Il Cairo è, da questa mattina, sotto una cappa di afa rossiccia che toglie qualsiasi energia.
Ci si sente come se ci fossero 50 gradi, ed è un’afa pure un po’ puzzolente.
“Hai sentito che brutto odore che c’è?” mi diceva Silke al telefono.
“Pure da te?” mi stupivo io, annusando l’aria bollente.

Casa mia è da questa mattina senza acqua utile.
Va e viene ed è impensabile fare una doccia o una lavatrice. Sono riuscita a lavare le zucchine, però, organizzandomi con attenzione, e ne sono parecchio fiera. Anche perchè avevo fame e mi sono accorta che, senza acqua, riuscire a fare da mangiare è complicato.

Mentre contavo le gocce che mi uscivano dal rubinetto, pensavo a tutta l’acqua che ho fatto scorrere inutilmente da quando sono in Egitto, lasciando l’insalata per mezz’ora sotto l’acqua corrente e così via.
Non lo faccio più.
Mi sento un’idiota per averlo fatto in passato.

Io sono ormai in vacanza: tornerò in Alto Egitto a fine mese per correggere gli esami e poi basta.
Ho accarezzato l’idea di fare un giro in Libia, durante ciò che rimane di Maggio, ma uno sguardo alla Lonely Planet mi ha dissuaso: l’idea di mettermi a comprare dollari in questo momento mi fa venire da ridere.
Prima o poi ci andrò, comunque: me ne parlò molto bene un lettore di questo blog di passaggio al Cairo (vero, Saul?), e non me la sono più tolta dalla testa.
Per il momento, invece, farei meglio a coltivare di più la mia vita lavorativa, vacanze o non vacanze, se voglio rimanere qua: come ho appena detto a una lettrice di questo blog che vorrebbe trasferirsi qui (ma è un virus?), trovare lavoro al Cairo non è difficile.
Il difficile è trovare uno stipendio.

Io ne sogno uno, di quelli veri.
Ma, soprattutto, in questo momento sogno un ventilatore.
Uno di quelli che si appendono al soffitto, magari, da mettere proprio sopra il lettone, e rifugiarmici sotto con il mio Pérez Reverte da finire e una caraffa di tè freddo.

Non ho voglia di pensare a nulla di brutto: men che meno a quello che succede nel mondo (e ieri hanno arrestato anche la moglie di Barghouti, dai. Già gli avevano arrestato il figlio, che studiava qui al Cairo ed era andato a trovare la madre approfittando delle vacanze in università.)
Non ci posso fare nulla.

L’unica cosa alla mia portata è andare a comprare un ventilatore, forse.
Ed essere uno statico puntino munito di libro tra i mille puntini che, con una lente d’ingrandimento gigantesca, si potrebbero forse indovinare guardando giù dal cielo che ho sopra la testa.

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(Grazie, Pensieri Oziosi)