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C’è quest’articolo secondo cui è possibile che le tecniche di tortura (torture “specifiche per arabi”, si può dire?) usate in Iraq dagli USA siano state apprese in Israele.
E’ un articolo che sta girando parecchio: l’ho visto su diversi giornali online, mi è arrivato per posta e, tra le tante varianti, lo propongo pubblicato da EI, che ha un’ottima grafica.

Che dire: che Israele applichi la tortura è cosa nota.
Ultimamente se ne parla meno, ma non credo che ciò sia dovuto a un miglioramento della situazione introdotto da Sharon.
Se ne parla meno e basta.
In realtà linko l’articolo perchè mi stupisce il suo successo, non per altro.

E poi perchè, rimanendo in tema, pensavo ai miei ex studenti.
Quando insegnavo spagnolo alle superiori, in Italia, avevo l’abitudine di proporre ai ragazzi di IV un lavoro sui desaparecidos. Di tecniche di tortura ne ripassavamo parecchie.
Ricordo che gli facevo notare che la gente si giustifica sempre nello stesso modo: “Non lo sapevamo”. “Chi poteva immaginarlo”.
L’Italia faceva finta di non sapere nulla, in quegli anni. In seguito si riscattò ma, negli anni caldi della represione in Argentina, tenne un comportamento di cui non c’è da essere orgogliosi.
Mi addolora non avere qui i miei libri da citare, ma del resto non sto certo raccontando novità.

Pensavo che, mentre facevamo questi lavori (e non era nemmeno tanto tempo fa) non ci sfiorava nemmeno, l’idea di vedere tornare d’attualità le stesse cose.
E il “non sapevamo” e l’Italia. Eppure era l’altro giorno, quasi, e mi chiedevo se a quegli studenti è tornato in mente, il lavoro fatto insieme.
Del resto, stavo ascoltando un vecchio cd dei Manà regalatomi proprio da uno di loro, con una canzone dedicata al tema, e mi chiedevo come saranno le canzoni arabe che parleranno di questa storia. Le cose si ripetono sempre.

Oggi pomeriggio ero in negozio di elettrodomestici, di quelli che hanno la fila di TV esposte accese su un canale.
Mentre io guardavo i frullatori, il negozio era pieno di immagini di palestinesi che correvano, e fuoco e fumo, e le facce dei palestinesi erano giovanissime. Era gente, non so come dire. Visibilmente un popolo, non un’astratta entità composta da terroristi o fanatici.
Semplice gente.
Mi sono chiesta se era Nile TV che li mostrava così – con quest’aria da semplici “persone” – o se era una ripresa particolarmente fortunata diffusa anche altrove.
Guardavo, poi ho guardato il negoziante e lui aveva lo sguardo altrove. E mi è venuta voglia di prenderlo a schiaffi (“Guarda i tuoi fratelli, idiota!”) e poi mi è venuta voglia di prendermi a schiaffi da sola (“E che dovrebbe fare? Che devono fare?”).
Sempre la solita storia, insomma.

E poi volevo segnalare – e questa sì che è una segnalazione di cui sono convinta – il bellissimo post di Riverbend.
E’ lì da qualche giorno ma può sempre darsi che qualcuno se lo sia perso.

A volte ricevo email in cui mi si chiedo cosa propongo, quali suggerimenti ho da dare.
Bene.
Lezione di oggi: non violentate, non torturate, non uccidete e andatevene finchè siete in tempo – mentre sembri ancora una vostra scelta… Caos? Guerra civile? Carneficina? Noi ci assumeremo i nostri rischi – voi, semplicemente, prendetevi le vostre Marionette, i vostri carroarmati, le vostre belle armi, i vostri ottusi politici, le vostre bugie, le vostre promesse vuote, i vostri stupratori, i vostri torturatori sadici e andatevene.