Gokachu domanda, commentando il post qui sotto: “Alcolici arabi? Ma son fatti per i non credenti, o se li bevono tranquilloni in barba alla sharia?”
Tutte e due le cose, direi.
E nessuna delle due.
Mi spiego.
I non credenti, intanto: l’Egitto, come molti altri paesi arabi, è pieno di cristiani. Non di cristiani stranieri, dico. Di cristiani arabi.
Loro potrebbero bere anche se, poi, parecchi non lo fanno, ed ho persino sentito una teoria secondo cui anche il Cristianesimo proibisce l’alcool come, in generale, proibisce ciò che danneggia la salute.
Ne è nata un’interessante discussione teologica in cui io me la sono cavata dicendo che, siccome in piccole dosi l’alcool non fa male, ero certa che la Bibbia non lo proibisse.
Il vino è presentissimo nella Bibbia, dico io.
Non sono molto esperta in Cristianesimo, comunque. Se qualcuno, più esperto di me, mi volesse spiegare la faccenda, ne sarei parecchio contenta e mi presenterei preparata alla prossima discussione sul tema.
(A volte ho l’impressione che il Cristianesimo d’Egitto abbia molto in comune con l’Islam, in generale: i copti possono divorziare per adulterio, per esempio, ed ho dovuto giurare mille volte, in classe, che i cattolici non possono. Non ci potevano credere. Erano tutti lì che cercavano di convincermi del contrario. I musulmani, intanto, si sganasciavano: “Ma prof: se uno non sopporta più il suo coniuge, che deve fare?? Lo deve uccidere??” “No. Divorzia e fa peccato. Oppure si separa senza divorziare. E non si risposa mai più.” Brivido tra i presenti, con tutte le ragazze velate che mi guardavano con un certo compatimento. Ah, dimenticavo: i copti possono divorziare per adulterio, dicevo, ma non si possono risposare. Non chiedetemi cosa divorzino a fare: io l’ho domandato, ma non ho capito la risposta.)
I cristiani d’Egitto, comunque, allevano pure i maiali. Peccato che li allevino dalle parti della discarica cittadina, a quanto dicono: credo che una loro braciola non me la comprerei manco morta.
Quello che voglio dire, è che mangiano e bevono un po’ quel che gli pare, se lo desiderano.
Poi ci sono i musulmani: ce ne sono che bevono tranquilloni e ce ne sono che non hanno mai bevuto una birra in vita loro, come il mio boss in università.
Ce ne sono che hanno bevuto in gioventù e poi, col tempo, sono diventati più praticanti e hanno smesso.
Ce ne sono che fanno finta di non bere ma, ogni tanto, una birretta ci scappa.
C’è di tutto.
Ero a una cena italo-egiziana, qualche tempo fa, e tutte le categorie di musulmani erano rappresentate: mentre noi italiani trincavamo allegramente, c’erano colleghi egiziani con la Fanta, colleghi che si bagnavano appena le labbra nel vino – per gentilezza, immagino – e, intanto, tenevano il bicchiere lontano dal piatto come se pensassero che potesse mordere, e c’erano colleghi che bevevano felici e senza problemi. Non sono la maggioranza, comunque.
Non saprei dire a quanto ammonta, la percentuale di musulmani che bevono. Quello che posso dire è che bevono poco.
Infinitamente meno di noi, ovviamente. Soprattutto, la presenza dell’alcool si nota pochissimo: non vedi ubriachi in giro, non si beve per strada, non è una cosa che fa parte della quotidianità.
Invece di notare l’alcool, noti il fatto di vivere in un paese relativamente astemio, con tutti i vantaggi della cosa: non oso pensare a cosa sarebbe la guida degli egiziani, se bevessero…
L’Egitto produce della buona birra che ha la controindicazione di farti stare malissimo il mattino dopo, se te ne bevi più di due.
Forse è più buona come sapore che come qualità, sto iniziando a pensare.
E produce del vino passabile. Non ci impazzisci, ma si può bere. Il rosso, ché il bianco che ho provato fino ad ora è decisamente cattivo, invece.
Quelli che sanno fare il vino, tra gli arabi che conosco io, sono i tunisini: un vino stupendo, provai lì. Anzi, se qualcuno ha idea di come si chiami, quel loro ottimo rosso, me lo dica, che me lo segno. Io non me lo ricordo più.
Poi produce dei pessimi superalcoolici, l’Egitto: vendono whisky e gin con nomi e bottiglie che imitano le marche famose ma che devono essere mortali, credo.
Io i superalcoolici non li bevo, quindi non ho molto da dire in proposito, se non che le bottiglie tarocche sono buffissime.
Va comunque tenuto presente che l’alcool è fuori dalla portata delle tasche dell’egiziano medio: una Coca Cola costa un LE, una birra costa 5 LE, una bottiglia di vino ne costa 35.
Se, invece di comprarlo in negozio, lo ordini in un locale, i prezzi raddoppiano.
La sproporzione è evidente e dolorosa, per chi arriva a fine mese stando attento ai conticini.
Personalmente, io amo il mondo islamico quando sento la presenza dell’Islam.
La laica Tunisia non mi affascina particolarmente, proprio perchè è assai laica: se io ci vivessi, mi sentirei più in Sicilia che in un paese arabo, e non credo che ne sarei molto contenta.
Mi piace, quindi, che in Egitto predomini il tè anzichè gli alcoolici.
Mi piace quando l’organizzazione del paese mi “costringe” a non bere perchè, semplicemente, sono in un posto in cui l’alcool non si vende o è complicato da trovare. Non lo senti come proibizionismo, al contrario di ciò che accade in zona anglosassone.
Lo senti come normale, in un mondo in cui quella ‘strana’ sei tu, e riscopri il piacere dell’acqua o dei succhi di frutta.
E’ sano.
E ti risparmi un sacco di birre inutili, di quelle che ordineresti al bar perchè non sai cosa prendere.
Poi, quando invece decidi che ciò che vuoi è proprio una birra, vai dove la vendono e te la godi di più.
Mi piace pure, e parecchio, il fatto di girare in una città di venti milioni di abitanti sapendo che, in linea di massima, sono tutti sobri.
La noti, la differenza.
Specie quando è notte, rincasi e, magari, quella che non è sobrissima sei proprio tu.
In quel caso, sapere che gli altri 19.999.999 cairoti sono sobri e con tutti i freni inibitori in ordine, è un’ottima cosa.
Posso assicurarlo.

A me la birra egiziana (marca Stella) piace moltissimo. E’ sicuramente migliore della Peroni, tanto per dirne una. Invece ho bevuto un buon vino bianco fermo prodotto in Egitto (naturalmente non ricordo pi? la marca, aveva a che fare con i faraoni per?..) e un imbevibile bianco frizzante che sembrava metanolo puro! Dei vini tunisini ricordo un buon ros?, mentre il rosso che ho provato io mi sembrava un po’ annacquato. In Tunisia per? hanno un ottimo liquore, un distillato di fichi. Comunque hai ragione, spesso in Occidente si abusa di alcol. Io per prima… e poi, il giorno dopo, la paghi (mal di testa innanzitutto).
Il vino rosso tunisino dovrebbe essere il Syrah. L’uva Syrah viene coltivata anche qui in Sicilia, con ottimi risultati :-)
Ciao Lia, non ti posso aiutare per il vino tunisino, ma ti posso dire che anche l’Algeria produce dell’ottimo vino rosso, che ho bevuto personalmente diverse volte in Francia. In particolare te ne segnalo due qualit?: Mascara (piuttosto robusto e ben strutturato, arriva anche a 14 gradi ed ? ottimo invecchiato) e Tlemcen (pi? fresco e fruttato, 12,5 gradi). I nomi si riferiscono alle rispettive zone geografiche di produzione.
Ah, bello avere le strade sgombre dagli ubriachi molesti – e puzzolenti, aggiungo!
Per?, Lia, la Tunisia ? s? un paese laico, ma solo nel senso che ci? pu? avere in un paese comunque musulmano: buona parte della poplazione ci va lo stesso, in moschea….
Diciamo che il fatto di essere laico si ? riflettuto l? in un diritto di famiglia estremamente moderno per la donna (? l’unico paese arabo dove le donne hanno la piena parit? e resonsabilit? nella conduzione familiare e nell’educazione dei figli, ed ? anche l’unico paese islamico dove l’eredit? femminile ? uguale a quella maschile!).
Oltre al distillato di fichi, esiste anche un distillato di palma prodotto dai pescatori lungo la costa e in certe piccole isole, che costituisce il condimento di tutte le feste (matrimonio ecc.) popolari, con canti e balli fino all’alba…
Ciao.
ciao,
sono egiziano e vivo in italia da 14 anni. Mi piace il tuo modo di scrivere della nostra vita quatidiana, ma ci sono delle cose che devono essere approfondite. Mi riferisco al fatto che dici che l’Egitto e’ pieno di cristiani. Da cio’ che so io l’Egitto non e’ pieno di cristiani, la percentuale dovrebbe essere meno del 10%. Ci tengo a precisare questo perche’ oggi leggevo su Alquds Alaraby, che esce a Londra, di cospirazioni di cristiani per imporre un governo autonomo di stato cristiano. Saluti, Sayed
Cara Lia ho qui a casa un’ottima bottiglia di Selian / Carignan / Sidi Salehm del 2000, ? un pregievole rosso di 14,5? prodotto in Tunisia da una prestigiosa casa vinicola siciliana, la Calatrasi. Lo metto al sicuro cos? la prima volta che c’incroceremo a Milano lo berremo parlando delle nostre esperienze di italiani all’estero.
S? Sayed. In passato devo averlo anche scritto: la percentuale di cristiani ? stimata tra il 7 e il 10-11%.
Vorrei aggiungere una cosa, per?: ? molto difficile, almeno per me, tenere in equilibrio un punto di vista sull’Egitto che non contenga particolari sciocchezze senza, per questo, scadere (o sollevarsi, come volete) nel saggio socioeconomico o nel trattato “Tutto l’Egitto in 100 risposte.”
Anche perch? un blog non ? un libro ma una rassegna di pensieri in divenire che, si spera, non dovrebbero ripetersi pi? di tanto.
Quando le ho date una volta, le percentuali sulla presenza dei cristiani in Egitto, non mi viene in mente di ripeterle tutte le volte.
E poi rivendico la soggettivit?: in certe zone o in certi contesti, l’Egitto ? effettivamente pieno di cristiani.
In altre zone e contesti non lo ?.
Se parlo di alcool (e quindi di locali, di ristoranti con la licenza, magari anche di produttori e distributori), parlo di un Egitto ad alta concentrazione di cristiani.
Se cambio punto di vista, il mio Egitto ? essenzialmente musulmano. Dipende dall’argomento.
Tenete presente, poi, che io lavoro nell’Egitto centrale che ?, effettivamente, zeppo di copti. Li vedo molto, quindi, e sono altrettanto presenti nelle mie cronachelle.
Sull’approfondire, ho discusso spesso con qualche amico.
Qualcuno mi dice che dovrei fare informazione “vera”, spiegare per bene, fornire dati ed analisi serie e dotte etc.
Non lo so.
Secondo me, no.
Un conto ? un lavoro di ricerca sull’Egitto (che sarebbe, ovviamente, tanto approfondito quanto circoscritto) e un conto ? quello che si pu? e si deve fare su un blog.
E una deve anche assecondare il proprio stile e le proprie – maggiori o minori – capacit?.
Io so fare quello che faccio, in rete.
Temo che, se volessi fare il Quinto Stato d’Egitto, mi annoierei a morte e risulterei pallosissima.
Non mi leggeresti nemmeno tu, Sayed.
In rete c’? tutto quello che serve.
Volete sapere quanti sono i cristiani d’Egitto?
Una ricerchina, e via.
Volete sapere che effetto fa “annusarli”? Ecco: in questo, io posso essere utile.
Nessuna fonte pu? essere completa, tantomeno la qui presente prof che scrive per hobby.
Tocca a chi legge, prendere ci? che gli serve da ognuno e farsi il proprio quadro complessivo.
Detto questo, io capisco il punto di vista dei miei amici egiziani: con il disastro informativo che circola, voi vorreste che la gente “sapesse bene”, “capisse perfettamente”, avesse “le idee chiarissime”.
Voi vorreste spiegarvi e spiegare.
Ma sai: per quanto uno (chiunque) si sgoli, la gente sa sempre e soltanto ci? che decide di voler sapere.
Non c’? niente da fare.
Quanto alle ‘cospirazioni’ a cui accenni: guarda, non mi stupisce che quest’idea circoli.
Mi spiego, prima che qualcuno caschi dalla sedia: ? un buon momento, questo, per dare addosso all’Islam e vendersi all’estero come ‘perseguitati’ per ottenere dei benefici.
Negli USA c’? una comunit? copta molto forte, mi risulta. Non ci sarebbe nulla di strano, se volesse cogliere il momento favorevole.
Con un mondo che soffia sul fuoco, chi potrebbe ottenere vantaggi dagli incendi ne pu? volere approfittare. Sicuro.
Poi, visto da qui, sembra improbabilissimo, e credo che la stragrande maggioranza dei copti che conosco non abbia nessun sentimento di questo tipo e nessunissima voglia di danneggiare cos? brutalmente il proprio paese.
E’ di quelli di fuori, che non mi fiderei del tutto.
L’Iraq ? stato distrutto, la Siria e l’Iran sono nel mirino, quale altro grande paese musulmano esiste, da queste parti? L’Egitto, no?
Chi lo volesse smembrare, cercher? per prima cosa la collaborazione dei copti.
Si spera che non la ottenga mai. Io non ce li vedo, quelli di qui, a lavorare per fare a pezzi il proprio paese…
Lia… ma.. che tu sappia.. i copti (i sacerdoti) nelle loro funzioni bevono il vino dal calice come i nostri? Scusami, ho letto il “reportage” che hai fatto sulla loro funzione liturgica, ma non me lo ricordo. Noi qui comunque si. Sarebbe il sangue di Cristo (anche quello bianco… boh… a volte mi faccio anch’io delle domande… senza risposte, per?…). Ergo… no che non ? vietato, almeno da noi, sia protestanti che cattolici… anzi, se ricordo bene quando No? si ubriac? con il succo della vite e suo figlio Cam lo derise fu per questo colto da anatema divino, e condannato per tale motivo a servire in eterno, anche attraverso la sua progenie futura, i fratelli Sem e Jafet. Non ? vietato nemmeno presso gli ebrei, no. In realt? a me ogni idea di divieto forzato mi disturba, ma penso che se ce n’? uno intelligente ? proprio quello che inibisce l’uso dell’alcool. Mah… la discussione si allungherebbe. Scioccante, per?, ? la maledizione biblica su Cam. Le solite domande mie a me senza risposte.. intelligenti. Ecco cosa mi snerva della religione. Quando chiedi perch? il pi? delle volte la risposta ?: PERCHE’ SSI! (o perch? no)
bye bye (ah.. nell’altro topic, quello sotto il precedente articolo, ho dimenticato di logarmi, ma pare che pigli lo stesso, comunque c’era la firma… ;-)
qarmida
Dicono che l’alcool aveva il compito di tagliare l’uomo completamente del mondo spirituale. Da Noah a Dionysos, Bacchus e i celti poi si che bevevano. Questo compito ora l’ha fatto benissimo, tanta gente oggi non pensa nemmeno che esiste un altro mondo. Quindi si potrebbe anche smettere a berlo, ma finch? c’? ne in giro…alla salute! Ci siamo abituati troppo nei ultimi tremila anni.
Nell’Egitto degli anni Trenta (fino all’agosto 30 a.C., per intenderci) un tal Marco Antonio univa l’utile e il dilettevole, servendosi dell’alcool per organizzare cerimonie dionisiache che garbavano dimolto agli alessandrini. Ai soliti detrattori dedic? un simpatico libretto, ahim? perduto, dal titolo “de sua ebrietate”.
Credo che Lia faccia benissimo ad apprezzare la situazione in cui vive e a goderne. E’ tutta salute e longevit?. Viceversa, chi come me lavora nel Caucaso o nell’Asia centrale ? tenuto a mantenere un tasso etilico uniforme, se vuol continuare a essere rispettato. E guardate che parlo di superalcoolici.
Per? la birra migliore del Mediterraneo orientale ? turca, e si chiama Efes Pilsen. Ora, per?, spero non si faccia avanti il neocon di turno a magnificare le virt? della “Macchabee”. Altrimenti ci arrabbiamo.
Una si riconcilia coi commenti, certe volte. :)
Allora la Maccabi ? una birra…anche l’Hapoel?
froia arme!
per la cronaca, hapoel in ebraico significa “operaio”, e la federazione dell’Hapoel (una sorta di Arci-uisp israeliana) non si limita solo al bal?n. a proposito, la filosofia dei supporter dell’Hapoel mi sembra piuttosto intonata all’attuale politica di Sharon.
Sono le quattro del matino ore cairote!! mi sono divertito tantissimo a leggere tanti dei tuoi post, molto interessanti.
Per quanto riguarda la storia degli alcolici, e dei copti credo che sia troppo lunga per raccontare tutto in questo momento, Sappi pero` e` uno tra i miei argomenti piu` discussi con i turisti italiani, a presto.