Tra un po’ rimpicciolirò le foto e le metterò online.
Intanto, però, continuo a chiedermi ciò che chiedevo a José Antonio mentre eravamo lì: “Cosa stiamo vedendo, esattamente?”
La manifestazione era blindatissima.
Percorso obbligato per arrivare alla piazza; piazza chiusa da una serie di cordoni della polizia e, una volta che ci arrivavi, un mare di caschi neri e di poliziotti, ancora, e dovevi alzarti sulle punte dei piedi per indovinare, dietro la marea di caschi, le bandiere dei non moltissimi manifestanti.
Per raggiungerli, costeggiavi l’ultimo anello di poliziotti fino al punto in cui ti facevano passare: si passava uno alla volta, con un ufficiale che ti squadrava e decideva se potevi entrare oppure no.
Il buttadentro di una discoteca, pareva.
Uguale.
Vedendomi straniera, mi ha chiesto: “Where are you going?”
Ed io, immedesimatami nell’idea di un controllo alla porta di qualche locale notturno fighetto, ho fatto l’aria da straniera-a-cui-tutto-è-dovuto e sono passata, semplicemente.
Un corridoio impressionante di qualche altro centinaia di poliziotti (mi sono fermata per girare su me stessa e guardarmi attorno: non l’avevo mai vista, una cosa simile) e finalmente, sotto l’American University, i manifestanti.
Con queste premesse, la domanda: “Cosa stiamo vedendo?” è lecita.
Non sapevi se stavi vedendo una concentrazione di gente coraggiosissima, che andava a manifestare nonostante lo schiacciante controllo (e schedatura, supporrebbe una) o se eri in mezzo a gente che, accettando di manifestare in queste condizioni, in qualche modo le legittimava.
Manifestavano, comunque, e con allegro fervore.
C’erano ragazzini (“Non vogliamo i soldi dell’America!”), donne di ogni età con e senza velo, e parecchia gente matura o persino anziana.
Ho pensato che, tra loro, ci fossero un sacco di professori, ma è probabile che io veda professori ovunque.
Non c’erano i Fratelli Musulmani. O, se c’erano, erano senza barba e senza giallabiya. Immagino che i controlli da discoteca fossero rivolti sostanzialmente a loro, del resto.
C’erano delle bambine e dei bambini.
C”era l’assoluto paradosso di essere in un rapporto di cinquanta (cento?) poliziotti per manifestante, e chiusi in una gabbia di polizia che, se avessero voluto caricarci, gli sarebbe bastato fare un passo avanti per schiacciarci come polpettine.
Eppure, non ti veniva nemmeno in mente di avere paura.
Io non ho mai visto la polizia antisommossa che si mette in posa sorridente davanti alle macchine e alle telecamere dei manifestanti.
Ed è che, giuro, non ho nessuna intenzione di sottovalutare la forza che può avere la macchina governativa di questo paese, ma non posso non prendere atto di un’evidenza: gli egiziani sono matti da legare.
La gente di questo paese sarebbe capace di stare di buon umore pure davanti al plotone di esecuzione, condannati e carnefici.
Sono disarmanti che ti siedi, con le mani nei capelli, e puoi solo fissarli basita.
Tu ti metti davanti alla macchina fotografica del tuo amico, e i poliziotti dietro sorridono e si mettono in posa. Ma ci rendiamo conto??
E, se per farti la foto assieme all’intero esercito egiziano, sei troppo in mezzo alla strada e ostruisci il traffico, arriva l’ufficiale a chiederti di avvicinarti un po’ di più a loro. Gli potresti saltare in braccio e lo troverebbero divertentissimo.
E ridono, si danno di gomito, ti strizzano l’occhio e fanno i seducenti, ed è tutto un: “Prego! Di qua! Si accomodi!” e più che un esercito in strada sembrano una banda di studenti in gita, e verso l’ora di pranzo ti ritrovi a guardarli preoccupata, che tu sai che hanno fame e ti viene voglia di andare a casa per permettere a loro di andare a mangiare.
Sono talmente umani che non sopporti di saperli digiuni.
Poi lo so, che sanno caricare e che le manifestazioni di qui possono essere tremendamente serie, in certi momenti: l’anno scorso si è visto, e si è visto bene.
Ma una non può solo “saperle”, le cose. Le vede anche, e vede facce, gesti, sente l’atmosfera che le invia chi la circonda e torna a casa molto più confusa di quando ne è uscita.
C’era della gente imbavagliata che reggeva uno striscione nero.
Ci hanno spiegato che mettevano in scena il lutto del mondo arabo e che i bavagli simboleggiavano il silenzio del mondo. Si è avvicinato un giornalista con la telecamera, mentre loro parlavano. Uno di loro ha aggiunto: “E anche il silenzio del nostro governo!”
Il giornalista ha abbassato la telecamera e se ne è andato.
C’era un sacco di gente che reggeva cartelli con la foto di Nasser.
C’era gente che saliva sulle spalle dei compagni per scandire slogan, e la folla sotto li ripeteva. Incazzatissimi, alcuni, e festosi altri.
C’era uno spiegamento di giornalisti da fare spavento.
C’era, insomma, una piccolissima manifestazione autorizzata molto controvoglia in un paese che, in realtà, le proibisce.
Piccola che a Paderno Dugnano sarà stata senz’altro più grande, ma era nella capitale del mondo arabo ed è stata coperta dai media di mezzo mondo. Stasera era su TVE, mi dicono.
C’era un imponente apparato repressivo composto da giovanotti più desiderosi di fare festa che di reprimere.
C’era la denuncia, appassionata, di un problema mostruoso che investe tutti fin troppo da vicino, e c’era il clima di allegra dolcezza che è il marchio di questo paese.
C’era che io non li capisco, questi qui, e vorrei essere una mosca per entrare nei pensieri di almeno uno di loro, almeno per cinque minuti, e scoprire cosa cavolo hanno da essere sempre così pronti a sorridere, e come cavolo gli viene in mente.
Sono pazzi, questi egiziani.
A casa, io e un’amica abbiamo rivisto le foto dei poliziotti in posa.
Dopo aver smesso di sghignazzare, abbiamo concluso che è tecnicamente impossibile non amare questo paese.
Se uno non ci lascia un pezzo di cuore, qui, è perchè non è normale. Oppure è molto, molto cattivo.

Sei tu questa bella figliola dall’aria curiosa e capricciosa? Complimenti!!! I poliziotti saranno impazziti per te!
Besos,
Gianita
Si, Lia, l’Egitto si ama o si odia.
Francesco
P.S. In quella foto stai benissimo
Ed io che ho sempre cercato di smentire la mia fama di capricciosa!!
I poliziotti del Cairo sono un toccasana per l’ego di qualsiasi donna, Gianita! ;)
Ciao, Francesco. Sei gi? andato e tornato?
Magari Lia….qui il lavoro non mi da’ pace…non riesco a trovare un momento libero. E la mia bella che mi aspetta…ufff..almeno ad Alessandria c’? un tempo splendido…qui a Napoli piove e fa di nuovo freddo.
Salutoni,
Francesco
P.S. Se mi capita di venire al Cairo, cosa probabile, ti faccio un fischio