rane, io lo ho riferito a Marzia e, insieme, ci siamo domandate perplesse quali atroci danni potesse fare, una rana che fa la pipì.</p>
<p>Poi abbiamo dato la notizia bomba: noi, in Italia, le rane le mangiamo.<br />
Raccapriccio tra i nostri interlocutori. E&#8217; stato convocato il cuoco in tutta fretta per un consulto, e lui ha escluso di poterla mai cucinare, una rana, anche se noi gli assicuravamo che era come il pollo ma più in piccolo. “<em>No, no, I couldn&#8217;t. Bad karma. Veeeery bad karma.</em>”</p>
<p>E poi, poco fa, è venuto a chiamarci Rami che, forse per migliorare il nostro rapporto con le suddette bestiole, ci ha avvisato che c&#8217;erano due rane che si stavano baciando e che se volevamo andarle a vedere, ché erano molto romantiche.<br />
“<em>Si stanno baciando?</em>”, ho chiesto io.<br />
E lui: “<em>Sì, ma non noi: le rane!</em>”<br />
E io: “<em>Sì, ovvio, le rane</em>”, e siamo andate a vedere.</p>
<p>Fuori dalla guest house, lungo il sentiero sterrato, due rane – una più grande, l&#8217;altra minuta – giacevano abbracciate, in uno stato di innamoramento del tutto indifferente al voyerismo di noi umani presenti.<br />
E io ho detto: “<em>Speriamo che non passi un tuk tuk a distruggere questo amore</em>”, e sono tornata dentro.</p>
<p>E&#8217; passata una motoretta.</p>
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		<title>Qui Hampi</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 10:42:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nostro itinerario anti-monsonico pare funzionare: al momento siamo ad Hampi e non piove quasi mai. Quando piove, poi, dura giusto il tempo di una piacevole rinfrescata. Il posto e&#8217; di una bellezza rara, con il fiume, le piantagioni di banane, le risaie e, un po&#8217; dappertutto, rovine antiche, templi, testimonianze storiche tra cui i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/hampi.jpeg"><img class="size-full wp-image-2386    alignnone" title="hampi" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/hampi.jpeg" alt="hampi" width="91" height="124" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Il nostro itinerario anti-monsonico pare funzionare: al momento siamo ad <a href="http://www.hampi.in/">Hampi</a> e non piove quasi mai. Quando piove, poi, dura giusto il tempo di una piacevole rinfrescata.</p>
<p style="text-align: left;">Il posto e&#8217; di una bellezza rara, con il fiume, le piantagioni di banane, le risaie e, un po&#8217; dappertutto, rovine antiche, templi, testimonianze storiche tra cui i bambini giocano a cricket. E delle rocce di granito enormi, impressionanti. E poi scimmie e mucche ovunque e cosi&#8217; via. Persino un toro, abbiamo incrociato ieri, e la parte spagnola che e&#8217; in me si e&#8217; presa un colpo ed e&#8217; fuggita lesta.</p>
<p style="text-align: left;">Non c&#8217;e&#8217; campo per il cellulare, pero&#8217;, e ancora meno per la chiavetta internet, quindi sono quasi impossibilitata a comunicare col mondo.</p>
<p style="text-align: left;">C&#8217;e&#8217; un internet cafe&#8217; ma e&#8217; nella zona centrale del villaggio mentre il nostro alberghetto e&#8217; al di la&#8217; del fiume, e l&#8217;ultima barchetta per attraversare e&#8217; alle sei di sera, quando in Italia sono le due e mezza del pomeriggio. Quindi, tolto qualche fortuito momento di campo sul telefonino (a volte appare una tacchetta, ma non spesso) mi trovo ad essere irreperibile per i miei cari e questo post serve, appunto, ad avvisarli.</p>
<p style="text-align: left;">Detto questo, il posto in cui dormiamo e&#8217; esattamente come era Dahab quindici anni fa, con la differenza che non c&#8217;e&#8217; il mare ma ci sono i monumenti. La sottoscritta vecchia Dahabiana giace quindi felice sui cuscini, sonnecchia, leggiucchia e mangia pancakes, rassicurata dal fatto che, da qualche parte nel mondo, una vecchia Dahab si finisce sempre col trovarla.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/hampi-dahab.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2387" title="hampi-dahab" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/hampi-dahab.jpeg" alt="hampi-dahab" width="127" height="95" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Dormiamo sotto un tetto di paglia, quindi, sotto una zanzariera, e davanti alla nostra casettina/stanza c&#8217;e&#8217; l&#8217;amaca e, davanti, il classico pergolato con i materassi e i cuscini a terra e i tavolini bassi per bere il te&#8217; o per mangiare. Ieri sera il ragazzo ci ha detto che avrebbe fatto del pollo ed io, stupidamente, mi sono assicurata che fosse fresco. Poi sono uscita e c&#8217;erano galline ovunque e tra loro, evidentemente, la mia cena. A volte faccio domande cretine.</p>
<p style="text-align: left;">Una riposata ci voleva, dopo il tour Chennai &#8211; Auroville &#8211; Puducherry &#8211; Madurai &#8211; Periyar &#8211; Fort Cochin &#8211; Ooty (dove fa un freddo da pazzi) e poi Mysore e Bangalore. Rimarremo un po&#8217; accasciate qua, che ce lo meritiamo. Poi forse andiamo a Bombay, boh, o forse no, e poi di nuovo Chennai dalla Cheffa e poi casa. Questo e&#8217; piu&#8217; o meno il programma.</p>
<p style="text-align: left;">(Ehm: Pupi, metti mano all&#8217;email, che voglio sapere i fatti tuoi. E baci.)</p>
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		<title>Passeggio in India II: dell&#8217;accidentato arrivo a Madurai</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 17:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono i pullman dove si dorme, chiamati Sleepers e fatti di cuccette con le lenzuola a righe. L&#8217;effetto è un po&#8217; da cella carceraria, ma sta di fatto che ti stendi e dormi. E poi ci sono i pullman chiamati semi-sleepers, dove abbassi il sedile e dormi, appunto, solo in parte. Noi abbiamo preso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono i pullman dove si dorme, chiamati Sleepers e fatti di cuccette con le lenzuola a righe. L&#8217;effetto è un po&#8217; da cella carceraria, ma sta di fatto che ti stendi e dormi. E poi ci sono i pullman chiamati semi-sleepers, dove abbassi il sedile e dormi, appunto, solo in parte.<br />
Noi abbiamo preso un semi-sleeper da Puducherry a Madurai, abbiamo tirato giù i sedili e, per le successive nove ore, abbiamo dormito sonni agitati intervallati da confusi risvegli e ancora più confusi spettacoli intravisti dal finestrino, mentre il pullman correva – sì, correva proprio – lungo strade per lo più sterrate e villaggi con le capanne e cittadine con dei chioschetti aperti dove facevano il tè, e io ho aperto gli occhi dopo che eravamo rimasti per un po&#8217; bloccati e ho visto che stavamo superando un incidente notevole, con un pullman uguale al nostro che aveva fatto un frontale contro un camion e aveva tutto il vetro davanti a pezzi, e invece la Marzia ha aperto un occhio dopo chilometri e chilometri di strada sterrata, appunto, e si è ritrovata a contemplare un casello. “<em>Chissà che manutenzione pagano, con i soldi del pedaggio, su una pista in terra battuta</em>”, ha pensato, ed è che Marzia è genovese e vede il lato pratico delle cose laddove io avrei probabilmente trovato molto romantica la vita del casellante solitario nella giungla.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/maduraitempio.jpg"><img class="size-full wp-image-2376 aligncenter" title="maduraitempio" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/maduraitempio.jpg" alt="maduraitempio" width="400" height="266" /></a></p>
<p>Poi siamo arrivate e Madurai ed erano le 5 del mattino. Prendiamo un tuk tuk per l&#8217;albergo che avevamo prenotato, tale Sri Devi Hotel che la Rough Guide così descrive: “<em>Le convenienti doppie senza a/c, immacolate e vicinissime al tempio fanno sì che questo posto sia sempre pieno di stranieri. Per un piccolo lusso romantico prendete una camera &#8216;deluxe&#8217; in terrazza […]</em>” e ci scodellano davanti a una palazzina fatiscente nella quale ci inoltriamo scavalcando i corpi del personale addormentato a terra che, per l&#8217;occasione, si sveglia e ci mostra la nostra stanza che si rivela un antro quasi privo di finestre, con un letto scartellato con le lenzuola macchiate di marrone e un bagno con le piastrelle marroni, o forse era sterrato pure lui, dotato di un gabinetto alla turca su cui era stranamente posizionata anche la doccia e da cui era facile immaginare processioni di scarrafoni in uscita.<br />
E Marzia mi fa: “<em>Be&#8217;, non abbiamo scelta, dobbiamo dormirci</em>”, e siccome sono le cinque del mattino e abbiamo appena fatto nove ore di autobus io, sebben perplessa, non ho cuore di contraddirla. Del resto, insomma: sarei pur sempre temprata da mille anni di Egitto, dico io. Mi farò mica turbare da una topaia indiana.<br />
E quindi torniamo giù da &#8216;sto portiere in canottiera per dargli i passaporti, nonché la cifra spropositata che pretende, e lui ci fa: “<em>La stanza dura 24 ore, quindi domani dovete lasciarla alle 5 del mattino</em>”. “<em>Alle 5????</em>” “<em>Sì, alle 5</em>”. E ci ha pure una faccia da vigile urbano incazzoso, il portiere della topaia, e a questo punto propongo: “<em>Marzia, ma se lo mandassimo un po&#8217; affanculo?</em>” ché, va bene tutto, ma la stronzaggine di farti alzare alle 4 e mezza del mattino mi pare eccessiva, e così ce ne andiamo sdegnate e ci trasciniamo le nostre valigie nella notte fino al tempio indù che è bellissimo e, siccome ormai albeggia quasi, c&#8217;è persino qualche chioschetto aperto e  prendiamo del succo di mango e facciamo colazione sedute su un gradino guardandoci il passeggio dei fedeli mattinieri che vanno a pregare e, alla fine, troviamo un altro albergo – il Supreme Hotel &#8211; che in confronto al primo sembra una reggia e costa pure la metà – come tutti quelli in cui staremo in seguito &#8211; ed esploriamo le gioie del servizio in camera, del bagno vero e delle lenzuola bianche e sono ormai le sette quando sveniamo addormentate sulle suddette lenzuola.</p>
<p>Io ho sognato che Pablo Neruda decideva di patrocinarmi nella causa contro Magdi Allam, anche se mi trovava un po&#8217; ingrassata dall&#8217;ultima volta che mi aveva visto.</p>
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		<title>Passeggio in India</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 15:52:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ricapitolando: questo blog si sta facendo una passeggiata per l&#8217;India assieme all&#8217;amica Marzia e sotto l&#8217;occhio benevolente della Cheffa di Madras, ché erano circa due anni che volevo andarla a trovare e stavolta ci sono riuscita, e siamo quindi atterrate a Madras aka Chennai, appunto, e poi la Cheffa ci ha portato ad Auroville e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricapitolando: questo blog si sta facendo una passeggiata per l&#8217;India assieme all&#8217;amica Marzia e sotto l&#8217;occhio benevolente della <a href="http://lapiccolacuoca.blogspot.com/">Cheffa di Madras,</a> ché erano circa due anni che volevo andarla a trovare e stavolta ci sono riuscita, e siamo quindi atterrate a Madras aka Chennai, appunto, e poi la Cheffa ci ha portato ad Auroville e a Puducherry e, da lì, abbiamo preseguito io e la Marzia e non abbiamo più smesso, nel senso che ora siamo a Mysore, domani andiamo a Bangalore e così via.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/tuktuk.jpg"><img class="size-full wp-image-2371 aligncenter" title="tuktuk" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/tuktuk.jpg" alt="tuktuk" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Ora: non sono particolarmente in vena di post, in questo viaggio. Vuoi per problemi di connessione, vuoi perché è una delle poche volte nella mia vita che non viaggio da sola, e questo fa sì che le cose che ti saltano in mente le dici a voce e poi non hai più bisogno di scriverle. E vuoi perché, soprattutto, sono in quella che i prof di lingue definiscono &#8220;fase silente&#8221;, quando si cerca di capire cose straniere assorbendole e poi bisogna elaborarle.</p>
<p>Però la voglia di scrivere una ce l&#8217;ha pure quando non sa che dire, maledizione, e pensavo di risolvere il problema buttando giù qualche consiglio per chi dovesse venire a fare una passeggiata per il sud dell&#8217;India dopo di me.<br />
Per esempio: <strong>NON ANDATE ALLO SRI DEVI HOTEL DI MADURAI.</strong><br />
Per l&#8217;amor del cielo. Per quello che avete di più caro. Non date retta a nessuna guida, che sia la Rough o la Lonely Planet, ed evitatelo come la peste: è la peggiore topaia vista da quando siamo in India e costa più del doppio rispetto agli alberghi belli in cui siamo state.<br />
Mo&#8217; faccio un altro post riciclando le cose scritte a Madurai, così mi spiego meglio.<br />
Comunque: <strong>lo Sri Devi di Madurai, NO</strong>.<br />
Ecco.</p>
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		<title>Da Ooty a Mysore</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 13:36:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ai bordi della strada per Mysore, uno spettacolo impensabile in un paese arabo: squadre di lavoratori che scavano il fossato che costeggia la statale e si dividono in coppie: un uomo e una donna, un uomo e una donna e così via. E te le vedi lì col sari e il piccone, questa qua, intente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/india_07_24_09_09-06_06.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2366" title="india_07_24_09_09-06_06" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/india_07_24_09_09-06_06.jpg" alt="india_07_24_09_09-06_06" width="350" height="232" /></a></p>
<p>Ai bordi della strada per Mysore, uno spettacolo impensabile in un paese arabo: squadre di lavoratori che scavano il fossato che  costeggia la statale e si dividono in coppie: un uomo e una donna, un uomo e una donna e così via. E te le vedi lì col sari e il piccone, questa qua, intente a scavare o a riempire sacchi di terra sotto il sole e ti chiedi quanta forza abbiano, esili come sono, e non è un bel vedere.</p>
<p> E poi foreste e ancora foreste, mucche e ancora mucche, scimmie e ancora scimmie, e per la millesima volta ti interroghi su come facciano, qua, ad avere problemi idrici quando c&#8217;è acqua e verde ovunque, e pure il monsone.<br />
Li hanno, tuttavia, e anche gravi, e te lo ricordano un po&#8217; ovunque, ti implorano di risparmiarne negli alberghi e, quando ci mostrarono una diga dalle parti di Periyar, ci spiegarono che in realtà era un pezzo da museo risalente alla dominazione inglese ma che per ristrutturarla avrebbero dovuto chiuderla e sarebbe stato un disastro con migliaia di persone all&#8217;asciutto e, insomma, le foreste e i ruscelli e le cascate e le piogge torrenziali convivono con la scarsità di acqua per la gente e, se non te lo dicessero, tu non ci penseresti mai.</p>
<p>E terra rossa. Più rossa di quella della Spagna, rossa che pare un campo da tennis ma, sopra, ci crescono le piantagioni del tè. Ogni tanto un villaggetto, coi baracchini di un rosso diverso, sponsorizzato dalla Vodafone.<br />
Sul bus, stavolta, ci siamo solo noi e tre indiani, tutti e tre sordomuti. Uno di loro indossa la maglietta del Barça.</p>
<p>L&#8217;islam c&#8217;è, lo noti un po&#8217; ovunque – nelle moschee qua e là, nelle ragazze con l&#8217;hijab al posto del sari, nei tuktuk e nei posti di ristoro dove sventola la bandierina verde o certi nomi appiccicati con l&#8217;adesivo: Bismillah, cose così. C&#8217;è un mucchio di islam, in India, e la viaggiatrice smarrita si chiede perché diavolo se lo siano voluto fare a tutti i costi, il loro Pakistan con tutto il casino che ne è derivato, se poi qui è pieno di gente che guida tuktuk chiamati “Bismillah”.<br />
In una libreria di Fort Cochin sono rimasta a sfogliare un volume in inglese intitolato: “I musulmani indiani: cosa è andato storto.” Poi l&#8217;ho lasciato là, non l&#8217;ho comprato. Pesava, e comunque è sempre un chiedersi cosa sia andato storto, quando si parla di islam.</p>
<p>Da Ooty a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mysore">Mysore</a> è tutto un tornante, stiamo scendendo da un&#8217;ora e scenderemo ancora per parecchio. L&#8217;autista del pullman non sembra del tutto a suo agio con le curve e tende a frenare all&#8217;improvviso. Mi auguro che rimangano un bello spettacolo visto dal finestrino, questi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ghati_occidentali">Ghati Occidentali</a>, ché mi scoccerebbe vederli mentre volo giù dal tornante. Bismillah.</p>
<p>Passiamo per <a href="http://images.google.com/images?q=gudalur&#038;oe=utf-8&#038;rls=org.mozilla:it:official&#038;client=firefox-a&#038;um=1&#038;ie=UTF-8&#038;ei=n7dpSr_kGtSBkQXi4JSPCw&#038;sa=X&#038;oi=image_result_group&#038;ct=title&#038;resnum=4">Gudalur</a>: una microscopica moschea all&#8217;entrata del paese, poi una grande chiesa cristiana, poi uno sgargiante tempio indù e, qualche centinaio di metri dopo, un&#8217;altra moschea più grande in costruzione. E, ad ogni angolo, le capre più tranquille della terra che dormicchiano o allattano i piccoli, e mi chiedo a quale religione appartengano i loro proprietari, ché se sono indù dovrebbero essere vegetariani, con grande giubilo delle caprette, e se sono musulmani possono mangiare solo gli animali adulti, non i cuccioli.<br />
Se sono cristiani, invece, possono mangiarle tutte, madri e figlie, e rifletto su quanto sarei pericolosa io, per &#8216;ste povere bestie stese al sole.</p>
<p>(Un capretto arrosto ci vorrebbe, in effetti, dopo tanto curry&#8230;.)</p>
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		<title>Con la chiavetta sul Mumbay Express</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 15:13:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(Nota: avevo scritto questo loffissimo post descrittivo perché ero tutta contenta per la ritrovata connessione alla rete. Il tempo di finirlo e mi si è scaricato il pc. Poi, una volta ricaricato il pc, non mi funziona più la chiavetta. Presto avrò una crisi isterica. La foto non c&#8217;entra niente ma questi onnipresenti compagni indiani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(<strong>Nota</strong>: avevo scritto questo loffissimo post descrittivo perché ero tutta contenta per la ritrovata connessione alla rete. Il tempo di finirlo e mi si è scaricato il pc. Poi, una volta ricaricato il pc, non mi funziona più la chiavetta. Presto avrò una crisi isterica. La foto non c&#8217;entra niente ma questi onnipresenti compagni indiani mi fanno mori&#8217;.)</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/comunista.jpg"><img class="size-full wp-image-2363 alignnone" title="comunista" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/comunista.jpg" alt="comunista" width="350" height="232" /></a><br />
</em></p>
<p>Giusto per il gusto di scrivere un post da un treno, collegata con una portentosa chiavetta indiana ottenuta in un&#8217;ora e senza nessuna delle scocciature di attese da attivazione e impegni da abbonamento che avrei avuto in Italia: siamo sul Mumbay Express e sono collegata, ecco. Volevo dirlo.</p>
<p>Delle sette classi che ci sono sui treni indiani, noi stiamo viaggiando in Sleepers, che sarebbe   una classe di mezzo senza infamia e senza lode. Nel vagone non ci sono capre né galline, quindi, ma non ci sono nemmeno i vetri ai finestrini – ottima idea, peraltro, funzionalissima per fare circolare l&#8217;aria – e la scena è che sono tutte cuccette ricoperte di plastica blu, e sulle cuccette di sotto la gente si siede cercando di stendere i piedi dove può, normalmente accanto al vicino che ha di fronte, e sulle cuccette di sopra si mettono i bagagli oppure ci salgono i passeggeri più atletici per schiacciare un pisolo.<br />
Accanto a noi c&#8217;è il vagone-cucina, che non è un ristorante ma è, appunto, una cucina dove vengono fritte verdure in pastella in enormi padelloni pieni d&#8217;olio, e su un treno in movimento c&#8217;è da ammirare i cuochi per il loro senso dell&#8217;equilibrio, ché io al loro posto mi rovescerei addosso tutto l&#8217;olio bollente dell&#8217;India.<br />
Le verdure fritte, comunque, vengono poi offerte ai viaggiatori da un instancabile servizio bar che passa sopra e sotto per tutto il treno, e chi offre frittelle e chi offre chai, chi propone caffè e chi ti porge anacardi, e poi passano un sacco di mendicanti senza una gamba o camminando gattoni tra i vagoni e c&#8217;è anche qualche bambina a cui ci è già stato detto di non dare soldi onde evitare di foraggiare gli sfruttatori di bambini mendicanti.</p>
<p>Si viaggia con gli sportelli aperti, come capitava pure in Egitto, e la gente ha un grande talento nel trovare il modo e la posizione per dormire dove tu non ci riusciresti mai. Qui accanto mi era parso di vedere una bambina addormentata, stesa su una poltroncina singola; poi ho guardato meglio ed era una nana.</p>
<p>Il paesaggio – stiamo andando da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kochi_(India)">Kochi</a> a Coimbatore, ovvero dalla costa verso l&#8217;interno nel sud del paese – è, in questo momento, di una bellezza che ti fa sentire piccolissimo: risaie verdissime con alle spalle foreste ancora più verdi e, subito dietro, montagne di roccia imponenti che neanche questa vegetazione esagerata riesce a coprire del tutto. Maestoso.<br />
E poi corsi d&#8217;acqua, stagni e laghetti, bimbi e animali che ti viene in mente la Valle del Nilo vista dal treno ma poi ti ritrovi di nuovo nella foresta e addio Valle del Nilo, qua attraversiamo la giungla e ci sono pure le cascate, ci sono. Niente Egitto, non qui.</p>
<p>Da Kochi a Coimbatore sono 204 km e c&#8217;è un dibattito aperto sul tempo che ci metteremo a percorrerli: il controllore &#8211; elegantissimo, anche se la sua giacca blu è talmente più larga e più lunga di lui che pare un bambino che l&#8217;ha rubata al babbo – il controllore, dicevo, afferma che ci metteremo sei ore. I passeggeri nostri vicini, invece, dicono che ne basteranno 4 e mezzo. Di conseguenza, se arriviamo stasera alle 7 vorrà dire che aveva ragione il controllore, e sennò arriviamo alle 5 e mezza. Poi da lì prendiamo un bus per Mettupalayam (altri cento km) e poi dormiamo lì e domani mattina alle sette affrontiamo la mitica <a href="http://www.nilgiris.com/nilgiritrain.htm">Nilgiri Blue Mountains Railway.</a><br />
So&#8217; abbastanza entusiasmata.</p>
<p>Non è facile da descrivere, &#8216;sto paese: è tanto. E&#8217; più naturale guardarlo e basta, postare al massimo le fotografie. Perché, a scriverne, una dovrebbe per forza fare delle sintesi e quindi delle scelte: dei bilanci, insomma. Ed io è già tanto se metto a fuoco tutta la roba che mi passa davanti agli occhi, figurati fare scelte e sintesi e bilanci. Non ce la faccio.</p>
<p>E&#8217; grande, l&#8217;India. Porca miseria, se è grande.</p>
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