Ho visto i clandestini sul treno, per esempio.
Non dentro al treno. Fuori dal treno.
Ci ho messo un po’, a capire: ero sul primo vagone e sono uscita sul mezzanino a fumare una sigaretta.
Prima del mio vagone, solo la locomotrice. La intravedo attraverso il vetro della porta che, di solito, separa un vagone dall’altro.
Ne intravedo la forma, ne vedo le luci.
Appoggiate al vetro, dall’altra parte, delle teste: una e’ avvolta in un asciugamano, due in sacchetti di plastica. Rosa.
“Oh. Dunque, dietro questa porta c’e’ un altro mezzanino. Ma si chiama mezzanino…? Il mio lessico ferroviario e’ poverissimo, speriamo non me lo chiedano i ragazzi…”
E fumo, con i pensieri in liberta’.
“No, aspetta. Come fa ad esserci un mezzanino, se quelle sono le luci della locomotrice?? E poi, per quanto siano strani, perche’ mettono la testa nei sacchetti??”
Mi avvicino.
Getto sguardi come per caso; mi avvicino ancora di piu’ facendo l’aria distratta, che detesto invadere l’altrui privacy… poi non resisto piu’ e schiaccio la faccia contro il vetro, guardo come si deve.
E, dall’altra parte, un tizio guarda me; solo che, lui, e’ appeso alle sbarre della locomotrice.
Perche’ non c’e’ nulla, dietro quel vetro.
Le giunture (ma come si chiamano??) che collegano il vagone alla locomotrice, e le sbarre di quest’ultima.
Insomma, e’ cosi’:

E cinque persone appollaiate/aggrappate li’.
L’asciugamano sulla testa, i sacchetti di plastica, servono a proteggerli dal vento e, immagino, dalla polvere e dalla ghiaia.
E meno male che avevo appena finito di pensare che l’esistenza della terza classe permetteva di viaggiare pure ai poverissimi…!
Il treno ha davanti a se’ 250 km e tre ore per percorrerli.
Andiamo quasi a 100 all’ora, quindi.
Con i nostri bravi sobbalzi, anche, e i boati dei treni che incrociamo.
Non hanno l’aria di chi sta rischiando la vita, sembrano tranquilli.
Di sicuro, sono i viaggiatori piu’ scomodi che io abbia mai visto.
Prima di Giza, il treno rallenta e saltano su altri clandestini.
Li sento salutarsi e chiacchierare.
Mi mangerei le mani, per il mio handicap linguistico. Pagherei oro per sentire la conversazione e scoprire, magari, che discutono del campionato di calcio, o che ne so… il tono e’ quello.
A me, il biglietto per 250 km e’ costato 18 LE.
2 euro e qualcosa.

Non ce la faccio. Sto cercando di smettere di ridere ma non ce la faccio. Non per i clandestini, tranquilla, per una frase che hai scritto:
“.. E poi, per quanto siano strani, perche’ mettono la testa nei sacchetti?? …”
Cio? tu ti sei talmente immersa nelle stranezze egiziane che non hai notato immediatamente che in una persona con un sacchetto in testa c’era qualcosa di strano?
Non riesco bene a capire il perch? ma questa cosa mi fa molto ridere,un misto di divertimento e tenerezza. E mi fa anche pensare che forse, in riferimento al post precedente, anche loro quando vedono un turista tedesco con i capelli verdi (o con qualche “addobbo” che farebbe rabbrividire anche noi) non ci fanno tanto caso. Magari anche loro, convinti che i turisti siano “strani”, non ci baderebbero se vedessero un italiano con un sacchetto in testa. O, almeno, non subito.
Ironia culturale.
E’ vero. E’ andata cosi’, ed e’ esattamente cosi’…:)
Mi viene in mente lo studente che, al mio primo giorno di lavoro, credeva che io stessi chiedendo un vino rosso anziche’ un te’, alle 8 del mattino in universita’.
La mente piazza il barometro della percezione delle stranezze molto piu’ in alto del consueto, e tu ti programmi in modo da non stupirti piu’ di nulla, come per risparmiare energie…
E’ una cosa a cui fare attenzione, tra l’altro.
Quando mi accorgo che lo fanno con me, io mi imbufalisco…
Comunque mi pare di essere caduta in un caleidoscopio, da quando sono qui a vivere.
La notte dormo come un ghiro, dalla stanchezza per aver tenuto gli occhi sgranati tutto il giorno.
Mi fa morire, ‘sto paese…