Mica è successo solo a me.
Deve essere una specie di virus, si contagia.
All’inizio, sei semplicemente un’appassionata di cultura ebraica.
Per famiglia, per storia personale, per le tue prime letture…
Un libro tira l’altro, e poi le cose freudiane, il teatro, il cinema, l’inevitabile sensazione che le parole provenienti dall’area culturale ebraica abbiano una marcia in più nell’interpretare la realtà.
Come se, semplicemente, “loro” fossero “noi” da più tempo.
Come se, avendo un’identità più antica, avessero avuto più tempo per pensarci su e meno timori revenziali nello smascherarla.
A un certo punto finisci in Israele.
Arrivi ed è tutto bellissimo: Tel Aviv scintillante sul Mediterraneo, la più bella gioventù del mondo, tutto abbagliante, tutto splendido.
L’avrò scritto dodicimila volte, sul Circolo, ma qui lo vorrei riscrivere: arrivi, ed è veramente tutto bellissimo.
Fino all’istante preciso in cui incappi nella questione palestinese.
In cui metti piede nei Territori, per essere precisi.
Probabilmente è quello, il trauma: non te lo aspetti.
Non importa quello che puoi aver letto sui giornali, quello che hai visto in TV, non importa: tu, comunque, non sei preparata.
E’ come scoprire che dei tuoi cari amici, nella loro bellissima casa, hanno dei prigionieri murati vivi in cantina.
Non è molto descrivibile, la sensazione.
Vedi i soldati che picchiano i palestinesi, vedi i coloni grassi che sfoggiano la pistola nella cintura, vedi i bambini palestinesi, soprattutto i bambini.
La bambina a cui manca mezza faccia perchè gliel’hanno bruciata, ed è in braccio alla mamma, davanti a te.
Vedi l’ingiustizia più colossale del mondo, e proprio non ci puoi credere, che possa continuare.
Che venga permessa.
Che accada.
E fai fatica, una fatica enorme, a trovare dei colpevoli, a individuare il “cattivo” di questo film horror.
E’ l’ultima cosa che vorresti fare, individuare un “cattivo”.
La Palestina diventa un argomento che ti sta a cuore per sempre, a causa di puro e semplice amore verso entrambi i contendenti.
E’ semplice, no?
Ma per quanto una possa amare anche il contendente più forte, dovrebbe essere orba o mostruosamente ottusa, per non vedere da che parte risiede l’ingiustizia.
E più ti interessi alla questione, più ti cascano le braccia.
“Salvare Israele da se stesso”, dicevano i refusnik qualche tempo fa….ma intanto il mondo diventa sempre più brutale, più stupido.
E le posizioni si radicalizzano, le sfumature scompaiono, la storia stessa sembra buttarti a spintoni da una parte anzichè dall’altra.
E le stronzate che dicono “gli altri” non le vuoi più sentire, perchè piovono bombe e le chiacchiere sembrano messe lì per distrarre, per confondere, mentre la gente viene massacrata.
Un orrore, e non lo riesci a sentire lontano.
Sei coinvolta.
Non è successo solo a me, dicevo…
Succede a un mare di gente.
Leggevo prima il perchè della nascita del blog sui Refusniks, ed ho pensato a questo, appunto: succede e basta.
Ad ognuno secondo il proprio stile, il proprio temperamento, la propria storia… con mille sfumature diverse, certo.
Ma è come una ferita condivisa.

Il tuo post mi ha troppo commosso perch? possa aggiungere commenti…
Grazie,
Gianna
Grazie di questo post; mi suscita due contrastanti sentimenti. Primo: il sollievo. Finalmente! Finalmente lo leggo, lo dice anche un altro: e’ come se delle “brave persone”, tanto interessanti, tanto “piu'” – commettessero orrendi crimini come effettivamente fanno – e quindi, brave persone non sono, sono criminali e fiancheggiatori di criminali, la paura non basta a spiegare la criminalita’, in nessun ordinamento.
Il secondo: la rabbia – ma bisognava andarci, per rendersene conto, per dirlo? non lo sapevamo gia’, non lo sappiamo sempre? Che fare, non saprei. Che pensare, l’ho appena detto. Un saluto.
Solo per dirti che ora i commenti da me funzionano. A presto, Gianna
Veramente volevo ringraziare io te, Gianna…e ci ho pure provato, sul tuo blog, ma deve esserci qualcosa che non va nei links dei commenti.
Lo faccio qui, allora. Grazie davvero per quello che hai scritto.
Maxmem, io non so dire se andarci sia o meno necessario, per rendersi conto.
A me ? successo cos?.
Vedere le cose con i miei occhi ha avuto, su di me, un impatto che nessun libro, nessun giornale e nessuna TV avrebbero potuto avere.
Le emozioni scavalcano le conoscenze, come si suol dire…
Cara Lia,
certo, interesserebbe anche a me un confronto, ma come si pu? fare?
Aprire un altro blog? Scriverci? Chiedere ai rispettivi psicoanalisti?
Scherzo, pensiamoci.
Ciao,
Gianna
Quei dannati psicoanalisti non rispondono mai, accidenti a loro…:))