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Se c’e’ una cosa che mi ha sempre colpito, degli israeliani, e’ la bellezza fisica di molti di loro.
Ci si dimentica, a volte, dei miracoli che possono fare una buona alimentazione, un buon livello di vita, l’attivita’ fisica e, in generale, il potersi prendere cura di se’.
Ora ho spesso sotto gli occhi una strepitosa coppia di palestinesi: lui avra’ 32 o 33 anni e fa il medico sportivo, lei ne deve avere 27/28 e si occupa di pubblicita’ e, chiaro, vivono in Giordania.
Per loro e’ facile come lo e’ per un israeliano, essere belli.

Ed e’ che, come dicevo non molto tempo fa a un tontolone che si era stracciato le vesti sentendomi parlare di “faccia da israeliana”, buona parte degli israeliani e dei palestinesi hanno esattamente la stessa faccia, e i capelli lunghi con i ricci fittissimi della mia palestinese sono identici a quelli delle israeliane di origine yemenita che, in Israele, abbondano.
E insomma, sono un inno alla bellezza fisica, questi due, e in effetti pure la palestinese piu’ importante di Giordania – quella nella foto qui sopra – non scherza.

Doveva capitarmi a Basata, di vedere i miei primi palestinesi al mare in Egitto: in genere, il Sinai e’ pieno di ragazzotti israeliani che, tra le altre cose, vengono qui a farsi la vacanza da fine servizio militare. Arrivano dritti dritti dai Territori, magari, o da Gaza e, posato il mitra, parcheggiato il bulldozer, prendono pinne e maschera e vengono qui.
E non e’ bello sapere che i palestinesi, invece, se ne rimangono chiusi dentro nelle loro galere all’aperto e, al mare, non possono andarci neppure a Gaza, che’ la loro spiaggia se la sono presa i coloni, figurati venire qui.

Questi due vengono dalla Giordania, pero’, quindi hanno una vita normale che prevede il mare e le vacanze, e sono li’ che amoreggiano, belli e privilegiati, lui col suo inglese perfetto e gli studi negli USA, lei col suo mini-bikini bianco e l’aria intelligente e decisa sotto quei ricci fenomenali.

Lui pare un trattato di storia contemporanea, a parlarci.
“Mio padre e’ di Jenin. Io ho ereditato delle terre, a Jenin, e non le potro’ mai toccare neanche con un dito. Cosa penso di Israele? Oh, semplice: che non ha nessun diritto di stare li’. Certo che hanno diritto al loro Stato e alla loro sicurezza: perche’ non gliel’ hanno data gli USA, la terra, che ne hanno tanta e ci tengono tanto, a che loro ne abbiano? Perche’ non gliel’ha data l’Inghilterra, che e’ cosi’ brava a regalare terra non sua? Poi vogliamo parlare realisticamente? Be’, guarda: c’e’ stato un momento che io l’ho pensato, let’s give peace a chance. E poi loro hanno votato per Netanyahu. E poi per Sharon. Ma ti rendi conto? Eleggono come presidente uno che e’ stato dichiarato un criminale di guerra dai loro stessi tribunali. E loro che fanno? Lo eleggono. Pensa te. Si’, ci sono stato una volta, in Israele. Ed ho giurato a me stesso che non ci andro’ mai piu’, a meno che non sia per combattere o per entrare in un paese liberato. Ma cosi’ come stanno le cose, non posso. Sto male. Che fare? Niente, non c’e’ alternativa all’Intifada. Ma, bada bene, io ODIO questa cosa dei kamikaze. Sai perche’? Perche’ convinciamo il mondo e noi stessi che il sangue palestinese non vale nulla. Ci suicidiamo, e poi sappiamo che, per dieci morti israeliani, tocchera’ a venti, trenta palestinesi morire. Come se non valessimo nulla, come se non fossimo importanti. Stiamo fissando un brutto precedente che, in prospettiva, aprira’ la strada a dittature e a chissa’ quali altri orrori. E invece e’ importante, la nostra vita, e dovremmo cercare di salvarcela a tutti i costi. Ma forse per me e’ facile parlare: io sono in Giordania, non soffro come la gente di li’.”
E la ragazza: “Gia’. Noi siamo stati fortunati. Pero’ renditi conto: noi siamo giovani e i nostri padri, entrambi i nostri padri, sono vittime di questa cosa, hanno dovuto abbandonare tutto, hanno perso la loro casa… sto parlando dei nostri padri, che sono vivi. E’ successo ieri, praticamente, e per voi e’ solo storia.”

Io poi ne approfitto, che ho un dubbio da mesi: “Ma spiegatemi una cosa: ma che diavolo succede, in Giordania, che non faccio altro che sentire parlare di delitti d’onore, sui media italiani, e sembra che siano tutti li’?”

E mi hanno raccontato. Dei delitti d’onore, della regina e del re, della vita normale di citta’, dei beduini, dell’Iraq, degli USA e lui era in Kuwait quando Saddam lo invase e mi fa: “Cosa pensai? Be’, io sono un nazionalista arabo. Pensai che non era cosi’ che mi aspettavo la riunificazione ma che, insomma, almeno da qualche parte si cominciava.” Ride, e’ simpatico e sa di cosa parla. Mi racconta del corso di storia che segui’ negli USA, verso quell’epoca, e di come la vedevano gli americani, e di come la sua prof lo fece intervenire: “Ma se Saddam avesse messo le mani sul petrolio kuwaitiano, cosa sarebbe successo?”
“Be’, che lo avrebbe venduto! Ovviamente.”

Il mio taxista freme per riportarmi in spiaggia.
Intervista ai miei due palestinesi, fine della prima puntata.