Altro che Gaypride: 5 domande sulla cosiddetta IADL

2 June 2008 – 16:24

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La rete, si sa, ha il potere di informare in modo critico e, nello stesso tempo, il potere di abbindolare la gente.

Io vorrei che tra i due prevalesse il primo, quindi cerco di contribuire per quello che posso. Mi è chiaro che nell’ambiente dei blog - per non parlare di chi legge qua - certi traffici sono ormai talmente risaputi e sputtanati da non meritare nemmeno una citazione; tuttavia, il mondo è pieno di gente che certe realtà non le conosce. Temo che astenersi dal mettere a disposizione delle bussole per interpretarle, quando se ne hanno gli strumenti, sarebbe molto autoreferenziale e anche un po’ troppo snob. Tocca farlo, quindi, visti i tempi che corrono.

1) Leggo:

Ci teniamo a precisare che Notizie gay ha dato solo la notizia dell’adesione dello Iadl ai gaypride, notizia peraltro pubblica essendo stata diramata da un’agenzia giornalista internazionale (l’Aki, facente capo all’AdnKronos).

Capisco benissimo e, infatti, ecco qui l’agenzia: http://www.adnkronos.com/AKI/Italiano/Religione/?id=1.0.2203897607

Vorrei quindi chiedere ad Hamza Boccolini, giornalista dell’Aki: è vero o non è vero che le agenzie sulle cosiddette “notizie” che riguardano Dacia Valent e le sue identità, tra cui la cosiddetta IADL, le fai uscire tu? E lo fai per quieto vivere, onde evitare di ritrovarti con la Valent per nemica che dà in escandescenze, o lo fai perché trovi che siano notizie degne di essere date? Sono davvero curiosa di saperlo visto che, a quanto ne so io, la IADL non è rappresentativa di nessuna comunità islamica.

Inoltre, visto che siamo in tema: quando Libero diede la notizia della denuncia della Valent contro l’imam di Segrate, la Valent mi giurò e spergiurò di non avere mai parlato con Libero, ma di averne parlato solo con te e che tu, poi, avevi raccontato la storia a Libero, con cui collaboravi. Questo è vero o fu la Valent a parlare direttamente con Morigi di Libero? Me lo chiedo da un mucchio di tempo. La domanda è pertinente, visto che faccio fatica a capire come si possa essere una “Lega contro la Diffamazione dei Musulmani” e poi usare Libero per farsi pubblicità contro un imam anziché un altro.

2) Leggo:

[…] i rapporti che abbiamo costruito con gli sponsor, soprattutto quelli che danno ai nostri bambini la sensazione di essere normali [di solito le loro merendine hanno la dicitura “aiuti UE” e ogni tanto - grazie alla Coop, alla GS, alla Conad, alla Carrefour, che ringraziamo - possono “esibire” e mangiare merendine come quelle dei loro compagni, sentendosi meno “anormali”.

Ora: una volta - all’epoca in cui io contemplavo questo mondicello pensando che il cinema non era niente, in confronto - la Valent mi spiegò che aveva intenzione di chiedere al Monopolio dello Stato non so quante casse di cartoni di sigarette in dono come genere di conforto per i clandestini appena sbarcati, o qualcosa di simile. Perché: “Così, una parte la mando effettivamente ai clandestini e con l’altra mi assicuro da fumare per un anno.

Be’: avendo poi appreso (all’epoca della Mezzaluna d’Oro del 2007) che la Coop dona effettivamente dei buoni sconto alla IADL, e vedendo citate dalla Valent anche Conad, Carrefour e GS come sponsor, sorge spontanea la domanda: queste imprese si ritrovano a collaborare alla stra-italiana arte di arrangiarsi descrittami a suo tempo dalla Valent sulle sigarette, o hanno effettivamente traccia di dove vanno a finire le donazioni in questione? TUTTE, dico. Perché io ci credo anche, che da qualche parte risulti che ai bimbi di chissà quale asilo siano andate, chessò, cento merendine. Quello che voglio sapere, però, è se le merendine donate erano cento o erano mille. O centomila. Esiste traccia di ciò? I benedetti conti della IADL (che è una ONLUS il cui codice di partita IVA è: 97386810580) esistono, sono pubblici o cosa?

3) Questa domanda l’ho già fatta ma la ripropongo: secondo l’Agenzia delle Entrate del Lazio, la responsabile della IADL risulta essere ancora oggi Donatella Salina, ex presidentessa che a me risulta si sia dimessa alla fine del 2006. Adesso vedo che risulta intestato a lei anche il sito de Il Partigiano, neo-creazione della IADL. Ma la Salina, quindi, si è dimessa dai suoi incarichi oppure no? E, se si è dimessa, come mai l’Agenzia delle Entrate non ne ha notizia? Credo che sia illegale non sostituire la responsabile dimissionaria di una ONLUS o non darne comunicazione ufficiale, ma su queste cose di sicuro c’è chi ne capisce più di me. Sarebbe bello chiarire questo particolare, ad ogni modo.

4) Sempre a proposito di donazioni di generi vari di conforto: si può sapere cosa c’entrano con una Lega contro la Diffamazione degli Islamici?

5) Ovviamente non ho mai fatto parte di nessuna IADL, al contrario di quanto hanno detto oggi da quelle parti, anche perché a me risultava che la IADL fosse una roba più millantata che reale, appunto. Però sto seguendo con interesse la nuova puntata di questo bizzarro serial, con la Valent che accusa Cloro di avere comprato domini web per conto della IADL, appunto, e la Cloro che, sbalordita, risponde che a lei era stato chiesto il favore di comprarne uno chiamato “Muslim Retriever” e che era per Miguel Martinez (e ti pareva) ’sto dominio di cui aveva pure dimenticato l’esistenza. E quindi, ennesima domanda: ma per quale motivo Martinez fa comprare un dominio web chiamato “Muslim Retriever” a terze persone e tramite la Valent, invece di comprarselo direttamente? E cosa diamine è un Muslim Retriever, comunque??

Infine, e sempre a proposito di Cialtroneide: si dice in giro che Miguel Martinez sia stato espulso dal Campo Antimperialista. E’ vero? E si potrebbe sapere perché, visto che del Campo è stato fedele sponsor in rete per anni?

Mi procurerò dei nuovi pop-corn, ché qua non finiscono mai, i colpi di scena.

Il menù della vita

31 May 2008 – 21:23

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Quando ero un’adolescente terribile - ma terribile sul serio, mica per modo di dire - mio padre mi disse, tra il furibondo e il conoscitore di femmine: “Tu, è inutile che posi a nichilista, a gioventù bruciata e a ’ste stronzate. Non mi fai fesso e non mi preoccupi, ché non conosco nessuno desideroso di vivere quanto te. Basta portarti al ristorante, per vederlo: è tutta la vita che ti osservo mentre guardi il menù e ti scervelli e te lo guardi per ore perché, in realtà, vorresti tutto.”

Io sono una tipa felice, di fondo. Credevo di avere smesso di esserlo, tornando in Italia e con tutti i disastri successi in seguito, e invece no. E guarda che lo credevo sul serio, ché non sembrava proprio possibile tornare ad essere come prima.

Io che lo dico a Ivano e a Marzia, nella cucina di casa mia: “Ma io solo due anni fa ero felice. Davvero, ero una persona felice. Non me lo sogno.” Io che torno in Egitto e lo domando a Julia: “Senti, ma io come ero, quando vivevo qui?” E lei: “Mah, eri una tipa felice, piena di vita.” E io: “Ecco, vedi che ricordavo bene?”

E tutta quell’infelicità, poi. A Milano, durante quella terrificante storia sentimentale in cui ricordo me stessa in bici per la circonvallazione che affiancavo i TIR e speravo che mi urtassero e che mi mettessero sotto, ché non vedevo altro modo per uscirne. E poi tutto quel peggio che non finiva mai e non sapevi più da che parte acchiapparti, ché non c’era millimetro di te che ne venisse risparmiato, da quello che succedeva. E chiedere a Marzia: “Ma finirà? E come ne uscirò?” E lei: “Non lo so. Ne uscirai inaridita, ma ne uscirai”. Ed io che mi immagino inaridita e penso a una vita intera da vivere così, inaridita, e penso che allora voglio morire e non c’era mattina che mi svegliassi senza pensare che, guarda, volevo proprio morire.

E poi no. Poi credo che ci sia stato un periodo in cui non sentivo quasi niente, forse, se non una vaga simpatia per ciò che mi circondava - per Genova - e un sorridere che non arrivava fino a dentro, ma c’era. E sono stata per mesi in una specie di limbo in cui non sapevo quante energie mi rimanessero, e quanto fossi capace di rimettermi al centro della mia attenzione e di prendermi cura di me. Non ero certa che fosse possibile.

La svolta vera è arrivata a Gennaio, quando sono andata a fare “toc-toc” al San Martino e gli ho detto che volevo mettermi a dieta, che ero un disastro da rieducare e che mi servivano istruzioni. E mi capirono perfettamente, mi dissero cosa fare e poi mi dissero di prendere l’appuntamento successivo tramite l’ASL e io li guardai atterrita e mi venne fuori un: “No, però non abbandonatemi!” Ecco: capiscono tutto, là. Sono di una bravura da fare spavento, eppure mi hanno solo insegnato a mangiare più verdura e a camminare di più. Hai detto niente…

Poi arrivò lo scienziato nella mia vita e lì mi feci proprio il collaudo, un pezzo alla volta: sì, sono ancora capace di farmelo piacere, un uomo, e di fare casini inutili, metterci un po’ di dramma, far volare lenzuola e pure innamorarmi il giusto. Funziona tutto. Collaudo riuscito. Poi è finita, con lo scienziato, ma a modo suo è stato importante. E sennò come facevo a saperlo, che era tutto a posto?

E poi mi sono accorta che ero tornata ad essere felice. A un certo punto ho cominiciato a dire a Marzia che stavo tornando del mio umore vero, che cominciavo a sentirmi come “prima”. Prima che lei mi conoscesse, molto prima di arrivare a Genova, prima di lasciare l’Egitto. Mi svegliavo di nuovo col friccicorìo nel petto, la mattina, e con la risata a fior di pelle, la voglia di stare non bene ma benissimo, il piacere di stare al mondo e le cose belle che sono lì per te, il mondo che ti è amico. Fine della convalescenza, è tutto a posto. Incredibile.

E poi mi arriva come fiocco di panna finale sulla torta il trasferimento definitivo a Genova. Ed io che passo tre giorni a stringermi la mano colma di ammirazione per me stessa, per il mio angelo custode e per il Fato benigno, e mi dico che sono bravissima - che dico, stra-brava - e che, non si sa come, le cose importanti le ho beccate e mi assaporo i palazzi del ‘400 e i miei vicoli, il mare e la luce di Genova, il mondicello che ho qui e le osterie e le chiacchiere e questa dimensione che mi è così congeniale, questa città spigolosa il giusto per non chiedermi di scusarmi per la mia, di spigolosità, e amichevole di fondo come me, oltre gli spigoli. Felice, e grata a ’sto posto e al colpo di culo galattico che me lo ha fatto trovare, e alle cose che più lisce non potevano filare, davvero.

Tre giorni così.

Al quarto giorno, esce un concorso in Spagna con un’opportunità di lavoro che non c’entra un beato cavolo con Genova e con tutto ciò di cui ho parlato fino ad ora. Mi viene comunicato con un sms dall’Africa: “Prepara i documenti, è uscito il concorso”.

E adesso sono qui, sommersa dalle carte da ricostruire, dai documenti da tradurre, dal labirinto burocratico in cui annego e mi devo districare e mi prende la paralisi e io le odio con tutte le mie forze, ’ste cose, ma ho 5 giorni di tempo per fare tutto e lo devo fare, lo farò e non ci sono per nessuno fino a che non ho finito.

Di fare ’sta cosa che non c’entra un cavolo ma che, uff, una ci prova, e un pochetto sta già sognando, ché comunque vada c’è il friccicorìo pure a sognare e perché dovrebbe perderselo, una?

Ed è di nuovo il menù di quando ero piccola, quello che mi ricordava mio padre: tutte quelle cose buone da mangiare, e sapere che il pasto è uno solo e bisogna scegliere, ma tu vorresti tutto.

Una vita sola è troppo poco, non è possibile. Non ce la faccio. Devo averne almeno un’altra. Altre due. Altre quindici. Perché sono talmente tante, le cose, ed è talmente ricco, ’sto menù, che l’unica è viversi una vita all’anno, o ogni due o tre anni, ché altrimenti è troppo, quello che ti perdi.

E quindi una ci prova.

Compatibilmente col suo caos, la sua disorganizzazione e la sua incapacità strutturale di districarsi fra le carte, una deve - proprio deve - affrontare ’st’incombenza e vedere cosa succede. E magari quest’anno non succede niente ma tu intanto hai già tutte le carte a posto e hai capito come si fa, e l’anno prossimo ci ritenti e poi chissà.

Il punto è mantenerlo aperto, ’sto menù pieno di roba, ché ognuna sa volersi bene come può, e il mio modo di volermi bene deve essere questo, e a 46 anni ce l’ho nelle mie mani, la mia felicità, ed è tutta roba mia. Mi sa che è il senso di libertà, il responsabile del friccicorìo.

Vado a fare un giro. Poi risalgo a tradurre, sì.

Il mendicante sornione (3)

30 May 2008 – 15:55

Umore primaverile.

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Qualche risposta su Campo Antimperialista e IADL

29 May 2008 – 19:26

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Dunque: qualche vaghissima risposta alle mie domande sugli strani traffici di IADL e Campo Antimperialista è infine arrivata anche se, essendo Miguel Martinez un tipo dai procedimenti a tratti contorti, si è tutto ingarbugliato nel fare apparire le mie domande sul suo blog come fatte da una tale Cloro che però non era Cloro ma forse si chiamava Clorabella e, insomma, tutte ’ste cose complicate che fa il Martinez ma, vabbe’, l’importante era arrivarci e non stiamo a sottilizzare sul come.

La risposta mi pare, nel complesso, raffazzonata ed elusiva. La si può trovare sul suo blog, per gli amanti del genere che la volessero leggere; qui mi limito a evidenziare un paio di cose che mi suscitano qualche interrogativo più generale di quelli limitati alla semplice figura di Kelebek.

La prima:

Il Campo non ha “dirigenti europei”. Casomai ha un direttivo internazionale: non mi ricordo esattamente chi ne fa parte, ma se me lo ricordassi, non te lo direi.

Così dice il Nostro. E una si chiede, perplessa, perché mai si debbano tenere riservate le identità dei componenti italiani del direttivo di un’organizzazione politica. Cos’è, la Spectre dei Pasticcioni? Ci dobbiamo preoccupare?

Passa il tempo eppure proprio non mi abituo al taglio omertoso di questo oscuro attivismo politico fatto di “Non ricordo“, “Non so“, “Non si dice“, “Diciamocelo in privato“. Suppongo che basti la parola “trasparenza” per scatenare attacchi di agorafobia grave, da quelle parti, e tuttavia io credo che andrebbero aiutati a fare uno sforzo di chiarezza, questi qua. Per il loro bene, ché a fare i politicanti clandestini si finisce col perdere le proporzioni di se stessi e del contesto, e non è sano.

La seconda:

Dacia ha spesso e volentieri discusso i propri progetti per telefono e per mail con tanti amici, tra cui anche me.
Mi ricordo che Dacia stila lunghe liste di gente da premiare, con personaggi di ogni sorta, atei, preti, rabbini, politici e di tutto.
Non mi ricordo che ci fosse il nome di Mario Adinolfi, per il semplice motivo che non so bene chi sia costui.

Ah, ok. E i “duemila grandi elettori musulmani”, quindi? Non ce la fai a difenderne l’esistenza, vero? Il senso del ridicolo ce l’hai persino tu se ti si aiuta un po’ ad averlo, con le buone o con i modi bruschi.

Ma allora perché non lo hai detto a suo tempo, Martinez? Perché non sei intervenuto ad evitare una figura ridicola a tutti quei boccaloni che discutevano sull’accettare o meno un premio dai musulmani, o che erano gioiosi e felici di farlo e magari lo raccontavano pure alla mamma?

Ma ti pare corretto? Ma si fanno, ’ste cose?

Eh, ma tu non ricordi. Non ricordi che eri nel direttivo del Campo Antimperialista alla riunione di Vienna (febbraio 2008), non ricordi Adinolfi, ricordi vagamente che esiste la IADL e forse qualcuno ti ha accennato al premio di Kilombo ma non sei sicuro, nevvero?

Poi dicono che è la rete, ad essere virtuale. Qui abbiamo un mondo popolato di fantasmi (dirigenti fantasma, elettori fantasma, premi dati su motivazioni fantasma) e poi sarebbero i blog, l’entità virtuale.

E stiamo parlando di gente che ha una media di 50 anni d’età.

Tu commettesti un errore profetico, Martinez, quando contattasti proprio Cuore per rilasciare la tua celebre intervista. Avresti dovuto cogliere come un monito quel loro titolo di rubrica, “Braccia rubate all’agricoltura“, e farti fischiare le orecchie.

Cos’è che volete fare, voi del Campo? I campi di lavoro tra i palestinesi, nientedimeno? Ma una bella raccolta di ciliege in Trentino non sarebbe più indicata e salutare per voi tutti, dico io?

Bah.

Tipo una bandierina in cima all’Everest

27 May 2008 – 21:32

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Dico: “Ma esteticamente com’è la zona della nuova scuola? Voglio dire, sarò circondata da cose brutte che mi si turba il senso estetico?” Dice: “Non so, è architettura industriale. Forse come Sesto San Giovanni tanto tempo fa. Ma è una scuola dove tutti i colleghi che conosco si trovano bene, io dico che ti piacerà.” E quindi io stamattina alle 5 ero sveglia come un grillo, ché iniziare le nuove vite mi piace assai, e mi hanno visto sbucare nella mia scuola di quest’anno alle 7 e mezza del mattino e le Peppette, preoccupate: “Prof, ma l’hanno buttata giù dal letto??“, ed è che è più frequente vedermi arrivare trafelata e sul filo della presentabilità, negli infausti giorni in cui ho la prima ora, e invece oggi fischiettavo e trillavo, alle 7 e mezza del mattino e tutta energica, e avevo fatto persino in tempo a rispondere a un’inchiesta sull’efficienza dei servizi pubblici genovesi, e in circostanze normali le avrei dato un pugno, alla tizia intenzionata a intervistarmi a quell’ora.

Dico: “Che faccio, vado a presentarmi domani?” E mi guarda un po’ perplesso, ché forse presentarsi a maggio dell’anno prima di iniziare è un po’ precipitoso, ma poi alza le spalle e “Perché no?“, conclude, e comunque prendere contatto non fa male e così scopro anche come si arriva e do uno sguardo, e la verità è che sono curiosa e, soprattutto, mi piace proprio assai iniziare le cose nuove, e questa in particolare mi intriga perché per me è inedita da diversi punti di vista. E poi avrò più alunni stranieri, nella nuova scuola, e più spazio per coltivare il pallino dell’interculturalità, spero. Quindi davvero friggo un po’, ché ne avevo voglia.

Dice: “Ma venerdì ti cazzieranno, alla visita dal dietologo?” Perché le uscite e gli spiluccamenti in giro non si contano, in questo periodo, e soprattutto mi hanno aperto questa trattoria sotto casa che è il classico posto dove si sta bene e hanno anche gli sgabelloni davanti al bancone, come in Spagna, e poi domenica a pranzo a Vico Palla è stata la débacle, ma è che non è proprio il posto dove chiedersi una lattughina, Vico Palla, e poi venendo a Genova ho scoperto di avere vissuto una vita intera senza il latte fritto e a volte l’esigenza di rimediare a questo vuoto è più forte di qualunque altra considerazione, e tuttavia: “Mi sa che non mi cazziano, sai? Pure ’sto mese ho perso il mio chiletto.” “Davvero???“, e se lo chiede sul serio, come diamine ho fatto, e me lo chiedo pure io. Perché cammino, intanto. Perché qua è impossibile non camminare, e dove abito io è ancora più impossibile, e mi ritrovo perplessa a contemplarmi le pietre che ho al posto dei muscoli, sulle gambe, e non mi era mai successo in vita mia e quindi faccio gli esperimenti, a dare colpetti come si fa con le biglie per vedere se si muovono, e stanno lì fermi. Giuro. Talmente incredula, mi lascia ’sta cosa, che sento il bisogno di scriverlo. Perché potrei pensare di starlo sognando, e invece è vero: a forza di camminare mi sono fatta venire i muscoli. Io. Il bradipo fatto donna, coi muscoli. Esterrefatta, sono. E poi ho capito che si può sgarrare, nelle uscite mangerecce, se nella quotidianità mantieni le sane abitudini. Non è sinonimo di sbracare, sgarrare. E ormai sono cinque mesi che funziona, questo mio sistema per dimagrire con allegria, e “se funziona non lo toccare”, e a cambiare metodo non ci penso nemmeno.

E poi abbiamo fatto il Car Sharing, io e l’amica zeneize, ché va bene camminare ma certe volte non dispiace, avere la macchina, e non credo che ci siano altri metodi sensati per motorizzarsi abitando nei carruggi. E quindi inaugureremo il mirabolante sistema per spostarsi, prima o poi - è che uscire da ’sto centro storico è quasi impossibile, ha la colla attaccata ai vicoli e davvero non ne esci mai, se non sei proprio costretta - e ci sarà da elaborare approfondite riflessioni, secondo me, che sto ancora male a ricordare quanto mi costava la stramaledetta macchina, quando ce l’avevo, e vivere in un posto che praticamente ti obbliga a non comprartela mai più è una liberazione di non poco conto. Purché non ci si disabitui a guidare, certo. Ché sennò la liberazione si trasforma in perdita di autonomia, e manco va bene.

Ho passato un weekend affollatissimo, con la Broccoli per osterie, e gli amici milanesi venuti a trovarmi e i giri col collega la domenica sera e la pioggia a sprazzi del nervosissimo clima di questa città e mi ritrovo raffreddata e contenta, adesso, e dalle finestre di casa mia cominciano a vedersi rondini a centinaia, la mattina, e penso: “L’ho avuto. Il trasferimento. L’ho avuto. Gessù, che culo. E’ andata. Via. L’ho fatto, ha funzionato.

E sai che c’è di nuovo, penso, mentre mi stiracchio rilassata e friggo pure, tutte e due le cose assieme: che sono pure stata brava, porco cane. Eddai. Fortunata, tanto, ma anche un po’ brava, checcavoli, ché la fortuna me la sono proprio andata a cercare, stavolta, e che fatica.

Milano addio (cantavo)

26 May 2008 – 14:22

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Mi è stato appena comunicato che ho avuto il trasferimento DEFINITIVO a Genova.

“Definitivo” vuol dire che, ovunque io vada e qualunque cosa succeda, non esiste forza al mondo che, ormai, potrà rispedirmi a lavorare a Milano. La mia Italia è Zena.

La signora del Provveditorato, sorridendo al telefono, mi fa: “E’ contenta?”

Contenta…? Andrei a baciarmi i palazzi, giuro.

Oui, je suis Zeneize. (Alhamdulillah)

Eravamo io, Totò e il Campo Antimperialista…

26 May 2008 – 13:54

Forse bisogna porre le domande una alla volta e in termini molto chiari, sennò questi si confondono.

E quindi io vorrei sapere dal Campo Antimperialista (possibilmente da quel tipo tutto scuro coi baffoni che, lo confesso, trovo che abbia un suo perché) perché mai, ma proprio per quale motivo, ha dirigenti europei che conferiscono - o aiutano a conferire - premi e medaglie a, chessò, Mario Adinolfi.

Il quale sarà senz’altro un’ottima persona, chi dice di no, ma la sua presentazione su Wikipedia, l’avete vista? Ma mi spiegate che c’entra con voi???

Dalla fine degli anni Ottanta, firma articoli e servizi per il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana l’Avvenire, per la Radio Vaticana e per i quotidiani Europa, Il Popolo e La Discussione.
Approda poi alla RAI dove lavorerà per il TG1. È autore e conduttore di programmi radiofonici e televisivi per l’emittente pubblica e per varie emittenti private (Contro Adinolfi, 70in2 con Daniele Capezzone, Polifemo, Domani è Tardi, il Tornasole) […]

Dai, siete tutti troppo strani. Qua si perderebbe chiunque.

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La Banda dell’E-Buco: dietro le quinte di IADL e Mezzaluna d’Oro

23 May 2008 – 16:58

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Vediamo di essere chiari: io non credo che i settaroli affini a Gaza Vivrà e al giro di Kelebek siano pericolosi, se non per il buon nome delle cause a cui si attaccano. Credo che siano una banda di tizi improbabili guardati con affetto da Servizi e affini a causa dell’estrema ricattabilità, nonché pasticcioneria, di molti di loro. Soprattutto, ritengo che tra le priorità di alcuni ci sia quella di sbarcare il lunario, al di là dei suggestivi discorsi.

Il caso IADL è esemplificativo, quindi lo riassumo per chi se lo fosse perso in passato.

La IADL nasce da un’idea di Dacia Valent e, in un primo momento, raccoglie la collaborazione di qualche membro dell’UCOII che si compromette nella sua fondazione, salvo poi fuggire a gambe levate non appena si scopre che si contraggono debiti a propria insaputa, a stare lì dentro. Come ho già raccontato qui, la presidentessa - vicina all’UCOII - si dimette di corsa per non farsi pignorare lo stipendio e la IADL finisce ridotta alla sola persona di Dacia Valent, degli innumerevoli nomi finti con cui questa firma i comunicati e di un paio di “consigliori” internettiani, uno dei quali è Miguel Martinez.

Nel periodo in cui io continuavo ad avere contatti con queste persone, assistevo per email alla preparazione del premio Mezzaluna d’Oro e devo dire che mi pareva decisamente creativo, il funzionamento della cosa. Si trattava di stilare delle liste di nomi e poi di chiedere al vincitore più appetibile se aveva intenzione di accettarlo. Se questi diceva di no, si passava a un vincitore alternativo e così via. Il 5 novembre del 2006, per dire, arriva a noi quattro gatti (quattro di numero, non per modo di dire) la seguente email:

Ecco i nominati. In grassetto i vincitori. A meno che voi non abbiate nomi migliori e diversi.
Ci sono anche gli artisti. Per averli tutti e tre, il loro manager chiede 18.000€, che però si possono trovare tra vendita della diretta televisiva e prevendite dei biglietti per la serata. L’alternativa è farne una cosa come l’anno scorso. Ma credo che non sarebbe il caso.
Politico dell’anno

  1. Marco Ferrando
  2. Luigi Malabarba
  3. Mauro Bulgarelli
  4. Khaled Fouad Allam
  5. Isadora d’Aimmo (assessore provinciale di Napoli che non solo parla arabo ma vuole anche la costruzione di un vero centro islamico in città)

Politico straniero dell’anno

  1. Dieudonne Mbala Mbala (candidato nero antisionista alle elezioni in Francia)
  2. Haniyeh
  3. Gorge Galloway (Respect, UK)
  4. Chavez
  5. Michel Aoun (leader cristiano libanese)

Scrittore dell’anno

  1. Nacera Ben Ali
  2. Paolo Barnard
  3. Gilad Atzmon
  4. Ferdinando Imposimato
  5. Bianca Stancarelli

Blogger dell’anno

  1. Lia
  2. Cloroalclero
  3. Ulivegreche
  4. Aggregatore Kilombo
  5. Daniele Luttazzi

Associazione dell’anno

  1. Moschea Al-Huda
  2. UCOII
  3. Missionari Comboniani
  4. Naturei Carta
  5. Legittima Difesa

Media dell’anno

  1. il manifesto
  2. la Repubblica
  3. Infopal
  4. Il Partigiano
  5. Rai 3
Politica dell’anno

  1. Barbara Pollastrini
  2. Emma Bonino
  3. Isadora d’Aimmo(assessore provinciale di Napoli che non solo parla arabo ma vuole anche la costruzione di un vero centro islamico in città)
  4. Patrizia Sentinelli
  5. Mercedes Lourdes Frìas, deputata alla Camera

Giornalista dell’anno

  1. Paolo Barnard
  2. D’Avanzo
  3. Bonini
  4. Gianantonio Stella
  5. Stella Pende (giornalista di Panorama sui bambini in Africa)

Congregazione religiosa dell’anno

  1. Neturei Carta
  2. Missionari Comboniani
  3. Moschea Al-Huda
  4. Testimoni di Geova
  5. Tavola Valdese

Avvocato dell’anno

  1. Veiner Burani
  2. Gianluca Schera
  3. Sandro Clementi
  4. Carlo Corbucci
  5. Luca Canestrini

Religioso dell’anno

  1. Padre Giorgio Poletti
  2. Moishe Friedman
  3. Samir Khaldi
  4. Gianni Vattimo
  5. Feras Jabareen

Premio alla carriera: Giorgio Bocca

Uomo dell’anno: Hugo Chavez

A me la cosa pareva situazionismo allo stato puro. Mi chiedevo quali dirette televisive e prevendite di biglietti andassero sognando ’sti qua con ’sta Sanremo islamica e assistevo incuriosita alla discussione, con Miguel Martinez che ribatteva:

Mi sfugge il senso di alcune nomine. Credo che dovrebbero avere una qualche attinenza, anche remota, con il mondo islamico. Ad esempio, capisco l’inclusione di Chavez, perché si può dire che sia uno che “si batte per la pace in Medio Oriente”. Non capisco Giorgio Bocca (con tutto rispetto).

Del resto, era un periodo in cui TUTTO era situazionismo, e una in più o in meno cambiava poco. Era tutto un assoluto delirio, e bisognava avere il senso dello spirito di una cozza, per non rimanerne affascinati. Il 24 novembre ‘06 arriva una nuova lista di nominati (copro le ultime cifre dei n. di tel. ovviamente) con evidenziati quelli già contattati, assieme al grido di aiuto:

“Qui ci sono i nominati con i numeri per i contatti (in alcuni casi ci sono solo le e-mail). Ora, la conferenza stampa è per il 7 dicembre. Spero che una parte del quadrumvirato sia qui per sostenermi, altrimenti non me la sento di andare in stampa da sola.”

Politico dell’anno

  1. Marco Ferrando 335/657xxxx

  2. Mauro Bulgarelli 328.714xxxx

  3. Khaled Fouad Allam 339.653xxxx

  4. Gianfranco Fini 06.68xxxx

Giornalista dell’anno

  1. Fabrizio Gatti 06.847xxxx - 06.847xxxx

  2. D’Avanzo e Bonini 06.49xxxx

  3. Gianantonio Stella 02.63xxxx

  4. Stella Pende 335.778xxxx

Blogger dell’anno

  1. An-nisa 329.96xxxx

  2. Mario Adinolfi 334.379xxxx

  3. Ulivegreche manxxxx@libero.it

  4. Mirumir mxxxx@gmail.com

Associazione dell’anno

  1. Telefono Rosa 06/3751xxxx
  2. ABSPP abspp@libero.it
  3. Neturei Carta 0043.676.576xxxx
  4. Legittima Difesa 346.238xxxx

Media dell’anno

  1. il manifesto 06.687xxxx

  2. Infopal 011.932xxxx

  3. Kilombo 338.407xxxx

  4. Rai3 06.3686xxxx

Politica dell’anno

  1. Barbara Pollastrini 06.67xxxx

  2. Emma Bonino 06.67xxxx

  3. Isadora d’Aimmo 081.580xxxx

  4. Patrizia Sentinelli 06.369xxxx

Scrittore dell’anno

  1. Nacera Ben Ali 339.679xxxx

  2. Paolo Barnard 329.597xxxx

  3. Gilad Atzmon

  4. Ferdinando Imposimato 339.838xxxx

Uomini e donne del Diritto

  1. Lucio Barletta 338.16xxxx

  2. ArmandoSpataro 02.54xxxx

  3. SandroClementi 335.60xxxx

  4. Carlo Corbucci 328.64xxxx

Religioso dell’anno

  1. Padre Giorgio Poletti 338.856xxxx

  2. Mons. Alessandro Plotti 050.565xxxx

  3. Feras Jabareen 328.835xxxx

  4. Kash Torsello

Con queste premesse, non ti dico quindi la mia sorpresa, nonché il mio spatasciamento, quando, a marzo successivo, comincio a leggere in giro che ci sono blog felicissimi che esibiscono la seguente email o simili:

Gentile dott.sa Galante, cara Redazione e cari blogger di Kilombo,

Siamo lieti di informarla che i 2.000 grandi elettori appartenenti alle diverse associazioni e comunità musulmane in Italia l’hanno eletta Progetto Politico del Web dell’Anno, per il meraviglioso lavoro svolto nel dare visibilità e spazio al Web di sinistra e lo splendido approccio democratico all’aggregazione dei blog.

Saremo molto onorati di consegnarle il premio “Mezzaluna d’Oro” il 21 di marzo 2007, nella suggestiva cornice della Chiesa dell’Incoronata di Napoli, in via Medina. L’evento inizierà alle ore 16.00 e si protrarrà fino alle ore 18.30.

Abbiamo scelto questa data in quanto si tratta della Giornata Mondiale contro il Razzismo. Infatti il 21 marzo del 1960, la polizia sudafricana aprì il fuoco su pacifici dimostranti Neri che protestavano contro l’apartheid, e le Nazioni Unite hanno inteso istituire la giornata contro il razzismo proprio nel giorno in cui ricorre l’anniversario di quella strage.

La premiazione sarà seguita dai media nazionali ed internazionali.

La saremmo molto grati se volesse confermare la sua presenza, e segnalarci il brano che vorrebbe fosse letto dai bambini che introdurranno la sua presenza sul palco.

In allegato a questo e-mail troverà l’elenco di tutti i vincitori di questa edizione del nostro umile premio.

Voglia gradire i sensi della nostra più profonda stima, fi amman Allah

Zeinab Verderio

Io, su ’sta cosa dei “2000 grandi elettori”, ancora un po’ e mi facevo venire un coccolone: non sapevo se ridere per la credulità della gente o se mettermi le mani nei capelli. E meno male che avevo già rumorosamente litigato con Martinez e affini, ché sennò come facevo? Mi mettevo a fare finta pure io che esistessero “2000 grandi elettori”? O - cosa più probabile - mi sarei messa a cercare di fare ragionare la cricca guadagnandomi l’ennesima accusa di Alto Tradimento?

No, ma dimmi tu in che situazioni ci si ritrova, se non si sta accorti…

E il bello è che non erano solo dei blogger più o meno creduloni, a cascarci: pure qualche giornale, c’era. A dare per vera una cosa inesistente.

manifesto-napoli.jpg

I Mezzalunati definitivi e qualche domanda

L’elenco dei premiati, alla fine (marzo 2007), risultava essere il seguente:

On. Oliviero Diliberto (Uomo dell’anno) On. Isadora d’Aimmo (Donna dell’anno) Vice-Ministro degli Esteri Patrizia Sentinelli (Membro del Governo dell’anno) Sen. Mauro Bulgarelli (Senatore dell’anno) Paolo Barnard (Scrittore dell’anno) Michelle Nouri, (Libro dell’anno) Emerito Presidente della Corte di Cassazione, Sen. Ferdinando Imposimato (Premio alla Carriera di Magistrato, uomo di pace e di giustizia) Dott. Fabrizio Gatti (Giornalista de L’Espresso, giornalista uomo dell’anno) Dott.sa Stella Pende (Giornalista de Panorama, giornalista donna dell’anno) Dott. Mario Adinolfi (Blogger uomo dell’anno) Mirumir (Blogger donna dell’anno) Kilombo (Aggregatore internet dell’anno) Avv. Marcello Petrelli (Avvocato dell’anno) Provincia di Napoli (Istituzione dell’anno)Telefono Rosa (Associazione dell’anno) Al-Fatiha (Associazione Gay dell’anno) Padre Giorgio Poletti (Uomo di Dio dell’anno) Feras Jabareen, Moschea di Colle di Val d’Elsa (Moschea dell’anno) Comitato Promotore dell’Osservatorio Islam e Genere (Progetto dell’anno) Unicoop Tirreno (Impresa dell’anno)

Alcuni dei cambiamenti, rispetto alle liste in mio possesso, mi erano chiari: Michelle Nouri aveva, rispetto a Gilad Atzmon, il merito di avere fatto un’intervista carina alla Valent; An-Nisa era caduta in disgrazia per avere tolto il link alla Valent; l’Unicoop Tirreno aveva donato dei buoni sconto da spendere (in mascarpone, forse?) presso le Coop di Roma e il fantomatico Comitato Promotore dell’Osservatorio Islam e Genere (che era composto dalla sola Valent che sperava, montando uno scandalo poligamia, di diventare la Souad Sbai di noialtri e a cui silurai il progetto con questo post) si auto-assegnava un premio di consolazione, suppongo, dopo il naufragio dei suoi sogni di gloria. Kilombo, infine, era l’aggregatore dove scriveva la Valent.

Quello che mi chiedevo, piuttosto, era cosa diamine c’entrasse la Provincia di Napoli, e quali giri di danari e vanità di qualche assessore si fossero creati nella mia disgraziata città che, per queste cose, sembra fatta apposta. Mah.

Il dubbio mi è un po’ rimasto, e nel periodo successivo, mentre la mia città annegava sotto tonnellate di spazzatura, immaginavo la Provincia decorata con la sua Mezzaluna farlocca, opera realizzata dal blogger e artigiano Rubimasco (di cui ricordo una speranzosa email: “Fammi sapere anche a chi dovrò intestare la fattura“, e chissà se l’hanno poi pagato) e mi veniva da ridere e continuavo a pensare che, santo cielo, c’era come una coerenza, in tutto ciò. Ed è che qui non finisce mai, il grottesco.

Rimangono - oltre a quelle che vorrei fare alla Provincia di Napoli - un sacco di altre domande aperte, comunque, a cui non sarebbe male dare qualche risposta.

Per quale motivo, per esempio, secondo l’Agenzia delle Entrate del Lazio, la responsabile della IADL risulta essere ancora oggi la stessa Donatella Salina che ricordo in fuga alla fine del 2006? E dove sono i conti della IADL (codice di partita IVA: 97386810580) che, come per tutte le ONLUS, dovrebbero essere pubblici? Esiste un modo per sapere che fine abbiano fatto donazioni, buoni sconto, eventuali finanziamenti e quant’altro? Che combina, ’sta gente qua?

Perché poi, insomma, non è che a qualcuno sfugga, la questione-donazioni, e se si è costituita in ONLUS, la IADL, è stato pensando al 5 per mille e a tutte ’ste cosine.

Come dice il buon Miguel Martinez:

Si accettano offerte in denaro per l’Islamic Anti-Defamation League da tutta questa “grandiosa squadra di supporters”, da inviare sul conto: 16655037 Bancoposta, intestato a SCORE Italy.

La stessa Score Italy su cui il sito della Corte dei Conti così si esprime:

Con sentenza n. 603 del 25/2/2002 è stata pronunciata condanna nei confronti dell’amministratore di un ente (Score-Italy) per la scorretta gestione dei finanziamenti regionali ottenuti per la realizzazione di centri di prima accoglienza di immigrati.

Noi che siamo tipe sveglie

22 May 2008 – 16:13

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Io ho scoperto solo ieri di avere una segreteria telefonica. E l’ho scoperto perché finalmente - dopo un anno e mezzo che ce l’avevo - qualcuno me l’ha menzionata.

Oggi mi sono dedicata a scoprire dove fosse: è nel telefono. E poi ho scoperto dove si sentono i messaggi: nella casella email di Fastweb, e dimmi tu come poteva mai venirmi in mente.

E mi sono dedicata ad ascoltare, finalmente, un anno e mezzo di messaggi lasciati nella mia segreteria: salutini dalla figlia (e anche un appello di novembre scorso perché aveva mal di pancia), chiacchiere delle amiche, toni sepolcrali di amici con problemi, bestemmie di Marco che mi ingiunge di richiamarlo subito, vicende divorzili, abbracci e baci e, insomma, di tutto. Non ne avevo la più vaga idea.

Forse è un po’ tardi per scusarmi per non avere mai richiamato.

Io, comunque, l’ho sempre detto che non è che sia proprio sveglissima, ecco.

Leggende metropolitane

19 May 2008 – 21:52

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Non ricordo con precisione quanti anni avesse ma so che era alle elementari. E tornò da scuola in lacrime, un giorno, e mi spiegò: “Mamma, ho bisticciato con la Barbara P. e lei mi ha detto che sono una puttana!!

Ed io la guardai pensierosa, questa mia figlia 7enne o 8enne, non ricordo, col suo naso a patata e l’aria biondina, ed ero sinceramente stupita - questo lo ricordo benissimo - per il fatto che il sangue del mio sangue potesse applicarsi su una cosa simile fino a dispiacersi. E quindi pensai che fosse il caso di spiegarle ciò che ogni futura donna dovrebbe sapere, prima di affrontare il vasto e periglioso mondo:

Amore, ma guarda che le puttane non esistono! E’ una cosa tipo Babbo Natale, solo che invece di giustificare l’apparizione dei regali di Natale serve ad offendere le femmine, e solo loro. Però in sé, ’sta parola, non ha nessun significato logico. E’ come dire ‘Puffo!”, ma con cattiveria. Chissà chi l’ha inventata.

A me, “Puttana!“, lo hanno detto per la prima volta quando avevo 11 anni, dieci minuti dopo che avevo dato il mio primo bacio. Perché aveva 16 anni, il destinatario del primo bacio in questione, e se ne vantò con gli amici. Da lì partì un tamtam per tutta la città irpina dove era avvenuto il fattaccio, fino ad arrivare alle orecchie di mia nonna, e scusate se è poco. La nonna mi interrogò a fondo sulla mia moralità, ricordo, fino ad arrivare a un momento nel quale mi chiariii le idee per il resto della mia vita, e mi autorizzai pure all’allegria:

Con quella gonna ti si vedono le vergogne!“, disse lei. E a me venne fuori un sorrisone ed esclamai: “Nonna, ma non sono le vergogne… sono le grazie!

Nonna Adriana era una donna di spirito e scoppiò a ridere, non seppe trattenersi. Ed io capii, mentre le dicevo ’sta frase con un sorriso che mi veniva dal cuore, che la chiave di tutto era lì. Non una chiave qualsiasi. La chiave di TUTTO. Dell’esistenza, e dello stare di buon umore.

Sono passati tanti anni, da allora, e tantissima vita. Sono successe tante cose e sono ancora qui,a 46 anni, divertita all’idea di stare al mondo e con mezzo pianeta ancora a cui volere bene, e non finisce mai. E tutte quelle cose buone che ci sono nell’esistenza, e il sole e le cose buone da mangiare e il buon vino e le cose belle da vedere, il mare bello e lo stare bene, e quando ti batte il cuore per un uomo - ed è da mille anni che sono grata al cielo perché esistono, gli uomini, e sono così strani e mi sono così visceralmente simpatici - e pure fare la bimba finché dura, e speriamo che duri ancora un pizzichino, e comunque svegliarsi la mattina e sentirsi libera di scegliersi la giornata e volere solo stare bene senza fare male a nessuno, ché secondo me è il segreto del vivere felici, quello. La contentezza senza cattiveria. E’ tutto lì.

Ci sono donne che se lo sentono dire da quando nascono, quel “Puttana!” E non c’entra niente col sesso, ché magari non hai ancora mai visto un uomo, la prima volta che senti ’sta parola, oppure c’è solo quello che ami e ci sarà solo quello oppure non c’è nessuno e comunque non importa. Arriva, ’sta parola, e arriva ad alcune donne più che ad altre, perché è così e basta e non c’è niente su cui applicarsi, nessun senso logico da cercarci dentro.

E’ una semplice confessione di rancore da parte di chi - uomo o donna che sia, non importa - te lo dice: “Sei una puttana, ecco!

E a te - per rispetto verso chi te lo dice o verso il genere umano in generale - verrebbe da chiedere: “E perché?” Poi capisci che non c’è niente da chiedere. Non c’entri un cavolo, tu.

Niente, proprio.