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Sto contemplando un elettricista strepitoso che, a sua volta, mi sta montando il benedetto ventilatore in camera.
E un po’ più giovane e maestoso di quello della foto ma comunque gli somiglia molto.

E’ di quelli che, semplificando, una chiama “Brother”, eliminando il “Muslim” per fare prima: zucchetto ovvero “taqiyya” bianca in testa, barbona bianca fino al petto e oltre, aria che ti intimidisce un po’ e tendenza a non incrociare lo sguardo con me femminuccia.
Poi gli è passata, la tendenza: mi sono talmente incaponita nel timore che il ventilatore mi cascasse in testa, se non lo fissava bene, che deve aver pensato che ero oca al di là di qualsiasi tentazione disonesta e che, quindi, tanto valeva guardarmi e mettersi pure a ridere, ché: “La, bung la!!”, ovvero: “Le assicuro, signora, che il ventilatore non le finirà in testa mentre dorme. Mi creda.”

Si è tolto le scarpe prima di entrare, come fanno tutti, e si è inginocchiato per aprire lo scatolone con la dimestichezza di chi si inginocchia molte volte al giorno e, dallo stile, per un attimo ho avuto il dubbio che intendesse pregare.
No, invece. Voleva solo aprire lo scatolone, giustamente.

A me sembra una cosa molto bella e civile, questa di non passeggiare con le scarpe in casa: vederlo trafficare con prese e interruttori protetto dai soli calzini bianchi, tuttavia, mi ha causato un’inquietudine che ho dovuto soffocare cambiando stanza. L’alternativa era porgergli le scarpe, e ci avrei messo un mese a spiegargli il perchè.

Ok: l’elettricista è sopravvissuto e se ne è anche andato. Questi “brother” hanno un sacco di virtù, tra cui una certa tendenza ad essere onesti con i prezzi. Una volta, un taxista brother mi ha addirittura dato il resto senza che io glielo chiedessi. Ancora un po’ e gli svengo davanti per la meraviglia e lo sconcerto. Una cosa pazzesca. Mi è successo solo quella volta, infatti, ma, tra i taxisti, i brother sono rari.

Non so esprimere tutta la soddisfazione che provo nel contemplare il meraviglioso ventilatore salvavita sotto cui dormirò da adesso in poi.
Per festeggiare, mi sono sdraiata sul letto con la webcam in mano ed ho fotografato puntando in alto.
Poi sono tornata al computer per vedere se c’era davvero, l’oggetto meraviglioso, ché magari era un miraggio dovuto al caldo.

C’è. Mi viene voglia di baciarlo.

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