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	<title>Haramlik &#187; Senza categoria</title>
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		<title>Passeggio in India</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 15:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricapitolando: questo blog si sta facendo una passeggiata per l&#8217;India assieme all&#8217;amica Marzia e sotto l&#8217;occhio benevolente della Cheffa di Madras, ché erano circa due anni che volevo andarla a trovare e stavolta ci sono riuscita, e siamo quindi atterrate a Madras aka Chennai, appunto, e poi la Cheffa ci ha portato ad Auroville e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricapitolando: questo blog si sta facendo una passeggiata per l&#8217;India assieme all&#8217;amica Marzia e sotto l&#8217;occhio benevolente della <a href="http://lapiccolacuoca.blogspot.com/">Cheffa di Madras,</a> ché erano circa due anni che volevo andarla a trovare e stavolta ci sono riuscita, e siamo quindi atterrate a Madras aka Chennai, appunto, e poi la Cheffa ci ha portato ad Auroville e a Puducherry e, da lì, abbiamo preseguito io e la Marzia e non abbiamo più smesso, nel senso che ora siamo a Mysore, domani andiamo a Bangalore e così via.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/tuktuk.jpg"><img class="size-full wp-image-2371 aligncenter" title="tuktuk" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/tuktuk.jpg" alt="tuktuk" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Ora: non sono particolarmente in vena di post, in questo viaggio. Vuoi per problemi di connessione, vuoi perché è una delle poche volte nella mia vita che non viaggio da sola, e questo fa sì che le cose che ti saltano in mente le dici a voce e poi non hai più bisogno di scriverle. E vuoi perché, soprattutto, sono in quella che i prof di lingue definiscono &#8220;fase silente&#8221;, quando si cerca di capire cose straniere assorbendole e poi bisogna elaborarle.</p>
<p>Però la voglia di scrivere una ce l&#8217;ha pure quando non sa che dire, maledizione, e pensavo di risolvere il problema buttando giù qualche consiglio per chi dovesse venire a fare una passeggiata per il sud dell&#8217;India dopo di me.<br />
Per esempio: <strong>NON ANDATE ALLO SRI DEVI HOTEL DI MADURAI.</strong><br />
Per l&#8217;amor del cielo. Per quello che avete di più caro. Non date retta a nessuna guida, che sia la Rough o la Lonely Planet, ed evitatelo come la peste: è la peggiore topaia vista da quando siamo in India e costa più del doppio rispetto agli alberghi belli in cui siamo state.<br />
Mo&#8217; faccio un altro post riciclando le cose scritte a Madurai, così mi spiego meglio.<br />
Comunque: <strong>lo Sri Devi di Madurai, NO</strong>.<br />
Ecco.</p>
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		<title>Da Ooty a Mysore</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/2009/07/24/da-ooty-a-mysore/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 13:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[musulmani]]></category>

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		<description><![CDATA[Ai bordi della strada per Mysore, uno spettacolo impensabile in un paese arabo: squadre di lavoratori che scavano il fossato che costeggia la statale e si dividono in coppie: un uomo e una donna, un uomo e una donna e così via. E te le vedi lì col sari e il piccone, questa qua, intente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/india_07_24_09_09-06_06.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2366" title="india_07_24_09_09-06_06" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/india_07_24_09_09-06_06.jpg" alt="india_07_24_09_09-06_06" width="350" height="232" /></a></p>
<p>Ai bordi della strada per Mysore, uno spettacolo impensabile in un paese arabo: squadre di lavoratori che scavano il fossato che  costeggia la statale e si dividono in coppie: un uomo e una donna, un uomo e una donna e così via. E te le vedi lì col sari e il piccone, questa qua, intente a scavare o a riempire sacchi di terra sotto il sole e ti chiedi quanta forza abbiano, esili come sono, e non è un bel vedere.</p>
<p>E poi foreste e ancora foreste, mucche e ancora mucche, scimmie e ancora scimmie, e per la millesima volta ti interroghi su come facciano, qua, ad avere problemi idrici quando c&#8217;è acqua e verde ovunque, e pure il monsone.<br />
Li hanno, tuttavia, e anche gravi, e te lo ricordano un po&#8217; ovunque, ti implorano di risparmiarne negli alberghi e, quando ci mostrarono una diga dalle parti di Periyar, ci spiegarono che in realtà era un pezzo da museo risalente alla dominazione inglese ma che per ristrutturarla avrebbero dovuto chiuderla e sarebbe stato un disastro con migliaia di persone all&#8217;asciutto e, insomma, le foreste e i ruscelli e le cascate e le piogge torrenziali convivono con la scarsità di acqua per la gente e, se non te lo dicessero, tu non ci penseresti mai.</p>
<p>E terra rossa. Più rossa di quella della Spagna, rossa che pare un campo da tennis ma, sopra, ci crescono le piantagioni del tè. Ogni tanto un villaggetto, coi baracchini di un rosso diverso, sponsorizzato dalla Vodafone.<br />
Sul bus, stavolta, ci siamo solo noi e tre indiani, tutti e tre sordomuti. Uno di loro indossa la maglietta del Barça.</p>
<p>L&#8217;islam c&#8217;è, lo noti un po&#8217; ovunque – nelle moschee qua e là, nelle ragazze con l&#8217;hijab al posto del sari, nei tuktuk e nei posti di ristoro dove sventola la bandierina verde o certi nomi appiccicati con l&#8217;adesivo: Bismillah, cose così. C&#8217;è un mucchio di islam, in India, e la viaggiatrice smarrita si chiede perché diavolo se lo siano voluto fare a tutti i costi, il loro Pakistan con tutto il casino che ne è derivato, se poi qui è pieno di gente che guida tuktuk chiamati “Bismillah”.<br />
In una libreria di Fort Cochin sono rimasta a sfogliare un volume in inglese intitolato: “I musulmani indiani: cosa è andato storto.” Poi l&#8217;ho lasciato là, non l&#8217;ho comprato. Pesava, e comunque è sempre un chiedersi cosa sia andato storto, quando si parla di islam.</p>
<p>Da Ooty a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mysore">Mysore</a> è tutto un tornante, stiamo scendendo da un&#8217;ora e scenderemo ancora per parecchio. L&#8217;autista del pullman non sembra del tutto a suo agio con le curve e tende a frenare all&#8217;improvviso. Mi auguro che rimangano un bello spettacolo visto dal finestrino, questi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ghati_occidentali">Ghati Occidentali</a>, ché mi scoccerebbe vederli mentre volo giù dal tornante. Bismillah.</p>
<p>Passiamo per <a href="http://images.google.com/images?q=gudalur&amp;oe=utf-8&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;ei=n7dpSr_kGtSBkQXi4JSPCw&amp;sa=X&amp;oi=image_result_group&amp;ct=title&amp;resnum=4">Gudalur</a>: una microscopica moschea all&#8217;entrata del paese, poi una grande chiesa cristiana, poi uno sgargiante tempio indù e, qualche centinaio di metri dopo, un&#8217;altra moschea più grande in costruzione. E, ad ogni angolo, le capre più tranquille della terra che dormicchiano o allattano i piccoli, e mi chiedo a quale religione appartengano i loro proprietari, ché se sono indù dovrebbero essere vegetariani, con grande giubilo delle caprette, e se sono musulmani possono mangiare solo gli animali adulti, non i cuccioli.<br />
Se sono cristiani, invece, possono mangiarle tutte, madri e figlie, e rifletto su quanto sarei pericolosa io, per &#8216;ste povere bestie stese al sole.</p>
<p>(Un capretto arrosto ci vorrebbe, in effetti, dopo tanto curry&#8230;.)</p>
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		<title>Con la chiavetta sul Mumbay Express</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/2009/07/23/con-la-chiavetta-sul-mumbay-express/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 15:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>

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		<description><![CDATA[(Nota: avevo scritto questo loffissimo post descrittivo perché ero tutta contenta per la ritrovata connessione alla rete. Il tempo di finirlo e mi si è scaricato il pc. Poi, una volta ricaricato il pc, non mi funziona più la chiavetta. Presto avrò una crisi isterica. La foto non c&#8217;entra niente ma questi onnipresenti compagni indiani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(<strong>Nota</strong>: avevo scritto questo loffissimo post descrittivo perché ero tutta contenta per la ritrovata connessione alla rete. Il tempo di finirlo e mi si è scaricato il pc. Poi, una volta ricaricato il pc, non mi funziona più la chiavetta. Presto avrò una crisi isterica. La foto non c&#8217;entra niente ma questi onnipresenti compagni indiani mi fanno mori&#8217;.)</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/comunista.jpg"><img class="size-full wp-image-2363 alignnone" title="comunista" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/07/comunista.jpg" alt="comunista" width="350" height="232" /></a><br />
</em></p>
<p>Giusto per il gusto di scrivere un post da un treno, collegata con una portentosa chiavetta indiana ottenuta in un&#8217;ora e senza nessuna delle scocciature di attese da attivazione e impegni da abbonamento che avrei avuto in Italia: siamo sul Mumbay Express e sono collegata, ecco. Volevo dirlo.</p>
<p>Delle sette classi che ci sono sui treni indiani, noi stiamo viaggiando in Sleepers, che sarebbe   una classe di mezzo senza infamia e senza lode. Nel vagone non ci sono capre né galline, quindi, ma non ci sono nemmeno i vetri ai finestrini – ottima idea, peraltro, funzionalissima per fare circolare l&#8217;aria – e la scena è che sono tutte cuccette ricoperte di plastica blu, e sulle cuccette di sotto la gente si siede cercando di stendere i piedi dove può, normalmente accanto al vicino che ha di fronte, e sulle cuccette di sopra si mettono i bagagli oppure ci salgono i passeggeri più atletici per schiacciare un pisolo.<br />
Accanto a noi c&#8217;è il vagone-cucina, che non è un ristorante ma è, appunto, una cucina dove vengono fritte verdure in pastella in enormi padelloni pieni d&#8217;olio, e su un treno in movimento c&#8217;è da ammirare i cuochi per il loro senso dell&#8217;equilibrio, ché io al loro posto mi rovescerei addosso tutto l&#8217;olio bollente dell&#8217;India.<br />
Le verdure fritte, comunque, vengono poi offerte ai viaggiatori da un instancabile servizio bar che passa sopra e sotto per tutto il treno, e chi offre frittelle e chi offre chai, chi propone caffè e chi ti porge anacardi, e poi passano un sacco di mendicanti senza una gamba o camminando gattoni tra i vagoni e c&#8217;è anche qualche bambina a cui ci è già stato detto di non dare soldi onde evitare di foraggiare gli sfruttatori di bambini mendicanti.</p>
<p>Si viaggia con gli sportelli aperti, come capitava pure in Egitto, e la gente ha un grande talento nel trovare il modo e la posizione per dormire dove tu non ci riusciresti mai. Qui accanto mi era parso di vedere una bambina addormentata, stesa su una poltroncina singola; poi ho guardato meglio ed era una nana.</p>
<p>Il paesaggio – stiamo andando da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kochi_(India)">Kochi</a> a Coimbatore, ovvero dalla costa verso l&#8217;interno nel sud del paese – è, in questo momento, di una bellezza che ti fa sentire piccolissimo: risaie verdissime con alle spalle foreste ancora più verdi e, subito dietro, montagne di roccia imponenti che neanche questa vegetazione esagerata riesce a coprire del tutto. Maestoso.<br />
E poi corsi d&#8217;acqua, stagni e laghetti, bimbi e animali che ti viene in mente la Valle del Nilo vista dal treno ma poi ti ritrovi di nuovo nella foresta e addio Valle del Nilo, qua attraversiamo la giungla e ci sono pure le cascate, ci sono. Niente Egitto, non qui.</p>
<p>Da Kochi a Coimbatore sono 204 km e c&#8217;è un dibattito aperto sul tempo che ci metteremo a percorrerli: il controllore &#8211; elegantissimo, anche se la sua giacca blu è talmente più larga e più lunga di lui che pare un bambino che l&#8217;ha rubata al babbo – il controllore, dicevo, afferma che ci metteremo sei ore. I passeggeri nostri vicini, invece, dicono che ne basteranno 4 e mezzo. Di conseguenza, se arriviamo stasera alle 7 vorrà dire che aveva ragione il controllore, e sennò arriviamo alle 5 e mezza. Poi da lì prendiamo un bus per Mettupalayam (altri cento km) e poi dormiamo lì e domani mattina alle sette affrontiamo la mitica <a href="http://www.nilgiris.com/nilgiritrain.htm">Nilgiri Blue Mountains Railway.</a><br />
So&#8217; abbastanza entusiasmata.</p>
<p>Non è facile da descrivere, &#8216;sto paese: è tanto. E&#8217; più naturale guardarlo e basta, postare al massimo le fotografie. Perché, a scriverne, una dovrebbe per forza fare delle sintesi e quindi delle scelte: dei bilanci, insomma. Ed io è già tanto se metto a fuoco tutta la roba che mi passa davanti agli occhi, figurati fare scelte e sintesi e bilanci. Non ce la faccio.</p>
<p>E&#8217; grande, l&#8217;India. Porca miseria, se è grande.</p>
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		<title>L&#8217;internet italiana non arriva in Cile (o delle frontiere mentali)</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/2009/05/29/linternet-italiana-non-arriva-in-cile-o-delle-frontiere-mentali/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 09:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[giornalismo cialtrone]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismi]]></category>

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		<description><![CDATA[Per dare notizia di una cosa avvenuta in Cile &#8211; il rinvio a giudizio di uno degli assassini materiali di Victor Jara, a 36 anni dalla sua morte nello stadio di Santiago &#8211; e di cui io ho appreso in un&#8217;edizione de El Pais molto letta in Italia &#8211; quella del famoso editoriale dal titolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per dare notizia di una cosa avvenuta in Cile &#8211; il rinvio a giudizio di uno degli assassini materiali di <a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=2&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FV%25C3%25ADctor_Jara&amp;ei=9qYfSvHHJMiOsAaqnuC5Bg&amp;usg=AFQjCNFmI8hrHz-K3FEpyIh9ZLUaHVWl5w&amp;sig2=bWeIQk2CKFrI4LioE-6ecA">Victor Jara</a>, a 36 anni dalla sua morte nello stadio di Santiago &#8211; e di cui io ho appreso in un&#8217;edizione de El Pais molto letta in Italia &#8211; quella del famoso editoriale dal titolo &#8220;<a href="http://www.elpais.com/articulo/opinion/Impune/Berlusconi/elpepiopi/20090527elpepiopi_2/Tes">Berlusconi impunito</a>&#8221; &#8211; l&#8217;unica agenzia di stampa italiana che al momento si degna di riportare la notiza <a href="http://www.asca.it/news-CILE__SI_RIAPRE_IL_CASO_DI_VICTOR_JARA__UCCISO_DA_MILITARI_PINOCHET-834295-ORA-.html">dice, testualmente</a>:</p>
<blockquote><p><em>Secondo quanto riferiscono i siti web di alcuni media britannici, come Bbc e Guardian, un ex soldato, Jose Adolfo Paredes Marquez [...]<br />
</em></p></blockquote>
<p>I siti web di alcuni <strong>media britannici</strong>? Ma che c&#8217;entra?<br />
Ma perché, scusa, i media cileni non hanno siti web? O non danno le notizie?<br />
E, visto che ci siamo, perché non citare anche i siti web di alcuni media <a href="http://news.google.com/news?um=1&amp;ned=it&amp;hl=es&amp;cf=all&amp;ncl=ddv2daVp_hwU2bMOkWdx09jbmmGCM">spagnoli, argentini, venezuelani, colombiani, boliviani</a>, e poi anche <a href="http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5iu0Y9K8ac7vIc5soozNCwrDkUx2w">francesi</a>, <a href="http://www.sonntagszeitung.ch/home/artikel-detailseite-sda/?newsid=82128">svizzeri</a>, e persino <a href="http://search.japantimes.co.jp/cgi-bin/eo20090528cc.html">giapponesi</a> e <a href="http://news.google.com/news/url?sa=t&amp;ct2=it%2F0_0_s_2_0_i&amp;usg=AFQjCNGxzJkBnabGctt0R-lDAPpGU6eUvw&amp;sig2=pHsGdgvuDXepQIs91YOp6w&amp;cid=0&amp;ei=jqAfSoieA46s_gbO_KRR&amp;rt=SEARCH&amp;vm=STANDARD&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.pakistannews.net%2Fstory%2F505857">pakistani</a>?</p>
<p>E una rimane un po&#8217; lì a pensarci, infastidita dallo stillicidio di inestetismi concettuali e linguistici che impregnano lo spazio pubblico italiano fino ai più piccoli particolari, e si domanda cosa ci sia, dietro una frase del genere. Semplice provincialismo? Razzismo più o meno consapevole? Sudditanza culturale verso il mondo anglofono? Ignoranza del funzionamento della rete? Inconsapevolezza geografica?</p>
<p>Non so, ma è un fastidio.<br />
Ed è, a modo suo, anche un piccolo insulto alla memoria di Jara.</p>
<p><strong>Nel video</strong>: <em>Te recuerdo Amanda</em>, interpretata da Silvio Rodriguez nello stadio di Santiago de Chile, 1997.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Ra-tfn9kf6M&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/Ra-tfn9kf6M&amp;hl=it&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Il &#8220;corpo insegnanti&#8221;, si chiama</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/2009/05/17/il-corpo-insegnanti-si-chiama/</link>
		<comments>http://www.ilcircolo.net/lia/2009/05/17/il-corpo-insegnanti-si-chiama/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 17 May 2009 10:16:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Punto numero uno: a scuola bisogna seguire il primo istinto &#8211; non il secondo o il terzo, il primo &#8211; e questo ti dice di non toccarli, i ragazzi. Io ancora ricordo la prima studentessa che ho toccato, tanti anni fa: si lamentava di avere la febbre, volevo sentirne la fronte e le chiesi il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/05/corpo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2147" title="corpo" src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2009/05/corpo.jpg" alt="corpo" width="116" height="89" /></a></p>
<p>Punto numero uno: a scuola bisogna seguire il primo istinto &#8211; non il secondo o il terzo, il primo &#8211; e questo ti dice di non toccarli, i ragazzi.<br />
Io ancora ricordo la prima studentessa che ho toccato, tanti anni fa: si lamentava di avere la febbre, volevo sentirne la fronte e le chiesi il permesso. Lei rimase un po&#8217; stupita: &#8220;<em>Prof, certo che può toccarmi la fronte!</em>&#8221; eppure mi sembrò comunque strano farlo. Entrare in contatto fisico contamina il rapporto, credo, tra alunni e prof.</p>
<p>Punto secondo: ci sono tuttavia tipi di scuola &#8211; o di alunni &#8211; dove impari che la tua asetticità fisica ha delle controindicazioni. Io l&#8217;ho imparato negli istituti professionali, in tutti quelli dove sono stata.<br />
Non mi ci trovo granché bene, nei professionali: sono una a cui danno fastidio gli alunni che non studiano, ché mi fanno sentire declassata dal ruolo di prof a quello di babysitter, e insegno una materia che richiede della concentrazione. Capisco che possa essere molto gratificante per certi colleghi di italiano, il professionale, con tutta quell&#8217;estrosa sregolatezza che, se incanalata bene, sa essere fertile e vitale come null&#8217;altro. Per noi di lingue invece, come per quelli di matematica, normalmente è un purgatorio. Abbiamo in comune l&#8217;esigenza di fare i conti con le regole, noi e la matematica.<br />
Siamo <a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2008-due/debiti-maturita/debiti-maturita.html">quelli che bocciano di più</a>, non a caso.<br />
Sono scuole, quindi, dove mi riesce difficilissimo colmare la distanza tra me e i ragazzi attraverso lo scambio verbale o quello che potrei pomposamente chiamare &#8220;incontro intellettuale&#8221;. Il piccolo miracolo della spiegazione che li intrighi, dell&#8217;argomento che incuriosisca, del gioco logico che li colpisca non avviene, ti pare di essere schermata. Parli e non fai breccia, non mandi segnali.</p>
<p>Poi arriva il giorno in cui prendi i tuoi freni inibitori, li parcheggi da qualche parte e lasci che la teppista che è dentro di te emerga e prenda il timone. E quindi uno lo prendi per la collottola, l&#8217;altro lo minacci di tirargli un gesso in testa, all&#8217;altro ancora gli dai dieci buffetti in successione sulla cocozza e &#8211; miracolo! &#8211; improvvisamente si accorgono che sei umana. Ti mettono a fuoco. Qualcuno ti sorride persino.<br />
Questo, se sono piccoli. Al primo, secondo anno. Dalla terza in poi è tardi. Lì te lo giochi diversamente, il tuo lato teppista. Con sfumature più gangsteriane, non so come dire.<br />
Sta di fatto che il professionale è la scuola dove il contatto fisico tra alunni e prof avviene più spesso, e quindi è la scuola che richiede maggiore familiarità con l&#8217;istinto, e precisione nel gestirlo.</p>
<p>D&#8217;altronde il corpo impera a tutti i livelli, nel professionale: non riescono a scherzare senza spingersi e schiaffeggiarsi un po&#8217;, i ragazzi, e sono quelli che più fatica fanno a star seduti, sono quelli che mangiano di più appena possono e l&#8217;oliosa focaccia sotto i banchi impesta di sé ogni singolo foglio di carta, e sono quelli con la mutanda più in vista sotto i calzoni, con il reggiseno più sporgente sotto la canotta, e sono quelli che ballano meglio &#8211; e con differenza, ma tanta &#8211; e quelli che più spesso si fanno male o rompono qualcosa.<br />
Ed è l&#8217;unico ordine di scuola, quindi, dove alla trentesima volta che dico a un ragazzo di entrare in classe finisce che lo prendo per il colletto e ce lo trascino, con la goffaggine di chi non ci si vede proprio, in questi contatti ravvicinati. E loro sorridono, contenti. E&#8217; vicinanza. E&#8217; come se ci facessi amicizia, e alle loro regole.</p>
<p>Punto terzo: la scuola è anche conflitto, si sa, e l&#8217;altro giorno c&#8217;era una bella collega, nel bar sotto scuola, che si è fatta un pianto. Diceva che ormai una donna deve andarci col burka, in classe, e se è minimamente giovane e carina ha finito di vivere, se i suoi studenti lo decidono, ché loro possono freddamente scegliere di rovinarti professionalmente e stroncarti la carriera e quindi devi calcolare ogni gesto che fai, ogni centimetro di corpo che mostri per non finire filmata, ricattata, accusata di molestie a ragazzi che sono il doppio di te, sospettata di seduzione di minori che sono abbastanza scafati da costruirtelo addosso, &#8216;sto ruolo, e rovinarti letteralmente l&#8217;esistenza.<br />
Camminava rasente ai muri, la collega, sempre col terrore di cosa venisse filmato alle sue spalle, e si interrogava sul proprio abbigliamento con lo stesso smarrimento che si prova nei paesi arabi all&#8217;inizio, quando a te pare di essere decentissima e manco te ne accorgi, della scollatura troppo ampia o delle forme rivelate dai pantaloni.<br />
Ci vuole pratica, per imparare a coprirsi per bene, e una trasformazione dello sguardo, una diversa percezione del proprio corpo. Si impara, ma ci vuole del tempo.<br />
E si impara a suon di incidenti: me lo ricordo, in Giordania o in Egitto, il disagio di portare addosso camicette che mi erano sembrate decentissime per anni e la fretta di correre a casa a cambiarmi, la sofferenza per non poterlo fare immediatamente. Si impara, si impara. E poi torna utile. Guardavo la collega carina e piangente e avrei voluto dirle: &#8220;<em>La maglia, più lunga e accollata. Niente tacchi sottili che provocano. Metti un foulard attorno alla scollatura, anche se a te sembra minima. A loro no.</em>&#8221; Ma come fai a farglielo capire, a una che anziché lavorare in un paese arabo insegna in mezzo ad alunni mezzi nudi? E&#8217; che siamo fuori contesto, ci vuole il doppio della fatica.</p>
<p>Te ne accorgi, a scuola, di quanto sia arretrata la condizione delle donne rispetto a qualche anno fa. Te ne accorgi perché una prof donna è, in qualche modo, una che detiene potere. E aggredire le donne attraverso il loro corpo è tornato di moda, sta tornando normale.<br />
Ricordo una collega giovanissima e severa spinta alla resa a colpi di bacetti lanciati in corridoio e cori da stadio fuori da scuola. La durezza di altre che se la fanno scivolare addosso, questa cosa, e col tempo pare che si facciano crescere i baffi o il neo peloso sul mento, tanta è l&#8217;attenzione ad essere almeno madri se proprio non si può evitare di essere donne. La consapevolezza costante di essere ricattabili e di non potere, quindi, sbagliare nemmeno un gesto.</p>
<p>Perché in questo sono cambiati i tempi: non c&#8217;è desiderio, negli alunni intenzionati ad usare questo strumento nel conflitto con le prof. Sono ragazzi assolutamente sazi, satolli. Non giocano ad abbordare. Giocano a fare passare la prof per quella che abborda, con i loro filmini clandestini che cercano pelle scoperta.<br />
Loro sono gli eterni bambini, tanto. E tu sei pure adulta, oltre che donna, quindi doppiamente in torto.</p>
<p>Noi si zampetta in punta di piedi lungo il baratro, a scuola.<br />
Come si faccia ad arrivare fino in fondo ogni anno, è un mistero.<br />
O, forse, non ci sono statistiche per conteggiare i caduti.</p>
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		<title>Rientri interculturali</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 21:14:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[A Genova]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Genova]]></category>
		<category><![CDATA[musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Io, l&#8217;ho già detto, abito dietro un vicolo che sta dietro un altro vicolo che sta dietro un altro vicolo ancora del centro storico di Genova. E stasera, girando l&#8217;angolo del penultimo vicolo, c&#8217;era un tizio che non doveva essere là, non così: palestrato, arabo, con una birra in mano e l&#8217;aria cattivissima, in piedi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="dark.jpg" href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/11/dark.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/11/dark.thumbnail.jpg" alt="dark.jpg" /></a></p>
<p>Io, l&#8217;ho già detto, abito dietro un vicolo che sta dietro un altro vicolo che sta dietro un altro vicolo ancora del centro storico di Genova. E stasera, girando l&#8217;angolo del penultimo vicolo, c&#8217;era un tizio che non doveva essere là, non così: palestrato, arabo, con una birra in mano e l&#8217;aria cattivissima, in piedi e infilato nell&#8217;androne della casa all&#8217;angolo, nel punto più stretto del vicolo. E nel buio.</p>
<p>Io mi sono bloccata e ho fatto un passo indietro, guardandolo con cipiglio da prof. Lui si è appiattito contro la parete. Io ho fatto un altro passo indietro e l&#8217;ho guardato peggio, ferma e immobile. Lui mi ha chiesto una sigaretta. Io gli ho detto che ne avevo poche, e la mia faccia era ormai da scrutinio finale e verbale di bocciatura.</p>
<p>Lui mi ha detto: &#8220;Dai, passa, non ti faccio niente.&#8221; Io gli ho detto: &#8220;No. Che diavolo fai lì nell&#8217;angolo, che dovrei passarti davanti a un millimetro, senza spazio e nel buio?&#8221; Lui mi ha detto: &#8220;Non avere paura, dai!&#8221; Io gli ho detto: &#8220;Mi spieghi che diavolo fai lì?&#8221;</p>
<p>Lui ha agitato la bottiglia di birra, a quel punto, e mi ha detto: &#8220;Ma dai, sto solo qui, ti giuro per Allah che se passi non ti faccio niente.&#8221; Ed io, davanti al giuramento su Allah, mi sono istantanemente rilassata e, prima anche solo di pensarlo, ho esclamato un &#8221; Alhamdulillah!&#8221; che mi veniva dritto dalle viscere e, a quel punto tranquillissima, sono passata sicura e a testa alta, allegra. E lui, felicemente esterrefatto della mia esclamazione così festosamente islamica: &#8220;Ehi!!!! Ahahahaha! Inti min??? Miiin?&#8221; Ed era un chiedere: &#8220;Ma che roba sei?&#8221; Ed io ormai tranquillissima nel vicolo deserto e buio, visto che aveva giurato su Allah di non farmi male, gli ho lanciato un &#8220;Maa salama&#8221;, un &#8220;arrivederci!&#8221; spensierato, e ho proseguito dritta.</p>
<p>Ho fatto gli ultimi metri fino al portone sentendomi bene. Proprio bene. In un mondo grande di cui mi fidavo. E sono arrivata a casa e mi sono messa il pigiamone, serena. Perché avrà pure avuto la birra in mano, il culturista musulmano nell&#8217;androne, e l&#8217;aveva agitata giurando. Ma una lo riconosce, un &#8220;Per Allah!&#8221; sincero e, a quel punto, proprio non ha più paura.</p>
<p>I neuroni so&#8217; veloci, a captare aria di casa.</p>
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		<title>Il mendicante sornione (4)</title>
		<link>http://www.ilcircolo.net/lia/2008/10/25/il-mendicante-sornione-4/</link>
		<comments>http://www.ilcircolo.net/lia/2008/10/25/il-mendicante-sornione-4/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2008 19:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Su la testa. I precedenti: Il mendicante sornione Il mendicante sornione (2) Il mendicante sornione (3) Tweet]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su la testa.</p>
<p><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/10/mend4.jpg" title="mend4.jpg"><img src="http://www.ilcircolo.net/lia/wp-content/uploads/2008/10/mend4.jpg" alt="mend4.jpg" /></a></p>
<p><em>I precedenti:<br />
<id="post-1490"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/1490.php" rel="bookmark" title="Permanent Link to Il mendicante sornione">Il mendicante sornione</a></id="post-1490"><br />
<id="post-1537"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/1537.php" rel="bookmark" title="Permanent Link to Il mendicante sornione (2)">Il mendicante sornione (2)</a><br />
<id="post-1576"><a href="http://www.ilcircolo.net/lia/1576.php" rel="bookmark" title="Permanent Link to Il mendicante sornione (3)">Il mendicante sornione (3)</a></id="post-1576"></id="post-1537"></em></p>
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