“Duktora Lia, ha sentito di Saddam?”
Si’, ho sentito. E bisognerebbe sapersi suicidare in tempo, ho pensato.

No, non era una brava persona. Era un po’ come i dittatori europei, americani, asiatici… quel genere li’, ecco.
E no, non lo amava nessuno, gli egiziani men che meno: per molto tempo l’Iraq ha accolto immigrazione dall’Egitto e l’ha spremuta ben benino. Mai visto un egiziano che amasse Saddam.
“But it’s an arab country.”
Lo sapete, no, che con Saddam stanno umiliando il popolo arabo? Qui lo sanno tutti.
Questo pezzo di mondo sembra sulla strada di diventare una Grande Palestina: puoi sconfiggerla militarmente quanto ti pare, ma regge male le umiliazioni. Chiedetelo agli israeliani, se avete qualche dubbio.

Credo che il sentimento generale sia di tristezza, a voler sintetizzare.
“E cosi’ gli USA festeggiano. E chi li ferma piu’, ormai? Ora tocchera’ alla Siria, poi al Libano, poi forse all’Egitto. Chi vuoi che li fermi?”
Non domando cosa c’entri l’Egitto, cosi’ “amico” dell’America… per chiunque, qui, questa e’ una guerra chiaramente senza motivi al di la’ della brama di potere e di petrolio.
E, soprattutto, questa e’ una guerra contro gli arabi. Contro la loro semplice esistenza, intendo dire.
Ovunque, gli arabi vengono attaccati, sottomessi, espropriati ed uccisi solo per questo: perche’ sono arabi.
Questo e’ cio’ che pensano tutti, qui. Dico tutti, non tre o quattro persone. Tutti. Dal portinaio all’intellettuale, ricchi e poveri, tutti.

Nessuno lo amava, Saddam, davvero.
Ma ogni persona che conosco vede il proprio volto, in quello di Saddam prigioniero.